L’arte dell’improvvisare

Viviamo con agende in ogni dove, il calendario è appeso ovunque, i signori della Post-It hanno costruito un impero per farci avere reminder sempre a portata di mano ed ogni momento dell’anno è buono per compilare liste da tenere sempre sott’occhio e depennare all’occorrenza. Interroghiamo oroscopi giornalmente, ci rivolgiamo agli oracoli, alle stelle, alle cartomanti e pure alle previsioni del tempo pur di tenere tutto sotto controllo! Ecco, credo che in generale sfugga a tutti un dato fondamentale che ci aiuterebbe tutti ad affrontare la vita in maniera molto più serena; un po’ come “ricordati che devi morire“, ma meno drastico: NIENTE E’ SOTTO CONTROLLO!!!

Il tempo fa gli scherzi, le stelle cadono (se ti va di merda anche in testa) e gli imprevisti se ne fottono dell’agenda! Non sempre, ma spesso. No, non è un invito al lasciarsi gestire dal caso, e nemmeno a fare le cose a cazzo che in fin dei conti, come mi direbbero svariate amiche “l’organizzazione è tutto” (e gran parte delle cose che incastro nella giornata sono dovute al mio piano giornaliero pensato con un certo criterio). Il mio è più un invito a riscoprire, rivalutare e reintegrare nella vita la sottile arte dell’improvvisare.  Non si può controllare tutto, ecco perché l’unico modo per affrontare il non-previsto è IMPROVVISANDO…anche con un certo stile! E’ una questione di essere in grado di mollare, di essere elastici rispetto agli eventi ed essere pronti ad affrontare ciò che accade senza prendere le cose troppo di punta. Perché a prendere le cose di punta si rischia di rompersi la testa…Dunque, improvvisare! Come?

Allenarsi ad essere agili, elastici e malleabili, come lo slimer, ma meno viscidi; è utile perché se invece di una curva c’è un angolo retto siamo in grado di adattarci senza romperci. Perdere un treno senza farsi venire l’ulcera, sbagliare indirizzo senza tirare giù i santi dal paradiso, affrontare un contrattempo di lavoro senza mangiare il collega o farsi sorprendere da un’acquazzone senza incazzarsi perché l’acqua ha rovinato le scarpe nuove. Ci vuole un grande allenamento, una sorta di Zen per guardare le cose come vengono senza combatterle con tutte le proprie forze; non bisogna nemmeno soccombere, nel senso, se arriva il solito acquazzone si può prendere un ombrello o ripararsi da qualche parte senza per forza farsi trascinare via dal fiume in piena. Però almeno un giorno a settimana strappare il planning e provare a fare senza incastrarsi nei rigidi programmi giornalieri può essere divertente e a volte anche spiazzante (sai quante cose fighe succedono quando improvvisi fuori dagli schemi?!?)

Velocità di pensiero nell’elaborazione di piani alternativi. Quello che per fare i fighi i procacciatori di teste chiamano “problem solving“, ovvero la capacità di fornire altre soluzioni a intoppi o problemi. L’imprevisto è dietro l’angolo, come nel Monopoli, quindi essere rapidi nel proporsi il piano B, C, D o pure E è fondamentale per non rimanere fermi in prigione un paio di turni (e senza prendere i 20€). Ci vuole sempre un’alternativa in testa. Sempre. (Sì, questo forse rientra nell’essere organizzati, ma in questo caso è un salvagente utile).

Improvvisazione consapevole. Sebbene capiti spesso di trovarsi in situazioni inaspettate, ogni tanto è bene mettercisi da soli, con le proprie mani, ed improvvisare consapevolmente. Prendersi un rischio, cambiare strada volontariamente, esci dalla routine quotidiana per metterti alla prova e vedere cosa succede. E’ incredibile come a volte possiamo stupirci di noi stessi e conoscerci veramente a fondo facendo cose che mai pensavamo avremmo potuto fare.

Meno aspettative aiutano ad accettare i cambiamenti senza troppi contraccolpi. L’aspettativa, quasi quanto rigidità e pianificazione, è quello che ti frega nell’universo caotico che è la vita! Imparare ad averne meno, sviluppando la capacità di essere pronto a ciò che non ti aspetti (più che a ciò che ti aspetti),  è funzionale ad una serenità a lungo termine. Questo passaggio è super difficile, ma non impossibile! 😉

Più sicurezza, meno paura. L’indecisione è nemica dell’improvvisazione. La paura, in generale, è nemica della vita. Chi sa improvvisare non ha paura di sbagliare, o meglio, sa sbagliare con un sorriso, cadere senza nascondersi, scazzare chiedendo scusa. Siamo umani, cazzate e svarioni capitano a tutti, ma non ci possiamo fustigare sempre per ogni cosa. Quando si riesce a superare la paura, si diventa più sicuri e più abili nell’adattarsi all’imprevisto.

