C’è bisogno di ribelli…

Bimbe, sveglia! I principi sono finiti perché c’è crisi e i regni hanno cominciato a traballare, le principesse non potevano più essere mantenute e sono state costrette a trovarsi un lavoro, naturalmente precario; streghe e cattivi, invece, ormai soddisfatti dei loro magheggi, si sono trasferiti a Tenerife ad invecchiare al sole e con il 7% di tasse. E finalmente anche nelle favole per bambini possono entrare nuovi personaggi a raccontarci altre versioni della storia. 😉 Ho ceduto anche io alla seduzione delle Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli: un po’ per la vicenda che ha accompagnato queste due autrici, ovvero aver aperto la loro attività a S.Francisco, essersi sovvenzionate il volume con una colletta online, averlo tradotto in millemila lingue e poi, finalmente, vedersi riconosciute in patria ed essere prime in classifica con una ristampa di 40.000 copie in meno di un mese; un po’ perché questa cosa della bambina ribelle me la sento vicina, un po’ perché mia nipote (a cui il libro è stato regalato dopo mia accurata lettura) si ribella pure troppo e magari le storie potevano esserle d’ispirazione. L’ho letto in una sera in compagnia dei miei A-MICI…

Si parla di donne di tutte le età e provenienze, donne dell’antichità e donne contemporanee, regine, scienziate, attiviste, sportive, intellettuali, modelle e politiche. Donne che hanno scelto cosa e chi essere, con forza, coraggio e determinazione. Libere dagli stereotipi e libere dagli schemi, soprattutto libere da tutte quelle imposizioni sociali che le avrebbero volute in tutt’altro ruolo rispetto a quello che poi hanno effettivamente interpretato, sfidando la famiglia, i mariti ed addirittura i governi. Insomma, 100 donne con carattere! Non ci sono solo le solite note, è stato bello scoprire personaggi di cui non ero a conoscenza, eppure mi rimane oscuro il criterio con cui sono state scelte, visto che sono molte quelle che sono restate fuori da questo volume (forse è una tattica per poi pubblicare una seconda parte?).

Eppure c’è qualcosa che mi ha lasciata perplessa. Prima fra tutte la scrittura: troppo complicata per dei bambini e troppo semplice per gli adulti; le biografie sono state ridotte ad una pagina e va bene, ma sia il lessico sia la costruzione non lo rendono, a mio avviso, fruibile dal bambino in solitaria e nello stesso tempo estremamente semplicistico per i grandi. A parte il “C’era una volta iniziale” non ho trovato nessun accorgimento fiabesco in grado di intrappolare i giovani lettori. Che poi quelli li intrappoli con i colori e le figuri a lato nessuno lo mette in dubbio, anche se anche alcune illustrazioni sono fin troppo fotografiche e adulte. Diciamo che secondo me funziona per i bambini se c’è un papà, una zia o una nonna fantasiosa che ci ricama qualche dettaglio extra in più…;)

Mentre sicuramente funziona per gli adulti che, leggendolo, ricordano a loro stessi quanto sia davvero importante seguire la propria strada, fare quello che piace, credere in se stessi e nelle proprie capacità e cercare di fare qualcosa di utile anche per il mondo che ci circonda. Una volta ripresa coscienza di ciò, passarlo ai propri cuccioli viene quasi in automatico. Cuccioli, sia maschi che femmine, perché sebbene le storie siano quelle di donne, credo vivamente che la lettura sia appropriata anche per i bambini; ecco perché avrei apportato una modifica anche al titolo, non limitandolo alle “bambine ribelli” ma estendendolo un po’ a tutti. Insomma, per fare dei passi in avanti su questo argomento è bene educare entrambi…o no?

Penso che in questo caso l’idea del libro sia superiore alla qualità del libro stesso, corredata da un’ottima campagna di marketing. In ogni caso tanto di cappello alle due autrici per il successo! 😉 Voi lo avete letto? Che ne pensate? Parliamone…

Quel cane di un blogger!

Il cane è il miglior amico dell’uomo (dice). Molto spesso, però, l’uomo non è amico del cane, soprattutto se di mestiere fa il blogger o l’influencer.  Se sei il cane di una/un blogger hai tutto il diritto di odiare il tuo padrone e rivolgerti immediatamente alla protezione animali per essere salvato dalle grinfie di questi pazzi sfruttatori di cuccioli pelosi per i loro profili instagram o i loro post. Che una foto con il proprio animaletto ci sta, purché la bestia in questione sia ritratta nel suo stato animalesco, e non rivestito come un fashion blogger alla fashion week!!!

