Buccia di Banana/Sgargiante (da pitti uomo con tanto rosso)

Sono lontana da Firenze e dall’Italia, ma non ho resistito al fascino di Pitti Uomo che si è tenuto la settimana scorsa nella culla del Rinascimento, che in quei 4 giorni all’anno si trasforma nella capitale delle avanguardie stilistiche che detteranno tendenze dei prossimi mesi…aiuto! 😛 Spulciando tra le foto dell’evento ho scelto i miei preferiti, il cui comune denominatore è il colore rosso, gli abbinamenti forti e l’essere sgargianti. Ecco gli appunti da prendere:


1-Portarsi in giro amiche altrettanto sgargianti e coordinate. Che una vestita di nero qui in mezzo c’entrava poco. E segnatevi la cravatta come accessorio per le prossime stagioni. Con i disegni grandi meglio…

 

 

 

 

 

 

 

2-Occhiale specchiato ed un sorriso smagliante sono indispensabili per andare in giro color semaforo. Un dettaglio non trascurabile è questo papillon a metà tra il fiocco e la farfalla decisamente originale (forse mi piace davvero 😉 )!

3-Cabina della spiaggia o tendina da circo? A voi la scelta, ma l’abbinamento mono-pattern tra sopra e sotto, stile pigiama ma con l’acqua in casa (ovvero pantalone sopra alla caviglia) andrà alla grande, sia quest’estate che per il prossimo autunno/inverno. Ancora una volta il rosso compare come tono fondamentale, e questo mi solleva dal solito nero o dall’abusato blu! Almeno una botta di vita, no?!?

4-Occhialini futuristici bentornati! Non vi fate distrarre dalla fantasia a quadretti optical, che rischia di ipnotizzare se guardata a lungo, qui il vero tocco di stile da annotare nel quaderno della perfetta fashionista sono gli occhialini sottili versione futurama. Con questi impossibile passare inosservati…e forse anche vederci bene, ma questo è un dettaglio pratico che al mondo della moda non interessa per niente! 😉

5-Calzino e Ciabatta Pride!!! Sì, ormai è un must e la notizia rassicurante è che la cosa andrà avanti per altri anni, indisturbata come l’ultimo dei risvoltini. Facciamocene una ragione e smettiamola di prendere in giro i turisti tedeschi che di questo abbinamento hanno fatto un marchio di fabbrica fin dai tempi dei tempi. Finalmente anche loro sono “cool“…

 

Buon lunedì…sgargiante!!! 😛

Non è cosa, è come! (rispolverata di buone maniere)

I modi sono fondamentali perché i modi fanno la differenza!!! Questo è un concetto basilare per la gestione civile di tutti i rapporti umani; un concetto talmente semplice che più della metà delle volte viene dimenticato, offuscato da emozioni varie, voglia di far valere le proprie ragioni, egocentrismo e voglia di rompere le palle gratis! Chiariamoci: dire le cose, parlare con le persone, esternare sensazioni ed opinioni è cosa buona e giusta; si può dire tutto a tutti (anche al Papa per quanto mi riguarda) ma il MODO in cui si dicono le cose fa sì che il messaggio arrivi al destinatario nella maniera più chiara possibile e soprattutto meno fastidiosa. La stessa cosa, detta in due modi diversi, può dare risultati diametralmente opposti. So benissimo che vi è capitato anche a voi, che a volte l’emotività prende il sopravvento e che sul momento le cose escono un po’ “così” (per non dire a cazzo), ma è importante fare una rispolverata di buone pratiche, anche in previsione delle vacanze o del rimanere in città sclerando per il caldo (che non concilia di certo educazione e civiltà)…

I 30 secondi prima di aprire bocca dovrebbero essere un settaggio di fabbrica inserito tipo timer nel cervello umano. Per alcune persone bastano, per altre bisognerebbe aumentare questo tempo di ricognizione del pensiero all’interno della propria testa di almeno a 3/4 minuti; in ogni caso pensare prima di parlare è fondamentale! Serve a raccogliere le idee, a calibrarle, a mettere in ordine i concetti perché chi li riceve possa comprenderli nel modo più adeguato. E non sto parlando di discorsi alla Nazione o delle scuse da raccontare alla fidanzata perché non sei tornato a casa, ma anche una cosa semplice come “potresti non mettere la macchina lì?“, se detta bofonchiando o con stizza, può fare in modo che chi ascolta abbia voglia di mettercela apposta tutti i giorni. Quindi, prendersi tempo e non sparare a zero, per iniziare…

