Poligamia consapevole: poliamore, parliamone!

C’erano una volta Adamo ed Eva; poi è arrivato il Serpente, poi Antonio, Giovanna, Maria e Mario, la famiglia si è allargata, gli accoppiamenti moltiplicati, l’amore esploso in una mega-relazione alla luce del sole in cui tutti erano consapevolmente ed eticamente coscienti di questo grande affetto collettivo. Poi è arrivato il Signore Supremo, ha punito tutti e imposto la monogamia come unica scelta amorosa. L’uomo però, ribelle di natura, ha fatto finta di accettare la cosa, ma in realtà ha continuato a fare beatamente gli affari suoi, cornificando compagni e compagne, costruendo relazioni parallele ed inserendo bugie e menzogne nella coppia. Fino a quando il concetto di Poliamore non ha riportato alla luce la vecchia tendenza di ampliare la coppia. O comunque alla possibilità/eventualità di poter amare due o più persone contemporaneamente in libertà. Parliamone…

Per poliamore si intende la pratica (o la possibilità) di avere più di una relazione intima, sessuale o affettiva per volta, con il consenso esplicito di tutti i partner attuali e potenziali. Un sinonimo di poliamore è “nonmonogamia etica“. L’idea del “poliamore” è figlia degli anni 60-70 e degli inni all’amore libero di quei tempi; il termine è apparso negli anni 90 in alcuni articoli di psicologi statunitensi, riapparso poi nel 2006 ed inserito anche nell’Oxford Dictionary e comparso anche in Italia nel libro dell’antropologo Carlo Consiglio “L’amore con più partner” in cui sostiene la tesi che la poligamia sessuale e sociale sia la condizione più naturale per la specie umana. Ma andiamo con ordine, perché poliamore non è assolutamente sinonimo di “vai in giro a fare i cazzi tuoi con chi ti pare mentre la tua compagna è a casa ad aspettarti convinta che tu sia al lavoro“. Questo si chiama infedeltà cronica…e non è carina! La caratteristica principale delle relazioni poliamorose è il consenso informato di tutti i partner coinvolti, ovvero DICHIARARE in anticipo. Consenso informato implica che ci sia informazione precisa, dettagliata e anche delle regole interne che scandiscono questo tipo di rapporto; è fondamentale COMUNICARE in maniera aperta ed onesta e fare attenzione al rispetto dei sentimenti e dei bisogni di ognuno. Per entrare in questo tipo di relazione si deve avere una mente APERTA, essere lontani dalla GELOSIA, della POSSESSIVITA’ e dal concetto di ESCLUSIVITA’, condizioni impossibili per vivere in maniera tranquilla questi tipi di relazioni.

Il poliamore include la coppia aperta, dove c’è una coppia che decide di avere anche relazioni esterne perlopiù sessuali, ma include anche single che decidono di essere poliamorosi avendo relazioni con più partner, triadi vere e proprie dove ci si ama contemporaneamente, i polifedeli chiusi con due o più partern, una coppia primaria che intrattiene relazioni con altri singoli o coppie, la rete “poliamorosa”, ovvero una famiglia allargata che comprende più nuclei familiari e tante altre varianti di combinazioni tra persone che decidono di amarsi in libertà. Fino a che va…la durata non è un elemento da concordare a priori; ci sono relazioni poliamorose sessuali ed affettive che possono durare tutta la vita, altre che finiscono rapidamente; questo perché solitamente chi sceglie questo stile di vita è convinto che le relazioni, così come le persone, sono in continua evoluzione ed è seguendo questo flusso di esigenze vitali che si può vivere in maniera autentica ed onesta verso se stessi. I bisogni cambiano, così come il corpo, le fantasie, le necessità; questi cambiamenti, all’interno di una coppia monogama, sono quello che porta spesso al tradimento e al divorzio, perché la relazione che si sta vivendo non combacia più con le esigenze del momento; il poliamore potrebbe portare ad amare più persone senza necessariamente sentirsi in colpa o dover far male a qualcuno alle spalle. Ma questo è un processo lungo, difficile e che mette a dura prova le persone, non è una pratica adatta a tutti!

Immagine dal film Jules&Jim 

La strada che porta all’utopia meravigliosa del poliamore è costellata di ostacoli e piena di vittime che non ce l’hanno fatta. Esistono 12 pilastri fondamentali che vanno imparati, metabolizzati e fatti propri per seguire questa via (può darsi che leggendoli si capisca che non può proprio fare al caso nostro…e allora meglio lasciar perdere)!

Autenticità: conoscere se stessi ed essere coerenti con chi siamo. Se non sappiamo cosa vogliamo (anche in materia sessuale) è un casino!

Scelta: essere liberi di scegliere sempre, in libertà.

Fiducia: mantenere la fiducia dei vostri partner ed onorare gli accordi presi. Difficilissimo, ma indispensabile.

Parità di genere: siamo tutti i uguali. In questi casi più che mai non è che quello che fa LUI vale più di quello che fa LEI e viceversa.

Onestà: è forse l’essenza del poliamore, quello che lo fa differire da tutte le altre relazioni. Qui si fa tutto alla luce del sole, senza ingannare nessuno. Sennò potete tornare a fare le corna a vostra moglie senza problemi.

Trasparenza: tenere al corrente tutti i partner può essere difficile, ma spesso il fallimento dei  rapporti poliamorosi arriva perché il partner principale si sente escluso.

Comunicazione Aperta! Su qualunque argomento, dubbio, novità.

Non possessività: nessuno è di nessuno. Nel poliamore la possessività non è contemplata. Ecco perché serve un’autostima altissima!

Consensualità: tutti sanno cosa avviene nella vita dell’altro e tutti lo accettano. Diversamente si chiama sempre tradimento…

Accettare l’autodeterminazione del partner, incoraggiandolo ad essere quello che è e seguire le proprie inclinazioni…anche se non con altri/e.

