C’è bisogno di ribelli…

Bimbe, sveglia! I principi sono finiti perché c’è crisi e i regni hanno cominciato a traballare, le principesse non potevano più essere mantenute e sono state costrette a trovarsi un lavoro, naturalmente precario; streghe e cattivi, invece, ormai soddisfatti dei loro magheggi, si sono trasferiti a Tenerife ad invecchiare al sole e con il 7% di tasse. E finalmente anche nelle favole per bambini possono entrare nuovi personaggi a raccontarci altre versioni della storia. 😉 Ho ceduto anche io alla seduzione delle Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli: un po’ per la vicenda che ha accompagnato queste due autrici, ovvero aver aperto la loro attività a S.Francisco, essersi sovvenzionate il volume con una colletta online, averlo tradotto in millemila lingue e poi, finalmente, vedersi riconosciute in patria ed essere prime in classifica con una ristampa di 40.000 copie in meno di un mese; un po’ perché questa cosa della bambina ribelle me la sento vicina, un po’ perché mia nipote (a cui il libro è stato regalato dopo mia accurata lettura) si ribella pure troppo e magari le storie potevano esserle d’ispirazione. L’ho letto in una sera in compagnia dei miei A-MICI…

Si parla di donne di tutte le età e provenienze, donne dell’antichità e donne contemporanee, regine, scienziate, attiviste, sportive, intellettuali, modelle e politiche. Donne che hanno scelto cosa e chi essere, con forza, coraggio e determinazione. Libere dagli stereotipi e libere dagli schemi, soprattutto libere da tutte quelle imposizioni sociali che le avrebbero volute in tutt’altro ruolo rispetto a quello che poi hanno effettivamente interpretato, sfidando la famiglia, i mariti ed addirittura i governi. Insomma, 100 donne con carattere! Non ci sono solo le solite note, è stato bello scoprire personaggi di cui non ero a conoscenza, eppure mi rimane oscuro il criterio con cui sono state scelte, visto che sono molte quelle che sono restate fuori da questo volume (forse è una tattica per poi pubblicare una seconda parte?).

Eppure c’è qualcosa che mi ha lasciata perplessa. Prima fra tutte la scrittura: troppo complicata per dei bambini e troppo semplice per gli adulti; le biografie sono state ridotte ad una pagina e va bene, ma sia il lessico sia la costruzione non lo rendono, a mio avviso, fruibile dal bambino in solitaria e nello stesso tempo estremamente semplicistico per i grandi. A parte il “C’era una volta iniziale” non ho trovato nessun accorgimento fiabesco in grado di intrappolare i giovani lettori. Che poi quelli li intrappoli con i colori e le figuri a lato nessuno lo mette in dubbio, anche se anche alcune illustrazioni sono fin troppo fotografiche e adulte. Diciamo che secondo me funziona per i bambini se c’è un papà, una zia o una nonna fantasiosa che ci ricama qualche dettaglio extra in più…;)

Mentre sicuramente funziona per gli adulti che, leggendolo, ricordano a loro stessi quanto sia davvero importante seguire la propria strada, fare quello che piace, credere in se stessi e nelle proprie capacità e cercare di fare qualcosa di utile anche per il mondo che ci circonda. Una volta ripresa coscienza di ciò, passarlo ai propri cuccioli viene quasi in automatico. Cuccioli, sia maschi che femmine, perché sebbene le storie siano quelle di donne, credo vivamente che la lettura sia appropriata anche per i bambini; ecco perché avrei apportato una modifica anche al titolo, non limitandolo alle “bambine ribelli” ma estendendolo un po’ a tutti. Insomma, per fare dei passi in avanti su questo argomento è bene educare entrambi…o no?

Penso che in questo caso l’idea del libro sia superiore alla qualità del libro stesso, corredata da un’ottima campagna di marketing. In ogni caso tanto di cappello alle due autrici per il successo! 😉 Voi lo avete letto? Che ne pensate? Parliamone…

Gattoterapia (è un libro)

Ognuno ha le sue debolezze. La mia, e di altri milioni di gattodipendenti in giro per il mondo, è quella di essere estremamente sensibile a qualsiasi cosa che riguardi il gatto (oltre che ai gatti in pelo, coda e muso veri da strizzare). Qualsiasi. Anche i libri, anche i libri idioti con i gatti disegnati, anche i libri con i gatti-mandala da colorare (sì, ce l’ho e sì, quando mi avanzano due minuti li coloro pure, come momento di relax). Ecco perché quando ho sentito la radio-presentazione a cura di Letture Metropolitane di Gattoterapia non ho resistito e sono andata in libreria a cercare il muso bianco e nero della copertina…

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…e l’ho trovato subito, anche se dal vivo quel musetto non è dei più bellini, anzi, è un po’ inquietante (e dopo aver finito il libro ho forse capito perché…di sicuro non ci potevano mettere uno Snoop). La storia inizia come tante altre storie: un uomo incontra una donna, entrambi lavorano nel campo della pubblicità solo che lui non è particolarmente brillante, lei sì, ed è anche ambiziosa e fantasiosa. Finiscono insieme, finiscono sposati, finiscono che va tutto bene fino ad un certo punto, dove l’equilibrio si rompe e la coppia scoppia. Ed è in questo momento topico, dove un protagonista qualsiasi si sarebbe ubriacato fino a maciullarsi il fegato o drogato o andato con qualsiasi essere femminile in grado di respirare, che interviene il migliore amico ad introdurlo alla gattoterapia: una terapia fatta gatto.

