Buccia di Banana/Il nas-ello (il cappello per il naso)

C’era una volta il freddo porco, quello che ti entra nelle ossa, quello che ti metti mille strati addosso e comunque senti i brividi correrti lungo la schiena e le dita dei piedi congelarsi. Contro quel freddo noi esseri umani ci siamo inventati di tutto, sciarpe, guanti, scalda-collo, scalda-piedi, scalda-pall…no, quelle meglio non scaldarle, para-orecchie e perfino il pile. Ma la novità di quest’anno, dicono risolutiva, è lo scalda-naso!!!

Proprio così, simpatici cappellini per coprire il naso, con un sistema tanto semplice quanto geniale (e pure un po’ brutto) che si abbraccia gentilmente alla faccia con il compito di riparare la protuberanza dal freddo e dal vento. Un piccolo cappuccetto di lana sferruzzato con tanto amore da svariate artigiane che vendono su Etsy. Peccato la vena artistica trash abbia preso il sopravvento ed i cappellini nasali abbiano preso le sembianze di graziosi animaletti come cani, gatti panda…non ho ancora visto un bell’elefante con la proboscide…ma può succedere di tutto!!! 😂

Ed effettivamente basta farsi un giro online per capire che siamo sulla buona strada verso il must have dell’inverno, il regalo perfetto di zie e nonne a tutti i poveri nipoti. E ci vedremo tutti in giro con i nasi coperti da un cappuccio idiota! 🙀 Io e il mio senso pratico ci siamo subito immaginati la conseguenza di uno starnuto durante un bel raffreddore invernale, dove all’occorrenza il cappellino si trasforma anche in un pratico contieni moccio!!! 😂 Però con stile…


Ovviamente i nasi non sono tutti uguali! Ecco quindi comparire diverse taglie e svariate lunghezze, adatte anche ai bambini bugiardi con il naso lungo. Vista la forma, visto il sistema e vista questa duttilità nella lunghezza c’è chi ha pensato bene di inventare un altro oggetto per l’inverno, di quelli che mancavano e di quelli super utili: lo scaldapene!!! 


L’idea è di Radmila Kus, croata, che pare abbia ripreso una vecchia usanza dei contadini locali, rimettendola sul mercato in maniera fashion, di tutte le misure e con varie combinazioni colori. E dopo queste chicche…io passo e cominciò a sfrerruzzare! 😜

Buon lunedì…

L’arte dell’improvvisare

Viviamo con agende in ogni dove, il calendario è appeso ovunque, i signori della Post-It hanno costruito un impero per farci avere reminder sempre a portata di mano ed ogni momento dell’anno è buono per compilare liste da tenere sempre sott’occhio e depennare all’occorrenza. Interroghiamo oroscopi giornalmente, ci rivolgiamo agli oracoli, alle stelle, alle cartomanti e pure alle previsioni del tempo pur di tenere tutto sotto controllo! Ecco, credo che in generale sfugga a tutti un dato fondamentale che ci aiuterebbe tutti ad affrontare la vita in maniera molto più serena; un po’ come “ricordati che devi morire“, ma meno drastico: NIENTE E’ SOTTO CONTROLLO!!!

Il tempo fa gli scherzi, le stelle cadono (se ti va di merda anche in testa) e gli imprevisti se ne fottono dell’agenda! Non sempre, ma spesso. No, non è un invito al lasciarsi gestire dal caso, e nemmeno a fare le cose a cazzo che in fin dei conti, come mi direbbero svariate amiche “l’organizzazione è tutto” (e gran parte delle cose che incastro nella giornata sono dovute al mio piano giornaliero pensato con un certo criterio). Il mio è più un invito a riscoprire, rivalutare e reintegrare nella vita la sottile arte dell’improvvisare.  Non si può controllare tutto, ecco perché l’unico modo per affrontare il non-previsto è IMPROVVISANDO…anche con un certo stile! E’ una questione di essere in grado di mollare, di essere elastici rispetto agli eventi ed essere pronti ad affrontare ciò che accade senza prendere le cose troppo di punta. Perché a prendere le cose di punta si rischia di rompersi la testa…Dunque, improvvisare! Come?

Allenarsi ad essere agili, elastici e malleabili, come lo slimer, ma meno viscidi; è utile perché se invece di una curva c’è un angolo retto siamo in grado di adattarci senza romperci. Perdere un treno senza farsi venire l’ulcera, sbagliare indirizzo senza tirare giù i santi dal paradiso, affrontare un contrattempo di lavoro senza mangiare il collega o farsi sorprendere da un’acquazzone senza incazzarsi perché l’acqua ha rovinato le scarpe nuove. Ci vuole un grande allenamento, una sorta di Zen per guardare le cose come vengono senza combatterle con tutte le proprie forze; non bisogna nemmeno soccombere, nel senso, se arriva il solito acquazzone si può prendere un ombrello o ripararsi da qualche parte senza per forza farsi trascinare via dal fiume in piena. Però almeno un giorno a settimana strappare il planning e provare a fare senza incastrarsi nei rigidi programmi giornalieri può essere divertente e a volte anche spiazzante (sai quante cose fighe succedono quando improvvisi fuori dagli schemi?!?)

