Sull’ “essere facili”…

Qualche giorno fa mi sono ritrovata a parlare con un amico che non vedevo da tempo; dopo i convenevoli sulla vita professionale è cominciato il confessionale-sentimentale, durante il quale mi ha fatto il riassunto delle puntate precedenti (stiamo parlando di mesi) con tutte le storie e avventure dal risvolto quando negativo, quando tragicomico. Fino a quando, parlando dell’ennesima signorina con la quale aveva avuto a che fare se n’è uscito con un infelice “Sì, vabbè, poi quando ho saputo che in giro si diceva che era una facile, ho lasciato perdere e non l’ho più cercata“. Inutile dire che prima mi si è materializzato un punto interrogativo sulla fronte, non aspettandomi minimamente una tale uscita da lui (ma si sa, le persone non si conoscono mai fino in fondo), poi mi si è un attimo tappata la vena “Facile in che senso?!?” – “Eh, una che ha avuto molte storie solo di sesso con tanti uomini diversi“. In quel momento il serial killer che è in me ha cominciato a sgomitare; fortunatamente è arrivata la parte diplomatica a calmarlo e cercare di far riflettere l’amico in questione con un pippone colossale (e stiamo parlando di un non-giovane della mia età, laureato e cittadino del mondo…poveri noi). Nel 2018 dobbiamo ancora etichettare come “facile” e addirittura non uscire con una donna perché sa cosa vuole e vive liberamente la propria sessualità?!? Parliamone…

Siamo (tutti) vittime di giudizi costantemente. A volte le prime a giudicarci siamo proprio noi stesse, con il vigile interno che non ci lascia in pace un attimo qualsiasi mossa facciamo. Poi arriva il contorno, che è sempre pronto a sparare sentenze su ogni atteggiamento, gesto o comportamento: stai sulle tue? Sei troppo diffidente! Sei estroversa e socievole? Sei pazza! Ti piace cantare mentre cammini? Sei un’esibizionista. E via così, all’infinito. Quando si entra nella sfera sessuale poi, le cose non migliorano, anzi: ti piace fare sesso? Sei una maiala! Non ti piace? Sei frigida! Ti piace ma non ti impegni? Monaca pallosa! Quando la smetteremo di dare giudizi a caso senza conoscere le persone forse l’umanità avrà una speranza, fino ad allora è una lotta continua contro l’idiozia e la superficialità altrui. A questo proposito, proviamo ad analizzare quand’è che ad una Signorina viene affibbiato l’appellativo di “FACILE” e proviamo a dare una nuova lettura, senza tirare in ballo il solito “perché quando lo fa una donna è facile e quando lo fa un’uomo è figo“: la risposta è la stessa, perché viviamo all’ombra di un’ottica risciacquata da secoli di predominio del pensiero maschile.

Sei facile quando vuoi fare sesso con un uomo e quando prendi l’iniziativa!—>Io la chiamerei intraprendenza e scelta consapevole.

Sei facile quando fai sesso al primo appuntamento.—>Anche in questo caso parlerei di appagamento consapevole del proprio desiderio. Molte volte non c’è nemmeno intenzione di far seguire un secondo appuntamento e quello che si cerca è solo una serata piacevole. Già, posso capire che questa visione moderna e materiale della cosa possa sconvolgere l’immaginario della donna sempre innamorata alla ricerca di una storia, in realtà secoli e secoli addietro nessuno si stupiva di tutto ciò. Era la norma! Siamo peggio dei cavernicoli…

Sei facile quando ti vesti in maniera provocante.—>Mi vesto come mi pare. Questo è un dogma, ma il maschio medio nella sua visione del mondo pene-centrica pensa che tutto ruoti intorno a lui. Compreso il nostro guardaroba. Poverino!!!

Sei facile quando passi velocemente da una relazione all’altra.—>Scelgo come elaborare i miei lutti e come compensare una rottura. Se invece di stare a piangere sul divano voglio rilassarmi e divertirmi, che fastidio dò alla morale collettiva?!?

Sei facile quando sei stata a letto con tanti uomini.—>Non sono facile, sono una collezionista!!! 😉 Davvero la quantità di persone con la quale una ha avuto rapporti sessuali deve essere una discriminante? Certo, se l’uomo in questione ha l’autostima sotto l’unghia dell’alluce sì; in altri casi non dovrebbe essere un problema. Tutta esperienza!

Sei facile quando ti piace fare sesso.—>Appassionata, si dice! Se ti piace cucinare va bene, se ti piace giocare a tennis va bene, se ti piace trombare NO! A me questa me la dovete spiegare. E’ un’attività come tutte le altre, meravigliosa, divertente, gratificante e che, fatta con tutte le precauzioni del caso, fa bene alla salute. Ma se a una piace, che problema c’è?!?

Insomma, ce la facciamo a capire che una donna che ha il controllo della sua vita sessuale e che si conosce bene, che si comporta in maniera libera ed equilibrata, non è una facile? Ognuno è responsabile del modo e dello scopo per cui vive la sua vita, così come ognuno è padrone delle proprie emozioni e del proprio corpo. Tutto il resto sono solo giudizi e catalogazioni tirate a caso.

E con questo ho concluso 😉 Se mi volete dire la vostra vi aspetto qui sotto nei commenti o stasera in diretta su radio m2o in compagnia della Mario! Buon weekend…

 

 

Buccia di Banana/4 lezioni di stile (dal mondo maschile)

Si è conclusa la scorsa settimana l’ultima edizione di Pitti Uomo a Firenze, la manifestazione che apre le danze a tutte le infinite settimane della moda che palleggeranno poi in giro per il mondo a raccontare le ultime tendenze a noi comuni mortali. Solitamente il mio passaggio è breve e indolore, quest’anno ho avuto la fortuna di passeggiare per ben 3 giorni tra le vie e gli edifici della Fortezza da Basso, ed è stata dura fare finta di non vedere (potevo mica andare in giro bendata?!? O forse sì, avrei lanciato un nuovo trend…). Dunque, al di là dei mille stand e della quantità di aziende che producono cose TUTTE UGUALI, ho annotato 4 importantissime lezioni di stile che non posso non condividere, indispensabili per chi vuole essere veramente figo e non sbagliare mai!!! 😉

1-Quelli ganzi vanno in giro in coppia (vestiti uguali)!!!

