Sfashionisti sotto l’albero

Sfashionisti si nasce o si diventa, in ogni caso una volta intrapreso questo cammino fatto di consapevolezza e libertà difficilmente si riesce a tornare sulla “via vecchia” o alle cattive abitudini 😉 Anche in questo periodo di feste più o meno comandate, ha le sue linee guida…

1-Lo sfashionista, soprattutto a Natale, si veste un po’ come vuole. Se ha voglia dei glitter, se li mette, se al rosso preferisce il fuxia, se lo mette e se vuole stare in pigiama…ci sta! Insomma, non dà retta alle proposte di stagione, che poi sono le solite rivestite da “novità dell’anno“.

2-Lo sfashionista non si lascia travolgere dall’ondata di consumismo sfrenato. Sa controllare i suoi istinti e moderare gli acquisti 😉

3-Lo sfashionista ama fare i regali, ma non ama lo spreco. Ecco perché PENSA a chi vuole fare un regalo prima di farlo, facendolo con il cuore e la testa e non perché DEVE. Motivo per cui…

4-Lo sfashionista non fa regali di circostanza. La sua onestà intellettuale e quel pizzico di anarchia non gli permettono di fare doni a caso giusto perché “sennò pare brutto“!!!

5-Lo sfashionista preferisce fare i suoi acquisti dagli artigiani, da designer che auto-producono, da chi fa le cose riciclando materiali, da chi si impegna a rispettare l’ambiente, le persone e cerca di avere un’etica. Ce ne sono tanti in giro, ci sono tanti mercati dedicati alle autoproduzioni (questo weekend il Mercantile a Pisa, East Market a Milano e tantissimi altri sparsi in giro per l’Italia), eventi dove poter toccare con mano questi prodotti o anche tantissimi profili instagram, siti web e negozi online dove ordinare comodamente seduti a casa senza infilarsi nella ressa cittadina, che è senza dubbio caratteristica, ma può provocare stress. Invece di regalare cose in serie prodotte da multinazionali più o meno oneste, meglio premiare il lavoro e l’originalità di artisti e artigiani!

6-Lo sfashionista non si fa i selfie sotto l’albero. Nemmeno quelli con le lucine vicino. Caso mai qualche foto di gruppo con tutto il parentado, di quelle spontanee con il vino del nonno in circolo e le guance rosse.

7-Lo sfashionista a Natale non è a dieta. Insomma, senza esagerare, ma fare quelli che mangiano insalata e brodo e basta non è rispettoso verso chi spiattella tutto il giorno. La cucina e la cuoca (o i cuochi) vanno onorati per le feste. Per rimettersi in forma c’è tempo prima e dopo!

8-Lo sfashionista non compra una mutanda rossa ogni anno. Usa quella che ha, almeno fino a quando non è diventata rosa chiaro a furia di lavaggi 😉

9-Lo sfashionista diffonde il verbo, sempre. Se poi con l’occasione delle feste vuole regalare uno SFASHION di carta e colori, lo può fare. Basta andare qui—> Morellini Editore ed ordinarlo (o anche nelle librerie). In cambio l’autrice invierà infinita gratitudine e buone vibrazioni per tutti ❤

Chi è in zona Milano questo giovedì, c’è un appuntamento in casa editrice dedicato agli amanti dei libri…magari ci facciamo gli auguri dal vivo! 😉

Buccia di Banana/Campagne Fashion #specialenatale

Il conto alla rovescia scorre, il fatidico giorno è sempre più vicino, le città sono illuminate a festa e la magia tende ad offuscare lo sfascio, almeno per il momento. La moda sguazza in questo periodo, per venderci momenti irripetibili molto glam e festaioli grazie alle pubblicità appositamente studiate per l’ultimo mese dell’anno. Ho sbirciato le campagne natalizie…e niente, siamo sempre lì: l’oro è il nuovo nero, il rosso non manca mai, di Babbo Natale c’è rimasto solo il cappello, ma è comunque presente. Come dire, va bene la tradizione, ma la creatività dov’è finita? Stiamo aspettando che la porti la Befana?!? 😉

BRAND: ASSORTITI/CAMPAGNA: SPECIALE NATALE

La figacciona funziona sempre! In versione tutt’oro, porno elfo o nel bianco candore, non fa differenza. 3 su tre aziende di intimo hanno pensato bene che la proposta tradizionale, basica ed ammiccante, potesse essere un ottimo invito per gli uomini che, dopo il pigiamone dello scorso anno, hanno capito che forse un intimo più invitante può essere un investimento migliore. Anche per loro.

Ve le ricordate le bralette naturali senza ferretti e senza coppe? Sono durate così, senza aiuti, per un anno al massimo…e adesso ecco che ci schiantano il push up dentro! Niente, il naturale ci fa schifo anche se di morbido pizzo!!! 😛

Anche le scene da telenovela americana continuano ad andare per la maggiore: avete presente quelle con lui e lei avvolti nella coperta di cachemire davanti al camino della baita in montagna sdraiati sul tappeto a pelo lungo, circondati da un numero esagerato di candele e con la musica perfetta di sottofondo? Quelle cose improbabili che succedono una volta su un milione…un po’ come questa versione un po’ più minimale di Banana Republic, dove comunque noi comuni mortali non ci ritroveremo mai. Primo perché Lui difficilmente per il cenone del 24 si mette così in ghingheri, al massimo rispolvera il maglione con le renne dell’anno prima; secondo perché  se ci provassimo ad incastrare sotto l’albero, come minimo un gesto sbadato farebbe crollare tutto.