Velocità di pensiero nell’elaborazione di piani alternativi. Quello che per fare i fighi i procacciatori di teste chiamano “problem solving“, ovvero la capacità di fornire altre soluzioni a intoppi o problemi. L’imprevisto è dietro l’angolo, come nel Monopoli, quindi essere rapidi nel proporsi il piano B, C, D o pure E è fondamentale per non rimanere fermi in prigione un paio di turni (e senza prendere i 20€). Ci vuole sempre un’alternativa in testa. Sempre. (Sì, questo forse rientra nell’essere organizzati, ma in questo caso è un salvagente utile).

Improvvisazione consapevole. Sebbene capiti spesso di trovarsi in situazioni inaspettate, ogni tanto è bene mettercisi da soli, con le proprie mani, ed improvvisare consapevolmente. Prendersi un rischio, cambiare strada volontariamente, esci dalla routine quotidiana per metterti alla prova e vedere cosa succede. E’ incredibile come a volte possiamo stupirci di noi stessi e conoscerci veramente a fondo facendo cose che mai pensavamo avremmo potuto fare.

Meno aspettative aiutano ad accettare i cambiamenti senza troppi contraccolpi. L’aspettativa, quasi quanto rigidità e pianificazione, è quello che ti frega nell’universo caotico che è la vita! Imparare ad averne meno, sviluppando la capacità di essere pronto a ciò che non ti aspetti (più che a ciò che ti aspetti),  è funzionale ad una serenità a lungo termine. Questo passaggio è super difficile, ma non impossibile! 😉

Più sicurezza, meno paura. L’indecisione è nemica dell’improvvisazione. La paura, in generale, è nemica della vita. Chi sa improvvisare non ha paura di sbagliare, o meglio, sa sbagliare con un sorriso, cadere senza nascondersi, scazzare chiedendo scusa. Siamo umani, cazzate e svarioni capitano a tutti, ma non ci possiamo fustigare sempre per ogni cosa. Quando si riesce a superare la paura, si diventa più sicuri e più abili nell’adattarsi all’imprevisto.

Insomma, improvvisare non vuol dire non riflettere, anzi, l’improvvisazione esperta è un grande fenomeno creativo. Grandi scoperte, incredibili composizioni musicali, opere d’arte e libri memorabili, spesso, sono frutto di improvvisazioni, cambi di direzione rispetto alla via segnata, note aggiunte a caso ad uno spartito, incontri fortuiti che hanno ribaltato il corso degli eventi. Senza fare grandi rivoluzioni, ogni tanto possiamo improvvisare anche noi…o almeno accogliere quello che accade senza dare di matto. O no?!? 😉

Quanto sapete improvvisare voi? Vi auguro un bel weekend all’insegna dell’improvvisazione causale…

Sfashion Shopping: le alternative! #1

“Lo sfashionista non è un consumatore seriale. E nemmeno un francescano della moda. E’ una persona consapevole e attenta”.

Recita così il quarto punto del “Manifesto Sfashionista“, al quale oggi aggiungere anche che oltre ad essere consapevole ed attento, lo sfashionista è pure un amante del bello. Già, perché spesso quando si parla di moda etica e sostenibile vengono subito in mente prodotti dall’estetica sciatta, insipida, basica nel più triste senso del termine. Ecco, quei tempi sono lontani, o meglio certi oggetti squallidi e non curati esistono ancora, ma fortunatamente l’estetica del prodotto è diventata importante tanto quanto il suo essere realizzato con criteri etici e senza distruggere l’ambiente. Meno male! Le domande qui sorgono spontaneamente: dove li trovo? Chi sono questi marchi? Esistono negozi online? Certo che esistono e sono sempre di più! Oggi, quindi, consigli per acquisti alternativi, sotto forma di un brand, un negozio reale ed uno spazio virtuale che raccoglie e presenta marchi etici. Se volete farmi segnalazioni io ho sempre occhi e orecchie aperti! 😉

Illustrazione di Enrica Mannari 

UN BRAND

Chi non conosce People Tree? Sono molto noti, ma io non dò mai niente per scontato! People Tree ha iniziato a collaborare con i produttori del commercio equo solidale circa 27 anni fa, ingaggiando addetti ai lavori, artigiani e agricoltori nei paesi in via di sviluppo per produrre collezioni di moda etica ed eco-sostenibile, creando accesso ai mercati e opportunità per le persone che vivono nel mondo in via di sviluppo. E sono proprio le persone a giocare un ruolo centrale nella filosofia e nei prodotti di questo marchio britannico: il rispetto dei lavoratori, la collaborazione con artigiani locali, la manodopera retribuita regolarmente e la collaborazione con designer provenienti da tutto il mondo. People Tree è stato un caso pilota per la certificazione per la fabbricazione del commercio equo e solidale ed è  stata la prima azienda di abbigliamento al mondo a ricevere il marchio di prodotto Fair Trade World Fair Trade Organization nel 2013. Certificazioni, impegno sociale, scelta accurata dei materiali, incroci con tradizioni locali e riscoperta di antiche arti si traducono in una serie di collezioni e di prodotti estremamente curati e dall’estetica contemporanea (non sarà alla moda come l’ultima sfilata di Gucci, ma ad un certo punto chissene). Chi è a caccia dei famosi “capi basic” o cose facili per gli abbinamenti di tutti i giorni può rivolgersi a loro! 🙂

