Buccia di banana/Lisci come velluto

Ritornano. Ritornano sempre, con più o meno puntualità, ma ritornano. In questo weekend milanese ho dovuto amaramente prendere atto che il VELLUTO non solo è ritornato, ma ha preso piede a tutti i livelli (in compenso mi è sembrato di vedere molti meno risvoltini, ma forse è stata solo un’impressione dovuta all’assuefazione visiva…). Una tendenza che ha fatto impazzire le giovanissime, ha fatto venire nostalgia e anche ricordi orribili di adolescenze infami alle mie coetanee, ha sedotto anche le sciure di una certa età, affascinate da quel tessuto retrò…

Ed è subito “Non è la rai”, mentre nello stereo riecheggiano le note delle Spice Girls ed in TV cerchiamo di riesumare le vecchie puntate di Beverly Hills 90210. In fondo è così, si stava meglio quando si stava peggio, le incertezze di un presente nebuloso e di un domani costellato di punti interrogativi le andiamo a compensare con i ricordi di quel passato che al momento ci sembra familiare e rassicurante. E la Moda questo lo sa benissimo. Ecco quindi riapparire il velluto ovunque, in ogni forma e colore, dal classico abitino sottoveste nero alla giacchina rosso mattone fino ai pantaloni a zampa e vita alta blu. Fortunatamente non ho visto la variante bianca, ma temo che sia nascosta da qualche parte in attesa del Santo Natale. Alcuni stilisti si sono impegnati nel proporre linee innovative e forme accattivanti, ma non c’è niente da fare: quell’effetto lucido cangiante e l’aspetto pelosetto-ma-non-troppo ci riportano immediatamente agli sfolgoranti anni 90, quelli dove ci sentivamo fighissime con questo tessuto scivoloso addosso, ma che se riguardiamo le foto adesso…AIUTO!

Però diciamo la verità, il tessuto ha un certo fascino, è l’esagerazione che satura: dopo che ne vedi tanto in giro non ne puoi più!!! Ed è importante che il velluto sia di una certa qualità, altrimenti è davvero brutto. Da non confondere il velluto con sua sorella ciniglia: la differenza tra i due sta nella consistenza del pelo (ebbene sì); il primo è a pelo corto, fitto, compatto e brillante, l’altra ha un pelo più lungo, aperto e morbido. Motivo per cui, da amante dell’effetto “tenero pupazzetto“, ho sempre preferito la ciniglia al velluto…fa più pigiama! 😉 Ma non siamo ancora nel periodo giusto per i pigiamini di ciniglia, molto meglio gli abitini anni 90 in velluto lucido da portare con scarpe pesanti e dettagli di pelle, senza dimenticare il fantastico collarino al collo, altrimenti la citazione storica non riesce completamente!

 Mentre osservo l’escalation del velluto e di tutto il vintage anni 90 tornato prepotentemente in voga, mi chiedo chi e quando avrà il coraggio di tirare di nuovo fuori questi…che a questo punto ci starebbero benissimo. Che dite? 😉 E non dite che non ve li ricordate…

Buon lunedì, scivoloso e brillante come una vestaglia di velluto!

Culi&Poesie (soft polemica e spunti di riflessione)

Il web ci ha obiettivamente aperto un mondo e creato un sacco di possibilità: di esprimerci, di lavorare, di creare dei contatti diretti con potenziali clienti, di influenzare o meno gli altri, di trovare la nicchia di mercato o di pubblico e di allacciare legami e contatti attraverso il racconto quotidiano su Instagram, Facebook & Co. C’è chi lo fa con le foto, chi con le parole che accompagnano le immagini, chi preferisce i video, le famosissime “stories” e chi ancora fa dirette di qualsiasi momento della propria giornata, roba che ormai il grande fratello non ci serve più (possiamo farci i cazzi di tutti senza nemmeno accendere la tv…e poi vuoi mettere spiare la vicina senza bisogno del binocolo e degli appostamenti notturni?!? Troppo più comodo 😉 ) E fin qui tutto bene. Eppure, vagando in rete tra rinomate influencer o presunte tali, persone con milioni di seguaci o anche mila, cercando di captare gli ingredienti del successo, mi sono spesso imbattuta in un fenomeno quasi banale che però mi ha fatto venire voglia di esternare questa filosofica riflessione su culi&poesie: l’abbinamento di foto sexy e provocanti con frasi filosofiche-motivatrici-smielate-poetiche che manco i Baci Perugina, funziona?!? Parliamone…