Tutti belli, tutti amici, tutti felici, tutti vestiti eleganti…tutti super-topo-modelli. Il Natale deve essere al Top, altrimenti che Natale è?!? Felice di notare, però, che ai colori tipici sono stati aggiunti anche il verde bosco luccicante ed il blu.

Natale fa anche rima con favola, quella raccontata dal marchio di pronto moda svedese, che celebra il suo HAPPY GIVING tentando di espiare le sue colpe associandosi con l’Unicef e tirando in mezzo due discreti personaggi: Nicki Minaj And Jesse Williams. Tutto questo per ricordarci di credere alla magia ed esagerare. Dopotutto la sobrietà non ha mai fatto Natale!!! 😉

Anche quella di Apple è interessante come storia di casualità, culo e cuffie senza fili. Sì, perché per andare a sbattere in uno discreto e che sa ballare ma soprattutto per non scivolare sul ghiaccio volteggiando con quelle scarpe di gomma è solo una questione di culo. Forse è in dotazione con le cuffie?!?

Credit: Apple

E guarda un po’ chi appare sotto l’albero? Per celebrare la “diversità” i re del Cristallo che Brilla più di tutti, hanno deciso di chiamare personaggi variegati ma decisamente celebri ed accostarli l’uno all’altra, dimostrando la versatilità dei loro bijoux. In effetti tra il conto in banca della Chiara nazionale e quello di Bryan-testa di lego-Boy ci sono degli spiccioli di differenza. Per il resto credo che abbiano molte cose in comune, compresa la truccatrice e lo spacciatore di cappellini glitterati! Che carini…

Insomma, di retorica, brillantini e buoni sentimenti in questo periodo se ne trova in giro a palate! Sorridiamo, è di nuovo lunedì 😉

Cena a lume di telefono (annaffiata di tristezza)

Lo so, lo sappiamo tutti, sono situazioni viste, riviste e straviste ma non per questo la cosa è meno triste. Sto parlando del connubio ormai consueto di telefoni, cene e coppie; uno scenario al quale ormai siamo assuefatti, io poi dopo anni di lavoro nei locali dovrei aver fatto l’abitudine a questa usanza terrificante, eppure lo scorso venerdì è stato terribile. Ero a cena con La Mario in un ristorante etnico; il nostro tavolo da due era mooolto vicino ad un altro tavolo per due persone vuoto al quale, dopo circa mezz’ora, si è seduta una coppia, lei e lui. All’inizio non abbiamo prestato attenzione a loro, immaginatevi due amiche che non si vedono da più di sei mesi e fate presto a capire il livello di conversazione fitta fitta che spaziava dal lavoro all’amore alle cose serie fino alle cazzate. Sull’arrivo del cibo ci siamo zittite per un momento e abbiamo osservato il silenzio del tavolo accanto: lei con la testa infilata nel telefono che sorrideva da sola e lui, anima in pena, che leggeva per la decima volta il menù. “Ma parlano?!?” Boh, magari è stato un attimo. Un attimo infinito che si è prolungato per tutta la durata della cena durante la quale lei ha continuato a stare al telefono, lui ha continuato a vagare con lo sguardo per la sala o in basso sul piatto, mentre giocava tristemente con il suo tovagliolo spiegazzato. “Vuoi un po’?” è stata l’unica frase che le ho sentito pronunciare, alla quale lui le ha risposto uno scoglionatissimo no e ha tirato fuori il suo di telefono. Il gelo era percepibile, più volte io e Mariolina ci siamo guardate incredule, io sarei voluta intervenire, per lo meno a scambiare quattro chiacchiere con lui (cucciolo disperato) mentre avrei voluto prendere il telefono di lei e lanciarlo nella sua zuppa bollente, giusto per farle capire il messaggio senza bisogno di utilizzare altre parole. Ci siamo fatte gli affari nostri, ovviamente. Al momento del conto, lei ha insistito per pagare, lui l’ha preceduta senza risponderle. Penso che l’attimo più esilarante della loro serata sia stata la rottura del bicchiere per mano del cameriere, in cui sono sobbalzati dai loro pensieri e si sono ritrovati i pensieri vicini a guardare l’accaduto. Dopo ciò sono usciti senza guardarsi in faccia.

Gelo, tristezza, isolamento, incomunicabilità. Solitudine. Oltre a tantissima maleducazione. Lo smartphone a cena non si dovrebbe usare, di questo siamo tutti al corrente, eppure perché facciamo pranzi e cena in compagnia che poi passiamo a testa in giù sul telefono non comunicando con chi abbiamo accanto o al massimo commentando quello che succede sui social? Di giustificazioni ne ho sentite di tutti i colori:

-E’ per lavoro, sto aspettando una telefonata (sì, ma se metti la suoneria, bassa ovviamente, non sei costretto a tenere il telefono sul tavolo e a guardarlo costantemente), mia mamma non si sente bene, il gatto potrebbe aver bisogno di me, devo tenere d’occhio le prestazioni del mio post (la risposta preferita del social media sticazzi) o devo fotografare i piatti per il mio blog (tutti food blogger)! BUGIARDI…o meglio, non puoi prenderti un’ora per cenare con un’amico senza guardare le performance del web? Se l’hai invitata/o a cena non sarebbe giusto darle delle attenzioni?