www.peopletree.co.uk

UN NEGOZIO VERO

Si stanno moltiplicando i negozi “reali“, quelli con vetrine, cassa e camerini, specializzati in abbigliamento ed accessori fatti seguendo determinati criteri. Sono quelli che vanno a ricercare brand sostenibili, prodotti esclusivi, opere di artigianato ed accessori riciclati da offrire ai propri clienti. Uno di questi è sicuramente in negozio FairMade di Brescia. Qui Simona e Barbara hanno deciso di mettere all’interno di questo contenitore unico tutta una serie di marchi che realizzano le loro collezioni in maniera rispettosa dell’ambiente e delle persone, ma soprattutto che raccontano una storia. Lo slogan del negozio è “storie da indossare“, perché dietro ad ogni capo c’è una storia che lo accompagna e lo segue. Un concept store con prodotti selezionati, dove i marchi all’interno sono partner di questo progetto orientato ad offrire un’alternativa allo shopping tradizionale. BrainTree, Nomads, Comazo (interessante progetto di intimo, così possiamo abbandonare le mutande da 2 € alle quali parte l’elastico dopo il terzo lavaggio), gli zaini di Gazpacho o le scarpe di Gipan. Ma non solo. L’attività di ricerca non si ferma, così come gli eventi e le collaborazioni che si alternano all’interno del negozio. Chi si trova a Brescia può andarle a trovare direttamente in Corso Palestro 45, altrimenti lo shop funziona anche online!

www.fairmade.it

UN INDICE DI BRAND ETICI

Si chiama Ethical Fashion Guide ed è un indice che raccoglie brand etici che spaziano dall’abbigliamento agli accessori, compresa una sezione appositamente dedicata ai bambini. Una guida che ricerca, seleziona e mette a disposizione nomi, immagini e contatti di marchi che lavorano in una direzione etica e sostenibile, già da tempo. Questo perché in molti si stanno interessando all’argomento, ma nessuno ha la pazienza di indagare e cercare marchi e produzioni alternative. Di siti e indici di questo genere ce ne sono svariati (tempo fa vi parlai di uno dei miei siti preferiti, mochni.com), ma questo lo trovo particolarmente curato. La selezione avviene appurando determinati criteri di rispetto prima di tutto per i lavoratori (è inutile fare i fighi con il cotone organico se poi i vestiti te li cuce una donna sottopagata che lavora 18 ore al giorno), poi per l’ambiente. Non si può comprare direttamente, ma ci sono tutti i link del caso divisi sia per brand sia per categorie di prodotto. In questo modo, anche a titolo informativo, potete venire a conoscenza di numerose realtà che uniscono in maniera professionale etica ed estetica. Da guardare…

www.ethicalfashionguide.com

Un indice del genere che raccoglie i brand italiani FATTO BENE ancora non l’ho trovato, ma chissà che non arrivi a breve proprio da queste parti…o molto vicino! 😉 Stay connected, Stay Sfashion!!!

Buccia di Banana/Fammi una foto!

Mi sarei potuta accodare ai post sull’acqua firmata Ferragni, quelli pieni di stupore per l’ennesima cosa su cui la bionda nazionale ha posato la sua firma, ma ho deciso di soprassedere. Nel senso, lei fa il suo, le aziende fanno il loro, quelli che dovrebbero fare la differenza siamo noi consumatori, ma evidentemente non riusciamo ancora a sviluppare un senso critico tale da impedirci di comprare una maledettissima bottiglia di PLASTICA con un occhio stampato sopra a 8€!!! Mentre spero nell’arrivo degli UFO che ci facciano rinsavire, ho constatato un altro fenomeno scivoloso che merita di essere portato all’attenzione:  stuoli di fidanzati che si fanno fare servizi fotografici in spiaggia. Ma perché?!?

La situazione che si osserva in giro da queste parti (ma ho la certezza matematica che si verifichi ovunque) è surreale, perché non si tratta di “Dai, facciamoci una foto” o “Fammi una foto lì“, che sarebbe pure normale in condizione di vacanza. NO! Qui si tratta di prendere il proprio partner a braccetto e trascinarlo in luoghi molto instagrammabili per farsi fare interi servizi fotografici (e vabbè) in pose ammiccanti, sexy, provocanti, da super-figa o con espressioni finto perse-nel-vuoto-pensando-non-so-a-che. Roba che nemmeno stessero a fare shooting per intimissimi!!! O_o

Uomini che si aggirano con fare imbarazzato, guardandosi intorno mentre l’amata compagna si spara le pose che nemmeno a Miss Italia fanno tutte queste scene; alcuni sembrano addirittura divertisti, altri si vede lontano un miglio che sono stati costretti, molto probabilmente con qualche minaccia a sfondo sessuale. Ma la domanda che sorge spontanea è: il risultato di tutti questi sforzi immani, dove mai andrà a finire? A colmare la casella dei social, a riempire la propria galleria immagini di quadratini ammiccanti in costume, a mostrare l’inverno di palestra su Facebook o per aggiornare la foto profilo (sia mai che rimanga la solita per qualche mese di fila). Esibizionismo social(e), quello che ormai è diventato un fenomeno di costume dove c’è “chi ci lavora” (sui social) che ovviamente si deve esporre e metterci la faccia, ma dove tutto il resto del mondo ha pensato bene di dare comunque sfogo ad una voglia di protagonismo sopita in un angolo remoto del proprio cervello! E quindi vai di servizi fotografici come se non ci fosse un domani