“La paranoia, la paura, l’angoscia quotidiana hanno una cura: la gattoterapia. Fregarsene. Belli, eleganti, sinuosi, camminare via da ogni preoccupazione. Un presente declinato al singolare. Gli psicoanalisti dovrebbero brevettarla: la gattoterapia è un mondo di individui che, accidentalmente, condividono lo stesso pianeta.”

Ovvero una terapia fatta di gatto, di aerobica gattosa, di strusciamenti felini, di tutine con code e di tante altre cose solitamente appannaggio degli amici felini, compresi felini veri (la classica pet-therapy). A questo punto un essere normale chiamerebbe uno psichiatra bravo e invece no, perché perdere tempo con la psicoterapia quando basta studiare il gatto per sentirsi immediatamente un uomo/donna migliore? La rilassatezza felina è invidiabile, così come l’autostima, l’indipendenza, la sfrontatezza, l’istintività, il menefreghismo, quel saper fare le fusa così bene da riuscire a stregare anche l’essere umano più reticente. E poi sono morbidi, però con gli artigli…

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In questo club segreto a misura di gatto il caro protagonista riacquista la fiducia in se stesso, si inventa un nuovo lavoro, ottiene successo e soldi, in una sorta di rivalsa in cui, finalmente, anche lui conta di nuovo qualcosa e pure di più. Ma…non è tutta morbida pelliccia quella che si vede arrotolata sul letto, e le meraviglie della gattoterapia in realtà nascondono qualcosa di losco. Improvvisamente il libro si tinge di giallo, di rosso e di qualche topo morto. L’egoistica serenità raggiunta dal protagonista in realtà viene subito minata e messa alla prova, prove emotive, prove empatiche che lo porteranno ad entrare in conflitto con se stesso e con il grado di felinità raggiunto. Quasi a voler ribadire che l’uomo non è gatto, che quel suo menefreghismo in realtà non è applicabile all’essere umano (e qui vorrei dire che ho conosciuto gatti più empatici di certi umani, ma la lancio così nell’etere senza approfondire, sennò passo per la solita gattara convinta che sia meglio avere un gatto accanto piuttosto che un uomo)! 😉

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Il finale è a sorpresa, o meglio, da un certo punto in poi si capisce come andrà a finire e devo ammettere che mi ha fatto un po’ cascare le palle (parere personale, eh). Ma il libro è scorrevole, chiaro e coinvolgente, si legge volentieri e ti tiene incollata alle pagine per vedere come continua. E comunque, anche se è finito come è finito, io una sala per fare un po’ di gattoterapia continuo a volerla 😉 (per ora mi accontento di farla a casa)

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Il potere delle parole

“Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere.”  (Emily Dickinson)

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Le parole sono magiche, hanno poteri infiniti di provocare emozioni, far piangere, far ridere, far arrabbiare. Le parole fanno riflettere, lasciano a bocca aperta o fanno sciogliere il cuore. Le parole fanno anche male, alzano barriere, creano giudizi. Sì, perché le parole influenzano, spesso in maniera prepotente. Con le parole si trasmettono informazioni, si diffonde il sapere, si raccontano storie e si creano mondi immaginari. Le parole pesano, soprattutto quando sono dette con leggerezza. Pesano anche quelle non dette, nella pancia e nella gola di chi le trattiene per non ferire, per non ferirsi, per non esporsi. Parole chiarificatrici, parole di conforto, parole d’amore, sempre poche, perché è più facile usare le parole per cose brutte che per cose belle. Le parole sono finestre, oppure muri. Spesso, di certe parole, non se ne conosce il significato, ma si usano lo stesso, inconsapevolmente. Chi parla troppo spesso fa poco; alle parole preferisco l’azione, più pratica ed immediata, perché le parole possono essere fraintese. Eppure, delle parole non se ne può fare a meno.

“Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere.”
(Ennio Flaiano)

Ho iniziato il gioco della “parola della settimana” su Instagram qualche mese fa. Per me le parole (e pure qualche parolaccia) sono il mio pane quotidiano: quelle con cui scrivo, descrivo, insegno e trasmetto. Sono quelle che digito, che scrivo a penna, che appunto sui quaderni e che cerco di assemblare dando un senso a testi, luoghi e sentimenti. A volte arrivano spontaneamente, altre volte mi incastrano arrotolandosi su se stesse (le parole se non vogliono uscire stai sicuro che non escono), spesso le cerco nel dizionario per capirne la radice, l’essenza profonda, l’evoluzione ed i mille significati che le parole possono avere. Già, perché una parola difficilmente vuol dire una cosa sola (anche “Stronzo” ha diversi significati). Ed ho scelto di condividere queste curiosità con voi. La parola della settimana viene fuori dalla vita, dal momento, da un’ispirazione rapida o da un sentimento che mi martella da giorni. Oggi volevo mettere una parola che potesse riassumere il 2016…ma ce ne sono diverse che si contendono questo titolo. Mentre ci penso ancora qualche oretta (entro la fine della giornata giuro che la metto sul mio profilo instagram), mi dite qual è la vostra parola del 2016?

