Non è finita fino a che non è finita (ma prima o poi finisce)

La verità è che, prima di fare questa ennesima fuga su un’isola (no, non sono a Ibiza, sono a Maiorca, tanto per valutare altri luoghi), avevo scritto un post di saluto al 2016: è stato un anno importante, pieno, impegnativo, destabilizzante, sfiancante ma anche illuminante e carico di soddisfazioni e quindi lo volevo salutare, così…in fin dei conti Saturno si è levato di torno, e me ne sono accorta, nel bene e nel male. Mi ero messa George Michael di sottofondo (sono nostalgica e figlia di quegli anni lì, che ci possono fare), il foglio nella macchina da scrivere, inginocchiata al tavolino davanti la finestra guardando il mare piatto in lontananza…in pigiama, con la stufa a gas da una parte e la tisana drenante dall’altra. Era tutto pronto e programmato, non avrei dovuto rimettere mano al post e mi sarei dovuta godere la vacanza. E stava filando tutto liscio…
fullsizerender-15

Poi oggi, scorrendo le foto su instagram, ho appreso la notizia della scomparsa decisamente prematura di una persona non troppo lontana da me, anzi, molto presente nei miei primi anni a Firenze; non era un amico, gli amici con la A maiuscola sono sempre meno, ma uno del “giro” e a quei tempi eravamo sempre gli stessi e ci conoscevamo un po’ tutti; scambi di battute, serate, belle vibrazioni e anche qualche discussione. Ecco, questa notizia mi ha scosso. La morte, in genere, mi scuote (sì, lo so che bisogna imparare a “lasciare andare”, ma al momento non mi sento molto ferrata sull’argomento). E questo 2016 di persone ne ha portate via parecchie, più o meno famose, più o meno vecchie, più o meno innocenti, più o meno vicine. “Ricordati che devi morire“, ripeteva l’omino in “Non ci resta che piangere“; e non ti preoccupare quest’anno me lo sono ricordato fino all’ultimo. Mi ha ricordato, la stronza, che su questa terra siamo volatili, dotati di data di scadenza, che siamo a tempo determinato (non si sa bene da chi) e soprattutto che…

fullsizerender-14

Ecco perché è bene non sprecare tempo, non rimandare, non nascondere sentimenti e intenti, non reprimere desideri, non lasciare che le cose vadano perché vanno (o non vanno, ma tanto “ormai” le facciamo andare), non fare programmi a lunghissima scadenza che non si sa mai, non tenere quel messaggio nel telefono aspettando il momento giusto, non far scorrere la vita senza vivere davvero, perché il domani è veramente rapido e a sparire dalla faccia della Terra nella forma e nel modo in cui siamo adesso ci vuole veramente un secondo. Retorica? No, realtà. Concetti scontati? Certo, talmente scontati che a volte ci arrotoliamo dentro a futili paranoie perdendoci quel che accade fuori dal nostro cervello. Ed è orribile che a ricordarci la vita sia sempre la morte, ma dopotutto non sono facce della stessa medaglia?

img_3710

Lo so, qualcuno si starà toccando le palle, chi non le possiede si starà attaccando al ferro, al corno rosso o al ferro di cavallo; non voleva essere una gufata la mia, ma solo una riflessione e l’AUGURIO, a me e a voi, di riuscire davvero a vivere a pieno il presente, il famoso QUI&ORA di cui tanti parlano ma che è spesso scavalcato da una presuntuosa proiezione verso il futuro. Che il 2017 sia l’anno del PRESENTE, del FARE e del muovere il culo (per davvero)! Cin cin… 😉

E come si dice…”buona fine e buon inizio“!!!

Essere single costa!