Atteggiamento positivo riguardo al sesso: conoscere, conoscersi, avere piacere ad esplorare il piano fisico consci di quello che piace/non piace è fondamentale in questo tipo di relazione.

Compersione (che non è comprensione): ovvero essere capaci di essere felici quando l’altro è felice. “La compersione è l’opposto della gelosia.  Detto semplicemente, la compersione è l’amore che proviamo quando gli altri provano amore.

Facile, no?!? No, per niente. Di fatto esistono coppie poliamorose serene e tranquille, se ne comincia sempre di più a parlare ma dalla teoria alla pratica la via è lunga e complicata, soprattutto perché legata alla sfera sentimentale che cerchiamo sempre di incastrare in caselle preconfezionate e possibilmente durature (matrimonio, fidanzato, monogamia) ma la verità è che i sentimenti non sono definibili…e tanto meno stabili! In ogni caso, che si opti per la monogamia o il poliamore, c’è una cosa che non dovrebbe mai mancare in nessuna relazione: l’onestà, verso il prossimo e verso se stessi.

E ora ditemi la vostra…anche stasera in diretta con LaMario su radio m2o. 18.30…più o meno! 😉 Per approfondire l’argomento consiglio il sito poliamore.org

Ibiza: la guida (e la partenza)

Non so bene da dove cominciare, sto vivendo momenti di grosso caos mentale, emotivo, lavorativo, organizzativo…ma tutt’apposto. L’inverno ha lasciato il posto alla nuova stagione e, se da una parte mi è sembrato un inverno lungo e pesante, dall’altra ho la sensazione che questi sei mesi siano volati alla velocità della luce. E’ quasi fine aprile ed io non me ne sono quasi resa conto (maledetto calendario a scorrimento rapido). O meglio, i conti ho dovuto farli, visto che lunedì prossimo mi imbarco per un’altra stagione…sì, a Ibiza!!! 😉 Chi mi legge sa che amo profondamente quest’isola e sa anche che da ormai tre anni la mia vita si sposta  in estate su questa striscia di terra in mezzo al mare. Forse non sapete ancora, però, che dopo anni ed anni di pellegrinaggio su questo scoglio meraviglioso, sono stata incaricata di scrivere una guida turistica per la collana “Guide Low Cost” di Morellini Editore. Onorata e anche un po’ intimorita (è la prima primissima VERA guida turistica che scrivo, quella di Firenze aveva un margine di licenza letteraria) ho iniziato a lavorare su questo progetto l’estate scorsa e adesso è diventato un libro vero, 160 pagine, foto, colori e suggestioni dalla mia isola preferita. Ve la presento:

La storia è andata più o meno così: esisteva una prima edizione (datata 2007) di questa guida, ovviamente non scritta da me, che mi era stato chiesto di leggere e aggiornare con alcuni indirizzi nuovi “visto che sei sempre lì…la conoscerai un po’, no?“. Ed in effetti, nonostante ogni volta ci sia qualcosa di nuovo da vedere e da scoprire, un po’ la conosco. Purtroppo non sono riuscita a limitarmi all’aggiornamento in qua e là, ho dovuto riscriverla completamente. E’ stato un impulso più forte di me: non riesco a fare le cose a metà e quindi mi sono imbarcata in quest’impresa. Certo non è il romanzo della vita e nemmeno la storia di fantasia dove lasciar vagare l’immaginazione, però scrivere una guida ti mette davanti notevoli problematiche letterarie e anche paletti strutturali. E’ stato un bel gioco di organizzazione, gestione degli spazi, fornire informazioni esaurienti essendo sintetica, essere utile, intrattenere e soddisfare curiosità: insomma, mica un lavorino da nulla!!! Alla fine, dopo mesi di lavoro, rifiniture e diverse rotture di palle alla mia Santa Editor (grazie Jessica) è uscita, il 29 marzo, in tutte le librerie reali e virtuali, versione cartacea e digitale.

Ibiza raccontata dalle mie parole e dalle mie impressioni, con i miei luoghi preferiti (no, quelli segreti me li sono tenuti per me…voglio dire, il bello del viaggio è scoprire angoli nascosti durante pellegrinaggi a caso, mica potevo mettere tutto nero su bianco?!?), i personaggi, le spiagge e le curiosità ed i contrasti che convivono su quest’isola. Insomma, a chi tutti gli anni mi chiedeva informazioni e dritte, ecco, adesso sono a disposizione in formato portatile. Un’emozione vedere il mio nome in copertina a fianco della scritta “Ibiza” e una soddisfazione immensa avere il mio quinto libro pubblicato e distribuito in tutta Italia. Da quando mi sono imbarcata nel mondo della carta stampata quasi per caso (era il 2012) non avrei mai pensato a questa evoluzione…per il “best seller” da milioni di copie e la conquista dell’Universo temo di dover aspettare ancora qualche anno, ma nel frattempo continuo a scrivere! 😛

…e preparo i bagagli! Lunedì prossimo mi aspettano le solite 28 ore di navigazione che lentamente mi porteranno verso questa stagione che si preannuncia piena di novità e progetti che mi fanno pensare che il mare lo vedrò con il cannocchiale…;) A partire dal giorno dello sbarco in cui la sera presenterò, in non so ancora quale lingua, il mio terzo libro “Sfashion” durante la Fashion Revolution Week di Ibiza (della quale vi parlerò mercoledì prossimo); e nei giorni a seguire dove dovrò allestire Mama No Quiere Showroom, concept store e studio di tatuaggi a pochi passi dal porto con il quale collaborerò per questa stagione. Anche di questo vi parlerò a breve, intanto però potete seguirci su Instagram. Sono carica, emozionata e nel pallone nello stesso momento. Prometto di riprendermi e di raccontarvi tutto per bene una volta sbarcata. Per adesso vogliatemi bene così e se vi va, la guida vi aspetta in libreria. Io, invece, vi aspetto di là…;)

Vintage Revolution/ Fiori revival ’60-’70-’80: La primavera è arrivata e noi ci balliamo sopra!