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“Sogno vocabolari perduti che possano esprimere alcune delle cose che non possiamo più dire.”
(Jack Gilbert)

(…io invece sogno umani che il vocabolario non l’abbiano ancora perso del tutto e che riescano ad esprimersi in un italiano decente 😉 )

Schiavi (mal comune, fregati tutti)

“Mamma, qui fuori è un casino! 
Ci chiamano ancora giovani quando ormai siamo vicini ai “40” e vantiamo quasi 15 anni di esperienza nel mondo del lavoro. Fanno finta di agevolarci e poi ci tassano su redditi ridicoli, roba che se andassi a fare le pulizie guadagnerei di più senza dovermi rompere i coglioni. Quando hanno finito di agevolarci, ci stroncano definitivamente con un quantitativo di tasse che non ci lascia nemmeno i soldi per un viaggio. Viviamo lavorando e finiamo per perdere di vista la vitaTi ammazzi di lavoro, ti barcameni tra mille cose perché ormai una sola non basta, non è sicura, non è costante, ti inventi, ti re-inventi, ti dai da fare giorno e notte, costantemente attaccati ai telefoni, alle mail, all’essere sempre-presente-sempre-disponibilie-sempre-a-disposizione, preferibilmente a 90°. Perché sai, ti offro un lavoro, anche se è pagato di merda, mi devi sempre ringraziare e giurare fedeltà fino a quando non decido che non mi servi più. I punti interrogativi sono all’ordine del giorno, libero professionista o dipendente a tempo sconsiderato, non cambia niente: la barca è la stessa, malandata, marcia e con buchi rattoppati che non bloccano intrusioni di acqua, appesantendo pericolosamente il tutto, tirandoti verso il basso senza fornire nemmeno una bombola d’ossigeno. Ma neanche maschera e boccaglio.” 

Mentre penso queste cose inciampo, volontariamente, in un libro…

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Il “mal comune mezzo gaudio” non ha funzionato, in questo caso, anzi. Quando ho cominciato a leggere il libro Schiavi di un dio minore” di Giovanni Arduino e Loredana Lipperini (UTET), ho avuto delle reazioni fisiche reali che spaziavano dal mal di stomaco alla nausea, da principi di ansia fino alle lacrime. Perché le storie “dal mondo del lavoro di oggi” raccontate nel libro sono solo una piccola finestra su quanto succede oggi, ma coinvolgono tutti e rimanere immuni è quasi impossibile. Almeno, a me non è riuscito rimanere fredda davanti alla storia di Shila, rimasta schiacciata sotto le macerie della fabbrica di abbigliamento dove lavorava; davanti a quella dei dipendenti del magazzino di Amazon vicini all’infarto perché costretti a fare chilometri senza pause perché a rischio licenziamento se perdono troppo tempo (anche per andare al bagno); davanti a quella di una bracciante che ha detto addio a questo mondo tra le vigne, vittima di orari di lavoro disumani pagati giornalmente meno di un cappotto di Zara. Estremi, ma non solo. Ci sono le storie di ordinari lavoratori di fast food, ripieghi di sogni in formato Big Mac, con la promessa di una carriera che fondamentalmente consiste nel passaggio dal friggere le patatine al gestire chi le friggerà in futuro; vicende dei lavoratori della “cultura” ai quali viene offerta visibilità come moneta di scambio per la prestazione intellettuale…come se con la visibilità ci si potesse pagare il conto dal macellaio!!!

“Non ti paghiamo l’articolo ma hai visibilità. Gente che non dorme perché, come scrive Jonathan Cray in 24/7 il sonno è l’ultima insidia secondo il capitalismo, che dormi a fare, mica dormirai e SVEGLIA, sveglia che nessuno ti tutela ma devi pur sempre postare, twittare, intervenire, discutere, caso mai qualcuno ti noti prima o poi. Visibilità.”

Schiavi. Siamo tutti schiavi: di padroni insensibili, di mega multinazionali che contano i passi, di aziende con la pretesa di essere “grandi famiglie” che istigano gli uni contro gli altri con false promesse di avanzamenti professionali, di ricatti travestiti da fantastiche opportunità, di noi stessi e della falsa autonomia che in realtà ci inchioda al lavoro più che alla vita. Aiuto! wiki-slavery-740x493

Schiavi che si sentono addirittura in colpa, che pensano che il meno peggio sia comunque “meglio di niente“, ma soprattutto schiavi che si fanno la guerra l’un altro invece che rivolgere il proprio disappunto verso chi sta sopra. Una tristissima guerra tra poveri che difficilmente porterà fuori dalla condizione della maggioranza dei lavoratori sparsi sul globo. Perché le storie narrate in questo saggio spaziano da nord a sud, dall’Italia all’America fino alla Cina. Ed è veramente difficile non passare dalla tristezza all’incazzatura allo schifo nel tempo della lettura del libro. E non solo. Lettura che ritengo indispensabile, per tutti! Una presa di coscienza necessaria per guardarsi dentro, intorno e provare a fare qualcosa di diverso. Magari, visto e considerato che…

L’instabilità e l’iperproduttività non sono i sogni di tutti: al massimo sono un ripiego, la famosa strada di riserva. Il problema è che li stanno spacciando per la strada maestra.”