Ora, l’impermeabile quando piove e lo si porta a spasso va bene, un maglioncino se il cucciolo è piccolo e con il pelo corto e fuori imperversa la bufera di neve ci può stare, ma agghindare questi poveri cani in maniera esagerata per acchiappare qualche like in più è davvero imbarazzante. L’animale diventa un’estensione della o del blogger, che lo utilizza come fosse un elemento decorativo delle sue foto o addirittura come sostituto di se stessa per pubblicizzare marchi e prodotti…

Sembra che sorridano, ma io dubito che si divertano sul serio. La maggior parte dei blogger, poi, non se la fa chiaramente con cani di grosse dimensioni (complicherebbero il tutto); no, vogliono sottili e maneggevoli bestiole, i così detti “cani da borsetta“, così da poterli infilare bene nella nuova Kelly ricevuta in omaggio! A questi esserini danno nomi incredibilmente glamour come Diva, Chichi, Bon Bon, Pinky o Chanel, ed in men che non si dica prendono lo stesso atteggiamento snob, arrogante e stronzetto delle padrone. Meno feroci e più plasmabili, i piccoli si fanno, ahimè, fare di tutto…

In alcuni casi diventano loro stessi i blogger, i CANI sì, con delle pagine appositamente dedicate che raccolgono inspiegabilmente milioni di fan. E la domanda mi sorge spontanea: perché?!? Come si fa a dichiararsi amanti degli animali e poi trasformarli in ridicoli fenomeni da baraccone del web? Comeeee?!?

Non solo sul web: la nuova frontiera dei blogger ganzi è quella di portarsi i cani alle fiere di settore e alle sfilate, chiaramente vestiti di tutto punto e in tono con il padrone. Sembra essere questo il nuovo trucco per essere fotografati di più!!! O.o

Spero solo che un giorno tutti questi animaletti vittime delle padrone fashion un bel giorno si rivoltino…nel frattempo vado ad aprire un profilo instagram a Snoop&Elio! 😛 Buon lunedì…bau!

Mi accontento e lo sposo?

Ciao Marina, scrivo a te perché ormai le mie amiche mi dicono sempre la stessa cosa: ovvero sposalo! Sono 3 anni che sto insieme ad un uomo adorabile: è gentile, premuroso, lavora, è uno sportivo, non ha smanie di nessun genere…e mi ha chiesto di sposarlo.  La verità è che gli voglio molto bene ma non è quel “grande amore” che ho sempre sognato. Ho 40 anni, tutte mi dicono che dovrei accettare la sua proposta e lasciar perdere queste smanie di amore folle, che dopo tutto è una persona brava e perfetta per costruire una famiglia. Accetto o abbandono e aspetto il prossimo? E se poi non arriva? Grazie, Nicole

E qui Nicole le domande mi nascono spontanee, in una cascata simile ad un flusso di coscienza incontrollato: cos’è il “grande amore”? Esiste per davvero? Se sì, si presenta con la scritta in fronte che lo identifica? E poi ha un certificato di garanzia o una scadenza che ti molla sul più bello? Ed ancora: che amiche cattive hai, che ti vogliono far spostare con uno del quale non sei più innamorata solo perché hai 40 anni? Ma soprattutto, tu, cosa vuoi davvero per la tua vita?…Pausa, riprendo fiato e vado con ordine&disciplina.  Ora, io a questa storia del grande amore non ci credo, ma forse è colpa del mio cinismo; però credo fermamente una cosa…

Accontentarsi non è un atteggiamento che contemplo, almeno quanto il “mettersi ad aspettare”: cosa aspetti, che ti piombi quello che ti farà esplodere d’amore e con il quale vivere felice e contenta nel mondo degli unicorni glitterati? Beh, ci sta che arrivi come no! Per questo credo che la cosa migliore da fare sia mettersi in connessione con la parte più profonda di se stesse e farsi delle domande. Di sicuro la persona che hai accanto sarà meritevole e potrebbe rivelarsi il perfetto compagno di vita, ma tu lo vuoi un compagno di vita? Ha senso sposarsi nel 201…volevo dire ha senso sposarsi di una persona della quale non sei innamorata (pensa anche cinque minuti a lui)? Basta con questa storia dei 40 anni e del doversi sistemare a tutti i costi: che poi, sistemarsi cosa vuol dire? Lo so, più che una posta del cuore oggi sembra una puntata di Marzullo, ma anche sulle convenzioni nutro del profondo dissenso, sopratutto su quelle sottili imposizioni sociali che hanno a che fare con la vita privata della persone.

Quindi io, cara Nicole, non avrei dubbi sul cosa fare. Non accontentarti, qualche compromesso va bene ma un matrimonio…vedi te! 😉

Noi ci sentiamo puntuali come tutti i venerdì alle 18.20 con LaMario in diretta su radio m2o! Voi cosa fareste? Buon fine settimana…

Chef-Modelli (sinergie in cucina)

Questi sono indubbiamente gli anni degli CHEF! Ci sono chef e master-chef dappertutto; nel frattempo i cuochi sono spariti, ma in compenso i signori che sono in grado di cucinare sono scesi alla ribalta, diventando i nuovi oggetti del desiderio di donne di tutte le età (ed in effetti se un uomo sa cucinare, fare la spesa ed in più pulisce la cucina eleva il suo fascino in maniera esponenziale; se poi è anche un po’ bono e ha qualche tatuaggio in giro, rasenta la perfezione e possiamo perdonargli anche l’eventuale passione per il calcio). Mentre Cracco presta la faccia alle patatine in busta, Chef Rubio cede la propria immagine a DMax e Cannavacciuolo palleggia tra Unieuro e il gorgonzola, anche i “mieichef sono stati ingaggiati come modelli per una campagna molto speciale.