-Per continuare sarebbe opportuno NON essere acidi/stronzi/aggressivi. L’acidità è frutto di cose non dette (o di trombate non fatte…ops :P), la stronzaggine può essere parte del DNA ma anche voglia di essere cattivi e fastidiosi, così come l’aggressività è una rivalsa repressa che cerca di trovare appiglio e sfogo “mangiandosi” il prossimo. Ecco, se quando state per dire qualcosa vi sentite pervasi da questi nobili sentimenti, altro che 30 secondi…meglio farsi prima un giro e poi ritornare a parlare in maniera civile con il prossimo. Ci sono dei momenti fisiologici in cui la vena si tappa e l’acidità ci pervade, ma è importante saperli riconoscere e domare quando si entra in connessione con l’altro, proprio per non essere fraintesi o non destare reazioni opposte a quella desiderata. E poi insomma, basta sfogarsi sugli altri, no?!?

-Anche il lamento non ha effetti positivi all’interno della comunicazione. Lagne, vittimismo a profusione e piagnistei stritolano le orecchie (e non solo) di chi vi sta davanti; al massimo ne scaturisce un “poverino/a” che non è mai troppo positivo e anche un questo caso si rischia che l’altro, pur di mettervi a tacere e non avere il lamento in sottofondo, non assimili niente di quello che state dicendo.

Si può invece essere gentili e risoluti allo stesso tempo, adottando un metodo incisivo che non sia aggressivo. Basta avere chiaro in mente il messaggio, adottare un tono di voce normale, deciso ma non alterato, gentile ma non lamentoso, anche informale ma che non si presti a fraintendimenti. Con la modalità giusta anche la cosa più insopportabile o brutta verrà capita e ascoltata nella maniera più appropriata…magari per digerirla ci vorrà comunque del tempo, ma di sicuro non verrà fraintesa. 😉 Insomma, ricordarsi sempre che…

Voi come siete messi a modi? Io stasera proverò a dirvelo nel modo più carino possibile in diretta con LaMario alle 18.30 su radio m2o. Sono le ultime puntate della stagione, che fate, ci lasciate sole?

 

Buccia di Banana/I coordinati!

Che in questa isola si vedano delle cose strano già lo avevo messo in conto, ma se agli abbinamenti improbabili dei fricchettoni locali ci ho fatto l’occhio, così come a quelli/e che vanno in giro nudi coperti solo di tatuaggi e qualche rete appoggiata nei punti strategici, oggi mi sono saltati all’occhio loro due…

Coordinazione a coppia: un singolare esercizio di sincronizzazione del look con quello del proprio partner, che decidono di comune accordo di vestirsi con chiari riferimenti l’uno all’altro. Carini. Un fenomeno isolato? No (mi sono documentata) e sembra trattarsi di un costume che dalle parti della Corea del sud e in generale nei paesi orientali va moltissimo. Il perché rimane ancora un semi-mistero, ma le voci parlano di una dichiarazione di amore ed appartenenza, insomma, un modo per far capire a tutti che sono una coppia (e che non c’è trippa per gatti)! 😉 Surfando in rete ho trovato una super-coppia di giapponesi, sposati da 40 anni, che ogni santo giorno della loro vita si coordinato in perfetta armonia. Il profilo instagram si chiama bonpon511 e hanno una quantità di follower incredibile. Diciamo che in questo caso il look coordinato paga… 😛

Foto profilo instagram bonpon511

Chiaramente poi la cosa è sfuggita di mano all’oriente ed è transitata in occidente, dove è diventata una tendenza in voga tra vip e star di hollywood…ma anche di casa nostra…(due a caso).

Tutti quelli che si sono cimentati in questo gioco di accoppiare gli armadi dichiarano di essersi divertiti un sacco. Fondamentale lanciare un “tema” stilistico al quale poi adeguarsi con gli abbinamenti giusti scelti ognuno nel suo guardaroba. Qualcuno prova addirittura a pescare dall’armadio dell’altro/a (forse così stiamo esagerando?!?). Insomma, se avete un partner e volete essere di tendenza, COORDINATEVI! Io non riesco a coordinarmi con me, immagino avrei delle difficoltà a coordinare i vestiti con un altro essere umano, per di più di sesso maschile. Anche se l’idea di uno che si vesta pieno di colori, con banane, gatte, papere, pappagalli e pattern a caso credo mi divertirebbe un sacco (ma solo per una serata).  😛