Libri al buio

Ho sempre detestato gli incontri al buio: ho sempre sospettato che invece della “sorpresa” ci fosse dietro l’incu…ehm, la fregatura! Motivo per cui sto lontana dalle app e dai siti di incontri: hai voglia a mettere foto fuffa e scrivere frasi copiate dagli aforismari, io non mi fido! Mi sono fatta tentare, invece, dai “libri al buio”, ovvero volumi avvolti con carta da pacchi e spago dal contenuto nascosto, il cui unico indizio erano tre aggettivi e dieci righe appuntate a penna sul davanti.img_1349

Troppo spesso si giudicano i libri dalla copertina, io spesso li scelgo solo per quello (manco per il titolo), ecco perché l’intero scaffale di libri-nascosti mi ha solleticato immediatamente. Quando non hai una libraia di fiducia, quando non sai cosa scegliere, quando i best seller ti sembrano delle emerite cagate, quando non hai voglia dei classici, quando sei in un momento particolare della vita, ogni tanto abbandonarsi al caso letterario può dare divertenti soddisfazioni. Così mi sono avvicinata allo scaffale della libreria dell’Aeroporto di Napoli e ho cominciato a scorrere le tre parole appuntate in alto, quando ho incrociato le mie:

femminista, singolare, profetico

MIO! Ho letto poi gli appunti, sorridendo “Come ho fatto a diventare una di quelle persone che restano tutto il giorno in pantaloni da yoga? Prima le trovavo ridicole, con le loro mappe della felicità e i loro fiori della gratitudine e le borse di copertoni riciclati“. Ecco, questo per me già era profetico: avevo passato già due mesi a Ibiza, nei quali avevo iniziato a fare yoga, a passare le mie giornate in shorts e canotta e sulle mappe della felicità ci stavo lavorando. Ho deciso che sarebbe venuto via con me. L’ho aperto sull’aereo ed è spuntato lui:fullsizerender-6

Non era profetico, sembrava quasi una maledizione: “L’eroina della Offill è una giovane scrittrice che vorrebbe diventare un mostro di scrittura. (trovo delle affinità con la sottoscritta) E’ una donna che non si vuole sposare (ok, sono io), e che invece s’innamora, si sposa e ha una figlia (o cazzo, speriamo di no). Col tempo vede le proprie ambizioni andare in stallo, la maternità trasformarsi in una nuova forma di solitudine ed il matrimonio vacillare per un tradimento” (puppa). Appena finito di leggere ho pensato che certe volte sono i libri a scegliere te e non tu loro. Mi sono buttata dentro la storia di questa donna, con un filo d’ansia, non lo nascondo, ma lo stile narrativo, a metà tra diario e flusso di coscienza condito da un’ironia brillante e pure un po’ stronza, me lo hanno fatto divorare nel tempo di un volo Napoli-Ibiza. image12

Pensa al lavoro, non all’amore” era il post it che la protagonista teneva sulla scrivania. Ma i mantra giornalieri non le hanno impedito di cedere al sentimento, alla famiglia, alla maternità e di farsi sgretolare l’estro creativo in poco tempo. Una storia di ambizioni e di sentimenti, condita da citazioni letterarie e cinematografiche, di consigli per casalinghe recuperati dal 1800, come quello che dice “La lettura indiscriminata dei romanzi è una delle abitudini più nocive alle quali una donna possa sottoporsi. Oltre a trasmettere una visione mendace della natura umana porterà ad un’apatia nell’assolvimento dei lavori domestici e a uno sprezzo della realtà quotidiana“. Una vita “normale”, nella sua naturale imperfezione, che alterna drammi a momenti di felicità ed il cui finale non è sicuramente quello delle fiabe, ma quello che lascia dentro un senso di agitazione, mista a malinconia, angoscia ed un grosso punto interrogativo. Io, nel frattempo, il  famoso post it me lo sono attaccato sull’agenda…nonostante ciò, il libro al buio era quello giusto per me. Che faccio, provo anche con gli uomini adesso?!? 😉

Avete mai preso un libro-al-buio? Cosa vi è uscito?

Caro lettore, entra nei libri

C’è chi quando scrive un libro decide di non leggerne altri “per non essere influenzato (e cosa fai, non leggi per sei/nove mesi o addirittura anni? Perché se scrivi un libro in un mese allora chiamami e parliamone). Io, complici diversi spostamenti in treno, ne ho letti diversi in queste settimane. L’ultimo iniziato e finito in tre ore di viaggio tra Milano Centrale a Ibiza. Con tanto di lacrimuccia sul finale, accidenti agli sbalzi ormonali 😉 L’autore è una “vecchia conoscenza” (nel senso che lo ho già letto), il formato noto, la casa editrice anche. E se con “Caro scrittore in erba...” aveva conquistato la mia stima e simpatia, con “Caro lettore in erba…” ha vinto tutto e mi ha fatto innamorare.FullSizeRender-3

Gianluca Mercadante torna a parlare di libri, ed io si sa, sono ancora sensibile all’argomento editoriale. Questa volta, però, scende in campo dalla parte del lettore, o meglio, insieme ad un potenziale lettore per condurlo con pazienza tra le pagine, le parole, i grandi classici ed i nuovi prodotti editoriali pensati a tavolino dai loschi figuri del marketing. L’ho amato fin dalla pagina 4 dove, prima ancora della buffa prefazione di Gianluca Morozzi, dopo aver inserito opportune citazioni sull’importanza della lettura firmate da Pennac e King arriva con una popolare scritta da muro “Scemo chi legge“! Invece, in 150 pagine, sostiene tutto il contrario: leggere è importante, leggere è vitale, leggere apre la mente, leggere arricchisce il linguaggio (se poi si leggono cagate piene di parolacce è un altro discorso), leggere è un atto politico anti-ignoranza!FullSizeRender-2

