In serie artigianale

Il finger food è tutto quello che si mangia con le mani. Per estensione è diventato anche tutto ciò che si mangia dentro a piccolissimi contenitori con piccolissime posate: bicchierini e ciotolini abbinati a forchettine e cucchiaini; va bene tutto, basta che sia pratico, veloce e mono-porzione. Dai salatini anni 90 alla pappa al pomodoro in bicchiere, tutto può diventare finger food...anche le polpette al sugo, basta farle piccoline ed appoggiarle su un piattino. Il finger food funziona negli aperitivi o agli eventi perché ti fa sentire meno in colpa se nel piatto hai 10 piccole ciotole invece di montagne di pasta, insalata di riso o pollo al curry. E poi non ti sporchi, è pratico e sembra che mangi di meno (in realtà finisci a provare tutti i bicchierini presenti in giro, a volte pure con il bis o la tripletta perché per capire di cosa sa te ne servono un po’). Ma i finger food sono uno sbattimento allucinante, figli di una certosina manodopera alla quale viene affidato un arduo compito, ovvero comporre una serie di piatti in serie, tutti meravigliosamente uguali, colorati, bilanciati e sistemati, come appena usciti da una confezione di Sofficini surgelati, tutti perfettamente identici nella loro fattura industriale. Invece dietro ad ogni piccola ciotolina c’è un paziente lavoro manuale, l’artigianalità nel posizionare gli ingredienti principali, il condimento, il decoro e pure la spolverata finale. Un gesto che viene ripetuto per centinaia di volte…fino a comporre quel vassoio allettante che viene attaccato brutalmente dai presenti, attratti dalla bellezza, ma non sempre coscienti del lavoro che c’è dietro. Ecco, la prossima volta che vi avventate senza rispetto sui vassoi dei finger food, fate un minuto di riflessione pensando a chi tutti quei bellissimi e buonissimi aperitivi se li è dovuti comporre pazientemente UNO per UNO. In serie. Artigianale… 😉

Finger food rigorosamente in serie dolci/salati di cucinamo

Se volete sapere con cosa sono composti questi bellissimi aperitivi dovete andare su Instagram di cucinamo firenze: lei lì scrive tutto! O quasi 😉

A cena da solo pt.3

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Andare al ristorante da soli è da sfigati

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: A CENA DA SOLO PT. 3

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[] Voltare pagina voleva dire scrollarsi di dosso il fantasma di Marianna, di un passato pesante, di una fine burrascosa, della malinconia dei ricordi di quel che fu ma che non era ormai da tempo. Voltare pagina, via da quella casa, da quelle mura strette, da quel centro trafficato, da quel piccolo nido d’amore diventato una prigione. Voltare pagina senza rimuginare sulle scelte ormai fatte anche sul lavoro: in fin dei conti per un creativo marcire in un ufficio non è una grande aspirazione, almeno non per lui, ed avere a che fare con incompetenti che se la tirano senza motivo e che si permettono di darti ordini è oltremodo frustrante. E’ stata la scelta migliore…eppure perché continuava a domandarsi se non aveva fatto le tre più grosse cazzate della sua vita? Perché, perché stare solo va bene, ma a volte è anche utile uscire dai vortici della propria mente, intercettare altre opinioni o solamente distrarsi. Alzò gli occhi, incrociò quelli di Eva. Stasera aveva voglia di distarsi. Alzò la mano, richiamando la sua attenzione.

Dica?

Eva, io sono Carlo…possiamo darci del tu?” – “Beh…sì, certo, dimmi…” – “Molto meglio. Era tutto perfetto e ti ringrazio. Per concludere ci manca solo un caffè corretto alla sambuca. E magari quattro chiacchiere…” – “Per il caffè non c’è problema, le chiacchiere in servizio non mi sono concesse” – “Sei meravigliosamente precisa. Si vede da quant’è perfetta questa coda. Vada intanto per il caffè. Solo una domanda…” Il livello di imbarazzo aveva raggiunto i massimi, oltre ad un certo brivido nelle zone del basso ventre. “Hai mai preso delle decisioni di cui eri estremamente convinta ma con la sensazione costante di aver fatto una cavolata immane?” – “Domanda impegnativa per un fine serata di lavoro…faccio il caffè e ci penso due minuti“.