Buon lunedì coordinato…

Persi in una vasca di paranoie (maschili)

Se noi donne siamo le regine degli arrotolamenti mentali con particolare predisposizione all’ingarbugliare le situazioni anche quando non ce ne sarebbe bisogno, gli uomini sono i principi delle paranoie assortite, spesso immotivate ma consistenti. Diciamo che in generale la paranoia è parente stretta dell’essere umano e dei quintali di seghe mentali che si fa giornalmente sotto la spinta di condizionamenti sociali che arrivano da ogni angolo del Pianeta, ma mentre le paranoie femminili sono manifeste e quasi ci si aspettano, quelle maschili sono sibilate a denti stretti solo alle orecchie delle amiche fidate e in giro non se ne parla spesso. La figura dell’uomo imparanoiato non è né sexy né virile, insomma, non sta bene agli occhi del pubblico, ma esiste ed è reale. La paranoia è una distorsione di eventi, di situazioni, di atteggiamenti altrui nei propri confronti, legati inevitabilmente ad un modo errato di percepire l’altro; insomma…


In estate le paranoie maschili si moltiplicano, seguendo due filoni fondamentali: il rapporto con il proprio corpo e il rapporto con l’altro sesso (questi vanno bene per tutti e in tutte le stagioni dell’anno, ma l’estate si presta meglio anche per le paranoie). Quelle che vanno per la maggiore sono:

Mostrarsi nudi: aiuto! Noi c’avremmo la maledetta ansia da cellulite e prova costume, ma anche per gli uomini mostrarsi nudi non è sempre una passeggiata, sia in spiaggia sia in camera da letto (o comunque in situazioni…calde)! Rotolini vaganti, peli abbondanti, peni scarsi…insomma, basta anche un brufolo messo nel punto sbagliato per farli imbarazzare e fargli venire voglia di rimanere vestiti. La questione dell’augello, poi, che diamo per scontato sia automatica e agile, per alcuni è un intoppo notevole: la paura di essere derisi e di essere confrontati con eventuali peni precedenti (anche solo mentalmente…e sì, sappiate che le donne parlano e confrontano, non per cattiveria, solo per fini discorsivi e sondaggi tra amiche) è spesso di difficile gestione. Anche il rapporto con lo specchio non è il massimo: c’è chi addirittura preferisce farsi tagliare i capelli senza lo specchio davanti…e nemmeno dietro!

Donne aggressive: aiuto! La pantera del materasso la sognano tutti, ma quando poi la trovano non sanno come gestirla. Le donne aggressive spaventano e generano ansia da prestazione, ecco perché molti uomini si trovano a disagio e si intrappolano nelle paranoie, trasformando una potenziale notte di sesso in una serata di chiacchiere.

Sesso: aiuto! Gli uomini, dall’alto della loro personaggio maschile ben costruito a tavolino, si dovrebbero presentare agli appuntamenti di letto duri, sicuri e spavaldi. Invece no, hanno svariate paranoie anche rispetto al sesso. Paura che il preservativo si rompa, di aver messo su il calzino bucato, di durare poco o addirittura di non farcela sono paranoie ricorrenti che spesso portano all’auto-sabotaggio, ovvero a fare in modo che tutto “vada a finire a schifio” prima ancora che inizi. L’altro pensiero ricorrente in camera da letto è la paura che la donna finga, che non è carino fingere e nemmeno accorgersene, ma aver paura non serve a nulla: quando accade meglio farsi delle domande, nel frattempo rilassatevi, che finché la barca va…non ti imparanoiare! 😛

Esistono dei modi per fare in modo che la paranoia non attacchi più. Prima di tutto bisogna imparare a distinguere i fatti dalle proprie opinioni, sviluppando una visione più o meno oggettiva almeno di quello che accade; poi fare caso alle emozioni che si presentano in caso di paranoie: riconoscerla è il primo step per domarla e capire che è solo una personale interpretazione della realtà che si sta vivendoQuante probabilità ci sono che la mia paranoia sia reale? Sto valutando tutti i dati o solo quelli negativi? Porsi delle domande va bene, darsi delle risposte giuste anche. Chi è sommerso dalle paranoie si dà spesso risposte sbagliate, ma almeno iniziare a farsi le domande giuste è un buon inizio. Così com’è funzionale evitare di credere che tutto quello che pensi sia la verità assoluta e non invece la tua mappa del mondo. Questo aiuta a non prendere troppo sul serio te e le tue paranoie. Spegnere il vigile interno, sospendere il giudizio, respirare e concentrarsi sulla realtà presente ogni volta che la paranoia prende il sopravvento. Se tutto questo non basta, procuratevi un amico/a fidato che vi riporti sulla retta via, stando attenti a non trascinarlo nella vostra vasca di paranoie: potrebbe affogarci insieme a voi! 😉 In ogni caso vogliamo davvero perdere del tempo vitale prezioso per stritolarci il cervello con paranoie infondate?!? Io dico che possiamo trovare di meglio da fare…o no?