Single è bello, single è uno stile di vita, single è non dover pensare per due, single è libertà, single è un paradiso. Ma come tutte le cose belle ha un maledetto rovescio della medaglia: essere single costa. Non sto parlando di sacrifici sentimentali, di solitudine emotiva o del prezzo sociale da pagare (che ancora la domanda che viene fatta più spesso ai single è “Quand’è che ti fidanzi?“, e tu alzi gli occhi al cielo pensando che se l’avessi saputo avresti fatto l’indovina e avresti potuto mettere una data di scadenza a questa situazione sentimentale economicamente provante). Essere single costa nel senso banalmente economico del termine. 

fullsizerender

Lo so, sono una persona orribile, ma in queste settimane, ritrovandovi in banalissime situazioni quotidiane, mi è capitato più volte di pensare al fatto che avere un fidanzato è un vantaggio…economico!!! (Il prezzo morale da pagare per questo a volte può essere può alto del valore economico reale, ma almeno per qualche periodo potrebbe essere un buon investimento 😉 ) Il mondo contemporaneo sembra accettare i single ed appoggiare il loro status, offrendo loro qualunque cosa, invece che nel comodissimo e conveniente “formato famiglia“, in un delizioso e caro “mono-porzione. Già, perché se siete in 5 in casa, meglio se sposati regolarmente e con almeno 3 figli, va tutto bene e vi facciamo lo sconto, mentre te, stronzo/a che vivi da sola nel tuo mono-locale te lo facciamo pagare di più. La mono-porzione c’è, ma costa il doppio! Meno quantità, prezzo maggiore: ma ti pare? Cornuti e mazziati, come direbbero dalle mie parti terrone. Single e Sbeffeggiati dai super-market. Ma non solo da quelli. Ci avete mai pensato che…

I monolocali costano sempre tantissimo. A volte più di un appartamento con tre stanze. (Roba che converrebbe prendere quello gigante e poi offrire le stanze libere agli avventori)

-Negli alberghi la stanza singola, in proporzione, costa più della doppia. (Eppure uno da solo occupa meno spazio, consuma meno luce, meno acqua e anche meno boccette di bagnoschiuma, ad esempio)

Quando ordini il cibo da portare a casa devi ordinare per 2, comunque, perché c’è il minimo di consegna e di solito con un piatto solo non lo raggiungi mai. E le spese di spedizione le paghi tutte tu.

Al ristorante i tavoli sono sempre PER DUE. L’opzione mono-posto è contemplata solo in pochissimi posti. Solitamente al banco (almeno lì si può importunare il cameriere di turno).

I mini-appartamenti delle vacanze sono sempre per due. Certo, te lo puoi prendere anche da solo/a, ma il prezzo non è che te lo scontano perché sei single. Quello è e quello rimane.

Il formato convenienza di alcuni prodotti ai single non conviene, che poi va a finire che scadono prima ancora di avere il tempo di consumarli.

La lavatrice non è da single. Sai quanta roba devi sporcare prima di farle fare un giro a pieno carico? (si potrebbero ammonticchiare abiti per settimane, ritrovandosi così un bel giorno senza mutande nel cassetto)

-Pare che i single siano anche i più tassati«La tendenza a colpire di più i single si manifesta da qualche anno, ma è la prima volta che finiscono così pesantemente nel mirino del fisco. A conti fatti, i single pagheranno almeno il doppio delle tasse rispetto a chi ha famiglia». L’analisi rassicurante si conclude con questa lieta previsione: i single sono penalizzati e rappresentano una categoria “border line” esposta cioè agli effetti a catena della crisi economica. PUPPA! Poi le famiglie avranno anche altre spese, ma insomma, già i single hanno le loro carenze emotive, se poi gli vogliamo anche prosciugare il conto in banca…fate voi.

fullsizerender-1

Allora lo vedi che non era solo una mia impressione? Sbandierano gli stendardi del #singlepride, ma alla fine fanno in modo che tutti, anche i single per scelta propria, desiderino avere una famiglia. Per amore, certo, ma pure per abbattere i costi!!!

