Prova Costume #8: (S)truccati!

Il waterproof è una trappola! Il trucco in estate dovrebbe essere messo al bando e invece ci sono persone, tipo mia madre ma  sono sicura che non sia la sola, che chiamano e dicono “lo so che è estate, ma dopo i 40 non te ne puoi mica andare in giro struccata!” (ma che è questa storia dei dopo i 40?!? Che prigione mentale, io mi rifiuto). E via con il trucco estivo, che non è quello delicato ed appena accennato della sera, no, è quello che si mette anche di giorno, con il sole in faccia, con il caldo, con l’afa, con l’umido e prima di andare al mare. Prima di andare al mare?!? Sì, certo, perché una donna deve sempre essere perfetta e guai se l’occhiaia della sera prima fa capolino dall’occhiale specchiato, non sta bene; guai se lo sguardo non è tirato su con un ottimo mascara waterproof, ovvero resistente all’acqua e se la bocca non è accentuata da un naturalissimo lip-balm color rosa carne. C’è chi immola la naturale bellezza a favore di eyeliner, matite, correttori, ombretti e pure blush per ravvivare il colore mentre stanno sul lettino ad abbronzarsi e mettersi crema solare sopra a tutta questa tavolozza di polveri…fino al momento in cui il sudore non comincia a scombinare il lavoro fatto. Le gocce scendono e solcano la crema colorata (che in estate si usa quella, meglio se fornita di fattore protezione solare) che magicamente svela a strisce il vero colore della pelle, l’ombretto si incolla alla palpebra che rischia di rimanere chiusa, dopo il terzo bagno la matita comincia a scendere, il rossetto ha sconfinato oltre i confini della bocca…meno male il mascara ha resistito! Ah no, nemmeno lui: un granello di sabbia è finito nell’occhio e a furia di strusciare è andato disperso in faccia. Una maschera crollata, una dipinto scomposto, un tentativo di abbellimento finito in rovina. Dovresti pensare di lasciar perdere, che in estate il trucco anche no, magari la sera, ma di giorno ci possiamo permette di essere naturali, serenamente imperfette, segnate dal tempo che passa a prendere energia dai raggi solari…e invece no, il beauty con tutto il necessario è nella borsa del mare. Basta uno specchietto e tutto torna in un perfetto ordine artificiale. Che fatica!!! 😉


Illustrazione di Enrica Mannari 

E con quest’ultima “prova costume” vi lascio a questo primo lunedì di settembre. Questa micro parentesi estiva è stato un modo per me (e spero anche per voi) per riflettere su quante paranoie ci facciamo noi donne in estate (e non solo) e su come potremmo stare più serene accettandoci veramente per quello che siamo e per come siamo, liberandoci da immagini imposte e da una società che addita anche un pelo di troppo. Grazie a chi ha letto, commentato e condiviso questa piccola rubrica durante le vacanze; chi se l’è persa può recuperare leggendola (è sempre qui sul blog). Un grazie speciale a Enrica che mi ha accompagnato con le sue illustrazioni in questi miei pensieri, interpretandoli magistralmente dopo ogni lettura del pezzo. Vi posso solo anticipare che, se vi siete affezionati a questa “coppia” e a questa rubrica, qualcosa di simile sarà in giro su carta a partire da ottobre…poi vi dirò dove. Intanto buon inizio del mese e di settimana. Da venerdì torna Morgatta Lo Sa, sul blog, su radio m2o con LaMario e…

…ve lo dico venerdì! 😉

Prova Costume #7: Ascella Pezzata (che non è il nome di un capo indiano)