Siamo in un’epoca di confusione, di ricerca, di crescita, sempre a caccia di consapevolezza e libertà; ci bombardano e ci auto-bombardiamo di frasi motivazionali, seguiamo guru dispensatori di formule magiche, stregoni in grado di indicare la via verso una qualsiasi illuminazione, tanto che il lavoro che va per la maggiore è il “COACH” di qualsiasi cosa. E’ un trend, tra un po’ ci faranno anche la carta igienica con le frasi ispirazionali (Dai che ce la fai, se ci credi ci riesci, il sucCESSO dipende dallo sforzo e roba del genere…), ma qual è il senso di una foto semi-nuda, con capelli e tatuaggi al vento, piagata a 90° che fa finta di allacciarsi un sandalo, il tutto con un tocco molto artistico, ovviamente, sotto alla quale viene scritto “Il vento non spezza un albero che sa piegarsi…”…ma davvero?!? Mi chiedo: hai 15000 seguaci, ti professi influencer, e  hai bisogno di scrivere queste banalità finto-poetiche per dare un tocco intellettuale ad una pecorella in bianco e nero??? Bondage provocanti sottotitolati con un “Siamo tutti il risultato di intrecci di vite…” o l’immancabile culo allo specchio con scritto “riflessi, infinito, pensieri“. C.U.L.O., amiche mie, si chiama culo e si, è altamente poetico, ma non facciamo i ricami filosofici sulla ciccia! Al massimo un po’ di raffinata ironia, citazioni appropriate con virgolette e nelle quali si nomina l’autore, insomma…una ricerca nel copyright, o niente!!! Ma in fin dei conti…

Appurato ciò, devo amaramente constatare che è pieno di fantomatiche influencer o blogger che hanno profili pieni di nudi, pose sexy, bocche a culo di gallina e retorica a quintali. E le domande piovono: cosa influenzano? Di che cosa stanno parlando? Perché un’azienda dovrebbe sceglierle? Che messaggi lanciano? Che esempio rappresentano? Sempre il solito: usare il corpo come strumento per raccogliere consensi e possibilmente anche soldi! E ci sta, è una pratica antica quanto il mondo, ma poi non ci lamentiamo delle pubblicità e della strumentalizzazione del corpo femminile, quando in rete siamo le prime a farlo per prendere la scorciatoia più comoda…o no?

Diteci la vostra: l’esibizionismo senza contenuti funziona? Lo fareste? Alle 18.30 in diretta su radio m2o con LaMario. Secondo me ne sentiremo delle belle…buon weekend! 😉

Buccia di Banana/No comment!

Questo fine settimana le mie amiche hanno pensato bene di deliziarmi il momento dell’aperitivo mostrandomi una cosa orribile che sfida quasi le torte partoritrici. A differenza di quelle, che uno se le guarda e se le mangia in santa pace mentre festeggia l’imminente maternità a casa con le amiche, QUESTA cosa uno se la fa di spontanea volontà sul proprio corpo, la porta in giro ed è anche una delle prime cose che si vedono. E io resto sempre più allibita…

Sì, sono unghie. Sì, sono brufoli e sì…

…si schiacciano!!! Un minuto di silenzio…

…e SIPARIO! Perché dopo questa io credo che chiuderò questa rubrica. O_o Buon lunedì!

 

Approcci molesti (in rete)

Dalle rose rosse e invito a cena, siamo passati al poke, un saluto in chat ed un incontro diretto con finale orizzontale quasi garantito! Che l’approccio alle soglie del 2018 si sia arricchito di mezzi multimediali per accorciare le distanze, restringere i tempi e diminuire le figuracce mascherandole dietro al proprio monitor è ormai una cosa nota ed entrata nell’uso comune. Che i tentativi di approccio variano dal più timido, che colloquia solo utilizzando le emoticon, fino al più sfacciato, che invia direttamente foto del cazzo (no, non foto simpatiche, proprio foto dell’organo genitale in questione), è altrettanto noto e non ci stupiamo (quasi) più di niente. Eppure ci sono dei soggetti ai quali io taglierei prima le mani e poi gli attributi: gli adulatori-offenditori. Praticamente delle persone orribili!

