Buccia di Banana/Fenicotterolandia (rivogliamo il coccodrillo)

E’ un’invasione in piena regola! Un’ondata di rosa che ha invaso il mare, i laghi, le spiagge ma soprattutto le piscine (e non quelle comunali, ma quelle delle ville dove personaggi più o meno famosi vanno a fare i fighi). Quest’estate se non hai un gonfiabile fenicotteroso non sei veramente nessuno!!! E così il mondo si riempie di plastica senza ritegno, il web si ingolfa di immagini tinte che vanno dal rosa pastello perlato al fuxia più acceso (ma qualcuno lo sa di che colore è il fenicottero vero?) e ogni festa a tema diventa un flamingo-party. Ma perché?

Il fenicottero è un animale grazioso, femminile, elegante e poi è rosa. Da sempre relegato nell’angolo del kitsch (Fiorucci lo aveva tirato fuori nel suo store almeno 20 anni fa), accompagnato da palme, cocktail colorati e altri oggetti dal sapore californiano ed esotico, è stato riportato alla luce della ribalta grazie a stilisti e designer che lo hanno riesumato. Qualcuno dà anche il merito di questo ritorno alla solita insalatona bionda, sembra che ogni cosa che tocca diventa supercoolwowimmancabile. In realtà la tendenza giungla-tropicale esiste già da qualche stagione e quest’estate ha raggiunto il culmine; dopo abiti, accessori e cover di telefoni non poteva mancare il gadget estivo gonfiabile a forma di pennuto rosa (anche perché il tucano con quell’arancione del becco non era facile da abbinare ai costumi).

Il fenicottero, invece, è facile, è di impatto, è cavalcabile (si presta alle posizioni più svariate, anche in versione provocante…se in grado di rimanerci in piedi) e funziona molto bene per le stories e gli scatti da condividere sui social network. Meglio se usato in grandi piscine contornate dal verde che lasciano i fan a bocca aperta e a rosicare su uno stile di vita irraggiungibile. Il gonfiabile in questione, infatti, non ha precisamente il prezzo di un materassino da 5 euro comprato al mini-market sotto casa, ma spazia dalla versione base a 39 € a quella gigante (un pupazzone di 3 metri di altezza) al costo di 300 e passa. ESAGERATI! La fenicottero-mania è degenerata: non solo dive e divette, influencer e blogger, ma anche uomini, con o senza tatuaggi, si sono lasciati ammaliare dal fascino rosa dell’animaletto dal collo lungo…solo io li preferisco sul caro vecchio ed ormai vintage coccodrillone dotato di maniglie e ferocissimi denti affilati?!? 😉

Se volete essere super-mega-trendy potete abbinare questo must have ad un altro “immancabile” di stagione del quale avevo parlato qualche mese fa: glitter sulle chiappe e fenicottero; scatto a 90 e vedete che pioggia di LIKE! 

Comunque, per la gioia di tutti, voglio informarvi che esiste anche la versione “wannabeflamingo” da poveri, quella per coloro che non si vogliono sentire da meno ma che non hanno né la piscina dove metterlo (ed in questo caso va benissimo una vasca da bagno o la bacinella dei panni, meglio se azzurra per simulare il colore) né il budget adeguato: un fenicotterino da 6€ nel quale però poter infilare la lattina di birra…vuoi mettere la comodità?!? 😉 Lo so perché in tempi non sospetti sono cascata anche io sul piccolo pennuto…ma solo perché la papera gialla era finita! 😛

In ogni caso meno gonfiabili sarebbe meglio (quintali di plastica in giro anche no); come animale di contro tendenza, se proprio sentite la necessità di galleggiare sul mare, propongo una bella razza…simpatica, no?!? 😉

Buon lunedì con fenicottero ma soprattutto senza!

 

Prova Costume #2: le (cosce) struscione!

