Ibiza: la guida (e la partenza)

Non so bene da dove cominciare, sto vivendo momenti di grosso caos mentale, emotivo, lavorativo, organizzativo…ma tutt’apposto. L’inverno ha lasciato il posto alla nuova stagione e, se da una parte mi è sembrato un inverno lungo e pesante, dall’altra ho la sensazione che questi sei mesi siano volati alla velocità della luce. E’ quasi fine aprile ed io non me ne sono quasi resa conto (maledetto calendario a scorrimento rapido). O meglio, i conti ho dovuto farli, visto che lunedì prossimo mi imbarco per un’altra stagione…sì, a Ibiza!!! 😉 Chi mi legge sa che amo profondamente quest’isola e sa anche che da ormai tre anni la mia vita si sposta  in estate su questa striscia di terra in mezzo al mare. Forse non sapete ancora, però, che dopo anni ed anni di pellegrinaggio su questo scoglio meraviglioso, sono stata incaricata di scrivere una guida turistica per la collana “Guide Low Cost” di Morellini Editore. Onorata e anche un po’ intimorita (è la prima primissima VERA guida turistica che scrivo, quella di Firenze aveva un margine di licenza letteraria) ho iniziato a lavorare su questo progetto l’estate scorsa e adesso è diventato un libro vero, 160 pagine, foto, colori e suggestioni dalla mia isola preferita. Ve la presento:

La storia è andata più o meno così: esisteva una prima edizione (datata 2007) di questa guida, ovviamente non scritta da me, che mi era stato chiesto di leggere e aggiornare con alcuni indirizzi nuovi “visto che sei sempre lì…la conoscerai un po’, no?“. Ed in effetti, nonostante ogni volta ci sia qualcosa di nuovo da vedere e da scoprire, un po’ la conosco. Purtroppo non sono riuscita a limitarmi all’aggiornamento in qua e là, ho dovuto riscriverla completamente. E’ stato un impulso più forte di me: non riesco a fare le cose a metà e quindi mi sono imbarcata in quest’impresa. Certo non è il romanzo della vita e nemmeno la storia di fantasia dove lasciar vagare l’immaginazione, però scrivere una guida ti mette davanti notevoli problematiche letterarie e anche paletti strutturali. E’ stato un bel gioco di organizzazione, gestione degli spazi, fornire informazioni esaurienti essendo sintetica, essere utile, intrattenere e soddisfare curiosità: insomma, mica un lavorino da nulla!!! Alla fine, dopo mesi di lavoro, rifiniture e diverse rotture di palle alla mia Santa Editor (grazie Jessica) è uscita, il 29 marzo, in tutte le librerie reali e virtuali, versione cartacea e digitale.

Ibiza raccontata dalle mie parole e dalle mie impressioni, con i miei luoghi preferiti (no, quelli segreti me li sono tenuti per me…voglio dire, il bello del viaggio è scoprire angoli nascosti durante pellegrinaggi a caso, mica potevo mettere tutto nero su bianco?!?), i personaggi, le spiagge e le curiosità ed i contrasti che convivono su quest’isola. Insomma, a chi tutti gli anni mi chiedeva informazioni e dritte, ecco, adesso sono a disposizione in formato portatile. Un’emozione vedere il mio nome in copertina a fianco della scritta “Ibiza” e una soddisfazione immensa avere il mio quinto libro pubblicato e distribuito in tutta Italia. Da quando mi sono imbarcata nel mondo della carta stampata quasi per caso (era il 2012) non avrei mai pensato a questa evoluzione…per il “best seller” da milioni di copie e la conquista dell’Universo temo di dover aspettare ancora qualche anno, ma nel frattempo continuo a scrivere! 😛

…e preparo i bagagli! Lunedì prossimo mi aspettano le solite 28 ore di navigazione che lentamente mi porteranno verso questa stagione che si preannuncia piena di novità e progetti che mi fanno pensare che il mare lo vedrò con il cannocchiale…;) A partire dal giorno dello sbarco in cui la sera presenterò, in non so ancora quale lingua, il mio terzo libro “Sfashion” durante la Fashion Revolution Week di Ibiza (della quale vi parlerò mercoledì prossimo); e nei giorni a seguire dove dovrò allestire Mama No Quiere Showroom, concept store e studio di tatuaggi a pochi passi dal porto con il quale collaborerò per questa stagione. Anche di questo vi parlerò a breve, intanto però potete seguirci su Instagram. Sono carica, emozionata e nel pallone nello stesso momento. Prometto di riprendermi e di raccontarvi tutto per bene una volta sbarcata. Per adesso vogliatemi bene così e se vi va, la guida vi aspetta in libreria. Io, invece, vi aspetto di là…;)

Saluto al mese/Marzo, balliamo!

Bentornato Marzo,

avrei preferito accoglierti con il sole e con le temperature in aumento, ma non importa, dopotutto lo so che la tua caratteristica principale è quella di essere pazzo e imprevedibile anzi, pazza, che secondo me sei una DONNA.  La tua incostanza ed i tuoi capricci sono così femminili nella loro essenza, così come i tuoi sbalzi climatici somigliano sempre di più agli sbalzi di umore ciclici che ci tartassano mensilmente. La tua follia mi sta quasi simpatica perché la trovo affine e, anche se in certi momenti vorrei costanza e stabilità, in fondo sono sempre più convinta che la vita sia un’altalena e che di fisso in natura non c’è niente. La primavera, per esempio, siamo noi ad averla appuntata sul calendario, ma non è detto che a quel 21 marzo corrisponda davvero l’inizio della nuova stagione. Più probabile che in questo mese dobbiamo adattarci ai cambiamenti repentini, svariati, imprevisti, piacevoli ma anche spiazzanti. Perché ritrovarsi sotto la neve il primo marzo non è divertente, ma potrebbe diventarlo se solo imparassimo a danzare con quello che succede. Quindi, cara Marzo, ho deciso che ballerò con te, senza aspettarmi niente (le aspettative uccidono sempre) ma la musica a questo giro la scelgo io…;)

PS: Non esageriamo con le giravolte che comunque c’ho da fare…e nemmeno poco, che qui i tempi stringono! A questo proposito se tu riuscissi ad allungare le giornate e diluire le ore sarebbe perfetto…chiedo troppo?!?

