Bella Vita tour, ZioBaffa e la riscoperta della toscanità

Ritornata dopo tre mesi a Ibiza il reintegro nel “Bel Paese” non è stato per niente facile. Anzi. I meravigliosi propositi elaborati durante 28 ore di navigazione sono affondati nel senso di smarrimento appena messo piede a casa (alcuni li danno ancora per dispersi). Poi è arrivata la Simo a scuoterci dalla malinconia: “Domani andiamo a fare il Bella Vita Tour nelle zone dove hanno girato il film e dove producono il vino dello ZioBaffa“. Gioia!

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Bella Vita, per chi non ha avuto il piacere, è un film girato dal regista Jason Baffa (nominato durante le riprese ZioBaffa), un viaggio fatto di sale e sole alla scoperta del surf che si pratica nel Mediterraneo, ma anche campagne toscane, città storiche e momenti di quotidianità familiare, in una dimensione tipicamente italiana, un po’ intima un po’ caciarona, senza dubbio avvolgente. Il film è uscito qualche anno fa e tutte noi ci siamo innamorate a prima vista; vuoi per i biondi surfisti, vuoi perché girato anche sulle nostre coste, vuoi perché parla di mare, sole e cibo (tutte cose che io e le mie amiche amiamo particolarmente) o semplicemente perché racconta la meraviglia del nostro Paese senza passare dalle menate che quotidianamente ci appannano la vista e ci fanno venire voglia di scappare. “L’Italia, vista con gli occhi di uno straniero, è bellezza, meraviglia, tradizione, paesaggi mozzafiato, famiglia, ore ed ore passate intorno alla tavola tra cibo, vino e chiacchiere. L’Italia, se non pensi alle menate, è un Paese incredibile.” Così ci dice Piergiorgio, titolare dell’azienda Castellani, produttore di vino da sempre e co-produttore del film (oltre che surfista, chiaramente, amico di Jason e Chris del Moro, il biondo protagonista della pellicola che no, purtroppo non c’era durante il nostro tour, ma pazienza, ci rifaremo) mentre ci accoglie nella splendida tenuta di Poggio al Casone, Crespina, praticamente a 20 minuti scarsi da Livorno. 14040034_1307006799324531_8642709917841605067_n

Non sapevamo bene cosa aspettarci, ma Piergiorgio ci ha preso sotto la sua energica ala, illustrandoci la tenuta, raccontandoci di come è nato Bella Vita, di come proprio la casetta laggiù (indicandola) è stata la location base della troupe durante tutte le riprese, di come Jason sia arrivato in Italia senza una lira e di come poi i finanziamenti siano arrivati, quasi magicamente, da benefattori innamorati del progettoe finito di finanziare con una colletta su kickstarter. “Se rimani aperto e segui la tua linea interiore le cose arrivano“…già, sembra che la coerenza e la passione, in questo caso, abbiano davvero pagato. Ed è proprio con le uve raccolte durante le riprese che è nato ZioBaffa, un vino biologico prodotto seguendo la tradizione ma con un occhio si riguardo all’ambiente e alla sostenibilità del processo produttivo, “un tocco di modernità in una antica tradizione“.

Ma ai bicchieri di vino ci siamo arrivati diverse ore dopo. Prima siamo saliti sulla jeep 7 posti e ci siamo lasciati condurre nei paesi e paesaggi che hanno fatto da set al film (siamo stati il primo gruppo di italiani a fare questo giro, a prendersi il bello fino ad oggi  erano stati solo stranieri): strade strette che si aprono magicamente su campagne spettacolari, piccoli borghi arroccati dove ancora resistono intatti castelli e ville, strade con negozietti storici che non sono stati trasformati in attrazioni turistiche, paesini dove resiste la tradizione, dove ti puoi sedere con gli anziani a farti raccontare le storie vissute di un passato non troppo lontano. Da Lari a Terricciola, seguendo le curve, Piergiorgio ci ha raccontato aneddoti familiari, gossip su particolari abitanti del luogo, dietro le quinte del film e del vino, dell’importanza di preservare la biodiversità, ovvero la capacità di mantenere colture diverse, e di spingere l’autenticità di prodotti fatti dalle persone del luogo: “La miglior qualità arriva da chi coltiva direttamente il prodotto che fa“.14086249_1163657470361141_5364699416884498064_o

