Chef-Modelli (sinergie in cucina)

Questi sono indubbiamente gli anni degli CHEF! Ci sono chef e master-chef dappertutto; nel frattempo i cuochi sono spariti, ma in compenso i signori che sono in grado di cucinare sono scesi alla ribalta, diventando i nuovi oggetti del desiderio di donne di tutte le età (ed in effetti se un uomo sa cucinare, fare la spesa ed in più pulisce la cucina eleva il suo fascino in maniera esponenziale; se poi è anche un po’ bono e ha qualche tatuaggio in giro, rasenta la perfezione e possiamo perdonargli anche l’eventuale passione per il calcio). Mentre Cracco presta la faccia alle patatine in busta, Chef Rubio cede la propria immagine a DMax e Cannavacciuolo palleggia tra Unieuro e il gorgonzola, anche i “mieichef sono stati ingaggiati come modelli per una campagna molto speciale.

Gli chef non sono proprio miei miei, però sono quelli che importuno costantemente quando cucinano, ai quali rubo i piatti, che mi sfamano almeno una volta a settimana (ma dai prossimi mesi lo faranno sicuramente di più), e poi c’è quella meraviglia di donna con la quale da ormai un anno collaboro per questo insolito spazio culinario. Mi piace mettere in connessione le persone, così come amo connettermi io con realtà che sviluppano progetti interessanti; è per questo che quando ho visto le divise da chef di Waxmore (progetto di cui ho parlato in questo articolo) e Maria cercava location e modelli “professionisti della cucina“, non ho avuto dubbi: sapevo che sarebbero stati perfetti! Così tra i fornelli anche i miei chef sono diventati modelli. In attesa delle foto ufficiali, ecco un po’ di “dietro le quinte” e “dentro ai piatti” di un pomeriggio passato al Food Studio di Firenze…

cucinamo e 4mani: posando e cucinando per waxmore

Se vi piacciono le divise, il sito da guardare è questo ma soprattutto c’è una campagna di crowdfunding in corso per sovvenzionare il progetto di un corso di Moda, taglio e cucito per richiedenti asilo nel nostro Paese. Se vi piacciono i piatti che avete visto, Cucinamo & 4Mani organizzano anche cene private ed eventi (basta scrivere a Carolina sul suo profilo social o ad Agata a quattromanifirenze@gmail.com ). Se vi piacciono i modelli/la modella…niente, i numeri non ve li dò 😛

Mangiami! 3 sfumature di cacao pt.3

“Se nessuno ti vede mentre lo mangi, quel dolce non ha calorie”.

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: MANGIAMI! 3 SFUMATURE DI CACAO PT.3

[] “Il marketing è una disciplina così fredda…io sono molto più orientata alla soddisfazione del cliente tramite una cura del rapporto diretto, lo trovo più personale…“. Soddisfazione. Rapporto. Personale. Le tre parole in sequenza continuavano a risuonare nella testa di Vito in un loop pericoloso che cominciò ad accendergli strani pensieri in testa. Varcare la soglia, andare dietro al bancone, afferrarla per la vita e far scivolare via quel grembiulino a pois, così da poter affondare la faccia tra quelle tette giganti, e poi portarla nel laboratorio, dove sarebbe iniziato un gioco erotico tra creme e impasti, in un tripudio di sensi, mani, dolci, bocche…e perché no, un bel bombolone al cioccolato. Ritornò alla realtà solo quando il rumore dello sportello che si apriva gli fece notare che Agnese stava uscendo dal banco, aveva delle chiavi in mano, forse quelle del frigo (ma da quando in qua esistono frigoriferi chiusi a chiave…in una pasticceria?).