Paranoie ne avete? Raccontatecele a me e a LaMario stasera in diretta alle 18.30 su radio m2o! Buon weekend…

 

Buccia di Banana/Aladino ginnico

C’era una volta Aladino, un simpatico ragazzo dalle scarpe a punta che ebbe la fortuna di incontrare il genio della lampada pronto ad esaudire 3 dei suoi desideri. Sprecati tutti alla velocità della luce (Aladino difficilmente riusciva a controllarsi e se li bruciò nel giro di un’ora) iniziò a pregare il Genio di esaudirgli gli altri 4/5 desideri rimasti inespressi; ovviamente il Genio si rifiutò, dicendo che era stato avvisato e che se l’era giocata davvero male. Insistente fino allo sfinimento, cominciò a supplicarlo in maniera quasi imbarazzante: doveva proprio andare a recuperare la sua bella principessa, aveva bisogno anche lui di un tappeto volante! “Il mio non te lo presto nemmeno se mi paghi e uno nuovo non te lo posso materializzare. Se te ne fregava tanto di lei, perché invece dell’ultimo modello di Iphone non hai espresso il desiderio di andare da lei?” – “Questione di priorità.” – “Ecco, allora invece di stare qui a stressarmi la vita a me, perché non corri da lei e rimetti in ordine le priorità?” – “Ho le babbucce…secondo te posso correre?“. Pur di levarselo dai piedi il Genio fece l’ultima magia…”Ora sì“!!!

Con le scarpette in dotazione, babbucce opportunamente rivisitare in chiave “ginnica, Aladino cominciò a correre più veloce della luce ed il Genio respirò, liberatosi finalmente di quella palla al piede. Invece di andare dalla principessa, però, andò direttamente dal calzaturificio di zona a farsi rifare le scarpe e mettere su il business con il prodotto di punta dell’estate: le babbucce da corsa del deserto!!! 😉 Inutile dire che ebbero un successo planetario, Aladino non andò mai dalla principessa e si comprò un esercito di tappeti volanti per andare in barba al Genio! Le scarpe in questione, che sembrano uscite più da un incubo che da una favola, sono state riprese da Jonathan Anderson e messe a disposizione anche di noi comuni mortali, in svariate varianti colore, ma sempre con questa punta sbarazzina all’insù…

Solo per audaci cavalcatori di tendenze. O di tappeti volanti 😉

Buon inizio settimana e grazie a Valeria per la segnalazione di questo imperdibile tocco di stile dal sapore orientale e dal gusto urbano! Forse mi piacciono anche…forse…

 

Il dress code tra i banchi…

Quando l’estate avanza e il cado si fa sentire la gente inizia, giustamente, a spogliarsi. Dovrebbe esistere un limite auto-imposto, soprattutto in certi ambienti, ma quando il buonsenso non basta arrivano regole e restrizioni. Ho appreso dal web che in alcuni licei italiani sono state messe delle vere e proprie regole per vietare certi tipi di indumenti a studenti (e professori) durante l’orario scolastico ed ho anche appreso che gli studenti si sono ribellati gridando alla “repressione“. Parliamone…

I signori presidi sembrano aver bandito tutto ciò che ricorda un look prettamente da spiaggia:

NO bermuda troppo corti, sia per lui che per lei, ma soprattutto per non vedere le cosce pelose di lui…

NO minigonne: le scosciature inguinali, oltre a distrarre i professori e tutti i compagni di classe, sembrano non funzionare più per ottenere buoni voti; ecco perché è consigliato lasciarle nell’armadio per altre occasioni;

NO crop top: pance scoperte, a volte troppo scoperte, si vedevano solo al liceo di Beverly Hills 90210. In provincia di Bari pare non piacciano così tanto…

NO infradito: le Havaianas di gomma a scuola. Davvero?!?

No strappi esagerati: lo strappo con il jeans intorno è ormai di tendenza, ma ai presidi quest’ultimo grido fa solo venire voglia di urlare “Fuori dalla classeeee”!!!

