BUCCIA DI BANANA/CAMPAGNE FASHION: WHY? #7

Aria d’estate, aria di mare, aria calda, voglia di spogliarsi. Anche le riviste iniziano a dare segni d’intolleranza verso l’inverno e le pubblicità si scoprono sempre di più, sia in città che nel deserto, consigliatissima meta di viaggio soprattutto durante i mesi più caldi (per vedere chi è in grado di sopravvivere); eh già, ormai la spiaggia è OUT, le cabine in legno a strisce sono una storia vecchia, la natura selvaggia e gli scogli non usano più e insomma, la moda è sempre a caccia di idee nuove ed accattivanti anche per celebrare la stagione del sole e del mare. Sempre a modo suo…questa pazza pazza estate! 😉

brand: Saint Laurent / campagna: hot in the city!

Antò, fa caldo” – “Eh, scopriti un poco” – “Evvabbuò“. Lei si scopre, sfoggiando fiera il suo intimo-non-intimo, lui si inalbera, le fa una scena madre in mezzo a tutti e la pianta in asso così, triste e con il cuore spezzato…ma ancora attaccato alla tetta! 😉

BRAND: GUCCI / CAMPAGNA: HOT IN THE CITY! RIBORDA!

Il bagno nella fontana di Trevi? Un must, quando fa caldo in città tutto è concesso, anche il tuffo nelle fontane. Si accendono le luci, i vigili si trasformano in bagnini, parte WMCA agli amplificatori posti sui lampioni e via, il circo dell’estate. Ah, mi raccomando, non dimenticare a casa Tigro, l’animale da compagnia. Il tigrotto è il nuovo carlino! (non si può uscire senza)

BRAND: alberta ferretti / CAMPAGNA: ghiacciami! (*raffreddami)

I bollenti spiriti sono peggio dei bollori. O forse sono. In ogni caso il sistema per farseli passare è sempre il solito: il vecchio cubetto di ghiaccio (dove decidete voi). L’unica controindicazione è che ciucciandoli in un certo modo magari i bollenti spiriti vengono a chi sta intorno….

BRAND: miu miu / CAMPAGNA: bastava l’asciugamano!

E va bene i costumi  a vita alta, vanno bene anche gli interi super coperti che ricordano più dei body che altro, passino anche le cuffie fiorate modello nonna anni 50…ma perché l’accappatoio lungo con il collo di pelo, per giunta chiuso con la cintura? Bastava anche un pareo…(infatti le ragazze sono tutte incazzate nere, oltre che molto accaldate)!

BRAND: balmain / CAMPAGNA: AFTER PARTY, NON C’e’ mai un taxi!

Non ci sono mai i taxi quando servono. Uscire a mezzogiorno dalla festa in spiaggia e doversela fare a piedi è veramente insopportabile. In più comincia a fare caldo, l’asfalto ribolle e le zeppe di plastica di Zara iniziano a decomporsi (il trucco no, però, meno male ha retto). Scazzo totale. Meno male non siamo sole…e meno male si incontrano ancora bei fii per strada!

BRAND: CAVALLI / CAMPAGNA: AFTER PARTY, NON C’E’ MAI UN TAXI! (nemmeno nel deserto)

Perché spendere soldi per un taxi quando hai un fidanzato che può fare da mulo e scarrozzarti in spalla fino all’albergo? Non c’è bisogno di molto per convincerlo, basta un massaggio del cervello (e anche una convincente faccia di culo). Perché le vere donne non devono chiedere mai, impongono. E l’uomo esegue (anche se non è proprio contentissimo).

BRAND: celine / CAMPAGNA: la piscina e’ ancora chiusa?

Quando non vuoi rassegnarti al fatto che la piscina comunale ancora non è aperta…e sei pronta a passare tutta la notte davanti alla porta fino a che non aprono! Perché i fenicotteri il bagno nelle fontane non lo fanno…sono eleganti loro!

Buon lunedì…ovunque voi siate! 🙂

Seconda chance?