Vediamo di accontentarti. Ho in mente qualcosa di speciale…per farti fare bella figura con tua sorella“. Lo guardò un secondo dall’alto in basso e poi fece una risatina. Solo in quel momento Vito si accorse di avere una matita in tasca, la sua, che era in vena di complimenti, molti complimenti, quasi un’ovazione quando si fermò sul lato B di Agnese, che nel frattempo aveva chiuso la porta del negozio a chiave. Dette una rapida occhiata all’orologio: forse era già ora di chiusura? No, erano appena le sei…una vampata di calore lo fece arrossire, quando se la ritrovò davanti, a distanza ravvicinata: “Se vuoi seguirmi ti mostro il mio regno! In laboratorio ho tantissime cose appena sfornate, magari ne scegli una e te la decoro sul momento. Posso fare qualcosa di veramente speciale…” Ansia. “Non vorrei disturbare troppo, magari quei cupcake al cioccolato possono andare bene“. “Perché accontentarsi dei cupcake quando puoi avere un dolce pensato apposta per te“. “Eh, già, perché…“. La seguì, trascinato da quella figura smaliziata e provocante che lo aveva intortato nel giro di dieci minuti a suon di dolci, sguardi e doppi sensi. Forse voleva davvero fargli scegliere una torta…ed in effetti, appena entrato nel laboratorio, fu investito da un’ondata di vaniglia, cioccolato, fiori d’arancia e cannella. Era tutto bianco con degli accenti di rosa, come il grembiule, pieno di barattoli con polveri, granelle e chicchi colorati; pan di spagna, bignè, cupcake appena sfornati e impasti in lavorazione. Stordito dagli odori e dalla situazione surreale non si accorse di Agnese alle sue spalle: era appoggiata dalla sua schiena, la bocca si avvicinò pericolosamente al collo, vicino all’orecchio…”Cosa vuoi cominciare ad impastare?” [Fine]

cupcake con musse al cioccolato al latte e gocce di cioccolato fondente di cucinamo

Mangiami! 3 sfumature di cacao PT.2

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“Se nessuno ti vede mentre lo mangi, quel dolce non ha calorie”.

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: MANGIAMI! 3 SFUMATURE DI CACAO PT.2

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[] Il suo silenzio e l’evidente imbarazzo stava cominciando a divertirla. Vito avrà avuto più o meno la sua età, anche se ne dimostrava di meno. I capelli scuri vagamente scarruffati, gli occhi nerissimi e quel naso aquilino gli davano un’aria particolare; non era alto, anzi, decisamente una mezza sega, ma ad un rapido sguardo, da sotto ai jeans e alla maglietta azzurra, sembrava tutto a posto. Lo sguardo forse non era stato così rapido, lui cominciò a tossire e solo allora Agnese si scosse, fece un sorriso languido e con una giravolta ritornò al frigo, forse piegandosi in avanti un tantino più del dovuto…

Dunque, niente torta croccante…vediamo un po’ cosa posso darti per accontentare…tua sorella…

Scorreva con lo sguardo in su e giù, ondeggiando il bacino a tempo della musica che fuoriusciva senza disturbare dalla sua cassa amplificata rosso ciliegia. Vito si stava cominciando ad agitare, un’agitazione piacevole, un misto di imbarazzo ed eccitazione difficile da decifrare. Insomma, Agnese avrebbe alimentato le fantasie di chiunque anche solo stando ferma dietro al bancone. Con tutta questa scena, era difficile contenersi. Si avvicinò al bancone, appoggiandosi al ripiano bianco della cassa.

Proviamo con qualcosa di più morbido” – si girò di scatto, quasi sorpresa di trovarlo improvvisamente così vicino, ma non si scompose – “Pan di Spagna al cioccolato bagnato da un leggero liquore ai frutti di bosco, alcolico quanto basta per alleggerire la serata, un solo strato di crema al cioccolato amara, il tutto ricoperto da una morbida glassa al cioccolato al latte e impertinenti mandorle tostate…che dici?

Dico che potrei stare ad ascoltarti per ore mentre parli di dolci senza riuscire a scegliere cosa portare a casa“. O cazzo, sto flirtando! Fu il primo pensiero, ma gli era scappata così, spontaneamente; cercò di ricomporsi “Non so se sia un’ottima idea di marketing…“. Gli occhi di Agnese si trasformarono in lame luminose e sorridenti, se lui voleva stare al gioco, lei avrebbe giocato. [continua]

Pan di spagna al cioccolato con glassa al cioccolato al latte e mandorle di cucinamo

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Sbollentami!!!