Carlo sorrise e tornò al suo foglio con mano rapida e uno strana espressione soddisfatta. Eva tornò dopo poco con il caffè ed un minuscolo quadrato di dolce alle fragole “Lo offre la casa, anzi, la chef” – “Pensavo me lo volessi offrire tu” – “Io…ecco, no, io non offro, generalmente mi faccio offrire“. Lo disse quasi senza pensarci, poi si accorse della sfacciataggine, divenne rossa di nuovo e fece per sgattaiolare via ma venne trattenuta da uno “Posso prenderti in parola?” – “Meglio di no“. Fuggì ed in quel preciso istante l’autostima di Carlo fece una serie di saltelli: nonostante l’età, nonostante lo stress, nonostante l’umore altalenante, era ancora in grado di sedurre. Affondò la forchetta nel pan di Spagna, arrivò alla crema e mise tutto in bocca, assaporando quel mix dolce/aspro, quello che ci voleva per chiudere la cena. In quel momento decise di giocarsela fino in fondo. Ultimi tratti sul foglio, chiese il conto al lungo capo-sala che lo portò rapidamente, in fondo erano rimasti solo 2 tavoli oltre al suo, al quale porse subito la carta di credito. Sperava che a riportare lo scontrino fosse Eva…se non altro per evitare mosse sconvenienti sul finale. Ed infatti lei si avvicinò con penna e scontrino, elemosinando silenziosamente la sua firma ma ottenne di più. Dopo averle ridato la sua copia le passò sul tavolo il foglio su cui aveva scarabocchiato tutta la sera: c’era un suo ritratto, non realista, ma incredibilmente somigliante. Con pochi tratti l’aveva raffigurata nella sua essenza, precisa, attenta ed imbarazzata, con quella sfumatura di rosso sulle guance che lui era stato in grado di cogliere. “Grazie mille, sei stata perfetta“. Le fece un’occhiolino, si alzò avviandosi verso l’uscita, non prima di aver stretto la mano ossuta del capo. Sul foglio, in un angolo in basso a destra, dopo la firma, c’era scritto “Io offro. 338 8066879“. [Fine]

CHEESECAKE SPECIALISSIMO DI CUCINAMO

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A cena da solo Pt.2

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Andare al ristorante da soli è da sfigati

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: A CENA DA SOLO PT. 2

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[] Le mani cominciarono a muoversi veloci sul foglio, danzando con movimenti leggeri e decisi; alzava gli occhi solo pochi secondi, captava qualcosa, poi ritornava al suo blocco e alla sua matita. Questa attività incuriosì ancora di più Eva, la cameriera, che nel frattempo, tra un cliente e l’altro, non l’aveva perso di vista un secondo, quasi ipnotizzata da quella figura insolita. Quando si avvicinò per portare via il piatto non poté fare a meno di sbirciare sul foglio e notare come in pochi minuti quell’uomo aveva ritratto i signori del tavolo di fronte in maniera magistrale.

Ti piace?