di federica pizzato

Finalmente anche qui (e non è per niente scontato) è arrivato il sole! A me è venuta immediatamente voglia di ballare a pieni nudi sull’erba e di abiti fiorati. “Primavera = fiori, che fantasia!!” direte voi, ma i miei fiori sono Revival, come la musica! E… sarò banale ma ho sempre avuto una passione per le stampe floreali, mi mettono di buon umore e mi ricordano quanto sono belle le cose semplici come la natura: sempre la stessa si, ma mai uguale a sé stessa. E allora, che aspettate? Iniziate a sentire il ritmo che arriva direttamente alle ginocchia e si trasforma in un twist scatenato, oppure che vi trasporta all’isola di Whigth o a Woodstock per poi approdare in una notte di dance anni ’80. Ci siete? Vi siete teletrasportati? Io provo a darvi un altro aiutino con 3 abiti tutti colore e, ovviamente fiori!

Anni ’60, l’abito a trapezio con i colori del sole

come on let’s twist again”… che sia di giorno o di sera l’abito sixties riuscirà sempre a rendervi perfette! La sua forma sobria si può sdrammatizzare con gli accessori e i colori sgargianti ovviamente aiutano a non essere mai scontate! Per le più formose consiglio una bella zeppa o un tacco comodo, per le longilinee spazio a quello che volete dai sandali flat in poi! Completeranno il vostro look dei maxi orecchini gialli o arancio e, se volete proprio esagerare un cerchietto o una bella fascia in tinta.

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Anni ’70 blu… un po’ flower power, un po’ esotico

Il tessuto di questo abito arriva veramente direttamente da Tahiti come recita la stampa bianca sul bel blu intenso! Crop top e gonna lunga (in perfetta sintonia anche con le tendenze degli ultimi anni), questo completino può diventare sbarazzino od elegante a seconda dei vostri gusti e di come vi sentite più a vostro agio. Potrete giocare a fare la chic figlia dei fiori rimanendo raso terra con dei bei sandali bianchi, dorati o argentati oppure interpretare la viaggiatrice sofisticata appena tornata da una meta esotica con un sandalo gioiello con tacco.

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Anni ’80 vitamine bon ton + peace and love

L’abbinamento è insolito come gli anni in cui sono stati creati i capi che lo compongono. I Jeans Moschino un po’ anacronisticamente ci ricordano di “fare l’amore e non fare la guerra”, costellati di piccoli ying yang e segni della pace. La camicia con stampa floreale fluo e spalline non lascia dubbi: siamo negli anni ’80 e tutto, ma proprio tutto è concesso, anche ballare in modo improbabile come sto facendo io in questa foto 🙂 Comunque sia, questo rimane un look facile comodo e particolare al punto giusto. Da indossare con le classiche sneakers di tela, con le ballerine o osando con un tacco a spillo possiamo, anche in questo caso, essere perfette dalla mattina alla sera. I gioielli? A me vengono subito alla mente i maxi orecchini in plexiglass con la clip. Che ne dite?!

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Insomma, che dire, che sogniate Saint Tropez, Woodstock o Ibiza non è importante. L’importante è che lo facciate divertendovi, giocando con voi stesse e con quello che la vostra immagine può trasmettere di positivo agli altri. Se poi lo fate con un occhio in più al consumo critico della moda, usando il vintage e l’usato non potrà che farvi bene al cuore!

E a proposito dell’argomento vi ricordiamo l’appuntamento di questo sabato allo Spazio 14 di Biella, dove troverete me e Federica insieme a parlare di Sfashion, Baratto, Vintage e sostenibilità.

Vi aspettiamo!!!

Buccia di Banana/L’oggetto che non mancava #4: follie del tacco

Dio benedica chi ha inventato i tacchi, quegli innalzatori di culo e autostima cari a tantissime donne, soprattutto quelle un po’ più corte della media. Pur essendo un oggetto del desiderio, il tacco si ama e si odia, spesso contemporaneamente: apprezzato per quei centimetri di slancio gentilmente offerti da chi progetta scarpe, odiato perché non sempre all’altezza corrisponde la comodità ed è quello che ci fa tirare giù Santi&Madonne dal loro regno dorato mentre cerchiamo di rimanere in equilibrio camminando sui sanpietrini (ma anche sull’asfalto). Insieme ai tacchi “regolari“, fin dagli anni 50 artisti come André Perugia sperimentavano i primi tacchi scultura, posizionando le donne su sculture a forma di torri, sfere colorate, spirali e qualunque altra cosa in grado di strabiliare. Dagli anni 50 ad oggi questa forma di arte è degenerata, portando all’attenzione del grande pubblico e spesso mettendo sul mercato dei tacchi…un po’ così…dei quali forse non sentivamo la mancanza!!! 😉

Camminare su una capocchia di spillo in equilibrio super precario? Perché no! La sfida di designer dall’animo particolarmente cattivo (non mi viene in mente altra motivazione, oltre a quella di soddisfare il loro ego facendo cose sempre più strane per attirare l’attenzione) è quella di sfidare la forza di gravità e le superfici calpestabili issando le donne su scarpe con tacchi sempre più minuscoli (non bastava il tacco a spillo), combinazioni sempre più instabili e dall’estetica precaria. Ho visto modelle camminare su scarpe impossibili con il terrore negli occhi (e anche nei piedi, come si vede bene da questa foto in cui la donzella tenta inutilmente di aggrapparsi alla suola per non sfasciarsi un’anca cadendo)…e non è stata una bella esperienza. Figuriamoci metterci cose del genere ai piedi…


Anche far camminare sulle sfere sembra essere uno sport particolarmente caro ai disegnatori di scarpe di tutto il mondo…

E non mancano mai gli animalini, sostegno morale e fisico di tutte le donne. Insieme a tigri, elefanti e farfalle non potevano mancare gli amici unicorni 😛