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Foglie verdi, croccanti, come appena colte, ma invece sono cotte. Cos’è? La magia dello sbollentamento, che si differenzia dallo scottare per via della rapidità d’esecuzione alla quale segue una raffreddamento rapido. Un po’ come una sveltina di pochi minuti, lo sbollentamento si consuma in tempo record, perché quando ci si immergono le cose verdi, l’acqua è già calda, alla temperatura giusta, 100° o giù di lì. E poi si passa dal caldo caldo, al freddo freddo in velocità, dal bollore al ghiaccio, senza soste intermedie, per evitare strascichi ed esposizione incontrollata ad ossigeno. Il ghiaccio blocca la clorofilla lì dov’è e dove deve rimanere, le foglie restano croccanti e soprattutto verdi. Verdi che più verdi non si può. Ecco svelato il segreto dei piatti appoggiati su un letto di fogliolone verdeggianti, arrotolati nelle foglie, con un tocco di verde scricchiolante. Ecco come fare scena nei piatti senza impegnarsi troppo. Perché sbollentare in the new cook!!! 😉

sbollentamenti in corso di cucinamo

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E tu, sbollenti?!? 😉

Fine servizio PT.3

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“Il cameriere non è colui che porta i piatti, è quello che ti deve far star bene quando sei a cena fuori”

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: FINE SERVIZIO PT.3

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[…] In effetti, l’unica volta che io e Dario ci siamo “presi”, in un attimo di sbilanciamento ormonale fomentato da qualche bicchiere di troppo, non avevo ancora cominciato a lavorare all’Osteria Dei Folli. Quindi tutto era concesso, anche se la sparizione tra gli ulivi durante il matrimonio di Aldo non è stata una mossa elegantissima, ma sai com’è la luna, le stelle, la piscina, la musica, le bollicine…e poi a me piaceva, con quegli occhi verdi un po’ furbetti, il capello scuro acconciato a caso, quelle braccia bianche poco scolpite ma decorate come un vaso greco…

Fiuuuu”.

Mi giro verso la sala, poi verso il capo e di nuovo verso quel gigante dalla faccia di ghiaccio accompagnato dalla tettona bionda che pare essere sua moglie.

No, ma mi ha sul serio chiamata con un fischio? Io non ci posso credere…

Intanto l’energumeno si sbraccia. Avanzo a passi pesanti verso il tavolo, indosso il mio sorriso più falso per andargli incontro, nonostante il mio vero intento sarebbe quello di tirargli un destro dritto in faccia, così, senza troppe spiegazioni.

Conto”.

Giro i tacchi dopo avergli fatto un rapido cenno di assenso con la testa.

Capooo…il contooo…così si levano di torno e noi si mangia!

La cena, la nostra cena, è in fin dei conti il momento che preferisco. Oddio, quando si cena all’una di notte mi sale il nervoso, ma è comunque un momento sacro, familiare: quello in cui ci possiamo concedere il lusso di sederci, mangiare, chiacchierare, scambiare pareri sulla serata, sui clienti, sulla vita e sulle cazzate, magari con mezzo bicchiere di vino davanti. E si ride…quante risate mi sono fatta in questo posto con questi disgraziati, anche quando partivamo a parlare di massimi sistemi finivamo comunque col disquisire di topa…e anche col capo, che è di legno, ma in fondo ci vuole bene come i figli che non avrà mai. Mi sale un nodo alla gola mentre sto per infilzare la mia polpetta (niente uova, alla fine ci sono toccate polpette): non sarà facile dirglielo e mi mancheranno. Tantissimo. Ma la vita è fatta di scelte e io, ormai, ho scelto.

Stai ancora pensando a quel cretino?” Mento spudoratamente: “No no, ho smesso“. [Fine]

polpette al sugo di cucinamo

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Fine Servizio PT. 1

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“Il cameriere non è colui che porta i piatti, è quello che ti deve far star bene quando sei a cena fuori”

Storia in 3 piatti e 3 puntate: FINE SERVIZIO pt.1

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Cosa c’è nella bruschetta al pomodoro?” – “Signora, non me lo sta chiedendo sul serio, vero?

O cazzo, ho risposto anche questa volta. E’ più forte di me, non ce la faccio. Porgo gentilmente il risotto con gamberi e limone su pesto di zucchine e mandorle alla signora del tavolo accanto, una specialità del giorno davvero insolita per questo posto…forse Gino (il cuoco) ieri sera s’è ubriacato o si è guardato la finale di Masterchef…

“Buonasera”.

