Buccia di Banana/Estate degli orrori

Ho fatto finta di non vederli per un po’. Ho provato ad ignorarli nonostante amici e conoscenti continuassero a postarmeli sia in pubblico sia in privato. Poi ho deciso che li avrei raggruppati in un post degli orrori, così, giusto perché è l’ultimo lunedì di giugno, fa caldo e siete in ufficio a sclerare in attesa delle vacanze. Sappiate che in giro ci sono cose brutte. Bruttissime. Inutili e in agguato per la vostra estate…;)

Non sentivamo tutte la mancanza di un costume con stampato il petto villoso di un uomo? Forse no, ma non importa. Ormai possiamo stampare qualsiasi tessuto con qualsiasi immagine e questa è la naturale (?) evoluzione di stelline, cuoricini, unicorni, banane e quant’altro. Le fantasie sono fantasie, i pattern sono pattern, i peli sono peli. E una donna con un petto peloso da uomo è l’ultima frontiera della simpatia…o del trash? Ci sto ancora pensando (e sì, sono chiaramente operazioni di photoshop ma esistono in commercio per davvero al modico prezzo di 50 dollari…e io che speravo inutilmente che fosse un esercizio di uno studente di grafica del liceo).

Con cosa accompagnare il costumino di cui sopra? Dimenticate le Birkenstock, che ormai sono socialmente accettate e quindi di fatto non le considera più brutte nessuno (manco con i calzini), lasciate le infradito e anche gli zoccoli. Perché non osare l’accostamento pelo-pesce? Comode, pratiche, soprattutto per camminare nell’acqua e confondere i fratelli pinnati facendoli avvicinare per scambiare due parole con un loro simile che li ascolterà sempre a bocca aperta. Ecco, fossero state chiuse mi sarebbero rimaste più simpatiche. Forse.

L’ultima cosa che mi ha lasciato alquanto perplessa è stata la serie di trucchi e saponette “genitali inspired“, un figurativo che non lascia spazio all’interpretazione e all’immaginazione. Hai voglia a trovarci un significato profondo, queste sono passere&piselli gentilmente appoggiati su invitanti confezioni di polveri glitterate. O espressamente fatte con saponette artigianali. I geni hanno un nome che è tutto un programma: i signori della Bitch Slap Cosmetics secondo voi potevano fare le saponette a forma di rosellina? No, appunto. La domanda mi sorge, come sempre, spontanea: qual è il confine tra cosa spiritosa o trash? Qualcuno mi risponda…;)

Ok, adesso avete un bel quadretto dell’orrore estivo con cui iniziare bene la settimana! Buon lunedì 😛

Pressing!

Morgatta cara, sto insieme ad una ragazza da un anno, entrambi 35enni, tutti e due siamo innamorati, eppure non riusciamo ad uscire da un problema. Lei continua a dire che io gli sto attaccato come una cozza, che sono appiccicoso, assillante ed opprimente. In parte ha anche ragione, nel senso che io vorrei stare sempre con lei, ma lei non sempre con me. Perché? Perché mi tocca insistere per vederci la sera anche se lei è libera? O per andare fuori il fine settimana? Cioè, dice che le piace viaggiare e poi quando le chiedo di andare via fa sempre tante storie…poi magari alla fine ci viene e si diverte anche, però devo sempre insistere. Tante storie, davvero, sempre; è talmente sfuggente che penso abbia un altro. Perché quando è libera non ha sempre voglia di vedermi? Io vorrei iniziare a costruire qualcosa, ma così è quasi impossibile, oltre che stancante. Come posso fare? Grazie, Martino”


Piantala di insistere! Mi sto sentendo male io per lei 😛 Scherzo (in parte), però mentre leggevo la tua lettera ho avuto l’immagine di te come una cozza gigante che prova a rincorrere lei, un’anguilla agile e veloce. Inutile dire che cozza e anguilla non stanno bene nemmeno nel risotto di mare, e che più tu ti accozzi più lei scappa. E’ un must, oltre che un pericolosissimo circolo vizioso nel quale più tu ti appiccichi e più lei si dà alla fuga. Ora le possibili motivazioni di questo comportamento possono essere svariate:

E’ uno spirito libero e ha bisogno dei suoi spazi: legittimo e da rispettare. Non tutte le donne sono uguali (fortunatamente); ad alcune piace stare sempre con il proprio compagno, altre hanno bisogno anche dei loro spazi. Magari una sera, anche se libera, preferisce stare sul divano a limarsi le unghie e mangiare schifezze mentre guarda la sua serie preferita piuttosto che stare a casa con te.