fullsizerender-2

…Anche se spesso il prezzo da pagare può essere alto 😉

Avventure

#diarioibizenco #morgattaenibiza

IMG_0912

Da piccola avevo la passione per le “avventure: che fosse l’addentrarsi in un bosco oscuro senza il permesso dei genitori e facendo finta di essere inseguita da qualche cattivo (poi scoperto essere un boschetto anni a seguire) o l’esplorazione di ospedali e case abbandonate, il bisogno di lanciarsi in scoperte più o meno pericolose ha sempre fatto parte di me. Con l’età le avventure sono diminuite, soppiantate dallo studio, dal lavoro e dalle menate quotidiane che ti fanno giocare sempre meno, concentrata fino al midollo su quella che ti fanno credere debba essere la “vita” di un adulto medio occidentale. Fino a quando ho messo piede su quest’Isola quest’anno. Conoscendo le zone “note” molto bene (dopo 11 anni di pellegrinaggi vorrei anche vedere) e vivendo in mezzo alle montagne del nord, circondata dalla natura selvaggia, ho riscoperto e dato sfogo alla mia vena da avventuriera: voglia di conoscere, di perdermi, di esplorare le colline, di vagare in cerca di spiagge sperdute, di trovarmi in posti meravigliosi dopo aver faticato per scalare una collina di sabbia. Puntare una zona sulla mappa, ricercare un paio di informazioni veloci e partire, senza pensarci troppo, alla ricerca di quel posto preciso, godendosi il percorso, i momenti di incertezza, gli errori sul cammino, le scivolate sugli sterrati pieni di sassi, le viste mozzafiato su strapiombi vista mare di roccia sottilissima (quelli che se il terreno cede caschi e non ci sei più), l’incontro con indigeni vestiti di sorrisi (e nient’altro), infilandosi in vecchie torri diroccate e fantasticando su riti magici alla vista di focolai appena spenti. Bastano equipaggiamento leggero, occhi aperti per cogliere la bellezza e orecchie tese per ascoltare il silenzio di certe stradine dove, anche in pieno agosto a Ibiza, non trovi nessuno (amo il contatto con la gente, ma non con le orde indiscriminate di turisti e riuscire a ritagliarsi angoli solitari ogni tanto fa bene). Questa, per me, è magia. Ed il modo migliore per entrare in contatto con i luoghi: esplorandoli perdendosi. Perché in fin dei conti perdersi nella natura serve anche ritrovarsi.

Ecco alcuni posti dove mi sono AVVENTURATA (chiaramente non vi dico dove sono, chi vuole arrivare a certi luoghi li deve anche cercare) 😉

IMG_0564

IMG_1415

IMG_1434

IMG_1436

IMG_1452

IMG_1552

IMG_1547

IMG_1630

IMG_1641

IMG_1647

IMG_1648

IMG_1653

Convivenza

#diarioibizenco #morgattaenibiza

IMG_1527

La convivenza è quella situazione sociale che evito da tempo. Passati gli anni d’oro in compagnia con le mie amiche/socie/sorelle e levata quella settimana di vacanza all’anno in cui ti ritrovi per puro caso a condividere un appartamento con altre 3/4 persone al massimo, non ho avuto altre occasioni di convivenze. Volontariamente. Ho passato anni in solitaria, accompagnata solo dai miei morbidi, fedeli ed accomodanti esseri pelosi fatti a forma di gatto. Nove anni in cui mi sono abituata a condividere lo spazio con me, io, me stessa, l’altra me…insomma, con tutte le mie estensioni del caso. Ed improvvisamente eccomi a Ibiza negli ultimi tre mesi a convivere con diversi esseri umani: amiche di una vita, parenti appena conosciuti, perfetti sconosciuti che sono diventati famiglia nel giro di poco tempo. La paura di dare segni di intolleranza per via della circolazione continua di gente intorno ha lasciato il posto ad una piacevole sensazione di condivisione alla quale mi sono presto abituata. Ti abitui al buongiorno, ai sorrisi, alle cazzate dette di prima mattina, alla musica che accompagna le giornate, ai pranzi sotto al portico, a lavorare in compagnia, a dividersi i compiti, alla non perfezione dell’ordine supremo casalingo, a chi cucina al tuo posto tutti i santi giorni, pranzo e cena (grazie Tore e grazie Chica, siete stati come la mia mamma), allo specchio del bagno costantemente inondato di gocce (perché gli uomini quando si lavano la faccia sembrano cagnolini a pelo lungo che si scuotono) e anche a quella stramaledetta tazza che rimane alzata (il magico potere dell’isola è arrivato anche a non farmi sclerare per questioni che non possono avere soluzioni). Ti abitui alle coccole gratuite, a parlare di UFI mentre ti impalli a guardare le stelle raggomitolata sul divano, agli aperitivi improvvisati, alle porte sempre aperte, a condividere una stanza-cuccia in tre, a parlare piano quando gli altri dormono, ad avere sempre persone intorno e riuscire comunque ad isolarsi gentilmente, a fare le ore piccole seduti al tavolino raccontandosi aneddoti, a fare niente tutti insieme. Mi sono abituata alla non solitudine. E credo di aver scoperto il mistero segreto per la convivenza felice in gruppo (che in coppia non penso ancora di potercela fare): rispetto! Ed una casa con uno sfogo esterno importante 😉

IMG_1520

FullSizeRender-2

IMG_1522

FullSizeRender-3

IMG_1530

IMG_1519
IMG_1523

IMG_1526

Superare paure e limiti mentali dà un sacco di soddisfazione. Non solo ce l’ho fatta a non uccidere nessuno, ma ho il vago sospetto che tutto ciò mi mancherà. Parecchio.

