Musicalendario #12: Dicembre/Fine&Festa

L’ultimo mese che chiude l’anno, amato e odiato, mese di festa e di pensieri, di spensieratezza e di conti, di resoconti e propositi, di felicità e nostalgia. Dicembre, tutto l’anno si porta via

dicembre: fine&FESTA

Con dicembre l’anno finisce, arriva l’inverno vero, arriva il Natale, arrivano le feste, le ferie, il momento della famiglia e anche il momento dei conti e resoconti. Già, perché volenti o nolenti a dicembre due conti ce li facciamo tutti: conti in banca, conti in tasca, conti con le amicizie, con il lavoro, con le aspettative rispettate, con quelle disattese, con i desideri realizzati e quelli rimasti intrappolati dentro ai “vorrei”, con gli imprevisti, con le cose belle e con quelle brutte. E dopo aver fatto tutti ‘sti conti? Generalmente dopo i conti arrivano i propositi, che sono poi una rivisitazione di quelli fatti a settembre, che sono l’aggiustamento di quelli fatti a dicembre dell’anno prima. Dicembre è anche un mese di festa e feste: c’è chi ci crede, chi le ama, chi le odia, chi viene sopraffatto dalla nostalgia, chi dalla tristezza, chi dall’euforia. Insomma, dicembre è un mese di confusione emotiva, dove il buio alle cinque del pomeriggio fa da sfondo alle luminarie e ai pupazzi rossi appesi ai terrazzi, dove la voglia di stare bene si schianta contro la realtà che ci circonda, dove la fine segna sempre un nuovo inizio e quindi avvia tutti gli svarioni del caso. Siete anche voi vittime della centrifuga emotiva dicembrina? Non vi preoccupate, siete in ottima compagnia. Ed è per questo che l’ultimo mese del mio musicalendario è una colonna sonora delirante: festaiola quanto basta, a tratti riflessiva, piena di speranza e anche di minchiate (compreso un finale trash degno delle peggio balere anni 90), ma fondamentalmente con un mood positivo. Perché in fondo la FINE non è mai la fine, ma sempre un nuovo INIZIO.

Fine&Festa si scarica da qui—>finefesta

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01 I calendari – Dimartino feat Cristina Donà 02 Sfumature – 99 Posse 03 Ornella Vanoni – Senza fine (feat. Lucio Dalla) 04 Bradley Gillis – Santa Claus is Rockin’ 05 Destiny’s child – 8 days of christmas 06 Justin Bieber – Fa La La ft. Boyz II Men 07 Mariah Carey – All I Want For Christmas Is You 08 RUN-DMC – Christmas In Hollis 09 Sam Smith – Have Yourself A Merry Little Christmas 10 Mario Biondi- This Is Christmas Time 11 Lady Gaga – White Christmas (Live) 12 Ave Maria Christmas In Rockefeller Center – Beyoncè 13 Last Christmas – Vintage Andrews Sisters – Style Wham! Cover – Postmodern Jukebox 14 Sister Act 2 (Finale) Lauryn Hill – Joyful Joyful With Lyrics (Ft. Whoopi Goldberg) 15 Linkin Park – In The End 16 Pino Daniele – Io Per Lei (Live) – L’anno che verrà 17 The Last Good Day of the Year 18 Jazmine Sullivan – Dream Big 19 Ghemon – Un giorno in più dell’eternità (feat. Killacat) 20 R.E.M. – It’s The End Of The World 21 Cor Veleno – Ciao fratè 22 Marky Mark and The Funky Bunch – Good Vibrations 23 Bob Sinclair – Rock this party 24 Raffaela Carrà – Tanti Auguri 25 Disco Samba Mix 26 Tiziano Ferro – La fine

Amanti del Natale o Piccoli Grinch? Quanti conti vi fate a fine anno? Parliamone, con questo sottofondo musicale…

Buccia di Banana/Eco-Natale (occhio agli scivoloni)

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Dicembre è finalmente arrivato (finalmente solo perché dopo soli 60 giorni siamo già a marzo e poi è praticamente di nuovo estate), tra referendum, freddo, luci, addobbi ed i primi pacchetti. Ebbene sì, c’è chi vive sul filo del rasoio e si lascia tutto per l’ultimo momento (facendosi maledire dalle commesse che il 24 sera vorrebbero correre a casa a godersi i festeggiamenti), ma ci sono anche previdenti persone organizzate che invece pianificano settimane prima con deliziose liste scritte. Non c’è sempre bisogno di ricorrere a qualcosa di nuovo, non è necessario seguire le wish list suggerite dalle patinate riviste femminili (anche se questo mese in una di queste liste c’è pure il mio libro, quindi, ecco, se proprio siete a corto di idee… :P), non si deve comprare per forza…alzi la mano chi non è mai ricorso al “riciclo”?!? 577-yoc_damiani_giallo