La cosa funziona anche al contrario, uomini che richiedono foto alle proprie fidanzate in versione “romantico pensatore appoggiato ad uno scoglio con sguardo perso all’orizzonte” o “bronzo di Riace su roccia a picco sul mare“…insomma, la voglia di esporsi nella versione migliore non è una questione di genere: piace un po’ a tutti! Ed ora che la tecnologia ha reso tutto più facile, veloce e condivisibile, le barriere sono cadute, la timidezza anche, la privacy è quasi inesistente e quindi siamo tutti più liberi di dare sfogo al proprio ego per qualche like in più. E qui mi potrei ricollegare alla Signora di cui sopra, modello e musa ispiratrice di tantissime ragazze che pensano che spararsi le pose e fare video dove si atteggiano vestite e truccate di tutto punto sia una scorciatoia verso la fama…sì, ma i contenuti?!? E se un bel giorno, prima dell’arrivo degli ufo, i social esplodessero, con tutte queste foto torneremo forse a fare i calendari trash da regalare al fidanzato/a a Natale?!? 😉

Vi lascio così, pensando al tema e aspetto i vostri commenti! Buon lunedì…

Lana&Peli: l’impatto ambientale di pecore, capre ed altri animaletti

Adesso che il freddo comincia a fare capolino ecco che tornano piano piano le care vecchie maglie di lana: calde, morbide, avvolgenti e comode. Dopo tutto, ci vanno a spasso le pecore tutte l’anno, andranno sicuramente bene anche per noi umani? Indubbiamente è una fibra che ci fa comodo, ma non fa così tanto comodo all’ambiente. Sì, è naturale, è rinnovabile (grazie a Dio le pecore non hanno smesso di riprodursi) ed è anche biodegradabile, eppure anche le care pecorelle non sono propriamente ad impatto zero, anzi!

Gli allevamenti di pecore comportano l’uso di ampie zone di pascolo che vengono così sottratte ad altri tipi di colture, molta acqua, consumo di erba e foraggio, ma sono soprattutto le feci delle amiche pecore ad essere letali, sia per via dell’azoto in esse contenuto che favorisce l’effetto serra, sia per via di ammoniaca ed ossidi di azoto che possono contaminare le acque di falde superficiale. Carine! Acqua che si inquina ed acqua che si consuma: per rimuovere terra, erba ed altre impurità dal pelo dell’animale appena tosato, i volumi di acqua utilizzati sono ingenti, così come se ne consuma molta in fase di tintura e finissaggi. A questa vanno aggiunte saponi ed agenti chimici e sostanze coloranti…insomma, prima di arrivare al gomitolo di lana (o al filato) di spreco ce n’è parecchio! In più, e qui gli animalisti alzeranno il dito, ci sono alcune pratiche pre-tosatura non troppo rispettose della bestiola in questione, come il museling, ovvero la rimozione di una parte di pelle intorno alle natiche dell’animale per evitare che le mosche ci depongano le uova (sembra un gesto gentile, in realtà molte pecore muoiono per infezione post lacerazione…scusate l’immagine splatter, ma questa è la realtà)!

Anche per i peli “pregiati” la situazione non è migliore: la grande richiesta dei marchi di lusso di materiali come alpaca, mohair, cashmere, angora e così via, che provengono da animali residenti in specifiche aree geografiche (Mongolia, Perù, Ande), ha intensificato gli allevamenti provocando un notevole squilibrio delle aree naturali che sono state trasformate in pascoli, spesso desertificandole!

Il lato positivo è che ci si sta stando un gran da fare per impegnarsi a trattare meglio gli animali, a riciclare l’acqua, ad utilizzare tecnologie a basso consumo e sostanze chimiche un po’ meno pericolose. Oltre a riciclare gli scarti di produzione e post consumo. In questo nel distretto pratese ci sono i re della lana rigenerata, ovvero ottenuta riciclando indumenti o scarti di tessuti composti di lana. E’ un processo che si trova spiegato molto bene all’interno del Museo del Tessuto a Prato, dove praticamente gli indumenti, detti stracci, vengono divisi per colore, ripuliti da zip e bottoni, e poi disfatti per creare un nuovo tessuto. In questo modo i risparmi in fatto di consumi sono notevoli (-77% di energia, -90% di acqua, -90% di prodotti chimici, -95% di Co2, -100% di coloranti chimici perché grazie alla suddivisione degli stracci per colore non c’è bisogno di procedere alla tintura).