Si toccano. A volte si abbracciano. Spesso si baciano con forza, legandosi una all’altra in un amore senza fine. Peccato che quel volersi bene così intenso provoca fastidio, a volte dolori accompagnati dalla pelle che si infuoca. E così l’estate per le portatrici di cosce struscione diventa una maledetto incubo!!! Chi non ha le gambe da fenicottero o sottili mazze di scopa sa benissimo cosa significa in questa stagione portare in giro le cosce che sfregano le une con le altre con queste temperature da fornace: NOIA e FASTIDIO! In inverno la storia è differente, basta tenerle separate  con un paio di pantaloni e loro si sfiorano appena, rimanendo vicine ma opportunamente lontane, senza contatto diretto. Perché è il contatto diretto che (s)frega: basta una gonna, corta o lunga che sia, un abito o un pantalone con il cavallo basso e via libera ad irritazioni ed arrossamenti. In costume poi la cosa peggiora, per via del sale e dell’acqua di mare che aggiunge ulteriore attrito tra le due amiche/nemiche/sorelle. La soluzione? Non c’è. O meglio, si può tentare di separarle, allontanarle gentilmente o non farle litigare, preferendo gli shorts alle gonne o qualcuno addirittura suggerisce di indossare pantaloncini corti/calze corte o un nuovissimo accessorio super-sexy (?) che pare stia spopolando negli Stati Uniti: le bandalettes. Praticamente un mix tra una giarrettiera gigante e l’inizio di una calza autoreggente, in comodo pizzo che si incolla perfettamente alla coscia e che non casca nemmeno su invito (c’è da domandarsi se all’occorrenza scivola via o rimane inchiodata lì…). Insomma, questo amore va stroncato sul nascere, ma siate coscienti che appena si rivedranno, continueranno a strusciarsi appassionatamente!

Buccia di Banana/I disturbatori (da spiaggia)

L’essere umano, in certi luoghi e momenti, finisce per dare il peggio di sé. O comunque a comportarsi come se fosse solo nella sua stanza da letto, incurante del mondo che invece lo circonda. La spiaggia è un bel teatrino, dove sempre più spesso si può assistere a siparietti spettacolari che ti lasciano interdetto e ti fanno realmente dubitare dell’intelligenza dell’uomo. Insomma in spiaggia è pieno di disturbatori maleducati!!!

Gli urlatori: gli urlatori, purtroppo, sono una specie assai diffusa. Loro non hanno la voce e non emettono suoni, no, loro hanno direttamente un megafono attaccato alla trachea che si attiva ogni volta che aprono bocca. E urlano. Costantemente. Che parlino con l’amico seduto accanto o con la fidanzata che nuova in mezzo al mare al largo della costa non fa differenza: urlano! Noncuranti di tutto e di tutti. Urlano senza ritegno. Urlano credendo di essere simpatici, spesso facendo battute solo per essere sentiti sperando che dal pubblico circostante parta un applauso (che non parte). Loro urlano. Nel loro dialetto, non fa differenza che sia del profondo nord o profondo sud. Urlano. Con tutto questo urlare ti esasperi nel giro di poco, finendo per inveire in maniera poco garbata “MA COSA CAZZO C’HAI DA URLARE?!?”. Ma niente, dopo le scuse iniziali e 5 minuti di silenzio, loro ricominciano ad urlare…

I “Canai” (ovvero i portatori di cani sciolti): il cane è il migliore amico dell’uomo, ma l’uomo non sempre è amico degli altri uomini. Ecco perché si sente in diritto di arrivare in spiaggia e sguinzagliare il suo cucciolo, lasciandolo libero di fare qualunque cosa: il bagno, i tuffi, rotolare sulla sabbia, risalire e scuotersi sugli asciugamani altrui, sdraiarsi bagnato sui libri e telefoni dei vicini di ombrellone, giocare ad acchiapparello con altri cani che altri padroni hanno lasciato liberi, disseminando il panico tra i presenti che si vedono orde di pelosi girare da una parte all’altra. Poco importa se disturbano, meno che mai se spaventano bambini o signore che volevano solo rilassarsi per qualche ora. I padroni stupidi, se apostrofati o ai quali viene chiesto di stare un po’ dietro al proprio animale, si infastidiscono anche e si arrabbiano perché tu non sei comprensivo, perché il mare è di tutti, perché loro e i loro cani sono persone libere. Ecco, qualcuno diceva che “La mia libertà finisce dove inizia quella degli altri“. Da amante degli animali e predicatrice della libertà di azione dico solo che basterebbe un po’ più di accortezza ed educazione.