“Ma secondo te, no, se con una persona che ti piace da tempo ci finisci a letto e la prestazione che ne viene fuori è deludente, ha senso riprovarci una seconda volta o terza volta o è meglio passare oltre perché l’intesa fisica non è scattata? E’ capitato di recente: mi sono invaghita di un ragazzo, ci siamo corteggiati per diverse settimane, poi quando siamo arrivati a letto…un flop totale, non nel senso che non ha funzionato, proprio nel senso che mi sono annoiata parecchio. Sono cattiva, ma ho pensato che me la sarei potuta risparmiare. E adesso lui vuole rivedermi e io non so che fare. Che faccio? Arianna” 

Ma come cosa faccio? Ma ti piace o non ti piace? Allora, prima di tutto sfatiamo un mito, o meglio, riportiamo tutto alla realtà:

Insomma, è anche una questione di culo, oltre che di chimica che, se scatta subito alla prima è meraviglioso e appagante, ma se non scatta subito può essere che scatti in un secondo momento. Tra due corpi non è detto che ci sia una reazione di complicità immediata, sappiamo benissimo che ci sono infinite variabili che possono giocare brutti scherzi: l’ansia da prestazione è sempre in agguato, l’emozione che frena la spontaneità, il posto che magari non è adatto, il gatto che ti fissa da in fondo al letto, il preservativo che non collabora, l’atmosfera che non è quella giusta…essere cestinati dopo la prima e unica volta non è propriamente carino. A meno che di questa persona non te ne freghi assolutamente niente: nel senso, se si tratta solo di una cotta momentanea, incentrata soprattutto sull’aspetto fisico, allora forse non è necessario andare oltre. Però se questa persona un minimo ti interessa io una seconda chance la concederei volentieri, proprio perché il sesso è anche una questione di confidenza, di prendere le misure dell’altro…no, non in senso geometrico, di riuscire a capire cosa, come, dove e perché. Per farle per bene certe cose richiedono anche tempo…

Ed è necessario anche non caricare certi episodi di aspettative. Il fatto che una prestazione sia “deludente” vuol dire che già nella tua testa ti eri fatta delle aspettative alte, o comunque diverse da quelle che si sono dimostrate in realtà, magari perché paragonate a quelle con i partner precedenti. Errore. Mai caricare persone o situazioni con pensieri irreali; si rimane sempre delusi. O se non sempre, spesso. E mai e poi mai fare paragoni con quello che c’è stato prima. Quindi, cara Arianna, non ti frenare davanti ad una prima volta andata male, magari è un diesel con la ripresa lenta o un timidone che ha bisogno del suo tempo per uscire dal guscio. Se poi non si ripiglia nemmeno dopo una serie di volte…no more chance! 😉

Voi vi fermate alla prima o ci riprovate almeno un altro paio di volte? Io e LaMario aspettiamo le vostre storie o suggerimenti, in diretta alle 18.25 (più o meno) su radio m2o! 😉

In serie artigianale

Il finger food è tutto quello che si mangia con le mani. Per estensione è diventato anche tutto ciò che si mangia dentro a piccolissimi contenitori con piccolissime posate: bicchierini e ciotolini abbinati a forchettine e cucchiaini; va bene tutto, basta che sia pratico, veloce e mono-porzione. Dai salatini anni 90 alla pappa al pomodoro in bicchiere, tutto può diventare finger food...anche le polpette al sugo, basta farle piccoline ed appoggiarle su un piattino. Il finger food funziona negli aperitivi o agli eventi perché ti fa sentire meno in colpa se nel piatto hai 10 piccole ciotole invece di montagne di pasta, insalata di riso o pollo al curry. E poi non ti sporchi, è pratico e sembra che mangi di meno (in realtà finisci a provare tutti i bicchierini presenti in giro, a volte pure con il bis o la tripletta perché per capire di cosa sa te ne servono un po’). Ma i finger food sono uno sbattimento allucinante, figli di una certosina manodopera alla quale viene affidato un arduo compito, ovvero comporre una serie di piatti in serie, tutti meravigliosamente uguali, colorati, bilanciati e sistemati, come appena usciti da una confezione di Sofficini surgelati, tutti perfettamente identici nella loro fattura industriale. Invece dietro ad ogni piccola ciotolina c’è un paziente lavoro manuale, l’artigianalità nel posizionare gli ingredienti principali, il condimento, il decoro e pure la spolverata finale. Un gesto che viene ripetuto per centinaia di volte…fino a comporre quel vassoio allettante che viene attaccato brutalmente dai presenti, attratti dalla bellezza, ma non sempre coscienti del lavoro che c’è dietro. Ecco, la prossima volta che vi avventate senza rispetto sui vassoi dei finger food, fate un minuto di riflessione pensando a chi tutti quei bellissimi e buonissimi aperitivi se li è dovuti comporre pazientemente UNO per UNO. In serie. Artigianale… 😉