Sta cercando di mettere in pratica il detto “in amore vince chi fugge…e a quel punto per spuntarla inizia a sfuggire tu! Nel senso che se se la sta tirando consapevolmente e anche un po’ per sport, meglio non assecondare il suo gioco malato ma ritrovarsi su un piano di equilibrio in cui non c’è chi corre e chi insegue.

Ha effettivamente un altro. Nel senso, è tutto possibile nella vita, non te lo auguro, ma non si sa mai. Se sfugge sempre e continuamente e se non è MAI presente nella relazione forse è il caso di farle qualche domanda in più…o cercare nella vostra storia altri segnali di possibile disinteresse (tipo se non ti considera, scappa sempre, ha sempre altro da fare e fate sesso una volta ogni due mesi ecco…, vedi te!).

In ogni caso  credo che a fregarci sempre in queste occasioni sia il senso di aspettativa! Ci si aspetta sempre che l’altro faccia quello che noi desideriamo: tu ti aspetti che lei ceni con te, che venga in vacanza con te, che abbia voglia di vederti sempre. Più lei ti dice di no, perché magari ha altri impegni o semplicemente vuole stare da sola e più tu ti senti frustrato. Così alla lunga finisce che ti annoi di rincorrerla o che lei sclera perché le stai troppo addosso e la storia va a farsi friggere. P A U S A di riflessione.

Mai aspettarsi qualcosa, mai dare per ricevere, mai chiedere con la pretesa di ottenere la risposta sperata.  E’ ovvio che se uno chiede è perché desidera qualcosa, ed è sempre meglio chiedere che stare zitti, ma anche esagerare con le richieste a volte può essere controproducente. Meno pretese. L’unica cosa che si può (e si deve) pretendere in una relazione è il rispetto. Per tutto il resto, prova a stressarla di meno e vedere come va…se sparisce del tutto vuol dire che non era LEI! 😉

Voi siete cozze pressanti o anguille sfuggenti? In diretta alle 18.25 su radio m2o potete raccontarcelo a me e a LaMario. Dai che sono le ultime puntate, poi non mi sentite più per tutta l’estate…

Spennellami!

Lo spennellamento è un’arte! Maneggiare strumenti, colorare piatti, distribuire tocchi di sapore sotto alle pietanze è parte del gioco di chi in cucina ci gioca (e ci sa fare). Che sia estetica non si discute: un tocco di pennello, così come ogni guarnizione extra, rendono il tutto molto più bello ai nostri occhi; ma non è solo quello il fine del pennello. Si spennella per non mettere una cucchiaiata invadente di salsa sotto la carne, per non eccedere con i sapori, per decorare e rendere accattivante un piatto abbinando i gusti con cautela, senza esagerare con la quantità e nello stesso tempo regalando spunti per un simpatico effetto cromatico. Il gesto è rapido e preciso, la consistenza deve essere giusta, la scelta dello strumento ancora di più. In cucina si spennella con il pennello, quello in silicone in primis, ma anche con il cucchiaio, le spatoline, il vaporizzatore (roba che io farei il piatto a pois), carta, spugna, biberon (?) o ramaiolo. Come suggerisce Carolina “Lo si fa in tanti modi, ma quasi mai a caso!” Perché vista così sembra facile, ma a fare un troiaio ci vogliono cinque secondi…

gli spennellamenti di cucinamo (con cuoca, finalmente)

Voi avete mai spennellato? 😉

 

Buccia di Banana/Solette da scoglio? Dai, no!

Di certe idee apprezzo lo sforzo innovativo, l’apparente praticità e senza dubbio l’audacia. Eppure io queste solette da spiaggia più le guardo e più penso che NO, non si possono vedere e NO, sono proprio sbagliate come concetto. Ma che si può andare al mare con i piedi gommati?!?