Fino al tacco con la scarpa intorno…

Insomma, io stavo bene anche raso terra. Voi no?!? 😉 Buon lunedì…

 

Libertà di espressione? (i limiti ai tempi del web)

Circa un mese fa mi è capitata una cosa che mi ha prima lasciata alquanto basita, poi mi ha fatto incazzare, poi mi ha fatto correre a documentare, poi mi ha fatto riflettere fino a farmi decidere a condividere il mio pensiero (ed i miei dubbi) con voi in questo articolo. Provo a farla breve: sono anni che scrivo sul web, sulla carta stampata, sui libri e sono tantissimi anni che riempio di parole questo BLOG (ho perso il conto degli articoli scritti); MAI, in tutta la mia carriera di sfornatrice di parole, nessuno si è risentito per qualcosa che ho scritto o detto; si scambiano pareri differenti, qualcuno dissente dalla mia visione, ma quando mi sono vista arrivare una mail con una diffida per un articolo del blog ci sono rimasta veramente male!!! L’articolo in questione era una vecchia “buccia di banana” su una linea di t-shirt (della quale ovviamente non faccio il nome mai più nella mia vita) con scritte a mio avviso diseducative, di quelle dove l’ironia è in realtà il triste specchio delle ambizioni di certi esseri umani che vivono ai giorni nostri. Ovviamente non sparavo schifezze sul brand, solo riflettevo a voce alta su quanto non fossero proprio il massimo della vita, senza MAI offendere (questa è una mia prerogativa). Eppure la diffida incarognita e super-minatoria è arrivata, con una frase che mi ha lasciata perplessa: “ […] in quanto sul vostro sito è presente una recensione dei nostri prodotti “XXX” e che la diffusione, nel suddetto sito, NON E’ STATA AUTORIZZATA .” E la domanda mi è sorta spontanea: da quando in qua per parlare di una cosa/di un prodotto/di un servizio c’è bisogno dell’AUTORIZZAZIONE?!?  Voglio dire, siamo nell’epoca dei Tweet diretti alle aziende per segnalare un disservizio, di Trip Advisor e delle recensioni di qualunque cosa per dare la parola al consumatore (che se ti recensisce positivamente va tutto bene, ma se ti scrive qualcosa di male lo attacchiamo subito) e io ho bisogno di un’autorizzazione per parlare di un prodotto? Ma siamo liberi davvero o è tutta una fuffa?!?

Facciamo un passo indietro, fino alla poleis greca, dove la libertà di espressione ha visto la luce, là dove si riconosceva la possibilità di esprimere le proprie opinioni nelle assemblee pubbliche. Una libertà fondamentale per i Greci antichi, in quanto permetteva il più ampio dibattito sulle decisioni politiche che dovevano essere prese, ripresa poi nella Roma antica come base per lo  sviluppo dell’arte oratoria. La libertà di espressione, come diritto proprio di ogni individuo, è arrivata con due grandi rivoluzioni del Settecento, quella americana e quella francese; affermata in tutte le costituzioni moderne e perfino nella a Dichiarazione universale dei diritti umani dei paesi aderenti all’ONU. Poi è arrivato Internet e non si è capito più niente!!! Il web è quella vecchia “piazza” greca dove tutti possono dire la loro, che si sentono autorizzati ad esprimere opinioni su qualunque argomento solo perché hanno un contenitore ed un mezzo grazie al quale poter comunicare; i social network sono un finto spazio privato che in realtà “è la più grande ‘tribuna politica’ della storia dell’umanità“. Avere una propria vita sul web è un diritto, ma spesso questo diritto dà il via libera all’insulto, alle notizie false, alle diffamazioni e cattiverie assortite. E per ogni parola detta/scritta ci possono essere delle conseguenze…questo è bene mettercelo in testa tutti, me compresa 😉 Le opinioni si possono esprimere, entro i limiti “dell’etica“, così come i consumatori hanno il famoso “diritto di critica” per scambiare pareri su servizi e prodotti, ovviamente senza cadere nell’insulto altrui! Ma ci sono diverse cose che nel divertente e libertino mondo del web bisogna tenere presenti, perché l’immediatezza dell’online deve essere pensata, ripensata, riflettuta e meditata prima di essere sparata in rete!!! Ovviamente mi sono documentata sull’argomento (sia mai che ci ricasco un’altra volta) e ho scoperto che possono essere ritenute diffamazioni:

– le informazioni false, insinuazioni e le allusioni (anche se con il punto di domanda in fondo);

– le parole offensive, sproloqui denigratori e pure le parolacce (parolacce con parsimonia);

– le informazioni denigratorie (anche se vere) raccontate in modo non obiettivo e in maniera scorretta (tipo dire che quelli della compagnia telefonica XX sono dei ladri maledetti non è detta bene, ecco);

– le frasi denigratorie di altri (insomma, non state a copiare e incollare tra virgolette frasi brutte altrui);

– per configurare il reato non è necessaria l’intenzione di offendere la reputazione, ma basta anche la volontà di usare espressioni offensive in maniera consapevole per danneggiare la reputazione altrui (tipo “Morgatta è una stronza” scritto così a gratis potrebbe essere perseguibile…pensa te)!

Insomma, non si può stare tranquilli nemmeno sul web! Anzi, proprio perché i confini si estendono e le occasioni si moltiplicano sembra che siano sempre di più le persone sul piede di guerra, pronte a chiamare in ballo l’avvocato per qualsiasi commento fuori posto. O che comunque esce due minuti dal “pensiero comune“. La questione è spinosa, i dubbi continuano a girarmi in testa, ma sono convinta che quando le cose sono dette con educazione, senza ferire nessuno e anche con uno scopo dietro, si possano dire e scrivere senza problemi. O no? Per tutto il resto c’è….l’art. 21 della Costituzione  che sancisce il principio per cui tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. “critiche di altra natura connesse a “recensioni” sui prodotti e servizi sono considerate perfettamente lecite se esposte nei limiti della “buona educazione”. E’ normale, infatti, per un rivenditore che offra la propria merce al pubblico, esporsi alle regole del mercato e quindi alle critiche e recensioni degli utenti sulla sua attività anche se tali commenti non sono positivi.