Diffusissimi in rete, sono coloro che ti contattano in maniera diretta e con pochissimi giri di parole, ti dicono cose carine, ti fanno complimenti su quanto sei bona, quanto sei figa e sviolinate in cui cercano di attirare la tua attenzione. Ma non sproloquiano a vuoto, si aspettano una risposta. Infatti, dopo un paio di messaggi di cortesia e di “corteggiamento” alla loro maniera ai quali non ricevono risposta e nessun segno di vita, si iniziano a spazientire con un “ci sei”, seguito da un “heyyy” o un “oooo“, che poi diventa “Alloraaaaa” e che alla fine si trasforma magicamente in un’offesa bella e buona dalle sfumature variabili; si passa da un delicato “Ma chi cazzo ti credi di essere” al “Ma guarda ‘sta cessa che se la tira pure” fino al “Tanto sei una troia qualunque come tutte le altre“. E a me in questi casi verrebbe voglia di tirare fuori il solito machete, virtuale ovviamente 😉 !!! Ora…

Il non ricevere una risposta può essere effettivamente frustrante, ma questo non giustifica l’offesa. Ci possono essere fattori contingenti che non hanno reso il messaggio leggibile, tipo che finisce nella casella di posta “altri messaggi” di FB che uno non controlla spesso e che quindi rimane inesplorata per mesi, oppure una momentanea assenza dai social o ancora un viaggio meditativo di mesi con disconnessione dalla rete. Oppure semplicemente la signorina in questione non è interessata e, non avendo voglia di inoltrarsi in chat che potrebbero prolungarsi a lungo spesso con lo stesso finale, preferiscono il silenzio. A volte qualcuna risponde in maniera carina ed educata, ringraziando dei complimenti ma non intenzionata a proseguire la conversazione e tanto meno a trasformare da virtuale a reale l’incontro e…viene comunque offesa! La storia è vecchia, è quella della volpe che non arriva all’uva e dice che è marcia (o acerba? Non me la ricordo molto bene), ma io mi domando e mi dico: tu riusciresti a dire le stesse cose avendocela di fronte dal VIVO? Mi immagino la conversazione: “Ciao, sei molto attraente, andiamo a bere qualcosa?” – “Grazie, ma no, ho già un impegno” – “Ma sì, tanto sei solo un tegame” – …o si prendono a parole o parte uno schiaffo o lei se ne va schifata lasciandolo nella sua miseria intellettuale e umana. FINE. Ecco, qui mi viene fuori l’undicesimo comandamento:

Io spero che ce ne siano sempre meno nel web che si lanciano in questo tipo di approccio con finale ad offesa, ma nel caso dovessi inciampare in uno di questi soggetti, si può (dopo aver comunque fatto un bello screen shot, giusto per avere un ricordo utilizzabile in caso le molestie si appesantiscano ulteriormente):

ignorare e seguire il silenzio, prima o poi la finirà di scrivere schifezze gratuite;

utilizzare le parole più delicate e intelligenti per farlo sentire fuori luogo (ma può essere un’impresa senza risultato perché di solito questi si sentono anche ganzi);

essere educatissime e mandarlo a cagare (con il rischio che ricarichi il doppio delle offese);

fargli una supercazzola e terminare con un plateale PUPPA! 😉

Altri suggerimenti sono ben accetti! A voi vi è mai capitato? In diretta alle 18.30 ne parliamo anche con LaMario in diretta su radio m2o! E buon fine settimana, sperando non piova…

Buccia di Banana/Di calzini di spugna e jeans inesistenti

Sono tornata. Tra uno scatolone da mettere in ordine e la ricostruzione del mio laboratorio, ho preso tempo sbirciando distrattamente sui siti di moda che contano e che danno imperdibili consigli di stile per il prossimo autunno. In fin dei conti non vorrei perdermi dritte indispensabili…;) E sono stata attirata da questo titolo geniale:

E già qui mi si palesa davanti un nordico con calzino di spugna tirato fin sotto al ginocchio che, con le sue ciabattone ortopediche, si gira e dice: “Avete scoperto l’acqua calda, noi è da una vita che andiamo in giro così e ci avete preso per il culo per secoli“. Ed in effetti, come dargli torto. Ripenso poi alle ciabatte di gomma con calzino di spugna, a chi ha avuto il coraggio di indossare le decolleté sempre con il calzino sportivo e alle pioniere che lo hanno messo con il sandalo. Ora, a detta della giornalista, possiamo andare liberi tutti. Cerco di capire il perché…

Cosa significa essere eleganti nel 2017-2018? Vestire in maniera sportiva. (MA DAI?!?) Sì, è questo il fashion mantra del momento, celebrato dai più grandi brand di moda che hanno sposato la tendenza athleisure in maniera totale e totalizzante. Il mood sporty è il dettaglio portante di intere collezioni. E quella firmata Valentino Resort 2018 è l’emblema di come l’athleisure sia la nuova chiave di volta del lusso. E della coolness.”

—>Coolness?!? Vabbè, cerco di andare oltre a questa sbrodolata di inglesismi, alla quale però non mi abituerò mai, e mi informo meglio su questa athleisure, che non è nient’altro che indossare capi sportivi in altre occasioni che non siano la classe di yoga o la sessione in palestra. Praticamente quello che io faccio da sempre, quindi ho scoperto che quest’anno sono pure di tendenza!