Fortunatamente non sono ancora in commercio, hanno un nome inglese, Nakefit, ma sono fatte e progettate in Italia e al momento sono in fase di avvio con una bella colletta su Kickstarter. Tecnicamente trattasi di un adesivone di gomma che si incolla bene bene sotto la pianta del piede e permette di zompettare allegramente tra rocce, scogli, sabbia rovente, bordi di piscina scivolosi o anche dentro una bella sauna senza bisogno di scarpe, infradito, ciabatte o medusine

Ora le mie perplessità in merito a questo oggetto sono sopratutto di natura pratica, prima tra tutte riguardante la durata dell’adesivo: dopo quante ore di esposizione al sole o dopo quanti tuffi di staccherà definitivamente, lasciando le spiagge piene di orme plastificate dai colori sgargianti? E poi, sì, sono ipoallergeniche, antigraffio, anti-taglio e antibatteriche (o almeno così dichiarano), ma siamo sicuri che il mix di colla, gomma, sabbia, acqua di mare, sudore e crema solare sia proprio indicato per la salute della pelle? Certo, saranno anche traspiranti, ma a me i dubbi rimangono…

Insomma, diciamola tutta, sono anche un po’ bruttine da vedere queste distese di piedini colorati in spiaggia, mi fanno tanto ridere! Non ti scotterai i piedi, ma che fine faranno le corse per raggiungere il mare con pit stop sotto gli ombrelloni delle fine davanti? Dove lasceremo il piacere della sensazione dei sassi tondi che massaggiano le piante dei piedi? Io credo vivamente che, passando un interno inverno con i piedi chiusi, almeno in estate sia bene tenerli il più possibile scoperti. Tutti scoperti. E a contatto con la terra, sia essa sabbia, sasso o scoglio. Senza distruggersi, ma almeno provando l’ebrezza del contatto con la natura. Io al Nakefit preferisco il Barefoot 😉

In fin dei conti il mare è per tanti, ma non per tutti…;) Che dite? Buon lunedì. Possibilmente scalzi…

 

Quando lui non collabora

Morgatta sto impazzendo: sono andata a convivere da tre mesi con il mio ragazzo; dopo due anni che stavamo insieme abbiamo deciso di fare questo passo e abbiamo cercato casa. Dopo la prima settimana…il delirio! E’ super disordinato in tutte le sue cose, non pulisce, non cucina, non stira, non mi aiuta con le faccende di casa e si aspetta che lo faccia io. Io non sono una fissata con le pulizie, ma non mi piace nemmeno vivere nel porcile; quindi quando si accumula troppa confusione (perché ho adottato la tecnica del “aspetto e vediamo se lo fa”) poi lo faccio io. Ma sono già stanca. Ho provato a parlargli e mettere delle regole ma non ho ottenuto nessun risultato. Lo fa una volta e poi torna tutto punto e da capo. Hai qualche trucco? Suggerimento? Ho paura che così la storia durerà poco…Help! Lola

Rispediscilo a casa dalla mamma! Ecco l’unico consiglio immediato che mi viene in mente 🙂 Per un semplice motivo: parte della colpa dell’inettitudine domestica di una grossa percentuale di maschi è imputabile all’assenza di educazione ricevuta tra le mura di casa. Mamme in prima linea, che hanno sempre sollevato i figli maschi dal fare tutta una serie di operazioni: dal letto al rimettere in ordine, dal pulire i piatti fino a dare una spazzata a terra! Ora, in tempi antichi in cui erano gli uomini a lavorare e portare il pane a casa, la donna poteva impiegare il suo tempo diventando la regina del focolare e volteggiando allegramente tra scope, cenci e detersivi. Ma oggi tutto ciò è veramente inaccettabile (e non farti convincere del contrario da suocere o madri che inneggiano al sacrificio e ai doveri di una “donna di casa”: tutte cazzate, in paradiso non ti danno posto migliore perché hai lavato i piatti tutti i santi giorni della tua vita, ecco!). Tutti e due lavorano fuori casa, tutti e due devono fare i lavori dentro casa. Non ci sono né scuse né alternative.

Ci vuole equilibrio e rispetto, ma non è detto che tu, in quanto donna, ti debba fare carico ANCHE di tutti i lavori domestici. Fortunatamente non ho mai convissuto con un uomo, ma al momento convivo con 4 (sì, sto lavorando al mio harem 😛 ) ed ho adottato un paio di tecniche, iniziando con quella più simpatica fino alle minacce:

Il cartello simpatico: ho tappezzato la cucina ed i luoghi comuni di cartelli carini che inneggiavano alla pulizia e al mantenimento civile degli spazi comuni. Con tanto di Sponge Bob disegnato. Ovviamente ha sortito effetto per poco tempo, poi sono passata a…