Schermata 2016-08-03 alle 01.51.54

Quei sassi colorati nel nulla…

#diarioibizenco #morgattaenibiza

C’è una cosa che non puoi fare a meno di notare quando ti perdi guidando per le strade ibizenche (ah, e se non ti perdi a guidare tra i campi ti stai perdendo metà della bellezza di quest’isola): sassi colorati disseminati in qua e là. Grandi, piccoli, rosa, bianchi, blu elettrici, a terra, issati sulle collinette, singoli, accoppiati o impilati sfidando la gravità uno sull’altro. Sembrano segnali di una vecchia caccia al tesoro o indicazioni segrete di luoghi segreti o preziosissime feste nascoste. E invece no. Numeri civici senza numeri. Indicazioni stradali senza nome della via. Antiche usanze che rimangono ancora in uso, perché le strade di campo non sempre possiedono nome&cognome, tanto meno numeri. Esiste il nome della strada principale, esiste il numero del km ed esistono sassi colorati ancora usati come punti cromatici di riferimento per le indicazioni. Utili o inutili, a me queste macchie innaturali di colore tra le vie nascoste mi mettono allegria (e mi fanno venire voglia ogni volta di andare a vedere dove portano certe stradine). 😉 Se poi ci sono strani simboli disegnati sopraFullSizeRender-1

FullSizeRender-2

FullSizeRender-3

FullSizeRender-7

FullSizeRender

FullSizeRender-4

FullSizeRender-5

FullSizeRender-6

Varaderos: “garage” vista mare

#diarioibizenco #morgattaenibiza

IMG_0738

Esistono leggende di corsari, di pirati e di pescatori che hanno lasciato segni del loro passaggio sull’isola: torri di pietra incastrate tra le montagne, pozzi antichi nei pressi delle Salinas, grotte segrete abitabili e piccole casette disseminate lungo la costa. I varaderos (o embarcaderos) sono le “casette dei pescatori“, o meglio i garage dove si tengono le imbarcazioni con cui, ancora oggi, si va a pescare per lavoro o per diletto. Sono punti strategici, calette nascoste, villaggi segreti che formano delle isolate comunità lontane dalla spiaggia, dai rumori, dagli schiamazzi e dai turisti. Sono insediamenti di pietra e legno dai tetti piatti con scivolo che casca direttamente in acqua e dei piccoli moli che si infilano a mare

IMG_0663

IMG_0664

IMG_0673

Ognuna ha il suo stile, il suo colore, le sue comodità: dalle più semplici e spoglie a quelle iper-decorate con tettoie e tavoli per mangiare, fino a quelle con “terrazza” (che queste ultime siano legali o meno non si sa, ma sappiamo che esiste un’associazione per la protezione e legalizzazione di queste casette). I varaderos sono punti di ritrovo per le famiglie dei pescatori ibizenchi, da sempre dei privé vista mare impagabili (altro che i tavoli vip delle discoteche), oasi di pace a disposizione anche di coloro che vogliono scappare dalla confusione. Basta essere rispettosi, sorridere, chiedere permesso al pescatore di turno, dopotutto è pur sempre “casa” loro, ed impegnarsi a non lasciare nessun segno…

IMG_0967

IMG_0969

IMG_1124

IMG_1126

IMG_1127

C’è sempre del sano silenzio intorno, rotto appena dal rumore del mare e da qualche gabbiano avventore, il che li rende i miei posti preferiti per godermi il mare, la discesa privilegiata, un punto di vista diverso sulla costa e stare lì a leggere e scrivere immaginandomi un passato fatto di scorribande, insediamenti nascosti, rifugi e scappatelle d’amore al riparo di barche, cime e ancore arrugginite…ma con una vista mare da togliere il fiato! IMG_1131

IMG_1072

Una dimensione marina per veri amanti del mare. Altro che ville super lusso…

FullSizeRender

Il non-luogo

#diarioibizenco #morgattaenibiza

Nel delirio in cui viviamo, chi può dirci cosa è vero e cosa non lo è?