Un po’ come quando da ragazzine ci mettevamo d’accordo con l’amica per andare a ballare in discoteca vestite diverse ma molto simili, ecco ritornare l’usanza, estesa al mondo maschile e pure di una certa età, dove torna in auge la regola del “due è meglio di uno” e quella del “meglio sembrare scemi in due che da soli“. Quindi prendete l’amichetto con il quale uscite spesso, andate a fare shopping insieme, comprate le stesse cose (ma con qualche dettaglio che faccia la differenze) e andate pure a passeggiare come gemellini. Di sicuro non passerete inosservati!!!

2-interpretate un personaggio (meglio se retrò)!

Siamo nell’epoca dei personaggi, non delle persone! Il segreto per dare nell’occhio in maniera importante è sceglierne uno a cui ispirarsi, meglio se del cinema retrò o personaggio storico, studiarne usi, movenze e costumi, ed appropriarsi della sua identità, aggiungendo un tocco proprio con l’aggiunta di una mimica facciale appropriata. Dal generale russo ad un moderno Cyrano va bene tutto. L’importante è crederci!!!

3-Nonchalance (e telefono in mano)

 

Fare i fighi senza fare i fighi. Questa più che una lezione di stile è un’arte, per la quale si richiedono impegno e costanza ed un allenamento quotidiano. Perché per stare fermi mezza giornata seduti nel solito posto (giuro che l’ho visto fermo lì per almeno 3 ore) a fare finta di niente vestito con le prime 3 cose trovate nell’armadio ci vuole veramente una santa pazienza invidiabile! E’ una questione di POSA, sguardo, intenzione e rifinitura fin nel più piccolo dettaglio (compresa l’apertura della camicia per far vedere pelo quanto basta, senza esagerare). Per i principianti, ma va bene anche per quelli più avanzati, fare finta di stare al telefono è un’ottimo escamotage per posare facendo finta di star risolvendo questioni di vitale importanza grazie allo smartphone!!!

4-Senza barba (bianca) non vai da nessuna parte!

Pensavamo tutti che l’epoca dei barbuti fosse finita…e invece no! A dettare tendenza non è la barba dei pirati mori o dei biondi vichinghi. NO! E’ quella bianca di Babbo Natale e dei suoi amici stilosi vestiti all’utlima moda! Il che ci dà anche un altro indizio: vecchio è bello, vecchio è stile, vecchio gliene frega niente di quello che la gente pensa di lui e si veste un po’ come cazzo gli pare! Adoro i bianco-barbuti-sfashionisti 😉

A concludere i cinque giorni e ad incenerire tutta quest’esplosione di stile e vanità, però, è arrivato lui…

…il GRIGIO SAMURAI dalla gonna a pieghe, il punitore armato di sguardi di rimprovero e austerità, che li ha fatti sparire tutti. Almeno fino alla prossima edizione! 😉

Buon lunedì…

Ritorno ai geroglifici: parlare con le faccine, si può?!?

Sono stata accusata di utilizzare un sacco di simboli e faccine, le amiche emoticon, per intenderci meglio, sia sui social sia sui vari programmi di messaggistica istantanea. Effettivamente qualche faccetta mi sfugge via via, ma non sono molto diverse da quelle che mi sfuggirebbero dal vivo (ho la mimica facciale che non mente, purtroppo)!!! 😉 Usate, spesso abusate, la scorciatoia disegnata sembra essere la risposta più immediata per far fronte al numero immenso di messaggi dai quali siamo bombardati ogni giorno. E, quando non ci scappa un messaggio vocale di 3 minuti, ci scappano milioni di facce che a volte sembrano rebus da decifrare. Si può? A prima vista sembra di no, ma hanno il loro perché, che affonda le radici in secoli e secoli di storia; sì, sto andando a scomodare i geroglifici, con i quali ai tempi si comunicava solo ed esclusivamente con i disegni e segni che venivano accostati per scrivere interi componimenti…e nessuno si è mai lamentato del gufetto o del serpentello in fondo alla frase. Poi sì, effettivamente gli alfabeti hanno sostituito l’iconografia spinta, rendendo il tutto molto più semplice ma anche più complicato, che le parole son decisamente più difficili da mettere in fila e non è detto che in quanto esseri parlanti tutti le sappiano usare bene! 

E infatti per vedere ritornare i disegni accompagnare i testi scritti non bisogna aspettare la tastiera delle emoji; anche ai tempi di Leopardi venivano usate, sotto forma di lineette e segni del quale lui stesso si lamentava “Che è questo ingombro di lineette, di puntini, di spazietti, di punti ammirativi doppi e tripli, che so io? Sta a vedere che torna alla moda la scrittura geroglifica, e i sentimenti e le idee non si vogliono più scrivere ma rappresentare, e non sapendo significare le cose colle parole, le vorremo dipingere e significare con i segni, come fanno i cinesi…“. I cinesi e pure i giapponesi, che ci piacciono tanto perché con i loro ideogrammi molto fashion esprimono cose che noi occidentali dobbiamo traslare con diverse righe di parole. Quindi, niente di nuovo all’orizzonte, solo la versione digitale, colorata e con mille opzioni di quello che l’uomo ha sempre usato per esprimersi: i disegnetti! (vedi uomo delle caverne e suoi simili) 😛

Facce e disegni sono tornate per rispondere ai bisogni comunicativi moderni e, se non abusate, hanno diversi punti a favore! In fondo si leggono di più le figure che i testi e quante volte, quando uno con cui parli e non capisce, gli abbiamo detto “Se non capisci ti faccio un disegnino?“…

Sono immediate, facili e veloci. Siamo bombardati da messaggi. Troppi. Troppissimi e provenienti da mille App diverse. Alcune comunicazioni meritano risposte concrete, magari rapide e semplici come un “sì” o un “no”; altre si meriterebbero direttamente una telefonata, invece di papiri scritti I(voglio dire, siamo comunque nell’ambito della messaggistica istantanea, vuol dire che bisogna fare veloce, no?!?); una buona metà, invece, sono minchiate alle quale si può rispondere anche con una faccetta rapida, efficace, esplicativa ed indolore! Insomma, il dito medio è eloquente sia dal vivo sia se ti appare sullo schermo del telefono, no?

Definiscono lo stato d’animo (in quel contesto): le parole, quando scritte, possono avere un tono o un altro. Questo tono, che parlando al telefono o con la persona davanti, si riesce chiaramente a percepire, il testo scritto non lo ha. Ecco perché un “che stronzo 🙂” ha un significato rispetto ad uno “STRONZO!” I segni sono importanti, e anche le maiuscole! La velocità degli scambi scritti sta raggiungendo quella degli scambi orali e le nostre battute possono diventare facilmente equivoche. Ecco perché una faccina chiarifica l’intenzione!