“…sgrunt…”

“Hello.”

“…”

“Do you like to have dinner?”

“…”

Niente, via, con i russi proprio non riesco ad andare d’accordo. Allora entrate e fate un po’ come vi pare. Ma sì, certo, il tavolo da quattro anche se siete in due è perfetto. Prego, mettetevi pure uno vicino all’altro, se volete vi passo anche il telecomando e facciamo finta di essere a casa a guardare la televisione.

“Piantala di sbuffare, tanto ormai siamo a fine servizio, non verrà più nessuno”.

“Ho capito, ma cazzo, non si sentono fuori luogo? Dico io, mille tavoli da due e si vanno a mettere in quello gigante? Io…boh…”

Mentre impreco nemmeno troppo sottovoce, penso che nonostante siano ormai quasi sei anni che lavoro qui dentro, non mi abituerò mai alle facce di culo, a chi non saluta, a chi entra come se fosse a casa sua, ai maleducati. Ogni volta mi viene voglia di rispondergli a tono, nel vano tentativo di inculcargli quel poco di educazione necessaria ad una civile convivenza. Poi ci ripenso e dagli utopici progetti di redenzione del genere umano, ritorno su una più realistica constatazione dell’evidenza: non posso salvarli tutti, quindi che affoghino nella loro inciviltà. Mentre Dario gli porge i menù, gentilmente tradotti in russo, io zompetto dietro al bancone, cercando di sistemare il caos di biccheri, bottiglie e cestini di pane lasciati dal mio caro collega. Ogni medaglia ha il suo rovescio: vuoi lavorare con in un circolo di maschi di bell’aspetto, carini, gentili e che ti coccolano come una principessa? Allora beccati anche il disordine, la confusione, la sprecisione e la scarsa propensione a quelle mansioni erroneamente etichettate come “femminili” che per questo lasciano spesso fare a me, con la scusa che mi riesce bene, che le faccio meglio e tante altre belle parole con le quali mi lasciano sempre a spazzare la sala. E io odio spazzare. Preferirei mille volte andare a buttare i sacchi della spazzatura, i muscoli non mi mancano, la voglia di farmi quattro passi fuori da qui nemmeno, ma no, “questo è un lavoro da uomini” e vai di interminabili ramazzate al pavimento di cotto.

A cosa stai pensando?

Alla scopa…” rispondo distratta alla domanda del capo, che mi fissa con uno sguardo a punto interrogativo, ignaro dei viaggi della mia mente.

Anzi, vediamo un po’ se quel Cretino si degna di venire a farmi visita almeno stasera…

Ancora?!?” Tuona lui dietro alle mie orecchie, mentre mi scruta con quella faccetta scura combattuta tra il rimprovero, l’inquisizione e la rassegnazione. [Continua…]

RISOTTO CON GAMBERI E LIMONE SU PESTO DI ZUCCHINE E MANDORLE di cucinamo

Agrodolce

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Qualcosa di caldo PT.3

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STORIA IN 3 PIATTI E IN 3 PUNTATE: QUALCOSA DI CALDO PT.3

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[] I passatelli erano diventati come colla, inguardabili, immangiabili e freddi. Anche i pensieri di Gianni si stavano incollando su loro stessi, formando una grossa massa nella quale il giorno del loro incontro si era fuso con quello del primo litigio, poi con l’emozione della prima notte insieme, il trasloco, le discussioni accese, l’insofferenza, il distacco, il gelo. Tutto insieme, tutto talmente intrecciato da non riuscirne a venire a capo. “Meglio pulire“, si dice a voce bassa. Mentre quel che avanza del brodo finisce nel lavandino, sente un odore venire dal forno. Lo conosce benissimo quell’odore, un dolce non troppo dolce, il rosmarino che accompagna le castagne, quello dei pinoli arrostiti ma non bruciacchiati. Con la mano ancora umida si affaccia nel forno; accenna ad un sorriso…”è ancora innamorata persa di me“. Già, il castagnaccio era uno dei suoi dolci preferiti, da sempre. Lei voleva impararlo a fare a tutti i costi, per fargli piacere. Si era impegnata tantissimo e quanti ne aveva bruciati: troppo croccanti, troppo alti, troppo secchi, una volta avevano visto dal salotto una nuvola nera riempire la cucina…il carbone alle castagne. Avevano riso tantissimo e poi, spento l’incendio, erano corsi in camera da letto. Gianni scuote la testa e si avvia proprio in camera, forse spinto dall’ultimo barlume di una passione ormai spenta. La luce è accesa ma Vanna non c’è. “Vanna…Vanna…” non risponde. “Sarà uscita un attimo“. Per scrupolo fa scorrere lentamente l’anta dell’armadio, chiude un attimo gli occhi e quel gelo di prima diventa un brivido che si trasforma poi in un lungo sospiro. Quando riaccende lo sguardo la parte di Vanna dell’armadio è completamente vuota, nemmeno una traccia, anzi sì, quella di chi è andato per non tornare mai più. Senza nemmeno lasciare un biglietto, due parole, un messaggio…Eppure qualcosa aveva lasciato: l’ultima cena, l’ultimo gesto di un amore che era stato e che non sarà mai più. [Fine]