Finger food rigorosamente in serie dolci/salati di cucinamo

Se volete sapere con cosa sono composti questi bellissimi aperitivi dovete andare su Instagram di cucinamo firenze: lei lì scrive tutto! O quasi 😉

Buccia di Banana/Copripiedi

buccianewstyle

Con tutto questo parlare dei brutti piedi della Ferragni (che voglio dire, in confronto alla pronuncia nei video della Pantene, non sono per niente fastidiosi) il mondo delle star e regine dell’esposizione mediatica si è fatto carico di un’altra paranoia estetica: quella del piede nudo non proprio bellissimo e non perfettamente curato. Fino a qualche tempo fa vedere alluci che strabordavano oltre i sandali o mignoli impertinenti che si arrampicavano sulle fasce glitterate di qualche stiletto era normale, non proprio bellissimo, ma tollerato; ora che l’attenzione del pubblico è passata dalle tette ai piedi, ecco ricorrere tante (o quasi) a dei trucchi per mascherare le estremità non proprio perfette…

Schermata 2017-05-21 alle 23.06.01

Il suggerimento “innovativo” arriva direttamente dal Festival di Cannes dove vengono in soccorso dei piedi non proprio perfetti…dei bei calzini color carne. Ottimi per mascherare la pedicure non fatta, così come i piedi rovinati dalle scarpe da running (che queste stanno sempre a correre) o ancora piedi con dita ballerine che non riescono a contenersi con i sandali aperti. Fatto sta che il vedo-non-vedo del calzino velato è stato spacciato come un vezzo non solo trendy ma addirittura sexy. Sì, l’elastico alla caviglia dice attizzi un sacco…;)

FEET-2016_003

Il vero trucco sarebbe quello di tentare di non acquistare scarpe che non rendono giustizia al piede; ma questa è una soluzione troppo saggia per personaggi pubblici che devono essere sempre e comunque alla moda, indossando cose che non sono adeguate alla propria persona giusto per il gusto di essere trendy (perché non ci dovrebbero essere altre spiegazioni plausibili a queste cose auto-inflitte, a meno che non si tratti di un’attacco di allergia).

star-piedi

Ma insomma, dico io, perché ci si deve rovinare i piedi (e la postura) indossando scarpe scomode o che mettono ancora di più in evidenza certe problematiche? E perché nasconderle dentro ai calzini corti COLOR CARNE? Non si potrebbe semplicemente lasciarle in pace in calzature comode che rispettino i piedi così come sono? Io certe cose non le capirò mai…forse sono dura io 😉 Buon lunedì!

Telefono-dipendenza!

MLS_NS

“Morgatta la mia fidanzata è totalmente dipendente dal telefono: non si stacca mai un minuto, né quando è fuori con me né quando è con le sue amiche. Mai. Ogni  cinque minuti controlla Facebook o Instagram, ha mille chat su whatsapp, vive circondata di suoni e notifiche…è insopportabile!!! Starle accanto è diventato davvero difficile, momenti di intimità pochi e una volta voleva addirittura postare una foto appena avevamo finito di fare l’amore (ovviamente mi sono rifiutato). Quando provo a farle notare che tutto questo è eccessivo si arrabbia e mi dice che lei “ci lavora” (per la cronaca lei fa l’estetista). Sono disperato. Cosa posso fare? Dino”

Tagliale le mani o lasciala…a giocare con il suo telefono!!! Povero Dino, ho visualizzato per un attimo la situazione e credo che sia veramente di una tristezza infinita, oltre che tremendamente frustrante per te. La dipendenza da telefono è una patologia contemporanea reale, figlia di quest’epoca dove lo smartphone regna sovrano. Ci hanno convinto che essere sempre connessi è fighissimo e soprattutto necessario (?), ma in realtà hanno creato dei mostri che vivono sempre di più a testa bassa, piegati su loro stessi ad intrattenere relazioni filtrate dai monitor! Che paura!!! Non voglio scagliarmi contro il mezzo e contro la tecnologia, figuriamoci, pure io “ci lavoro“, ma come in tutte le cose serve buon senso e moderazione.