L’origine dell’avversione ai libri nasce dalla scuola, momento in cui il libro è visto come un “compito”, con quella lista di grandi classici da leggere OBBLIGATORIAMENTE per le vacanze (vacanze…due mesi di pausa) che diventano un nemico dal quale fuggire. Gli stessi classici che Gianluca suggerisce caldamente di riscoprire, inserendoli tatticamente tra una pagina e l’altra, facendoli parlare sotto forma di personaggi in crisi esistenziale perché non vengono più letti…e tu, anche solo per simpatia e non indurli al suicidio, li appunti su un quaderno e ti riproponi di riprenderli in mano con spirito nuovo ed incuriosito. letteratura-antica

Ma non si parla solo di classici; con grande maestria, leggerezza, la giusta dose di sarcasmo e soprattutto con una lucida visione dell’ambiente e dei libri, passa in rassegna i libri placebo (quei volumi caldamente progettati per essere accattivanti e vendere ma che in quanto a contenuti hanno lo stesso impatto di una secchiata d’acqua…freschi, sì, ma dopo non ti rimane nulla), i libri che sembrano trasposizioni su carta di serie televisive o film made in usa con dialoghi improbabili, libri dalla vaga utilità con personaggi davvero poco credibili. Sono anche i personaggi a parlare in questo libro: così si assiste allo scambio di battute tra due gladiatori che parlano come scaricatori di porto…e piangono (sì, piangono), alla protagonista di un porno-soft che racconta la sua tristissima storia-fotocopia di quei romanzi dalle mille sfumature che hanno venduto tantissimo, fino alla depressione di uno sfigatissimo interprete di un noir…Difficile la vita per i personaggi dei libri del caz…ops! 😉snoopy scrittore 01

E’ nell’ultima parte che ho avuto il tracollo emotivo, quella in cui il suo sincero amore per i libri si trasforma in una serie di inviti rivolti al caro lettore a non smettere di leggere, ad inizare e a continuare, in questo momento storico dominato dall’informazione veloce, dal linguaggio scarno e dal tempo che non c’è, a ritagliarsi dei momenti per perdersi tra le pagine, perché leggendo si impara, si cresce, si evolve…e ci si diverte. E se un libro non ci piace? Si chiude e si passa al prossimo. Senza che l’ego di nessun autore si senta ferito. Leggere è un’esperienza unica e strettamente personale e come tale va rispettata. Amen! FullSizeRender-1

La cosa che ammiro di più di Gianluca è la sua arte di riuscire a scrivere saggi sotto forma di storie, manuali senza regole, dare consigli incastrandoli tra personaggi e aneddoti che ti prendono per mano e che ti accompagnano dove vuole lui senza che tu te ne accorga. E da quando ho finito c’è una domanda che mi ha mandato onestamente in paranoia (come scrittrice) e sulla quale sto riflettendo: cos’è che rende un libro eterno? Eh…mentre ci medito prima di mandare il file definitivo del mio ultimo lavoro all’editore, vi consiglio caldamente di fare un giro tra le pagine di “Caro lettore in erba…“.unnamed3

Ps: Caro Gianluca, io sono una di quelle che i libri li sottolinea, li vive e ci scrive anche i commenti sopra: è il mio personalissimo modo di fargli sentire il mio passaggio 😉

Libri a spasso: Bibliolibrò e due chiacchiere con Valentina Rizzi

Un’Ape Calessino, tanti libri per bambini e via per le strade della Capitale. Nei parchi, davanti alle scuole, nelle piazze: ogni posto è buono per far incontrare i bambini ed i libri, per far avvicinare i più giovani alle pagine, per farli perdere nei colori, nei disegni e nelle storie non al chiuso della loro cameretta, ma proprio lì, all’aria aperta. Questa è una delle mission di Bibliolibrò, bibliolibreria itinerante ideata da Valentina Rizzi.12031596_536203649864739_4442707059279023832_o

Quando vedo libri, ma soprattutto possibilità di lavori “mobili” (alla faccia del posto fisso), io mi emoziono e mi entusiasmo. Avere la possibilità di incontrare il proprio pubblico e di intercettarlo nel proprio ambiente in situazioni non convenzionali è un privilegio (e anche un grande sbattimento immagino). Da brava curiosa sono andata ad importunare Valentina, per capire come è nata l’idea e cosa c’è “oltre l’Ape”. “Drammaturgo, attrice, contastorie itinerante “per caso” grazie alla vincita di un bando pubblico della Provincia di Roma, editrice per fortuna grazie al magico incontro con alcuni docenti dello Ied di Roma.La passione per i libri è arrivata con il tempo; di innata c’è senza dubbio la passione per la scrittura ed il racconto. La  sua prima pubblicazione risale al 2009, “Il vento della verità”; il primo albo illustrato invece, scritto con lo psicoterapeuta Paolo Donzelli, esce nel 2013 e s’intitola “Le fantastiche avventure di Mister P”. Ed è proprio in quell’anno che, con il contributo del Fondo della Creatività della provincia di Roma che nasce Bibliolibrò. “L’idea è nata da una vespa del 52 che mi ha lasciato mio padre (volevo restaurarla ed attaccarci un carretto per portare in giro le mie storie) e dalla collaborazione con una libreria specializzata ragazzi.” Mentre faceva letture animate le è venuto in mente di aiutarli a vendere libri portando le loro storie negli stabilimenti balneari.10985356_477300312421740_7211866826446682613_n