Insomma, improvvisare non vuol dire non riflettere, anzi, l’improvvisazione esperta è un grande fenomeno creativo. Grandi scoperte, incredibili composizioni musicali, opere d’arte e libri memorabili, spesso, sono frutto di improvvisazioni, cambi di direzione rispetto alla via segnata, note aggiunte a caso ad uno spartito, incontri fortuiti che hanno ribaltato il corso degli eventi. Senza fare grandi rivoluzioni, ogni tanto possiamo improvvisare anche noi…o almeno accogliere quello che accade senza dare di matto. O no?!? 😉

Quanto sapete improvvisare voi? Vi auguro un bel weekend all’insegna dell’improvvisazione causale…

Passato, scansati!

Ottobre è arrivato anche da queste parti e, se da una parte è un mese che adoro perché tutto si calma e l’isola diventa più vivibile, regalando tempo libero e clima perfetto per escursioni e bagni in santa pace, dall’altra è anche un mese malinconico che lentamente porta alla fine di una stagione. Ottobre ti obbliga a pensare un po’ al futuro, a fare programmi per l’inverno, a programmare viaggi, a fare i bilanci della stagione appena conclusa e ad iniziare pranzi e cene di “despedidas“, i saluti di chi resta a chi parte. Per ora io sto dalla parte di chi resta, ma tra un mesetto toccherà partire anche a me. Oggi è andata via Silvia, una roccia sottile e minuta di 74 anni che passa metà anno in India e metà anno a Ibiza, facendosi un culo incredibile,  4 mercati a settimana (74 anni signori, mica 30!!!); di poche parole, ma di tanto contenuto, ieri mi ha salutato dicendomi: “La vita può essere vissuta solo guardando avanti, ma si capisce solo guardando indietro“. Eh…Effettivamente andare avanti guardando indietro è un tantino pericoloso, eppure sono convinta che dipende sempre da COME lo guardi quel passato, perché capita spesso di rivolgersi indietro come un tempo in cui tutto è stato magico, perfetto e meraviglioso, rimanendo invischiati mentalmente in quella che è un’immane cazzata figlia di percezioni distorte. Non sto dicendo che il passato deve essere necessariamente stato una merda, ma non è nemmeno vero che è tutto questo paradiso della felicità andata.

Che ci siano bei ricordi nelle teste di tutti è una cosa che mi auguro vivamente, ma è anche vero che l’essere umano ha uno strano rapporto con il passato: o lo dipinge come la perfezione che non tornerà mai più (con conseguenti attacchi pesanti di malinconia) o se lo continua a portare dietro per via di quello che non ha fatto, che poteva essere e che non è stato o eventi che non è riuscito a mandare giù, quelli famosi che uno “si lega al dito” (e giù di rimpianti e recriminazioni come se piovesse). In entrambi i casi c’è qualcosa che manca: l’obiettività. Quella con cui guardare le cose per come veramente erano, senza idealizzare, senza proiettare, senza omettere pezzi importanti perché al momento attuale fa comodo così. Un’operazione non facile, ma assolutamente indispensabile per “capire la vita“, come mi ha detto Silvia, e nello stesso tempo andare avanti senza fardelli e pesi inutili (e vecchi)!

Prima di tutto conviene capire e riconoscere cosa ci tiene legati al passato e perché: un evento, una situazione, un ex che non riusciamo a scrollarci di dosso sono pesi che condizionano relazioni e processi futuri e, se è vero che siamo il risultato del nostro percorso, è anche vero che ad un certo punto determinati comportamenti possono anche essere modificati (se no diventiamo seriali come i killer…e non è bello 😉 )! Una volta fissati i punti che legano è bene tenere in mente un’altra massima della vita, questa me la cantava mia mamma rigorosamente in dialetto la domenica mattina, “chi ha avuto ha avuto avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammoc’ ‘o passat’, simme e Napul’, paesà“. Il passato non si cambia, questo è inopinabile, ma si può cambiare il modo in cui percepirlo e in cui  ce lo raccontiamo: invece di continuare a pensare che quell’EX era il migliore del mondo e continuarlo a tenerlo lì nella nostra mente come metro di paragone, possiamo semplicemente vederlo in maniera obiettiva, farsi una ragione elencando mentalmente i motivi per cui è finita e rimetterlo nella casella chiusa delle “storie finite che non potevano essere” (o anche in quella dello “stronzo di turno“.) E’ un lavoro certosino, di pazienza, presa di coscienza, dove i sentimenti negativi devono essere trasformati in qualcos’altro: si può mica rimanere incazzati/inaciditi/arrabbiati/feriti per tutta la vita?!?