FullSizeRender

A questa cosa che ti disturba (te e altri milioni di persone, tranquillo che non sei solo) è anche stato dato un nome: si chiama “partner phubbing“, da “snubbing” (snobbare) e “phone” (telefono): lo fa chi trascura, in modo assai poco educato, la persona con cui si è impegnati, non importa dove e in quale occasione, per controllare in maniera compulsiva il maledetto telefono. Questo porta a litigi e rotture, non perché ci si immagina che il compagno o la compagna abbiano attività illecite sui social, ma perché appena la conversazione cala (o peggio, anche quando c’è) una chat o una ricerca su internet o una notifica ci strappa letteralmente via il partner, che preferisce lo smartphone a noi (che tristezza immane)! Questo perché siamo convinti di avere una rete di relazioni virtuali composta da seguaci e ammiratori più ampia di quella effettiva e reale (e qui facciamoci tutti delle grandi domande).

FullSizeRender-1

Appurato che la tua fidanzata ha tutti i sintomi in questione, quello che ci puoi fare tu è veramente poco. Come in tutte le cose, se non ti accorgi e prendi consapevolezza di avere un problema, difficilmente farai qualcosa per risolverlo. Ci sono poi tantissimi metodi ed escamotage per limitare il problema, come la digital detox, ovvero passare almeno due giorni a settimana immersi nella natura SENZA TELEFONO, oppure dotarsi di App che ti segnalano quando stai esagerando con il controllo del telefono (come Break Free o Quality Time), o ancora imporsi due ore con cellulare spento, per concentrarsi meglio su un’attività o una cena con te, per esempio. Sono tutte metodologie che funzionano quando c’è una volontà. Parlale, esponi le tue perplessità o falle vedere questo video… https://www.youtube.com/watch?v=6_-xTxP1hD4 o questa foto…

140607728-bd1cb193-24d2-44b1-bcae-6951e7e91798

Se non accenna smettere, sottraiti alla vita di coppia e vedi che succede. Se non le fa né caldo né freddo, molla…abbiamo bisogno di attenzioni, non di partner che stanno appicciati ad un telefono 24 ore al giorno. Nemmeno se è “per lavoro“, che lavorare sempre non fa bene alla vita (e poi scusa, che fa trattamenti estetici via skype)?.

Voi quanto siete telefono-dipendenti? Ci sentiamo on-air su radio m2o per discutere di questo problema con LaMario e con tutti quelli che vogliono interagire con noi…ma solo se non sono fuori con amici o compagne 😉 Ore 18.30, come sempre…

A cena da solo pt.3

tegamiescarpette

Andare al ristorante da soli è da sfigati

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: A CENA DA SOLO PT. 3

Schermata 2017-05-17 alle 22.26.42

[] Voltare pagina voleva dire scrollarsi di dosso il fantasma di Marianna, di un passato pesante, di una fine burrascosa, della malinconia dei ricordi di quel che fu ma che non era ormai da tempo. Voltare pagina, via da quella casa, da quelle mura strette, da quel centro trafficato, da quel piccolo nido d’amore diventato una prigione. Voltare pagina senza rimuginare sulle scelte ormai fatte anche sul lavoro: in fin dei conti per un creativo marcire in un ufficio non è una grande aspirazione, almeno non per lui, ed avere a che fare con incompetenti che se la tirano senza motivo e che si permettono di darti ordini è oltremodo frustrante. E’ stata la scelta migliore…eppure perché continuava a domandarsi se non aveva fatto le tre più grosse cazzate della sua vita? Perché, perché stare solo va bene, ma a volte è anche utile uscire dai vortici della propria mente, intercettare altre opinioni o solamente distrarsi. Alzò gli occhi, incrociò quelli di Eva. Stasera aveva voglia di distarsi. Alzò la mano, richiamando la sua attenzione.