Il riciclo è cosa buona e giusta, oltre che molto di tendenza ultimamente. Babbo Natale ogni tanto scazza, diciamo la verità, e  tutti hanno dei regali-cadaveri-sbagliati (o bruttini o bruttissimi) nell’armadio che fanno la muffa da anni…fino al giorno in cui si decide di riciclarli. Riciclo che fino a qualche anno fa ti etichettava come “tirchia, stronza, poraccia“, sopratutto se veniva scoperto, ma in questo storico momento di eco-attenzione-salviamo-il-pianeta-compriamo-meno (oltre che di carenza di risorse, per non dire pezze al culo), mi sembra una mossa quasi civile. L’importante è non commettere dei basilari ma tremendissimi errori…

Ricordati chi te lo ha regalato: non c’è figura di merda più plateale del riconsegnare un regalo a colui/colei che te lo aveva donato (magari riciclandolo a sua volta). Il sorriso del ricevente si crepa; qualcuno riesce a dissimulare, qualcun altro non si tiene dentro nemmeno uno starnuto e lo farà notare con un “Bello, mi pareva di avertene regalato uno simile, o mi sbaglio?“, sibilando uno “stronza” tra i denti. Tu ti vuoi seppellire. Meglio archiviarli con il nome del donatore attaccato, no? Attenzione anche a non regalarlo all’amica/amico/parente stretto di chi te lo ha precedentemente regalato: che alcune zie hanno la memoria corta, ma altre si ricordano tutto😉

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Cambia carta:  C’è chi scarta i regali con precisione chirurgica, per non rovinare nemmeno lo scotch e riciclare fino all’ultimo fiocco, chi invece distrugge ogni cosa preso dall’enfasi. In entrambi i casi, pre-riciclo, fare lo sforzo di cambiare l’involucro, anche intonandolo alla personalità del ricevente, mi sembra un investimento minimo che può garantire, comunque, una degna figura! (Va benissimo anche la carta dei quotidiani, o il sacchetto del pane, che usa assai pure questo). Dopotutto, il pacco è importante

Dedicato…NO: Le iniziali ricamate sulla sciarpa, il nome inciso nel ciondolo orrendo fatto a forma di cuore, la dedica sul libro…ecco, tutti questi tipi di personalizzazione rendono il regalo bruto NON riciclabile. A meno che l’altro amico non abbia le stesse iniziali (culo). In tutti gli altri casi i regali personalizzati, anche se vi fanno schifo, ve li dovete tenere!😛

Usato sì, ma solo se non si vede: Va bene il riciclo, va bene fare economia, va bene disfarsi dei cadaveri, ma se l’oggetto incriminato è stato usato per un po’ e presenta segni evidenti di usura, ecco, regalatelo pure ma non travestito da pacco natalizio. Una donazione fuori stagione con dichiarazione di “usato” sarà comunque gradita, anzi, è anche meglio!!!

Riciclato…pensando: Anche se è riciclato, pensare a CHI regalarlo è un gesto che renderà il riciclo se non altro adatto. Che rifilare la mutanda con scritto sex bomb alla nonna forse non è una buona idea…(oddio, poi dipende dalla nonna).

Le schifezze vere, VIA: Abbiate pietà de vostri amici/parenti/chiunque (anche dei nemici, nel senso, a quelli i regali possiamo pure non farglieli, no?): lo so che a volte arrivano delle cose davvero orrende, inguardabili, inconcepibili e tremendamente inadatte a chiunque essere umano. Ecco, in questo caso spezzate la catena, non rimettete in circolo la ciofeca, non vi macchiate di una cattiveria così plateale. Siate buoni: le cose brutte, fatele sparire…o trasformatele in qualcosa di belloconfezionare-i-regali-1

E ora non ditemi che non avete mai riciclato un regalo…Buon lunedì!😉

 

Camere separate

Se non avete più l’età per la lettera a Babbo Natale, scrivete pure a me: non porto regali ma regalo parole, dò consigli (non ne garantisco l’utilità, però mi impegno) e vi faccio fare due risate😉 marina@morgatta.com