Reperire l’Ape non è stato un problema, avere a che fare con la burocrazia sì; mi racconta Valentina, ad esempio, che aprire un conto in banca per la nascente ditta ” Arte in Fiaba” e far capire qual era la sua professione al direttore, convincendolo ad accordarle fiducia con un lavoro così atipico come quello di contastorie itinerante non è stata proprio una passeggiata. Ed anche avere a che fare con i vigili e l’occupazione del suolo pubblico (strano, no?). Ma alla fine ce l’ha fatta. Bibliolibrò è nata (a fine 2016 saranno quasi tre anni) e racchiude molte cose assieme: è una bibliolibreria artistica itinerante ed un marchio editoriale. “Lo è grazie alla collaborazione con Barbara Brocchi e Francesco Giuliani, docenti Ied Roma. E’ una casa editrice per lo più rivolta all’infanzia (Valentina scriveper il teatro ragazzi già da diversi anni e conduce laboratori di teatro in diverse scuole del suo territorio) Saremo presenti alla Bologna Children’s Book Fair 2016 nell’Area New Entry Lounge. Il nostro catalogo ha al suo attivo una decina di titoli, per lo più albi illustrati e si avvale della collaborazione di diversi illustratori grafici ed illustratori anche al di fuori dell’Italia.11350832_485313594953745_1518765881428576267_n

Progettazione, pubblicazione, distribuzione ma anche presentazioni artistiche, teatrali, delle ultime novità, attività laboratoriali nelle scuole ed un Minifestival Itinerante del Libro per Ragazzi ormai giunto alla sua quarta edizione. Valentina pensa a tutto, anche e soprattutto a tutelare la “bibliodiversità“, ovvero la diversificazione dell’offerta libraria. Entrare nei circuiti librari tradizionali è delirante e spesso una fatica inutile, ma non per questo bisogna lasciare il monopolio dell’editoria per ragazzi ai soliti noti, no? 😉 Basta ingegnarsi ed avere un po’ di coraggio per muovere e far muovere le cose. E Valentina si muove sempre più spesso. “Abbiamo già al nostro attivo diverse trasferte, con o senza l’Ape. I nostri libri sono stati ospitati al Salone Internazionale del Libro di Torino nel 2015, al Ninin Festival in provincia di Genova, al Festival dell’Erranza in provincia di Caserta e abbiamo affrontato una tournee natalizia che ha coinvolto Trieste Milano e Lecco per promuovere la nostra strenna natalizia “a spasso con l’Orso”. Siamo molto più richiesti ed apprezzati fuori da Roma che a casa. Per questo ci muoviamo sempre più spesso.”11845210_522680967883674_6473795823893004190_o 12186589_546465835505187_5829228128729533937_o

C’è un libro che vorresti scrivere?

In questo momento penso solo a quelli che vorrei pubblicare…abbiamo tre novità in uscita con Bibliolibrò ed un mio testo in pubblicazione con Settenove, una casa editrice che stimo moltissimo e che ha come missione il contrasto della violenza di genere.”

Insomma, Valentina non se ne sta con le mani in mano e, se ultimamente l’attività editoriale le occupa gran parte delle giornate, a marzo, con il bel tempo, tornerà in giro con il suo apino ad incontrare bambini, a consigliare mamme, a leggere storie per poi ripartire verso altre mete. Piccoli punti “fissi” dove poterla trovare sono il Sun Bear Park di Ostia in Via Calenzana 1 e presso la scuola Segurana ad Ostia (dove riceve su appuntamento). “Di me potete chiedere anche presso le biblioteche Morante ed Onofri.” 11056433_530382193780218_7669557237468781074_o

Per rimanere connessi con questa splendida realtà fatta di libri, di storie, di illustrazione, di amore, innovazione e movimento, la pagina FB è aggiornatissima.  Ah, e per chi sta in riviera romagnola, un uccellino mi ha detto che i libri si trovano alla 27. 😉

Photo Credits: Bibliolibrò facebook page

Inciampare nel principe azzurro? Mah…

Qualche tempo fa una mia amica mi ha lanciato sul letto questo dicendomi “L’ho visto in cantina e ho pensato a te. Leggilo vai.FullSizeRender

SGRUNT. E’ stata la prima reazione. Il secondo pensiero: perché mai ha pensato a me, che io ho intitolato un intero capito del mio secondo libroIl principe azzurro non esiste“? E a seguire: e poi io non inciampo nel principe, al massimo ci casco sopra e lo schiaccio con il mio culone, così lui muore e siamo di nuovo punto e d’accapo. L’ho messo da una parte e mi sono rifiutata di leggerlo per un po’. Dopotutto stavo leggendo “La Donna Perfetta, storia di Barbie“…che mi sembrava molto più interessante. Però quel libro ha continuato a guardarmi, infastidendomi. Oltre al titolo a destare la mia curiosità è stata anche la scritta “vincitrice del premio Bancarella” (e non posso negare che sono professionalmente incuriosita da chi vince premi, così, giusto per capire COSA viene premiato e tentare di capire anche il perché) e anche “Autrice del Bestseller Ti prego lasciati odiare“, che già il titolo me la fa prendere male. Lo so, libri con proto-storie d’amore e con titoli smielati e zuccherosi vendono. Ma sticazzi, io non li scriverò MAI. 😉 Quindi qualche settimana fa l’ho preso in mano…e l’ho letto.reading-mood-free-desktop-wallpaper-1920x1080