Sgoccioli. Appiccichi. Grondi. Piccole gocce non imperlano solo la fronte, solcano ogni singolo angolo del corpo, da quello più visibile fino all’anfratto più nascosto. Perché in estate ci sono dei giorni in cui è impossibile smettere di sudare. La mattina ti alzi dal letto già in una pozza, con la sagoma umida che rimane ad aspettarti sdraiata sulle lenzuola; accendere i fornelli per il primo caffè è una tortura, la sensazione è quella di avere tutti i termosifoni accesi, mentre il sudore continua a colare imperterrito, senza sosta! E se nuda non resisti, vestita non se ne parla nemmeno; dopo un minuto qualsiasi cosa si comincia ad appiccicarsi addosso ed accade il terribile inconveniente: la pezzatura!!! Gore di sudore si allargano a macchia d’olio; sono le ascelle ad aprire le danze, macchiando t-shirt e abiti muniti di maniche, poi ci si mette il sotto-tetta, poi la pancia, poi la schiena, fino ad arrivare a segnare la zona dei glutei. Quando anche i polpacci sudano è il segno che la zuppa è pronta!!! Sudare in casa è fastidioso, in pubblico è peggio, quando sei a cena con lui…è un disastro al limite dell’imbarazzo, soprattutto quando suda la zona baffo (perché notoriamente alle donne non è concesso sudare troppo, figuriamoci pezzarsi). Parli e sudi, stai ferma e sudi, balli e ti conci come una che è uscita da un’ora e mezza di spinning, tante volte ci sta per scappare un po’ di sesso selvaggio e…”no, via, non si può fa’, fa troppo caldo“! Provi ad immobilizzarti, meditando con la famosa tecnica zen del “se non ci penso non succede“, ma chiaramente non funziona. L’unica soluzione è la doccia, che vorremmo avere incorporata addosso, unico rifugio possibile al quale ricorrere ogni mezz’ora non per diletto ma per necessità. Però alla lunga finisci per odiare anche quella, che lavarsi va bene (e mi raccomando di ‘sti periodi), però mille docce al giorno ti alterano…il Ph. Altro che acide poi! Quindi stai lì e sudi; perché in estate, come la giri la giri, sei sempre mezza! 😉

Illustrazione di Enrica Mannari

 

Prova Costume #6: Scarruffate!

Il capello d’estate non sta!!! O meglio, sta dove gli pare a lui, che non è mai dove vorresti tu! Gli agenti climatici di questo periodi hanno la meglio su spazzola, pettine, piastra e parrucchiere. Non si salva nessuno. Le lisce si scombinano sotto il vento salmastro e le sudate all’ombra del sole; il riccio si secca, si increspa, si annoda e vira pericolosamente verso i rasta; i capelli mossi si muovono ancora di più o cominciano a lisciarsi, distrutti dall’afa e dall’umidità notturna; quelle con i finissimi spaghetti se li ritrovano completamente attaccati alla cute, bagnati da ettolitri di sudore; i capelli colorati poi, aiuto, dissolvono pigmenti in mare, in piscina, sotto la doccia, lasciando tracce dalle forme inquietanti pure sull’asciugamano da spiaggia. Non ce n’è: il capello d’estate non sta! Il corto si appiccica e si sporca velocemente, il lungo subisce continue violenze, intrappolato per mesi da elastici, pinze e forcine: qualunque cosa, basta che non solletichi collo, spalle e schiena…che FA CALDO!!! Eppure ci sono donne che non si arrendono e continuano a combattere l’anarchia capillare con tutti i mezzi possibili, torturandosi  con asciugacapelli e spazzola per interminabili quarti d’ora alla ricerca della piega perfetta che puntualmente dura tre minuti. A poco servono le dose massicce di gel, lacca e prodotti più o meno chimici per mantenere l’acconciatura. Basta un soffio di vento, una goccia d’acqua o la mano del fidanzato che sbadatamente sposta la molletta…ed il caos torna. Anche i parrucchieri d’estate si arrendono, nonostante siano sempre ben disposti ad accontentare tutte le preghiere e richieste di aiuto. Tanto vale arrenderci anche noi alla sola ed unica piega estiva dei capelli: AD CAZZUM. Che, se assecondata con acconciature selvagge, fiori, lacci e piume nei capelli, fa anche tanto stile…;)


Illustrazione di Enrica Mannari 

Prova Costume #5: Strike the pose! (Aiuto)