Eva si scosse, imbarazzata, come se fosse stata sorpresa a rubare limoni nel giardino del vicino “Ehm…sì, sì, molto”. Diventò rossa e corse via. Immediatamente arrivò il lungo capo sala “Desidera altro?” – “Sbaglio o avevo incrociato una tartare di tonno sul menù?” – “Ma certo. Arriva subito”. Sorrise, ed immediatamente la mano tornò sul foglio a fermare su carta quella figura oblunga e dinoccolata dall’apparenza così fragile ma che dirigeva magistralmente la sala di quel ristorante sul mare. Gli ricordava il proprietario di un locale dove andavano sempre lui e la sua ex moglie in vacanza a San Teodoro…la matita si fermò. Bei tempi quelli, in cui erano appena sposati e felici, con tanta voglia di girare, divertirsi, scoprire il mondo e fare milioni di cose insieme. Insieme…

Prego”. L’onda dei ricordi venne spezzata dal tonno e dalle mani della cameriera che appoggiavano il piatto a tavola. “Come ti chiami?” – “Eva…” rispose timidamente. “Grazie Eva, questo piatto ha un aspetto fantastico. E guarda la combinazione di colori. Io la trovo perfetta, non credi?” – “Beh, sì, in effetti è un gran bel piatto.” Diventò rossa nuovamente mentre cercava di dileguarsi un micro-passo all’indietro dopo l’latro.

E’ da tanto che lavori qui?

Beh, ormai sono sette anni.

Accidenti, hai cominciato giovanissima?

Veramente non sono così giovane come pensi.” L’imbarazzo le stava facendo attorcigliare le budella; ok, era un bell’uomo, un tipo interessante e con un fare misterioso, ma era pur sempre un cliente. E con i clienti bisogna essere gentili, carine ma mai superare il limite della cortesia del servizio. Così le avevano insegnato, così si comportava da anni.

Ovviamente non ti chiederò gli anni, dicono che sia scortese domandare ad una donna la sua età. Però sappi che te li porti davvero bene”. Strizzò l’occhio e prese la forchetta.

Eva raggiunse toni di fucsia acceso nel volto ed una vampata di calore l’attraversò da capo a piedi. Accennò un sorriso e si rimise in marcia. Carlo sorrise da solo, iniziò a mangiare e voltò pagina del suo quaderno. Era davvero tempo di voltare pagina…[continua]

Tartare di tonno, avocado, ginger e limone di cucinamo

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A cena da solo Pt. 1

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Andare al ristorante da soli è da sfigati

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: A CENA DA SOLO PT. 1

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Buonasera“.

Buonasera. Si può ancora cenare?” – “Ma certo, quanti siete?” Carlo si guardò velocemente ai lati e dietro, come ad accertarsi di non essere stato seguito da qualcuno che malauguratamente si voleva unire a cena con lui; fece un sorriso al capo sala che gli era così premurosamente venuto incontro e risposte “Credo di essere solo“. “Ah, non si preoccupi, la sistemo in quel tavolo vicino alla finestra, così può guardare il mare“. -Guarda caro che io non sono affatto preoccupato…comunque – pensò senza proferire parola mentre seguiva quell’uomo alto e dinoccolato. “Prego” – “Gentilissimo“. – Questa cosa che per andare al ristorante bisogna essere come minimo in due è insopportabile. Eppure di questi tempi ci dovrebbero essere abituati, no? – Arrivò quasi immediatamente una giovane ragazza, con lunghi capelli biondi tirati su da una coda di cavallo di chiara rivisitazione anni 90, a rimuovere con solerzia il coperto in più; dopotutto stava occupando un tavolo da due “Non aspetta nessuno, vero?” – “No, sono uscito con me stesso stasera, grazie“. La ragazza lo scrutò con fare sospetto, mentre liberava il posto. “Gradisce dell’acqua?” – “Direi di no. Un bicchiere di Pinot Grigio, per favore.” Annuì, guardandolo ancora di traverso, come se qualcosa non le tornasse. Uomo discreto, sulla quarantina, vestito in maniera casual ma con dello stile, sacca morbida in spalla, cena da solo, dieci e mezzo di sera, bicchiere di bianco, niente acqua…doveva esserci qualcosa di oscuro sotto. Soprattutto perché non aveva ancora tirato fuori il cellulare dalla tasca, ma se ne stava lì seduto a scrutare un po’ la sala, un po’ il paesaggio scuro fuori dalla grande vetrata, senza nemmeno dare uno sguardo alla lista. La ragazza tornò con il calice, seguita a pochi passi dal pennellone che lo aveva ricevuto all’ingresso: “E’ pronto per ordinare?” – “Guardi, non ho nemmeno aperto il menù. Ho una gran voglia di spaghetti ai frutti di mare. Mi dica che si possono avere?” – “Ma certo“. Formalità, accondiscendenza, gentilezza, il tutto su una figura simile a quella di Pippo, glielo stavano rendendo quasi simpatico. Questa era una delle cose che gli piaceva di più fare quando andava a cena da solo, cosa che capitava quasi tutte le settimane: guardare, osservare il prossimo, sia gli altri presenti che quelli che lavoravano. Il ristorante è un ottimo palcoscenico dove poter osservare l’umanità che si relaziona a tavola. E questi spettacoli li puoi godere a pieno solo quando esci a cena da solo. Carlo rovistò nella sacca e tirò fuori un piccolo blocco ricoperto di pelle nera ed un astuccio di tessuto a righe gialle e nere. Dall’altra parte della sala la cameriera lo guardava con occhi sempre più sospetti. [continua]