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“Ciao Morgatta, mi chiamo Saverio ed ho un grosso problema: la mia fidanzata, con la quale sto da 2 anni e ci convivo da 3 mesi, russa incredibilmente e io sto impazzendo. Ho il sonno molto leggero e sono più le ore che sto sveglio che quelle in cui dormo. Le abbiamo provate tutte: lei i cerotti, io i tappi, cambiare posizione, orientare il letto in maniera diversa ma niente. Alla mia proposta di trasformare “lo studio” in un’altra stanza da letto in modo che io possa dormire tranquillo, lei si è offesa, arrabbiata ed è scappata dai suoi, urlando che non ero più innamorato e che la volevo lasciare. Ovviamente non è vero, io voglio solo dormire tranquillo. E’ così tragica avere camere da letto separate? Mi aiuti? Cosa posso dirle? Grazie e scusa il disturbo…”

Saverio…ti ho veramente nel cuore e hai tutto il mio appoggio. Io sono una che se non dorme le sue 7/8 ore a notte, meglio otto, mi incazzo come un’ape. Il sonno è vitale, una buona qualità del riposo è fondamentale per poi affrontare la giornata nel migliore dei modi, per essere efficienti mentalmente e fisicamente. Lo sai che dormire poco può far aumentare il grasso viscerale? Motivo per cui bisogna dormire e farlo BENE. Io a quelli che sostengono fieri e tronfi “io dormo massimo 4 ore a notte e sto benissimo” vorrei aprire la testa e vedere se effettivamente stanno bene, così, giusto una mia curiosità personale. A parte questi miei desideri remoti, tu hai tutto il sacrosanto diritto al sonno e se la situazione “in coppia” nello stesso letto non funziona, l’avere camere separate non è una tragedia. Anzi!

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Studi recenti (e anche meno recenti) hanno scoperto che il 30-40% delle coppie dorme separata e che questa pratica, in realtà, può migliorare la relazione (io lo sostengo da sempre). Intanto puoi iniziare con questi dati alla mano per cercare di convincere la tua fidanzata che NO, non la vuoi lasciare, e che SI, sei ancora innamorato di lei…ma non per questo devi volere meno bene a te! Le coccole sono belle, dormire con una persona accanto, soprattutto in inverno, può essere un’ottima alternativa alla termocoperta, ma di NOTTE si DORME. E se si vuole fare altro, si può fare e poi ognuno nella sua cuccia. E se a lei, o a te, prendono i 5 minuti de fuego durante la nottata, sai com’è più divertente intrufolarsi in camera di soppiatto modello Diabolik (anche senza tutina nera va bene lo stesso)? Falle capire che può anche essere una cosa più eccitante per voi…

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Io davvero non vedo in questa cosa nessuna tragedia. Ora, spero che tu abbia adoperato dei modi civili, gentili e anche la tecnica “carino&coccoloso” dei Pinguini di Madagascar: occhioni languidi, sbattimento di ciglia veloce e faccia da pacioccone. La parola da usare è “bisogno“: questo è un tuo bisogno, che lei non può ignorare, non vorrà mica privarti del sonno perché lei vuole il suo orsacchiotto accanto la notte? (per quello ci sono gli animaletti). Il secondo tasto da spingere è che lo fai per “voi“, perché se tu dormi bene sei più sereno, ti innervosisci meno e la vostra relazione andrà sicuramente meglio. Tu, però, dovrai recuperare l’intimità in altri modi ed in altri momenti, insomma, non farla sentire trascurata o abbandonata. Riprova a parlarci, portala di nuovo a casa e falla ragionare. Se proprio non va, spera che la prossima non russi…😉 (e te lo dice una che ha lo stesso problema della tua fidanzata, ma ho trovato sempre uomini più rumorosi di me…meno male, mi sarei pure sentita terribilmente in colpa). In bocca a…Morfeo!

Chi russa da queste parti alzi la mano? Cosa ne pensate delle camere separate: sono così una tragedia o si può fare? Alle 18.30 diteci la vostra in diretta su radio m2o; io e LaMario aspettiamo i vostri pareri…e me li potete anche scrivere qui! 