Gli chef non sono proprio miei miei, però sono quelli che importuno costantemente quando cucinano, ai quali rubo i piatti, che mi sfamano almeno una volta a settimana (ma dai prossimi mesi lo faranno sicuramente di più), e poi c’è quella meraviglia di donna con la quale da ormai un anno collaboro per questo insolito spazio culinario. Mi piace mettere in connessione le persone, così come amo connettermi io con realtà che sviluppano progetti interessanti; è per questo che quando ho visto le divise da chef di Waxmore (progetto di cui ho parlato in questo articolo) e Maria cercava location e modelli “professionisti della cucina“, non ho avuto dubbi: sapevo che sarebbero stati perfetti! Così tra i fornelli anche i miei chef sono diventati modelli. In attesa delle foto ufficiali, ecco un po’ di “dietro le quinte” e “dentro ai piatti” di un pomeriggio passato al Food Studio di Firenze…

cucinamo e 4mani: posando e cucinando per waxmore

Se vi piacciono le divise, il sito da guardare è questo ma soprattutto c’è una campagna di crowdfunding in corso per sovvenzionare il progetto di un corso di Moda, taglio e cucito per richiedenti asilo nel nostro Paese. Se vi piacciono i piatti che avete visto, Cucinamo & 4Mani organizzano anche cene private ed eventi (basta scrivere a Carolina sul suo profilo social o ad Agata a quattromanifirenze@gmail.com ). Se vi piacciono i modelli/la modella…niente, i numeri non ve li dò 😛

Etikology & Nanou: moda organica e sostenibile “Made in Ibiza”

Ho conosciuto Nanou Couture, ma soprattutto il “duo” che lavora assiduamente dietro a questo brand, la scorsa estate durante la sfilata di Moda Adlib in quel di Ibiza (vi avevo già accennato qualcosa); Luca e Nadege avevano invitato Andrea Verdura a vestire i piedi delle loro modelle, creando una sinergia con il marchio toscano non solo stilistica ma anche legata ai valori comuni che li legano: etica e sostenibilità. Quest’inverno, complice Sfashion e qualche viaggio in più sulla Isla ci siamo ritrovati ed ho voluto approfondire la conoscenza, proprio perché si parla spesso di “moda etica e sostenibile” senza sapere, in pratica, in cosa consiste e come si fa. Ecco, loro la fanno sul serio, progettando capi “buoni” e parecchio belli, pratici e comodi, producendo tutto in casa (davvero) e a Km0. Ci siamo fatti una bella chiacchierata…

Chi c’è dietro a Nanou Couture? “Nanou è il diminutivo di Nadege: è così che sua madre Claude la chiamava da bimba. Nanou è la stilista, creatrice e artista che ha dato vita al progetto praticamente da sempre, da quando ha cominciato a cucire a St Michel, a Parigi, per un gruppo di cosplayers. Da quel momento ha saputo che il suo universo sarebbe girato attorno alla Couture.” Nadege è la componente creativa, ma al suo fianco c’è Luca, co-fondatore del marchio e uomo-marketing dalla parlantina veloce. Nanou è moda organica, un progetto che ha cominciato a muovere i primi passi nel 2009 e che continua a crescere anno dopo anno, anche in virtù di viaggi preziosi che hanno fatto lasciare qualsiasi dubbio su quale fosse la strada da seguire: “Il concetto di moda organica Etikology nasce dopo un viaggio in Nord Africa, dove Nadege si è resa conto della realtà che si cela dietro lo smaltimento dei rifiuti: centinaia di dune di sabbia e di buste di spazzatura unite in un triste matrimonio di odori nauseabondi, sotto il sole cocente del Marocco. Dal momento che realmente nulla si crea e nulla si distrugge, Nanou Couture con il progetto Etikology vuole creare moda con metodi e materiali che rispettino l’ambiente e l’essere umano. Un ritorno al passato senza dimenticare il presente che ci circonda.

Ogni collezione è unica, parte dalla musica e dall’osservazione delle persone “quando non ti vedono, quando sono naturali, quando non si sentono osservate e giudicate da altre persone. Quando sono comode. Quando sono stanche. Quando sono in crisi. Quando lottano. Cerchiamo nuove tecniche di sartoria, aspiriamo alla creazione di modelli di grande impatto realizzati con tessuti semplici.” In effetti già ai tempi rimasi impressionata dai lunghi kimono e anche dagli abiti, perché calzavano alla perfezione e nello stesso tempo davano l’idea di essere incredibilmente comodi. La scelta dei materiali è attenta dall’inizio alla fine della produzione ed è quasi tutto “Made in Ibiza” (o comunque in Spagna)..