Danno colore: sono piccole, colorate, allegre, esclamative. Si ispirano al fumetto e fanno riferimenti a quei codici estetici ai quali siamo visivamente abituati da diverso tempo. E’ un modo come un altro per giocare e ritornare a quelle forme di comunicazione-gioco-intrattenimento dell’infanzia. Che insomma, non perdere del tutto il fanciullo che alberga in noi non è poi questo gran danno? (ho detto non perderlo del tutto, non fare gli eterni Peter Pan, eh!!!)

Come tutte le cose, però, il rovescio della medaglia può presentare punti a sfavore e provocare effetti indesiderati, spesso contrari a quelli cercati…

Abuso! L’abuso, di tutte le cose, non è bene. Cercare di costruire intere frasi utilizzando icone può non essere di facile interpretazione e soprattutto il ricevente, se non è una persona che vi conosce bene, può facilmente pensare che siete pazzi! O troppo troppo infantili!

Difficoltà interpretative per discordanza tra disegno e parole: a volte capita che il disegno scelto non c’entri completamente nulla con quello che sta scritto insieme, facendo andare completamente in paranoia chi lo riceve: “cosa diavolo avrà voluto dire?!?” e giù minuti di pipponi sul significato di quel teschio piazzato dopo un “stasera usciamo insieme?” (e lei si immagina già fatta a fette dentro un cassonetto)…

Non per tutti: ecco, per prendere un appuntamento con il direttore della banca forse si possono anche evitare, così come nei primi scambi di battute con il nuovo capo. I disegnini vanno bene per comunicare con tanti, ma non con tutti…almeno non subito. Basta pensarci due minuti in più…;)

Non per tutto: per discorsi importanti, per esprimere sentimenti profondi, per dare valore a parole che ne hanno, meglio articolare un bel discorso e lasciar perdere qualsiasi mezzo digitale. E qualsiasi faccina. Riscoprendo il fascino della parola ed il suo sapere esprimere cose che nessun disegno, o combinazione degli stessi, sarebbe in grado di replicare…

E ora vi voglio: voi siete utilizzatori parsimoniosi, folli, esagerati o non ne avete mai utilizzata una? Stasera io e La Mario torniamo in diretta, ore 18.30, sempre su radio m2o e vi aspettiamo per conoscere la vostra opinione. Che, come al solito, potete anche lasciarmi qui sotto nei commenti ❤ Buon weekend!

Buccia di Banana/L’oggetto che non mancava #1: il gioiell-ano!

Bentornati e buon lunedì! So che qualcuno è attivo già dalla scorsa settimana, ma purtroppo anche io mi sono dovuta attivare, o meglio fare le corse, per terminare un lavoro e non ho trovato il tempo per scrivere nemmeno un post. Ma tra una cosa e l’altra ho pensato tanto, ho visto tantissime #buccedibanana in giro e sono pronta a ripartire riportando le mie osservazioni e condividendole con voi, grazie anche alle vostre segnalazioni. Ho anche deciso di inaugurare un nuovo spazio mensile, visto che oltre alle cadute di stile e agli scivoloni modaioli che sono sempre in agguato, esiste anche una categoria di oggetti di dubbio gusto e dubbia utilità che però vengono messi sul mercato e per di più venduti. Vi presento il primo #oggettochenonmancava 🙂

C’era una volta il gatto, con il suo portamento elegante, la sua indipendenza, il suo essere affettuoso e bastardo a distanza di due secondi. Il felino è animale curato, che si lava da solo, che non puzza, che passa ore a leccarsi il pelo e che è in grado di arrivare anche alle sue parti basse con una mossa di raffinato contorsionismo che gli umani si sognano. Gatto, a differenza del suo amico-nemico cane, non scodinzola, non si abbasserebbe mai a tanto, ma quando è felice di vedere il suo umano di riferimento o quando desidera ottenere qualcosa, può andargli incontro con la coda alzata. Ecco, io vorrei capire perché questo tenero movimento ha infastidito qualcuno a tal punto di pensare di produrre e mettere in commercio un accessorio da coda per andare a coprire il culo del gatto!!!

L’oggetto in questione si chiama Twinkle Tush, praticamente “chiappe che brillano“, e sul sito rosa ci sono tantissimi motivi per cui sarebbe un desiderio del gatto quello di indossare un tappa-ano! Ma insomma, voglio dire, Gatto non si vergogna, Gatto non ha problemi di pudore, Gatto si fa gli affari suoi. Sono gli umani ad essere malati e malpensanti, falsamente pudici e cattivissimi: già ad alcuni micetti infastidiscono i collarini, ti immagini come sono felici con un bel braccialetto alla coda che ad ogni salto gli sbatte sulle parti intime?!? CATTIVI! Insomma, se vi infastidisce vedere il culo del tuo gatto, non prenderti un gatto! 😉

In ogni caso, è acquistabile con soli 6 dollari e, nonostante in fondo al sito ci sia scritto che è “solo per finta“, è un gioco-gadget da regalare così per scherzo, puoi comprarlo sul serio. Il che vuol dire che è in produzione. Il che implica che siano stati utilizzati materiali e risorse che, come al solito, potevano essere investite meglio! O no?!? 😉 Buon lunedì…e lasciate i gatti alzare la coda in pace!

 

Un anno in 45 parole (e un racconto)

Le parole sono magiche, hanno poteri infiniti di provocare emozioni, far piangere, far ridere, far arrabbiare. Le parole fanno riflettere, lasciano a bocca aperta o fanno sciogliere il cuore. Le parole fanno anche male, alzano barriere, creano giudizi. Sì, perché le parole influenzano, spesso in maniera prepotente. Con le parole si trasmettono informazioni, si diffonde il sapere, si raccontano storie e si creano mondi immaginari. Le parole pesano, soprattutto quando sono dette con leggerezza. Pesano anche quelle non dette, nella pancia e nella gola di chi le trattiene per non ferire, per non ferirsi, per non esporsi. Parole chiarificatrici, parole di conforto, parole d’amore, sempre poche, perché è più facile usare le parole per cose brutte che per cose belle. Le parole sono finestre, oppure muri. Spesso, di certe parole, non se ne conosce il significato, ma si usano lo stesso, inconsapevolmente. Chi parla troppo spesso fa poco; alle parole preferisco l’azione, più pratica ed immediata, perché le parole possono essere fraintese. Eppure, delle parole non se ne può fare a meno.” [il potere delle parole]