Brutti ma Buoni

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Brutti ma buoni. Un po’ come i bruttini che conquistano, perché l’essenza non sta nell’estetica ma nel sapore. Negli ingredienti, nel profumo, nella consistenza tosta che è un attentato alla dentatura ad ogni singolo morso. Però sono boni. E sono brutti, ma chi se ne frega. “Brutti ma Buoni” sono quelli del nord (Lombardia), “Brutti e Buoni” quelli del nord, però un po’ più in là (tipo in Piemonte). In Toscana, precisamente nel pratese, ci piace essere stringati, diretti e incisivi: li chiamiamo BruttiBoni, tutto-attaccato, e ci mettiamo anche parecchia roba in meno dentro. Alcuni li fanno cuocere prima in padella e poi in forno, altri li spolverano con lo zucchero, l’importante è che si riempiano di rughe fino a che la superficie non si spacchi, come tante piccole crepe che ne deturpano la rotondità. Ma non importa, sono boni. E sono duri: pensa che un tempo per la preparazione dei “brutti boni” al posto delle mandorle si utilizzava il nocciolo delle pesche e delle susine (e poi le crepe ti venivano in faccia quando ti sforzavi di romperli con i denti). Per questo si accompagnano bene con il Vin Santo e si vendono insieme ai fratelli Cantuccini. Perché è vero che si mangia anche con gli occhi, ma non ghettizziamo le pietanze brutte, perché sotto al brutto c’è spesso il bono!!!

BruttiBoni di Cucinamo (e anche du’ cantuccini nel mezzo)

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Erano veramente BONI! Carolina è anche su instagram, a farvi venire fame e idee alle ore più impensate del giorno (tipo a me ogni volta che ho fame e il frigo vuoto…cioè sempre)!😉

Buccia di Banana/Prese d’aria

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Abbiamo tristemente appreso la scorsa settimana della morta prematura della scollatura (o almeno, della sua momentanea dipartita). Ma il corpo, si sa, ha bisogno di aria, di prezioso ossigeno vitale, anche in inverno. Vorrete mica stare barricate sotto quintali di maglioni di lana, sciarpe, cappelli e stivali con il pelo? Ecco quindi qualche geniale suggerimento per avere comode prese d’aria ovunque, eseguibili anche con il fai-da-te…

Look n° 1: m’è scappato l’accendino (però ho perso le forbici)

le-cose-piu-strane-viste-alla-new-york-fashion-week-autunno-inverno-2016-2017_image_ini_620x465_downonlyIl tessuto non è carta, ma prende fuoco lo stesso (soprattutto quando è sintetico). L’importante è non farsi sfuggire l’accendino di mano, che tra il voler customizzare la camicetta modello “mappa del tesoro” e polverizzarla basta un attimo di distrazione. Quindi fare attenzione e via con piccole bruciature sparse in qua e là, in punti strategici dove l’aria può entrare e la pelle uscire, ossigenandosi come d’inverno a 2 gradi è giusto che sia. MI raccomando il tocco di fuoco al colletto, per conferirgli quell’accartocciamento particolarmente chic. Questo stile si combina perfettamente con i capelli tagliati con il coltello da cucina perché sono state perse le forbici. La frangetta va lasciata lunga perché azzardare un taglio-a-coltello vicino alla faccia potrebbe essere davvero pericoloso.😉

look n°2: buchi precisi
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Qui il caso non c’entra. Qui c’è della premeditazione bella e buona (e pure un po’ stronza, ma vabbè, facciamo finta di nulla). I buchi sono studiati e realizzati con cura e con tutte le rifiniture che moda comanda. Infatti sono piazzati proprio ad altezza capezzolo, per farli emergere sbarazzini da tutti i maglioni. Occhio a scegliere bene l’altezza, che deve essere comunque commisurata alla grandezza del seno e soprattutto all’azione su quest’ultimo della gravità…insomma, se la puppa guarda in basso il gioco non funziona! In perfetta simmetria bi-laterale i pertugi aperti sui fianchi, dove semplicemente basta non inserire la fodera della tasca per questo effetto occhiello sulla lonza. Il tutto è talmente sexy da risultare imbarazzante. O no?

look n°3: mi si è ammosciato il sacco tasca! (ma ho il cane da pochette)

schermata-2016-11-16-alle-10-33-25Scolli no, ma shorts da uomo sì. Mi sembra giusto. E se le tasche che uscivano dagli hot pants in pieno stile anni 90 ci creavano delle perplessità, è ora di farla finita e di ESAGERARE, sostituendo il sacco tasca con un sacchetto vero e proprio di dimensioni molto grandi. Da portare sia in basso, come copri-coscia svolazzante, sia in alto, come sotto-ascella. E via così, temerari verso l’inverno. Se vi viene freddo non rinunciate allo stile indossando sciarpe e maglioni, usate il vostro amico fido: meglio se piccolo, mansueto e delle dimensioni di una Kelly di Hermes (per praticità, mica per altro). E con tanto pelo…lungo. Che se pelliccia dev’essere, meglio viva che sacrificare animaletti in nome di questa moda selvaggia e barbara, no?