Molto più probabile che:

A-Ti stai annoiando a morte e quindi preferisci guardare cosa accade nel mondo virtuale. Perché sei andato a cena fuori?

B-Non ti interessa la persona che hai di fronte. In questo caso fatti delle domande: cosa ci sei uscito/a a cena a fare?!?

C-Non hai argomenti di conversazione e commentare la rete ti dà degli spunti. Che paura!!!

Ci possono essere davvero tutte le giustificazioni del mondo, ma usare il telefono a tavola in situazioni conviviali o peggio ancora durante tutta la durata di una cena a due (siano di coppia, di lavoro o di amicizia) mi sembra una terrificante mancanza di rispetto. Il messaggio è chiaro e grida a gran voce: “Non mi interessa di te e di cosa mi stai dicendo, preferisco partecipare o guardare quello che succede online“. E allora meglio starsene ognuno a casa propria a interagire con il mondo virtuale. Lo so, sono diventata sempre più intollerante ed intransigente su questo punto, perché se in una giornata di 24 ore non riusciamo a staccarci un’ora o due dal telefono per relazionarci con la persona che ci sta difronte vuol dire che siamo pronti all’isolamento in capsule ultramoderne, opportunamente dotate di connessione wi-fi, ci mancherebbe!!! Oltretutto, la mia cara nutrizionista, mi consigliò ai tempi di mangiare senza telefono davanti (anche quando ero da sola) per non distogliere l’attenzione dal cibo e dal rituale del pasto : pare che la distrazione porti ad ingerire più calorie e a levare energia dal processo di digestione! Quindi, come tutte le abitudini che vanno abbandonate, c’è bisogno di impegno:

Forzatevi a tenere il telefono in tasca o in borsa o comunque fuori dalla vista; sì, anche tenerlo appoggiato sul tavolo riduce l’attenzione proprio perché l’occhio fugge continuamente sullo schermo;

Intenzionalmente forzatevi di non tirarlo fuori quando arriva il suono di una notifica; ci sono cose che possono davvero aspettare e che un’ora in più o in meno non cambiano davvero; chi ha questioni vitali, chiama!

Se squilla, guardate chi chiama e valutate: se è urgente, rispondete pure; se vi chiamano dal lavoro, lasciateli chiamare o al massimo rispondete rimandando a più tardi; se è una telefonata varia, si può anche non rispondere e richiamare dopo. Che non c’è cosa più terrificante di una cena interrotta dalla telefonata di cazzeggio con l’amica!

Se proprio volete controllare il telefono, abbiate l’accortezza di farlo quando l’altro si assenta, magari per andare al bagno, avendo cura di riporlo quando torna.

E sapete qual è la cosa più triste? Che più siamo in confidenza con la persona con la quale siamo a cena, più viene spontaneo assentarsi nel telefono: i rapporti più consolidati sono quelli più a rischio di “interferenze” esterne. Come dire, più ci si conosce, meno ci si rispetta…?!? Speriamo di no.

Voi come siete messi? Quanto usate il telefono a tavola con gli altri? Alle 18.30 in diretta su radio m2o io e LaMario ne parleremo insieme a tutti voi. Buon weekend e buon “ponte” a chi lo fa 😉

 

I puristi del formato (di pasta)

Sono tornata in cucina! 😉 In realtà non sono mai andata via, avendo trascorso l’estate con ben 3 coinquilini su 6 cuochi e svariati altri personaggi che giravano per casa che ben si destreggiavano tra i fornelli, saltando dal macrobiotico al tradizionale napoletano con tutto quello che è possibile infilare tra questi due mondi. Io, come al solito, ho osservato con attenzione, fatto la lavapiatti e mangiato… Al ritorno in patria ho soddisfatto tutte le voglie culinarie bussando alla porta di mia mamma, che non è una chef stellata che fa abbinamenti esotici, ma sul tradizionale spinto ne sa più dei vari cuochetti televisivi. Anche in casa osservo e cerco di imparare per osmosi visiva, ogni tanto affetto&tagliuzzo e mi allungo a prendere la pasta dove la mammina non arriva.

E ja, pigliami i rigatoni” – Tiro giù il primo pacco di pasta dalle sembianze rigatonesche; mi guarda storta – “Questi so’ mezzi rigatoni” – “Eh, non fa lo stesso?“…mi gela con lo sguardo – “Tu nun si’ proprio bbona a cucinà!” – “Vabbè, questo già lo sapevamo. Scusa, che differenza fa un mezzo rigatone da un rigatone intero. E’ solo una questione di centimetri“. Scuote la testa, tutto questo siparietto di fronte al mio amico Gaetano, terrone pure lui, il quale ride sotto ai baffi e incalza la dose: “Eh no, tiene ragione tua madre, per la pasta al forno ci vogliono i rigatoni…che dobbiamo fare con queste mezze cose…” – “Ci manchi solo tu. Continua così e vedi che non mangiamo oggi“. Nel frattempo mio padre è stato spedito a comprare i santissimi rigatoni perché “Ogni sugo deve avere il suo formato di pasta! Che fai, pasta e piselli senza tubetti? O pasta e ceci senza quella mista?” NON SIA MAI!!!