Faticoso riuscire a trovare una posizione decente al mare: la donna in spiaggia o sullo scoglio è sempre inquieta. Non importa se pesa come quando frequentava la quinta liceo o se i kg con gli anni sono triplicati; dopotutto le paranoie non hanno un peso reale, sono direttamente collegate con la bilancia mentale che le produce. Ed una volta in costume tutto si amplifica: i rotolini diventano tantissimi quante le pieghe di uno sharpei cucciolo, la pancia raddoppia, la cellulite esce anche dal cuoio capelluto. Quindi comincia la danza delle posizioni, studiate nel dettaglio affinché tutto sia al suo posto, nella migliore versione possibile. La prima ammissibile è quella sdraiata: a pancia in su tutto si appiattisce, meglio se le tette sono in grado di reggere alla forza di gravità, che se si separano e cascano ai lati come le orecchie di un cocker non è bellissimo; con una gamba piegata e una distesa il tutto assume dei contorni più sexy, l’ombra dell’una oscura i difetti dell’altra ed il gioco è quasi fatto. Fino al momento in cui arriva un amico a salutarti e sei costretta ad alzarti e metterti seduta: è lì che se sbagli l’incrocio delle cosce la buccia d’arancia salta fuori a salutarti, la stronza! Il modello indiano strizza da entrambe le parti, il modello pin-up sembra carino ma in realtà comprime i vasi sanguigni, affogandoli pericolosamente, in ginocchio non se ne parla nemmeno che dai lati straborda tutto (è la posizione preferita dai produttori di bikini per i loro servizi fotografici, ma loro truffano con i ritocchi a posteriori). Allora provi a stare seduta con le gambe allungate in avanti; sembra che tutto vada bene ed è mentre tiri un respiro di sollievo che vedi la pancia rilassarsi pericolosamente e no, non sta bene. Partono così pericolosi attimi di apnea in cui gli occhi rischiano di schizzare fuori dalle orbite, ma chi se ne frega, i rotolini sono sotto controllo; per sembrare più sciolta le braccia si appoggiano indietro, meglio se inarcando un po’ la schiena per tirare su il petto. Una situazione di una scomodità assurda, in cui devi solo pregare che l’interlocutore non abbia voglia di confessarsi per lungo tempo, altrimenti il giorno dopo tocca chiamare l’ortopedico. Quando finalmente se ne va è l’ora della passeggiata lungo la battigia, altro momento che mette a dura prova, perché anche se non ti guarda nessuno, l’impressione è che ti guardino tutti; ma non uno sguardo normale, una radiografia a caccia di difetti. Ed ecco di nuovo la pancia ritrarsi, il petto alzarsi, il culo viene che spinto leggermente in fuori, i muscoli delle gambe richiamati all’ordine, le spalle basse ed il mento in alto. Tutta questa fatica immane sperando di avere un atteggiamento disinvolto, passo dopo passo, sorridendo con le amiche fino al momento in cui incroci LUI con lo sguardo nello stesso istante in cui inciampi nel castello di sabbia…e torna fuori tutto. Ed è in questi momenti topici un cui capisci che solo un sorriso ti salverà. Anche dalla fuoriuscita dei rotolini!!! 😉


Illustrazione di Enrica Mannari www.enricamannari.com

Prova Costume #4: Al mare “con le tue cose”!