Io mi avvio a fare le prove con Snoop&Elio, ma non credo si facciano portare a spasso così tranquillamente. Peccato…😉

Buon lunedì con le follie modaiole di quest’inverno…#sfashion 

La cena è una questione seria!

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“Ciao Morgatta, ti volevo raccontare la mia breve e storia e fare una domanda. Sono due mesi che esco con questo ragazzo; lui è un amico di mia cugina, me lo hanno presentato durante una cena e ci siamo subito trovati in sintonia. Ci siamo scambiati il numero e abbiamo cominciato a sentirci: in queste occasioni mi ha raccontato che si è lasciato da 5 mesi da ragazza con la quale ha avuto una storia molto importante e che quindi è un po’ così…non molto disposto ad impegnarsi. Io non ho indagato oltre. Una sera ci siamo ritrovati a cena a casa di un amico comune e poi mi ha riaccompagnato a casa…ed è successo. Siamo stati parecchio bene, tanto che la cosa si è ripetuta qualche sera dopo. Insomma, per fartela breve sono due mesi che ci sentiamo e ci vediamo…ma non mi ha mai, dico mai, invitata a cena fuori. Io ho provato a chiederglielo, invitarlo, ma ha sempre trovato scuse. Cosa c’è di così impegnativo in una cena? Nadia”

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Cara la mia Nadia, una cena è una questione seria, o meglio, preludio di qualcosa di serio o comunque prerogativa di chi non ha niente da nascondere e che non ha nessun tipo di problema a fare le cose “allo scoperto“. Perché a cena FUORI sei in mezzo ad altra gente. Perché testa a testa seduti ad un tavolo per almeno un paio d’ore…si PARLA (o meglio, si dovrebbe parlare, perché se ti invita a cena e poi state con il telefono in mano tutto il tempo ognuno perso nel suo mondo virtuale o peggio ancora in silenzio, ecco, forse era meglio che rimanevate in camera da letto)! Sembra una cosa banale e poco impegnativa, in realtà sostenere una cena, parlandosi, ascoltandosi, scambiandosi informazioni e pareri ti scopre molto di più che spogliarti fisicamente.

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Al giorno d’oggi è più facile andare a letto che andare a cena fuori, proprio perché una cena giocata male può naturalmente precludere al dopo; mai capitato di uscire con uno e dopo la cena o l’aperitivo non avere nessuna voglia di continuare la serata perché ti sei annoiata a morte o perché ha fatto qualcosa che ti ha infastidito tantissimo (tipo pulirsi le unghie con lo stuzzicadenti)? Passare prima dalla tavola non è scontato, anche se fior di esperte di seduzione sostengono di non darla prima del terzo appuntamento e di almeno una cena pagata. E a volte non lo è nemmeno dopo. Nel tuo caso credo che il ragazzo in questione:

A- Non si sente ancora pronto a farsi vedere in pubblico con te.

B- Non ha nessuna intenzione, né ora né mai, di farsi vedere in pubblico con te. Ci sta che gli vada bene la storia com’è, proprio perché non vuole una storia ma un semplice diversivo, intrattenimento, compagnia senza impegno…insomma, hai capito, no?

C- In realtà quando mangia sbava e non ti porterà mai a cena fuori perché si vergogna tantissimo😉

Non è nemmeno matematico il suo opposto, cioè se ti invita a cena si vuole fidanzare; ma se fa questo sforzo di intraprendenza e galanteria (oltre che economico) magari ha voglia di conoscerti…o di prendere la via elegante verso la topa! In ogni caso essere invitate fuori è piacevole, anche solo per mettersi le scarpe buone che fanno la muffa nell’armadio da mesi, quindi se questo è un tuo desiderio che lui, per un motivo o per un altro non asseconda (in ogni caso, prova a chiedergli come mai non uscite, ma vedi che la risposta sarà simile alle mie)…fatti portare a cena fuori da un altro!!!😉

Quanto è impegnativa per voi una cena? Ci portate tutte tutte o solo quelle che vi interessano? Ore 18.25, puntuali, perché io e LaMario vogliamo sapere cosa ne pensate. Solo su radio m2o.