Altra storia è quella della lana biologica, dove gli animali mangiano bene, sono curati con l’omeopatia e vivono allegramente in spazi ampi in comunità ridotte (non più di 13 per ettaro): indubbiamente le pecorelle sono più tranquille, ma la natura soffre lo stesso! Quindi? Scegliere bene i capi, trattarli ancora meglio, farli durare e quando proprio sono finiti rimetterli in circolo riciclandoli. E ancora una volta risulta chiaro che per quanto riguarda la sostenibilità MENO è MEGLIO!!! (meno richiesta, meno produzione, meno consumi…meglio per tutti 😉 )

 

Buccia di Banana/Sopracciglia in technicolor

Le abbiamo viste disegnate in maniera marcata, tatuate in maniera iper-realistica e anche lasciate incolte come quelle di Frida però comunque sistemate, tanto che di naturale non c’era comunque niente. Le sopracciglia non possono più essere trascurate (sia mai? Poi come campano quelli che si sono aperti i BrowBar in giro per mezzo mondo?) ed anche loro devono essere al passo con le tendenze, pena non essere ammessi nell’olimpo dei SuperTrendy! 😛 Per la prossima stagione pare si debba aggiungere l’ennesimo trucco nel beauty: il colore per le sopracciglia!

Ora, il gioco non è proprio nuovo, un tentativo di immetterlo sul mercato era già stato fatto nel 2016, ma i recidivi ci riprovano, ed ecco tornare in passerella sopracciglia colorate…anzi, coloratissime. Si va dalla variante soft, che implica lasciare la base del proprio colore e poi colorare le punte, fino al blocco monocromatico compatto, fino a giungere alla versione per chi azzarda con un bel bi-color, abbinato o scombinato. L’importante è metterci un po’ di colore…

Attenzione, però, perché il gioco funzioni in maniera equilibrata, dando un tono alternativo ma non kitsch, bisogna avere un contorno pulito: insomma, se ti trucchi come ‘na maschera di carnevale ed in più ci passi una mano di vernice sulle sopracciglia rischi di sembrare un quadro espressionista (e pure impressionante)! Quindi pochi troiai in faccia, niente ombretto, al massimo un filo di mascara e per chi vuole creare una ripresa di colore può decidere di intonare il rossetto al colore delle sopracciglia! Una chiccheria! 😉

Se poi si intona al colore dei capelli e pure a quello delle mutande avete vinto tutto! Per ottenere questo fantastico risultato senza ricorrere al truccatore delle dive è sufficiente procurarsi un ombretto colorato o un mascara che poi verrà steso con pazienza tramite apposito pennellino. In mancanza di strumenti professionali anche un uniposca colorato andrà benissimo (nel dubbio meglio a punta tonda, che quella a martello magari diventa un po’ troppo pesante)! Basta poi fissare il tutto con un po’ di gel trasparente, altrimenti a primo scoscio di pioggia si scioglie ogni cosa. E non è bello…

Le guru dello stile tendono a rivelare che si tratta “di una tendenza che non si addice alla quotidianità. Sarebbe strano andare in ufficio con un look così azzardato“. Ed invece, a questo punto, io la userei proprio per l’ufficio, la scuola od una tranquilla giornata di lavoro in tribunale o in banca. Insomma, fare le estrose alle feste è troppo facile, a questo punto giochiamoci queste perle di tendenza nella vita di tutti i giorni, o no?!? 😛

Passato, scansati!

Ottobre è arrivato anche da queste parti e, se da una parte è un mese che adoro perché tutto si calma e l’isola diventa più vivibile, regalando tempo libero e clima perfetto per escursioni e bagni in santa pace, dall’altra è anche un mese malinconico che lentamente porta alla fine di una stagione. Ottobre ti obbliga a pensare un po’ al futuro, a fare programmi per l’inverno, a programmare viaggi, a fare i bilanci della stagione appena conclusa e ad iniziare pranzi e cene di “despedidas“, i saluti di chi resta a chi parte. Per ora io sto dalla parte di chi resta, ma tra un mesetto toccherà partire anche a me. Oggi è andata via Silvia, una roccia sottile e minuta di 74 anni che passa metà anno in India e metà anno a Ibiza, facendosi un culo incredibile,  4 mercati a settimana (74 anni signori, mica 30!!!); di poche parole, ma di tanto contenuto, ieri mi ha salutato dicendomi: “La vita può essere vissuta solo guardando avanti, ma si capisce solo guardando indietro“. Eh…Effettivamente andare avanti guardando indietro è un tantino pericoloso, eppure sono convinta che dipende sempre da COME lo guardi quel passato, perché capita spesso di rivolgersi indietro come un tempo in cui tutto è stato magico, perfetto e meraviglioso, rimanendo invischiati mentalmente in quella che è un’immane cazzata figlia di percezioni distorte. Non sto dicendo che il passato deve essere necessariamente stato una merda, ma non è nemmeno vero che è tutto questo paradiso della felicità andata.

Che ci siano bei ricordi nelle teste di tutti è una cosa che mi auguro vivamente, ma è anche vero che l’essere umano ha uno strano rapporto con il passato: o lo dipinge come la perfezione che non tornerà mai più (con conseguenti attacchi pesanti di malinconia) o se lo continua a portare dietro per via di quello che non ha fatto, che poteva essere e che non è stato o eventi che non è riuscito a mandare giù, quelli famosi che uno “si lega al dito” (e giù di rimpianti e recriminazioni come se piovesse). In entrambi i casi c’è qualcosa che manca: l’obiettività. Quella con cui guardare le cose per come veramente erano, senza idealizzare, senza proiettare, senza omettere pezzi importanti perché al momento attuale fa comodo così. Un’operazione non facile, ma assolutamente indispensabile per “capire la vita“, come mi ha detto Silvia, e nello stesso tempo andare avanti senza fardelli e pesi inutili (e vecchi)!