Che le mestruazioni siano una punizione divina ormai lo sappiamo tutti, il che conferma al 100% che Dio o chi per lui è uomo e parecchio dispettoso (per non dire stronzo che mi sembra un tantino blasfemo), altrimenti uno scherzo del genere non ce l’avrebbe mai fatto. Oltre ad importunarci ogni 28/30 giorni, sconquassarci ormonalmente almeno 10 giorni al mese e renderci insopportabili e brutte dai 3 ai 5 giorni, rompono le palle anche al mare! C’è chi le vive meglio e chi peggio, fatto sta che danno noia, talmente noia che c’è chi prende le ferie facendo calcoli precisi affinché schivino il maledetto “periodo”. Ci sono le sportive, che non si lamentano e non ne fanno una tragedia:  usano la famigerata coppetta che fa il suo dovere senza farsi vedere e zompettano allegramente nude sugli scogli (nude con le mestruazioni? Sì, si può!). L’amica che usa i tamponi la guarda con un po’ di invida, mente lei impazzisce perché non vuole che quel simpatico filino azzurro fuoriesca dal costume. Per questo motivo si guarda e si fa controllare dall’amica ogni volta che si alza dall’asciugamano per andare a fare il bagno e anche quando esce dall’acqua (che si sa, le onde spostano tutto) e pure quando si sposta: il filo è un’ossessione che se sei in compagnia di un uomo può rasentare la paranoia!!! L’altra amica, quella vintage, è ancora vittima dell’assorbente esterno e se ne sta lì con il suo pantaloncino od il pareo opportunamente arrotolato in vita; ogni volta che deve andare in mare deve fare un pit stop alla toilette sia all’andata, per rimuovere, sia al ritorno, per rimettere: una tortura. Lei al mare dove non c’è un bar in quei giorni non ci viene mai. L’amica del salva-slip invece ci viene; temeraria prende il minimo indispensabile di precauzioni, “tanto con il mare il flusso si blocca” (ecco, io questa cosa non ho ancora capito se è una leggenda o è la verità). C’è poi lei, triste e sconsolata, che al mare “con le sue cose” non ci si accosta nemmeno: troppo scomodo, troppi dolori, la pancia gonfia, la ritenzione, il sole che brucia il doppio, i bambini che urlano troppo, la sabbia che è troppo sabbia, l’acqua che è troppo bagnata ed il casino che è sempre troppo casino. Sì, i cicli ormonali ci rendono insopportabili anche d’estate. Ma provate a sopportarli voi i cicli ormonali d’estate…

Illustrazione di Enrica Mannari.

Prova Costume #3: Allaccia-Slaccia

Non trova pace. E’ irrequieta, si muove, cambia posizione ad intervalli regolari e ben cadenzati, ma soprattutto si allaccia e slaccia in continuazione. Le fanatiche dell’abbronzatura sono in lotta costante con i lacci del costume, fin dai tempi della seconda adolescenza (ma anche prima, quando cercavano di attirare gli sguardi dei primi maschi). Che si tratti di un balconcino sagomato o del triangolino più sciatto non fa differenza: il costume è il nemico, lo odiano a prescindere. Prima lo allacciano dietro al collo, poi lo slacciano e lo legano dietro (eh, sennò vengono i segni dei fili davanti); poi si girano, lo slacciano e lo legano davanti (eh, sennò mi viene quel brutto segno sulla schiena); poi si rigirano ed hanno escogitato un sistema per non legare proprio i lacci facendo in modo che il costume rimanga in perfetto equilibrio sulla tetta, praticamente una magia che sfida le leggi della fisica (eh, così il segno davanti è piccolo). Questo è solo per quanto riguarda il pezzo di sopra, ma la lotta continua anche con il sotto, dove esistono varie scuole di pensiero. Le arrotolatrici sono artiste dell’origami-del-costume; loro comprano lo slip normale e poi lo arrotolano ai lati, lo arrotolano sopra, lo arrotolano dietro e lo trasformano in un perizoma; stupita dall’incredibile manualità, le guardi domandandoti come mai non abbiano comprato direttamente un filo interdentale…Le annodatrici, invece, optano per lo slip con i laccini, che poi slegano e rilegano a seconda del momento: lo stringono quando vanno a fare il bagno (eh, sennò cade), lo allentano quando stanno in piedi (eh, sennò stringe) lo ri-allentano quando sono sdraiate (eh, sennò mi viene il segno troppo grande). Per questo ultimo motivo sono diventate specialiste di un gioco singolare eseguito con l’avanzo dei lacci laterali: non ci fanno il classico fiocco (eh, che poi mi viene il segno largo), non ci fanno un nodo (eh, se no con il sale poi non mi si snoda più, e non sia mai), ma un complicatissimo gioco di arrotolamenti multipli affinché il laccio diventi tutt’uno con la mutanda. Un lavoro di fino tra sopra e sotto che tu le guardi e pensi, in sequenza: A-come fanno a non impiccarsi con tutti quei fili; B-che fatica e infine C-ma se te la devi menare con ‘sti segni e con l’abbronzatura non è meglio se quel costume te lo levi?!?