E poi c’è LaMario, che sicuramente stasera in diretta su radio m2o alle 18.30 circa avrà da dire la sua sull’argomento, in quanto personaggio pubblico che giornalmente si espone radiofonicamente e pure sui social. Diteci la vostra…e buon venerdì 13 😛

 

Zerobarracento, eleganza senza tempo e senza sprechi

Il bello di frequentare certi corsi o eventi è quello di poter conoscere persone che non solo condividono le stesse passioni ed interessi, ma che sono impegnate in progetti interessanti e innovativi. E’ durante il corso Out of Fashion che ho conosciuto Camilla, mente e mano dietro al suo brand 0/100 Zerobarracentoun progetto di moda sostenibile con zero sprechi tutto fatto in Italia. Mi ha molto incuriosita, ne abbiamo parlato, le ho fatto qualche domanda in più e ho deciso di condividere la sua esperienza, la sua storia ed il suo lavoro.

Camilla Carrara ha iniziato il suo percorso percorso con una laurea in Fashion Design, per poi approdare ad un master su moda e sostenibilità seguito in quel di Berlino. Mi ha raccontato che durante gli studi della triennale al Politecnico ha avuto l’occasione di visitare diverse aziende tessili italiane ed è stata incredibilmente colpita dall’elevata quantità di prodotto sprecato durante il ciclo produttivo. “Un’incredibile perdita di valore…questo mi ha spinta ad iniziare gli studi in Moda sostenibile” Ed è proprio durante il master si è affacciato nella sua mente il progetto di Zerobarracento, frutto della sua tesi a Berlino diventato realtà grazie alla sponsorizzazione e supporto di hessnatur,  leader tedesco per la moda sostenibile che ha deciso di guidarne la produzione. Nell’Autunno-Inverno 2016/2017 è arrivata la prima capsule collection di cappotti zero waste dalle linee contemporanee.

La prima collezione AW 2016/17 è stata premiata con il terzo premio del Recycling Design Preis organizzato da Martha Herford Museum in collaborazione con Sparkasse; un premio di mentorship da Manufactum e Messe Frankfurt ha offerto la possibilità di esibirlo al GreenShowroom durante la Fashion Week di Berlino Gennaio 2016 e la possibilità di avere due abiti in passerella. Il concetto sviluppato da Camilla per le sue collezioni è quello di creare capi con un’estetica ricercata e senza tempo usando materiali di alta qualità, curandoli in tutti i dettagli. “Tutti i cartamodelli sono zero waste, il che significa che sono realizzati utilizzando tutto il tessuto e portando a zero gli scarti durante la confezioneZero-waste è una tecnica di progettazione che elimina i rifiuti tessili in fase di progettazione, adottando un approccio di progettazione a rifiuto zero riduce gli sprechi tessili e la domanda di risorse naturali.” Da qui è derivato anche il nome, dove “0” significa: zero rifiuti, inquinamento ridotto e emissioni ridotte; “100” significa: 100% di alta qualità, Made in Italy, tracciabilità, sostenibilità e trasparenza della produzione.  Per raggiungere questo obiettivo è necessario controllare accuratamente tutte le fasi della produzione, affrontare la fonte del problema massimizzando l’uso di materiali tessili e riducendo al minimo lo spreco. Un impegno progettuale e produttivo che implementa il design di ogni singolo pezzo con uno studio accurato fin dalla sua partenza…

Cura dei modelli ma anche nella scelta dei materiali “I materiali ispirano le forme e la storia di ogni capo firmato Zerobarracento. Utilizzo quasi totalmente tessuti made in Italy, con qualche esclusione in ambito accessori, che però sono sempre di altissima qualità.” Camilla lo sa bene perché, oltre a seguire l’evoluzione del suo marchio, lavora presso C.L.A.S.S. Eco Hub, (Creativity Lifestyle and Sustainable Synergy), una risorsa globale per materiali innovativi ed intelligenti, specializzato nell’integrazione di una nuova generazione di valori per la moda, i prodotti e le imprese. E la sua impresa sarà sicuramente quella di continuare nella realizzazione e vendita di collezioni di alta qualità senza scendere a compromessi, fattore determinante per riuscire ad aumentare i canali di vendita senza però compromettere i valori chiave. Si farebbe presto a cedere alle dinamiche del business puro, ma perdere il controllo sulla filiera produttiva non è un argomento che interessa Camilla, così come non le interessa compromettere la qualità dei suoi pezzi dall’estetica pulita e raffinata fatti per durare il più a lungo possibile.

In fin dei conti credo veramente che la sostenibilità è la risposta. La risposta alla crisi, alla sovrappopolazione. Negli anni la crescita demografica porterà ad un aumento dei consumi tessili; una produzione più responsabile potrà però ridurre l’impatto ambientale e sociale che questa evoluzione porterà.” E lo credo anche io. Nel giro di poche stagioni Zerobarracento si è già fatto notare nei circuiti “green“, portato come esempio di “best practice” a NY durante il Council of Fashion Designers of America (CFDA). Un bell’esempio e una bella soddisfazione per una designer nostrana che si affaccia nel mondo della moda con un progetto ambizioso ed esteticamente accattivante.

M: “Se ti dico moda…

C: “Espressione della propria etica ed estetica

M: “Se ti dico Sfashion…?

C: “Espressione della propria etica ed estetica. Sfashion è la nuova moda!” (Giuro che questa me l’ha scritta lei, non io! Ma l’ho apprezzata tantissimo 😉 )

Zerobarracento lo trovate su instagram, facebook e sul web. I capi però sono reali…;)

Buccia di Banana/I 90 non sono finiti!