Dunque, il libro si fa leggere, la scrittura scorre facile come quella di un libro per bambini. Niente paroloni, niente esercizi di stile, nessun tipo di prodezza estetica della lingua. Tutto tranquillo, molto semplice e funzionale alla storia. Già, la storia (perdonate la sintesi estrema). Una figa single che fa un lavoro che a lei apparentemente non piace viene trasferita a Seul; il caso vuole che il capo non sia un coreano sfigato, ma un bel mix coreano-statunitense gnocco, di potere, enigmatico, pieno di soldi, con l’aria da stronzo ma in fondo buono. E indovina un po’? Entrambi si innamorano l’uno dell’altra. Ovviamente questo verrà dichiarato alla fine del libro (200 e passa pagine), ma si evinceva chiaramente fin dal loro primo incontro (descritto a pagina 30). E vissero felici e contenti.large

Pausa. Ah, e questo sarebbe inciampare nel Principe Azzurro? Queste a casa mia si chiamano Botte di Culo per Privilegiate (che se lavorava alle poste vedrai 1-che a Seul non ce la mandavano; 2-al massimo il superiore è un brianzolo con la panza, una moglie terrona e 3 figlie, Femmine.) In più LUI sembra una rivisitazione di Mr Gray, ovviamente con meno perversioni (in fin dei conti è mezzo coreano), ma ugualmente “perfettino” e “comandino”. LEI ti rimane subito sulle palle: ha tutto e si lamenta troppo per i miei gusti.  In più fa la dura finta indipendente ed in certi frangenti anche eccessivamente paranoica. Insomma, ti sei trombata il capo che è palesemente innamorato di te, cosa fai te la tiri anche? E fai quella “No, forse stiamo sbagliando…“. Dai bimba, non sei credibile! 😉

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Quindi, come si farebbe ad inciampare in questo principe? Il segreto è lavorare, vivere, uscire, rischiare e magari qualcuno di decente lo incontri. FINE. Premio Bancarella…forse volevano scrivere Premio Banco del Mercato delle Cascine, perché di così innovativo o stilisticamente brillante, io, non ci ho trovato niente! E non c’ho nemmeno trovato il Principe dentro. Ora posso tornare ai miei Saggi Impegnati 😉

Scrittore per strada: ho incontrato Walter

L’editoria è un mondo oscuro, governato da Grosse Forze del Potere che fanno il bello ed il cattivo tempo, animato da sotterfugi distributivi, dall’infinito e laborioso sistema di baratti&resi che non ti fa capire mai cosa esce davvero dalle librerie e da tanti tanti tanti elfi dalle mani veloci che non vedono l’ora di vedere i loro scritti stampati, rilegati e venduti, con la vana speranza di ricevere oboli in cambio. E sappiamo tutti che chi visse sperando…Ecco perché è molto meglio FARE piuttosto che SPERARE! Sabato pomeriggio, schivando gli hipster della zona Monti a Roma, sono stata incuriosita da lui: un tizio seduto su un’asciugamano poggiato ad un cancello con davanti una macchina da scrivere Olivetti, fogli a destra e tre libri rossi a sinistra…
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E’ sorridente, ci porge uno dei fogli scritti: “E’ un tautogramma” – “E’ un cosa?!?” – “Guarda e vedi se capisci“…FullSizeRender-1

Un componimento le cui parole iniziano con la stessa lettera. Tutte le parole con la “P”, per esempio. Un gioco linguistico per pazzi, però divertente. (Dice Umberto Eco ne abbia scritto uno parecchio lungo su Pinocchio e lo stesso Walter un intero libro di lettere d’amore). Già, Walter è l’uomo dietro alla macchina da scrivere, dietro ai suoi tautogrammi, dietro al libro che espone “Il drago non si droga“, dietro all’idea di uscire dalle librerie ed andare a promuovere il suo libro fuori dai canali tradizionali: per strada, in mezzo alla gente, insieme ai suoi potenziali “lettori“, lì dove loro non pensano di trovare il “loro libro“.  dcbb788cf68144cdc9c8d95af564300e

Giustamente è più facile essere notato per strada che nel delirio una libreria, specie in quelle dozzinali dove commesse e non libraie al massimo ti sanno indicare lo scaffale. Per strada se non altro funziona l’effetto sorpresa e curiosità: “O cosa fa lui lì per terra con quella macchina da scrivere?“. E’ chiaro che il lavoro da fare è molto più impegnativo: spostamenti vari (da ottobre 2015 a luglio 2016 si farà l’Italia da sud a nord), trovare location giuste, capire la burocrazia locale (di fatto occupa il suolo pubblico, quindi se non “in regola”…insomma si sa che dalle nostre parti siamo pieni di cavilli), parlare, spiegare, spiegarsi, farsi conoscere. Ma quest’ultima parte sembra essere quella più interessante: conoscere i potenziali “lettori”, guardarli in faccia, raccontare il proprio lavoro, la propria vita (Walter ha due lauree, non una, ad esempio), le scelte, le esperienze e, chi vuole, può acquistare il suo ultimo libro. 12072601_907265362654296_3259105990098392117_n