SPAGHETTI AI FRUTTI DI MARE DI CUCINAMO

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Dieta (senti)mentale pt. 3

“Le diete iniziano il lunedì e generalmente finiscono il venerdì sera, per ricominciare il lunedì successivo!”

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: DIETA (SENTI)MENTALE PT.2

[puntata precedente] “Ahahahahah“, Sandra si fece una grassa risata davanti alla faccia stupita di Linda, che la stava osservando con un misto di stupore, indignazione e perplessità. “Non si vuole sentire dire di no…ahahahah…beh, cara mia, questa si chiama paura e non ha mai portato da nessuna parte…ahahahah…e comunque nella vita qualche no te lo beccherai sempre!” Disappunto totale. “Non fare quella faccia, come pensi di andare avanti nella vita se non ti esponi un attimo? Se non chiedi, se non provi mai ad ottenere quello che vuoi, fosse anche solo per una notte di sesso selvaggio per poi capire che non ne valeva la pena? E rischia, santo cielo, o vuoi stare a dieta tutta la vita sognando ogni notte tiramisù?” – “Veramente i tiramisù non me li sogno…e nemmeno gli uomini al momento. Diciamo che non sono al centro dei miei pensieri, ho altre priorità e preferisco concentrarmi su quelle. Anzi, diciamo pure che prima devo centrare me stessa e capire due o tre cose“. – “Va bene, centrati pure e capisci, la trovo una cosa giusta e sana, ma non prenderti per il culo. Non scappare dalle paure, affrontale.” – “Sìsì, figurati…” Linda bofonchiò qualcosa mentre seguiva con lo sguardo l’amica che si dirigeva nuovamente in cucina; questa volta si avvicinò al frigo, tirò fuori una ciotola e cominciò a riempire due tazze con un miscuglio arancione. Sperò invano che fosse qualcosa di iper-calorico, ma il suo sentore era che si trattasse di qualcosa di iper-sano e con pochi zuccheri.

Sì, aveva paura. Dopo la fine infelice della sua ultima storia aveva deciso di innalzare una piccola barriera anti-uomo a protezione di quel cuore ormai pieno di cerotti e ferite, ma soprattutto di concentrarsi su se stessa: il lavoro, la carriera, il corpo, la vita sana, la meditazione. Lo spazio per la vita sentimentale era stato relegato in fondo all’agenda, che guarda caso era sempre piena e non lasciava spazio a nessun pretendente. Se per anni questa cosa l’aveva riempita di orgoglio, ora cominciava a sentire la carenza di un affetto, di un’abbraccio, di una pomiciata improvvisata…insomma, un po’ come quando a fine cena avresti voglia di una crema catalana e ti portano un sorbetto al limone. Delusione e amarezza. E anche quel pizzico di incazzatura, che va tutto bene, ma il dolce deve essere dolce. “Ecco il dolce meno dolce della tua vita” sfoderò un sorriso e due tazze ricolme di una poltiglia arancione, con la mentuccia in cima, ma sempre poltiglia era. Guardò quella simpatica tazza: sana, colorata, sorridente, buona…eppure non era assolutamente quello che desiderava. E a 30 anni, come a 20, come a 50, i desideri vanno assecondati: che poi la vita finisce e tu sei sempre stata a dieta. E sola.