No canotte scollate: pare ci debba essere un limite anche alla scollatura! Che un po’ di tette non hanno mai fatto male a nessuno, ma il troppo…

I presidi sono avvelenati e portano avanti le loro ragioni, perché educare al comportamento e al rispetto di certi ambienti cercando di inculcare una certa dose di buonsenso ed estetica fa parte del loro lavoro. Dall’altro lato gli studenti replicano parlando di repressione inutile che mira a limitare la libertà di espressione personale!!! ESAGERATI! Io mi domando: ti devi proprio esprimere andando a scuola con il culo di fuori come se fossi ad un beach club di Milano Marittima a ferragosto? Siamo tutti d’accordo che il caldo a volte è insopportabile e che la scuola non è una chiesa…però nemmeno una spiaggia! Quando ti sei messa un abito al ginocchio ed un paio di sandali si può sopravvivere in classe per cinque ore senza sentire minacciata la propria libertà, o no? La personalità può venire fuori grazie ad altre mille milioni di accortezze, accessori, colore di capelli, acconciature…

Io, lavorando in una scuola di moda, para-universitaria per giunta, penso di aver visto gli studenti girare con i look più improbabili ed appariscenti (tipo usciti dal carnevale di Rio) e venire giustificati dal “sono creativi, cosa gli vuoi dire?”…però insomma, se anche lì ogni tanto si dessero una regolata…;) Tecnicamente non sono a favore delle restrizioni e nemmeno delle divise imposte (quelle che ti fai da te per essere comoda e non pensare a cosa metterti sì), ma quando manca totalmente il buonsenso…forse due dritte ci stanno. O no? Voi che dite? Stasera siamo in diretta con LaMario su radio m2o alle 18.30 per ascoltare le vostre opinioni e parlarne insieme. Poi la sera tutti in spiaggia in stile libero…;) Buon weekend.

Bambini sfashionisti crescono

Quando si parla di moda pensiamo sempre al mondo adulto, tralasciando il dettaglio non trascurabile che quelli che cambiano (e cambiamo più spesso, fashion victim a parte 😉 ) sono proprio i cuccioli di uomo, ai quali non si vuole mai far mancare nulla. Proprio per questo, però, spesso l’attenzione si rivolge a catene low cost. Esistono delle alternative

Dal numero di maggio di i like it magazine 

I figli “so’ piezz’ ‘e core” e anche pezzi di conto in banca che se ne vanno anno dopo anno sotto forma di abbigliamento, libri, giochi, scuole e attività sportive. Insomma, i figli costano!

Anche perché i figli crescono, si sporcano in continuazione, cascano e si rompono i pantaloni, poi crescono ancora, iniziano ad avere i loro gusti, scelgono, decidono cosa mettersi e crescono ancora. Insomma, il guardaroba dei bambini è in continuo divenire, con capi che a volte sono indossati per pochissimo tempo per poi rimanere dimenticati in fondo al cassetto. Questo è ben noto alle mamme moderne e se le nonne investono ancora cifre consistenti per comprare un capo buono alla nipote, loro invece cercano qualunque modo per risparmiare e nello stesso tempo per non far mancare nulla ai loro cuccioli. Chapeau. Spesso, però, l’attenzione si rivolge alle Sante Catene Low Cost che con soli 15€ ti danno il pacchetto con ben due t-shirt, oltre che appetitose collezioni che cavalcano le tendenze del momento da cambiare rigorosamente ogni sei mesi. Fermi tutti: ce n’è davvero bisogno o possiamo trovare delle valide alternative?