Usiamo prodotti che siano il più possibile autoctoni. Usiamo cotone prodotto in Spagna, a Girona, vicino Barcellona. Possiamo tracciare il percorso del nostro cotone dalla pianta al tessuto, possiamo accedere a qualsiasi parte del processo di produzione, e questo è molto importante. La maggior parte dei tessuti che vengono importati da Turchia, Egitto o Brasile sono cotoni OGM, sbiancati con cloro, tessuti in fabbriche dove i diritti umani sono a dir poco scarsi. I marchi OCCGuarantee (Organic Cotton Color Guarantee) e GOTS (Global Organic Textile Standard) garantiscono la qualità di un prodotto organico, ecologico, non-ogm e nel suo colore originale. A questo bisogna aggiungere la crisi economica che spinge la gente a essere creativa, cè un grande bisogno di creare posti di lavoro qui dove la gente non ne ha. Molti atelier di moda hanno preferito chiudere piuttosto che continuare a portare avanti i loro marchi, a causa della competizione dei vari Zara e Pimkie presenti sull’isola. Abbiamo conosciuto sarte e sarti di altissimo livello lavorare “dove possono”, pulendo stanze di albergo o in spiagge con i lettini. E deve fare riflettere il fatto che il paese con Inditex sia lo stesso paese dove professionisti del settore lasciano il lavoro di tutta una vita. Occhio, non si giudica. Si analizza. Sono scelte. Io non produco in India e non lo farò. Preferisco farlo con la mia gente qui dove vivo, e presentare un prodotto con un controllo di qualità eccellente, piuttosto che delocalizzare solo per farlo diventare più economico.

Un doppio impegno, quindi, sia legato alla tutela dell’ambiente sia alla valorizzazione del territorio in termini di prodotti ma anche di risorse umane, che di sicuro non mancano ma che spesso sono costrette a ripiegare su altri mestieri perché le produzioni vengono fatte all’estero. “Etikology è il progetto 100% sostenibile di Nanou Couture, il risultato di etica, ecologia e logica applicati alla moda. Nasce nel 2016 come collezione per la sfilata della moda AdLib. Il concetto si è poi esteso a tutta una serie di progetti sostenibili, riallacciandosi con la Slow Fashion, che è una moda a km 0 con uso di materiali naturali o riciclati, tecniche zero waste e assenza di agenti chimici nocivi per salute e ambiente. Come marca artigianale facciamo tutto a mano e con gente del posto in cui viviamo, produciamo tutto qui a Ibiza. Abbiamo aggiunto al concetto di moda sostenibile ed etica pigmenti naturali estratti da piante che coltiviamo nel giardino e negli spazi verdi dell’isola, per dare un tocco di colore in più e migliorare l’estetica del prodotto, e usiamo sale e aceto di produzione locale per fissare i colori al tessuto.

A volte penso che la sostenibilità sia solo la “parola” del momento, altre volte penso che sia l’unica strada percorribile per attuare un cambiamento reale. “La sostenibilità è chiaramente un valore, in realtà non è altro che il consumo responsabile che i nostri nonni avevano all’ordine del giorno. Ultimamente ci sono tante aziende che cercano di ripulire l’immagine del marchio con un’operazione di marketing chiamata greenwashing, che ricicla il concetto di fast fashion aggiungendo dettagli più o meno naturali o ecologici alle loro collezioni, ma che in realtà risultano essere specchietti per le allodole. Però le bugie hanno le gambe corte, e il fatto che una multinazionale usi plastica riciclata recuperata dal mare non deve farci dimenticare che continua lo stesso a contaminare fiumi, distruggere ecosistemi e sfruttare le persone in qualche altra parte del mondo. Questo è il prezzo reale delle cose che compriamo. Sempre più persone sono consapevoli di tutto ciò e stanno spingendo affinché le cose cambino realmente.

Sostenibilità ma anche personalizzazione e servizio sartoriale su misura per il cliente. Questo è quello che c’è alla base dell’idea del “vestito perfetto“…“Ciò che mi è capitato di osservare negli ultimi anni è che le persone non sono quasi mai totalmente contente di ciò che comprano. Una manica, la lunghezza della gonna, due-tre centimetri di spacco in meno, uno scollo più o meno aperto… Quante volte andiamo via dalle boutique contenti solo a metà? Il “vestito perfetto” nasce con il concetto di Antica Sartoria Digitale, ovvero riprendere la sartoria di sempre con l’uso delle nuove tecnologie: facciamo vestiti su misura a persone che ci contattano online e li personalizziamo fino all’ultimo dettaglio. Si può scegliere tra 90 differenti modelli di 3 colori naturali del cotone OCCGuarantee e se c’è un dettaglio che si vuole cambiare, lo si cambia. Adattiamo, in definitiva, il vestito al cliente e non il cliente al vestito.” Finalmente…;)

M: Se ti dico moda…

Luca: …rispondo Etikology! Etica ecologia e logica. Compra poco, buono e fatto da persone per le persone.