Il “gioco” delle parole che faccio sul mio profilo instagram ogni settimana ha fatto il giro dell’anno. Qualche giorno fa le ho rimesse tutte insieme, è stato un po’ come scorrere un anno intero attraverso le parole che sono state importanti, descrivendo sentimenti, esperienze, momenti salienti scelti quasi per caso ma sempre molto calzanti; non ha caso il 2017 è iniziato con VIAGGIARE ed è finito con ABBIOCCO…una bella fine, no?!? 😉 Queste sono le parole che hanno costellato il 2017, rigorosamente in ordine cromatico e non cronologico, deformazione professionale. Con queste parole ho voluto iniziare un altro gioco, (ormai lo sapete che mi annoio rapidamente), e visto che mi sto cimentando con la narrazione, ecco un piccolo racconto contenente tutte e 45 queste parole. E’ il mio regalo per il nuovo anno ed un proposito per quello nuovo…aspetto vostri commenti, ne ho bisogno!

Qual é la parola che ha rappresentato il vostro 2017? La mia ve la scrivo tra un paio di giorni, che sono al ballottaggio tra due.

Buon Anno…come lo volete voi!!! :*

20.17: SIRENE

Alzò la penna dal foglio, sbuffò e guardò fuori dalla finestra: il cielo sembrava nero, riempito di tantissime stelle ma così piccole da sembrare infiniti puntini, la luna non era pervenuta. Poi c’era lui, fermo, immobile, sincero, silenzioso, imperturbabile nella sua immensità. ”Prima o poi arriverà qualcuno a portarmi via da te”, sbottò Sofia a voce alta rivolgendo un’occhiataccia a quel mare strafottente. “Dove accidenti è il mio principe? Si è perso? O starà correndo dietro a qualcun’altra?” Le capitava spesso di parlare da sola, o al massimo con i quarantacinque gatti che vivevano con lei nel castello vista mare che aveva ereditato da quella grande donna di nonna Anselmina. “Il gatto è il miglior amico di una donna”, le diceva sempre la nonna, “e se proprio ti devi confondere con un uomo, che almeno sia un ottimo partito. Non semplicemente buono, che gli uomini sono buoni solo quando li friggi”. Quanta saggezza la nonna; pensava a lei spesso, con un pizzico di nostalgia, quante cose si era fatta insegnare, quanti segreti le aveva raccontato in confidenza, con quel fare autorevole permeato di allegria e l’aria di chi la sapeva lunga. Non come sua madre, sempre attenta alla forma, all’apparenza, all’etichetta, l’empatia ridotta all’osso ed una rigidità che non le si addiceva per niente. Eppure, tanto aveva fatto, che questa fredda formalità le era rimasta incollata addosso anche a lei…

Sofia era l’unica figlia della famiglia reggente del Regno dei Sali al Vento. Era un regno piccolo ma molto potente perché affacciato sul Grande Mare; il porto era attivissimo e di fatto tutti gli scambi commerciali avvenivano in quel piccolo reame, che viveva in movimento, un continuo arrivare e ripartire, cadenzato dallo scarico e ricarico di merci e persone. Uomini e donne di tutte le provenienze si ritrovavano spesso a girare per le strade del centro, una mescolanza pacifica e meravigliosa che viveva nella più totale libertà e tolleranza e che aveva creato incroci umani di rara bellezza. Anche Sofia era un incrocio: suo padre era il discendente diretto della famiglia reale, una dinastia nata e cresciuta da sempre su queste sponde; sua madre invece no, arrivava dalle Terre Scure, una massiccia figura color cioccolato con indomabili capelli ricci e occhi di un azzurro talmente chiaro da far paura. Era arrivata a bordo di una nave, faceva la cuoca, ma quando i due s’incontrarono per caso in un caldo pomeriggio di settembre, lui perse immediatamente la testa, stordito dal desiderio incontrollabile per quella femmina dal glaciale fascino esotico. Non fu un corteggiamento nobile e cavalleresco, anzi, fu più simile a un rapimento in piena regola, ma appena Isabel si ritrovò nel salone del castello, al cospetto di Anselmina e suo marito, capì che forse non le era andata così male. “La sfiga a ‘sto giro ha girato al largo”, pensò. Forse era l’occasione giusta per cambiare vita, forse era il momento per lasciare i mari inquieti e imprevedibili, forse era il tempo di dire addio alla sua vita itinerante, smettere di viaggiare, stare più calma ed essere finalmente trattata come una principessa e non come una sguattera di bordo.

Ad Anselmina quella morbida donna dagli occhi di ghiaccio piaceva, nonostante le reticenze del marito per la sua provenienza di basso rango: era intelligente, brillante, rapida, dai modi eleganti e dalle mani veloci. Inutile dire che superò l’esame dai futuri suoceri con una cena a base di pesce che univa la semplicità del mare alle spezie esotiche. Anche Rudy perse completamente la testa durante quella cena, ma soprattutto dopo: le altre donne del Regno con cui aveva avuto a che fare non avevano nemmeno la metà delle sue arti amatorie. Sapeva dove mettere le mani, come integrare gesti e parole, silenzi e movimenti, baci e carezze. Rideva con un pizzico di vanità quando lui le chiedeva dove avesse imparato tutto ciò “Ho passato la vita in mezzo al mare, toccato mille terre e conosciuto culture di tantissimi regni. Oltre ad aver perso il conto dei miei ex. Quello che impari viaggiando e confrontandoti con altri popoli non lo puoi imparare su nessun libro”. E rideva, rideva di gusto, poi ricominciava ad armeggiare con quel corpo scultoreo, di circa dieci anni più giovane di lei. Dava dipendenza. Si sposarono dopo poco, cerimonia tradizionale del Regno, uno scambio di promesse di rispetto e fedeltà immersi fino alla vita dentro al più grande testimone di tutti, il mare. Queste mescolanze si vedevano spesso tra gli abitanti, ma mai tra le fila reali: lì, solitamente, ci si accasava tra simili, per portare avanti una discendenza pura, senza intromissioni di altra provenienza. Eppure questa volta l’eccezione era stata concessa, attirando sbalorditi sguardi d’invida e disapprovazione da tutte le dame del Regno. Fu proprio nonna Anselmina con il suo risoluto carisma ad imporsi con forza su uno stanco nonno Alfonso, il quale, però, fece mettere nero su bianco che, qualora i due avessero avuto una figlia femmina, l’avrebbero cresciuta secondo l’educazione del Regno, senza strane influenze di altre terre e soprattutto la nipote avrebbe dovuto sposare con un valido cavaliere dei Sali al Vento. Nessuna obiezione e nessuna polemica furono sollevate in quel momento, dopotutto Isabel e il suo istinto erano convinti che avrebbe avuto un figlio maschio.