Dica?

Eva, io sono Carlo…possiamo darci del tu?” – “Beh…sì, certo, dimmi…” – “Molto meglio. Era tutto perfetto e ti ringrazio. Per concludere ci manca solo un caffè corretto alla sambuca. E magari quattro chiacchiere…” – “Per il caffè non c’è problema, le chiacchiere in servizio non mi sono concesse” – “Sei meravigliosamente precisa. Si vede da quant’è perfetta questa coda. Vada intanto per il caffè. Solo una domanda…” Il livello di imbarazzo aveva raggiunto i massimi, oltre ad un certo brivido nelle zone del basso ventre. “Hai mai preso delle decisioni di cui eri estremamente convinta ma con la sensazione costante di aver fatto una cavolata immane?” – “Domanda impegnativa per un fine serata di lavoro…faccio il caffè e ci penso due minuti“.

Carlo sorrise e tornò al suo foglio con mano rapida e uno strana espressione soddisfatta. Eva tornò dopo poco con il caffè ed un minuscolo quadrato di dolce alle fragole “Lo offre la casa, anzi, la chef” – “Pensavo me lo volessi offrire tu” – “Io…ecco, no, io non offro, generalmente mi faccio offrire“. Lo disse quasi senza pensarci, poi si accorse della sfacciataggine, divenne rossa di nuovo e fece per sgattaiolare via ma venne trattenuta da uno “Posso prenderti in parola?” – “Meglio di no“. Fuggì ed in quel preciso istante l’autostima di Carlo fece una serie di saltelli: nonostante l’età, nonostante lo stress, nonostante l’umore altalenante, era ancora in grado di sedurre. Affondò la forchetta nel pan di Spagna, arrivò alla crema e mise tutto in bocca, assaporando quel mix dolce/aspro, quello che ci voleva per chiudere la cena. In quel momento decise di giocarsela fino in fondo. Ultimi tratti sul foglio, chiese il conto al lungo capo-sala che lo portò rapidamente, in fondo erano rimasti solo 2 tavoli oltre al suo, al quale porse subito la carta di credito. Sperava che a riportare lo scontrino fosse Eva…se non altro per evitare mosse sconvenienti sul finale. Ed infatti lei si avvicinò con penna e scontrino, elemosinando silenziosamente la sua firma ma ottenne di più. Dopo averle ridato la sua copia le passò sul tavolo il foglio su cui aveva scarabocchiato tutta la sera: c’era un suo ritratto, non realista, ma incredibilmente somigliante. Con pochi tratti l’aveva raffigurata nella sua essenza, precisa, attenta ed imbarazzata, con quella sfumatura di rosso sulle guance che lui era stato in grado di cogliere. “Grazie mille, sei stata perfetta“. Le fece un’occhiolino, si alzò avviandosi verso l’uscita, non prima di aver stretto la mano ossuta del capo. Sul foglio, in un angolo in basso a destra, dopo la firma, c’era scritto “Io offro. 338 8066879“. [Fine]

CHEESECAKE SPECIALISSIMO DI CUCINAMO

Schermata 2017-05-17 alle 23.18.02

Schermata 2017-05-17 alle 23.16.53

Schermata 2017-05-17 alle 23.15.58

Schermata 2017-05-17 alle 22.26.42

4, 37 e 18! (non sto dando i numeri)

Oggi è finalmente arrivato il cartaceo del 4° libro che ho scritto e pubblicatoOggi faccio la bellezza di 37 anni, che mi allontanano dai trenta e mi avvicinano a quell’altro numero che comincia con il 4 ma che non ci voglio nemmeno pensare. Tra due giorni, il 18, festeggerò entrambi questi eventi, ma più che altro il primo, al Caffè Letterario le Murate (Firenze), perché non c’è due senza tre ed il quattro non viene da sé, ti devi sempre fare quel gran culo per arrivare a fare quello che desideri (o almeno, a me non mi ha mai regalato niente nessuno).