M: Se ti dico Sfashion…

L: Sfashion mi piace tantissimo. Mi fa pensare alla Slow Fashion, contrapposta alla moda fast di usare, buttare e comprare di nuovo, circolo vizioso da cui a volte è complicato uscire. Ma siamo fiduciosi, una moda più sostenibile e meno dannosa per il mondo è necessaria e possibile, e la gente sembra essersene resa conto. Finalmente.

C’è poco altro da aggiungere, se non che Nadege e Luca sono un esempio e ispirazione per quanti vogliono davvero produrre in maniera differente (è possibile e dà anche parecchia soddisfazione); Nanou ed Etikology sono due brand dai quali attingere capi originali, comodi e stilosi, frutto di una ricerca costante. In più sono ambasciatori di Fashion Revolution Ibiza e anche quest’anno hanno in programma un evento da non perdere (il 24 aprile, maggiori informazioni qui). Per cui se passate da Ibiza quest’estate potete passare a trovarli o altrimenti iniziare a conoscerli sul web tramite la pagina FB o Instagram. Io li passerò a trovare spesso…e chissà che da cosa nasca cosa. Quando l’onda è la stessa, è bello cavalcarla insieme!

Buccia di Banana/Campagne fashion: why? #5

Le espressioni sono importantissime, perché la faccia parla anche quando le parole non escono. Ci sono facce che parlano di più ed altre che lo fanno meno (io non riesco a nascondere nessun pensiero perché la mia mimica, purtroppo, non tace…il che a volte non è per niente un bene, anzi), però anche nell’inespressività qualcosa si esprime. Attori e modelli, o comunque chi lavora con la propria immagine, dovrebbero essere allenati alla pratica delle più svariate facce: tristi, allegre, pensierose, sexy, buffe. Ecco, guardando certe campagne pubblicitarie mi sono fissata sulle espressioni amorfe, tristi, cupe e annoiate del 90% dei modelli/e presenti sulle pagine patinate: ma è mai possibile che vadano ancora di moda ‘ste facce tristissime o allucinate? Non solo è possibile, è un dato reale. Guardate un po’…

BRAND: SVARIATI / CAMPAGNE: lo scoglionamento e’ di moda

Oioi…o cosa t’è successo bello di mamma? Sfranto e distrutto su una sedia nonostante la meravigliosa borsa di Bottega Veneta in mano. Se ti disturba tanto, puoi regalarla a me, però ripigliati!!! Questa cosa delle espressioni stralunate o vacue nelle campagne di moda non è una novità, proprio per quello mi domando e dico: per quanto tempo ancora bisognerà cavalcare questi stereotipi di immagine?

Non c’è niente di invitante, di rassicurante e nemmeno di glamour in questi ragazzi vestiti di tutto punto con le espressioni più sdubbiate della faccia della storia; però forse è la storia la chiave di tutto. Quello che c’è dietro, quello che gli art-director si immaginano e quello che noi ci immaginiamo guardando certe foto. Tipo…

Bimbi c’ho una botta clamorosa. Ma dove sono? Dove ho dormito ieri notte? E soprattutto chi me l’ha messo ‘sto pigiama addosso?!?” Oppure…

M’avete lasciato chiusa qui dentro dagli anni 70, ora vuoi anche che ti faccia un sorriso. Levati di torno, vai!!!” O anche…

L’appoggio lì. Sì, ma perché l’ho appoggiata lì? Non dovevo appoggiarla lì“. A volte credo che la Moda faccia di tutto per rendersi sempre meno divertente. Poi meno male sono incappata in lei e ho capito che forse una speranza ancora c’è. Anche nelle campagne pubblicitarie 😉

I must have di ogni sfashionista sono due: libertà e sorriso. Lo sfashionista con il muso lungo non esiste” 😉 Buon lunedì…con il sorriso!

Il gelo!