Gli zozzoni: arrivano e insudiciano. Solitamente hanno un armamentario da guerra, fanno pic-nic da spiaggia che somigliano a pranzi regali, fumano mille sigarette e si aprono una lattina di birra ogni 5 minuti…e fin qui non c’è niente di male, o meglio, ognuno farà poi i conti con il proprio corpo, ma questi non sono affari che mi riguardano. Tra tutte le cose che portano al mare si scordano, volontariamente o meno, un bel sacchetto della spazzatura. Perché gli zozzoni non raccolgono, seminano schifezze in giro, dove sono sono. Plastica, avanzi di cibo, lattine, mozziconi, riviste usate e palette rotte: quando se ne vanno il loro posto è un campo di battaglia con milioni di caduti. Spesso guardi dietro e scorgi un cestino e ti domandi: “Ma alzarsi e buttare tutto, troppa fatica?“. Evidentemente sì. Guai a farglielo notare: le risposte sono sempre brutte, gli sguardi fulminanti e spesso rimane tutto dov’è. Che tristezza immane!!!

…e buon lunedì! 😉

Prova Costume #1: guerra al pelo!

Sono sempre in agguato, onnipresenti anche quando nascosti, infingardi, malandrini e anarchici. I peli sono il nemico numero uno dell’estate…e delle donne. Che fino a quando sei coperta li tolleri e ci convivi, quasi gli vuoi bene perché in fin dei conti quello strato in più durante i mesi invernali fa comodo; ma quando arriva il momento in cui la pelle esce allo scoperto, inizia una guerra feroce dove tu, in ogni caso, ne uscirai sempre sconfitta. Che tu usi lametta, ceretta, caramello, riti vodoo o scotch da pacchi loro, prima o poi, ri-escono sempre. Le strategie adottate sono infinite, degne di una campagna militare in piena regola: c’è chi lotta continuamente, in un attacco costante che si traduce in colpi di lametta ogni volta che mette piede sotto la doccia; c’è chi adotta un atteggiamento subdolo, coltivandoli contando i giorni che mancano alle tanto desiderate ferie e poi lasciandoli estirpare con forza all’estetista di turno dotata di ceretta bollente e mani veloci; c’è chi preferisce avvelenarli con creme velenose e chi ama ricorre alla meccanica masochista delle macchinette-strappa-peli. I quintali di caduti che si riversano negli scarichi delle docce, però, sono peggio dei Gremlins: ne estirpi uno e ne ricrescono almeno 3. Possono passare 48 ore se se la prendono comoda, ma già dopo 24 iniziano a far sentire la loro fastidiosa presenza; e tu ti danni e ricominci a lottare, affinché non spuntino dal nuovo bikini o non rovinino la serata romantica con scomode carezze contropelo cartavetrate. I generali stanno elaborando armi di distruzione di massa definitiva a forma di laser o luci stroboscopiche in grado di eliminarli per sempre…ma chissà se quel per sempre funzionerà per sempre?!?


Illustrazione di Enrica Mannari.

DON’T FIGHT WITH YOUR FUR!!! 😉

Buccia di banana/Campagne Fashion: why? #8

Le riviste urlano una sola parola: vacanze! Al mare, in montagna, al lago, con gli amici o anche da soli, va bene tutto, basta partire. I suggerimenti di stile si sprecano per ogni occasione, così come anche dei preziosi consigli su come comportarsi in certe situazioni che si possono presentare durante le ferie. Osservare con attenzione e prendere appunti…

BRAND: naz-lawn / CAMPAGNA: mi starai mica seguendo?

Quando freghi la barchetta al marito per andare a fare scorribande con il marinaio bono di 15 anni meno la paura di essere scoperta è sempre dietro l’angolo. Però non importa girarsi ogni 10 secondi con questa faccia, che sennò il marinaio di spaventa e non ti porta più sotto coperta (io, se fossi nel marinaio, avrei rinunciato dopo aver visto questi fantastici capri bianchi con rouches…aiuto)! #menoterrorenegliocchi

BRAND: DOLCE E GABBANA / CAMPAGNA: LA CUMPA!

Dolce&Gabbana ci ricordano come sono belle le compagnie che vanno in giro insieme. Sopratutto nella loro variegata diversità che li accomuna, dove ragazzi rileccati e trucidi in canotta possono pascolare senza problemi tutti insieme. Anche nella super vip piazzetta di Capri. La cumpa è sempre la cumpa! 😉 #intresiamogiàintroppi

BRAND: alexander wang / CAMPAGNA: Non ti butta’!!!