Saluti&Baci

il mood di marzo

AGENDINA

2 marzo: I like it Magazine torna in edicola e con lui anche io, la rubrica Sfashion e le paranoie di tutte le Women in Trouble (lo so che non lo dovrei dire, ma l’articolo di questo mese mi piace assai). Insomma, se vi è piaciuto il numero del mese scorso, io farei il bis. Se ancora non avete avuto modo di leggerlo, potete recuperare.

17 marzo: Sarò alla libreria Cuentame di Empoli a fare una chiacchierata sfashionista con chi vorrà partecipare. Cuentame è una libreria indipendente, specializzata in letteratura, narrativa ricercata contemporanea e classica, libri illustrati, fumetti d’autore, editoria indipendente italiana e straniera, arte, cinema, teatro, illustrazione per grandi e piccoli, con un angolo dedicato all’oggettistica e cartoleria d’autore. Da visitare, con me o anche senza di me! 😛

23-25 marzo: Donne, mare e vele. In questo weekend di fine marzo sarò al WOMEN’S SAILING CUP ITALIA IN FAVORE DI AIRC al porto di Chiavari con Enrica Mannari, il suo furgone, le sue illustrazioni e la mia nuova produzione di Sartoria Letteraria. Questo progetto è nato nel 2015 da una idea di Ivana Quattrini e della campionessa di vela Anne-Soizic Bertin, con l’obiettivo di promuovere lo sport della vela, soprattutto tra la popolazione femminile, come corretto stile di vita e scudo contro le malattie e raccogliere fondi per AIRC per rendere il cancro più curabile. La Women’s Sailing Cup Italia è l’unica regata interamente femminile che si svolge nel nostro paese a bordo dei J80 tutti uguali. In Marina Chiavari, durante i giorni di manifestazione, oltre alla regata vengono organizzati eventi collaterali e convegni in tema salute, benessere, sport, rispetto dell’ambiente (NO PLASTICA IN MARE), sana e corretta alimentazione. Insomma, noi andiamo, voi potreste anche raggiungerci lì 😉

—>Condividiamo le agende: questi sono i “miei” appuntamenti, volete condividere anche i vostri? No, non voglio venire alla comunione di vostra nipote, ma se ci sono eventi in giro in cui siete coinvolte o appuntamenti interessanti che pensate potrebbero piacerci, perché non li condividete con me/noi nei commenti?!? Sarebbe un modo carino per sincronizzare le agende e magari incontrarci fuori dagli schermi 😀

Saluto al mese/Febbraio, ricominciamo!

Ciao Febbraio,

come te la passi? Ho deciso che quest’anno ricomincio da te. Già. Per me sei sempre stato un mese inutile, di passaggio, tutto giornate grigie e spesso fredde, senza stimoli particolari, a parte quando in questo mese potevo permettermi di viaggiare in posti caldi e prendere una pausa dalla mia routine. Ora che la routine non ce l’ho, o meglio ce l’ho come viene, e che gennaio è andato come è andato, ho deciso che sarai tu il mio primo mese dell’anno, quello in cui ciò che ho pianificato viene messo in pratica. Ti prenderò di punta, utilizzerò le tue giornate pallose per concentrarmi ancora di più e quelle belle (se ce le mandi, per favore, grazie) per godere anche del tempo libero, sempre funzionale ad alleggerire la mente e stimolare la creatività. No, non ci provare, non mi travestirò nemmeno quest’anno, il tuo Carnevale mi interessa solo per gli spunti cromatici e no, non ho trovato un fidanzato nemmeno in questi primi mesi dell’anno, quindi i cuoricini te li puoi tenere; anzi, metterò l’11esima candelina sulla torta del mio di cuore e con l’occasione potrei stappare anche la bottiglia buona in compagnia degli amici, quelli buoni, quelli che l’amore te lo danno senza interesse. Comunque, sorvolando le questioni sentimentali, dovresti essere contento, caro Febbraio, che per una volta nella vita segnerai un inizio e non un semplice passaggio. Vedi solo di non fare scherzi: so che ne sei capace, ma a questo giro potresti pentirtene: so essere più dispettosa di te se mi impegno! 😉

Stai bene e fai ammodino. A presto…

Il mood di febbraio

AGENDINA

2 FEBBRAIO: Esce in edicola I LIKE IT MAGAZINE!!! Il magazine per il quale ho lavorato da settembre a dicembre da free press passa a rivista, distribuita nelle edicole di tutta Italia al prezzo di 2,50€. Sono felicissima perché questa rivista è particolarmente curata, fatta con amore e ricca di contenuti belli e interessanti; io ho ben due rubriche, una Sfashion che parla dell’altra moda, e Woman in Trouble, un focus sulle donne e le menate quotidiane. Quindi non vedo l’ora di comprarla e, per tutti quelli che me lo avevano chiesto nei mesi passati, adesso c’è l’opportunità anche di ordinarla nella vostra edicola di fiducia. Le info le trovate in questo post. Se vi piace richiedetela e sostenete il progetto; c’è bisogno di cose belle e di contenuti di qualità in giro!!! 😉

9/10 FEBBRAIO: Ethically Made? Secondo appuntamento per me del corso Out of Fashion sulla moda consapevole. Informazioni in più ve le dò mercoledì prossimo, ma nel frattempo potete sbirciare il loro sito.

