Buccia di Banana/Summer pills #3: Scollature!

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Scoprirsi è una delle cose più belle di questa stagione: la libertà di una scollatura, la comodità di un abito leggero, il fare sbarazzino di un paio di shorts, il vedo non vedo sexy delle maglie con le voragini dietro. A proposito di voragini e scollature c’è sempre uno scivolone in agguato, figlio di una questione atavica: cosa mi ci metto sotto? C’è chi non rinuncia al reggiseno anche se in possesso di una prima scarsa, chi lo deve mettere per forza per via della quinta abbondante, chi lo vuole perché le hanno detto che se non lo indossa le tette cascano prima (leggende metropolitane o verità? Non lo sapremo mai), chi opta per i lacci in silicone trasparente che si vedono quasi più di quelli normali. E’ una noia, lo capisco, ma basta farci un minuto di attenzione in più…

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…a volte un triangolino nero funziona più di un reggiseno bianco sotto ad un vestito rosso! O no?😉

Era meglio se mi bevevo un mojito #5: Il triangolo

[C’è chi si porta a casa i souvenir insieme all’Uomo delle vacanze che diventerà l’Uomo della vita e c’è chi si porta a casa ricordi che vanno dal comico al tragicomico al trash, opportunamente edulcorati da romantiche notti al chiaro di luna o fugaci scappatelle tra le cabine di legno. Perché diciamo la verità, certi soggetti che si incrociano in vacanza ce l’hanno scritto in faccia che andrebbero lasciati dove sono, pena cuori spezzati, autostima lanciata in pasto agli squali e giramenti di palle a profusione. Ecco perché sarebbe stato meglio rimanere al bar a bersi un altro mojito piuttosto che mescolarsi con uomini potenzialmente dannosi.]

Il triangolo

LUI è veramente bello, strappato direttamente dalla pagina di una rivista. E’ anche simpatico, strano, e ti gira pure intorno con fare sornione (stranissimo, queste cose succedono solo in estate). LUI N°2 è meravigliosamente romantico e gentile, niente a che vedere con certi bruti moderni. Anche lui è simpatico e anche lui ti gira intorno. Un inverno di reclusione senza lo straccio di un maschio papabile all’orizzonte e ora te ne ritrovi DUE, insieme, nello stesso posto, che ti corteggiano, nello stesso momento, con la stessa intensità, modi diversi, ma entrambi irresistibili. Non sai scegliere, non lo sai proprio, non riesci a capire da che parte vuoi andare, la bilancia è quasi in pari…”Però no, dai, tutti e due non si può; non è corretto, non è giusto nei loro confronti e poi…che figura ci faccio se lo vengono a sapere…“. Un altro mojito, grazie. Ed il triangolo è fatto. In fondo il 3 è un numero perfetto, anche solo per poco tempo…

(Lo diceva anche Renato, che non l’aveva considerato ma di certo non rifiutato)😉

Illustrazione di Enrica Mannari

Era meglio se mi bevevo un mojito #4 / L’amore platonico

[C’è chi si porta a casa i souvenir insieme all’Uomo delle vacanze che diventerà l’Uomo della vita e c’è chi si porta a casa ricordi che vanno dal comico al tragicomico al trash, opportunamente edulcorati da romantiche notti al chiaro di luna o fugaci scappatelle tra le cabine di legno. Perché diciamo la verità, certi soggetti che si incrociano in vacanza ce l’hanno scritto in faccia che andrebbero lasciati dove sono, pena cuori spezzati, autostima lanciata in pasto agli squali e giramenti di palle a profusione. Ecco perché sarebbe stato meglio rimanere al bar a bersi un altro mojito piuttosto che mescolarsi con uomini potenzialmente dannosi.]