Prova Costume #2: le (cosce) struscione!

Si toccano. A volte si abbracciano. Spesso si baciano con forza, legandosi una all’altra in un amore senza fine. Peccato che quel volersi bene così intenso provoca fastidio, a volte dolori accompagnati dalla pelle che si infuoca. E così l’estate per le portatrici di cosce struscione diventa una maledetto incubo!!! Chi non ha le gambe da fenicottero o sottili mazze di scopa sa benissimo cosa significa in questa stagione portare in giro le cosce che sfregano le une con le altre con queste temperature da fornace: NOIA e FASTIDIO! In inverno la storia è differente, basta tenerle separate  con un paio di pantaloni e loro si sfiorano appena, rimanendo vicine ma opportunamente lontane, senza contatto diretto. Perché è il contatto diretto che (s)frega: basta una gonna, corta o lunga che sia, un abito o un pantalone con il cavallo basso e via libera ad irritazioni ed arrossamenti. In costume poi la cosa peggiora, per via del sale e dell’acqua di mare che aggiunge ulteriore attrito tra le due amiche/nemiche/sorelle. La soluzione? Non c’è. O meglio, si può tentare di separarle, allontanarle gentilmente o non farle litigare, preferendo gli shorts alle gonne o qualcuno addirittura suggerisce di indossare pantaloncini corti/calze corte o un nuovissimo accessorio super-sexy (?) che pare stia spopolando negli Stati Uniti: le bandalettes. Praticamente un mix tra una giarrettiera gigante e l’inizio di una calza autoreggente, in comodo pizzo che si incolla perfettamente alla coscia e che non casca nemmeno su invito (c’è da domandarsi se all’occorrenza scivola via o rimane inchiodata lì…). Insomma, questo amore va stroncato sul nascere, ma siate coscienti che appena si rivedranno, continueranno a strusciarsi appassionatamente!

Prova Costume #1: guerra al pelo!

Sono sempre in agguato, onnipresenti anche quando nascosti, infingardi, malandrini e anarchici. I peli sono il nemico numero uno dell’estate…e delle donne. Che fino a quando sei coperta li tolleri e ci convivi, quasi gli vuoi bene perché in fin dei conti quello strato in più durante i mesi invernali fa comodo; ma quando arriva il momento in cui la pelle esce allo scoperto, inizia una guerra feroce dove tu, in ogni caso, ne uscirai sempre sconfitta. Che tu usi lametta, ceretta, caramello, riti vodoo o scotch da pacchi loro, prima o poi, ri-escono sempre. Le strategie adottate sono infinite, degne di una campagna militare in piena regola: c’è chi lotta continuamente, in un attacco costante che si traduce in colpi di lametta ogni volta che mette piede sotto la doccia; c’è chi adotta un atteggiamento subdolo, coltivandoli contando i giorni che mancano alle tanto desiderate ferie e poi lasciandoli estirpare con forza all’estetista di turno dotata di ceretta bollente e mani veloci; c’è chi preferisce avvelenarli con creme velenose e chi ama ricorre alla meccanica masochista delle macchinette-strappa-peli. I quintali di caduti che si riversano negli scarichi delle docce, però, sono peggio dei Gremlins: ne estirpi uno e ne ricrescono almeno 3. Possono passare 48 ore se se la prendono comoda, ma già dopo 24 iniziano a far sentire la loro fastidiosa presenza; e tu ti danni e ricominci a lottare, affinché non spuntino dal nuovo bikini o non rovinino la serata romantica con scomode carezze contropelo cartavetrate. I generali stanno elaborando armi di distruzione di massa definitiva a forma di laser o luci stroboscopiche in grado di eliminarli per sempre…ma chissà se quel per sempre funzionerà per sempre?!?