11/17 FEBBRAIO: Torno a Ibiza. Una capatina invernale ci sta sempre bene…e poi devo fare qualche scatto per la Guida dell’isola della quale ho curato un restyling approfondito (ok, praticamente l’ho riscritta) e che uscirà per Morellini Editore (credo) il mese prossimo. Ve lo avevo detto, no?

27 FEBBRAIO: Singlepleanno +11 (Mi vergogno o sboccio? Si accettano suggerimenti)

—>INSTAGRAM NEWS: Sto facendo una rivoluzione di immagine e di contenuti. A partire dal sito, al blog, ai social. Se volete seguirmi anche lì e dirmi cose ne pensate, io raccolgo volentieri pareri e opinioni utili 😉

La consapevolezza t’ammazza. Riflessioni tragicomiche di inizio anno!

Lo so, l’anno è iniziato già da un po’, tanto che il primo mese è già finito. Io, però, ho il calendario sballato, o meglio, non ho fatto i conti con il tempo e i tempi comuni. Il tipico settembre in cui tutto ricomincia per me è stato un mese di lavoro molto intenso, il proseguimento della “stagione” iniziata a maggio; ottobre, quando solitamente tutto è in moto e i corsi in palestra sono incredibilmente pieni in virtù dei nuovi propositi, ero in Giordania e poi mi sono concessa due settimane di vacanza nell’isola dove avevo vissuto gli ultimi 6 mesi; novembre…sbarco a casa e non ci capisco più niente! Perché nel frattempo le cose si sono mosse, l’inverno era alle porte, quello che doveva iniziare era iniziato ed io mi sono ritrovata a mettere in ordine scatoloni e nello stesso tempo seguire progetti che non avevo minimamente messo in conto, mentre con gli occhi sbarrati tipo manga giapponese domandavo tra me e me “Quindi?!?“. Quindi ho cominciato a correre, cercando di rimettermi in pari ma senza avere la minima percezione del come, cosa, quando e soprattutto perché! Grosso errore: non si deve mai rincorrere il tempo, si deve vivere il momento, senza affanno, ma con la piena consapevolezza del presente…dice lo ZEN! Ma quando lo zen è momentaneamente assente l’unico pensiero è “fanculo, devo correre” e ti ritrovi sulla ruota del criceto a correre, girando in tondo, e a pensare…

(Faccia di chi pensa…a cose più o meno serie)

A pensare che in fondo si stava meglio quando si stava peggio, che tutta quest’ondata di illuminante consapevolezza (parola chiave di questo momento storico) in fondo è un’immane rottura di coglioni. Davvero. Pensate a come si stava meglio…

…quando si mangiava l’olio di palma nei tegolini al cioccolato ed eri felice come una pasqua, quando la farina bianca era quella cosa simpatica con la quale fare i dolci al pomeriggio e quando il pane ci stava sempre bene, soprattutto per fare una scarpetta con il sugo unto della mamma. Oggi no, non puoi ignorare che l’olio di palma fa aumentare il colesterolo cattivo, con tutte le varie ripercussioni sul sistema cardio-vascolare, che la farina raffinata, così come lo zucchero, sono il male dei mali e che il pane, dai, il pane no che ingrassi…cioè, non è che fa ingrassare, ma di sicuro meglio limitarne il consumo (e comunque sappiate pure che il pane integrale sì, per quanto riguarda fibre e transito intestinale, ma ha solo 5 calorie in meno di quello bianco).

…quando  potevi sclerare in tranquillità, sfogando l’aggressività nel qui&ora per fronteggiare un problema nell’immediato. Invece no, sclerare non va bene, va meglio respirare, contare fino a 10 e cercare di capire le motivazioni profonde del perché vorresti saltare alla gola di una persona ignorante e che non si è comportata bene. No, non basta il fatto che non si sia comportata bene, perché quello che vedi negli altri è il riflesso di te stesso, quindi forse sarebbe meglio cercare di farsi un’autoanalisi approfondita; perché in fondo il problema sei sempre TE, non gli ALTRI. E vai di seghe mentali, meditazioni, corsi yoga e ricerca di coach più o meno spirituali.

…quando andavi a fare shopping ed eri felicissima di tornare a casa con dei vestiti che ti stavano bene, carini e pagati poco; quando uscivi dai saldi contenta di quell’incontenibile ondata di frivola leggerezza. Ma no, c’è poco da essere contenti quando sai che stai comprando il lavoro sottopagato di persone che vivono dall’altra parte del mondo, che a volte muoiono per colpa di quel lavoro, che sopravvivono respirando sostanze tossiche, le stesse che poi ti metti addosso, esponendo la pelle a rischi che poi si ripercuotono sulla tua salute. Che comprare va bene, ma anche basta farsi abbindolare dalle politiche che spingono al consumo, che l’armadio pieno in fondo non serve e che si può fare a meno di tantissime cose. E che la shopping therapy alla vecchia maniera non funziona più…

…quando l’obiettivo era il posto fisso, il contratto a tempo indeterminato, lo stipendio a fine mese e le ferie programmate un anno prima. Ora l’unica cosa che puoi programmare è la sveglia per il giorno dopo, anche se non sai esattamente dove dovrai andare, l’importante è andare. Perché chi si ferma è perduto, chi non si aggiorna sparisce e nella giungla del lavoro che c’è e non c’è l’unico modo per sopravvivere è inventarselo. Che sembra una figata immane, ed in parte lo è, ma il lato B della medaglia presuppone che ti devi sempre e costantemente fare il culo, che se molli un momento nessuno si ricorda più di te e che devi sempre essere sul pezzo. Motivo per cui ci sono venuti in aiuto i social, funzionali e meravigliosi strumenti di marketing, che ti inchiodano con gli occhi allo schermo del telefono dalla mattina alla sera. Però funzionano, quindi chissene