l’amore platonico

Per ogni buffone del gruppo-vacanze c’è un cucciolo silenzioso e solitario. Spesso è il più giovane, quasi sempre è il più timido. Introspettivo e pacato, si riconosce perché è quello che ha un libro nello zaino del mare ed è quello con cui puoi parlare di qualsiasi cosa, dai massimi sistemi alle massime stronzate, indistintamente. Si diverte ma non eccede, beve ma non si ubriaca necessariamente tutte le sere, partecipa alla vita di gruppo senza sfoderare la spada del condottiero “so tutto io, vi porto io, faccio io, conosco io“. Parlate bene insieme, ti diverti con lui perché è allegro ma non sembra idiota; in poco tempo nasce una sintonia perfetta che si alimenta giornalmente; è affettuoso, carino, gentile…una bella persona, pensi. Forse lo pensa anche lui di te. Gli sguardi leggeri diventano sempre più intensi, ogni volta che ti siede vicino cominci a sentire strani movimenti alla bocca dello stomaco (e non è l’impepata di cozze della sera prima), quando ballate avresti voglia di stringerlo forte e, perché no, baciarlo. Ma non succede niente di tutto ciò. Rimane tutto nella testa, tua e pure sua. Lui non muove un passo. Tu nemmeno. La Paura, quella Stronza, in vacanza non ci va.  L’alcool non è mai abbastanza. La settimana sta per finire, arriva il giorno della partenza, vi scambiate il numero, tanti cari saluti accompagnati da “sentiamoci, vediamoci, vieni a trovarmi“. Le farfalle nello stomaco si vanno ad impiccare. E questo è: l’amore platonico, quello che ti farà sospirare tutto l’inverno col pensiero di quel che sarebbe potuto essere e che non è mai stato.

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Illustrazione di Enrica Mannari

Avventure

#diarioibizenco #morgattaenibiza

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Da piccola avevo la passione per le “avventure: che fosse l’addentrarsi in un bosco oscuro senza il permesso dei genitori e facendo finta di essere inseguita da qualche cattivo (poi scoperto essere un boschetto anni a seguire) o l’esplorazione di ospedali e case abbandonate, il bisogno di lanciarsi in scoperte più o meno pericolose ha sempre fatto parte di me. Con l’età le avventure sono diminuite, soppiantate dallo studio, dal lavoro e dalle menate quotidiane che ti fanno giocare sempre meno, concentrata fino al midollo su quella che ti fanno credere debba essere la “vita” di un adulto medio occidentale. Fino a quando ho messo piede su quest’Isola quest’anno. Conoscendo le zone “note” molto bene (dopo 11 anni di pellegrinaggi vorrei anche vedere) e vivendo in mezzo alle montagne del nord, circondata dalla natura selvaggia, ho riscoperto e dato sfogo alla mia vena da avventuriera: voglia di conoscere, di perdermi, di esplorare le colline, di vagare in cerca di spiagge sperdute, di trovarmi in posti meravigliosi dopo aver faticato per scalare una collina di sabbia. Puntare una zona sulla mappa, ricercare un paio di informazioni veloci e partire, senza pensarci troppo, alla ricerca di quel posto preciso, godendosi il percorso, i momenti di incertezza, gli errori sul cammino, le scivolate sugli sterrati pieni di sassi, le viste mozzafiato su strapiombi vista mare di roccia sottilissima (quelli che se il terreno cede caschi e non ci sei più), l’incontro con indigeni vestiti di sorrisi (e nient’altro), infilandosi in vecchie torri diroccate e fantasticando su riti magici alla vista di focolai appena spenti. Bastano equipaggiamento leggero, occhi aperti per cogliere la bellezza e orecchie tese per ascoltare il silenzio di certe stradine dove, anche in pieno agosto a Ibiza, non trovi nessuno (amo il contatto con la gente, ma non con le orde indiscriminate di turisti e riuscire a ritagliarsi angoli solitari ogni tanto fa bene). Questa, per me, è magia. Ed il modo migliore per entrare in contatto con i luoghi: esplorandoli perdendosi. Perché in fin dei conti perdersi nella natura serve anche ritrovarsi.

Ecco alcuni posti dove mi sono AVVENTURATA (chiaramente non vi dico dove sono, chi vuole arrivare a certi luoghi li deve anche cercare)😉

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Buccia di Banana/Summer pills #2: plastica!