18425516_10155104537582530_7404907769627818059_n

Manco a farlo apposta LUI quassù è arrivato oggi, una ciliegina sulla torta che non ho ancora mangiato (ma che sicuramente mangerò da qui a stasera, che posso anche non festeggiare, ma almeno un dolcino lo pretendo), un altro piccolo traguardo di questa passione che coltivo da sempre e che, da quando ho deciso di investirci con costanza, mi sta regalando delle gioie. Ebbene sì, scrivere è un’attività che non ho mai smesso di fare, ho sempre imbrattato quaderni e agende, riempiendole di cazzate più o meno sensate; poi è stato il turno del web, che mi ha permesso di scrivere e CONDIVIDERE perché, a differenza di quegli scrittori che “Ma no, figurati, io scrivo per me” (e allora continua a scrivere sulle agende invece di andare a cercare editori, no?), io scrivo perché qualcuno legga (le cose “per me” me le tengo nei miei quadernini). Poi è arrivata la “Bruttina“, la mia prima opportunità di carta su inchiostro in un sistema ordinato e coordinato definibile “libro“; poi il seguito, poi Sfashion e oggi magicamente mi ritrovo tra le mani il mio quarto libro. Che, devo dire la verità, mi fa sempre uno strano effetto. E’ un mix di sensazioni: quando consegno è come se non esistesse più; poi lo vedo dal vivo e lo guardo come se non fosse mio e soprattutto come se fosse una cosa talmente lontana nel tempo che me ne sono dimenticata; poi me lo guardo, lo rileggo in qua e là, gli voglio un po’ bene, però con la testa sono già oltre (patologia da noia? Boh…). Oggi che li ho visti tutti insieme, tutti e 4, tutti con quella punta di fuxia che li accomuna, li ho guardati e…niente, sono decisamente “figli” miei 😉

Processed with MOLDIV

Giovedì 18 maggio alle ore 18.00 io e la mia amica giornalista fondatrice del magazine online Pollyanna Ludovica Monarca ci faremo una chiacchierata “fiorentina” (naturalmente al femminile) al Caffè Letterario Le Murate. Insieme a noi  ci sarà esposto il racconto fotografico nell’esposizione degli scatti di Erika Bastogi, fotografa e video maker che ha arricchito il libro con le sue immagini. Un tripudio di donne, di colori, di parole, di fiorentinità mista a quel tocco labronico che ormai fa parte di me da una vita. Insomma, lo spazio promozione è finito (altra cosa che odio è farmi pubblicità da sola, che palle 😛 ); chi vuole venire trova tutte le info qui—> https://www.facebook.com/events/527863714004026/?active_tab=about e chi è distante può comunque procurarsi il libro…o I LIBRI! 😉 Io nel frattempo vado a giocarmi questi 3 numeri…

IMG_4472

Buccia di Banana/La/il bralette ti cambia la vita!

buccianewstyle

Ma sicuramente non ti cambia le tette! Basta con i push up ripieni come i calzoni della nonna pugliese, basta i balconcini con quei ferretti che per anni hanno minato le costole di tutte noi, basta con i sagomati e gli scomodi corsetti modellanti: sono arrivate LE BRALETTE (al femminile? al maschile? Ancora non ci ho capito molto), un reggiseno/top che promette comodità e stile per tutte. Per tutte…vabbè!

bralette-cos-e-e-come-si-indossa-il-reggiseno-piu-sexy

Io l’ho incrociatola prima volta sulla gigantografia della solita figona di Intimissimi e prima ancora avevo sentito la parola “bralette” in una pubblicità in radio e questo nome mi aveva già infastidito: bralette, a seconda di con che accento lo leggi, può suonare come le “braghette” (e mi ricorda le mutande), o come “braciolette” (e mi ricorda roba che si mangia); in tutti i casi lo trovo un nome infelice. Per il momento cercherò di non fossilizzarmi sul nome, ma capire il contenuto di questo oggetto “rivoluzionario” dell’intimo femminile. Trattasi di un ibrido a metà tra un top e un reggiseno dalla forma comoda, senza ferretti, coppe costruite, imbottiture e gancetti (ok, solo io nella foto vedo dei ferretti sotto a quelle puppe tonde?!?). Non dà volume, ma veste ogni forma, esaltandola (e anche in questo caso nutro delle perplessità: se una ha il seno piccolo questo oggetto diventa praticamente una canottiera, altro che reggiseno).