La scenata napoletana: sclerata plateale, frutto del mio patrimonio genetico terrone, in cui ho evidenziato che io col cazzo che avrei pulito per tutti tutti i giorni. Ci sono andata giù pesante, ed in effetti qualcosa ha iniziato a muoversi. Ho proseguito la terapia con la proposta…

A pagamento: ebbene sì, una soluzione è quella di tirare fuori i soldi per qualcuno che faccia il lavoro al posto vostro! Io, in questo caso, mi sono proposta personalmente come donnina delle pulizie a pagamento: non avete voglia di farlo? Bene, lo faccio io, tirate fuori almeno 10€ a testa e siamo pari. Diciamo che le cose sono cambiate, ma faccio comunque…

La doccia cinese: è una tecnica con la quale una goccia d’acqua ritmica e costante riesce a fare le crepe nel muro. Mi sono messa nelle orecchie dei maschiacci come una zanzara noiosa ogni qualvolta qualcosa non veniva fatto come doveva (che i maschi, pure quando fanno, fanno a metà: tipo lavi la tazza ma non la macchinetta; oppure lavi la macchinetta ma i fornelli sono a pois peggio di un dalmata; approssimativi e sbrigativi). Diciamo che il mix, dopo un mese e qualche giorno, ha sortito gli effetti desiderati!

In alternativa, spara a tutto volume questa canzone! In bocca al lupo e non cedere. Piuttosto tornate ognuno a vivere per conto proprio ma accollarsi tutto non ha assolutamente senso. E’ una mancanza di rispetto bella e buona!

E voi, avete altri suggerimenti? Io metterei educazione domestica come materia obbligatoria alle scuole medie, no? Con LaMario in diretta alle 18.25 su radio m2o vogliamo sentirvi…Buon weekend, senza pulizie di casa!!! 😉

La cospirazione dell’avocado part.3

Ma l’avocado di cosa sa?!?

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: LA COSPIRAZIONE DELL’AVOCADO PT. 3

[puntata precedente] Gabriele si scosse, tirò su la testa con la faccia sgualcita; cercò di capire nell’oscurità dove si trovasse, poi scorse il profilo di Panda ancora davanti allo schermo e le sue mani che velocemente digitavano sulla tastiera. “Sei crollato, eh?” – “Merda sì, scusami…” – “Figurati, lo so che voi comuni mortali non siete abituati a passare le notti in bianco davanti a schermate bianche e nere piene di codici e numeri” – “Eh sì, io al massimo posso passare qualche ora davanti a youporn, poi mi stanco anche di quello.” Panda scoppiò in una sonora risata “Youporn?!? Roba da adolescenti. Prima o poi ti farò vedere qualcosa di serio…Per il momento vieni cosa sono riuscito a scovare qui.” Si aprirono mille finestre, pagine internet con immagini e ritagli di giornali, grossi titoli che inneggiavano a cali delle nascite sospette e ad un’indagine alla HealtyLife insabbiata magicamente nel giro di poche settimane. “Beh, fin qui mi sembra che avevamo già visto tutto…” – “Sì, bello addormentato sul tavolo. Questo è quello che è uscito fuori. Ma io sono entrato dentro…” Lo sguardo di Gabriele si illuminò, Panda non stava nella pelle; tra hackerare l’Università e una multinazionale c’era la sua differenza, ma lui, con l’aiuto di qualche “collega”, c’era riuscito, infiltrandosi come un ladro nel sistema centrale, spiando mail, conversazioni e dati. Sembrava incredibile, ma i sospetti non erano infondati, anzi. La HealtyLife aveva due attività parallele, una di distribuzione di frutti esotici e l’altra di produzione di integratori “naturali”. E chimici. In un laboratorio sotterraneo i signori di questa grande azienda si divertivano a condurre esperimenti il cui fine era uno, allucinante, orribile: fare in modo di ridurre drasticamente il numero delle nascite e quindi dell’aumento della popolazione…rendendo sterile chiunque mangiasse avocado da loro distribuiti. “Ma questa è follia pura!” – “Il capo supremo, tale Jim Afrosan, è anche il fondatore di Lifeology, una setta di pazzi fogati che cercando di salvare il pianeta e la natura e che vedono nell’uomo la causa prima della rovina del pianeta. Il che, in parte, potrebbe essere vero…quello che sta cercando di fare, in maniera “naturale”, secondo il suo folle pensiero, è limitare i nuovi arrivi umani sul pianeta, non uccidendo chi già c’è, ma impedendo all’uomo di riprodursi. Pare che siano riusciti ad inserire una molecola in grado di alterare l’apparato riproduttivo, mandando completamente in palla il sistema. Ovviamente le sperimentazioni sono partite dai dintorni, ecco perché si trovano solo pochi articoli al riguardo e le indagini sono state insabbiate perché chissà quale strana promessa hanno fatto alle autorità. Sono fottutissimi giochi di potere di chi detiene il denaro. Il solito schifo.” Era molto più del solito schifo, era un dramma di proporzioni epiche, vista la massiccia diffusione di avocado&Co; Panda intercettò ancora una volta il suo pensiero “Le campagne di promozione dell’avocado della morte sono state pilotate perfettamente. Una volta che hanno perfezionato la formula magica hanno coinvolto chiunque: nutrizionisti, media, chef, web star e influencer di ogni genere affinché l’avocado venisse mangiato il più possibile. E’ ovunque. Ce la stanno facendo. Ce la faranno…“. Gabriele sprofondò sul divano, distrutto, il cervello annebbiato dai pensieri e dalla notte semi insonne. Era più di quello che sospettava, forse non voleva avere tutte queste conferme. Forse non voleva questo peso sulle spalle. Ma adesso ce l’aveva: chiudere gli occhi e far finta di niente? Salvare se stesso e i suoi amici più stretti o salvare tutti? Denunciare, sì, ma con cosa in mano, documenti riservati tirati fuori illegalmente da un pirata della rete? “Spegni il cervello ora, è tardi“.