Prima di tutto conviene capire e riconoscere cosa ci tiene legati al passato e perché: un evento, una situazione, un ex che non riusciamo a scrollarci di dosso sono pesi che condizionano relazioni e processi futuri e, se è vero che siamo il risultato del nostro percorso, è anche vero che ad un certo punto determinati comportamenti possono anche essere modificati (se no diventiamo seriali come i killer…e non è bello 😉 )! Una volta fissati i punti che legano è bene tenere in mente un’altra massima della vita, questa me la cantava mia mamma rigorosamente in dialetto la domenica mattina, “chi ha avuto ha avuto avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammoc’ ‘o passat’, simme e Napul’, paesà“. Il passato non si cambia, questo è inopinabile, ma si può cambiare il modo in cui percepirlo e in cui  ce lo raccontiamo: invece di continuare a pensare che quell’EX era il migliore del mondo e continuarlo a tenerlo lì nella nostra mente come metro di paragone, possiamo semplicemente vederlo in maniera obiettiva, farsi una ragione elencando mentalmente i motivi per cui è finita e rimetterlo nella casella chiusa delle “storie finite che non potevano essere” (o anche in quella dello “stronzo di turno“.) E’ un lavoro certosino, di pazienza, presa di coscienza, dove i sentimenti negativi devono essere trasformati in qualcos’altro: si può mica rimanere incazzati/inaciditi/arrabbiati/feriti per tutta la vita?!?

Pure soffermarsi sui bei ricordi a lungo non ha effetti troppo positivi: anche le cose belle non ritornano, ed idealizzarle come qualcosa di magico&perfetto fa perdere di vista la realtà, il presente, ancorandoci a quel passato incredibile nella speranza che ritorni (e chi visse sperando…non morì proprio bene)! Il passato è come un mucchio di posta da smistare in tante caselle diverse, dove ci sono lezioni da imparare, esempi da ripetere, persone da perdonare, progetti da lasciar andare, sentimenti da rimettere a posto ed emozioni da cambiare. Una volta sistemato tutto, come quando sistemi l’armadio e tutto è talmente in ordine che capisci quante cose hai dentro e come usarle tutte al meglio, allora ti senti come liberata. E quando tutto è più o meno in ordine, rimettere a posto il passato che verrà sarà molto più facile. Forse…o forse sarà l’ennesima faticata, ma vale la pena provarci, o no? Io a volte sono incredibilmente nostalgica (maledetta vecchiaia sentimentale), però ci sto lavorando…;)

Buon fine settimana!!!

Istruzioni per l’uso: prendersi cura dei capi allunga la vita

Si possono fare mille scelte di materiali innovativi, prediligere tessuti rigenerati o naturali, ma ancora una volta la scelta migliore per ridurre la nostra impronta umana è quella di comprare MENO e se facciamo durare di più i nostri capi è sicuramente meglio! Anche il lavaggio e la manutenzione dei tessuti sono causa di un dispendio di energie enorme e le piccole micro-plastiche che si liberano leggere nelle lavatrici di mezzo mondo sono quelle che poi vanno a finire nella terra (e di conseguenza nelle nostre tavole) o nei mari (e di conseguenza nella pancina di pesci&co). Terrore? No, realtà! Ecco perché chi fa le lavatrici con quattro mutande in croce andrebbe messo a centrifugare svariate volte…insieme a chi stira i calzini! La pulizia è necessaria, ma il fanatismo da bucato è MALE tanto quanto foraggiare il pronto moda!!! 😛  Quindi? Quindi vi do’ due dritte a titolo informativo (non sono la regina dei lavaggi, ma i tessuti li conosco benino)!

Illustrazione Enrica Mannari

COTONE: Il cotone, come tante fibre naturali, tende a restringersi. Sempre meglio lavare ad acqua fredda (30°) o tiepida. Vale poi la regola del “panni ben stesi non si stirano“, ma se proprio vi viene voglia meglio farlo con ferro poco caldo e panni umidi.

DENIM: I jeans meno si lavano meglio è! Chiaro, se sono super zozzi sì, al contrario e con le zip chiuse e a 30° al massimo. Ma avete mai provato a dargli una rinfrescata? Metteteli in una busta e via nel freezer per annientare i germi (eliminando cattivi odori) e dare una botta d’aria nuova. Sembreranno appena usciti dal negozio 😛

LANA/CASHMERE/PELI: Anche la lana meglio lavarla solo in caso di estrema necessità: mica le pecore si fanno la doccia tutti i giorni?!? Meglio un ciclo delicato della lavatrice usando detergenti appositi o meglio ancora a mano. Lo so, il problema è poi strizzarla! Per questo si usa, dopo averla lavata, metterla in piano dentro ad un’asciugamano per far uscire l’acqua in eccesso. Guai a chi la stira!!!