Questo look, infatti, è la “prova provata” che le scarpe estive per definizione possono essere indossate ben oltre la stagione calda. E attraverso le giuste possibilità di styling offerte dalla sport couture, i sandali aperti possono diventare le scarpe più cool da sfoggiare anche in autunno e in inverno. Basterà abbinarli con le calze. E con le calze giuste. No, non parliamo di banali calzini in lana o delle solite calze collant. È qui che sta l’audacia e l’essere avanguardisti: puntate sulle calze di spugna. Sì avete capito bene (e vedrete meglio qui sotto), ci riferiamo proprio al calzettoni sportivi a coste, bianchi e con la banda colorata in alto. Sono decisamente il dettaglio estremo e non convenzionale per indossare i sandali più eleganti che avete in maniera totalmente diversa dal solito e per trasformare il vostro ordinario look chic e bon ton in qualcosa che vada oltre i confini e le regole classiche.

E quindi, dopo tutta questa sagra di Cool e Giusto, credo che sia giunto il momento di dare lustro ai calzettoni di spugna della Coop e metterli con i sandali estivi. Sempre che vogliate essere veramente ESTREME e NON CONVENZIONALI. Come tocco di classe, a questo punto, mi sento di suggerire di usare l’accappatoio di spugna al posto del cappotto, così, giusto per rimanere in tema!!! O_o

E vabeh…mentre cerco di farci un pensierino mi imbatto in lei: l’evoluzione del Jeans contro Tigre è la vittoria palese della tigre, che ha lasciato intatte solo le cuciture. Anche qui si tratta di una proposta per gente estrema e non convenzionale, che non soffre il freddo e che non ha paura di rimanere impigliata nei cespugli mentre cammina. Per tutte le altre, ci sono banalissimi jeans interi…

Buon lunedì 😉

Stop&Start: la gestione del rientro post-stagione

Lo so, l’estate è bella e finita già da un po’, i ritmi autunnali hanno preso il sopravvento ed il bikini ha già lasciato il posto al cappotto (mi sento già male). Io, e come me tanti altri, sto rientrando adesso dalla mia “stagione” ibizenca ed è ora che mi si presenta davanti il rientro e tutto quello che comporta. Perché non è il classico “ritorno dalle vacanze”, che pure presenta le sue noie e difficoltà, è un rientro da mesi di vita differente, in un altro luogo, con una lingua diversa, altri ritmi, altre persone, altra casa, altro tutto. C’è chi fa stagioni da sempre, c’è chi ha cominciato da giovane a saltellare da un posto all’altro e quindi ci ha fatto l’abitudine e chi invece ha deciso a 30 anni e coda, di passare sei mesi qua e sei mesi là, con tutte le conseguenze fisiche ed emotive di questo stile di vita in movimento costante. Si crea una seconda vita, con persone e dinamiche nuove alle quali ci si abitua facilmente, ma che mollare é un po’ più ostico. A tutto ciò si aggiunge il fatto che dall’altra parte è tutto già iniziato, quindi per non sentirti un pesce fuor d’acqua, non farti prendere dallo scompenso o non sclerale malamente, meglio prendere delle precauzioni…

SPOSTATI LEGGERO: Il bagaglio ha un peso. Mentale ma soprattutto fisico. Fare traslochi di intere case ti prova: impacchettare, inscatolare, carica, scarica, incastra tutto in macchina e stiva fino all’ultimo millimetro disponibile; tutto ciò ti uccide, oltre a farti venire il mal di schiena. Per quanto possibile, meglio spostarsi con il minimo indispensabile. Questo minimo è variabile da persona a persona, ma anche decidere che cosa è davvero “indispensabileè un buon esercizio per accorgersi che tante cazzate delle quali ci circondiamo sono assolutamente superflue! Attenzione, però, a non riempirsi di cose nuove, altrimenti la situazione non cambia!

IL BICCHIERE MEZZO PIENO: è un’ottima tecnica per non vivere la tragedia de “la fine”. Dopotutto…

…quindi pensare alla conclusione di una stagione come il naturale proseguimento della vita è un’ottima scusa per non andare in depressione. Certo, le situazioni non si ripeteranno mai così come sono state nei mesi passati, ma questo è anche il bello della vita, dove ogni cosa e ogni persona evolvono (o regrediscono, ma insomma, cambiano) con il passare del tempo. Chi deve rimanere rimane, chi è stato solo un figurante sparisce, ma in tutto ciò non si perde niente e nessuno.