Pensavamo di aver riesumato tutto dagli armadi degli anni 90…e invece NO! Gli scheletri non sono ancora finiti, avanzano quintali di ossa vestite un po’ così, e cosa ci manca all’appello di quel periodo dopo jeans a vita alta, crop top, collarini, vestiti di velluto, le camicie a quadri?!? Vi aiuto: è una combinazione di capi, un mescola&accoppia o mix&match come direbbero le vere giornaliste di moda, un po’ sportivo un po’ elegante la cui parola chiave (letta in tutti gli articoli sull’argomento) è: SDRAMMATIZZARE! Non ce l’avete ancora? Va bene, ve lo faccio vedere…

PARIS, FRANCE – MAY 23: Sofya Benzakour (Fashion blogger – La couleur du moment), is wearing an Asos black dress, an Asos white t-shirt, and black shoes, during a street style session, on May 23, 2016 in Paris, . (Photo by Edward Berthelot/Getty Images)

E ora confessatemi che in tempi non sospetti lo avete fatto anche voi. Io lo facevo…in quel tristissimo periodo chiamato adolescenza in cui sotto ai vestiti-sottoveste di velluto liscio viola ci piazzavo la mia bella t-shirt bianca così che potevo indossarli anche in inverno (l’ho detto)!!! Ma la cosa poi è stata opportunamente abbandonata fino a quando non è stata riproposta ultimamente. La t-shirt sotto ai vestiti sta spopolando…in tutte le salse!

Foto credits www.rm-style.com/t-shirt-sotto-il-vestito/

Bianca sì, ma anche colorata o con le scritte (non importa se fanno capolino dallo scollo, vanno benissimo lo stesso), manica corta o anche lunga con effetto a sbuffo. Questo aggiungere la t-shirt sotto ad un vestito da sera, magari particolarmente elegante o impegnativo, è suggerito come trucco per rendere l’abito meno “da sera” e conferirgli un tocco più sportivo, sbarazzino, adatto anche a tutti i giorni. Praticamente è un troncare l’eleganza dell’abito con l’aggiunta di una maglietta! Ed in effetti mi pare che funzioni bene…:P

Foto credits www.rm-style.com/t-shirt-sotto-il-vestito/

In più sembra risolvere il problema degli scolli e del dubbio amletico del reggiseno: sì, no, con le spalline trasparenti che ti segnano e tanto si vedono uguale?!? Maglietta bianca ed il gioco è fatto…anche con la schiena scoperta (che voglio dire, il bello di quegli abiti è proprio lasciare nudo dietro…coprirlo non è proprio il massimo per rendergli onore)!

Così come non mi sembra il massimo esagerare con gli strati e le sdrammatizzazioni eccessive: ora va bene la t-shirt sotto al vestito, ma pure con i jeans sotto?!? Non si può aspettare la primavera e mettere l’abitino leggero da solo, in santa pace, senza mille strati sotto e sopra?!? 😉 Voi che ne dite? Avete un deja vu’ della vostra adolescenza che per principio non riproporreste mai?!? Buon lunedì…anni 90! 😉

 

Disciplina e doveri del perfetto amico di letto

Una delle malattie del nostro tempo è sicuramente l’allergia alle relazioni. Le parole impegno, coppia e monogamia provocano delle reazioni incontrollate come eruzioni cutanee, respiro corto e fuga; convivenza, matrimonio e figli possono essere addirittura letali (meglio usarle con cautela o con premeditazione). Trovare persone sane con cui avere a che fare è difficilissimo, quindi uomo e donna si accontentano di accoppiarsi in maniera sporadica ma continuativa, andando ad alimentare la specie dei “trombamici“, animali lontanissimi dall’estinzione, anzi! Eppure, anche questi ultimi, se non presi nel modo giusto e se oltremodo volatili, rischiano di rivelarsi inutili e farci sfavare* (*annoiare con un sottofondo di arrabbiatura) alla velocità della luce. Ci sono doveri e regole anche nella più libertina delle relazioni, perché di fatto di relazione si tratta.

1-Sempre no, ma nemmeno una volta ogni 3 mesi! La costanza è una qualità fondamentale di questo tipo di relazione; non è richiesta la presenza giornaliera, nemmeno il messaggio della buonanotte e figuriamoci poi quello del buongiorno; gli incontri sporadici vanno benissimo, il calendario fisso manca di spontaneità, ma apparizioni e sparizioni una volta all’anno fanno passare la voglia. Ci deve essere un minimo di costanza del rapporto, casuale, ma efficiente. Altrimenti uno perde la voglia e l’interesse. Motivo per cui un solo amico/amica di letto alla fine non risulta mai abbastanza: spesso i tempi e le voglie non coincidono, gli appuntamenti rischiano di slittare per mesi e alla fine lo sguardo si rivolge prontamente altrove…

2-Condivisione. Accettare psicologicamente che questa persona potrebbe non concedervi l’esclusiva, anzi, il 90% delle volte è in condivisione con altre X persone. Motivo per cui sono sconsigliati rapporti NON PROTETTI: volete mica diffondere malattie in giro per il mondo? Incappucciatevi! La gelosia in questo tipo di rapporto non è contemplata, è il primo segnale di allarme verso qualcosa che da semplice intrattenimento si sta trasformando in sentimento. E non è un bene…a meno che non siate entrambi d’accordo.

3-Niente aspettative, niente false promesse. Secondo me esiste una leggenda da qualche parte, una storia che si tramanda di padre in figlio (maschio, sì), secondo la quale per riuscire a portare a letto una donna devi infarcirle la testa di frasi romantiche e di promesse sul futuro davanti ad tramonto mozzafiato; BUGIA! Non ce n’è bisogno e mai come in questo tipo di relazioni leggere servono frasi ad effetto, promesse di un futuro inesistente e programmi su eventuali cose da poter fare insieme. Non servono assolutamente come scorciatoia per le mutante, creano solo inutili aspettative ed incomprensioni. Meglio cucirsi la bocca e parlare del più e del meno…

4-Parlare, perché no! Nemmeno gli incontri Tinder-Generated si svolgono nella più totale asetticità di un “ciao, si tromba“, perché mai aspettarsi questo da uno che dovrebbe essere anche un “amico“? Stabilire un rapporto che comprenda chiacchiere e cene che portano il livello di conoscenza ad uno strato superiore potrebbe rivelarsi fondamentale anche ai fini orgasmici (più confidenza c’è, meglio si sta). Spesso queste relazioni vanno avanti anni ed anni, mantenere le conversazioni sulla superficie può essere consigliato, ma è inevitabile che la vita si intrufolerà fra le lenzuola.