SETA: In questo caso meglio leggere le istruzioni riportate sull’etichetta. Trattandosi di un materiale prezioso e delicato meglio lavarlo con un ciclo delicato o fatto apposta per la seta; volendo si può inserire il capo in un sacchetto di rete per proteggerlo meglio. Se si decide di lavarlo a mano aggiungendo aceto bianco o acqua distillata si preserva la luminosità del tessuto.

RAYON(VISCOSA)/LYOCELL/MODAL: Queste fibre semi-sintetiche vanno lavate a basse temperature, volendo anche a mano, con sapone e senza ammorbidente (si risparmia anche, no?). La viscosa sarebbe bene non strizzarla e torcerla troppo perché si potrebbe deformare. In ogni caso meglio asciugarli in piano o ben stesi, evitando l’asciugatrice.

PILE: Il pile è il nemico della lavatrice, che in una sola volta può arrivare a rilasciare fino a 250.000 micro-particelle (povera lavatrice, affogherà!) che a loro volta spargono tossine come se non ci fosse un domani!!! Moriremo tutti prima o poi, ma nel frattempo si può usare la Cora Ball (una palla ispirata ai coralli marini che filtra l’acqua e raccoglie le mico fibre sotto forma di peli visibili che poi possiamo smaltire nel modo giusto) tirandola in lavatrice ad ogni lavaggio di capi sintetici. Meglio non stirare il pile e nemmeno metterlo in asciugatrice ad alte temperature: ricordiamoci che è un derivato della plastica e la plastica si fonde! 🙂

ACRILICO/NYLON/POLIESTERE: stesso discorso del Pile, anche questi tessuti abbandonano microfibre nell’acqua. Li possiamo mettere tutti insieme allegramente con la pallina che galleggia in lavatrice. I sintetici hanno il vantaggio che si asciugano velocemente e che non necessitano di asciugatrice (anche perché quest’ultima rovina le fibre più rapidamente).

In tutti i casi meglio non farsi prendere dalla follia-lavatoria, ovvero mettere le cose una volta e tirarle subito nel cesto dei panni sporchi; i capi possono anche essere appesi a prendere aria o passati con una rapida ondata di vapore (che li “stira” anche) per ridargli quella botta di vita. Re-fresh! Che insieme a Re-use, Re-cycle, Re-duce mi sembra un ottimo quarto comandamento. 😉 Se poi pensate di essere vittime di lavatrici e ferro da stiro vi passo il numero del centro di riabilitazione per pulitrici impazzite…:P

A questo proposito l’etichetta “DO NOT OVERWASHpromossa da AEG in collaborazione con Fashion Revolution, Not Just a Label e The Woolmark Company, è un ottimo modo per ricordarsi di non esagerare con i lavaggi, di proteggere i capi affinché durino di più  e cambiare il proprio approccio anche alla lavatrice. Adesso potete diffondere il verbo a tutti, soprattutto a casalinghe impazzite e mamme di una certa età…che quelle a cambiare abitudine sono sempre MOOLTO restie! (almeno, io c’ho presente la mia, ed è una guerra ogni santo giorno)

Buccia di Banana/Ikea Fashion Week

Dopo Balenciaga che ripropone la classica borsa blu Ikea in versione lusso (ed i colossi svedesi che fanno una campagna ad ok rivendicandone la proprietà intellettuale) doveva essere abbastanza chiara la connessione tra il fast designer di arredamento e complementi più grosso al mondo ed il fantastico olimpo della moda. Ecco perché quest’anno ci hanno pensato loro a salire “in passerella” durante la Milano Fashion Week…virtualmente! 😉

Ed ironizzando in maniera dissacrante su tutto quello che la settimana della moda rappresenta dalle nostre parti. “È iniziata la Milano Fashion Week! Crea il tuo outfit con EGGEGRUND… Non dovrai aspettare l’anno prossimo per indossarlo!” Eh già, prendi una tenda da doccia da 3€, drappeggiatela addosso e sei pronto per fare il figo in mezzo a modelle, fashion blogger e giornaliste di moda! Il fashion non è mai stato così fast... 😉 C’è da dire che i Signori Ikea hanno fatto una tenda doccia con un colore davvero di moda (a me ‘sta tenda scura nella doccia mi metterebbe ansia) ed una immagine pubblicitaria vincente (come spesso accade, ‘sti svedesi sono bravi). L’hashtag corrispondente messo sotto alla foto non mi ha fatto impazzire, invece: #Siamofattipercambiare…già, siamo fatti per cambiare ed evolvere. Questo dovrebbe comportare anche smetterla con l’approccio usa-e-getta che sia Ikea sia la Moda cercano ancora di venderci come sano e naturale. In questo i due colossi si somigliano molto, ecco perché si trovano così bene uno nel mondo dell’altro…o no?!? 😉

Buon lunedì…non usa-e-getta!!!