All’uscita delle disco si possono vedere personaggi di tutti i tipi (se siete a Ibiza poi…). Quando poi ci fai le sei del mattino le condizioni psico-fisiche possono essere talmente alterate che la tua amica per prendere l’unico taxi che passa rischia di buttarsi sotto ad un’auto in mezzo di strada. E’ lì che ce ne vuole una sveglia che ti tira indietro e ti impedisce di far cazzate!!! #salvala

BRAND: HISPANITAS / CAMPAGNA: ABBRONZATURA INTEGRALE

C’è chi preferisce le spiagge affollate e chi si ritaglia angoli di meritata solitudine. C’è chi fa nudismo sugli scogli e chi invece propone questo nuovo trend di abbronzatura completamente vestita. Dice faccia meno male alla pelle, anche se a lungo andare il sudore e l’effetto serra possono provocare la crescita di piccoli funghi, soprattutto all’interno delle scarpe. Dosare con attenzione. #meglionudichevestiti

BRAND: BLUGIRL / CAMPAGNA: sconsolata nel deserto

I rave in luoghi isolati fanno gola. Bisogna però ricordarsi la regola fondamentale: vai sempre con la tua macchina. Che se ti capita di perdere i tuoi amici perché scappano prima o perché collassano in un angolo poi ti tocca fartela a piedi nel deserto. E stai sicura che tristezza e desolazione, prima o poi, arriveranno! #aiutiamosconsolata

BRAND: LOUIS VUITTON / CAMPAGNA: ma quando arriva antonio?!?

Prepararsi di tutto punto, scendere in strada ad aspettare all’orario fissato per l’appuntamento e poi non veder arrivare nessuno nell’ora e mezzo seguente può essere veramente fastidioso. C’è chi si sarebbe arrabbiato molto, c’è chi avrebbe fatto il diavolo a quattro, c’è chi si sarebbe scomposto per via del caldo (e degli stivali). E invece ci sono donne stoiche che ci insegnano che non è necessario smuoversi, basta solo assumere la posizione dell’indignato e mettere su un broncio tra il cattivo e l’autoritario. Appena Antonio arriverà a prenderle capirà il messaggio immediatamente! #nonsilascianomaidonneinmezzodistrada

BRAND: tommy hilfigher / CAMPAGNA: ho un sassolino nella scarpa

E’ capitato a tutti di avere un sassolino nella scarpa. Invece di toglierlo in maniera goffa o sbrigativa, cercando di restare in equilibrio e finendo per rotolare a terra malamente, meglio imparare da Gigi: trova una macchina figa, appoggiati con posa plastica, leva il sasso ma mi raccomando, con sguardo ammiccante fisso sul pubblico (anche se non c’è). Che classe! #maiperderelostile

E dopo il sassolino, direi che ce ne possiamo andare in spiaggia…o al lavoro? 😉 Buon lunedì!

Da 0 a 1000 in un giorno

Com’è possibile che le mie idee su un ragazzo siano cambiate da un giorno ad un altro? Ti spiego: c’è questo uomo, circa 15 anni più giovane di me, che stravede per me. Mi fa una corte spietata, mi manda messaggi a tutte le ore, mi riempie di complimenti e di attenzioni; insomma, mi cerca e mi vuole, credo sia sinceramente innamorato di me. Io non posso dire di non essere attratta da lui fisicamente, ma non gli ho mai voluto dare troppo spago per non creargli false speranze. Poi l’altra mattina si è presentato a casa con un regalo (un mio ritratto) e…ho ceduto. Ecco, da quel momento in poi, vedendolo muoversi per casa mia,  ho cominciato a pensare ad un futuro con lui, dei figli in giro per casa e altre cose del genere. Mi chiedo, sono normale? Devo frenarmi, vero? Angela

Nel senso…cosa vuol dire essere “normale”? No, non era una domanda a cui volevo dare una risposta, ma uno spunto di riflessione; dopotutto credo che di normale non ci sia niente e nessuno in giro, abbiamo tutti degli sprazzi di follia! 😉 Appurato ciò, credo che il repentino cambio di idea su una persona non sia in realtà un vero “cambio“, ma semplicemente un abbattimento di barriere mentali. Ovvero, così a occhio ti sei costruita tutta una serie di muri, probabilmente per non ferire lui e anche per tutelare te, che sono crollati dopo una notte. Come direbbe un mio amico “se te lo dà troppo bene subito ti innamori“. Tra il cedere e lasciarsi andare ed il visualizzare abito bianco, pargoli e case felici c’è però una bella differenza. E forse un problema di fondo un po’ più consistente.