AA_1200x1200_bralettes_highneck86086-170404_1491319257276

Più ampi, spesso con forme che ricordano vagamente i top anni 90, a metà tra i reggiseni sportivi che tanto ci hanno fatto odiare a quei tempi proprio perché erano tutt’altro che sexy e quelli a triangolino di cotone che subito si slabbravano, questi sono stati pensati per non essere nascosti: basta con bretelle in silicone da indossare con i vestiti scollati fingendo che non si vedano, basta con le spalline nere da nascondere sotto all’abito bianco, la Bralette si sfoggia (anche perché certi modelli sono davvero difficili da nascondere). “Il modello è così semplice per le aziende che lo producono che le attenzioni sono tutte concentrate su pizzi e merletti.” Insomma, visto che è più facile da realizzare, meglio arricchire il tutto con fili, intrecci e ricami che rendono il tutto davvero comodo come l’intento con cui nasce…bralette_particolari

Credo di avere un concetto di comodità differente…O.o In ogni caso, dicevamo che tutto questo esubero di pizzi, merletti, lacci, intrecci e applicazioni non può assolutamente essere nascosto; indossarlo sotto le t-shirt sarebbe uno spreco. Quindi ben venga sopra ai pantaloni, pantaloncini, sotto alle giacche come usava fare Madonna qualche decennio fa o con le gonne lunghe. Se poi volete essere ancora più audaci ed intriganti, lo consigliano anche sopra alle magliette. Tranquille, è la Moda, nessuno penserà che avete sbagliato l’ordine della vestizione, solo che siete molto molto trendy con la bralette di fuori

Schermata 2017-05-14 alle 22.44.39

c3c1bd8df96bdbc66f8a6ab7b83e0aa2

Bellini eh, forse davvero la cosa che mi urta di più è il nome (bralette…dai, non si può sentire). O il fatto che per sfilartelo con nonchalance senza toglierti la maglietta diventa un’operazione a rischio strozzamento?!? Ci penso un attimo, nel frattempo penso che continuerò a girare senza niente 😉 Buon lunedì!

Innamoramenti pre-partenza

MLS_NS

Ciao Morgatta, mi sono innamorato. E fin qui niente di male. Ho completamente perso la testa per una ragazza che conosco da tempo, solo che ci sono un paio di problemi. Primo, lei è la migliore amica della mia ex…storica. Secondo, io tra dieci giorni parto e starò via almeno fino alla fine di novembre. Non posso dirle di aspettarmi ma se penso che nel frattempo lei potrebbe invaghirsi di qualcun altro questa cosa mi manda fuori di testa. Il sentimento credo sia reciproco, anche se lei ha delle resistenze, credo per via della mia ex. Cosa posso fare? Grazie, Giorgio

Dimenticala! Scherzo, caro Giorgio, però diciamo che innamorarsi di una donna prima di partire per diversi mesi non è proprio una scelta geniale. Ma in fin dei conti…

FullSizeRender-3

Quindi un po’ sei fottuto, ma niente di irreparabile. Chiedere ad una donna ti “aspettarti” mentre tu sei via per mesi non ha assolutamente senso, soprattutto se tra di voi non è successo ancora niente, se non aperte dichiarazioni di interesse permeate da un’aria di “vorrei ma non posso”, specialmente dalla sua parte, che tu immagino saresti disposto a partire in tromba. L’ideale sarebbe lasciare che le cose seguano il loro corso senza forzarle ed aspettare il tuo ritorno per vedere cosa succede. Se succede e se non succede, pazienza (sì, lo so, sono un po’ fatalista, ma in questi casi non vedo molte altre soluzioni). Nel frattempo, fai quello che ti senti: se hai voglia di scriverle, scrivile; se vuoi condividere la tua nuova vita con lei, fallo, in libertà. Io non adotterei trucchetti strategici o tecniche pre-confezionate e nemmeno mi forzerei a dimenticarla, perché è proprio quando tenti di rimuovere una persona dalla testa con la forza che rimane a rimbalzare lì costantemente.