Quando, ahimè, diede alla luce Sofia fu costretta a rispettare il patto. Educazione rigida, poche libertà e fin da piccolissima le era stata raccontata la Storia del Principe dei Sali al Vento, che la sarebbe venuta a prendere fin dentro al castello per trasformarla nella principessa più felice di tutti i regni del pianeta. Studiare molto, avere maniere garbate,  fare una dieta equilibrata e del movimento, essere gentile con tutti, avere cura della propria persona, applicarsi alle arti, poco ozio e mai, mai, per nessuna ragione al mondo prendere il largo, solcare quel mare gigante che tutti i giorni Sofia si trovava a guardare dalla finestra della sua camera. Un lavaggio del cervello in piena regola, al quale Isabel stessa avrebbe voluto ribellarsi ma che non ebbe mai il coraggio di fare: era una donna responsabile, onesta e rispettare le promesse era, in fin dei conti, una questione di onore. A instillare domande e lanciare piccoli sassolini discordanti ci pensava la nonna: ogni tanto la andava a trovare, le raccontava di mondi lontani, di fughe, di principesse ribelli e di principi addormentati, quelli che non si risvegliavano nemmeno con un bacio. “Non dare retta a tua madre, i principi di un tempo non esistono più, è inutile che tu stia qui ad aspettarlo. Coraggio, vai là fuori e vivi la tua vita, cercalo”. I messaggi contrastanti l’avevano confusa durante tutti i suoi 29 anni, eppure, con la diligenza di una figlia modello che non vuole disattendere le aspettative dei genitori, rimase lì, in assoluta osservanza di quanto le veniva chiesto. “Mamma ha detto che arriverà. E lui arriverà. Sarà meraviglioso ed io perfetta”.

Eppure quella sera era inquieta. L’orologio segnava le 20.17. La sua proverbiale pazienza stava per terminare, tutte le sue amiche erano già accoppiate e non perdevano mai occasione di scodinzolarle davanti sventolando luccicanti anelli di fidanzamento corredati da promesse d’amore più o meno sincere. Sofia stava scrivendo sul suo quaderno, come tutte le sere, ma non riusciva a focalizzare le parole: c’era un vortice nella sua testa, fatto di mare, cavalieri, principi, sua nonna, sua mamma, il regno, confusione e caos, rancore e aspettative, un moto di ribellione si stava palesando all’interno della sua mente, facendo crollare ottimismo e leggerezza in un baratro di tristezza e disillusione. “Avrà senso continuare a fare questo sacrificio? Ma cosa diavolo sto aspettando?” Ritornò a guardare fuori dalla finestra: le sembrò di vedere una luce che si muoveva sul buio delle acque. Persa nei pensieri, un attimo di abbiocco si impossessò di lei, facendole sognare una vita libera e felice fuori da quella torre. Aprì gli occhi e si alzò in piedi; la lucina si stava muovendo, proprio in direzione della sua torre. “Chissà chi è che solca il nostro mare a quest’ora di notte”. La luce si faceva sempre più vicina, sempre più grande; si sporse ancora di più fino a quando non vide un marinaio barbuto arrampicarsi sulla facciata della sua torre con le sue grosse braccia piene di disegni colorati. Aveva il volto scuro, piccoli occhi chiari ed un sorriso inspiegabilmente soddisfatto.

Hey, come ti permetti di salire in camera mia in questa maniera?

Non ho bisogno del permesso, tu sei mia. E verrai con me

Mia…non esagerare! Non ci penso nemmeno. Almeno dimmi come ti chiami, dimmi una parola gentile…presentati con un omaggio. Che modi sono questi?

Cosa stavi aspettando, principessa? Il cavaliere che sarebbe venuto a liberarti dalla tua prigione mentale? Nessuno ti salva, ti devi liberare da sola. Abbi il coraggio di essere chi sei, staccarti da quello che vogliono gli altri e vivere la vita che vuoi tu.”

Ok, effettivamente il tuo ragionamento non fa una piega, hai una dialettica interessante. Ma non vengo da nessuna parte con uno sconosciuto. Non senza un appuntamento. Una cena pagata e un paio d’ore di conversazione conoscitiva. Ho una mia etica io.

Non è etica, è un muro di barriere inutili, principessina…

Non fece in tempo a opporre resistenza che si ritrovò circondata da quel forzuto uomo dai capelli scuri e dai modi bruschi. ”Non può essere il mio principe, doveva essere un cavalier cortese, non un prepotente incursore notturno”, pensò. Mentre raggiungevano la barca, si accorse che le sue gambe stavano improvvisamente prendendo la forma di una coda di pesce color acquamarina; anche a lui stava succedendo la stessa cosa. Non ebbe nemmeno il tempo di comprendere che cosa stesse accadendo che si ritrovò sott’acqua, i suoi lunghi capelli biondi trasformati in una treccia blu e il suo seno libero da inutili indumenti a contatto con quell’acqua salata che aveva sempre visto dall’alto. Per un momento pensò di affogare, quando si accorse di riuscire a respirare normalmente e di potersi muovere nonostante quella coda immensa, provò una strana sensazione di libertà. Si voltò verso chi l’aveva rapita con sguardo inquisitorio ma, una volta incontrato il suo sorriso beffardo, lo seguì piena di fiducia nelle profondità del mare senza fare nessuna domanda.

Nessuno la rivide mai più sulla terra ferma.

[FINE]

Buccia di Banana/Esplosioni Brillanti

Come salutare al meglio l’anno se non con la peggio trovata di questo 2017? All’inizio avevo pensato di fare una sorta di classifica, poi mi sono accorta di aver tralasciato una cosa, non delle più trash, ma di quelle che mi fanno pensare che a volte potremmo impiegare meglio il tempo e le risorse del pianeta invece di lanciare sul mercato…”cose” de(l)generi. E visto che si avvicina la serata più luccicante dell’anno, ecco, preferisco mettervi in guardia…e farci due risate! 😉

Gli unicorni ci hanno invaso, l’arcobaleno spunta ovunque e i glitter sono diventati i migliori amici dell’uomo; è la giusta dose di magia necessaria per sopravvivere al momento storico, e meno male siamo ancora capaci di crederci, alla magia! Il problema sopraggiunge quando i benedetti glitter provano ad infilarceli ovunque. E quando intendo ovunque, intendo anche all’interno di cavità che non dovrebbero normalmente contenerli.