Facendo un paio di calcoli a occhio immagino che tu non abbia più 20 anni, ma nemmeno 25 (se no il problema è molto più grande del previsto 😉 ), quindi queste proiezioni immediate dal giorno alla notte possono denotare una carenza affettiva importante, per cui come ti lasci andare subito pensi ad agguantare l’omino di turno e farlo tuo; oppure ormoni che si sono coalizzati con l’orologio biologico e non vedono l’ora di farsi fecondare e dare nuove vite alla luce indipendentemente dal “con chi” o dalla storia; o ancora una naturale predisposizione alla sceneggiatura di film romantici non troppi originali. In tutti i casi non ti fa bene! Non che tu ti sia finalmente lasciata andare con una persona visibilmente innamorata di te, quanto che tu carichi immediatamente di ASPETTATIVE questa storia appena nata

Quindi si, io consiglierei vivamente di frenare la testa, i sogni e le previsioni smielate. Molto meglio godersi il presente, viversi il momento e non farsi prendere dall’ansia da costruzione forzata di nucleo familiare. Anche se è una cosa che desideri. Anche se è una situazione che ti è mancata per tanto. Le cose fatte con cura hanno bisogno di TEMPO. Lasciala andare e vedi come va…

https://youtu.be/zYwtkNRLVS8
O no? Ultimo appuntamento radiofonico alle 18.25 su radio M2O con LaMario. Facciamo una pausa estiva, ma alla mia mail rispondo sempre marina@morgatta.com! Va bene anche se mi volete mandare cartoline e saluti delle vostre vacanze. Intanto ringrazio io voi per i vostri messaggi ed aver condiviso con me le vostre storie. Grazie di ❤️ 

Fragole Amare

“La fragola strega, mica ammazza”

FRAGOLE AMARE: UN INGREDIENTE, UN RACCONTO

C’era del rosa ovunque. Sul tavolo della cucina, per terra, sul tappeto del salotto e anche in camera da letto, purtroppo. Lo scenario era quasi surreale, ricordava vagamente la casa di Barbie, a metà tra la camera di una liceale troppo in fissa con il rosa e l’interno di una pasticceria americana, di quelle che sanno di zucchero filato, panna e fragole 24 ore su 24. Peccato che la casa appartenesse in realtà a tale Raoul, un colombiano di 130 kg con la pelle ricoperta di tatuaggi e la testa senza un capello, nonostante avesse appena compiuto 30 anni. Aveva sempre vissuto da solo in quella casa, accompagnato dal suo fedele gatto rosso chiamato Fresa e dalla sua più grande passione/ossessione: le fragole. Raoul le amava inverosimilmente sopra ogni cosa, in qualunque forma, dimensione e modo. Amava dipingerle in ogni posizione, amava mangiarle in ogni modo, cucinarle, tagliarle, coltivarle e soprattutto utilizzarle in modo ludico durante i suoi svariati incontri sessuali con le varie donne che settimanalmente portava a casa. Non era portato per la monogamia, tanto meno per le relazioni a lungo termine, ma la sua passione per le donne, soprattutto per il loro corpo, lo obbligava a sedurre, corteggiare e possederne almeno una alla settimana. E ci riusciva, nonostante non fosse di una bellezza esilarante.

Quella settimana, però, qualcosa era andato storto. O almeno questo era quello che aveva pensato il commissario Savarese alla vista del cadavere ritrovato in camera da letto di Raoul: donna bionda, massimo 25 anni, completamente nuda, rivolta a faccia in su, completamente ricoperta di quella che a prima vista sembrava crema di fragole, faccia gonfia di un color rosso acceso. Mentre guardava gli uomini della scientifica al lavoro, intenti a raccogliere campioni su quel corpo ormai freddo, non poteva fare a meno di restare stordito da tutte quelle fragole che aveva intorno: a fette, disposte in maniera maniacale su una crostata, intere in una coppa di champagne, dipinte sui muri a grandezza naturale e microscopiche addirittura sulla carta igienica in bagno; per non parlare di saponette, cuscini e pupazzi sparsi ovunque. Singolare passione per un idraulico colombiano dall’aspetto truce. “Reazione allergica” – il commissario si scosse – “Niente segni di violenza, né stupro, né utilizzo di armi o lame. Una banale e violenta reazione allergica“. Scosse la testa di nuovo. “Sfiga. Se solo fosse stata allergica al kiwi…E ora portatemi fuori da questa Big Babol gigante“. FINE