castagnaccio di cucinamo

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Cucinare è un gesto d’amore. Anche quando è l’ultimo” (a meno che non ti avvelenino il pasto, in quel caso è un tentato omicidio) 😉

Qualcosa di caldo PT.2

UN PIATTO NON E’ SOLO UN PIATTO, UNA CUCINA NON E’ SOLO UNA CUCINA, IL CIBO NON E’ SOLO QUELLO CHE MANGIAMO: E’ UN PROTAGONISTA ANIMATO DI OGNI NOSTRA GIORNATA, CHE ASSISTE ATTIVAMENTE AD OGNI AZIONE CHE SI CONSUMA IN SUA PRESENZA. A VOLTE PROPRIO PER CAUSA SUA.

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STORIA IN 3 PIATTI E IN 3 PUNTATE: QUALCOSA DI CALDO PT.2

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[] Quando aveva comunicato ai suoi che sarebbe andato a convivere con Vanna era una domenica di novembre, fuori c’era un tempo da lupi: cielo grigio, nubi pesanti ed un forte vento gelido che si infilava sotto ai vestiti, di quelli che ti surgelano fin dentro le ossa. Era deciso, convinto a far capire alla sua famiglia che lei era la donna giusta, che l’amava e che con lei avrebbe iniziato a costruire davvero qualcosa. Se lo sentiva, sul serio. Non lo avrebbero dissuaso in nessun modo. Lei sarebbe andata a vivere nella sua casa; sì, non era grandissima, ma avrebbero rivoluzionato un po’ gli spazi per stare più comodi, avrebbe costruito personalmente una libreria/armadio nel corridoio e fatto un piccolo soppalco nel bagno così lei avrebbe potuto avere più spazio per le sue cose. Nella testa Gianni aveva pianificato tutto. Non avrebbe ammesso obiezioni. Perché da quando l’aveva iniziata a frequentare i suoi si erano sempre opposti: è troppo giovane, è troppo bella, è dell’est, ti vuole incastrare per il permesso di soggiorno, si vuole sistemare, poi ti lascerà per uno più ricco…insomma, le solite paranoie di vecchi genitori borghesi. Possibile che non si riesca ad andare oltre? No, non c’erano mai andati. Ma questa volta sarà diverso, questa volta…

Bello di mamma, come stai?” Un abbraccio l’aveva travolto, poi era arrivato anche Mario, il labrador color miele di casa, a saltare su due zampe per essere partecipe di quel momento d’affetto. “Lasciatelo stare, che così soffoca” e la risata fragorosa del padre, accompagnata da una sonora pacca sulla spalla, aveva smontato la piramide umana…e canina. “Dai dai, vieni subito che c’è già il piatto a tavola. Ti ho fatto i tortelli al ragù…e guarda che non sono comprati, li ho fatti a mano…chiedi, chiedilo a tuo padre che è da stamattina che traffico in cucina“. La domenica a casa è sempre la domenica a casa e la sua famiglia, rumorosa ed invadente, era sempre la sua famiglia. “Magari glielo dico un’altra volta della convivenza eh…“, che rovinare certi idillii conviviali pare brutto. [continua…]

Tortelli e ragù di cucinamo

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Qualcosa di caldo Pt.1

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Un piatto non e’ solo un piatto, una cucina non e’ solo una cucina, il cibo non e’ solo quello che mangiamo: e’ un protagonista animato di ogni nostra giornata, che assiste attivamente ad ogni azione che si consuma in sua presenza. a volte proprio per causa sua.