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Storia, passato, presente…e futuro? Il ritorno ai ritmi della natura sembra essere un argomento sempre più attuale ed un’alternativa reale alla rapidità dell’industria: “Sono tanti i giovani che stanno tornando alla terra; lavorare con la natura è meraviglioso e tremendo, tutto quello fatto in 12 mesi può essere distrutto in un attimo. Basta un temporale, una grandinata, qualcosa che rovina il raccolto e devi cominciare da capo.” E noi che scleriamo quando il programma del computer si blocca e manda in fumo il lavoro di qualche ora…Siamo passate dalle cantine del Burchino a spiare botti e processi di vinificazione e da Casanova, un borgo “privato” che è una sorta di “comune“, dove varie famiglie vivono, producono e commercializzano. FullSizeRender-12

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Il tour è durato un paio di ore, una versione ridotta perché ad attenderci al tramonto c’era la cena in pieno stile “bella vita”: tavolata lunga tra ulivi e vigne, proprio come nel film, apparecchiatura semplice, commensali sconosciuti tutti insieme per un momento di condivisione, bruschette, griglia e vino, naturalmente. Abbiamo brindato con le bollicine, il prosecco DOC prodotto da uve biologiche, coltivate nei vigneti della provincia di Treviso, in Veneto; poi con il bianco, un Pinot Grigio realizzato in collaborazione con vigneti siciliani; e poi diversi brindisi con il rosso, 80% Sangiovese / 20% Syrah. Tutti 100% biologici, imbottigliati in maniera eco-sostenibile, etichettati con carta proveniente da foreste gestite in maniera responsabile e tappati con tappo in sughero riutilizzabile. E tutti davvero buoni (ma io preferisco il rosso, mi dà più soddisfazione)!😉FullSizeRender-15

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Abbiamo finito sorseggiando rosso al chiaro di luna, guardando le colline, respirando la bellezza e pensando alla vita, ai progetti, al futuro, all’Italia e alle vie di fuga, alla natura, alla vita sana, alla coerenza, all’essere sostenibili (sul serio), alla necessità di fare le cose al meglio e con passione, al credere davvero in qualcosa, all’essere zen, all’importanza della natura, delle tradizioni e degli amici, quelli veri, con cui ritagliarsi spazi e ore di cazzeggio. E a come sarebbe stato bello se Dave&Chris fossero stati lì a brindare con noi…alla Bella Vita!!!😉14063976_10153672854067187_3373429300101943104_n

Grazie a Piergiorgio per la magnifica giornata ed opportunità e a Gian Maria che ci ha seguito scattando e filmando. Per chi fosse interessato al tour, alla cena (tutti i martedì) e al vino—>http://www.ziobaffa.com/

Buccia di Banana/Summer Pills #4: Mettiti in posa

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Arriva in un posto: foto al panorama. Mette il piede sulla sabbia: foto ai piedi con fondo sabbioso. Stende l’asciugamano: foto coscia con vista mare. Mare, già, si avvia a fare il bagno, con il telefono in mano. Piedi in acqua: altra foto. Mezzo busto in acqua: ancora uno scatto con vista panoramica dello sfondo caraibico. Da’ una voce all’amica o al fidanzato: “mi fai una foto a figura intera?” Scatto. Cambio posa: scatto. Aspetta, si sdraia sulla sabbia con schiena inarcata, chioma al vento, tette in fuori, pancia dentro, gambe sistemate: scatto. Il bagno non lo fa, figurati. Torna all’asciugamano, prepara un set con libro e creme solari e: foto!!! Nei cinque minuti che rimane comodamente sdraiata ha comunque il telefono in mano, chiaramente per riguardare le foto che ha fatto, censirle ed iniziare a ritoccarle, magari pubblicandone una. Si alza, va a fare un giro sugli scogli: scatto, scatto, scatto, scatto. Foto all’insalata di riso, foto con il granchio che si arrampica, foto con l’amica, foto con il nome scritto sulla sabbia, foto al bicchiere dell’aperitivo, foto al tramonto, foto, foto, foto, foto. Le giornate di mare ormai, per una vastissima percentuale di esseri umani, sono solo occasioni per fare foto.