fragola in tutti i modi di cucinamo

Buccia di Banana/Estate degli orrori

Ho fatto finta di non vederli per un po’. Ho provato ad ignorarli nonostante amici e conoscenti continuassero a postarmeli sia in pubblico sia in privato. Poi ho deciso che li avrei raggruppati in un post degli orrori, così, giusto perché è l’ultimo lunedì di giugno, fa caldo e siete in ufficio a sclerare in attesa delle vacanze. Sappiate che in giro ci sono cose brutte. Bruttissime. Inutili e in agguato per la vostra estate…;)

Non sentivamo tutte la mancanza di un costume con stampato il petto villoso di un uomo? Forse no, ma non importa. Ormai possiamo stampare qualsiasi tessuto con qualsiasi immagine e questa è la naturale (?) evoluzione di stelline, cuoricini, unicorni, banane e quant’altro. Le fantasie sono fantasie, i pattern sono pattern, i peli sono peli. E una donna con un petto peloso da uomo è l’ultima frontiera della simpatia…o del trash? Ci sto ancora pensando (e sì, sono chiaramente operazioni di photoshop ma esistono in commercio per davvero al modico prezzo di 50 dollari…e io che speravo inutilmente che fosse un esercizio di uno studente di grafica del liceo).

Con cosa accompagnare il costumino di cui sopra? Dimenticate le Birkenstock, che ormai sono socialmente accettate e quindi di fatto non le considera più brutte nessuno (manco con i calzini), lasciate le infradito e anche gli zoccoli. Perché non osare l’accostamento pelo-pesce? Comode, pratiche, soprattutto per camminare nell’acqua e confondere i fratelli pinnati facendoli avvicinare per scambiare due parole con un loro simile che li ascolterà sempre a bocca aperta. Ecco, fossero state chiuse mi sarebbero rimaste più simpatiche. Forse.

L’ultima cosa che mi ha lasciato alquanto perplessa è stata la serie di trucchi e saponette “genitali inspired“, un figurativo che non lascia spazio all’interpretazione e all’immaginazione. Hai voglia a trovarci un significato profondo, queste sono passere&piselli gentilmente appoggiati su invitanti confezioni di polveri glitterate. O espressamente fatte con saponette artigianali. I geni hanno un nome che è tutto un programma: i signori della Bitch Slap Cosmetics secondo voi potevano fare le saponette a forma di rosellina? No, appunto. La domanda mi sorge, come sempre, spontanea: qual è il confine tra cosa spiritosa o trash? Qualcuno mi risponda…;)

Ok, adesso avete un bel quadretto dell’orrore estivo con cui iniziare bene la settimana! Buon lunedì 😛

Pressing!

Morgatta cara, sto insieme ad una ragazza da un anno, entrambi 35enni, tutti e due siamo innamorati, eppure non riusciamo ad uscire da un problema. Lei continua a dire che io gli sto attaccato come una cozza, che sono appiccicoso, assillante ed opprimente. In parte ha anche ragione, nel senso che io vorrei stare sempre con lei, ma lei non sempre con me. Perché? Perché mi tocca insistere per vederci la sera anche se lei è libera? O per andare fuori il fine settimana? Cioè, dice che le piace viaggiare e poi quando le chiedo di andare via fa sempre tante storie…poi magari alla fine ci viene e si diverte anche, però devo sempre insistere. Tante storie, davvero, sempre; è talmente sfuggente che penso abbia un altro. Perché quando è libera non ha sempre voglia di vedermi? Io vorrei iniziare a costruire qualcosa, ma così è quasi impossibile, oltre che stancante. Come posso fare? Grazie, Martino”