…quando uscivi con uno, vi piacevate e stavate insieme. Facile, rapido e diretto. Ora no: intanto prima di trovare uno/una con cui uscire ti devi iscrivere almeno ad una App di incontri, che qui nessuno sembra avere più tempo per le relazioni umane; poi devi lasciarti trasportare dagli eventi, lasciar fluire le cose come vanno senza stare a puntualizzare, che se no passi per una rompicoglioni che vuole ingabbiare il maschio di turno, e vedere come va. Senza pressioni. Perché se ti vuole ritorna, anche se ti vuole solo trombare ritorna, ma va bene così. Mica tutte le storie devono concludersi con il “vissero felici e contenti“. E se non ritorna lascia andare, gestisci la fine con filosofia e tieni il cuore aperto per la prossima inc…ehm, storia! Perché essere consapevoli significa anche questo, accettare quello che accade consci che tutto succede per un motivo, anche se sul momento non è mai così chiaro.

Insomma, potrei continuare ad oltranza, riesumare il famoso dialogo del trio e fare il funerale della consapevolezza, condannandola a morte per averci aperto gli occhi in maniera prepotente e averci costretto a guardare il mondo in un altro modo, dovendo poi necessariamente adattare i comportamenti a questa nuova presa di coscienza. Maledetta, omicida della leggerezza, torturatrice della spensieratezza e complice delle paranoie. Eppure, una volta che ti contagia, è peggio di un virus e non puoi più ignorarla. A quel punto meglio averla come alleata che come nemica e andare avanti senza mai voltarsi indietro. Anche se in qualche grigio pomeriggio d’inverno, sbracata sul divano con le tue amiche di sempre, quasi alla soglia dei 40, questi pensieri da vecchie zie si affacciano, si fanno, si commentano, ci si ride su e poi si continua a vivere. Più consapevoli di prima.

 

 

Un anno in 45 parole (e un racconto)

Le parole sono magiche, hanno poteri infiniti di provocare emozioni, far piangere, far ridere, far arrabbiare. Le parole fanno riflettere, lasciano a bocca aperta o fanno sciogliere il cuore. Le parole fanno anche male, alzano barriere, creano giudizi. Sì, perché le parole influenzano, spesso in maniera prepotente. Con le parole si trasmettono informazioni, si diffonde il sapere, si raccontano storie e si creano mondi immaginari. Le parole pesano, soprattutto quando sono dette con leggerezza. Pesano anche quelle non dette, nella pancia e nella gola di chi le trattiene per non ferire, per non ferirsi, per non esporsi. Parole chiarificatrici, parole di conforto, parole d’amore, sempre poche, perché è più facile usare le parole per cose brutte che per cose belle. Le parole sono finestre, oppure muri. Spesso, di certe parole, non se ne conosce il significato, ma si usano lo stesso, inconsapevolmente. Chi parla troppo spesso fa poco; alle parole preferisco l’azione, più pratica ed immediata, perché le parole possono essere fraintese. Eppure, delle parole non se ne può fare a meno.” [il potere delle parole]

Il “gioco” delle parole che faccio sul mio profilo instagram ogni settimana ha fatto il giro dell’anno. Qualche giorno fa le ho rimesse tutte insieme, è stato un po’ come scorrere un anno intero attraverso le parole che sono state importanti, descrivendo sentimenti, esperienze, momenti salienti scelti quasi per caso ma sempre molto calzanti; non ha caso il 2017 è iniziato con VIAGGIARE ed è finito con ABBIOCCO…una bella fine, no?!? 😉 Queste sono le parole che hanno costellato il 2017, rigorosamente in ordine cromatico e non cronologico, deformazione professionale. Con queste parole ho voluto iniziare un altro gioco, (ormai lo sapete che mi annoio rapidamente), e visto che mi sto cimentando con la narrazione, ecco un piccolo racconto contenente tutte e 45 queste parole. E’ il mio regalo per il nuovo anno ed un proposito per quello nuovo…aspetto vostri commenti, ne ho bisogno!

Qual é la parola che ha rappresentato il vostro 2017? La mia ve la scrivo tra un paio di giorni, che sono al ballottaggio tra due.

Buon Anno…come lo volete voi!!! :*

20.17: SIRENE

Alzò la penna dal foglio, sbuffò e guardò fuori dalla finestra: il cielo sembrava nero, riempito di tantissime stelle ma così piccole da sembrare infiniti puntini, la luna non era pervenuta. Poi c’era lui, fermo, immobile, sincero, silenzioso, imperturbabile nella sua immensità. ”Prima o poi arriverà qualcuno a portarmi via da te”, sbottò Sofia a voce alta rivolgendo un’occhiataccia a quel mare strafottente. “Dove accidenti è il mio principe? Si è perso? O starà correndo dietro a qualcun’altra?” Le capitava spesso di parlare da sola, o al massimo con i quarantacinque gatti che vivevano con lei nel castello vista mare che aveva ereditato da quella grande donna di nonna Anselmina. “Il gatto è il miglior amico di una donna”, le diceva sempre la nonna, “e se proprio ti devi confondere con un uomo, che almeno sia un ottimo partito. Non semplicemente buono, che gli uomini sono buoni solo quando li friggi”. Quanta saggezza la nonna; pensava a lei spesso, con un pizzico di nostalgia, quante cose si era fatta insegnare, quanti segreti le aveva raccontato in confidenza, con quel fare autorevole permeato di allegria e l’aria di chi la sapeva lunga. Non come sua madre, sempre attenta alla forma, all’apparenza, all’etichetta, l’empatia ridotta all’osso ed una rigidità che non le si addiceva per niente. Eppure, tanto aveva fatto, che questa fredda formalità le era rimasta incollata addosso anche a lei…