Ciao Morgatta, è possibile che una ragazza con cui esco da circa due mesi non abbia minimamente voglia di fare sesso con me? Ti spiego, è stata lei a cercare me, siamo usciti e ci siamo piaciuti subito. Non è una persona fredda nella normalità, ma quando arriviamo al dunque si gela: si impala, aspetta che faccia tutto io, non allunga nemmeno una mano…(hai capito dove). Se non prendo l’iniziativa io, lei non si muove! Non so se è timidezza, se non le piace o se non le piaccio io abbastanza. Cosa posso fare? E’ vero che non c’è solo il sesso, ma così mi fa passare la voglia di conoscerla…Arturo (ah, abbiamo entrambi più di 30 anni)

Caro Arturo, non mi stupisco più di nulla ormai, o meglio, osservo provando a capire e a dare delle spiegazioni…ma non sempre ci riesco. Sì, è possibile che non abbia voglia; personalmente non la trovo una cosa sana, nel senso che è vero che non c’è solo il sesso, ma è altrettanto vero che il sesso è un modo per conoscersi. E che se lì non funziona…difficilmente il resto potrà durare a lungo. All’inizio delle relazioni la parte fisico/chimica dovrebbe essere a mille, però è anche vero che non siamo tutti uguali: ci sono motori a scoppio, quelli a benzina ma anche diesel che per carburare ci mettono più tempo. Forse lei è un diesel…;)

Può essere timida: in quel caso compito tuo è agevolarla, cercare di metterla a proprio agio ed avere un approccio soft ma non moscio, ovvero deciso ma con tutte le accortezze del caso. Se ti impali anche tu è la FINE! Non riuscirete mai ad andare oltre. Potrebbe anche aver subito un trauma o aver avuto qualche esperienza negativa che l’hanno fatta irrigidire, motivo per cui sarebbe meglio parlarne con lei (sempre in maniera delicata, mi raccomando). Potresti scoprire qualcosa sul suo passato che ti aiuta a capire o potrebbe semplicemente confessarti che a lei il sesso non interessa o non le piace così tanto! Eh sì, è un’opzione possibile: non tutte le donne sono interessate a questo argomento, o comunque non lo valutano così fondamentale in una relazione, che invece si basa su altri tipi di intese e progetti. Donne per cui stare bene con il partner non implica per forza andarci a letto. Io questa cosa non la contemplo, anzi, mi associo al buon Moravia quando sosteneva che…

Per quanto ti riguarda non credo che tu non le piaccia, magari non la intrighi sul piano fisico: chimica e sentimento sono due entità che non vanno necessariamente a braccetto. Quindi fatti anche tu un piccolo esamino di coscienza; pensa al coinvolgimento, alla performance, a come vi siete approcciati la prima volta, se sei stato generoso o no (importantissimo). Io cercherei di affrontare l’argomento subito così da capire se hai voglia di darle/darvi del tempo ulteriore o se è il caso di salutarsi. Dopotutto se il sesso per te è importante e per lei no, capisci che siete su due piani completamente differenti. E’ fondamentale il rispetto del prossimo e delle sue esigenze, ma non per questo le tue devono essere messe in secondo piano. Se c’è il modo di risolvere la questione insieme, tutt’apposto, altrimenti…avanti la prossima! O no?

Voi che dite? Se c’è sentimento ma non c’è chimica…che si fa? In diretta alle 18.20 su radio m2o lo potete raccontare a me e a LaMario! E’ venerdì 17 ma noi non abbiamo paura 😛 Buon weekend

Mangiami! 3 sfumature di cacao pt.3

“Se nessuno ti vede mentre lo mangi, quel dolce non ha calorie”.

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: MANGIAMI! 3 SFUMATURE DI CACAO PT.3

[] “Il marketing è una disciplina così fredda…io sono molto più orientata alla soddisfazione del cliente tramite una cura del rapporto diretto, lo trovo più personale…“. Soddisfazione. Rapporto. Personale. Le tre parole in sequenza continuavano a risuonare nella testa di Vito in un loop pericoloso che cominciò ad accendergli strani pensieri in testa. Varcare la soglia, andare dietro al bancone, afferrarla per la vita e far scivolare via quel grembiulino a pois, così da poter affondare la faccia tra quelle tette giganti, e poi portarla nel laboratorio, dove sarebbe iniziato un gioco erotico tra creme e impasti, in un tripudio di sensi, mani, dolci, bocche…e perché no, un bel bombolone al cioccolato. Ritornò alla realtà solo quando il rumore dello sportello che si apriva gli fece notare che Agnese stava uscendo dal banco, aveva delle chiavi in mano, forse quelle del frigo (ma da quando in qua esistono frigoriferi chiusi a chiave…in una pasticceria?).