 

Cromoterapia a tavola: autunno/verde

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E’ facile portare il verde in tavola: basta mettere a fianco di ogni portata un’insalata (come per altro consigliano tutti i nutrizionisti)…però cala la tristezza a furia di vedere le insalatine nel piatto. Invece il verde è un colore positivo, quello della calma e dell’equilibrio, quello della natura, armonizzante, riposante e rassicurante. Insomma, quello che se ce l’hai intorno quando ti girano un po’ le palle forse aiuta a rilassarti cinque minuti. Ma non se è il verde dell’insalata!!!

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VerdeE’ il colore della Natura, del relax, della calma. Mangiare verde contribuisce a dare serenità, a sostenere il sistema nervoso, a sentirsi in pace con il mondo (capito? E noi che spendiamo soldi per meditazioni e yoga). I cibi di colore verde vivo (verde prato, verde acido, verde intenso) si dice che vadano consumati nella prima parte della giornata: avocado, cetriolo, lattuga, rucola, olive. Da mezzogiorno a mezzanotte invece meglio alghe, asparagi, fagiolini. Che magari il cetriolo a mezzanotte vi rimane indigesto…;)

verde in tavola a cura di cucinamo 

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cappuccino del chianti/ antipasto

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crostini con ricotta e cavolo nero

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passato di fave con maltagliati e rafano

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zuppa di cavolo romano e fregola

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Risotto agli asparagi

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orecchiette cime di rapa e vongole

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gnocchi al pesto

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sformatino di verdure verdi con fonduta al formaggio
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millefoglie di baccalà mantecato al limone e menta
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cavolo nero annodato (e saltato)

E poi mangiare “verde” ci fa sentire anche più light, più eco, più friendly e più a dieta (sempre per un effetto psicologico del colore, mica perché è vero). O no?

Libri a caso: principesse, principi e lieto fine (ma non il solito)

Lo stesso giorno che in aeroporto comprai il famoso “libro al buio“, mi scapparono in borsa altri due volumetti: uno lo volevo, “Terroni“, copertina rossa, Italia a testa in giù, saggio sul perché il “sud” è il “sud” (no, non vi parlerò di questo libro, promesso, ma chi volesse approfondire l’argomento con cose che NON si trovano sui libri di storia, si può accomodare); l’altro, siccome c’era un fantastico 2*1, è stata una scelta dettata dall’istinto e dal fatto che il volo sarebbe partito da lì a poco. Quindi ho acciuffato a caso questo…
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Lo so, il titolo non era un gran che, la storia dei principi e principesse poi (due palle), ma forse quel micro sottotitolo “Come liberarsi del proprio principe azzurro” mi ha leggermente invogliato. Ma non così tanto da leggerlo subito, così da luglio l’ho ripreso in mano qualche settimana fa. Perché il libro SENTE quando è il momento di essere letto e si palesa nel momento OPPORTUNO. La forma, in effetti, è quella di una favola in pieno stile Disney dei tempi che furono: re severo, regina impostata con paletto sotto alla gonna, principessa scalpitante ma con amichetta immaginaria che la fanno sembrare pazza agli occhi dei più (parla anche con gli alberi, i gufi e gli uccelli…e qui mi ricorda la sua compare biondo Cenere…); ci sono castelli, regole da rispettare, un principe perfetto con cui scatta un colpo di fulmine (ma dai?!?), un matrimonio, dei successi di lavoro ed è tutto molto bello…PrincipessaRanocchio2

Stavo per lanciarlo direttamente nel vuoto quando è arrivato il tracollo (che non vi svelo), ma qualcosa nella perfezione si rompe (non è che se nasci principessa deve andare per forza tutto bene, o no?): scleri, confusione, dubbi, tristezza, senso di inadeguatezza si avvolgono intorno alla Principessa che è invitata dal suo amico Gufo a cercare se stessa ed iniziare il suo percorso per raggiungere la verità, passando attraverso le emozioni, le illusioni, camminando nel Viale dei Ricordi, indagando nel futuro con un certo senso di smarrimento, fino a raggiungere il Tempio della Verità. Verità che, come al solito, sono banali e scontate. Verità che, quando siamo annebbiati dalla vita e dalle rotture di coglioni, vengono chiuse nel dimenticatoio. Ed invece sarebbe opportuno tirare fuori, giusto per ricordare che l’unità della vita viene dal doppio: bene/male, amore/odio, salute/malattia e tutte queste belle cose qua. Accettandolo, si vive più sereni. Forse…😉

E poi, finalmente, nel contesto fiabesco arriva il finale che ci avrebbero sempre dovuto raccontare fin da piccole:

“Ma nelle favole non dovrebbe esserci un principe azzurro?”
“Sì, certo, lo trovi nelle storie che si leggono la sera prima ai bambini. In quelle che si svolgono nella vita reale il lieto fine c’è anche se manca il principe!