Hai una faccia orribile, ma cosa ti è successo?” – “Ho passato una serata impegnativa” – “Vecchio maiale“. Seduti al tavolo del locale dove andavano in pausa pranzo, Maria continuava a fissarlo con aria sospetta. “Carina?” – “Chi?” – “Quella con cui sei stato ieri notte…” – “Ma va, magari, no no. Impegnativa in altri sensi. Ormai con il sesso ho trovato la mia dimensione zen. Astinenza e via.” Maria rise fortissimo, Gabriele sorrise appena, la testa che vagava nel vortice delle nuove scoperte, avvolto nel più oscuro senso di impotenza. Fino a quando non arrivò la cameriera con i due piatti: su uno stavano le sue uova strapazzate con bacon, sull’altro un filetto di salmone fritto su guacamole. Si pietrificò all’istante, incapace di aprire bocca ma con lo sguardo terrorizzato. “Ancora con la storia dell’avocado? Sei paranoico...”. Magari fosse stata solo paranoia. [Fine]

SAlmone fritto su guacamole e pompelmo di  CUCINAMO FIRENZE

Vita da mercante/Elogio dell’itineranza

C’è chi cerca la stabilità una vita intera e c’è chi si sente stabile solo in movimento. Nomadi, itineranti, costantemente in moto, si spostano da una parte all’altra con il proprio mondo dietro. Che poi non è mai un grande mondo appesantito da quintali di cose, ma un piccolo universo leggero, facilmente trasportabile ed essenziale. Il mercante viene dal passato, inventore delle primordiali forme di commercio prima che le botteghe e poi i negozi prendessero il sopravvento, ma ormai fa parte del presente, dove mercati e mercanti sono diffusi ovunque. Un salto indietro che è anche un salto in avanti, perché con l’itineranza del mercante si imparano un sacco di cose

Sono a Ibiza da un mese e mezzo ormai e sto facendo la mercante. Dopo aver avuto un meraviglioso Concept Store in centro a Firenze, dopo i temporary store più leggeri e rapidi, approdare ai mercati mi sembra un’evoluzione, un andare avanti verso uno stile di vita che più si adatta alla me di adesso. Con la meraviglia e gli sbattimenti del caso. C’è la sveglia che suona sempre troppo presto, c’è il movimento fisico del carica e scarica ogni giorno, c’è allestire e disallestire ogni giorno che suona ripetitivo ma non se ogni volta diventa un nuovo spazio, un nuovo “mini negozio” che nasce e muore nel giro di poco tempo e che non è mai uguale a se stesso. Può destabilizzare o può stimolare, dipende da come lo prendi 😉 