Vediamo di accontentarti. Ho in mente qualcosa di speciale…per farti fare bella figura con tua sorella“. Lo guardò un secondo dall’alto in basso e poi fece una risatina. Solo in quel momento Vito si accorse di avere una matita in tasca, la sua, che era in vena di complimenti, molti complimenti, quasi un’ovazione quando si fermò sul lato B di Agnese, che nel frattempo aveva chiuso la porta del negozio a chiave. Dette una rapida occhiata all’orologio: forse era già ora di chiusura? No, erano appena le sei…una vampata di calore lo fece arrossire, quando se la ritrovò davanti, a distanza ravvicinata: “Se vuoi seguirmi ti mostro il mio regno! In laboratorio ho tantissime cose appena sfornate, magari ne scegli una e te la decoro sul momento. Posso fare qualcosa di veramente speciale…” Ansia. “Non vorrei disturbare troppo, magari quei cupcake al cioccolato possono andare bene“. “Perché accontentarsi dei cupcake quando puoi avere un dolce pensato apposta per te“. “Eh, già, perché…“. La seguì, trascinato da quella figura smaliziata e provocante che lo aveva intortato nel giro di dieci minuti a suon di dolci, sguardi e doppi sensi. Forse voleva davvero fargli scegliere una torta…ed in effetti, appena entrato nel laboratorio, fu investito da un’ondata di vaniglia, cioccolato, fiori d’arancia e cannella. Era tutto bianco con degli accenti di rosa, come il grembiule, pieno di barattoli con polveri, granelle e chicchi colorati; pan di spagna, bignè, cupcake appena sfornati e impasti in lavorazione. Stordito dagli odori e dalla situazione surreale non si accorse di Agnese alle sue spalle: era appoggiata dalla sua schiena, la bocca si avvicinò pericolosamente al collo, vicino all’orecchio…”Cosa vuoi cominciare ad impastare?” [Fine]

cupcake con musse al cioccolato al latte e gocce di cioccolato fondente di cucinamo

Buccia di Banana/Quei cosmetici in più…

Ma te le braccia non te le depili?” Mi ha chiesto un amico qualche giorno fa. “No, mi ci manca pure quello!!!” Non so se stesse cercando di dirmi che forse sarebbe stato meglio farlo, in ogni caso mi ha fatto riflettere sull’incredibile schiavitù estetica di noi donne: la ceretta (in ogni dove), le sopracciglia vanno levate o sistemate, le creme anti-rughe, ma anche quelle idratanti, il contorno occhi, lo scrub al viso, il tonico, la maschera almeno una volta a settimana…e siamo solo ferme alla faccia; poi ci mettiamo la crema idratante per il corpo, quelle anti cellulite (che anche se non servono a risolvere il problema, aiutano a mantenerci pulite la coscienza), quella per le smagliature, crema mani, per i piedi, per i talloni, per i gomiti; e poi fatti le unghie, truccati, struccati, ritruccati, il colore per i capelli, la ricrescita, il balsamo, l’olio per le doppie punte…devo continuare?!? Un minuto di riflessione per andare in bagno a controllare la quantità di boccette che abbiamo e pensare che forse di qualcosa potremmo fare a meno. Invece il mercato ne inventa sempre di nuove, proponendoci spesso qualcosa in più di cui avremo “assolutamente bisogno per essere sempre perfette e meravigliose”. Già, parliamone…

Peli di topa morbidi come seta

Dopo le dichiarazioni della “Bella” Emma Watson sull’uso quotidiano dell’olio per peli pubici, ecco milioni di donne interrogarsi su quanto sono ispide le zone intime. Eh già, perché anche la pussy ha bisogno della sua dose di balsamo!!! L’attrice sponsorizza bene il suo fur oil, dicendo che va benissimo anche per le doppie punte e le sopracciglia (olio sulle sopracciglia?!? Signore mandaci dei fulmini perché ce li meritiamo); se passato sulla pelle evita a prevenire i peli incarniti. Beh…visto così potremmo usarlo dappertutto e buttare via il resto, no?!? O.o

Capezzoli in tono

Rufolando nelle diavolerie beauty ho trovato anche un’immancabile crema schiarente per i capezzoli. Ora, solo io non mi sono mai interrogata sul punto di rosa del capezzolo? Nel senso, chiaramente ognuno ha il suo colore, ma davvero averli scuri è un insormontabile disagio estetico?!? Rimango un attimo allibita, nello stesso momento mi domando cosa diavolo ci siano dentro a questi simpatici tubetti dai nomi ammiccanti come “Magic Pink” o “Pink Queen” e quanto facciano veramente bene alla pelle nonostante in tutti i siti ci sia scritto “naturale e dermatologicamente testato“…poi scopro che esiste anche lo schiarente anale, quello per la pelle delle ascelle e per le labbra…della vagina! E penso che sia giusto che il mondo vada a rotoli finché ci sono donne che investono soldi per schiarire la propria passera.

Tutto un profumo

Queste simpatiche pillole hanno vinto tutto, figlie della convinzione che le donne devono sempre profumare, che non vanno mai in bagno, che non fanno mai le puzze e che tutto quello che succede tra l’intestino ed il wc è off-limits. Ecco quindi delle tavolette che promettono un’evacuazione profumata come si richiede alle principesse perfette!!! Per andare liberamente in bagno anche quando rimanete a dormire da lui senza paura che senta tutti i vostri (umani) odori.

Se questi sono i prodotti “dell’evoluzione“, io voglio tornare a fare la cavernicola nel paleolitico! Che la cura della persona va bene, ma questa è follia [figlia del marketing che ci sta fregando per bene tutti quanti]. O sono cose necessarie? Aiutatemi a capire 😉 Buon lunedì!