Questa storia della pasta che va abbinata con certi tipi di sughi sembra essere un affare serio, soprattutto tra le madri del sud, ma in generale con il popolo italiano si può scherzare su tutto tranne sul cibo, pasta in primis! Ho dovuto quindi apprendere delle nozioni generiche per non sfigurare proponendo delle inadeguate farfalle al ragù al primo pranzo con un eventuale corteggiatore (che voglio dì, io li porto sempre fuori dove ho amici in cucina così faccio bella figura e spendo il giusto 🙂 ):

Le farfalle sono gentili e vanno con cose leggere, mica le puoi seppellire sotto l’amatriciana. Quella, che è corposa e ignorante, come il suo amico ragù, va con i suoi compagni bucatini o al massimo i tortiglioni, che hanno un certo peso. Le mezze maniche sono un jolly da tutti i giorni, come le mutande basiche monocromatiche che vanno bene per tutta la settimana; quando è il momento di fare i raffinati meglio andare a recuperare delle elegantissime trofie da fare rigorosamente al pesto. Quando è il momento dei sughi che si infilano, ben vengano conchiglione o orecchiette, che nelle loro cavità si annida il meglio…o anche semplicemente del sugo al pomodoro a 400 gradi che quando lo addenti schizza immediatamente ovunque, macchiando tovaglia, maglietta e vicino di sedia! La pasta liscia va con i sughi lisci, la pasta rigata con i sughi sciolti (e ovviamente con i sughi rigati, come dire che chi s’assomiglia si piglia), la pasta all’uovo va un po’ dove vuole, da bosco e da riviera, da cacciagione e da fungo, va pure con la panna, la zozzona! I formati di pasta sono circa 300, opportunamente registrati all’anagrafe con nome, cognome e dna dei genitori; solo di Spaghetti ce ne sono un’infinità, con le taglie e misure peggio dei reggiseni. Come se non bastasse, ad incasinare l’incasinabile, ho scoperto esserci nuovi formati di pasta di design: voi lo sapevate che le Marille sono “figlie” di Giorgetto Giugiaro e che i Campotti di Gragnano sono nati da un’idea del designer Mauro Olivieri?  Io no, non avevo nemmeno idea di che forma avessero, tanto meno il sugo da abbinarci; ma a questo ci penserà la nuova generazione di spadellatori ad illuminarci. Io però so cosa sono gli Stramellari 😛

I dubbi amletici però, persistono: Rigatoni o Spaghetti alla carbonara? Cacio e pepe con la corta o la lunga? Linguine o Spaghetti per le vongole? Puttanesca con Fusilli o Penne? Tra fusillo e ricciolo…che differenza c’è? E poi con cosa vanno d’accordo le famose Pipe…qualcuno può dare suggerimenti sensati? 😉

Io nel frattempo, continuerò a guardare gli altri che cucinano e a prendere appunti! Oltre a non contraddire mai più mia madre quando si parla di pasta! Se invece anche voi siete puristi del formato, datemi/ci tutte le dritte possibili per non sbagliare… Le foto ed i piatti sono di…CUCINAMO, la mia amica dagli occhi blu sempre viva e attiva in cucina 😉

MakeSMTHNG: fare al posto di comprare

Il black friday è passato e Natale è in arrivo. Tra questi due simpatici momenti dell’anno che spingono al consumo o che in ogni caso suggeriscono acquisti più o meno necessari, arriva una settimana che invita a PENSARE e a FARE: siamo a tutti gli effetti nella MAKE SOMETHING WEEK!

Greenpeace e Fashion Revolution (di cui vi avevo parlato anche precedentemente) si sono uniti per organizzare in tutto il mondo una settimana dedicata al riutilizzo, al riciclo, al riparare invece che al buttare, ad utilizzare le cose in maniera creativa trasformando oggetti in altri destinati ad un uso diverso. Riscoprire il piacere di fare qualcosa da zero, condividendo il proprio saper fare con gli altri, riparare oggetti o capi d’abbigliamento dati per spacciati. Tutto ciò non soli soletti nella propria stanza, ma partecipando ad eventi e workshop che sono stati organizzati in giro per varie città (domenica scorsa ce n’è stato uno a Milano, sabato prossimo a Roma…sul calendario si possono vedere tutti, anche all’estero, che non si sa mai) che spaziano dall’aggiornamento di vestiti fino alle riparazioni di giocattoli passando per la creazione di cosmetici in versione naturale e casalinga.

Un modo per evitare gli sprechi, imparare qualcosa di nuovo e condividere alternative reali per un consumo davvero consapevole. Chi è a corto di immaginazione o è fisicamente lontano dagli eventi può seguire tutto quello che sta succedendo in questi giorni sul web: da instagram a youtube fino a facebook, seguendo il tag #makesmthng o #makesomething si incontrano tantissime iniziative, suggerimenti e video tutorial che diffondono idee e saper fare. Essere d’ispirazione e farsi ispirare; un modo attivo per cambiare abitudini o per valutare alternative all’ennesimo jeans buttato solo perché con uno strappo sulle chiappe (che poi oggi ce li vendono a caro prezzo i denim rotti, a questo punto teniamoci i nostri, no?)