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#posateiltelefono

Era meglio se mi bevevo un mojito #6 / Summer Toy

[C’è chi si porta a casa i souvenir insieme all’Uomo delle vacanze che diventerà l’Uomo della vita e c’è chi si porta a casa ricordi che vanno dal comico al tragicomico al trash, opportunamente edulcorati da romantiche notti al chiaro di luna o fugaci scappatelle tra le cabine di legno. Perché diciamo la verità, certi soggetti che si incrociano in vacanza ce l’hanno scritto in faccia che andrebbero lasciati dove sono, pena cuori spezzati, autostima lanciata in pasto agli squali e giramenti di palle a profusione. Ecco perché sarebbe stato meglio rimanere al bar a bersi un altro mojito piuttosto che mescolarsi con uomini potenzialmente dannosi.]

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Il giovane ed aitante pollastro scorrazza allegramente sulla spiaggia: sguardo fiero, capello fluente mosso dal vento, immancabile barba che gli regala quei 5 anni in più sulla carta d’identità. Sa di essere figo…e giovane. E sa anche di essere oggetto degli sguardi delle donne, tutte le donne, di tutte le età (infingardo un po’ sbruffone). Infatti tu, nonostante sospetti di avere almeno 10/15 anni in più di lui, lo osservi ripetutamente da sotto al capello di paglia a tesa larga, sperando che non se ne accorga. Lui chiaramente se ne accorge e gli piace perché nonostante tu non sia più ventenne da diverso tempo, ti mantieni discretamente bene. E’ quasi un classico intramontabile, ma accade. “Figurati se mi metto a fare la cretina con un ragazzino“, ti ripeti ogni volta che si avvicina, che ti fa battute alle quali ridi di gusto, che ti invita a bere qualcosa, che si accosta a te gattonando con fare sornione e occhi penetranti. “Dai no, io non faccio davvero come quelle che in vacanza si trovano il giocattolino per l’estate“. I “non posso” si trasformano in “però potrei“; la volontà vacilla di fronte all’incredibile ego-soddisfazione di poter portare a casa il racconto di una conquista così figa e così tanto più giovane. Dopotutto son sempre soddisfazioni. E cedi: in una notte stellata, in macchina, retaggio adolescenziale che ti riporta con la mente alle prime scappatelle degli anni del liceo. In fondo passare per la “cougar del villaggio” per un periodo limitato di tempo non è poi così male. Ed un trofeo di 25 anni è un ottimo souvenir da portare a casa!!!😉

Illustrazione di Enrica Mannari

Buccia di Banana/Summer pills #3: Scollature!

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Scoprirsi è una delle cose più belle di questa stagione: la libertà di una scollatura, la comodità di un abito leggero, il fare sbarazzino di un paio di shorts, il vedo non vedo sexy delle maglie con le voragini dietro. A proposito di voragini e scollature c’è sempre uno scivolone in agguato, figlio di una questione atavica: cosa mi ci metto sotto? C’è chi non rinuncia al reggiseno anche se in possesso di una prima scarsa, chi lo deve mettere per forza per via della quinta abbondante, chi lo vuole perché le hanno detto che se non lo indossa le tette cascano prima (leggende metropolitane o verità? Non lo sapremo mai), chi opta per i lacci in silicone trasparente che si vedono quasi più di quelli normali. E’ una noia, lo capisco, ma basta farci un minuto di attenzione in più…

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…a volte un triangolino nero funziona più di un reggiseno bianco sotto ad un vestito rosso! O no?😉

Era meglio se mi bevevo un mojito #5: Il triangolo

[C’è chi si porta a casa i souvenir insieme all’Uomo delle vacanze che diventerà l’Uomo della vita e c’è chi si porta a casa ricordi che vanno dal comico al tragicomico al trash, opportunamente edulcorati da romantiche notti al chiaro di luna o fugaci scappatelle tra le cabine di legno. Perché diciamo la verità, certi soggetti che si incrociano in vacanza ce l’hanno scritto in faccia che andrebbero lasciati dove sono, pena cuori spezzati, autostima lanciata in pasto agli squali e giramenti di palle a profusione. Ecco perché sarebbe stato meglio rimanere al bar a bersi un altro mojito piuttosto che mescolarsi con uomini potenzialmente dannosi.]