Storia in 3 piatti e in 3 puntate: Qualcosa di caldo PT.1

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Fa freddo

Lo so, lo sento anche io, non sono mica di gomma. E’ tutto il giorno che sono in giro per lavoro. E ti assicuro che avere a che fare con acqua e tubi di questo periodo ti fa congelare ancora di più.

Scandisce queste parole acide e va verso il bagno con aria scocciata, non prima di aver lanciato un’occhiata fugace alla sua compagna, forse per sincerarsi di una reazione. Ma lei ormai si era già ritirata in cucina, voltandogli le spalle. Le cose non sono più come prima, pensa; gira la manopola e lascia scorrere l’acqua della doccia mentre il vapore comincia lentamente ad invadere l’ambiente. Non sopporta più niente di lei, niente: il tono di voce, i discorsi, come si veste, come si muove, come parla al telefono…dio che fastidio quando parla a telefono con sua madre. L’acqua bollente lo colpisce ripetutamente, ma invece di andare ad allentare le tensioni, sembra rimbalzare ed amplificare ogni singolo pensiero. Tanto vale uscire. Lo specchio è completamente appannato ma Gianni, con l’accappatoio fin sopra la testa, continua a fissarlo, a cercare soluzioni inesistenti nascoste dietro quella patina ovattata. Niente, lo specchio non risponde e nemmeno lui. Scuote la testa, con pigrizia si mette la solita tuta e ciondola verso la cucina. Vanna però non c’è, “forse sarà già andata a letto“, pensa. Anche la cucina è piena di vapore, una cappa che odora dei sapori di una volta, quelli della domenica mattina a casa con i suoi: brodo di carne, “uno dei miei piatti preferiti“; la tavola è solitaria ed apparecchiata per uno. Non la chiama, non la cerca, non si scompone, si siede, afferra il cucchiaio e fissa il piatto: i passatelli in brodo più gelidi di tutta la sua vita. [continua…]

I passatelli IN BRODO di cucinamo

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Semplice

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Potevamo stupirvi con effetti speciali, potevamo suggerirvi menù natalizi a base di qualunque ingrediente, regalarvi suggestioni di piatti belli, buoni e vestiti a festa. Invece no. Le riviste già pullulano di nuove ricette e di ricche pietanze, di accostamenti inusuali e di rivisitazioni esotiche dei piatti della tradizione, idee su come apparecchiare e come presentare per stupire…i soliti parenti (o quelli nuovi acquisiti in seguito all’ultimo matrimonio estivo), ma alla fine sono sempre le “solite” ricette ad accompagnare le feste. Le tradizioni sono dure a morire ed ogni famiglia, ridotta o allargata, ha le sue. Meglio assecondarle, onorarle e amarle nella loro semplicità. La semplicità di un biscotto impastato insieme ai nipotini, del pane fatto in casa dalla nonna, dei momenti spesi in cucina tra le donne di casa, delle chiacchiere tra amiche dopo cena, del bucce di mandarino usate per segnare i numeri della tombola, degli aneddoti imbarazzanti scuciti dallo zio dopo qualche bicchiere di troppo, delle noccioline che accompagnano il pranzo come antipasto, contorno e digestivo. Perché in certi momenti non è importante quello che c’è sulla tavola, ma chi c’è intorno (se c’è qualcuno che vi sta sulle palle…sfiga)! 😉 Mangiate emozioni, godetevi il momento e sopratutto non postate pranzi&cene su FB, a meno che non vi stiate annoiando a morte. Perché quando siamo felici, solitamente, non siamo online…

semplici suggestioni natalizie di cucinamo firenze

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Però non scordate di lasciare latte e biscotti per Babbo Natale, per gli elfi, per le renne, per il Grinch,  per i gatti o per la colazione di chi si sveglia prima il 25 mattina 😉

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Io e Carolina, intanto, vi auguriamo Buone Feste!!! 🙂