La scelta c’è, sempre, così come trucchi meno impattanti per vestire bene anche i bambini senza investire un patrimonio e senza ricadere su abiti realizzati con materiali scadenti, che puzzano dopo poco o colorati con tinture che scoloriscono rilasciando elementi chimici poco sani sulla pelle liscia del piccolo erede. Prima accortezza: liberiamo i bambini dai trend stagionali! I marchi sono molto bravi a inventare collezioni stagionali con il personaggio dei cartoni del momento o addirittura scimmiottare i look delle mamme proponendoli in versione mignon; ecco, non ce n’è bisogno. I bambini vanno vestiti da bambini, con cose adatte alla loro età, siano esse basiche, divertenti o da principessa, riproponibili stagione dopo stagione senza doversi preoccupare di non essere alla moda (c’è tempo per diventare fashion victim). E qui compare un altro trucco, ben noto a tutte le mamme attente: sempre meglio un po’ più grande. La taglia un po’ più ampia asseconda la crescita; se poi l’abito dell’anno prima funziona anche come maglietta l’anno dopo ben venga, avete preso veramente due al prezzo di uno, ottimizzando l’investimento! L’altra cosa che funziona benissimo è lo scambio. No, non è necessario avere parenti/amici/nipoti prossimi, o meglio, se ci sono ben venga, ma esistono già comunità online come quella di armadioverde.it dove poter barattare in tranquillità con l’armadio di perfetti sconosciuti. Chi non è avvezzo all’uso del web può anche trovare eventi dal vivo durante i quali scambiare abiti/giochi/attrezzature per bambini (su http://www.familywelcome.org/ ci sono numerose dritte). La ciliegina su questa torta di scelte per i piccoli sono le numerose aziende che stanno sviluppando collezioni con un occhio all’ambiente, l’altro all’etica del lavoro e l’altro, il famoso terzo occhio, allo stile cool adatto per i bambini (per conoscerne alcuni vi segnalo questo sito goodonyou.eco/ethical-childrens-clothing-brands/). Magari il prezzo è un po’ più alto, non esoso, e in questo caso è indicato fare un bel mix&match tra pezzi basici, pezzi alternativi e pezzi barattati in giro per il mondo. Se educati in questo modo, i bambini non potranno che venire su bene…

Mi piace: Invidio tantissimo certi brand per bambini, perché le cose che fanno mi piacciono talmente tanto che le vorrei della mia taglia. Indubbiamente uno dei miei preferiti è Mini Rodini (www.minirodini.com), che realizza collezioni pop super-sostenibili. L’altro, nostrano, è la sartoria fiorentina di Ang un bebè (www.angunbebe.com), che con cura e passione segue ogni singolo capo, dal cartamodello alla scelta dei materiali, compresi quelli di cartellini ed etichette, consegnando in città solo in bicicletta, limitando le emissioni di Co2.

Voi state crescendo piccoli sfashionisti? Che qui la community ha bisogno di nuove leve per portare avanti il movimento rivoluzionario 😉

Buccia di Banana/Campagne Fashion: Why? #15

Estate fa rima con mare, mare fa rima con acqua e acqua con…affoghiamoli tutti!!! 😉 Oggi mi sono concentrata sulla moda maschile e ho dovuto prendere nota di quanto l’acqua sia la reale protagonista delle campagne di questa stagione di molti marchi e no, non solo di quelli che producono costumi o abbigliamento di chiara ispirazione marina! In fin dei conti il mare sta bene con tutto, quindi perché non immergerci uomini in tenuta da ufficio o far cascare nelle pozze del deserto turisti occasionali o prodi avventurieri? E infatti, eccoli qua…

Brad: vari / Campagna: Uomini annacquati

Chi di voi non sogna di lavorare così?!? Dal mare ai fiumi alle terme antiche in città fino ai canali della bella Venezia, il maschio per l’estate 2018 ha scelto l’acqua in tutte le sue forme, accompagnandola con giacche al gusto di ufficio, cappotti che sanno di armadio vintage del nonno e magliette in neoprene che “Kelly Slater scansate”! La cosa meravigliosa che accomuna tutti quanti è che in questi casi l’acqua non bagna, non appiccica i vestiti addosso e non scompiglia i capelli: uomo bagnato, uomo intatto (lo so, non fa rima ma rende il concetto). L’unico scontento è il ragazzo dell’ultima foto: pare volesse andare in vacanza a Milano Marittima e invece l’hanno lasciato a Roma alle terme…in mutande! Qualcuno lo aiuti 😛

Buon lunedì, con l’acqua o senza!!! 😉

Vintage Revolution/Guanti in primavera, 5 trucchi per indossarli senza sembrare la zia Maria

di Federica Pizzato (HOBO VINTAGE BIELLA)

Possono avere colori sfavillanti, oppure tenui tonalità pastello. Possono essere sobri e lineari oppure eleganti e raffinati con il vedo non vedo delle trasparenze…No, non sto parlando di babydoll o completini intimi ma di guanti! In particolar modo di leggeri e quasi impalpabili guantini primaverili. Un accessorio a cui nemmeno Queen Elizabeth rinuncia mai (e non lo ha fatto nemmeno al matrimonio di Harry e Meghan!). Super chic e super adatti a questi mesi primaverili quando le cerimonie di ogni tipo ci piombano tra capo e collo e noi non sappiamo più come rendere i nostri outfit originali perché tutto ci sembra già visto e scontato.