Sofia era l’unica figlia della famiglia reggente del Regno dei Sali al Vento. Era un regno piccolo ma molto potente perché affacciato sul Grande Mare; il porto era attivissimo e di fatto tutti gli scambi commerciali avvenivano in quel piccolo reame, che viveva in movimento, un continuo arrivare e ripartire, cadenzato dallo scarico e ricarico di merci e persone. Uomini e donne di tutte le provenienze si ritrovavano spesso a girare per le strade del centro, una mescolanza pacifica e meravigliosa che viveva nella più totale libertà e tolleranza e che aveva creato incroci umani di rara bellezza. Anche Sofia era un incrocio: suo padre era il discendente diretto della famiglia reale, una dinastia nata e cresciuta da sempre su queste sponde; sua madre invece no, arrivava dalle Terre Scure, una massiccia figura color cioccolato con indomabili capelli ricci e occhi di un azzurro talmente chiaro da far paura. Era arrivata a bordo di una nave, faceva la cuoca, ma quando i due s’incontrarono per caso in un caldo pomeriggio di settembre, lui perse immediatamente la testa, stordito dal desiderio incontrollabile per quella femmina dal glaciale fascino esotico. Non fu un corteggiamento nobile e cavalleresco, anzi, fu più simile a un rapimento in piena regola, ma appena Isabel si ritrovò nel salone del castello, al cospetto di Anselmina e suo marito, capì che forse non le era andata così male. “La sfiga a ‘sto giro ha girato al largo”, pensò. Forse era l’occasione giusta per cambiare vita, forse era il momento per lasciare i mari inquieti e imprevedibili, forse era il tempo di dire addio alla sua vita itinerante, smettere di viaggiare, stare più calma ed essere finalmente trattata come una principessa e non come una sguattera di bordo.

Ad Anselmina quella morbida donna dagli occhi di ghiaccio piaceva, nonostante le reticenze del marito per la sua provenienza di basso rango: era intelligente, brillante, rapida, dai modi eleganti e dalle mani veloci. Inutile dire che superò l’esame dai futuri suoceri con una cena a base di pesce che univa la semplicità del mare alle spezie esotiche. Anche Rudy perse completamente la testa durante quella cena, ma soprattutto dopo: le altre donne del Regno con cui aveva avuto a che fare non avevano nemmeno la metà delle sue arti amatorie. Sapeva dove mettere le mani, come integrare gesti e parole, silenzi e movimenti, baci e carezze. Rideva con un pizzico di vanità quando lui le chiedeva dove avesse imparato tutto ciò “Ho passato la vita in mezzo al mare, toccato mille terre e conosciuto culture di tantissimi regni. Oltre ad aver perso il conto dei miei ex. Quello che impari viaggiando e confrontandoti con altri popoli non lo puoi imparare su nessun libro”. E rideva, rideva di gusto, poi ricominciava ad armeggiare con quel corpo scultoreo, di circa dieci anni più giovane di lei. Dava dipendenza. Si sposarono dopo poco, cerimonia tradizionale del Regno, uno scambio di promesse di rispetto e fedeltà immersi fino alla vita dentro al più grande testimone di tutti, il mare. Queste mescolanze si vedevano spesso tra gli abitanti, ma mai tra le fila reali: lì, solitamente, ci si accasava tra simili, per portare avanti una discendenza pura, senza intromissioni di altra provenienza. Eppure questa volta l’eccezione era stata concessa, attirando sbalorditi sguardi d’invida e disapprovazione da tutte le dame del Regno. Fu proprio nonna Anselmina con il suo risoluto carisma ad imporsi con forza su uno stanco nonno Alfonso, il quale, però, fece mettere nero su bianco che, qualora i due avessero avuto una figlia femmina, l’avrebbero cresciuta secondo l’educazione del Regno, senza strane influenze di altre terre e soprattutto la nipote avrebbe dovuto sposare con un valido cavaliere dei Sali al Vento. Nessuna obiezione e nessuna polemica furono sollevate in quel momento, dopotutto Isabel e il suo istinto erano convinti che avrebbe avuto un figlio maschio.

Quando, ahimè, diede alla luce Sofia fu costretta a rispettare il patto. Educazione rigida, poche libertà e fin da piccolissima le era stata raccontata la Storia del Principe dei Sali al Vento, che la sarebbe venuta a prendere fin dentro al castello per trasformarla nella principessa più felice di tutti i regni del pianeta. Studiare molto, avere maniere garbate,  fare una dieta equilibrata e del movimento, essere gentile con tutti, avere cura della propria persona, applicarsi alle arti, poco ozio e mai, mai, per nessuna ragione al mondo prendere il largo, solcare quel mare gigante che tutti i giorni Sofia si trovava a guardare dalla finestra della sua camera. Un lavaggio del cervello in piena regola, al quale Isabel stessa avrebbe voluto ribellarsi ma che non ebbe mai il coraggio di fare: era una donna responsabile, onesta e rispettare le promesse era, in fin dei conti, una questione di onore. A instillare domande e lanciare piccoli sassolini discordanti ci pensava la nonna: ogni tanto la andava a trovare, le raccontava di mondi lontani, di fughe, di principesse ribelli e di principi addormentati, quelli che non si risvegliavano nemmeno con un bacio. “Non dare retta a tua madre, i principi di un tempo non esistono più, è inutile che tu stia qui ad aspettarlo. Coraggio, vai là fuori e vivi la tua vita, cercalo”. I messaggi contrastanti l’avevano confusa durante tutti i suoi 29 anni, eppure, con la diligenza di una figlia modello che non vuole disattendere le aspettative dei genitori, rimase lì, in assoluta osservanza di quanto le veniva chiesto. “Mamma ha detto che arriverà. E lui arriverà. Sarà meraviglioso ed io perfetta”.