DEFATICAMENTO LENTO: rientrare in città, pretendere di sistemare tutto e subito, immergersi a testa bassa nel lavoro, pretendere di abituarsi a nuovi ritmi ed essere reattivi subito…ecco, NO! Non fa bene, non è umano e non serve a ritrovare la serenità o a scacciare la malinconia. Molto meglio prendersi del tempo per ambientarsi gradualmente, riordinare le idee, disfare i bagagli e…progettare la prossima fuga! 😉

AFFETTI, COCCOLE E PICCOLE CERTEZZE: in fondo tornare “a casa” ha i suoi lati positivi (io aspetto a gloria un paio di pranzi cucinati da mia mamma, ad esempio), siano essi gatti, amici, famiglia, nipoti, trombamici, la cricca del bar, le ragazze del mare o l’allenatore in palestra. Anche un caffè fatto bene può essere un ottimo motivo per gioire del rientro, coccole culinarie, cene con le amiche di sempre, passeggiate al mare o corse in moto. Ecco, qualunque siano questi “buoni motivi”, qualunque siano le cose che vi possono far stare bene in questa nuova dimensione senza stare a rimuginare sul luogo appena lasciato, FATELE! Se non riuscite a trovare un solo buon motivo…che cosa siete tornati a fare?!?

Dicono che con il tempo, poi, ci si dovrebbe fare l’abitudine. Nel frattempo io prendo precauzioni 😉 Come al solito, se avete altri consigli da darmi, io li ascolto sempre volentieri. Anche se volete darmi un caldo “bentornata” non mi offendo, anzi…;) In ogni caso, se vi connettete alle 18.30 su radio m2o, ci sentiamo anche in diretta con LaMario (sempre che sia sbarcata dalla nave)! Buon fine settimana…

Buccia di Banana/Campagne Fashion Why? #10

Elementi di disturbo, dettagli che attirano l’occhio e che in qualche modo risultano fuori luogo. Alle volte sono fatti di proposito, alle volte sono palesemente errori ed altre volte…non lo so, magari sono io che mi fisso sulle piccolezze di certe campagne pubblicitarie che mi fanno l’effetto di un maialino rosa in mezzo ad una galleria d’arte durante un’inaugurazione molto chic. Ma si sa, la moda ama le stranezze! 😉

Brand: Kenzo / Campagna: Zavorre nel deserto

La composizione sarebbe interessante, l’abito multicolor attira l’occhio (e mi piace assai), la location niente di nuovo, eppure queste scarpe zavorra mi distolgono l’attenzione dalla bellezza e mi fanno pensare che sono la nuova proposta anti-vento, per rimanere sempre ancorate a terra!!!

brand: Jacquemus / Campagna: #noprodotto

Bella la foto, sempre accattivante il bianco e nero, momento romantico ed invidiabile…ma voi signori di Jacquemus, cosa vendete di bello? Emozioni, suggestioni o foto a caso?!? 😉

Brand: Sonia Rykiel / Campagna: levami ‘ste piume

Le piume, si sa, svolazzano. Ma quando ti svolazzano in bocca e davanti agli occhi poi il minimo che può succedere è sfociare in un’espressione a metà tra uno strabismo di Venere appena pronunciato, un accenno di terrore ed un sottile “toglimi ‘ste piume davanti sennò te meno“. Chissà com’è andata a finire…;)

brand: alexander wang per adidas / Campagna: post it!

Questi loghi Adidas a testa in giù messi a toppa sulle tette mi fanno personalmente rimpiangere la cara vecchia X di scotch nero. Questi post-it applicati in post-produzione mi fanno scendere tutta la poesia del passamontagna da cattivo…

brand: camper / Campagna: intrappolata nella pelle!

Un po’ horror, un po’ fetish, parecchio inquietante! A prima vista pare un pezzo di pelle messo lì come richiamo, per scarpa e pantalone; poi quando ti accorgi che è un volto intrappolato nella pelle, senza nemmeno un buco per respirare, comincia a sopraggiungere un po’ di ansia e vorresti solo liberare chi c’è lì sotto.

brand: Pepe jeans / campagna: pogando, appoggiando!

Salti spontanei, pose plastiche, tentativi di “appoggio” che lei sembra gradire nonostante l’espressione da giovane scolaretta innocente. Chissà se all’atterraggio sono capitombolati l’uno sull’altra…

brand: calvin klein / Campagna: c’hanno mollato in mezzo di strada

La cricca del circo è rimasta a piedi in mezzo al deserto. Sconsolati, cercano di attirare l’attenzione dei passanti proponendo varianti ridimensionate dei numeri dello show. Ma intorno non c’è nessuno. Solo un’altra pubblicità di Calvin Klein sul cartellone, dove nemmeno i modelli guardano nella loro dimensione. Poverini, verrà mai qualcuno a recuperarli?!? 😉

Buon lunedì!