Amicizie adulte

Con l’età cambiano un sacco di cose e no, non sto parlando solo di invecchiamento fisico e di evidenti segni del tempo sulla nostra pelle (che pure piano piano arrivano, è naturalmente bastarda questa cosa). Cambiano i punti di vista, cambia la conoscenza di noi stessi, cambia la percezione delle cose e cambiano anche i modi in cui ci relazioniamo con il prossimo, sia esso partner, amico o familiare. OK, in alcune persone questo non avviene (esistono esseri umani-sasso che non si schiodano di un millimetro da quello che ormai è un sé altamente consolidato nelle proprie certezze), ma ci sono altrettante persone che evolvono andando avanti con il tempo e che grazie a questa conoscenza approfondita riescono ad impostare le relazioni in un modo diverso, più adulto (e questa parola mi sta fortemente sulle palle). Come le amicizie…


L’amicizia, quella vera, è una cosa più unica che rara, difficile da descrivere, ma quando la trovi e la vivi quotidianamente ti accorgi della differenza che c’è con tutte le altre relazioni che infiliamo per comodità dentro a questa casella. C’è chi si porta dietro gli amici dall’infanzia, chi frequenta ancora la compagnia del liceo, chi ha poche e fidate amicizie sulle quali contare per qualsiasi cosa e chi ha milioni di amici ma in caso di bisogno non sa che numero di telefono comporre. Questo perché spesso le amicizie passano in secondo piano, surclassate da famiglia, figli, lavoro e rotture di palle varie ed eventuali. Grosso errore! Gli amici veri sono ancore di salvezza, a tutte le età ed in qualunque situazione! Quando si cresce molte amicizie saltano perché i punti in comune che c’erano a 20 anni a 40 magari non ci sono più e tante altre si creano, anche da adulti, con persone che si “trovano” proprio da grandi. Credo faccia parte del processo e più si acquisisce consapevolezza e più si diventa selettivi anche per quanto riguarda le amicizie, che differiscono dalle conoscenze perché implicano qualcosa di più profondo. 

L’amicizia adulta è quella che scegli ogni giorno. Non è quella del compagno di classe che vedi tutti i giorni e che è un po’ “forzata” dalla vicinanza e nemmeno quella che si trascina da sempre in virtù di un bene passato. No, è quella che vuoi e che coltivi ogni santo giorno, anche a distanza, anche senza sentirsi per mesi, ma c’è ed è sempre presente nella tua vita.

L’amicizia adulta è quella che sa ridere, sa divertirsi, sa raccogliere nei momenti brutti e celebrare nei momenti belli, è quella che spesso ti fa incazzare forte forte. È quella sincera, dove un vaffanculo ha lo stesso peso di un “ti voglio bene” perché entrambi sono detti con il cuore. È quella che non cova astio e gelosie (perché a 40 anni che cazzo siamo ancora gelosi degli amici/amiche?!?), che se ha un problema lo dichiara, che non si tiene le cose dentro  e che sa che ogni litigio fatto nel modo giusto segue una crescita. È quella che ti lascia libera di sbagliare per poi presentarsi con un sorriso saccente a dirti “te l’avevo detto“. È quella che è sempre e comunque dalla tua parte, ma talmente onesta da dirti sempre quando stai sbagliando o facendo cazzate. Ed adulto è anche il sapere ammettere di aver sbagliato e saper chiedere scusa senza vergogna. 

L’amicizia adulta è quella che sa dare e ricevere, quella che ti riempie emotivamente ed anche mentalmente (ho notato una certa intolleranza alle conversazioni vuote…mi annoio, che ci posso fare?), che ti stimola e ti fa evolvere anche solo con una parola detta al momento giusto. Si può scalzare o parlare di cose serie, divertirsi o darsi al culturale, parlare di progetti di vita o di lavoro. L’amicizia adulta ti deve riempire, altrimenti sono solo chiacchiere di circostanza…

L’amicizia adulta sa scendere in profondità senza giudicare, perché fondamentalmente è mossa dall’amore verso l’altro/a. E perché ci si conosce talmente bene che a volte non c’è nemmeno bisogno di parlare. Ci sono legami profondi che si consolidano con la crescita ed altri che si affievoliscono, altri spariscono del tutto, altri semplicemente vengono messi in un altro posto. Perché con l’età adulta di dovrebbe anche imparare a chiamare le cose con il proprio nome, riconoscere legali poco sani e dare alle persone il giusto peso nella propria vita. 

Il bello dell’amicizia adulta sono anche quei rapporti che nascono da grandi (si, si possono stringere grandi amicizie anche da adulti), perché sono persone che trovi e scegli alla luce di questa “semi-saggezza-acquisita” 😁 e l’intensità arriva spesso in poco tempo, perché già si sa quello che si vuole. 

L’amicizia adulta, vera ed onesta, è un bene talmente prezioso da dover essere preservato quotidianamente. Perché per ogni fidanzato/a che ci frantuma il cuore ci sarà sempre un amico/a a raccogliere i cocci (se l’amica ci salta sopra e li riduce in polvere forse non è così amica). 

Stare lontana mesi dalle mie amiche e amici mi fa spesso riflettere a quanto è importante aver costruito e saper mantenere rapporti solidi anche a distanza e allo stesso tempo a quanto è difficile instaurare amicizie adulte e sincere. È un lavoro, a volte va bene a volte no. E poi mi fa sempre pensare a quanto sono fortunata (e viziata) ad avere le amiche&amici che ho…perché il confronto (anche se non si fa) è veramente duro. E ora potete correre a strizzare forte le vostre amiche. Io lo farò virtualmente 😉💛 

Come la vedete voi l’amicizia adulta?!?