Eppure quella sera era inquieta. L’orologio segnava le 20.17. La sua proverbiale pazienza stava per terminare, tutte le sue amiche erano già accoppiate e non perdevano mai occasione di scodinzolarle davanti sventolando luccicanti anelli di fidanzamento corredati da promesse d’amore più o meno sincere. Sofia stava scrivendo sul suo quaderno, come tutte le sere, ma non riusciva a focalizzare le parole: c’era un vortice nella sua testa, fatto di mare, cavalieri, principi, sua nonna, sua mamma, il regno, confusione e caos, rancore e aspettative, un moto di ribellione si stava palesando all’interno della sua mente, facendo crollare ottimismo e leggerezza in un baratro di tristezza e disillusione. “Avrà senso continuare a fare questo sacrificio? Ma cosa diavolo sto aspettando?” Ritornò a guardare fuori dalla finestra: le sembrò di vedere una luce che si muoveva sul buio delle acque. Persa nei pensieri, un attimo di abbiocco si impossessò di lei, facendole sognare una vita libera e felice fuori da quella torre. Aprì gli occhi e si alzò in piedi; la lucina si stava muovendo, proprio in direzione della sua torre. “Chissà chi è che solca il nostro mare a quest’ora di notte”. La luce si faceva sempre più vicina, sempre più grande; si sporse ancora di più fino a quando non vide un marinaio barbuto arrampicarsi sulla facciata della sua torre con le sue grosse braccia piene di disegni colorati. Aveva il volto scuro, piccoli occhi chiari ed un sorriso inspiegabilmente soddisfatto.

Hey, come ti permetti di salire in camera mia in questa maniera?

Non ho bisogno del permesso, tu sei mia. E verrai con me

Mia…non esagerare! Non ci penso nemmeno. Almeno dimmi come ti chiami, dimmi una parola gentile…presentati con un omaggio. Che modi sono questi?

Cosa stavi aspettando, principessa? Il cavaliere che sarebbe venuto a liberarti dalla tua prigione mentale? Nessuno ti salva, ti devi liberare da sola. Abbi il coraggio di essere chi sei, staccarti da quello che vogliono gli altri e vivere la vita che vuoi tu.”

Ok, effettivamente il tuo ragionamento non fa una piega, hai una dialettica interessante. Ma non vengo da nessuna parte con uno sconosciuto. Non senza un appuntamento. Una cena pagata e un paio d’ore di conversazione conoscitiva. Ho una mia etica io.

Non è etica, è un muro di barriere inutili, principessina…

Non fece in tempo a opporre resistenza che si ritrovò circondata da quel forzuto uomo dai capelli scuri e dai modi bruschi. ”Non può essere il mio principe, doveva essere un cavalier cortese, non un prepotente incursore notturno”, pensò. Mentre raggiungevano la barca, si accorse che le sue gambe stavano improvvisamente prendendo la forma di una coda di pesce color acquamarina; anche a lui stava succedendo la stessa cosa. Non ebbe nemmeno il tempo di comprendere che cosa stesse accadendo che si ritrovò sott’acqua, i suoi lunghi capelli biondi trasformati in una treccia blu e il suo seno libero da inutili indumenti a contatto con quell’acqua salata che aveva sempre visto dall’alto. Per un momento pensò di affogare, quando si accorse di riuscire a respirare normalmente e di potersi muovere nonostante quella coda immensa, provò una strana sensazione di libertà. Si voltò verso chi l’aveva rapita con sguardo inquisitorio ma, una volta incontrato il suo sorriso beffardo, lo seguì piena di fiducia nelle profondità del mare senza fare nessuna domanda.

Nessuno la rivide mai più sulla terra ferma.

[FINE]

Prova Costume #8: (S)truccati!

Il waterproof è una trappola! Il trucco in estate dovrebbe essere messo al bando e invece ci sono persone, tipo mia madre ma  sono sicura che non sia la sola, che chiamano e dicono “lo so che è estate, ma dopo i 40 non te ne puoi mica andare in giro struccata!” (ma che è questa storia dei dopo i 40?!? Che prigione mentale, io mi rifiuto). E via con il trucco estivo, che non è quello delicato ed appena accennato della sera, no, è quello che si mette anche di giorno, con il sole in faccia, con il caldo, con l’afa, con l’umido e prima di andare al mare. Prima di andare al mare?!? Sì, certo, perché una donna deve sempre essere perfetta e guai se l’occhiaia della sera prima fa capolino dall’occhiale specchiato, non sta bene; guai se lo sguardo non è tirato su con un ottimo mascara waterproof, ovvero resistente all’acqua e se la bocca non è accentuata da un naturalissimo lip-balm color rosa carne. C’è chi immola la naturale bellezza a favore di eyeliner, matite, correttori, ombretti e pure blush per ravvivare il colore mentre stanno sul lettino ad abbronzarsi e mettersi crema solare sopra a tutta questa tavolozza di polveri…fino al momento in cui il sudore non comincia a scombinare il lavoro fatto. Le gocce scendono e solcano la crema colorata (che in estate si usa quella, meglio se fornita di fattore protezione solare) che magicamente svela a strisce il vero colore della pelle, l’ombretto si incolla alla palpebra che rischia di rimanere chiusa, dopo il terzo bagno la matita comincia a scendere, il rossetto ha sconfinato oltre i confini della bocca…meno male il mascara ha resistito! Ah no, nemmeno lui: un granello di sabbia è finito nell’occhio e a furia di strusciare è andato disperso in faccia. Una maschera crollata, una dipinto scomposto, un tentativo di abbellimento finito in rovina. Dovresti pensare di lasciar perdere, che in estate il trucco anche no, magari la sera, ma di giorno ci possiamo permette di essere naturali, serenamente imperfette, segnate dal tempo che passa a prendere energia dai raggi solari…e invece no, il beauty con tutto il necessario è nella borsa del mare. Basta uno specchietto e tutto torna in un perfetto ordine artificiale. Che fatica!!! 😉