Che ansia! (mi metti)

L’ansia, anche quando non c’è, c’è! E’ la malattia del millennio, o forse c’è sempre stata, fatto sta che di base un po’ di ansia ce la facciamo venire tutti. Le cause sono le più disparate,:reali, inventate, ingigantite, auto-indotte, ogni scusa sembra essere buona per impanicarsi un po’ e sottostare allo schiavismo ansiogeno. E fino a quando le ansie te le procuri da solo, va tutto bene. Il problema è quando ci facciamo affliggere e infestare dalle ansie altrui. Mai capitato che persone nemmeno troppo vicine con un approccio ansiolitico a qualunque questione della vita abbiano cercato di contagiarvi, mettendovi ansia anche quando non ce n’è realmente motivo? Ecco, a me è capitato più di una volta, ed in tutte le occasioni mi lasciavo travolgere dall’ondata, cercando di assecondare lo stato d’animo dell’altro, in una sorta di empatia totalmente controproducente. Ieri mi è capitato di ritrovarmi nella solita situazione, tra l’altro con una questione lavorativa nel mezzo; mi sono chiesta se fosse giusto nei miei confronti tentare di gestire le ansie altrui, assecondandole e ponendomi nello stesso stato d’animo. La risposta è CHIARAMENTE NO!!!

Ovviamente il problema non è del prossimo, o meglio, il problema è loro, ma il lasciarsi influenzare da queste emozioni è una cosa che dobbiamo imparare a gestire noi. Come sostiene la scienza o chi per lei “Le persone sono talmente interconnesse che lo stress è diventato un problema sistemico, a livello sia personale sia collettivo; ciò nondimeno, la nostra società tende a non affrontarlo come tale. La ragione è che sono le emozioni a governare le persone più di quanto le persone governino le proprie emozioni. L’alto grado di interconnessione fra le persone significa che non possiamo più ignorare lo stress e l’energia emozionale incoerente degli altri, né possiamo tentare di controllare la cosa mediante regole totalitarie. Le emozioni possono essere soffocate, ma non per questo scompaiono. La causa principale dell’attuale epidemia di stress è l’incapacità di capire come gestire le emozioni.” Ognuno deve fare i conti con le proprie emozioni prima di tutto, ma nell’immediato, per non farsi sconvolgere o rovinare le giornate dagli altri, è bene prendere alcune precauzioni:

Non assecondare, MAI. Quando ti poni sul solito livello ti metti in condizione di alimentare l’ansia, l’agitazione ed i pensieri negativi. Rimanere in un imperturbabile atteggiamento “zen” o qualcosa di simile è la tattica migliore per farli sentire a disagio e per obbligarli a non incalzare la dose d’ansia. Insomma, se fai in modo che loro si sentano in qualche modo giustificati, si ansieranno il doppio. Con le immaginabili conseguenze per il tuo stato di salute, soprattutto mentale. Molto meglio smorzare, sminuire in maniera pacata le sue agitazioni, facendole apparire cose di poco conto per le quali andare in ansia è un inutile spreco di energia! Se poi sei in grado di rigirare le questioni con un risvolto positivo è fatta: magari loro stanno in ansia ugualmente, ma almeno tu ti sei salvato dalle vibrazioni negative (stupendoti anche del fatto che sei stato in grado di svoltare la situazione con l’uso sapiente della dialettica).

Non discuterci. Anche discutere non è una buona idea, perché solitamente chi vive perennemente nell’ansia è sicuro di non esserlo; sono le classiche persone che quando gli dici “Guarda, stai tranquillo, domani parliamo e sistemiamo tutto” si rigirano con un “ma io sono tranquillo“, pronunciato con la voce instabile e la vena frontale che nel frattempo ha cominciato a pulsare pericolosamente. Sono convinti di avere ragione, fermi delle loro convinzioni, e soprattutto sono sicuri che il loro modo di vivere sia quello giusto, per cui non ammettono altre opzioni se non quella di stare in ansia per qualsiasi cagata!

Respirare, contare fino a 10…a volte anche fino a 100. Siccome è facilissimo farsi tirare in mezzo da questi personaggi ed essere risucchiati nel vortice, prendere tempo è un altro grande trucco. Vogliono risposte immediate? Te le do’ dopo un paio d’ore. Vogliono cambiare appuntamento perché nel frattempo si sono già agitati? Mi invento altri impegni. C’hanno fretta? Vai al tuo ritmo.  Non modificare il tuo atteggiamento o i tuoi piani su spinta loro, se per te non ha senso. Mantieni la tua linea e seguila rispedendo la negatività al mittente.