 

Che delusione!

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Cara Morgatta, ti voglio raccontare questa cosa che mi è successa. Praticamente sto flirtando con il mio dietologo dalla prima volta che sono andata a visita da lui. E’ un bell’uomo, ha avuto un approccio professionale, ma nello stesso tempo è stato molto presente durante questi primi 3 mesi di dieta. Messaggi continui, per sapere come stavo di salute ma anche battutine e doppi sensi, ai quali sono stata senza problemi; io sono single, lui una volta ha accennato ad una fidanzata, mai più nominata. Dall’ultima visita i messaggi si sono fatti più spinti, flirtaggio estremo e alla fine mi ha invitata a casa sua. Ecco, quattro mesi di messaggi per una performance di 4 minuti, senza preliminari, senza fare nemmeno un po’ di scena, e veramente poco poco dotato; in più mi ha aperto la porta con tuta in acetato, ciabatte di gomma e vestaglia…un’immagine terrificante. Dopo mezz’ora ero di nuovo a casa mia. Una delusione. Ora lui continua a scrivermi, vuole rivedermi. Ma a me non va assolutamente, vorrei dirgli che non ha fatto un gran lavoro e che se l’è giocata male. Si può? Considera che sono ancora a dieta…Maria Grazia

Maria Grazia io ti voglio già bene, primo perché il flirtaggio con il dietologo lo trovo un atto di coraggio, io non credo che ce l’avrei mai fatta a fare la cretina con uno che mi tiene a stecchetto, che mi pesa, mi misura e mi dice cosa mangiare; no, mi starebbe sulle palle a prescindere. E poi perché mi sono immaginata la scena: dal camice bianco alla tuta di acetato, una visione tutto sommato spiazzante! 😉 Ma la vita è così, non tutto ciò che luccica è oro, a volte è solo il riflesso del sole su uno specchio, e tu hai a che fare con lo specchio, non con il sole! Esistono uomini che con le parole sono più bravi che con altri mezzi, che quando flirtano ti fanno immaginare cose incredibili, che creano un sacco di sottili aspettative, soprattutto nascosti dietro allo schermo di un telefono, e poi quando arrivano lì…nulla, era meglio rimanere a casa a farsi pedicure e maschera per il viso.

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Effettivamente sì, a volte meglio non consumare, ma visto che se non provi non lo scoprirai mai, a meno che non hai un’amica che è già passata da lì, se non altro ti sei levata lo sfizio (anche se non è stato questo grande divertimento). Ora che hai provato, puoi tranquillamente decidere di non avere più niente a che fare con lui, se non in veste di dietologo (e stai attenta, potrebbe renderti la vita un’inferno il maledetto). Per questo eviterei scuse troppo stronze, sia mai ci siano delle ritorsioni sul tuo piano alimentare…Io gliela metterei giù sotto forma di ricetta medica, da lasciargli sul tavolo alla fine della prossima visita. In modo ironico e divertente per non ferirlo nell’orgoglio di maschio-conquistatore, ma in maniera diretta così che possa capire che una donna non si scomoda di notte per la prima sveltina di 4 minuti senza fare nemmeno un po’ di scena. MALEDUCATO! 😛 Sulle dimensioni non disquisisco, madre natura fa quel che può, ma il galateo della prima volta, anche se fugace, anche se solo il coronamento materiale di mesi di flirt, si deve un minimo rispettare. E questo vale per tutti:

-Va bene l’invito serale, ma se mi devi invitare nel cuore della notte per uno svuota-palle pre nanna, chiama pure delle professioniste, almeno paghi!

-Vestiti ammodino! Va bene che sei a casa, il completo anche no, ma nemmeno il pigiama o la tuta sdrucita. Un po’ di decoro.

-Atmosfera, un minimo, meglio se candele e sottofondo musicale, e un bicchiere di vino. Anche se il finale sarà orizzontale, mettere la signorina a proprio agio e smussare l’imbarazzo è d’obbligo.

-Preliminari. Necessari. Non è una scappatella in un locale pubblico, l’hai invitata a casa. Almeno fai le cose per bene!!!

-Il post è importante quanto il pre. Rivestirsi, arrivederci e grazie…è veramente una tristezza. Non c’è bisogno di smancerie, ma un altro bicchiere di vino e quattro chiacchiere sono un modo migliore di concludere la serata. Lo sarebbe anche accompagnarla alla macchina, ma che la cavalleria è morta lo sappiamo di già…

Dopo che ti sei levata questo “peso” dallo stomaco, puoi anche smettere la dieta 😉

Voi cosa gli avreste detto? Una scusa o la verità? Ore 18.20, raccontatelo a me e a LaMario in diretta su radio m2o. Buon weekend…senza dieta, mi raccomando!