Noi abbiamo supportato a modo nostro l’iniziativa qualche giorno fa in quel di Lecce, con uno #sfashiontalk ospitato dall’Associazione Straccetti&Rivoluzione all’interno delle Manifatture Knos e con lo swap party organizzato da Federica Pizzato di Hobo. E’ stata un’interessante occasione di confronto, con un pubblico attento e curioso che si è lasciato portare all’interno dell’ “altra moda” da noi tre signorine, appena conosciute eppure sulla stessa lunghezza d’onda. 😉 Vi lascio qualche scatto di com’è andata la serata e vi invito, almeno questa settimana, a FARE qualcosa…magari ci prendete gusto 😉

Potete seguire la campagna e le iniziative legate a MakeSomething anche su instagram

Buccia di Banana/Scivolare sul marketing natalizio

Ormai è dicembre, il conto alla rovescia è iniziato e le lucine in città sono già accese. C’è chi ai regali comincia a pensare già dai primi di novembre, chi si prende tutto il mese per pensarci e chi si riduce all’ultimo. In tutto ciò ci sono TUTTI i produttori, dai piccoli brand alle grandi aziende, che tentano di promuovere i loro prodotti creando delle campagne AD HOC per il periodo. In fin dei conti lo sanno tutti che Natale è il momento in cui si dovrebbe vendere di più, quindi perché non giocarsela al meglio? Ecco, questo meglio a volte viene fatto al meglio, altre volte decisamente NO, come in questo caso…

Un minuto di silenzio. E anche qualche minuto in più per riflettere. Sul web in poche ore questa immagine, campagna pubblicitaria del brand in questione, ha fatto il giro seguita da polemiche, commenti e accuse di sessismo. In effetti gli oggetti qui menzionati sono l’apoteosi del cliché della donna…che hanno in mente loro!!! Una donna che gioisce per una ferro da stiro nuovo che allieterà le sue mattine A CASA, un bel pigiamone di flanella che le renderà poco sexy ma sicuramente immune all’influenza, un grembiule per gli spadellamenti quotidiani e un bracciale…dai no, il bracciale no! E c’è anche il rovescio della medaglia, altro stereotipo, di uomini, poverini, che non sanno mai che cosa regalare e che puntualmente sbagliano. C’è chi si è indignato seriamente gridando al ritorno al medioevo, sbandierando l’orgoglio femminista di una donna che vorrebbe rispetto e amore al posto di regali di circostanza legati ad un’immagine di femmina-angelo-del-focolare alquanto retrograda. C’è chi l’ha guardata sorridendo pensando “quest’anno non c’avevano budget per la campagna natalizia, eh?” e chi invece ha trovato comunque un senso a tutto ciò sbolognando con un “l’importante è che se ne parli“…che poi vorrei vedere come verrà tradotto in termini di vendite effettive (che il marketing in fin dei conti è legato ai numeri e non alla poesia). Io l’ho guardata in principio con un certo disappunto, notando come non sia proprio il momento storico adatto per una campagna di questo genere, ma senza indignazione violenta, piuttosto con una risata ed il pensiero che poverini, siamo ridotti veramente male, con aziende che pensano che questo tipo di messaggio possa veramente colpire donne o uomini…poi c’ho riflettuto, forse là fuori ci sono persone davvero sensibili a questo tipo di pubblicità?!? Molto probabilmente sì…Poi, sempre dal web, sono arrivati due messaggi dell’azienda che hanno finito di rovinare tutto…

 

Mmm…riceviamo (quasi) sempre il regalo sbagliato perché nessuno PENSA realmente a chi sta facendo il regalo e pochissimi lo fanno con il CUORE (ma solo per cortesia e circostanza)!


In poche parole siamo noi che NON abbiamo capito l’intenzione, che non abbiamo avuto l’ironia sufficiente a cogliere l’idea, che non siamo capaci di sorridere (potevano scrivere direttamente “Stupidi, non c’avete capito una mazza” e facevano prima) Ecco, cari Signori dell’Azienda, probabilmente è vero, siamo appesantiti dalle circostanze, siamo scoglionate dalla pubblicità, siamo stufe degli stereotipi femminili buttati in giro sulle pagine patinate o sui cartelloni, non ne possiamo più della continua lotta per una parità sembra esserci ma non c’è, dell’idea della donna oggetto, della violenza e del poco rispetto…ma VOI potevate tacere o al massimo chiedere  scusa senza troppe spiegazioni, perché una comunicazione che genera così tanti fraintendimenti non è una comunicazione fatta bene. In più con un’estetica davvero brutta, nel senso, anche negli anni 50 e 70 venivano fatte pubblicità dal taglio palesemente sessista, ma almeno erano gradevoli alla vista…

In ogni caso il problema reale è che i gioielli in questione, con o senza pubblicità, sono brutti lo stesso! 😛  E con questo aspetto i vostri commenti ed il vostro punto di vista in questo lunedì dall’aria parecchio frizzantina…;)

Single a 40 anni: santi, astri, psicologi o direttamente l’esorcista?

Non so se è una congiura giornalistica legata a questo periodo dell’anno o semplice casualità (o il Web che manda messaggi subliminali), ma sembra che insieme alle renne, a Babbo Natale e ai suggerimenti per Capodanno, c’è un altro argomento caldo che riempie post, video, blog, scomodando Santi, Stelle e forse anche gli esorcisti: la singletudine!!! Ma non quella dei ventenni, che chi se ne frega, no, quella dei quarantenni che, poverini, devono trovare una soluzione a questo immenso problema. Perché è chiaro che se sei single a 40 anni è un PROBLEMA ENORME!