Distacco. Se ciò che dice una persona non ti piace, smetti di fare attenzione. Segui solo le parti positive e costruttive della conversazione (ammesso che ce ne siano) e se non ce ne sono prendere mentalmente le distanze pensando ad altro; questo fa in modo che tu non rimanga coinvolto nel caos altrui. Se poi l’allontanamento dalle onde ansiolitiche non è sufficiente, bisogna passare al distacco fisico: ovvero, fuori dai cogl…nel senso, limitare le interazioni al minimo indispensabile (soprattutto quando si tratta di lavoro), perché le persone non si cambiano, ma noi possiamo decidere di fare a meno di certi personaggi con i quali interfacciarci. Anche eliminandoli definitivamente, ma senza ammazzarli 😉

E’ un duro lavoro, ma alla lunga (e anche nell’immediato), paga! Se voi avete altri suggerimenti, io ascolto e prendo appunti. Anche LaMario sarà curiosa di sentirli, in diretta alle 18.20 su radio m2o! Stay Tuned!!! 🙂

 

JO!: una collezione a cavallo tra tradizione e innovazione

Quando si pensa alla Giordania di sicuro la prima cosa che viene in mente non è certo la moda, nemmeno il design e nemmeno l’innovazione, ed è qui che ci si sbaglia. Deserto, beduini e cammelli sono indubbie fonti di ispirazione, ma la tradizione legata al tessuto, incluse preziose lavorazioni manuali, ricami e tinture naturali, è ben presente e strettamente connessa ad una nuova generazione di designer che hanno la voglia e le qualità per progetti che vanno ben oltre il costume di un tempo.

E’ in questo contesto, a cavallo tra tradizione e modernità, che è nato JO! by Creative Jordan, un brand disegnato da un team di designer giordani ed interamente prodotto dalle aziende locali. Il progetto fa parte di “Creative Mediterranean, Resilience through Creativity”, un’iniziativa fondata dall’Unione Europea insieme all’Italian Development Cooperation ed implementata con l’aiuto dell’UNIDO (United Nations Organization for Industrial Development). Insomma, un sacco di gente alle spalle che in qualche modo ha deciso di spingere la manodopera locale e aiutarla ad inserirsi nel mercato mediorientale ma soprattutto in quello internazionale. A dare una mano nella parte pratica ed organizzativa c’è la collaborazione del GSC, Garment Design & Training Center, istituto di formazione locale che da anni si dedica al mondo della moda con corsi, workshop e aggiornamenti speciali (insomma, dove vado ad insegnare anche io una volta all’anno).

Ho visto la collezione nascere lo scorso anno, tra scarabocchi, disegni, pezzi di tessuto, ricami e la confusione tipica di un progetto che deve vedere la luce. Poi l’ho vista in fotografia, pronta per sfilare ad Amman e raggiungere le fiere di settore a Milano e Parigi; qualche mese fa l’ho vista negli scatti su Instagram, dove ha attirato (giustamente) l’attenzione di Sara Maino, selezionatrice dei Vogue Talents e finalmente dieci giorni fa sono riuscita a vederla dal vivo. E io, prima di parlare, devo toccare con mano…e provare 😉

Forme tradizionali reinterpretate, linee semplici e pulite, tagli che scivolano addosso, corto e lungo che si combinano insieme, fanno di JO! una linea versatile, casual e raffinata, adatta per il giorno così come per la sera, per le giovani e anche per giovani donne adulte. Le lunghe cappe lasciano il tessuto tipico e sono proposte in un denim leggero, un mix di lino, cotone e Tencel, che danno una mano fresca e leggera; ad accompagnarlo il classico tessuto da camicia (popelin, per i non addetti ai lavori) ed un Denim “da sera”, con un effetto lucido appena accennato. E poi ci sono loro, i ricami, ad impreziosire il tutto comparendo in posizioni inaspettate, tono su tono ma anche in contrasto, piccoli dettagli impercettibili o grandi pattern decorativi.

Quella del ricamo, come della tessitura, sono storie lontane che da sempre ornano abiti ed accessori in tutto il Medio Oriente; l’ispirazione, non a caso, è quella dei beduini, i cui abiti semplici color indigo e decorati con ricami geometrici sono stati impastati in una chiave contemporanea. Anche il classico “diamante” (punto particolare con il quale realizzare ricami su tessuto) è stato interpretato con una nuova forma che va a comporre disegni dal sapore etnico ma non troppo.