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C’è qualcosa che in estate mi lascia sempre perplessa: la massiccia diffusione delle scarpe di plastica. Plastica vera, appiccicosa, spesso tagliente (perché i bordi, anche se levigati, in realtà graffiano), scivolosa sopra, sotto e pure dentro. Belline le ballerine, le medusine, le ciabbattine, le sneakersine…graziose di giorno e ottime per la sera. “Sono perfette perché se si bagnano non si rovinano“. Ed io questo lo capisco, ma alla salute dei piedi non ci pensa nessuno? Che immergere la pelle e tenerla per ore dentro a dei contenitori di plastica con il caldo non è proprio il massimo della vita. Fino all’infradito ci posso arrivare, ma le birkenstock e le finte ginniche di plastica…NO! Nemmeno se me le firmano Vivienne e Jeremy.

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E alla salute del Pianeta non ci pensa nessuno? Che sì, saranno anche fatte di plastica bio-dregradabile “amica dei vegani“, ma non credo che sia del tutto salutare…(c’è sempre il rovescio della medaglia). Tutti a piedi nudi!!!😉

Era meglio se mi bevevo un mojito #3 / Il collezionista

[C’è chi si porta a casa i souvenir insieme all’Uomo delle vacanze che diventerà l’Uomo della vita e c’è chi si porta a casa ricordi che vanno dal comico al tragicomico al trash, opportunamente edulcorati da romantiche notti al chiaro di luna o fugaci scappatelle tra le cabine di legno. Perché diciamo la verità, certi soggetti che si incrociano in vacanza ce l’hanno scritto in faccia che andrebbero lasciati dove sono, pena cuori spezzati, autostima lanciata in pasto agli squali e giramenti di palle a profusione. Ecco perché sarebbe stato meglio rimanere al bar a bersi un altro mojito piuttosto che mescolarsi con uomini potenzialmente dannosi.]

Il COLLEZIONISTA

La brillantezza di certi soggetti abbaglia. Lui non è il “bono” per eccellenza, però piace. Piace perché è simpatico, intraprendente (e di questi tempi l’intraprendenza è rara quasi come chi sa usare il congiuntivo), tiene banco, ti fa i complimenti mentre una mano si appoggia sbadatamente sui fianchi facendoti trasalire (OH!), conosce tutti e si muove perfettamente a proprio agio in qualunque bar decida di portarti a fare una bevuta. E’ il perfetto organizzatore della giornata perfetta: ti porta nella caletta segreta che non conosce nessuno armato di una borsa frigo che contiene bollicine e pane&prosciutto (perché in fondo è anche un uomo pratico, sa che deve dosare romanticismo e rusticità), ti porta a vedere il tramonto nel punto più panoramico della costa che non troverai mai segnalato da nessuna parte, ti racconta storie magiche al chiaro di luna, ti fa capitolare cogliendoti di sorpresa con un bacio mozzafiato sotto le stelle, ti fa rotolare tra la sabbia in preda ad un amplesso mai provato prima, ti riaccompagna a casa sussurrandoti nell’orecchio quanto gli piaci e quanto sei speciale…Sei già innamorata. Il giorno dopo, mentre vaghi nel paese con gli occhi a cuore, lo scorgi a fare il brillante con una biondina, la porta nella solita spiaggia, le fa le solite battute, le offre il solito menù, lo ritrovi a vedere il tramonto del giorno prima e…stessa identica storia con stesso identico finale. Non è creativo, è seriale, come i migliori heart-killerE’ lì che ti accorgi di essere stata la preda numero 17 del collezionista-di-tope dell’estate!!!