Ha iniziato un ironico e spiritoso Papa Francesco, diffondendo la tecnica adottata in Argentina dalle donzelle non ancora accompagnate (il perché poi la cosa non valga anche per gli uomini me la deve ancora spiegare): pregare! Ma non Gesù, un santo ben preciso: pare che S.Antonio faccia i miracoli e che le signorine ancora scompagnate lo scomodino di frequente con le loro preghiere per trovare un fidanzato; a 20 anni con più pretese, a 30 anni ci si accontenta, a 40 anni ‘ndo cojo cojo, basta che arrivi! O_o Eh NO, Santo Padre, visto che stiamo a scomodare santi&santini e che tra ceri e preghiere ci vanno via giornate intere che potremmo passare in giro provando a socializzare con qualche altro essere umano, almeno che sia una persona interessante e adatta! #echecazzo

Prosegue un interessante articolo di Vanity che ci rimanda sempre al Cielo, questa volta non dal lato dei Santi religiosi, ma da quello delle Stelle, laiche. Se siete ancora single forse è COLPA del vostro segno zodiacale?!? Eh beh, brutta storia, se la singletudine è legata agli influssi astrali altro che santi, meglio chiamare uno sciamano o una fattucchiera…esperta! Ma no, la cosa è molto più semplice ed è semplicemente legata alle caratteristiche del segno “ogni segno zodiacale presenta determinate caratteristiche e comportamenti e saperli significa avere maggiori indizi su se stessi.” In sintesi: l’Ariete non c’ha mai tempo e non si lascia coinvolgere, il Toro deve abbassare le pretese (non ci penso nemmeno), i Gemelli non si sentono mai pronti, il Cancro è legato al passato e difficilmente molla, la Vergine è super-esigente e non le va bene nessuno, i Leoni devono uscire di più, la Bilancia si auto-punisce senza motivo, il Capricorno pensa sempre alla carriera e non riesce a conciliare, lo Scorpione è solitario e pessimista che tende all’auto-sabotaggio, il Sagittario si annoia, Acquario solitario e anche un po’ sfaticato, i Pesci sognano un amore romantico in cui l’altro si annulla per loro…insomma, ogni segno ha una magagna, cioè una sua peculiarità su cui lavorare per non schivare costantemente relazioni. Se poi il Cielo ed i suoi consigli non vi bastano, tornate sulla terra e contattate un bravo psicologo: già, qualche seduta di psicoterapia non può che aiutarvi a capire COME MAI non riuscite a mettervi in gioco, quale INCAPACITA’ vi blocca o che tipo di MANCANZA vi impedisce di essere aperte/i e di incrociare un’altra persona. I luoghi comuni si sprecano e se sei single a 40 anni:

Hai dei problemi, sei un rompicazzo, sei frigida, sei lasbica/gay, sei acida, sei traumatizzata dalle precedenti relazioni, sei stucca, sei un mammone, hai sicuramente qualcosa da nascondere, non ti dai possibilità, la tua autostima è bassa, hai paura di entrare in una relazione…

Potremmo andare avanti all’infinito con i luoghi comuni, ma mi fermo qui. Siamo tutti d’accordo che conoscere se stessi ed essere consapevoli di chi si è con percorsi personali, magici o psicologici è sempre una cosa buona e giusta, ma temo che trattare l’essere SINGLE come qualcosa di patologico sia semplicemente un’esagerazione fondata sulla consuetudine sociale consolidata da millenni che stare in coppia è la norma. Fidanzati, famiglia, figli…chi l’ha detto che questa è la norma? Non è necessario avere un fidanzato/a, non è anormale chi non si accompagna con qualcuno, non è strano chi non si sposa e non è stronzo chi decide di non mettere al mondo figli. Va tutto bene, sono solo scelte differenti, che non per questo vanno additate come stranezze o come psicopatologie di varia natura. Chi ha avuto un passato sentimentale ma vive un presente in solitaria non deve necessariamente andare in cura per trovare dov’è l’intoppo; perché a volte gli intoppi ci sono realmente (ed è bene esserne consapevoli, anche così, per informazione), altre volte ci sono ferite non curate, ma tante volte si tratta della scelta consapevole di non arrendersi al primo che passa pur di non stare sola/o. Perché a 40 anni può anche darsi che tu sia ESIGENTE e non abbia voglia di mescolarti con uno/a giusto per avere qualcuno da portare alle cene delle feste! Meglio soli che accompagnati a caso!!!

Voi che dite: tutti i single 40enni hanno dei problemi? O sono quelli in coppia che vedono nel single il problema? Ditemi la vostra e poi ne parliamo anche insieme alle 18.30 in diretta su radio m2o con LaMario! 😉 Buon weekend…

 

Straccetti&Rivoluzione, sartorie popolari e Sfashion

Quando la mia amica Federica di Hobo Vintage mi ha proposto di presentare Sfashion a Lecce non ho potuto dire di no per tre motivi fondamentali:

1-La diffusione dello sfashionismo è tra le mie priorità, per cui più se ne parla, più si creano occasioni di confronto e di dibattito e meglio è (quindi se mi volete invitare da qualche parte non fate i timidi, io rispondo e mi sposto volentieri);

2-Amo il sud e ogni scusa è buona per un viaggetto;

3-Ad organizzare l’evento è una realtà meravigliosa chiamata Straccetti&Rivoluzione (che solo il nome mi ha entusiasmato assai) all’interno di un altro posto super-interessante, le Manifatture Knos di Lecce che proprio in questo periodo festeggiano i 10 anni di attività.