Il triangolo

LUI è veramente bello, strappato direttamente dalla pagina di una rivista. E’ anche simpatico, strano, e ti gira pure intorno con fare sornione (stranissimo, queste cose succedono solo in estate). LUI N°2 è meravigliosamente romantico e gentile, niente a che vedere con certi bruti moderni. Anche lui è simpatico e anche lui ti gira intorno. Un inverno di reclusione senza lo straccio di un maschio papabile all’orizzonte e ora te ne ritrovi DUE, insieme, nello stesso posto, che ti corteggiano, nello stesso momento, con la stessa intensità, modi diversi, ma entrambi irresistibili. Non sai scegliere, non lo sai proprio, non riesci a capire da che parte vuoi andare, la bilancia è quasi in pari…”Però no, dai, tutti e due non si può; non è corretto, non è giusto nei loro confronti e poi…che figura ci faccio se lo vengono a sapere…“. Un altro mojito, grazie. Ed il triangolo è fatto. In fondo il 3 è un numero perfetto, anche solo per poco tempo…

(Lo diceva anche Renato, che non l’aveva considerato ma di certo non rifiutato)😉

Illustrazione di Enrica Mannari

Era meglio se mi bevevo un mojito #4 / L’amore platonico

[C’è chi si porta a casa i souvenir insieme all’Uomo delle vacanze che diventerà l’Uomo della vita e c’è chi si porta a casa ricordi che vanno dal comico al tragicomico al trash, opportunamente edulcorati da romantiche notti al chiaro di luna o fugaci scappatelle tra le cabine di legno. Perché diciamo la verità, certi soggetti che si incrociano in vacanza ce l’hanno scritto in faccia che andrebbero lasciati dove sono, pena cuori spezzati, autostima lanciata in pasto agli squali e giramenti di palle a profusione. Ecco perché sarebbe stato meglio rimanere al bar a bersi un altro mojito piuttosto che mescolarsi con uomini potenzialmente dannosi.]

l’amore platonico

Per ogni buffone del gruppo-vacanze c’è un cucciolo silenzioso e solitario. Spesso è il più giovane, quasi sempre è il più timido. Introspettivo e pacato, si riconosce perché è quello che ha un libro nello zaino del mare ed è quello con cui puoi parlare di qualsiasi cosa, dai massimi sistemi alle massime stronzate, indistintamente. Si diverte ma non eccede, beve ma non si ubriaca necessariamente tutte le sere, partecipa alla vita di gruppo senza sfoderare la spada del condottiero “so tutto io, vi porto io, faccio io, conosco io“. Parlate bene insieme, ti diverti con lui perché è allegro ma non sembra idiota; in poco tempo nasce una sintonia perfetta che si alimenta giornalmente; è affettuoso, carino, gentile…una bella persona, pensi. Forse lo pensa anche lui di te. Gli sguardi leggeri diventano sempre più intensi, ogni volta che ti siede vicino cominci a sentire strani movimenti alla bocca dello stomaco (e non è l’impepata di cozze della sera prima), quando ballate avresti voglia di stringerlo forte e, perché no, baciarlo. Ma non succede niente di tutto ciò. Rimane tutto nella testa, tua e pure sua. Lui non muove un passo. Tu nemmeno. La Paura, quella Stronza, in vacanza non ci va.  L’alcool non è mai abbastanza. La settimana sta per finire, arriva il giorno della partenza, vi scambiate il numero, tanti cari saluti accompagnati da “sentiamoci, vediamoci, vieni a trovarmi“. Le farfalle nello stomaco si vanno ad impiccare. E questo è: l’amore platonico, quello che ti farà sospirare tutto l’inverno col pensiero di quel che sarebbe potuto essere e che non è mai stato.