La vera cosa bella dei mercati sono le persone, dai vicini di banco che incontri la mattina presto e con cui scambiare parole ancor prima di aver preso il caffè, fino all’ultimo cliente che ti racconta vita, morte e miracoli. Osservare i passanti distratti, le coppie che camminano, interloquire con gli ammiratori, raccontarsi e farsi raccontare, scoprire connessioni vicine e conoscenze comuni con impensabili avventori, segno che il mondo non è poi così grande come sembra (o anche segno che Ibiza fa buca e che da qui ci passano tutti). Ci sono vecchi e giovani mercanti, signore e signori, ma l’età non è un limite, anzi, tutti si confrontano con tutti, i veterani che si prendono cura dei nuovi entrati, che abbiano 20 anni come 60…e vi assicuro che ho conosciuto più “sciure” mercanti in questo mese che giovani. Ci sono i pirati e quelli in regola, quelli con il posto fisso e quelli che sono settimanalmente appesi al filo del “sì, c’è posto” o “no, torna a casa“, quelli che lo fanno per hobby e quelli che lo fanno per buscarsi la vida, così, ingegnandosi, creando, lavorando con le mani e con la creatività portata dal loro essere nomadi, dal viaggiare, spesso solo a bordo di una macchina trasformata in una casa su 4 ruote. 

E quando stai a contatto con queste persone in questi contesti si impara. Si impara la leggerezza e l’essenzialità. Il mercante deve avere tutto, ma non deve essere pesante. Agile e versatile, perché ogni posto in cui si reca ha delle peculiarità che lo spingono ad adattarsi in ogni situazione. Si impara a parlare con tutti, a mescolare le lingue ad ascoltare le storie degli altri mercanti e quelle dei clienti che si incontrano in giro. Si impara a sorridere, ad uscire dal proprio guscio e a fare gruppo, così che ogni mercato diventa una piccola famiglia allargata dove ci si può aiutare gli uni con gli altri (con alcuni, altri fanno i mercanti come se fossero negozianti…chiusi nelle loro pareti fatte di tende). A volte penso che vorrei avere di nuovo uno spazio mio, stabile, dove progettare e condividere; poi immediatamente mi passa la voglia e penso che vorrei muovermi ancora di più. Forse mi serve una stabilità dinamica, che in fondo la vita è movimento. O forse dovrei ricercare la stabilità al di fuori di ogni luogo fisico. Nel frattempo sto dove sono e mi godo l’itineranza del mercante…

Buccia di Banana/Tipi da spiaggia: “cocco man style”

Le spiagge sono luoghi magici, curiosi e divertenti. Le spiagge sono un ottimo osservatorio sociale, che si popolano di personaggi singolari che le animano con la loro originalità, stile e fantasia. Sulle spiagge puoi vedere di tutto di più, in formato signora chic alla moda, sciura Pina  che richiama l’omonima moglie di Fantozzi, ragazze glitterate con più trucco in faccia che sabbia sui piedi, uomini lucidi simili a manichini patinati e ragazzini emo-hipster-neri dalla pelle bianca che starebbero meglio chiusi nel castello dei vampiri piuttosto che alla luce del sole. Ma il tipo da spiaggia che amo di più è sicuramente lui, il venditore di cocco!

Come porta la canotta lui non la porta nessuno. Il venditore di cocco è il vero figo della spiaggia, perché è colui che la batte tutta, da cima a fondo, instancabile e forte sotto la luce ed il caldo cocente. Altro che palestra, lui l’allenamento lo fa tutti i giorni: prova di forza a spaccare le noci, sollevamento cestino e secchio pieno d’acqua, marcia su sabbia per un numero indefinito di chilometri…mica se ne sta a correre sul tappetino! Il venditore di cocco vero ha uno stile tutto suo: canotta o t-shirt bianca, meglio se un po’ sdrucita, pantaloncini-costume corti in tessuto tecnico tendenzialmente sgargiante (sennò sulla distanza non si vede bene) datati, almeno di 5/6 anni, ma possono arrivare tranquillamente a 10, catena o collana al collo non deve mai mancare, così come è immancabile il vecchio marsupio, da portare rigorosamente in vita, non certo in spalla! Marsupio in tessuto tecnico, non in pelle, che è troppo fashion

Il vero venditore di cocco ha in dotazione anche un po’ di pancia, fa parte del personaggio, perché dopo un paio d’ore che cammina sotto al sole come minimo sono tre birre medie nel giro di un quarto d’ora. Il cappello è un dettaglio che va a discrezione del singolo, non fa parte della divisa ufficiale, ma è un vezzo stilistico che si può adottare o meno. Il cocco man style non è un trend, è proprio uno stile di vita; ma anche in questo ambiente fantastico, già abbastanza trash e folcloristico, ci sono gli innovatori alla moda…

Il cocco-man-panterato ce l’hanno solo in Versilia!!! E io già lo amo. Potete prendere ispirazione per la prossima cena in Capannina. O mandarmi anche i look degli uomini del cocco delle vostre parti 😉 Buon lunedì, sempre con stile…

 

Posso competere con l’altro?