Senti, ti dispiace se le coppette le rimettiamo in frigo e andiamo a prenderci un tartufo al cioccolato dal siciliano in fondo alla strada? Magari davanti a quello riesco anche a mandare un messaggio a Mario, eh“. – “Mi dispiace tantissimo. Alza il culo da quella sedia vai…“. 😉 [Fine]

GRATTUGIATA DI PAPAYA, PERA, ARANCIA E GINGER DI CUCINAMO

Dieta (senti)mentale pt.2

“Le diete iniziano il lunedì e generalmente finiscono il venerdì sera, per ricominciare il lunedì successivo!”

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: DIETA (SENTI)MENTALE PT.2

[puntata precedente] “Mario…Mario è meraviglioso e divertente, ma ha qualche problema…” – “Ma senti chi parla” – manca poco Sandra si strozza – “Miss trovo-i-problemi-a-tutti-pur-di-non-confondermi-con-nessuno” – “Non è colpa mia se ho degli standard alti e nessuno mi convince. Prima di mescolarmi con il primo cretino, preferisco stare da sola.” – “Certo, e stare a dieta di uomini per anni…“. Nel frattempo però la scarpetta nel piatto se l’era fatta, ecco perché Sandra si alzò a toglierlo da sotto alle mani dell’amica, che non gradì completamente la cosa…

Lo vedi che ti fa male stare a dieta? Perché sai di esserlo, ti forzi a non fare certe cose e comunque appena puoi le fai…a cazzo! Non sarebbe meglio adottare un regime di vita sano, senza esagerazioni ma che non ti priva comunque di piccoli piaceri?” – “Parli di cibo o di uomini?” – “Entrambi! Non vedi come ti sei ridotta? Sempre a dieta, sempre senza un uomo, vita sentimentale vicina a quella di un monaco tibetano, ma senza aver raggiunto lo Zen“. “Mi stai facendo chiudere lo stomaco“, brontolò Linda sfoderando il musino da gatto fradicio che miagola fuori dalla porta. In quel momento Sandra si sentì un po’ in colpa per averle detto tutto in maniera così diretta; certo, non era la prima volta, ed in fondo per scuotere quella testona le maniere troppo dolci non avevano mai funzionato. “Ma nooo, vedrai come ti si riapre con questa“, la rassicurò mentre armeggiava tra le pentole e azionava il frullatore. Linda aveva lo sguardo perso nel vuoto, arrotolato in pensieri sconclusionati: la sua vita solitaria da 7 anni, il lavoro, la dieta, Mario e i suoi difetti, l’astinenza da zuccheri che la stava uccidendo, le cosce grosse che non riuscivano a sgonfiarsi, Mario però che palle che fosse così criptico e poco comunicativo, però…forse, quella che non comunicava era lei…lei e le sue stramaledettissime insicurezze.

Crema di asparagi con caprino e yogurt con semini vari” – “Azz e come siamo diventate brave in cucina…certo, formaggio e latticini anche qui, però…” – “La pianti? Dopo c’è anche il dolce per tua informazione.” – “Ottimo!” Mise in bocca un cucchiaio di quel miscuglio verde e bianco…”Lo sai qual è la verità? E’ che non ho voglia di sentirmi dire NO. Non ce la faccio e non ho voglia di espormi. Ecco” [continua]

CREMA DI ASPARAGI, CAPRINO E YOGURT DI CUCINAMO

Dieta (senti)mentale

“Le diete iniziano il lunedì e generalmente finiscono il venerdì sera, per ricominciare il lunedì successivo!”