Ecco una carrellata di idee sotto forma di guanto che potrete spendere per le vostre occasioni importanti o semplicemente quando avete voglia di sentirvi uniche e inimitabili.

Le trasparenze: rosa tenue, bianco

Country all’uncinetto

Color block: rosa, azzurro, verde

Lunghi da sogno

Si ok figata ma abbinarli è difficile: rischio di sembrare mia zia Maria. Ecco qualche piccolo consiglio per abbinare con leggerezza ma mantenendo sempre un tocco di classe. I guanti con il jeans: che siano corti e colorati con un giacchino in denim, oppure abbinati all’abito di jeans magari più preziosi o semplicemente a contrasto con un paio di jeans appunto e una t-shirt basica, il vostro look risulterà unico con quel tocco in più ma sempre sprint. Con l’abito lingerie: se invece vi interessa apparire e sentirvi raffinate dalla testa ai piedi il consiglio è di abbinare il tessuto scivolato con un guanto leggermente trasparente, da vera bomba sexy. Per le cerimonie di primavera, almeno dalle mie parti un impermeabilino, magari con le maniche a tre quarti serve ancora, e allora perchè non abbinargli un bel paio di guanti, in tinta se volete essere chic o a contrasto se volete essere più sbarazzine. Per la lunghezza decidete voi! In base a quanta porzione di braccio siete disposte a lasciare scoperta. Con la tuta da sera, la jumpsuit color block, magari con i pantaloni palazzo non può che acquistare in particolarità e gusto se abbinata a un guanto lungo. Sarà una serata davvero speciale! Col giacchino in pelle: già vi immagino stile Carrie Bradshaw con il giacchino in pelle, la gonna in tulle del colore che volete e un bel paio di guantini corti abbinati! Magari anche senza dita, molto anni ’80 😉

Ma voi la conoscete la storia di quello che ormai è diventato un ornamento per le nostre mani?

Un accessorio, che più di ogni altro riesce a esaltare la bellezza e la sensualità delle mani. Secondo la il mito, la dea Venere, mentre correva nel bosco sul Monte Olimpo, cadde con le mani su un cespuglio di rovi e se le graffiò, allora le Grazie cucirono delle sottilissime bende intorno alle sue mani e così nacquero così i guanti. Meno affascinante, ma ugualmente interessante è la vera storia di questo splendido accessorio che risale ai Barbari. Furono loro i primi ad usarli e poi diffonderli in tutta Europa. Inizialmente la loro forma era quella di un sacchetto legato ai polsi, solo in seguito si aggiunse lo spazio per il pollice così da consentire la presa, per poi aggiungere anche le altre quattro dita. Il loro scopo inizialmente era unicamente difendersi dal freddo, ma nel medioevo l’uso dei guanti acquisì anche una certa importanza nelle regole sociali: divennero simbolo di eleganza e potere, in particolare per i nobili e per il clero. In quel periodo il guanto era un indumento prettamente maschile, proibito alle donne in quanto simbolo di autorità maschile. Risale, infatti, a quell’epoca l’espressione lanciare il guanto di sfida. Solo nel IX sec. le donne riuscirono ad indossarli facendoli diventare oggetti di lusso, con pelli finissime, tessuti preziosi, ricami, bottoni di perle e pietre preziose. Furono gli artigiani francesi e italiani a gestire il mercato dei guanti, eternamente in lotta tra loro per conquistare il primato di originalità. Nel XIII sec. Andavano per la maggiore i guanti veneziani, confezionati con stoffe rarissime e incrostati di pietre preziose, mentre alla corte di luigi XIV fecero comparsa quelli alla moschettiera caratterizzati da un un polsino molto ampio. Nell’800 facevano tendenza i mitaines: guanti traforati di seta o cotone che arrivavano a metà braccio e lasciavano scoperte tutte le dita fuorché il pollice. Fino alla metà del ‘900 l’uso di questo accessorio fu indispensabile per le sue funzioni igieniche e di pudica distinzione. Porgere le mani ad una persona o mostrarsi ad una donna a mani nude era segno di scarsa educazione.