Ciao Morgatta, ho preso una cotta stratosferica per un ragazzo, che conoscevo già da tempo, ma del quale mi sono accorta di essere innamorata ora. Ci siamo avvicinati molto, abbiamo passato molto tempo insieme e devo dire che stiamo davvero bene quando usciamo. Messaggi, anche “spinti” e poi una sera ci siamo anche baciati…nonostante lui stia con una ragazza che però mi dice sempre che vuole lasciare. Siamo andati avanti così per un po’, poi lui ha cominciato a fare passi indietro, a dire che era confuso e che non se la sentiva di approfondire la cosa con me. La cosa mi ha lasciata molto perplessa, siamo stati qualche settimana senza sentirci e quando ci siamo rivisti mi ha confessato che forse è ancora innamorato del suo ex ragazzo. Sono caduta un attimo dalle nuvole…sicuramente è confuso, ma secondo te ha senso insistere o è meglio lasciar perdere? Io sono davvero cotta cotta cotta…Giorgia

Accidenti, confuso mi sembra un eufemismo. Se ho capito bene, lui sta con un’altra, fa il flirtone con te e nel frattempo è innamorato ancora del suo ex, uomo? Vista così a occhio nudo e con quel pelo di freddo distacco tipico di chi non è sentimentalmente coinvolto ti posso dire di non lasciar perdere…di scappare direttamente a gambe levate! Quest’uomo ti farà impazzire (e in parte lo ha già fatto) e non ti darà mai quello che vuoi (ovvero una relazione stabile, tranquilla e monogama). O almeno, non al momento! E quando i momenti non coincidono aspettare è sempre un terno al lotto: potresti aspettare mesi e non ottenere mai quello che vuoi! Oppure, insistendo, magari riesci ad ottenere le sue attenzioni, magari finisce che cominciate una storia, magari dopo poco lo vedi fuggire dal suo ex e tu rimani lì, con il cuore frantumato. Quando c’è tutta questa confusione è davvero pericoloso lasciarsi coinvolgere…capisco che tu sia ormai con i piedi nelle sabbie mobili del sentimento, ma visto che hai scorto un ramo al quale appenderti (il tuo sesto senso che ti fa dubitare e scrivere, o comunque chiedere aiuto), io allungherei la mano e cercherei di salvarmi. Da sola. Anche perché…

…e ce ne saranno di uomini in giro! Dovrebbe scattare una sorta di istinto di auto conservazione grazie al quale capire che la situazione nella quale tentiamo di infilarci per forza non è quella giusta per noi. Pensa alle scarpe: le vedi, te ne innamori, le provi, non sono il tuo numero, ti fanno già male ancora prima di comprarle, ma tu ti sei incaponita e le compri lo stesso. Le porti tutti i giorni nella speranza che si adattino al piede, ma non lo fanno; si ammorbidiscono un po’, ma continuano a farti male, sempre. A malincuore le metti nell’armadio, provi a non pensarci più. Ma quando le rivedi ti illumini, provi di nuovo ad entrarci ed ecco il dolore, ancora. Ecco, io andrei a piedi scalzi per un po’, fino a quando non trovi una scarpa che ti entra senza distruggerti i piedi e le palle. 

E nemmeno che le storie che nascono da mille tribolazioni sono poi quelle più belle. Onestamente a questa età preferisco cose che nascono con la spontaneità e che filano nella meraviglia, anche degli intoppi, ma partire già con mille ostacoli mi fa già fatica. Sono mica un cavallo da corsa? Non voglio la strada spianata, ma nemmeno le prove di Giochi Senza Frontiere. Che tanto le rotture di palle ed i problemi arrivano lo stesso 😉 Se poi credi che ne valga la pena di lottare ADESSO per quest’uomo, accomodati.

Voi come la vedete? Insistereste anche in queste palesi situazioni di confusione dell’altro? Fatemi sapere, che sono curiosa…

 

LA COSPIRAZIONE DELL’AVOCADO PART.2

Ma l’avocado di cosa sa?!?