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Illustrazione di Enrica Mannari

Convivenza

#diarioibizenco #morgattaenibiza

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La convivenza è quella situazione sociale che evito da tempo. Passati gli anni d’oro in compagnia con le mie amiche/socie/sorelle e levata quella settimana di vacanza all’anno in cui ti ritrovi per puro caso a condividere un appartamento con altre 3/4 persone al massimo, non ho avuto altre occasioni di convivenze. Volontariamente. Ho passato anni in solitaria, accompagnata solo dai miei morbidi, fedeli ed accomodanti esseri pelosi fatti a forma di gatto. Nove anni in cui mi sono abituata a condividere lo spazio con me, io, me stessa, l’altra me…insomma, con tutte le mie estensioni del caso. Ed improvvisamente eccomi a Ibiza negli ultimi tre mesi a convivere con diversi esseri umani: amiche di una vita, parenti appena conosciuti, perfetti sconosciuti che sono diventati famiglia nel giro di poco tempo. La paura di dare segni di intolleranza per via della circolazione continua di gente intorno ha lasciato il posto ad una piacevole sensazione di condivisione alla quale mi sono presto abituata. Ti abitui al buongiorno, ai sorrisi, alle cazzate dette di prima mattina, alla musica che accompagna le giornate, ai pranzi sotto al portico, a lavorare in compagnia, a dividersi i compiti, alla non perfezione dell’ordine supremo casalingo, a chi cucina al tuo posto tutti i santi giorni, pranzo e cena (grazie Tore e grazie Chica, siete stati come la mia mamma), allo specchio del bagno costantemente inondato di gocce (perché gli uomini quando si lavano la faccia sembrano cagnolini a pelo lungo che si scuotono) e anche a quella stramaledetta tazza che rimane alzata (il magico potere dell’isola è arrivato anche a non farmi sclerare per questioni che non possono avere soluzioni). Ti abitui alle coccole gratuite, a parlare di UFI mentre ti impalli a guardare le stelle raggomitolata sul divano, agli aperitivi improvvisati, alle porte sempre aperte, a condividere una stanza-cuccia in tre, a parlare piano quando gli altri dormono, ad avere sempre persone intorno e riuscire comunque ad isolarsi gentilmente, a fare le ore piccole seduti al tavolino raccontandosi aneddoti, a fare niente tutti insieme. Mi sono abituata alla non solitudine. E credo di aver scoperto il mistero segreto per la convivenza felice in gruppo (che in coppia non penso ancora di potercela fare): rispetto! Ed una casa con uno sfogo esterno importante😉

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Superare paure e limiti mentali dà un sacco di soddisfazione. Non solo ce l’ho fatta a non uccidere nessuno, ma ho il vago sospetto che tutto ciò mi mancherà. Parecchio.

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Buccia di Banana/ Summer Pills #: sul bus!

Il mese delle vacanze è arrivato! Buccia di banana non vi abbandona, ma si riduce in versione di piccole e comode pillole  che si leggono in pochi minuti dall’iphone anche sotto all’ombrellone. Le può ascoltare anche la vicina.😉

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Agosto è arrivato. Anche il caldo. Quello caldo caldo, quello che ti fa fare cose che non in altri periodi dell’anno non ti sogneresti nemmeno di fare, ma di questi tempo sembra tutto concesso. Soprattutto le cose che infastidiscono il prossimo, mancandogli palesemente di rispetto. Perché il menefreghismo senza limiti è la più grande #bucciadibanana!😉

In diretta da Roma, 1 agosto 2016 (GRAZIE SIMO PER LA TESTIMONIANZA)

Sono sull’autobus, strizzata come una sardina in mezzo ad una marea di ascelle puzzolenti (ecco, lavarsi in estate, anche un paio di volte in più, non incide negativamente sul PH della pelle, giuro). La tipa alle mie spalle, un’asiatica che ha avuto la fortuna di parcheggiare il culo secco su un sedile, ha deciso NON SOLO di sfilarsi le scarpe ma, con fare disinvolto, massaggiare il suo meraviglioso piedino avvolto da un sensualissimo fantasmino a righe bianche e rosa carne. #epoimuore

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Nei luoghi pubblici, soprattutto se parecchio affollati, abbiate pietà del prossimo: tenetevi le vostre puzze per voi!!!😉

 