Piantala di insistere! Mi sto sentendo male io per lei 😛 Scherzo (in parte), però mentre leggevo la tua lettera ho avuto l’immagine di te come una cozza gigante che prova a rincorrere lei, un’anguilla agile e veloce. Inutile dire che cozza e anguilla non stanno bene nemmeno nel risotto di mare, e che più tu ti accozzi più lei scappa. E’ un must, oltre che un pericolosissimo circolo vizioso nel quale più tu ti appiccichi e più lei si dà alla fuga. Ora le possibili motivazioni di questo comportamento possono essere svariate:

E’ uno spirito libero e ha bisogno dei suoi spazi: legittimo e da rispettare. Non tutte le donne sono uguali (fortunatamente); ad alcune piace stare sempre con il proprio compagno, altre hanno bisogno anche dei loro spazi. Magari una sera, anche se libera, preferisce stare sul divano a limarsi le unghie e mangiare schifezze mentre guarda la sua serie preferita piuttosto che stare a casa con te.

Sta cercando di mettere in pratica il detto “in amore vince chi fugge…e a quel punto per spuntarla inizia a sfuggire tu! Nel senso che se se la sta tirando consapevolmente e anche un po’ per sport, meglio non assecondare il suo gioco malato ma ritrovarsi su un piano di equilibrio in cui non c’è chi corre e chi insegue.

Ha effettivamente un altro. Nel senso, è tutto possibile nella vita, non te lo auguro, ma non si sa mai. Se sfugge sempre e continuamente e se non è MAI presente nella relazione forse è il caso di farle qualche domanda in più…o cercare nella vostra storia altri segnali di possibile disinteresse (tipo se non ti considera, scappa sempre, ha sempre altro da fare e fate sesso una volta ogni due mesi ecco…, vedi te!).

In ogni caso  credo che a fregarci sempre in queste occasioni sia il senso di aspettativa! Ci si aspetta sempre che l’altro faccia quello che noi desideriamo: tu ti aspetti che lei ceni con te, che venga in vacanza con te, che abbia voglia di vederti sempre. Più lei ti dice di no, perché magari ha altri impegni o semplicemente vuole stare da sola e più tu ti senti frustrato. Così alla lunga finisce che ti annoi di rincorrerla o che lei sclera perché le stai troppo addosso e la storia va a farsi friggere. P A U S A di riflessione.

Mai aspettarsi qualcosa, mai dare per ricevere, mai chiedere con la pretesa di ottenere la risposta sperata.  E’ ovvio che se uno chiede è perché desidera qualcosa, ed è sempre meglio chiedere che stare zitti, ma anche esagerare con le richieste a volte può essere controproducente. Meno pretese. L’unica cosa che si può (e si deve) pretendere in una relazione è il rispetto. Per tutto il resto, prova a stressarla di meno e vedere come va…se sparisce del tutto vuol dire che non era LEI! 😉

Voi siete cozze pressanti o anguille sfuggenti? In diretta alle 18.25 su radio m2o potete raccontarcelo a me e a LaMario. Dai che sono le ultime puntate, poi non mi sentite più per tutta l’estate…

Spennellami!

Lo spennellamento è un’arte! Maneggiare strumenti, colorare piatti, distribuire tocchi di sapore sotto alle pietanze è parte del gioco di chi in cucina ci gioca (e ci sa fare). Che sia estetica non si discute: un tocco di pennello, così come ogni guarnizione extra, rendono il tutto molto più bello ai nostri occhi; ma non è solo quello il fine del pennello. Si spennella per non mettere una cucchiaiata invadente di salsa sotto la carne, per non eccedere con i sapori, per decorare e rendere accattivante un piatto abbinando i gusti con cautela, senza esagerare con la quantità e nello stesso tempo regalando spunti per un simpatico effetto cromatico. Il gesto è rapido e preciso, la consistenza deve essere giusta, la scelta dello strumento ancora di più. In cucina si spennella con il pennello, quello in silicone in primis, ma anche con il cucchiaio, le spatoline, il vaporizzatore (roba che io farei il piatto a pois), carta, spugna, biberon (?) o ramaiolo. Come suggerisce Carolina “Lo si fa in tanti modi, ma quasi mai a caso!” Perché vista così sembra facile, ma a fare un troiaio ci vogliono cinque secondi…

gli spennellamenti di cucinamo (con cuoca, finalmente)

Voi avete mai spennellato? 😉