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: dieta (senti)mentale PT.1

Mi raccomando, niente pasta, niente pane e niente roba grassa che sono a dieta da lunedì!

Minchia che palle, ma tutte le settimane inizi una dieta o è sempre la solita che a volte salta come un cd ascoltato su una jeep a 80 all’ora su uno sterrato?

Idiota! Ah, e niente vino, né birra né nulla che somigli vagamente ad un alcolico. E’ la settimana alcool-free!

Pure? Venerdì non mi sembravi tanto free dall’alcool…

Appunto, posso mica bere tutte le sante sere? Dai, fai la brava, non mi ostacolare, che già faccio una fatica porca. Mi vesto e arrivo.

…Sì sì, vestiti e arriva. Pensò a voce alta Sandra, mentre si apprestava a pulire i carciofi che aveva immerso mezz’ora prima in acqua e limone. Certo che Linda si fa un sacco di paranoie per quel corpo, è una cosa allucinante; e la dieta e i drenanti e i massaggi e la palestra…una fatica enorme per mantenersi e poi si lamenta che comunque non trova mai nessuno…mah! Comunque il problema del menù light non si era nemmeno posto, anche Sandra era a dieta, già da un mese, che per una incostante come lei era un traguardo incredibile. Aveva anche iniziato a fare pace con le verdure, che solitamente non mangiava molto volentieri, bastava renderle interessanti, e saporite, che se leviamo anche il sapore al cibo che cosa mangiamo a fare? Lo aveva imparato guardando la sua amica Erika, una maga della cucina: prendi il carciofo, taglialo a metà, con il cucchiaino da caffè leva i pelucchi dentro e poi taglialo in maniera fine e regolare con un movimento ritmico e costante. Ipnosi culinaria, rotta soltanto dalla voce di Erykah Badu in sottofondo e da qualcos’altro che bolliva nella pentola accanto. Vuole la cena salutista e io gliela faccio…pensò, sorseggiando Pinot Grigio dal suo calice rubato al ristorante sotto casa. DRIIIINNN

Visto? Stasera sono stata anche puntuale! Ho fame

Ci credo, non mangi nulla e ti sfondi in palestra…lo sai solo te come fai a reggere

Ho degli eccessi da consumare. E non è vero che non mangio, mangio sano. Che bolle in pentola?” Allungò una mano sui fornelli ma venne prontamente ripresa: “Butta giù le zampe e siediti. Piuttosto, dimmi come si è conclusa la serata con Mario venerdì…” –  “Come vuoi si sia conclusa, lui a casa sua e io a casa mia. Ciao ciao, buonanotte, amici“. Sandra la guardò con disapprovazione scuotendo la testa, per tutta risposta Linda tirò su le spalle con un sorriso a mille denti. Com’era possibile che la sua amica intelligente, simpatica e discreta non riusciva a concludere mai nulla con nessuno? Ed era pure perennemente a dieta? Questa cosa non torna “Siediti vai, intanto cominciamo da qui: segato di carciofi con burrata” – “Burrata? Non è propriamente dietetica…” – “Non rompere le palle, magia e spiegami perché non è successo nulla con Mario“. [continua]

Segato di carciofi con burrata di cucinamo

Chef-Modelli (sinergie in cucina)

Questi sono indubbiamente gli anni degli CHEF! Ci sono chef e master-chef dappertutto; nel frattempo i cuochi sono spariti, ma in compenso i signori che sono in grado di cucinare sono scesi alla ribalta, diventando i nuovi oggetti del desiderio di donne di tutte le età (ed in effetti se un uomo sa cucinare, fare la spesa ed in più pulisce la cucina eleva il suo fascino in maniera esponenziale; se poi è anche un po’ bono e ha qualche tatuaggio in giro, rasenta la perfezione e possiamo perdonargli anche l’eventuale passione per il calcio). Mentre Cracco presta la faccia alle patatine in busta, Chef Rubio cede la propria immagine a DMax e Cannavacciuolo palleggia tra Unieuro e il gorgonzola, anche i “mieichef sono stati ingaggiati come modelli per una campagna molto speciale.