IMG_0896

Ibiza sarà l’unica a non scomparire quando la fine del mondo arriverà. L’ha detto Nostradamus. Es Vedrà è uno dei tre poli magnetici della terra. La luna è abitata dagli alieni, che sono, ovviamente, intorno ed in mezzo a noi. Tutti complottano. Le piramidi non le hanno costruite gli Egizi, ma hanno almeno 12.000 anni. E guarda caso sono costruite esattamente in corrispondenza degli astri. Un ventenne è un dono divino. Ci si può innamorare pazzamente anche a 68 anni. E la voglia di fare sesso non passa con l’età (almeno, a qualcuno no). Il burro con la “Maria” ti dà una simpatica sensazione di stordimento; se poi a colazione ci bevi anche il tè fatto con i semi di papavero sei a posto per tutta la giornata. Però se ti prendi anche tre pillole di guaranà al pomeriggio non ti viene mai più sonno. A Ibiza ci vogliono venire tutti, anche i più ricchi, perché qui possono fare quello che vogliono: tipo andare in Ferrari ma in mutande oppure girare nudi con il cappello di paglia ed il gilet con le frange. L’energia c’è, si sente, si percepisce; la nominano tutti, chi lo dice per sentito dire, chi ci crede, chi lo fa per moda. Però tanti, tantissimi, si drogano come se non ci fosse un domani…e ne parlano, in totale libertà. A Ibiza può succedere di tutto: la puoi sfangare con 20 € in tasca, puoi conoscere il milionario della tua vita, così come costruire contatti importanti. Ti puoi ritrovare a dormire nel negozio dove lavori, a condividere il letto con un pittore sognatore, ad avere un’attività in mano con pochissimi soldi in tasca. Ci sono le botte di culo, le occasioni e le sfighe. Ci sono i momenti di sconforto, gli inverni freddi, i giorni in cui non sai se mangi, ma la vita, qui, è sempre meglio che da altre parti. C’è confusione, c’è contraddizione, la musica a tutto volume, il silenzio, le puppe al silicone, gli italiani grezzi che inquinano l’isola, i russi maleducati, i ristoranti rileccati che ti spennano gratis. C’è tutto e non c’è nulla. Il fermento di una metropoli circondata dal mare, un polo magnetico dove tutti convergono per scelta spontanea: che sia dettata dall’amore per la natura, dalla necessità di alterarsi, dalla ricerca della la spiritualità o per vivere in maniera libera, non fa differenza. E’ un’isola che cattura chi ne sa cogliere l’essenza, che offre soluzioni esprimendo un desiderio, che accoglie le idee e chi ha voglia di fare, che abbraccia eccentrici personaggi con idee bislacche ma che tutti ascoltano senza puntare il dito e senza giudicare (almeno non subito). E sono questi personaggi con i quali vorresti passare giorni a parlare perché le loro storie e le loro vite sono più incredibili di qualsiasi sceneggiatura hollywoodiana. Dopotutto, a volte (e qui spesso) “La realtà supera la fantasia“…e questo è!!!
IMG_0585

IMG_0600

Qualcuno dice che “l’Isola moltiplica te stesso alla decima potenza: se lo fa con la tua parte migliore vivi nella meraviglia dell’onda positiva con tutta la forza che questo posto sa infondere, se lo fa con la tua parte peggiore…

JTBO3178

IMG_0451

IMG_0464

IMG_0476

IMG_0564

IMG_0860

Per il momento vivo seguendo l’onda (dalle sfilate di moda ai carri del gay pride fino ai workshop per bambini…tutto quello che desidero, lo faccio. In leggerezza). Buena Vida!!! 🙂