Dice che ne vende più o meno 5 al giorno, il che non è affatto male, che racconta tutto sul blog, che ha una pagina Facebook dove poter seguire il suo viaggio (e gentilmente me l’appunta a penna sul tautogramma che mi ha regalato) e dove inserisce le foto degli acquirenti del suo volume (no, io non ci sono…le storie con protagonisti i bambini ultimamente mi mettono ansia…e poi ho una pila di libri da leggere che ho fatto una promessa: fino a che non ho finito quelli, non ne compro altri. Questione di coerenza 😉 ). Ma Walter mi è piaciuto: mi è piaciuta la sua idea di “metterci la faccia“, (sul serio, non solo dietro ai Social), di essere leggero con la sua macchina da scrivere e poter continuare a comporre i suoi testi ovunque ed in qualunque momento, mi è piaciuto il suo modo di porsi spontaneo, non da scrittore finto-disagiato-moderno-fricchettone-intellettuale. Poi magari è tutta un’operazione di marketing (“essere “magro da far paura” è propedeutico al lavoro di Scrittore per strada: suscitare tenerezza è il primo passo per vendere un libro“, dice…io quindi con il mio culone non sarei adatta, poco credibile 😛 ) , ma a guardarlo avrei detto di no (e poi per fare queste cose fingendo devi essere super bravo, sai che palle sprecare parole&sorrisi tutto il santo giorno?!?)  😉IMG-20151110-WA0002[1]

Per incrociarlo nelle varie città basta mettere un LIKE sulla sua pagina e magari fare un salto anche sul blog. E’ aperto agli inviti: in libreria, di fronte al tuo negozio o “sul marciapiede sotto casa tua“! A Firenze ci capiterà ad aprile…e fino alla fine del tour non sperate di trovare i libri online! 😉

Book Vs Ebook?

geekgirlL’automobile ha sostituito la carrozza, ma non ha mai sostituito la bicicletta“. Ha esordito più o meno così Teresa Porcella, docente di Progettazione editoriale presso la Scuola Internazionale di Comix, libraia e autrice di libri per bambini, ad una delle lezioni di politica editoriale organizzate da Nardini Bookstore a Firenze. Si parlava dell’ormai aperta lotta tra cartaceo e digitale.

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Devo ammetterlo, amo la tecnologia, vivo sui social, lavoro nel web, ma per quanto riguarda i libri sono ancora una maledetta nostalgica. A me piace la carta, piacciono i libri, il loro essere massicci o super-fini, il profumo, il rumore delle pagine che si girano, le copertine, l’averli in giro disposti per casa e poterli guardare, prendere, rileggere e rileggere quante volte voglio. Io ai libri gli voglio bene. L’oggetto libro mi incanta, ancora di più da quando ho capito e scoperto il reale sbattimento per metterlo al mondo…e sul mercato. Ma il mondo va avanti, la tecnologia avanza e se gli ebook reader e le edizioni digitali stanno conquistando parte di questo mercato editoriale un motivo ci sarà: sono pratici, spesso interattivi (ebook 3.0) e ne puoi avere tantissimi a portata di mano. Sempre. Grande comodità, quindi, soprattutto quando si viaggia o si sta via per molto tempo. Come se ci fosse bisogno di portarsi 30 libri per forza…o come se non si potesse approfittare di un’escursione in una libreria locale per acquistare una nuova lettura all’occorrenza…457c37cbc4fee3572cbabe331d626908Ma il marketing regna sovrano sopra ad ogni cosa e ci ha inculcato questa necessità in mente, giocando anche su argomenti degni di una riflessione: ridurre il consumo di carta, che è cosa buona e giusta (cosa che, secondo me, si potrebbe agilmente risolvere semplicemente producendo meno libri), la praticità, onesto valore aggiunto, la possibile fruizione di contenuti multimediali all’interno di un e-book, tipo ingrandire immagini, cliccare su un QR code e fruire di ulteriori contenuti: ed io mi domando, è sempre un libro o è diventato altro, tipo una App o un sito web interattivo? E soprattutto, cos’è oggi un libro?!?f0082aa16be8378a5664d28bf3cf3836

Marzullianesimo a parte, credo che questa lotta sia senza senso.Sono gusti ed abitudini, e sui gusti non si discute (e non si lotta, o almeno non si dovrebbe)! Credo che le librerie non moriranno mai e che il cartaceo non sparirà mai del tutto. Questo perché certi tipi di libri sono come le biciclette: sono esperienze che vanno oltre il loro scopo, che hanno il compito di farti apprezzare il percorso invece che la destinazione, che creano interazione e soprattutto relazione. Certi libri sono dei potenti strumenti di relazione: provate a sostituire i libri per bambini con degli ipad. Dove va a finire la scoperta, il tatto, il gioco, l’essere affezionato alla mamma che sfoglia le pagine e legge una storia all’infinito, all’inventare ogni volta un racconto diverso solo guardando le figure? fad64da7f457387ef93998f6d0950bbf

Non si può. E se convivono serenamente auto e bici, possono tranquillamente coesistere libri & ebook. Che ne dite?76d4bdb981a195e9f2b2fa4146ddc100