Una collezione, al di là dei gusti personali, che ha il compito di tramandare tradizioni, sostenere nuovi designer e favorire lo sviluppo della manifattura locale. Tutti ingredienti per appoggiare una moda sostenibile non fatta di grandi nomi, ma di grande passione e lavoro. Quando la moda è anche cultura, ed è indossabile! 😉

Inutile dire che mi sarei voluta appropriare di una decina di pezzi almeno, ma purtroppo erano campioni. La collezione è in produzione e a breve sarà disponibile sullo shop online;  per rimanere connessi e seguire gli sviluppi c’è la pagina FB ed il profilo INSTAGRAM. Per i negozi in italia la collezione è visibile allo showroom Vigevano41. Questo è un mini-video in cui una delle designer (e mia amica) spiega com’è nato il progetto!

Buccia di Banana/Inversione di ruoli (il nudo in pubblicità)

Sono quasi convinta che esita una sorta di decalogo appeso nelle agenzie pubblicitarie (e non solo) con dei “punti sacri” che ogni bravo ideatore di campagne deve tenere presente; il primo è “tira più un pelo di figa che un carro di buoi” e il secondo è “un culo vende più di qualsiasi testimonial famoso“. Diversamente non mi spiego per quale motivo per vendere il detersivo per le lavatrici serve una gnocca messa a 90° con le chiappe al vento, per le scarpe servono donne senza veli con indosso orribili stivali e per pubblicizzare mobili si arruola una ragazza che si rotola nuda da una chaise longue ad una poltroncina, sempre in pose molto osè…per dirla in maniera delicata!

Mercificazione? Ma noo, scelte di comodo, in cui non ci si deve spremere le meningi più del dovuto e si prende la via più immediata per catturare l’occhio del consumatore e portarlo direttamente al punto (il perché poi la Zia Pina dovrebbe andare a comprare la poltrona reclinabile da quel mobilificio che mettere le signorine nude nella pubblicità non si sa, forse perché trascinata dallo Zio Gino che spera di trovarcela sul serio). Spesso le donne svestite sono solo il “contorno” di certe scene, nemmeno il soggetto principale, ingaggiate come accessori per ornare l’uomo di potere in completo sartoriale che risulta ancora più ganzo perché ha la ragazza nuda che lo aspetta sdraiata sul divano di pelle di castoro rosso fuoco. Forse per contrastare questa terribile tendenza e ribaltare la storia giocando con le stesse identiche armi o forse solo per divertirsi, l’azienda di completi da donna Suistudio ha presentato una campagna nella quale donne completamente vestite hanno come soprammobili degli uomini…svestiti!

Accessori, props, oggetti di scena usati come tappettini per i piedi, copri-divani o semplici passanti, queste figurine hanno lo scopo di un contorno dominato dalla donna ritratta in pose volutamente plastiche e srafottenti, a significare che i completi, come le posizioni di potere, non sono solo appannaggio degli uomini!

Si tratta di un ribaltone in piena regola nel quale si fa lo stesso gioco semplicemente invertendo i ruoli; l’intento è chiaro, inviare un messaggio nel quale si invita a piantarla con la mercificazione del corpo femminile a scopi pubblicitari, facendo provare la stessa sensazione di “ma cosa c’entra l’omino nudo lì?” anche agli amici uomini (che poi qualcuno ne sia anche orgoglioso lo mettiamo in conto). Per quanto sia di un certo effetto e abbia fatto parlare di sé, alcuni hanno obiettato che si tratta pur sempre della mercificazione di un corpo che promuove una visione di potere sotto forma di dominazione di un altro essere umano (insomma, non è che sei figa solo se c’hai il toyboy a casa), dimenticando che ogni oggettivazione sessuale fatta con l’intenzione di stabilire la dinamica di potere tra i sessi è controproducente alla causa dell’uguaglianza. Ma, come avrebbe detto qualche anno fa quella fuori di testa di Valerie Solanas (scusate, ho visto ieri la 7ima puntata di American Horror Story), il mondo è uomo-centrico e per fargli capire come si sente una donna in certe situazioni (tipo aggredita barbaramente in un angolo nel cuore della notte) bisogna far ritrovare l’uomo nella stessa identica situazione. 😉

Insomma, la ragazza aveva delle idee alquanto estreme, forse non c’è bisogno di arrivare a tanto, forse non c’è nemmeno bisogno di arrivare a fare pubblicità di questo tipo. Forse c’è solo bisogno di utilizzare i mezzi di comunicazione per mandare messaggi di altro genere; messaggi di uguaglianza reale, di rispetto e di valori che siano diversi dal “per vendere c’è bisogno di mostrare il culo” (a volte anche di darlo, ops…), cosa che al momento, anche sui vari social, sembra essere la maniera più veloce per ricevere ingaggi e consensi.

Che ne pensate? Buon inizio settimana… 🙂

Image courtesy: Suistudio Blog