IMG_0821

IMG_0857

PDMK6025

La Finca della creatività

#diarioibizenco #morgattaenibiza

FullSizeRender-2

Erano anni che, venendo a Ibiza, mi perdevo nel guardare le finche spuntare dai campi di terra rossa o tra gli alberi, pensando a quanto mi sarebbe piaciuto averne una. La finca o casa de campo è la tipica abitazione “di campagna” bianca, bassa e con il tetto piatto, spesso circondata da giardini…o ettari di boschi (dipende dal budget, o dalla fortuna). Adesso sono a Ibiza da qualche settimana, una finca mia non ce l’ho (e la vedo dura visti i prezzi, a meno che non trovi un fidanzato locals che ne ha una di famiglia), ma al momento e per i prossimi due mesi vivrò in una Casa de Campo spersa nella montagna. I vicini più vicini non sono così vicini, intorno cantano galli, razzolano polli e asini ed è più facile incontrare una pecora per strada che un altro essere umano. Insomma, non sono nel casino! Sono felicemente isolata nel niente; una condizione ottima per lavorare, creare e produrre.FullSizeRender-4

Già, lo so che mi pensavate al mare a godermi la spiaggia, il sole e le birre al tramonto. E invece no. O meglio, non solo. I miei mesi di spostamento sulla Isla sono anche mesi di lavoro e di pratiche meditazioni per un futuro prossimo. Devo ammettere che la settimana appena passata è stata intensa, sia per me che per Enrica e Francesco, i miei amici che dividono la casa e questa avventura insieme a me. Una settimana di assestamento, di tempo incerto e non proprio caldissimo, di consegne e di lavori da finire; condizione ottimale per farti passare del tempo in casa senza farti prendere da troppe smanie. E se metti insieme un’ illustratrice, un fumettista e una scrittrice, li rinchiudi (in senso figurato) in una casa di campagna, dai loro delle scadenze da rispettare, questo è quello che succede

FullSizeRender-6

FullSizeRender-3

FullSizeRender-7

I fogli sono sparsi ovunque, dal tavolo della cucina a quello del patio, sono di qualunque dimensione e da loro spunta fuori di tutto: parole, mostri marini, fenicotteri e scarabocchi. Penne, pennarelli, matite, libri e colori hanno preso il posto del centrotavola in salotto. Ci sono più tavole di legno dipinte che asciugamani da mare in giro per la casa. Tra materia viva, forbici e disegni animati non mancano monitor e strani oggetti tecnologici a raccontare e documentare il tutto, a spedire mail e finalizzare progetti. Un delirante mondo affogato nel verde, coccolato dal silenzio e nutrito da pranzi e cene all’apparenza salutari. La finca, in pochi giorni, è diventata un laboratorio, uno studio all’aria aperta, un ambiente immerso nella natura dove le idee fluiscono di continuo. Insieme alle cazzate, ovviamente. 😉

FullSizeRender-8

FullSizeRender-5
IMG_0461Una dimensione nuova questa per me, costantemente abituata a lavorare da sola tra i quattro muri colorati della mia casetta a Firenze. Invece questo clima di cervelli e mani in moto, che lavorano per conto proprio ma nello stesso tempo si confrontano e si osservano, scambiandosi opinioni e dandosi consigli, mi ha fatto ricordare di quanto sia piacevole avere della compagnia stimolante intorno. Dalle cose nascono altre cose, da una parola un’illuminazione, da un disegno un progetto. A chiudersi nella propria bolla per concentrarsi e riflettere, poi, basta un attimo. A me la dimensione di questa mini Factory isolana che si è venuta a creare spontaneamente piace un sacco. Al momento dalla “nostraFinca della Creatività non vorrei più andare via! (Magari tra qualche settimana vorrò dare fuoco a tutto perché mi ritroverò i pennelli al posto degli spazzolini da denti, ma per il momento mi garba assai)

IMG_0416

Nel frattempo ho consegnato i testi del libro nuovo, da domani si comincia a lavorare sulle illustrazioni insieme alla Mannari (e seguita a lavorà) e di nuovi progetti in cantiere ce ne sono almeno un paio. Credo che tornerò a casa bianca, ma con l’adrenalina a mille. Dopotutto…
IMG_0501