5-Divertirsi in leggerezza. Fondamentale condizione per mandare avanti questo tipo di rapporto è quello di divertirsi, di essere leggeri e di stare bene. E’ indubbiamente uno dei vantaggi che, se viene a mancare, fa in modo che la situazioni si logori e vada a finire. In fin dei conti per le menate e le paranoie ci sono i fidanzati/e. Se in questo momento della vita non ci sono toccati o non siamo pronti, meglio prendere i benefici effimeri ma utili di questo altro tipo di relazioni.

6-Innamorarsi?!? Ovviamente sarebbe meglio di no, ma noi esseri umani siamo terribili e dove c’è un divieto è lì che andiamo a mettere la testa. Il segnale di pericolo è alto, le probabilità che le storie di letto sfoggino un finale principesco alla Pretty Woman sono basse quanto l’ultimo dei 7 nani, i rischi sono più numerosi degli eventuali benefici eppure…cascarci è un attimo!!! Dire di stare in guardia è superfluo, quando c’è complicità e intesa sessuale la guardia si abbassa in un attimo…ed è lì che ti frega! 😉 A volte va bene, a volte va male, ma pazienza: sarà comunque vita vissuta al massimo!!! E credo che certe storie sia meglio viverle che ignorarle…o no?!?

Avete avuto esperienze di questo tipo? Erano scelte o vi stavate accontentando? E come sono finite? Scusate l’interrogatorio, sono curiosa 😉 Alle 18.25 in diretta come tutti i venerdì ne parliamo anche con LaMario su radio m2o. Stay tuned e buon fine settimana.

Riscoprendo il lino, la fibra verde del futuro

Non ho mai amato il lino, forse perché negli anni 90, quando ero piccola, lo vedevo girare in casa sotto forma di improbabili completi giacca-pantalone dalle forme strane. Con il tempo l’ho rivalutato, più che altro nel suo uso domestico legato ai tessili per la cucina o per il bagno; ma solo ultimamente l’ho riscoperto nella sua anima estremamente verde e nelle sue mille varianti. Vi presento MR LINO…;)

lino, dagli egizi ai tempi nostri

Il lino o linum usitatissimum è una fibra naturale conosciuta fin dai tempi antichi. Gli egizi la utilizzavano per rivestire le mummie dei faraoni, i fenici lo esportarono fino all’Europa, dove vide in brevissimo tempo uno sviluppo notevole in virtù del suo essere resistente, confortevole, termoregolatore ed isolante. I romani lo iniziarono ad usare anche per la casa e nel Rinascimento veniva impiegato un po’ ovunque, raffinato materiale dall’eleganza sobria e decorosa. Da quel momento in poi l’Europa divenne una delle maggiori produttrici e tutt’ora l’80% della produzione di questa fibra avviene da queste parti, prevalentemente in Francia, Belgio e Olanda (anche in Italia non siamo messi malissimo)! Questo perché in queste zone ci sono le condizioni ottimali: terreni adatti, clima favorevole ed esperti linicoltori, abili sia nella coltivazione sia nei processi di filatura.

A differenza dell’amico cotone, il lino ha bisogno di poca acqua (se ne risparmiano circa 650mila metri cubi) e non ha assolutamente bisogno di pesticidi. In più un campo di lino è in grado di assorbire circa 250mila tonnellate di CO2 ogni anno e l’energia richiesta è tra il 4 ed il 10% rispetto a quella impiegata per realizzare fibre sintetiche. Senza intrappolarci nei numeri ma così ad un primo sguardo si fa presto a capire come mai sia ritenuta una fibra 100% sostenibile. In più, come del maiale, anche del lino non si butta via nulla: dalle fibre del lino vengono ricavati filati di varia finezza; la stoppa di lino, quella prodotta in seguito a stigliatura pettinatura (processi usati per dividere fibra dalla paglia), viene usata per fare corde e per la fabbricazione della carta; i semi di lino, l’olio di lino e la farina sono comunque utilizzati in vari modi, anche come rimedi fitoterapici. Insomma, dalla coltura del lino non avanza niente!!!

Il lino è un tessuto versatile, disponibile in tantissime varietà, dalla più spessa a quella più leggera e sottile; il suo essere visibilmente “stropicciato” è stato trasformato dal mondo della moda da svantaggio a punto a favore. In più è un materiale estremamente fresco ma capace di mantenere un calore costante; assorbe l’acqua e nello stesso tempo ha un elevato grado di traspirazione: ecco perché in estate risulta un materiale perfetto per affrontare caldi particolarmente afosi! E’ ipoallergenico, facilita il sonno ed è super confortevole paragonato ad altri tessuti naturali e sintetici. In più è una fibra molto resistente, per cui trova impiego anche come tessuto performante per rivestire sci, parti meccaniche, canoe e addirittura caschi per motociclette. Del 1860 è l’invenzione del Linoleum, quel pavimento facile da pulire e decorativo che andava di moda qualche tempo fa, ottenuto proprio dall’olio di lino! Insomma, è incredibile quante cose ci si possono fare con questa fibra…

Ho riscoperto questo materiale meraviglioso grazie ad una lezione tenuta da Ornella Bignami Re durante il corso Out of Fashion; lei fa parte di Master of Linen,  una confederazione portavoce di 10.000 aziende che si occupano dello sviluppo, dell’analisi di mercato e delle innovazioni nel campo del lino e della canapa (ve ne parlo la prossima volta). Tante sono le iniziative creative nelle quali portano avanti progetti legati alla diffusione e alla conoscenza di questa fibra così versatile ma spesso sottovalutata. A Milano e a Parigi esistono due Linen Dream Lab, showroom dedicati all’innovazione tessile e alla tecnologia, con servizi dedicati a coloro che lavorano nel campo del design e della moda.