Gli chef non sono proprio miei miei, però sono quelli che importuno costantemente quando cucinano, ai quali rubo i piatti, che mi sfamano almeno una volta a settimana (ma dai prossimi mesi lo faranno sicuramente di più), e poi c’è quella meraviglia di donna con la quale da ormai un anno collaboro per questo insolito spazio culinario. Mi piace mettere in connessione le persone, così come amo connettermi io con realtà che sviluppano progetti interessanti; è per questo che quando ho visto le divise da chef di Waxmore (progetto di cui ho parlato in questo articolo) e Maria cercava location e modelli “professionisti della cucina“, non ho avuto dubbi: sapevo che sarebbero stati perfetti! Così tra i fornelli anche i miei chef sono diventati modelli. In attesa delle foto ufficiali, ecco un po’ di “dietro le quinte” e “dentro ai piatti” di un pomeriggio passato al Food Studio di Firenze…

cucinamo e 4mani: posando e cucinando per waxmore

Se vi piacciono le divise, il sito da guardare è questo ma soprattutto c’è una campagna di crowdfunding in corso per sovvenzionare il progetto di un corso di Moda, taglio e cucito per richiedenti asilo nel nostro Paese. Se vi piacciono i piatti che avete visto, Cucinamo & 4Mani organizzano anche cene private ed eventi (basta scrivere a Carolina sul suo profilo social o ad Agata a quattromanifirenze@gmail.com ). Se vi piacciono i modelli/la modella…niente, i numeri non ve li dò 😛

Mangiami! 3 sfumature di cacao pt.3

“Se nessuno ti vede mentre lo mangi, quel dolce non ha calorie”.

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[] “Il marketing è una disciplina così fredda…io sono molto più orientata alla soddisfazione del cliente tramite una cura del rapporto diretto, lo trovo più personale…“. Soddisfazione. Rapporto. Personale. Le tre parole in sequenza continuavano a risuonare nella testa di Vito in un loop pericoloso che cominciò ad accendergli strani pensieri in testa. Varcare la soglia, andare dietro al bancone, afferrarla per la vita e far scivolare via quel grembiulino a pois, così da poter affondare la faccia tra quelle tette giganti, e poi portarla nel laboratorio, dove sarebbe iniziato un gioco erotico tra creme e impasti, in un tripudio di sensi, mani, dolci, bocche…e perché no, un bel bombolone al cioccolato. Ritornò alla realtà solo quando il rumore dello sportello che si apriva gli fece notare che Agnese stava uscendo dal banco, aveva delle chiavi in mano, forse quelle del frigo (ma da quando in qua esistono frigoriferi chiusi a chiave…in una pasticceria?).