…e a me fare scommesse piace! Ed anche cambiare vie. A voi no? 😉

Tattoo di coppia

Il “per sempre” è un concetto sopravvalutato ma, nonostante la rapidità dei giorni nostri, è un’idea davvero dura a morire. Si spera sempre che tutto duri “per sempre: le amicizie, gli amori, i matrimoni, il lavoro…no, dai, il lavoro lo sappiamo benissimo che è volatile ed altamente a rischio. E invece da queste parti non c’è più certezza di niente, anime fluttuanti in un mondo liquido ed in costante movimento. Forse è per porre metaforicamente fine a tutta questa instabilità che certe coppie decidono di farsi dei tatuaggi di coppia. Già, perché il cuore trafitto con il nome della lei/lui di turno non erano più sufficienti. Oggi una coppia che si ama davvero deve avere un marchio che la contraddistingue, che la unisce, che gli ricorda costantemente che staranno insieme per sempre. Fino a che non arriverà un altro/a a fargli capire che “per sempre” è una variabile indefinita. Motivo per cui quella metà di disegno inchiostrato nel corpo gli ricorderà PER SEMPRE che le cose non si fanno a metà…MAI! 

6161_113782195687413_1657527865471808191_n

10644948_109215559477410_7090980768336349454_n

600378_109215326144100_5367160819851499215_n

1934934_109215296144103_5515882856421552670_n

10347472_111518385913794_4105161288635846211_n

11143305_109216092810690_3343151399245763036_n
11219114_109215959477370_4882229209301284192_n

12321678_109215412810758_972343780143204717_n

12472290_109215322810767_1641231572646354582_n

12472636_109215436144089_1861910955433067706_n

12472823_111518225913810_2315011921489972386_n

12495135_109215816144051_6815996704129468349_n

12524405_111518582580441_8047889194516051537_n

12919675_109215476144085_4022476274505664865_n

Loro sono i miei preferiti in assoluto, se non altro per la scelta del soggetto…”esotico”! 😉12919910_111518169247149_2324293288909871302_n

Voi ve lo fareste in tattoo “di coppia”? (Se dite sì vi voglio bene lo stesso, eh)

Crossing Cultures: insegnare in Medio Oriente

Sono tornata da una settimana appena e già quel posto mi manca. Mi mancano il caos, i clacson che si alzano dal traffico, la voce  cantilenante che dai megafoni invita alla preghiera che si mescola alle ultime hit pop sparate a tutto volume dalle macchine che sfrecciano per strada; mi manca la gentilezza di chi ti saluta tutti i giorni chiedendoti come va e di chi ti accoglie in qualunque luogo, dal taxi al ristorante, con un “Welcome to Jordan“. Già, gentilezza e sincera ospitalità sono due delle cose più spiazzanti che ogni volta che scendo ad Amman continuano ad impressionarmi piacevolmente. Così come rimango sempre stupita dagli studenti della scuola in cui vado ad insegnare. “Ma come? Vai ad insegnare in Giordania?” Sì, dal 2012 ho avuto questa opportunità e me la tengo cara fino a quando sarà possibile perché è una delle cose che ultimamente mi ha dato più soddisfazione. “Ma che fanno, disegnano gli abiti tradizionali? Come sono? Capiscono? Sono indietro? Ma non hai paura?” Scivolare sui luoghi comuni è facile, vivere e lavorare sul posto è un’esperienza differente. Un’esperienza che ti fa crescere, ti fa capire, ti insegna e che ti apre la mente.FullSizeRender

Sì, la prima volta, nel 2012, inizialmente un po’ di “paura” c’è stata. Non era mia, me l’hanno fatta venire: sei una donna sola, hai i capelli rosa, mi raccomando copriti, non uscire mai da sola, non ti infilare in posti che non conosci…raccomandazioni varie a scopo protettivo che invece mi hanno riempito di paranoie. Fortunatamente sono scomparse dopo le prime 48 ore. Fare gli sprovveduti è controproducente in qualsiasi parte del Mondo, ma l’accoglienza di queste persone è davvero squisita e non mi sono mai sentita in pericolo. “Ma ti guardano?” Sì. Mi guardano. Mi guardano (male) anche a Firenze, quindi il problema non si pone. Sono una donna chiaramente occidentale, si vede; loro guardano me come io guardo loro, nei loro costumi tradizionali, con le loro teste coperte, con i loro volti truccati, in quel mix estetico fatto di modernità e tradizione. Nessuno mi ha mai importunato. Mai. Motivo per cui, ogni anno in cui torno giù, sono davvero tranquilla e felice. Soprattutto per il lavoro che mi aspetta…10830841_592359540868540_8609423107231875265_o