Gli anni ’50 e ’60 furono per i guanti anni d’oro: il cinema e le dive del tempo li fecero diventare un vero e proprio oggetto di seduzione. Indimenticabile lo spogliarello di Rita Hayworth nel film Gilda quando, cantando «Put the Blame on Mame», si sfila il suo lungo guanto nero per lanciarlo al pubblico, o quello fucsia di Marilyn Monroe nel film «Gli uomini preferiscono le bionde». Passando poi a quelli indossati da Audrey Hepburn con il suo tubino nero in «Colazione da Tiffany», ed in fine Grace Kelly che ha saputo indossare i guanti bianchi come nessun altra. Durante il Sessantotto però l’espressione simbolica e di eleganza del guanto cadde nell’oblio. Indossare guanti venne considerato simbolo di ricchezza e borghesia. Ma in brevissimo, negli anni ’80, i guanti tornarono un must have, preferibilmente in pizzo o in pelle nera con le dita tagliate, uno stile trasgressivo portato sotto i riflettori da rockstar come Madonna e Cindy Lauper. Oggi questo accessorio è tornato a calcare le passerelle di tutto il mondo.

 

Buccia di Banana/Chi parte per Ibiza…

Credo di aver preso più aerei per Ibiza che treni per Pisa (a ragion veduta…e poi a Pisa nel caso ci arrivo anche in macchina). Mi distraggo molto osservando le mise dei passeggeri che vagano negli aeroporti (ne ho scritto un post qualche anno fa) ma c’è una costante che mi inquieta sempre: da qualunque città io parta, i passeggeri dei voli per Ibiza sono sempre conciati in una maniera…riconoscibile!!! Sembra che ci sia una costante estetica, una sorta di dress code da osservare in maniera religiosa, quando la destinazione finale è quell’isola lì, come se sbarcare con jeans e scarpe da ginnastica facesse brutto. Chi parte per Ibiza…

Ha sempre un cappello, meglio se di paglia, ma va benissimo anche di pelle. Se ci sono frange, passamaneria colorata o altri elementi etnici è perfetto. La variante è il cappellino da camionista (truck) o quello da baseball, solitamente indossati in abbinamento a lunghe t-shirt nere e jeans scuri. Dipende dal filone di appartenenza: i filo-fricchettoni e i super-discotecari.

Il lungo. Chi parte per Ibiza lo riconosci perché è in lungo: gonna lunga, abiti lunghi e colorati, pantaloni morbidi lunghi. Per calarsi nell’atmosfera già dalla partenza. Non importa se partono da Milano con la pioggia e 7° al sole. Qualcuno azzarda addirittura un pareo, qualcun altro addirittura il costume…come dire, pronti al tuffo!!!

Occhiali giganti. Sono indispensabili, soprattutto sul volo che parte alle 20.30. Sull’isola, però, sono utilissimi, sia per il sole che per coprire le occhiaie delle serate brave. In fin dei conti ultimamente sono stati sdoganati anche per la notte da fior fiori di trend setter, no?!?

Ai piedi stivali o infradito. Non ci sono mezze misure, o pronti per la spiaggia o pronti per la spiaggia stile ibizenco (e in effetti che fai? Scendi a ibiza con le ballerine?!?). L’unica variante ammessa ai piedi dei disco-people sono le scarpe da ginnastica. Da running (praticamente chi viene sulla isla per fare vita da club si veste come un’hipster milanese di qualche anno fa rigorosamente in bianco e nero)! Una mezza misura in realtà c’è, che non è una mezza misura ma è un tacco altissimo appoggiato su sandalo o su zoccolo. Una chicca (e io mi domando da sempre come si fa a partire sui tacchi?!?).

-I gruppi degli addii al celibato/nubilato si capisce ancora meglio che stanno andando a Ibiza e non ad Amsterdam. Presentano le caratteristiche di cui sopra accompagnate solitamente da una t-shirt bianca con scritte buffe (O_o) tutte uguali, in più collane di fiori, coroncine di fiori, veli e altri orpelli per mettere a disagio lei o lui che a breve convoleranno a nozze. Cominciano a fare casino, foto e video appena mettono piede in aeroporto. Dopotutto, certi momenti vanno ricordati…;)

Quando poi tornano li vedi scendere dall’aereo come sono partiti, in più carichi di tutte le piume, frange, colori, parei e souvenir assortiti che verranno riposti nell’armadio fino al prossimo viaggio…E ora, prima di prendere il prossimo volo per Ibiza, guardatevi intorno e pensatemi 😉

Domanda/Inchiesta: voi vi calate nel look della destinazione del viaggio fin dalla partenza o siete per il “viaggio comoda” e poi mi cambio quando arrivo? 😉 Buon lunedì a chi parte e a chi resta…