Illustrazione di Enrica Mannari.

DON’T FIGHT WITH YOUR FUR!!! 😉

Vita da mercante/Elogio dell’itineranza

C’è chi cerca la stabilità una vita intera e c’è chi si sente stabile solo in movimento. Nomadi, itineranti, costantemente in moto, si spostano da una parte all’altra con il proprio mondo dietro. Che poi non è mai un grande mondo appesantito da quintali di cose, ma un piccolo universo leggero, facilmente trasportabile ed essenziale. Il mercante viene dal passato, inventore delle primordiali forme di commercio prima che le botteghe e poi i negozi prendessero il sopravvento, ma ormai fa parte del presente, dove mercati e mercanti sono diffusi ovunque. Un salto indietro che è anche un salto in avanti, perché con l’itineranza del mercante si imparano un sacco di cose

Sono a Ibiza da un mese e mezzo ormai e sto facendo la mercante. Dopo aver avuto un meraviglioso Concept Store in centro a Firenze, dopo i temporary store più leggeri e rapidi, approdare ai mercati mi sembra un’evoluzione, un andare avanti verso uno stile di vita che più si adatta alla me di adesso. Con la meraviglia e gli sbattimenti del caso. C’è la sveglia che suona sempre troppo presto, c’è il movimento fisico del carica e scarica ogni giorno, c’è allestire e disallestire ogni giorno che suona ripetitivo ma non se ogni volta diventa un nuovo spazio, un nuovo “mini negozio” che nasce e muore nel giro di poco tempo e che non è mai uguale a se stesso. Può destabilizzare o può stimolare, dipende da come lo prendi 😉 

La vera cosa bella dei mercati sono le persone, dai vicini di banco che incontri la mattina presto e con cui scambiare parole ancor prima di aver preso il caffè, fino all’ultimo cliente che ti racconta vita, morte e miracoli. Osservare i passanti distratti, le coppie che camminano, interloquire con gli ammiratori, raccontarsi e farsi raccontare, scoprire connessioni vicine e conoscenze comuni con impensabili avventori, segno che il mondo non è poi così grande come sembra (o anche segno che Ibiza fa buca e che da qui ci passano tutti). Ci sono vecchi e giovani mercanti, signore e signori, ma l’età non è un limite, anzi, tutti si confrontano con tutti, i veterani che si prendono cura dei nuovi entrati, che abbiano 20 anni come 60…e vi assicuro che ho conosciuto più “sciure” mercanti in questo mese che giovani. Ci sono i pirati e quelli in regola, quelli con il posto fisso e quelli che sono settimanalmente appesi al filo del “sì, c’è posto” o “no, torna a casa“, quelli che lo fanno per hobby e quelli che lo fanno per buscarsi la vida, così, ingegnandosi, creando, lavorando con le mani e con la creatività portata dal loro essere nomadi, dal viaggiare, spesso solo a bordo di una macchina trasformata in una casa su 4 ruote. 

E quando stai a contatto con queste persone in questi contesti si impara. Si impara la leggerezza e l’essenzialità. Il mercante deve avere tutto, ma non deve essere pesante. Agile e versatile, perché ogni posto in cui si reca ha delle peculiarità che lo spingono ad adattarsi in ogni situazione. Si impara a parlare con tutti, a mescolare le lingue ad ascoltare le storie degli altri mercanti e quelle dei clienti che si incontrano in giro. Si impara a sorridere, ad uscire dal proprio guscio e a fare gruppo, così che ogni mercato diventa una piccola famiglia allargata dove ci si può aiutare gli uni con gli altri (con alcuni, altri fanno i mercanti come se fossero negozianti…chiusi nelle loro pareti fatte di tende). A volte penso che vorrei avere di nuovo uno spazio mio, stabile, dove progettare e condividere; poi immediatamente mi passa la voglia e penso che vorrei muovermi ancora di più. Forse mi serve una stabilità dinamica, che in fondo la vita è movimento. O forse dovrei ricercare la stabilità al di fuori di ogni luogo fisico. Nel frattempo sto dove sono e mi godo l’itineranza del mercante…