La scuola dove insegno, il GSC (Garment design and training services center), è l’unica scuola di Moda presente in Giordania. Non è gigante, non è bianca&nera ma vira sui toni sabbia-del-deserto e muri colorati (grazie al cielo, ci sono anche i disegni sui muri, meno male qui il modello fashion-asettico non è ancora approdato), ma non manca nulla: aule per fare cartamodelli, macchine da cucire, computer. E non mancano corsi: a fianco a quelli di design e cartamodello, hanno un programma gemellato con l’Istituto di Moda Burgo (Milano) ed un programma con LUX.R.YOU che mensilmente spedisce esperti italiani (me compresa) a fare corsi specializzati su vari argomenti, dal visual merchandising all’illustrazione, dalla fotografia alla stampa su tessuto, dal social media marketing al make up. La voglia di imparare, di apprendere e di capire, qui, non manca.12814218_10153818072267530_2626858322313069144_n

Gli studenti hanno un profondo rispetto (a volte pure troppo) per noi docenti occidentali, ma i loro occhi sono attenti, le orecchie ben aperte, cercano di captare ogni singola sfumatura e chiedono pareri su tutto. Hanno un approccio curioso e intelligente, cosa che spesso dalle nostre parti fatico a trovare. A volte quando entro in classe qui ho la sensazione che tutti pensano di sapere già tutto…e immediatamente mi cascano le palle mentre mi dico “se sai già tutto cosa ti sei iscritto a fare?!?” Lì no; gli studenti, che spesso sono già lavoratori, a volte anche titolari di aziende, sanno che c’è sempre qualcosa da apprendere, una parola, un’idea, un concetto che possono risultare utili e ai quali non avevano mai pensato. Poi che c’entra, hanno i loro tempi, fanno casino, spesso si perdono nella lentezza dei dettagli o nel loro stesso caos…ma anche questo fa parte del gioco! 😉 12439291_10153818072172530_5146064437954459433_n

Stessa cosa capita a me dall’altra parte della cattedra, dove mi trovo ad insegnare ed imparare allo stesso tempo. I codici estetici qui sono diversi, la cultura è diversa, le abitudini sono diverse così come le tradizioni. Arrivare ed imporre un pensiero diametralmente opposto non è la chiave giusta per farli andare avanti. Di questa cosa ne ho avuto conferma quasi immediatamente: cose per me scontate erano di difficile applicazione nella realtà quotidiana. E’ bastato fare un giro nei negozi per comprendere meglio; non è questione di essere “avanti” o “indietro”, è questione di avere un approccio diverso che non si può stravolgere da un minuto all’altro; molto meglio indicare una strada e lasciare che questa venga seguita con i propri tempi. Consegnare strumenti senza imporre soluzioni. Suggerire idee e nello stesso tempo far liberare le loro. Che spesso sono decisamente più interessanti delle nostre. Alcune sono tradizionali, altre decisamente occidentali, chi fa business con i dish dash (l’abito maschile) e chi si diverte a proporre varianti moderne di quello femminile, chi applica i ricami colorati su capi contemporanei e chi sviluppa abiti da sera degni della regina. C’è di tutto di più, ma soprattutto un’apertura mentale che non mi sarei mai aspettata. (complici i bombardamenti mediatici che ci fanno credere quello che vogliono; motivo per cui sempre meglio testare con le proprie mani prima di mettere paletti ed esprimere giudizi errati e basati sull’ignoranza. Ecco!)12042646_10153818072177530_622830481614334225_n

Credo vivamente che “Insegnare è imparare due volte” (Joseph Joubert, filosofo): ogni volta mi sento fortunata ed onorata nel poter condividere le mie esperienze e nello stesso tempo apprendere dai miei studenti. Vedere i progressi, seguire i loro pensieri, liberare la creatività, mescolare le culture, scambiare opinioni. Insegnare ed imparare. È una crescita continua. Quando poi le risposte sono positive e i risultati, nel lavoro, arrivano, mi sento soddisfatta nell’aver contribuito a dare una spinta alla crescita personale e professionale.

FullSizeRender-1

Fare l’insegnante è anche un po’ una missione…o no?!? 😉