Ph credits Paulina Arcklin

In questo caso le controindicazioni sono pochissime e davvero tra le fibre naturali il lino sembra godere di una posizione privilegiata per quanto riguarda la sostenibilità, almeno quella della produzione e dei processi tessili. Per i trattamenti ai quali viene sottoposto dopo andrebbero visionati caso per caso, ma intanto la partenza è ottima. O no? Che ve ne pare? 😉

Essere felici o fare felici?

Qualcuno diceva che non si può piacere a tutti (e meno male aggiungerei), ma quello di ricercare l’approvazione generale è un po’ lo sport di tanti. Voglio dire, essere apprezzati fa sempre piacere così come sentirsi dare la fantomatica pacca sulla spalla quando si fa qualcosa di buono. Ma esiste un luogo più di altri dove quest’approvazione mista a comprensione diventa pericolosamente un’ago della bilancia della vita: la famiglia!!! Indubbiamente un’abitudine nostrana, ma quella dell’attaccamento mentale alla famiglia di origine e anche a quella allargata composta da amici fidati scelti durante il corso degli anni è una leva potente perché spesso condiziona scelte e decisioni. Qualche giorno fa una mia nuova studente mi ha palesato la difficoltà nello staccarsi da quello che la sua famiglia vorrebbe per lei e quello che invece lei desidera per se stessa, sparandomi a bruciapelo la domanda: meglio essere felice o fare felice? Nonostante non avessi dubbi nella risposta, la cosa mi ha fatto riflettere.

Prima di tutto su cosa sia la felicità, quella sensazione che ogni tanto arriva e che spesso leghiamo a quello che ci succede, alle persone che ci circondano, a una buona notizia che aspettavamo da tempo, ma che dovremmo imparare a ricercare anche nel niente, la famosa felicità senza motivo, quella interiore, dissociata dai fattori esterni. Chiaramente più facile da raccontare che da sentire, ma penso sinceramente che chi è davvero felice è una persona libera, anche solo qualche momento al giorno; chi è felice vive in uno stato di consapevolezza che lo ancora nel momento presente nel quale riconosce all’istante il dono della contentezza. In fin dei conti anche essere felici è una scelta, ecco perché…

Pipponi semi-filosofici a parte e ritornando alla questione principale, chiaramente essere felici è fondamentale per la salute mentale e fisica di tutti, eppure molto spesso preferiamo fare le cose che sappiamo FARE felici gli altri piuttosto che noi stessi. Perché? A volte per il quieto vivere, a volte è pura pigrizia perché sappiamo che fare una scelta controcorrente rispetto alle aspettative della famiglia/marito/amica/fidanzato potrebbe costare ore di discussione che spesso non portano da nessuna parte (o almeno così pensiamo), a volte per non deludere i nostri “cari” che ci vogliono così tanto bene, a volte il desiderio di approvazione è talmente alto che per accontentare tutti spesso scontentiamo l’unica persona importante: NOI! Siamo talmente condizionati dalla società, dalle abitudini familiari, da quello che gli altri si aspettano da noi, che a volte è preferibile sotterrare sogni e desideri nel cassetto per seguire strade suggerite da altri. Ecco, io penso sinceramente che questo sia il modo migliore per essere infelici a vita! Cercare di assecondare le aspettative degli altri è pericoloso, perché lascia che gli altri prendano il controllo e ci impongano non solo come dovremmo comportarci, ma anche a cosa dovremmo aspirare. Quando questo meccanismo entra in atto, spesso in maniera subdola ma costante, rischiamo di perderci, di seguire degli obiettivi che non ci appartengono terminando per vivere una vita che non è quella che volevamo. Vi pare una cosa sana?

Conformarsi alle aspettative, se è una cosa che rende felici, non è necessariamente un male; ma se questo ci porta su sentieri che non desideriamo percorrere, soprattutto quando le aspettative vengono da persone vicine a noi che non vorremmo deludere, come un partner eccessivamente possessivo o una madre tossica, è l’inizio della fine. La soluzione non è di semplice realizzazione, ma non è impossibile. Ci vuole una sostanziale presa di coscienza, spesso in aggiunta ad un distacco fisico e mentale dal “nido” di appartenenza, nella quale si cerca di capire se ciò che stiamo facendo o per fare ci piace veramente ed è un riflesso di ciò che siamo o semplicemente un comportamento che mostriamo per soddisfare qualcun altro (la domanda chiave è: lo sto facendo per me o per qualcun altro? E perché?). Una volta chiarita la direzione e l’obiettivo si potrà tentare di spiegare con santa pazienza agli ALTRI le motivazioni della nostra scelta, ben consapevoli che potrebbero non capire, non condividere, non approvare ed addirittura provare ad ostacolare. Ed è qui che la volontà deve essere ferrea e decisa: andare avanti per la strada che avete scelto e che pensiate possa rendervi felice è un dovere che avete verso voi stessi. La vita è troppo corta per viverla con le scelte degli altri. Pare ce ne sia stato uno solo a risorgere dopo tre giorni, per tutti gli altri c’è il famoso “Qui&Ora”, che credo sia meglio impiegarlo per essere felici, perché no, anche con una punta di sano egoismo. In fin dei conti la vita è vostra, perché lasciarla decidere agli altri?!?

Ecco, con questo simpatico quesito marzulliano vi dò appuntamento alle 18.25 circa su radio m2o, dove parleremo con LaMario e con voi di questo argomento sibillino, e vi faccio sinceri auguri di felicità 😉 Buon weekend e Buona Pasqua!