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Illustrazione di Enrica Mannari

Avventure

#diarioibizenco #morgattaenibiza

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Da piccola avevo la passione per le “avventure: che fosse l’addentrarsi in un bosco oscuro senza il permesso dei genitori e facendo finta di essere inseguita da qualche cattivo (poi scoperto essere un boschetto anni a seguire) o l’esplorazione di ospedali e case abbandonate, il bisogno di lanciarsi in scoperte più o meno pericolose ha sempre fatto parte di me. Con l’età le avventure sono diminuite, soppiantate dallo studio, dal lavoro e dalle menate quotidiane che ti fanno giocare sempre meno, concentrata fino al midollo su quella che ti fanno credere debba essere la “vita” di un adulto medio occidentale. Fino a quando ho messo piede su quest’Isola quest’anno. Conoscendo le zone “note” molto bene (dopo 11 anni di pellegrinaggi vorrei anche vedere) e vivendo in mezzo alle montagne del nord, circondata dalla natura selvaggia, ho riscoperto e dato sfogo alla mia vena da avventuriera: voglia di conoscere, di perdermi, di esplorare le colline, di vagare in cerca di spiagge sperdute, di trovarmi in posti meravigliosi dopo aver faticato per scalare una collina di sabbia. Puntare una zona sulla mappa, ricercare un paio di informazioni veloci e partire, senza pensarci troppo, alla ricerca di quel posto preciso, godendosi il percorso, i momenti di incertezza, gli errori sul cammino, le scivolate sugli sterrati pieni di sassi, le viste mozzafiato su strapiombi vista mare di roccia sottilissima (quelli che se il terreno cede caschi e non ci sei più), l’incontro con indigeni vestiti di sorrisi (e nient’altro), infilandosi in vecchie torri diroccate e fantasticando su riti magici alla vista di focolai appena spenti. Bastano equipaggiamento leggero, occhi aperti per cogliere la bellezza e orecchie tese per ascoltare il silenzio di certe stradine dove, anche in pieno agosto a Ibiza, non trovi nessuno (amo il contatto con la gente, ma non con le orde indiscriminate di turisti e riuscire a ritagliarsi angoli solitari ogni tanto fa bene). Questa, per me, è magia. Ed il modo migliore per entrare in contatto con i luoghi: esplorandoli perdendosi. Perché in fin dei conti perdersi nella natura serve anche ritrovarsi.

Ecco alcuni posti dove mi sono AVVENTURATA (chiaramente non vi dico dove sono, chi vuole arrivare a certi luoghi li deve anche cercare)😉

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Buccia di Banana/Summer pills #2: plastica!

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C’è qualcosa che in estate mi lascia sempre perplessa: la massiccia diffusione delle scarpe di plastica. Plastica vera, appiccicosa, spesso tagliente (perché i bordi, anche se levigati, in realtà graffiano), scivolosa sopra, sotto e pure dentro. Belline le ballerine, le medusine, le ciabbattine, le sneakersine…graziose di giorno e ottime per la sera. “Sono perfette perché se si bagnano non si rovinano“. Ed io questo lo capisco, ma alla salute dei piedi non ci pensa nessuno? Che immergere la pelle e tenerla per ore dentro a dei contenitori di plastica con il caldo non è proprio il massimo della vita. Fino all’infradito ci posso arrivare, ma le birkenstock e le finte ginniche di plastica…NO! Nemmeno se me le firmano Vivienne e Jeremy.

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E alla salute del Pianeta non ci pensa nessuno? Che sì, saranno anche fatte di plastica bio-dregradabile “amica dei vegani“, ma non credo che sia del tutto salutare…(c’è sempre il rovescio della medaglia). Tutti a piedi nudi!!!😉

Era meglio se mi bevevo un mojito #3 / Il collezionista

[C’è chi si porta a casa i souvenir insieme all’Uomo delle vacanze che diventerà l’Uomo della vita e c’è chi si porta a casa ricordi che vanno dal comico al tragicomico al trash, opportunamente edulcorati da romantiche notti al chiaro di luna o fugaci scappatelle tra le cabine di legno. Perché diciamo la verità, certi soggetti che si incrociano in vacanza ce l’hanno scritto in faccia che andrebbero lasciati dove sono, pena cuori spezzati, autostima lanciata in pasto agli squali e giramenti di palle a profusione. Ecco perché sarebbe stato meglio rimanere al bar a bersi un altro mojito piuttosto che mescolarsi con uomini potenzialmente dannosi.]