Illustrazione di Enrica Mannari 

E con quest’ultima “prova costume” vi lascio a questo primo lunedì di settembre. Questa micro parentesi estiva è stato un modo per me (e spero anche per voi) per riflettere su quante paranoie ci facciamo noi donne in estate (e non solo) e su come potremmo stare più serene accettandoci veramente per quello che siamo e per come siamo, liberandoci da immagini imposte e da una società che addita anche un pelo di troppo. Grazie a chi ha letto, commentato e condiviso questa piccola rubrica durante le vacanze; chi se l’è persa può recuperare leggendola (è sempre qui sul blog). Un grazie speciale a Enrica che mi ha accompagnato con le sue illustrazioni in questi miei pensieri, interpretandoli magistralmente dopo ogni lettura del pezzo. Vi posso solo anticipare che, se vi siete affezionati a questa “coppia” e a questa rubrica, qualcosa di simile sarà in giro su carta a partire da ottobre…poi vi dirò dove. Intanto buon inizio del mese e di settimana. Da venerdì torna Morgatta Lo Sa, sul blog, su radio m2o con LaMario e…

…ve lo dico venerdì! 😉

Prova Costume #7: Ascella Pezzata (che non è il nome di un capo indiano)

Sgoccioli. Appiccichi. Grondi. Piccole gocce non imperlano solo la fronte, solcano ogni singolo angolo del corpo, da quello più visibile fino all’anfratto più nascosto. Perché in estate ci sono dei giorni in cui è impossibile smettere di sudare. La mattina ti alzi dal letto già in una pozza, con la sagoma umida che rimane ad aspettarti sdraiata sulle lenzuola; accendere i fornelli per il primo caffè è una tortura, la sensazione è quella di avere tutti i termosifoni accesi, mentre il sudore continua a colare imperterrito, senza sosta! E se nuda non resisti, vestita non se ne parla nemmeno; dopo un minuto qualsiasi cosa si comincia ad appiccicarsi addosso ed accade il terribile inconveniente: la pezzatura!!! Gore di sudore si allargano a macchia d’olio; sono le ascelle ad aprire le danze, macchiando t-shirt e abiti muniti di maniche, poi ci si mette il sotto-tetta, poi la pancia, poi la schiena, fino ad arrivare a segnare la zona dei glutei. Quando anche i polpacci sudano è il segno che la zuppa è pronta!!! Sudare in casa è fastidioso, in pubblico è peggio, quando sei a cena con lui…è un disastro al limite dell’imbarazzo, soprattutto quando suda la zona baffo (perché notoriamente alle donne non è concesso sudare troppo, figuriamoci pezzarsi). Parli e sudi, stai ferma e sudi, balli e ti conci come una che è uscita da un’ora e mezza di spinning, tante volte ci sta per scappare un po’ di sesso selvaggio e…”no, via, non si può fa’, fa troppo caldo“! Provi ad immobilizzarti, meditando con la famosa tecnica zen del “se non ci penso non succede“, ma chiaramente non funziona. L’unica soluzione è la doccia, che vorremmo avere incorporata addosso, unico rifugio possibile al quale ricorrere ogni mezz’ora non per diletto ma per necessità. Però alla lunga finisci per odiare anche quella, che lavarsi va bene (e mi raccomando di ‘sti periodi), però mille docce al giorno ti alterano…il Ph. Altro che acide poi! Quindi stai lì e sudi; perché in estate, come la giri la giri, sei sempre mezza! 😉

Illustrazione di Enrica Mannari

 

Prova Costume #6: Scarruffate!

Il capello d’estate non sta!!! O meglio, sta dove gli pare a lui, che non è mai dove vorresti tu! Gli agenti climatici di questo periodi hanno la meglio su spazzola, pettine, piastra e parrucchiere. Non si salva nessuno. Le lisce si scombinano sotto il vento salmastro e le sudate all’ombra del sole; il riccio si secca, si increspa, si annoda e vira pericolosamente verso i rasta; i capelli mossi si muovono ancora di più o cominciano a lisciarsi, distrutti dall’afa e dall’umidità notturna; quelle con i finissimi spaghetti se li ritrovano completamente attaccati alla cute, bagnati da ettolitri di sudore; i capelli colorati poi, aiuto, dissolvono pigmenti in mare, in piscina, sotto la doccia, lasciando tracce dalle forme inquietanti pure sull’asciugamano da spiaggia. Non ce n’è: il capello d’estate non sta! Il corto si appiccica e si sporca velocemente, il lungo subisce continue violenze, intrappolato per mesi da elastici, pinze e forcine: qualunque cosa, basta che non solletichi collo, spalle e schiena…che FA CALDO!!! Eppure ci sono donne che non si arrendono e continuano a combattere l’anarchia capillare con tutti i mezzi possibili, torturandosi  con asciugacapelli e spazzola per interminabili quarti d’ora alla ricerca della piega perfetta che puntualmente dura tre minuti. A poco servono le dose massicce di gel, lacca e prodotti più o meno chimici per mantenere l’acconciatura. Basta un soffio di vento, una goccia d’acqua o la mano del fidanzato che sbadatamente sposta la molletta…ed il caos torna. Anche i parrucchieri d’estate si arrendono, nonostante siano sempre ben disposti ad accontentare tutte le preghiere e richieste di aiuto. Tanto vale arrenderci anche noi alla sola ed unica piega estiva dei capelli: AD CAZZUM. Che, se assecondata con acconciature selvagge, fiori, lacci e piume nei capelli, fa anche tanto stile…;)


Illustrazione di Enrica Mannari 

Prova Costume #5: Strike the pose! (Aiuto)