Amen! Ed il libro si chiude magicamente con…

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perché quello che sembra la “fine”, in realtà, è tranquillamente un nuovo inizio. Che di fine vera ne esiste solo una😛

Buccia di Banana/Selfie Surgery (dove andremo a finire?)

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E’ andato ieri in onda il film di Beatrice Borromeo “Selfie Surgery“, una fotografia di una tendenza deleteria che ormai sta dilagando come la peggiore delle epidemie, ovvero quella di ricorrere a ritocchi ed interventi chirurgici “per somigliare al proprio io digitale…ritoccato!!! Di certo non è una novità, quella di non piacersi e di voler cambiare parti del proprio corpo/faccia è una storia vecchia quanto l’invenzione dello specchio; la follia sta nel principio ispiratore, il voler somigliare a se stesse in versione ritoccata dalle app per essere SEMPRE come nei selfie ma senza bisogno di utilizzare filtri, e nell’età media di chi si sottopone a certi interventi, ragazze dai 18 ai 25 anni. PARLIAMONE!!!

Illustrazione di Enrica Mannari, dal libro "Sfashion"

Illustrazione di Enrica Mannari, dal libro “Sfashion”

Da piccola odiavo il mio naso (e anche ora non è che mi stia simpaticissimo, ma sticazzi, me lo tengo), le mie orecchie a sventola, le non-tette e anche il mio nome (vabbè dai, c’avevo delle paranoie, ma ora sto bene, giuro); mia madre, santa donna, raggiunta la maggiore età, mi ha gentilmente offerto in regalo delle puppe, ma io, forse complice il video “Unpretty” delle TLC, o valutando i vantaggi/svantaggi (sono pur sempre una sportiva, ‘ste tette ingombrano) ho ringraziato e sono rimasta felicemente piatta! Da qualche anno a questa parte, invece, le ragazzine si sottopongono a interventi più o meno invasivi “per ottenere il Selfie perfetto, nella vita come su instagram: rinoplastica, filler, grasso nelle guance, laser, seno nuovo o glutei perfetti con un solo intervento chirurgico (o anche più di uno, ma non importa, quello che importa è il risultato). Che siano problemi reali o solo la follia di essere come quella foto che ci piace tanto, il risultato è che già a 20 anni le donne (e pure gli uomini) iniziano con la chirurgia; al che la domanda mi sorge spontanea: a 40 anni cosa cazzo farete?!?

“Bellissime e vincenti. E tutte stramaledettamente uguali e tristi. Una serie di cloni vittime di mimetismo estetico socialmente accettato. Perché la missione, in fondo, credo sia proprio questa: riuscire ad azzerare l’unicità dell’essere, la sua individualità e la bellezza della diversità in nome di un canone estetico universale o comunque di modelli preconfezionati con garanzia di successo assicurata (Puppa!).”

(tratto dal libro “Sfashion”, la moda come non te l’anno mai raccontata)

Il film documenta in presa ravvicinata la storia di 5 ragazze, italiane, che hanno deciso di modificarsi; chi la prende bene, chi male, chi è supportata dalla famiglia (e anche qui si potrebbero aprire questioni sul fatto se sia meglio supportare i desideri, seppur folli, dei propri figli o cercare di fargli capire che la bellezza sta da un’altra parte) e chi fa tutto da sola. Insomma, la storia non è nuova, il Brutto Anatroccolo in passato ha raccontato le stesse dinamiche, mostrando interventi in prima serata a tutto lo stivale, ma sentire frasi del genere “Finalmente ho il volto che avevo sempre pensato di avere. Assomiglio a me stessa, ma fotoshoppata” mi fa rabbrividire. Non sarà colpa della ridondanza della nostra immagine, che tra social, selfie e scatti condivisi ci fa vedere ovunque?!? (e quindi la voglia di essere sempre perfetti e meravigliosi?) In ogni caso, bimbe, donne, ragazzi e uomini, ricordatevi tutti una cosa: fullsizerender