Il COLLEZIONISTA

La brillantezza di certi soggetti abbaglia. Lui non è il “bono” per eccellenza, però piace. Piace perché è simpatico, intraprendente (e di questi tempi l’intraprendenza è rara quasi come chi sa usare il congiuntivo), tiene banco, ti fa i complimenti mentre una mano si appoggia sbadatamente sui fianchi facendoti trasalire (OH!), conosce tutti e si muove perfettamente a proprio agio in qualunque bar decida di portarti a fare una bevuta. E’ il perfetto organizzatore della giornata perfetta: ti porta nella caletta segreta che non conosce nessuno armato di una borsa frigo che contiene bollicine e pane&prosciutto (perché in fondo è anche un uomo pratico, sa che deve dosare romanticismo e rusticità), ti porta a vedere il tramonto nel punto più panoramico della costa che non troverai mai segnalato da nessuna parte, ti racconta storie magiche al chiaro di luna, ti fa capitolare cogliendoti di sorpresa con un bacio mozzafiato sotto le stelle, ti fa rotolare tra la sabbia in preda ad un amplesso mai provato prima, ti riaccompagna a casa sussurrandoti nell’orecchio quanto gli piaci e quanto sei speciale…Sei già innamorata. Il giorno dopo, mentre vaghi nel paese con gli occhi a cuore, lo scorgi a fare il brillante con una biondina, la porta nella solita spiaggia, le fa le solite battute, le offre il solito menù, lo ritrovi a vedere il tramonto del giorno prima e…stessa identica storia con stesso identico finale. Non è creativo, è seriale, come i migliori heart-killerE’ lì che ti accorgi di essere stata la preda numero 17 del collezionista-di-tope dell’estate!!!

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Illustrazione di Enrica Mannari

Convivenza

#diarioibizenco #morgattaenibiza

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La convivenza è quella situazione sociale che evito da tempo. Passati gli anni d’oro in compagnia con le mie amiche/socie/sorelle e levata quella settimana di vacanza all’anno in cui ti ritrovi per puro caso a condividere un appartamento con altre 3/4 persone al massimo, non ho avuto altre occasioni di convivenze. Volontariamente. Ho passato anni in solitaria, accompagnata solo dai miei morbidi, fedeli ed accomodanti esseri pelosi fatti a forma di gatto. Nove anni in cui mi sono abituata a condividere lo spazio con me, io, me stessa, l’altra me…insomma, con tutte le mie estensioni del caso. Ed improvvisamente eccomi a Ibiza negli ultimi tre mesi a convivere con diversi esseri umani: amiche di una vita, parenti appena conosciuti, perfetti sconosciuti che sono diventati famiglia nel giro di poco tempo. La paura di dare segni di intolleranza per via della circolazione continua di gente intorno ha lasciato il posto ad una piacevole sensazione di condivisione alla quale mi sono presto abituata. Ti abitui al buongiorno, ai sorrisi, alle cazzate dette di prima mattina, alla musica che accompagna le giornate, ai pranzi sotto al portico, a lavorare in compagnia, a dividersi i compiti, alla non perfezione dell’ordine supremo casalingo, a chi cucina al tuo posto tutti i santi giorni, pranzo e cena (grazie Tore e grazie Chica, siete stati come la mia mamma), allo specchio del bagno costantemente inondato di gocce (perché gli uomini quando si lavano la faccia sembrano cagnolini a pelo lungo che si scuotono) e anche a quella stramaledetta tazza che rimane alzata (il magico potere dell’isola è arrivato anche a non farmi sclerare per questioni che non possono avere soluzioni). Ti abitui alle coccole gratuite, a parlare di UFI mentre ti impalli a guardare le stelle raggomitolata sul divano, agli aperitivi improvvisati, alle porte sempre aperte, a condividere una stanza-cuccia in tre, a parlare piano quando gli altri dormono, ad avere sempre persone intorno e riuscire comunque ad isolarsi gentilmente, a fare le ore piccole seduti al tavolino raccontandosi aneddoti, a fare niente tutti insieme. Mi sono abituata alla non solitudine. E credo di aver scoperto il mistero segreto per la convivenza felice in gruppo (che in coppia non penso ancora di potercela fare): rispetto! Ed una casa con uno sfogo esterno importante😉

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Superare paure e limiti mentali dà un sacco di soddisfazione. Non solo ce l’ho fatta a non uccidere nessuno, ma ho il vago sospetto che tutto ciò mi mancherà. Parecchio.

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