Straccetti&Rivoluzione nascono da un’idea ben precisa, quella del riutilizzo dei materiali, della sperimentazione e dell’arte legata all’ambito tessile: “Rievocando materiali poveri, il riutilizzo e il riciclo, gli Straccetti incarnano un desiderio di esplorare tutti gli ambiti di applicazione delle arti tessili, attraverso la ricerca, lo studio e la sperimentazione, facendo di questo campo espressione artistica attraverso l’uso di mezzi propri e aprendolo all’incontro con altre realtà espressive.
Ispirandosi a un ideale di lavoro nobilitante, la Rivoluzione è aspirazione alla redistribuzione del lavoro, alla gestione economica solidale degli spazi comuni e alla realizzazione di un’esperienza autonoma del mestiere.
S&R opera nel settore moda, accessori e costumi per teatro, promuove formazione organizzando eventi e performance, garantendo servizi al pubblico e consulenze in ambito sartoriale e non solo. Dai corsi di modellistica e cucito fino agli eventi dedicati al baratto o alla moda vintage, il tutto dentro alla Sartoria Popolare delle Manifatture Knos…

Il concetto di Sartoria Popolare è quello di avere uno spazio condiviso a disposizione dove poter lavorare con stoffe, fili e macchine da cucire, dove l’elemento fondamentale non solo le attrezzature tecniche ma soprattutto la socialità!  “La Sartoria popolare è un luogo aperto a tutti in cui creatività, sapere artigiano e attenzione al riutilizzo dei materiali, trasformano la passione di un collettivo di persone in abiti, ricami, accessori, giocattoli.” In questo contesto singoli, associazioni e creativi che lavorano con stoffe&Co. possono collaborare, proporre attività o usufruire dello spazio con il consiglio di Straccetti&Rivoluzione: aggiustare un paio di jeans rotti, creare elaborati costumi teatrali, dare vita ad una piccola produzione. Queste sono solo alcune delle attività che si possono fare e, per chi non sa da dove cominciare o per chi desidera apprendere o affinare nuove tecniche, la Sartoria è anche palcoscenico di seminari e corsi di formazione. Una iniziativa meravigliosa davvero a disposizione di tutti.

Tutto questo in un contenitore pieno di spazi ed altre attività. Le Manifatture Knos sono il frutto dal progetto di riqualificazione di una vecchia scuola di formazione per operai metalmeccanici abbandonata da anni; un esperimento culturale e sociale in continuo divenire,  una città nella città (circa 4000 mq di spazio dismesso completamente rimesso a nuovo) dove sviluppare progetti creativi, organizzare eventi, creare laboratori, favorire sinergie e far circolare idee. Dalla Sartoria alla Ciclofficina Popolare, dove si promuove la mobilità sostenibile, il Fab Lab e la Serigrafia, le attività sportive della Scuola dell’Equilibrio, il teatro e le iniziative dedicate ai più piccoli. “Perché il Knos ha una sua particolare fortuna: quella di avere tanti spazi con tante funzioni diverse. È per questo che il Knos si fa in tanti, tutti i giorni.

Io non vedo l’ora di perdermici dal vivo 😉 L’appuntamento è questo, i dettagli li trovate qui e dopo la presentazione Federica terrà un laboratorio sul baratto. Perché scambiare è un ottimo modo per risparmiare 😉

 

Chi poi si trova in zona anche il 5 dicembre, c’è un altro appuntamento molto interessante: rivalutare e utilizzare capi vintage senza vestirsi da zia 😉

Vi aspetto a Lecce!!!

Travel design: i viaggi su misura di Deborah Croci (e collaborazioni in edizione limitata)

Un viaggio è l’unico modo che si ha per fare certi cambiamenti“, scrive Simone Tempia nel suo “In viaggio con Lloyd” e per viaggiare ci sono moltissimi modi: chi parte senza meta e con lo zaino in spalla, chi programma tutto nel minimo dettaglio ai limiti della psicosi, che fa da sé e chi si affida ai pacchetti pre-confezionati. Ma a quanto pare c’è anche chi ti cuce i viaggi addosso e no, non sono le fredde agenzie turistiche anni 80/90, ma sono persone che parlano con te, capiscono le tue esigenze, intuiscono il tuo modo di approcciarti al viaggio e confezionano pazientemente su misura un’esperienza unica. Deborah è una di queste persone, è una mamma ed ha trasformato la sua passione per il viaggio in un lavoro nuovo con una specifica tutta particolare: travel designer, specializzata in itinerari per famiglie che amano viaggiare con i loro bambini.

A volte gli imprevisti fanno cambiare percorso e anche Deborah, dopo 12 anni di lavoro nel settore turistico, ha dovuto forzatamente fermarsi e questo stop le è servito per inventarsi nuovamente, mettendosi in gioco da sola e aprendo la sua attività di consulenza di viaggi online: “Progetto itinerari su misura per aiutare le famiglie e le coppie a viaggiare in libertà. Creo programmi personalizzati, adatti alle necessità dei bambini e attenti alle passioni e ai desideri dei grandi. Disegno esperienze di viaggio uniche per scoprire a piccoli passi le meraviglie del mondo“. Tra le proposte di viaggio ci sono quelle dedicate alle famiglie, i safari urbani disegnati per i più piccoli, i viaggi di nozze o per coppie che hanno desiderio di passare un momento speciale insieme, gite culturali dove anche i più piccoli hanno spazio senza annoiarsi. Insomma, ce n’è per tutti i gusti ed ogni consulenza inizia prima con una chiacchierata conoscitiva, rigorosamente online! 😉