Vediamo di accontentarti. Ho in mente qualcosa di speciale…per farti fare bella figura con tua sorella“. Lo guardò un secondo dall’alto in basso e poi fece una risatina. Solo in quel momento Vito si accorse di avere una matita in tasca, la sua, che era in vena di complimenti, molti complimenti, quasi un’ovazione quando si fermò sul lato B di Agnese, che nel frattempo aveva chiuso la porta del negozio a chiave. Dette una rapida occhiata all’orologio: forse era già ora di chiusura? No, erano appena le sei…una vampata di calore lo fece arrossire, quando se la ritrovò davanti, a distanza ravvicinata: “Se vuoi seguirmi ti mostro il mio regno! In laboratorio ho tantissime cose appena sfornate, magari ne scegli una e te la decoro sul momento. Posso fare qualcosa di veramente speciale…” Ansia. “Non vorrei disturbare troppo, magari quei cupcake al cioccolato possono andare bene“. “Perché accontentarsi dei cupcake quando puoi avere un dolce pensato apposta per te“. “Eh, già, perché…“. La seguì, trascinato da quella figura smaliziata e provocante che lo aveva intortato nel giro di dieci minuti a suon di dolci, sguardi e doppi sensi. Forse voleva davvero fargli scegliere una torta…ed in effetti, appena entrato nel laboratorio, fu investito da un’ondata di vaniglia, cioccolato, fiori d’arancia e cannella. Era tutto bianco con degli accenti di rosa, come il grembiule, pieno di barattoli con polveri, granelle e chicchi colorati; pan di spagna, bignè, cupcake appena sfornati e impasti in lavorazione. Stordito dagli odori e dalla situazione surreale non si accorse di Agnese alle sue spalle: era appoggiata dalla sua schiena, la bocca si avvicinò pericolosamente al collo, vicino all’orecchio…”Cosa vuoi cominciare ad impastare?” [Fine]

cupcake con musse al cioccolato al latte e gocce di cioccolato fondente di cucinamo

Mangiami! 3 sfumature di cacao PT.2

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“Se nessuno ti vede mentre lo mangi, quel dolce non ha calorie”.

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: MANGIAMI! 3 SFUMATURE DI CACAO PT.2

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[] Il suo silenzio e l’evidente imbarazzo stava cominciando a divertirla. Vito avrà avuto più o meno la sua età, anche se ne dimostrava di meno. I capelli scuri vagamente scarruffati, gli occhi nerissimi e quel naso aquilino gli davano un’aria particolare; non era alto, anzi, decisamente una mezza sega, ma ad un rapido sguardo, da sotto ai jeans e alla maglietta azzurra, sembrava tutto a posto. Lo sguardo forse non era stato così rapido, lui cominciò a tossire e solo allora Agnese si scosse, fece un sorriso languido e con una giravolta ritornò al frigo, forse piegandosi in avanti un tantino più del dovuto…

Dunque, niente torta croccante…vediamo un po’ cosa posso darti per accontentare…tua sorella…

Scorreva con lo sguardo in su e giù, ondeggiando il bacino a tempo della musica che fuoriusciva senza disturbare dalla sua cassa amplificata rosso ciliegia. Vito si stava cominciando ad agitare, un’agitazione piacevole, un misto di imbarazzo ed eccitazione difficile da decifrare. Insomma, Agnese avrebbe alimentato le fantasie di chiunque anche solo stando ferma dietro al bancone. Con tutta questa scena, era difficile contenersi. Si avvicinò al bancone, appoggiandosi al ripiano bianco della cassa.

Proviamo con qualcosa di più morbido” – si girò di scatto, quasi sorpresa di trovarlo improvvisamente così vicino, ma non si scompose – “Pan di Spagna al cioccolato bagnato da un leggero liquore ai frutti di bosco, alcolico quanto basta per alleggerire la serata, un solo strato di crema al cioccolato amara, il tutto ricoperto da una morbida glassa al cioccolato al latte e impertinenti mandorle tostate…che dici?

Dico che potrei stare ad ascoltarti per ore mentre parli di dolci senza riuscire a scegliere cosa portare a casa“. O cazzo, sto flirtando! Fu il primo pensiero, ma gli era scappata così, spontaneamente; cercò di ricomporsi “Non so se sia un’ottima idea di marketing…“. Gli occhi di Agnese si trasformarono in lame luminose e sorridenti, se lui voleva stare al gioco, lei avrebbe giocato. [continua]

Pan di spagna al cioccolato con glassa al cioccolato al latte e mandorle di cucinamo

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