Uomini parlanti (sfatiamo il mito dell’uomo muto)

Uomini e donne sono diversi, e su questo penso che nessuno possa obiettare, se non con il fatto che apparteniamo tutti alla stessa specie: animaletti umani. Ho sempre invidiato il pragmatismo maschile, ho esaltato la funzionalità del pensiero binario e anche la tendenza a non sprecare quintali di parole sciorinando interminabili discorsi. Ecco, su quest’ultima convinzione/affermazione temo di dover dissentire, nonostante… “Uno studio dell’Università del Missouri, pubblicato su Child Development, ha analizzato le differenze tra uomini e donne in fatto di confidenze: non ci sono dubbi, gli uomini, per una questione di pratico pragmatismo, non vogliono sprecare tempo sfogandosi.” E’ una gigantesca cazzata. O meglio, è un cliché che non corrisponde più tanto alla realtà; la prova scientifica del maggior utilizzo dell’emisfero sinistro (razionale) e di qualcosa insito del DNA si deve ridimensionare di fronte alla realtà di esseri maschili che parlano più di mia mamma quando telefona ai parenti del sud la domenica mattina (e vi assicuro che mamma parla tantissimo, la domenica poi…).

Gli uomini parlano. Un sacco. Quando parlano delle loro passioni potrebbero starci a ore, quando parlano di calcio non si fermano un secondo, quando parlano di femmine e di conquiste parlano sempre più del dovuto (a volte anche ricamando sopra delle storie al limite del credibile) e anche quando esternano problemi di cuore non si risparmiano. Parlano in situazioni congeniali, ovviamente, non sotto minaccia e nemmeno sotto espressa richiesta acida della fidanzata di turno inalberata per qualche motivo; spesso non rispondono a domanda diretta, ma quando hanno voglia tirano fuori qualsiasi cosa, dai racconti goliardici fino alle paure più nascoste. Perché non è nemmeno vero che gli uomini non si fanno seghe mentali, che non si attorcigliano sui pensieri o che non elaborano sentimenti. Se le fanno eccome, spesso portando alla deriva la mente, vagando in meandri inesplorati che forse non era il caso di esplorare proprio in quel momento, analizzando in maniera fin troppo scientifica certe situazioni che in realtà sono semplici e lineari. Anche il maschio si arrotola sui pensieri, solo che quando si rompe gli basta una birra e quattro cazzate e gli passa tutto. Almeno per un po’…

Lo studio ha infatti proprio portato a galla che la sensazione di disagio che un problema crea, non diminuisce minimamente nell’individuo di sesso maschile dopo averne parlato – alle cavie è stato infatti chiesto esplicitamente di farlo, ma solo le ragazze ne hanno tratto beneficio.” Ed è qui che gli studi crollano: gli uomini non parlano per trovare soluzioni, parlano per esternare, per vagliare possibili soluzioni, ma di certo non per ricevere l’illuminazione di punto in bianco dall’interlocutore di turno (meglio se interlocutrice). Che magari poi arriva, ma non è quello lo scopo della chiacchierata. L’uomo loquace esiste, probabilmente è una razza che sta comparendo in virtù di modificazioni genetiche o solo frutto dell’evoluzione umana in cui finalmente l’uomo (e la donna) hanno capito che tenere le cose dentro non fa benissimo e soprattutto non porta da nessuna parte. Poi si chiude a riccio pure lui, soprattutto se intimato dalla classica domanda/minaccia “Dobbiamo parlare“. Ecco, questo è il modo per tenerli muti ed impauriti in un angolo!

L’uomo parlante esiste e ne ho le prove, viventi, parlanti e con una discreta quantità di paranoie e pensieri. L’uomo parlante si ascolta volentieri, a volte fa ridere, altre volte fa riflettere, in ogni caso c’è sempre un confronto. Altre volte invece parla talmente tanto che gli vorresti mettere un silenziatore, ma in fin dei conti meglio un uomo che parla tanto di uno che non ha niente da dire…  😉