Dopo un anno di attività Deborah ha deciso di volare più in alto, aprendo il suo Aeroplanino Shop e facendolo in una maniera decisamente sostenibile e privilegiando il lavoro di artisti e artigiani. “Ho passato anni e anni a contatto con i viaggiatori (famiglie in particolare) e ad ascoltare le loro esigenze, risolvere i loro principali problemi prima e durante il viaggio, comprendere in che modo potesse la mia esperienza, risolvere o anche solo alleviare il peso delle piccole grandi sfide che il viaggio con bambini al seguito comporta. Perché se è vero che viaggiare è meraviglioso, farlo con i più piccoli può trasformarsi in un vero tour de force e mettere alla prova anche i viaggiatori più esperti e navigati(viva la sincerità)! Così ha coinvolto Enrica Mannari che ha studiato un pattern in due colori appositamente per lei, The Color Soup, che ha stampato su tessuto, Michela Bettinelli, in arte Mamma Miki, che ha realizzato astuccio (che lo vorrei io subito), materassino, porta pannolini e porta documenti formato famiglia, e me, che dopo la stagione ibizenca ho fatto pace con la macchina da cucire e ho prodotto per lei la “Sacca Furba“, come l’ha ribattezzata Deborah…

Uno zaino, di quelli morbidi e leggeri che non ti distruggono le spalle, dove infilare qualunque cosa e che diventa piccolissimo, comodo anche da infilare in valigia. La dimensione va bene sia per i grandi che per i cuccioli. Ho apprezzato molto il “team” tutto al femminile, la scelta di preferire prodotti originali rispetto a quelli pre-confezionati semplicemente da customizzare ed anche l’edizione limitata: pochi pezzi, curati nel dettaglio e senza esagerare con mega-produzioni. 

Insomma, un progetto al quale ho collaborato volentieri e che ha segnato ufficialmente la rimessa in moto delle mie mani e delle mie macchine da cucire al servizio del prossimo 😉 Se volete conoscere meglio il lavoro di Deborah e curiosare nel suo shop, questi sono tutti i suoi contatti…

Sito web –Shop online –Instagram –Facebook

Io quasi quasi mi infiltro nel prossimo Safari Urbano a Firenze!!!

Buccia di Banana/E’ tornato, ma non chiamatelo waist bag!

Le rivalutazioni sono all’ordine del giorno ed abbiamo capito che la nostalgia gioca un ruolo importante nell’accettazione incondizionata di certe frittate rivoltate. Per cui era ovvio che ritornasse anche LUI, il RE incontrastato delle non borse, l’appendice formato borsello che ci fa tanto camionista in sosta all’Autogrill ma che adesso, grazie a fantomatiche fashioniste e simpatici stilisti, dobbiamo accettare come il top del top della tendenza: signore e signori, rispolverate il marsupio!!!

Il marsupio portato alto finora sembrava una prerogativa maschile (e nemmeno troppo chic). E invece… ancora una volta la moda sdogana uno stile improbabile trasformandolo in trend. Subito adottato da influencer e modaiole.

Che culo…ehm, volevo dire, che grandissime anticipatrici di tendenze! Scorro il fantastico articolo a caccia di informazioni su come interpretare al meglio questo ritorno e scopro diverse cose:

Kendall Jenner e Kaia Gerber sono due “fashioniste che non sbagliano un colpo” (come avevo fatto ad ignorarle fino ad ora?) e che sono in grado di trasformare anche la cosa più truzza nel massimo dello chic! Come diamine fanno – mi sono chiesta – sono maghe? No, sono parecchio discrete e la prima è una delle modelle più pagate al mondo. Mi fermo qui, ognuno faccia le sue considerazioni.

WAIST BAG! Ora, mi va bene tutto, ma perché mi avete ribattezzato il povero marsupio waist bag? Il perché lo so, fa parte del processo di in-chicchimento del prodotto, che le fashioniste si vergognano di andare a chiedere il marsupio e quindi avevano bisogno di un nome che rendesse più elegante anche l’acquisto. Poveri noi…

-La novità sta anche in come lo si porta, non più in vita o sulla spalla (che quello sì è da grezzi), ma a VITA ALTA, tipo come cintura sui cappotti, a tracolla alta direttamente sul petto o trasversale.

Ed il motivo di tutto ciò non è la praticità di una borsa che è piccola, pratica e non ingombrante, no…”la waist bag appaga il desiderio delle giovani donne di avere le mani libere per usare lo smartphone.“!!! Così, camminando a testa bassa, qualcuna potrebbe andare a sbattere forte forte in un palo e rinsavire 😉 

Ed io che pensavo che la praticità di avere il marsupio appeso addosso fosse quella di evitare scippi o di lasciare la borsa in giro perché per provarti le cose nei banchi del mercato e l’appoggi maldestramente da qualche parte. Effettivamente le mani libere te le lascia…Oltre al caro marsupio anche altre varianti di borsa possono essere portate comodamente in gola…

ma anche le bag a tracolla. Meglio se rettangolari e piatte, vengono portate altissime sul petto quasi come degli scudi protettivi.

Comodo, soprattutto per chi ha anche delle tette da portare in giro sul petto!!! Detto ciò, proteggiamoci tutti e via libera ai marsupi, da quelli di velluto a quelli sportivi, anche quelli vecchi che avevamo seppellito in garage nella speranza di non rivederli mai più! Buon lunedì marsupiato…ma guai a chi li chiama waist bag!!!