Faticoso riuscire a trovare una posizione decente al mare: la donna in spiaggia o sullo scoglio è sempre inquieta. Non importa se pesa come quando frequentava la quinta liceo o se i kg con gli anni sono triplicati; dopotutto le paranoie non hanno un peso reale, sono direttamente collegate con la bilancia mentale che le produce. Ed una volta in costume tutto si amplifica: i rotolini diventano tantissimi quante le pieghe di uno sharpei cucciolo, la pancia raddoppia, la cellulite esce anche dal cuoio capelluto. Quindi comincia la danza delle posizioni, studiate nel dettaglio affinché tutto sia al suo posto, nella migliore versione possibile. La prima ammissibile è quella sdraiata: a pancia in su tutto si appiattisce, meglio se le tette sono in grado di reggere alla forza di gravità, che se si separano e cascano ai lati come le orecchie di un cocker non è bellissimo; con una gamba piegata e una distesa il tutto assume dei contorni più sexy, l’ombra dell’una oscura i difetti dell’altra ed il gioco è quasi fatto. Fino al momento in cui arriva un amico a salutarti e sei costretta ad alzarti e metterti seduta: è lì che se sbagli l’incrocio delle cosce la buccia d’arancia salta fuori a salutarti, la stronza! Il modello indiano strizza da entrambe le parti, il modello pin-up sembra carino ma in realtà comprime i vasi sanguigni, affogandoli pericolosamente, in ginocchio non se ne parla nemmeno che dai lati straborda tutto (è la posizione preferita dai produttori di bikini per i loro servizi fotografici, ma loro truffano con i ritocchi a posteriori). Allora provi a stare seduta con le gambe allungate in avanti; sembra che tutto vada bene ed è mentre tiri un respiro di sollievo che vedi la pancia rilassarsi pericolosamente e no, non sta bene. Partono così pericolosi attimi di apnea in cui gli occhi rischiano di schizzare fuori dalle orbite, ma chi se ne frega, i rotolini sono sotto controllo; per sembrare più sciolta le braccia si appoggiano indietro, meglio se inarcando un po’ la schiena per tirare su il petto. Una situazione di una scomodità assurda, in cui devi solo pregare che l’interlocutore non abbia voglia di confessarsi per lungo tempo, altrimenti il giorno dopo tocca chiamare l’ortopedico. Quando finalmente se ne va è l’ora della passeggiata lungo la battigia, altro momento che mette a dura prova, perché anche se non ti guarda nessuno, l’impressione è che ti guardino tutti; ma non uno sguardo normale, una radiografia a caccia di difetti. Ed ecco di nuovo la pancia ritrarsi, il petto alzarsi, il culo viene che spinto leggermente in fuori, i muscoli delle gambe richiamati all’ordine, le spalle basse ed il mento in alto. Tutta questa fatica immane sperando di avere un atteggiamento disinvolto, passo dopo passo, sorridendo con le amiche fino al momento in cui incroci LUI con lo sguardo nello stesso istante in cui inciampi nel castello di sabbia…e torna fuori tutto. Ed è in questi momenti topici un cui capisci che solo un sorriso ti salverà. Anche dalla fuoriuscita dei rotolini!!! 😉


Illustrazione di Enrica Mannari www.enricamannari.com

Prova Costume #4: Al mare “con le tue cose”!

Che le mestruazioni siano una punizione divina ormai lo sappiamo tutti, il che conferma al 100% che Dio o chi per lui è uomo e parecchio dispettoso (per non dire stronzo che mi sembra un tantino blasfemo), altrimenti uno scherzo del genere non ce l’avrebbe mai fatto. Oltre ad importunarci ogni 28/30 giorni, sconquassarci ormonalmente almeno 10 giorni al mese e renderci insopportabili e brutte dai 3 ai 5 giorni, rompono le palle anche al mare! C’è chi le vive meglio e chi peggio, fatto sta che danno noia, talmente noia che c’è chi prende le ferie facendo calcoli precisi affinché schivino il maledetto “periodo”. Ci sono le sportive, che non si lamentano e non ne fanno una tragedia:  usano la famigerata coppetta che fa il suo dovere senza farsi vedere e zompettano allegramente nude sugli scogli (nude con le mestruazioni? Sì, si può!). L’amica che usa i tamponi la guarda con un po’ di invida, mente lei impazzisce perché non vuole che quel simpatico filino azzurro fuoriesca dal costume. Per questo motivo si guarda e si fa controllare dall’amica ogni volta che si alza dall’asciugamano per andare a fare il bagno e anche quando esce dall’acqua (che si sa, le onde spostano tutto) e pure quando si sposta: il filo è un’ossessione che se sei in compagnia di un uomo può rasentare la paranoia!!! L’altra amica, quella vintage, è ancora vittima dell’assorbente esterno e se ne sta lì con il suo pantaloncino od il pareo opportunamente arrotolato in vita; ogni volta che deve andare in mare deve fare un pit stop alla toilette sia all’andata, per rimuovere, sia al ritorno, per rimettere: una tortura. Lei al mare dove non c’è un bar in quei giorni non ci viene mai. L’amica del salva-slip invece ci viene; temeraria prende il minimo indispensabile di precauzioni, “tanto con il mare il flusso si blocca” (ecco, io questa cosa non ho ancora capito se è una leggenda o è la verità). C’è poi lei, triste e sconsolata, che al mare “con le sue cose” non ci si accosta nemmeno: troppo scomodo, troppi dolori, la pancia gonfia, la ritenzione, il sole che brucia il doppio, i bambini che urlano troppo, la sabbia che è troppo sabbia, l’acqua che è troppo bagnata ed il casino che è sempre troppo casino. Sì, i cicli ormonali ci rendono insopportabili anche d’estate. Ma provate a sopportarli voi i cicli ormonali d’estate…

Illustrazione di Enrica Mannari.