…e non aggiungo altro! Buon inizio settimana…;)

La scuola ai tempi di WhatsApp

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Ciao Morgatta, lo so che l’argomento bambini non ti interessa, ma qui il problema vero sono le mamme e le nuove tecnologie: mi stanno ammazzando sulle chat della scuola di whatsApp! Ogni scusa è buona per iniziare a scrivere e io mi ritrovo a metà mattinata con 50 e passa messaggi da leggere, dove gli argomenti si intrecciano e dove si discute fondamentalmente di…cazzate. Il regalo da fare alla maestra, i bimbi che perdono le gomme, uno che ha perso la matita blu e se ne è ritrovato nell’astuccio una rossa in più. Mi sembra che in questo modo si ingigantiscano delle cose normali che succedono tra bambini (anche ai nostri tempi ci si rubavano le cose, si scambiavano o ce le lanciavamo dietro perdendole nel nulla), che si straparli di cose inutili e che queste chat servono per fomentare i genitori e non per cose necessarie. Pensa che a me una mamma ha avuto il coraggio di dirmi che “tu non parli mai, mandi solo emoticon con il segno “ok”.” Come potevo gentilmente spiegarle che ci sono persone che lavorano e che non hanno tempo da perdere? Mi danno ansia. Se mi levo dalla chat pare brutto? Oppure posso tentare di spiegare il mio punto di vista? Sono strana io? Angela

Si stava meglio quando si stava peggio, cara Angela. Hai ragione, i bambini non mi interessano (nel senso, che non sono una diretta interessata all’argomento in quanto non ne possiedo, ma sono Zia ormai da 6 anni), però le dinamiche sociali che si sviluppano intorno all’argomento e soprattutto i comportamenti dei genitori mi incuriosiscono assai (in fin dei conti ho insegnato ai marmocchi, danza, fino ad un paio di anni fa, quindi ho osservato i nani da vicino…pure troppo)! Tipo questa follia delle chat di classe la trovo una cosa…spaventosa!

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Non tanto nell’idea in sé, che non sarebbe nemmeno male, se usata con cautela e con parsimonia, ovvero in modo intelligente per comunicazioni urgenti e di vitale importanza. Invece, come tu mi racconti e come molte amiche/parenti mi testimoniano, sono diventati dei luoghi dove il chiacchiericcio e le minchiate sono all’ordine del giorno. Povere voi! Senza contare che, proprio per il loro uso improprio, la quantità di notifiche giornaliere supera di gran lunga la chat con il fidanzato/marito/compagno e finisci per passare ore ad interagire con le mamme sclerate della 3°B! Penso che siano uno strumento pericoloso, se usato male, perché alimenta il chiacchiericcio, le coalizioni contro la tale maestra o il tale bambino, amplificano qualunque piccolezza normale ai tempi delle elementari facendo diventare questioni di stato anche cose normalissime tra bambini. Per non parlare di quei genitori pazzi che usano gli screenshot per andare a parlare col preside…dai, ma non erano meglio le note sul diario ed i richiami a voce? Oppure le mamme che si prendevano per i capelli fuori da scuola? Io le trovavo più folkloristiche😉

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Non sei strana tu, Angela, ma credo che esistano al mondo una grossa percentuale di genitori che in queste chat ci sguazzano proprio perché non hanno moltissime cose da fare (e di conseguenza le usano come passatempo) o che si divertono proprio (in questo caso sono pazzi veri e propri); quindi puoi spiegare alla Signora che ti ha fatto l’appunto che sì, rispondi a monosillabi e solo quando necessario perché hai altro da fare durante il giorno (e sempre con il sorriso, mi raccomando, la sciabola lasciala in borsa per il momento). Se proprio vuoi prenderti la briga, apri una discussione alla prossima riunione di classe suggerendo di usare questo mezzo in una maniera più civile e non come se fosse la chat delle amiche con tanto di invio di pupazzetti, gif animate e qualunque altra cazzata social a disposizione (lo so che succede, io le ho viste). Alle brutte, cancellati. Anche se credo sia controproducente, non tanto per te, quanto per il bimbo…immagino? Dopotutto…

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Però se ti cancelli, ti prego, fammi sapere che succede dopo!!!😉

Anche voi siete nelle chat di classe? Sono così terrificanti come si racconta? Ne parliamo anche in diretta con LaMario, che è zia pure lei, ma due cose le sa. Credo! Alle 18.25 circa tutti sintonizzati su radio m2o per dirci la vostra!