Era meglio se mi bevevo un mojito #2 /Uomo Alcolico

[C’è chi si porta a casa i souvenir insieme all’Uomo delle vacanze che diventerà l’Uomo della vita e c’è chi si porta a casa ricordi che vanno dal comico al tragicomico al trash, opportunamente edulcorati da romantiche notti al chiaro di luna o fugaci scappatelle tra le cabine di legno. Perché diciamo la verità, certi soggetti che si incrociano in vacanza ce l’hanno scritto in faccia che andrebbero lasciati dove sono, pena cuori spezzati, autostima lanciata in pasto agli squali e giramenti di palle a profusione. Ecco perché sarebbe stato meglio rimanere al bar a bersi un altro mojito piuttosto che mescolarsi con uomini potenzialmente dannosi.]

uomo alcolico/INCONTRI AL BUIO

C’è la festa in spiaggia, il buio (perché quelle dieci candele infilate nelle buste marroni del pane non illuminano un gran che, al massimo ci metti sopra il piede e dai fuoco alla ciabatta di gomma), c’è un bar improvvisato dove fanno i cocktail usando qualsiasi cosa imbottigliata abbiano trovato in magazzino, però c’è un dj, improvvisato pure lui, che mette musica felice. E’ estate, le stelle, ballare sulla sabbia, le canzoni degli anni che furono si mescolano con le hit del momento, il rum si mescola con la vodka anche se non dovrebbe, scorgi in lontananza una sagoma all’apparenza interessante. Vedi solo il contorno, ma chi se ne frega, anche lui ti guarda, o almeno pensi che sia così (in realtà sta ondeggiando nel buio fuori tempo musicale, ma non importa); finite per brancolare nella stessa direzione, scambiare quattro battute, andare al bar, ordinare l’ennesimo drink, ballare altri dieci minuti durante i quali oltre alla botta alcolica sale anche la botta ormonale. E’ solo ubriaco, non pericoloso. Ma anche tu sei alticcia. Finisci in camera sua dopo soste a base di pomiciate in ogni angolo del villaggio. Ah, come ti piace. Ah, come ti prende bene. Ah, che bella nottata di sfrenate danze selvagge fuori e sotto le lenzuola. Ah, è già l’alba. Azz, che gran mal di testa. Ao’, ma dove cazzo sono? AAAAHHHHHHHH…ma chi è lui?!?! […diffidare dai colpi di fulmine alcolici…]


Illustrazione di Enrica Mannari

Combinazioni esotiche (più o meno)

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La creatività in cucina è tutto! Non quella di complicati chef che pur di metterti sul piatto delle stranezze ti farebbero mangiare le uova strapazzate con il gelato alla crema di olive; e nemmeno quella di chi nei piatti ti fa delle composizioni architettoniche ingegneristiche che quando te le ritrovi davanti non sai nemmeno da che parte attaccare con la forchetta (sebbene queste ultime hanno comunque un gran fascino). La creatività di chi sperimenta con i sapori, di chi propone abbinamenti sapientemente studiati per accarezzare il palato con gusti apparentemente diversi che invece si mescolano bene tra loro una volta in bocca (che si sa, dentro lo stomaco è tutto buio, ma gli occhi e la bocca ci vedono e ci sentono benissimo)! Ed anche la creatività di chi, con quattro cose nel frigo, ti riesce a tirare fuori una cena (questa per me è magia…e ci saranno novità in questa direzione nel prossimo autunno…). A volte basta una spezia, un tocco diverso, una rifinitura strategica per trasformare una banalità in un piatto accattivante. E se la creatività non è nelle tue corde, si può sempre prendere ispirazione…e copiare!😉

combinazioni più o meno esotiche DI CUCINAMO

crema di ceci e salmone affumicato

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ratatouille

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sformatino di verdure con crema al formaggio

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crostone guacamole, uova strapazzate e bacon

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salmone, avocado e pompelmo rosa

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crostini baccalà mantecato/crostini guacamole salmone affumicato e mora

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millefoglie di melanzane con ciliegini

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trancio di salmone alle erbe

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melanzane grigliate al profumo di menta

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