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: LA COSPIRAZIONE DELL’AVOCADO PT. 2

[puntata precedente] Certo non era facile reperire informazioni al riguardo, informazioni più approfondite, informazioni delicate, informazioni segrete. Una lucina brillò in fondo al suo sguardo: Panda999, ecco la soluzione. Panda999, il cui nome era in realtà Matteo, era stato un suo compagno di università; la sua passione per gli studi, però, era niente in confronto a quella per i sistemi informatici, che aveva approfondito a fondo fin dall’adolescenza diventando un piccolo pirata della rete. Non di quelli cattivi, o meglio, non fino a quando non ce n’era bisogno. Ai tempi lo aveva aiutato a falsificare un paio di voti agli esami e a scoprire la relazione che la sua ex aveva portato avanti per tre anni, quella stronza! Prese subito in mano il telefono: “Stasera da Bongo? Ho una missione per te“. La risposta non si fece attendere: il classico pollice in su (quello nero). Poche parole, massima efficienza. La giornata passò velocemente saltano da un sito all’altro: coltivatori, distributori, multinazionali spacciatrici di avocado in tutto il mondo; una lobby gigantesca che dall’ America produce infinite varietà del frutto a forma a pera (o anche di testicolo, infatti scoprì che lo stesso nome, in lingua Atzeca, indicava anche le palle maschili…che stranezza!). HealtyLife, grossa compagnia Americana con sede operativa nel cuore del Messico, si rivelò il più grande distributore di avocado…

Ciao Gabri” – “Bella Panda, che si dice?” – “Non mi lamento, il lavoro è una merda, ma a fine mese arriva comunque lo stipendio in banca.” – “E ti pare poco?“. Si accomodarono in un tavolo faccia muro e vista parcheggio; il Bongo era un loschissimo locale per camionisti, di quelli lungo i nodi stradali che portano all’autostrada; un buco, tavoli di legno, bancone lungo, servizio imbarazzante fatto dalla moglie del proprietario, Ida, una signora sempre scoglionata dai capelli sale e pepe portati in una crocchia bassa, moscia, proprio come la sua flemma giornaliera. Però Gino faceva degli hamburger da paura a prezzi più che onesti. “Quindi?” li interpellò Ida con la voglia di vivere sepolta sotto ai piedi. “Io un bacon burger e una birra media” – “Per me un avocado burger con patate ed un’acqua naturale”. Annotò con lentezza e con lentezza si avviò in cucina. “Da quando sei diventato salutista, Panda?” – “Da sabato, dopo l’ultima sbornia dopo la quale mi sono ritrovato a casa con tre donne di cui ignoravo perfino il nome” – “Ahahah, poteva andarti peggio. Potevi tornare a casa senza un rene!” – “Fai poco lo spiritoso, odio perdere il controllo. E lo sai. Quindi? Di che si tratta la missione? Spero qualcosa di interessante, che non ne posso più di entrare nei sistemi operativi delle università per falsificare esami. Questi studenti non hanno veramente voglia di fare un cazzo….però pagano“. Si concesse un sorriso, il suo modo non propriamente illegale di arrotondare lo stipendio in realtà gli piaceva da morire. “Avocado. C’è qualcosa sotto. E io voglio scoprirlo.” Panda999 lo fissò con la faccia perplessa allora Gabriele iniziò a esporgli i suoi dubbi e le sue teorie sulla massiccia distribuzione di questo frutto e sul sospetto che in realtà lo usassero come mezzo per colpire gli esseri umani con qualcosa di strano. Tirò fuori un pacco di fogli stampati, articoli di giornale in cui si evidenziava un aumento della sterilità ed un precipitoso calo di nascite proprio negli stati con maggior consumo di avocado, prima su tutte una cittadina messicana. Guarda caso sede della HealtyLife. “Hai ricominciato a drogarti?” – “Non ho mai smesso. Ti prego, devi aiutarmi ad andare a fondo a questa cosa“. Gli occhi di Panda si aprirono improvvisamente, mostrandoli grandi come Gabriele non li aveva mai visti (Panda aveva sempre l’occhio a mezz’asta, corredato da prepotenti borse nere). “Sei pazzo fratello, ma la cosa mi intriga“. Ida arrivò poggiando i piatti sul tavolo. Panda fissò il suo avocado burger. “E ora che faccio. Lo mangio o lo scanso?” – “Vedi tu...” [continua]

AVOcado burger fatto con amore da cucinamo firenze