Già quando vengono adoperati per uso alimentare mi lasciano perplessa (davvero il nostro sistema digestivo è in grado di smaltire le simpatiche scaglie colorate?!?), e nonostante i tutorial su wikihow non sono tutt’ora convinta della loro totale digeribilità senza effetti collaterali. Quando poi qualcuno li ha pensati, brevettati e commercializzati per infilarceli direttamente nelle parti intime per un “orgasmo scintillante“, ho pensato che forse ci meritiamo una glaciazione fulminante. Ebbene sì, dopo i trucchi per la passera, i brillantini esterni e il detox vaginale (ma non era auto-pulente?!?) ecco le pillole glitterate per illuminare le notti di piacere e avere un orgasmo degno di un unicorno magico color arcobaleno!

Le Passion Dust Intimacy Capsules sono un’invenzione della Pretty Woman Inc . e sono esattamente quello che sembrano. Pillole piene di glitter di vari colori. Non si assumono per bocca, ma volano direttamente laggiù, dove non batte il sole e lentamente si dissolvono. Meglio fare una doccia calda subito dopo e poi gettarsi tra le braccia di Lui per dare vita ad un’accoppiamento brillante…altro che fuochi di artificio di capodanno!!! I glitter in questione sarebbero naturali al 100%, composti da gelatina + amido + polvere di acacia+glitter commestibili, quindi di fatto si potrebbero anche mangiare…se non fosse che, come avvertono sul sito, potrebbero causare a Lui dei lievi attacchi di asma se si prodiga in alte performance di sesso orale e anche a Lei, se si prodiga alla stessa maniera…dopo! Insomma, carini e potenzialmente mangiabili, ma potrebbero rimanere indigesti 😛


L’indigestione non è l’unica problematica annessa, nonostante tutto sia “assolutamente sicuro“, alterare la flora batterica con zuccheri, gomma e coloranti vari non è la cosa più consigliata dai ginecologi. Potrebbero proliferare infezioni con batteri luccicanti e vestiti a festa per l’occasione. Ce n’è davvero bisogno?!? Insomma, divertirsi piace a tutti, farlo strano e giocare piace a tanti, ma sbriciolare le palle a noi donne per avere la passera tonica, elastica, sempre giovane, truccata, vestita a modo e che all’occorrenza sputa liquidi scintillanti, non è un po’ troppo?!? Possiamo tenercela così com’è e pensare ad altro? Altrimenti di questo passo sono sicura ce li faranno uscire anche dal…ops! 😉

Natale ZEN: quello che stressa, quello che salva!

Ridendo e scherzando siamo già al 22 dicembre, tra un paio di giorni inizieranno i festeggiamenti del Santo Natale e tra poco più di una settimana l’anno volgerà al termine. E fin qui tutto bene, in fondo dovremo essere abituati a questa ripetitiva ciclicità del tempo e degli eventi, comprese le feste comandate. Questa in particolare o si ama, si odia o si affronta nella totale indifferenza, in ogni caso non è raro sentire voci e cori che si innalzano al grido di “Che stress il Natale“! Ora, davvero vogliamo stressarci per qualcosa che dovrebbe essere una festa?!? Parliamone. Tra i motivi di stress ci sono:

La famiglia! Da una parte la si ama, da una parte la si teme, l’invasione è in agguato e spaventa. Chi in qualche modo sei “costretto” a stare in famiglia si senti strizzato in questa dimensione oppressiva, ma non riesce a svincolare. Chi si dilegua, invece, vive comunque una sorta di senso di colpa. MorgattaZen consiglia, a chi decide di partire di farlo con tutta la serenità del mondo e a chi rimane di focalizzare su due aspetti: sono lo due giorni, 48 ore, al massimo 72 se contiamo anche il 26, ce la possiamo fare; e poi questa famiglia non durerà per sempre (nel senso, prima o poi si muore tutti)…è davvero così intollerabile?!?

Ansia da prestazione da cena e far bella figura! Un’altra fonte di tensione è l’organizzazione di cene ad alto contenuto non solo calorico ma anche spettacolare. Tutto deve essere perfetto, buono, la musica giusta, le luci, le candele, i segnaposti (?!?); si devono accontentare le nipoti vegane, il nonno tradizionalista e la cognata scassapalle che ha paura di ingrassare. E tutto sulle proprie spalle. MorgattaZen crede vivamente che sia il caso di lasciar perdere quest’ansia da prestazione, rilassarsi, fare del proprbio meglio senza impazzire e, nel caso, chiedere aiuto e non fare tutto da sole/i. Tanto ci sarà sempre qualcuno che avrà da ridire su qualcosa, vogliamo davvero dargli ascolto e perderci in salute?!?

Ansia da invasione. Le famiglie, con il passare del tempo, diventano sempre più numerose e si allargano anche ai famosi “parenti acquisiti” che non sempre sono graditi; è facile trovarsi la casa invasa da persone che non si tollerano molto, invitate perché sennò “pare brutto“. Ecco, io questa solfa del “pare brutto” la sento continuamente e alla fine ho capito una cosa: se fai un piccolo sacrificio in nome della pace familiare, fallo con il sorriso; se fai le cose “schiattata in corpo“, meglio non farle e dileguarsi. Qualche compromesso va bene, comprimersi completamente NO! C’è sempre una via d’uscita. 😉

Stress da regalo! Liste di persone a cui fare i regali che non finiscono più, soldi che finiscono dopo i primi due acquisti, regali di circostanza di cui non te ne frega una mazza…davvero dobbiamo stressarci per fare un regalo?!? Da adulti il galateo e le formalità le possiamo anche lasciare da parte, ai bambini possiamo spiegare fin da ora che non è la grandezza del regalo che conta, alla fidanzata che un diamante non è per sempre e che non ci si può indebitare per avere il pacchetto verde acqua sotto l’albero. Insomma, fare i regali è meraviglioso, perché deve diventare una pratica insopportabile per via di una data sul calendario?!? Che poi finisce che uno per prendere qualcosa a tutti, raccatta cazzate assortite fatte senza pensare. Ecco, meglio una cosa fatta con il cuore che 100 fatte per dovere! Per forza o per forma non si dovrebbe fare nulla. I regali si possono fare in qualunque momento dell’anno. Gli altri capiranno. E se non capiscono, non è un vostro problema.