FullSizeRender-2

Puoi decidere se mettere tutto in “stand by” e non farti sentire per un po’ (nella speranza che ti passi del tutto) oppure palesare la tua presenza per mantenere in vita questa piccola fiamma che si è accesa (che potrebbe rivelarsi un fuoco fatuo). La distanza, in questo caso, non ti aiuta. Ma io, fossi in te, mi godrei questa nuova vita senza mettermi paletti, né mentali né sentimentali. Magari nel posto in cui ti sei trasferito incontrerai colei che ti farà completamente perdere la testa e allora arrivederci&grazie a tutta questa storia. 😉

Vi è mai capitata una storia simile? A me solitamente sì, mi innamoravo in vacanza gli ultimi due giorni prima di ripartire per casa. Non è mai durata mezza di quelle storie! Ci sentiamo alle 18.20 in diretta su radio m2o, magari LaMario ci dà altre due dritte. 😉 Buon venerdì!

A cena da solo Pt.2

tegamiescarpette

Andare al ristorante da soli è da sfigati

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: A CENA DA SOLO PT. 2

FullSizeRender

[] Le mani cominciarono a muoversi veloci sul foglio, danzando con movimenti leggeri e decisi; alzava gli occhi solo pochi secondi, captava qualcosa, poi ritornava al suo blocco e alla sua matita. Questa attività incuriosì ancora di più Eva, la cameriera, che nel frattempo, tra un cliente e l’altro, non l’aveva perso di vista un secondo, quasi ipnotizzata da quella figura insolita. Quando si avvicinò per portare via il piatto non poté fare a meno di sbirciare sul foglio e notare come in pochi minuti quell’uomo aveva ritratto i signori del tavolo di fronte in maniera magistrale.

Ti piace?

Eva si scosse, imbarazzata, come se fosse stata sorpresa a rubare limoni nel giardino del vicino “Ehm…sì, sì, molto”. Diventò rossa e corse via. Immediatamente arrivò il lungo capo sala “Desidera altro?” – “Sbaglio o avevo incrociato una tartare di tonno sul menù?” – “Ma certo. Arriva subito”. Sorrise, ed immediatamente la mano tornò sul foglio a fermare su carta quella figura oblunga e dinoccolata dall’apparenza così fragile ma che dirigeva magistralmente la sala di quel ristorante sul mare. Gli ricordava il proprietario di un locale dove andavano sempre lui e la sua ex moglie in vacanza a San Teodoro…la matita si fermò. Bei tempi quelli, in cui erano appena sposati e felici, con tanta voglia di girare, divertirsi, scoprire il mondo e fare milioni di cose insieme. Insieme…

Prego”. L’onda dei ricordi venne spezzata dal tonno e dalle mani della cameriera che appoggiavano il piatto a tavola. “Come ti chiami?” – “Eva…” rispose timidamente. “Grazie Eva, questo piatto ha un aspetto fantastico. E guarda la combinazione di colori. Io la trovo perfetta, non credi?” – “Beh, sì, in effetti è un gran bel piatto.” Diventò rossa nuovamente mentre cercava di dileguarsi un micro-passo all’indietro dopo l’latro.

E’ da tanto che lavori qui?

Beh, ormai sono sette anni.

Accidenti, hai cominciato giovanissima?

Veramente non sono così giovane come pensi.” L’imbarazzo le stava facendo attorcigliare le budella; ok, era un bell’uomo, un tipo interessante e con un fare misterioso, ma era pur sempre un cliente. E con i clienti bisogna essere gentili, carine ma mai superare il limite della cortesia del servizio. Così le avevano insegnato, così si comportava da anni.

Ovviamente non ti chiederò gli anni, dicono che sia scortese domandare ad una donna la sua età. Però sappi che te li porti davvero bene”. Strizzò l’occhio e prese la forchetta.

Eva raggiunse toni di fucsia acceso nel volto ed una vampata di calore l’attraversò da capo a piedi. Accennò un sorriso e si rimise in marcia. Carlo sorrise da solo, iniziò a mangiare e voltò pagina del suo quaderno. Era davvero tempo di voltare pagina…[continua]

Tartare di tonno, avocado, ginger e limone di cucinamo

IMG_5574

IMG_5575

FullSizeRender-1

FullSizeRender