Incubo della bilancia. Cene, pranzi, portate che si susseguono senza sosta, avanzi da terminare, aperitivi di auguri, cene aziendali…gli appuntamenti a tavola sono talmente tanti e talmente consistenti che l’ansia da “mangerò troppo” è sempre in agguato, anche se uno non è a dieta (quelli a dieta poi, figuriamoci, stanno già digiunando dall’inizio del mese). Ora, cercare di non prendere 5kg in 10 giorni mi sembra una scelta saggia e funzionale alla salute, stare in apprensione e spizzicare a malapena mi pare esagerato. Rendere grazie a chi ha spadellato per ore e fare onore alla tavola senza forzare lo stomaco è un’ottima via di mezzo. Nel dubbio, ricordiamoci sempre che qualche bicchiere di vino in più rende il tutto più scorrevole…:P

Figli a casa, che paura! Genitori che vanno nel panico perché “la scuola è chiusa“. Ma si può?!? Invece di godere del tempo da passare con i propri pargoli, organizzare delle gite fuori porta o delle attività casalinghe per divertirsi con i propri cuccioli, madri e padri sclerano perché “ce li ho tutto il giorno intorno, non mi riesce fare niente“. Ho idea di quanto possano essere pesanti e difficili da gestire i pargoli, ma se li avete fatti li dovete amare anche durante le feste dove li avete attaccati 24 ore su 24. In alternativa, il gatto sarebbe stata una soluzione migliore.

Natale Single, tra tristezza e domande imbarazzanti. Appena lasciati e già tristi? Ci sta, sarebbe meglio non isolarsi nella tristezza, ma nemmeno passare del tempo con famiglie felici e coppie di cugini che annunciano matrimoni imminenti. Crogiolarsi con i propri simili è sicuramente più semplice e richiede meno giustificazioni. Single da sempre che devi affrontare la solita sfilza di domande cercando di giustificare una situazione sentimentale che si protrae da anni (e ormai ti stai facendo vecchia?)? Ho la risposta giusta per porre fine a questo supplizio e godersi le ferie in santa pace…

Ecco. Qualunque sia la causa di stress o ansia natalizia, fermiamoci un attimo, facciamo un respiro e pensiamo: ma con tutte le rotture di coglioni che ci sono nel mondo e che affrontiamo nel quotidiano, abbiamo davvero bisogno di farci venire ansia e stress per Natale? A me pare superfluo…e a voi?!? In diretta su radio M2O come tutti i venerdì io e LaMario vi aspettiamo per farci gli auguri e dirci la vostra: Natale fa rima con…

AUGURI! :*

Buccia di Banana/Natale&l’intimo: parliamone!

Cosa succede a Natale con l’intimo? No, perché di questi periodi osservando le vetrine si possono intravedere delle fantastiche proposte che durante gli altri mesi dell’anno spariscono. Sia per lui che per lei l’offerta intima va in due precise direzioni opposte e contrarie: si passa dalla tigre del materasso al tenero gattino nel giro di un manichino. Sia per lui che per lei…Osserviamo da vicino.

Per LUI vige la regola delle mutande idiote. Con l’idea di essere sfacciatamente provocanti ma con il risultato di essere immancabilmente trash, ecco arrivare puntualissimi boxer e slip dai colori sgargianti con le scritte “invitanti” che farebbero scappare anche l’ultima delle single che non ha rapporti da 10 anni. Perché insomma, va bene la simpatia, ma se ti trovo sotto ai pantaloni queste io prima mi metto a ridere, poi al massimo ti offro una birra e siamo amici come prima…

Dopo aver fatto i simpaticoni promuovendo il biscotto ed invitando eventuali signorine ad assaggiarlo, ecco però che siamo a richiedere dei teneri abbracci con il pigiama con l’orsetto idiota. Simpatico, eh. Ma tutti e due insieme non si possono affrontare.

Così come si affronta difficilmente l’equazione natale=maiale…nel senso che l’intimo proposto per LEI è oltremodo spinto, ammiccante, pizzato, con più buchi che stoffa (e non perché si sono rovinate), lacci, legacci, aperture e colori che spaziano dal rosso al nero e dal nero al bordeaux. Insomma, da super seduttrice. Ed il quesito sale spontaneo: ma le donne tra Natale e la fine dell’anno hanno un’impennata ormonale fisiologica? O sono solo i geni del marketing e dello stile che ci stanno supplicando di trombare per santificare le feste? Che con l’occasione delle festività e delle ferie una si voglia sentire più carina e abbia anche più modo di uscire e partecipare ad eventi mondani ci può anche stare (ma non è automatico), ma che si debba mettere giù da gara…

…per poi finire anche lei con un bel pigiamone. Da tigrona a gattara buffa basta un passaggio dallo spacciatore di intimo sbagliato. Tipo che lui ti regala il completino osé e sua mamma il pigiamotto. E il danno è fatto. Ecco, adesso attendo che qualcuno di voi mi dia delle spiegazioni sensate…;) Anche per questa raffinata proposta con la quale decorare gli occhi per le feste…O_o

Buon lunedì, dai che da oggi può cominciare il conto alla rovescia! Ovviamente #bucciadibanana il giorno di Natale salta, ma un salutino colmo di trashate prima della fine dell’anno ve lo faccio!

Sveltino-terapia!

Mi è caduto l’occhio in questi giorni su un articolo che proponeva come ravvivante delle coppie datate e spente sotto alle coperte una pratica spesso trascurata perché rapida e poco curata: la sveltina!!! Solitamente appannaggio di sconosciuti che si prendono sull’onda del momento o di amanti che si nascondono e si amano nei ritagli di tempo, la classica sveltina non è molto amata, anzi diciamo che spesso diventa sinonimo di sesso veloce e senza entusiasmo, additata e condannata soprattutto dal genere femminile perché nel suo essere veloce spesso non riesce a soddisfare a pieno la donna, che rimane a metà di questo rapporto incompleto. E poi non ci sono preliminari, non c’è l’atmosfera rilassata, niente musica né lume di candela, non si fa caso ai dettagli e nemmeno al completino intimo. Effettivamente il sesso è fatto anche di giochi, ambienti, situazioni create ad hoc e di tutto il tempo necessario per regalarsi un momento di condivisione orizzontale a due. Eppure non sempre questo tempo c’è, gli impegni stancano, la sera tutti distrutti e le capriole vengono rimandate, relegate ai giorni di festa o al fine settimana (quando va bene).

Ma chi non li trova 5 minuti per una sveltina sul tavolo da cucina prima di andare al lavoro già vestite e truccate pronte per uscire di casa? NESSUNO, o meglio, veramente in poche (e pochi, che non è che gli uomini spicchino per spirito d’iniziativa). La voglia, è sempre quella che manca, mica il tempo. Ed è qui che il Center for Sex Education, dopo opportune ricerche e studi (oh, loro studiano, mica tirano cose a caso), propone la sveltina come “soluzione” rapida per coppie in crisi o con attività sessuale ridotta al minimo sindacale: un pizzico di pepe e trasgressione non può fare altro che bene. Inoltre i signori studiosi sostengono che un rapporto sessuale soddisfacente dovrebbe durare tra i 3 ed i 13 minuti, in barba a tutti i martellato seriali che pensano di essere ganzi se vanno su e giù per 40 minuti di fila noncuranti che lei, nel frattempo, sfoglia riviste o si sta facendo le unghie dei piedi. Quindi, sveltine per coppie. A patto che ci siano i giusti presupposti; perché ci si diverta entrambi c’è bisogno di:

Complicità: la sveltina è sicuramente improvvisa, ma nasce molto prima negli occhi, nelle parole, negli atteggiamenti e nei pensieri. Difficilmente ‘sta voglia arriva ad entrambi nello stesso momento (a volte capita); per questo è bene comunicare o far capire all’altro cosa gli sta passando per la testa in modo da coinvolgerlo, stimolare l’eccitazione mentale e creare la complicità giusta per improvvisare insieme.

Improvvisazione: il bello della sveltina è improvvisarla dove viene viene. Per chi è abituato al comodo letto orizzontale ritrovarsi in piedi nel bosco appoggiati ad un albero è una simpatica botta di vita (occhio alle escoriazioni alla schiena, però)! Un diversivo piacevole ed inusuale alla solita routine. Quando l’impulso arriva, dove siamo siamo, meglio approfittare. Occhio agli occhi altrui e ai luoghi troppo pubblici ed esposti: il rischio di multa per “atti osceni” è sempre dietro l’angolo. E magari anche qualche guardone non ben intenzionato.

Gioco: l’aspetto ludico è importante in questo tipo di rapporti. Bisogna essere predisposti a giocare. Ed in fondo cos’è il sesso se non un meraviglioso gioco a due?

Libertà (mentale): per la sveltina è necessario lasciarsi andare TOTALMENTE ed in modo RAPIDO. Questa è forse una delle difficoltà maggiori per la quale è obbligatorio liberare la mente da pregiudizi, menate e paranoie. Il “qui non si fa”, “non è il momento”, “gli altri cosa penseranno” e “non mi sono depilata” in queste occasioni non possono esistere. Spegnere il cervello e lasciar parlare il corpo è terapeutico, non solo per la coppia ma anche per il singolo.

Quindi, ogni tanto, più sveltine per tutti. Anche come rimedio terapeutico per la coppia 😉 O no? Voi che dite? Fateci sapere la vostra, anche in diretta alle 18.30 su radio m2o. Io e LaMario siamo tutte orecchie…Buon fine settimana, possibilmente con qualche sveltina annessa!

 

Sfashionisti sotto l’albero

Sfashionisti si nasce o si diventa, in ogni caso una volta intrapreso questo cammino fatto di consapevolezza e libertà difficilmente si riesce a tornare sulla “via vecchia” o alle cattive abitudini 😉 Anche in questo periodo di feste più o meno comandate, ha le sue linee guida…

1-Lo sfashionista, soprattutto a Natale, si veste un po’ come vuole. Se ha voglia dei glitter, se li mette, se al rosso preferisce il fuxia, se lo mette e se vuole stare in pigiama…ci sta! Insomma, non dà retta alle proposte di stagione, che poi sono le solite rivestite da “novità dell’anno“.

2-Lo sfashionista non si lascia travolgere dall’ondata di consumismo sfrenato. Sa controllare i suoi istinti e moderare gli acquisti 😉

3-Lo sfashionista ama fare i regali, ma non ama lo spreco. Ecco perché PENSA a chi vuole fare un regalo prima di farlo, facendolo con il cuore e la testa e non perché DEVE. Motivo per cui…

4-Lo sfashionista non fa regali di circostanza. La sua onestà intellettuale e quel pizzico di anarchia non gli permettono di fare doni a caso giusto perché “sennò pare brutto“!!!

5-Lo sfashionista preferisce fare i suoi acquisti dagli artigiani, da designer che auto-producono, da chi fa le cose riciclando materiali, da chi si impegna a rispettare l’ambiente, le persone e cerca di avere un’etica. Ce ne sono tanti in giro, ci sono tanti mercati dedicati alle autoproduzioni (questo weekend il Mercantile a Pisa, East Market a Milano e tantissimi altri sparsi in giro per l’Italia), eventi dove poter toccare con mano questi prodotti o anche tantissimi profili instagram, siti web e negozi online dove ordinare comodamente seduti a casa senza infilarsi nella ressa cittadina, che è senza dubbio caratteristica, ma può provocare stress. Invece di regalare cose in serie prodotte da multinazionali più o meno oneste, meglio premiare il lavoro e l’originalità di artisti e artigiani!

6-Lo sfashionista non si fa i selfie sotto l’albero. Nemmeno quelli con le lucine vicino. Caso mai qualche foto di gruppo con tutto il parentado, di quelle spontanee con il vino del nonno in circolo e le guance rosse.

7-Lo sfashionista a Natale non è a dieta. Insomma, senza esagerare, ma fare quelli che mangiano insalata e brodo e basta non è rispettoso verso chi spiattella tutto il giorno. La cucina e la cuoca (o i cuochi) vanno onorati per le feste. Per rimettersi in forma c’è tempo prima e dopo!

8-Lo sfashionista non compra una mutanda rossa ogni anno. Usa quella che ha, almeno fino a quando non è diventata rosa chiaro a furia di lavaggi 😉

9-Lo sfashionista diffonde il verbo, sempre. Se poi con l’occasione delle feste vuole regalare uno SFASHION di carta e colori, lo può fare. Basta andare qui—> Morellini Editore ed ordinarlo (o anche nelle librerie). In cambio l’autrice invierà infinita gratitudine e buone vibrazioni per tutti ❤

Chi è in zona Milano questo giovedì, c’è un appuntamento in casa editrice dedicato agli amanti dei libri…magari ci facciamo gli auguri dal vivo! 😉