Pure soffermarsi sui bei ricordi a lungo non ha effetti troppo positivi: anche le cose belle non ritornano, ed idealizzarle come qualcosa di magico&perfetto fa perdere di vista la realtà, il presente, ancorandoci a quel passato incredibile nella speranza che ritorni (e chi visse sperando…non morì proprio bene)! Il passato è come un mucchio di posta da smistare in tante caselle diverse, dove ci sono lezioni da imparare, esempi da ripetere, persone da perdonare, progetti da lasciar andare, sentimenti da rimettere a posto ed emozioni da cambiare. Una volta sistemato tutto, come quando sistemi l’armadio e tutto è talmente in ordine che capisci quante cose hai dentro e come usarle tutte al meglio, allora ti senti come liberata. E quando tutto è più o meno in ordine, rimettere a posto il passato che verrà sarà molto più facile. Forse…o forse sarà l’ennesima faticata, ma vale la pena provarci, o no? Io a volte sono incredibilmente nostalgica (maledetta vecchiaia sentimentale), però ci sto lavorando…;)

Buon fine settimana!!!

Amicizie adulte

Con l’età cambiano un sacco di cose e no, non sto parlando solo di invecchiamento fisico e di evidenti segni del tempo sulla nostra pelle (che pure piano piano arrivano, è naturalmente bastarda questa cosa). Cambiano i punti di vista, cambia la conoscenza di noi stessi, cambia la percezione delle cose e cambiano anche i modi in cui ci relazioniamo con il prossimo, sia esso partner, amico o familiare. OK, in alcune persone questo non avviene (esistono esseri umani-sasso che non si schiodano di un millimetro da quello che ormai è un sé altamente consolidato nelle proprie certezze), ma ci sono altrettante persone che evolvono andando avanti con il tempo e che grazie a questa conoscenza approfondita riescono ad impostare le relazioni in un modo diverso, più adulto (e questa parola mi sta fortemente sulle palle). Come le amicizie…


L’amicizia, quella vera, è una cosa più unica che rara, difficile da descrivere, ma quando la trovi e la vivi quotidianamente ti accorgi della differenza che c’è con tutte le altre relazioni che infiliamo per comodità dentro a questa casella. C’è chi si porta dietro gli amici dall’infanzia, chi frequenta ancora la compagnia del liceo, chi ha poche e fidate amicizie sulle quali contare per qualsiasi cosa e chi ha milioni di amici ma in caso di bisogno non sa che numero di telefono comporre. Questo perché spesso le amicizie passano in secondo piano, surclassate da famiglia, figli, lavoro e rotture di palle varie ed eventuali. Grosso errore! Gli amici veri sono ancore di salvezza, a tutte le età ed in qualunque situazione! Quando si cresce molte amicizie saltano perché i punti in comune che c’erano a 20 anni a 40 magari non ci sono più e tante altre si creano, anche da adulti, con persone che si “trovano” proprio da grandi. Credo faccia parte del processo e più si acquisisce consapevolezza e più si diventa selettivi anche per quanto riguarda le amicizie, che differiscono dalle conoscenze perché implicano qualcosa di più profondo. 

L’amicizia adulta è quella che scegli ogni giorno. Non è quella del compagno di classe che vedi tutti i giorni e che è un po’ “forzata” dalla vicinanza e nemmeno quella che si trascina da sempre in virtù di un bene passato. No, è quella che vuoi e che coltivi ogni santo giorno, anche a distanza, anche senza sentirsi per mesi, ma c’è ed è sempre presente nella tua vita.

L’amicizia adulta è quella che sa ridere, sa divertirsi, sa raccogliere nei momenti brutti e celebrare nei momenti belli, è quella che spesso ti fa incazzare forte forte. È quella sincera, dove un vaffanculo ha lo stesso peso di un “ti voglio bene” perché entrambi sono detti con il cuore. È quella che non cova astio e gelosie (perché a 40 anni che cazzo siamo ancora gelosi degli amici/amiche?!?), che se ha un problema lo dichiara, che non si tiene le cose dentro  e che sa che ogni litigio fatto nel modo giusto segue una crescita. È quella che ti lascia libera di sbagliare per poi presentarsi con un sorriso saccente a dirti “te l’avevo detto“. È quella che è sempre e comunque dalla tua parte, ma talmente onesta da dirti sempre quando stai sbagliando o facendo cazzate. Ed adulto è anche il sapere ammettere di aver sbagliato e saper chiedere scusa senza vergogna. 

L’amicizia adulta è quella che sa dare e ricevere, quella che ti riempie emotivamente ed anche mentalmente (ho notato una certa intolleranza alle conversazioni vuote…mi annoio, che ci posso fare?), che ti stimola e ti fa evolvere anche solo con una parola detta al momento giusto. Si può scalzare o parlare di cose serie, divertirsi o darsi al culturale, parlare di progetti di vita o di lavoro. L’amicizia adulta ti deve riempire, altrimenti sono solo chiacchiere di circostanza…

L’amicizia adulta sa scendere in profondità senza giudicare, perché fondamentalmente è mossa dall’amore verso l’altro/a. E perché ci si conosce talmente bene che a volte non c’è nemmeno bisogno di parlare. Ci sono legami profondi che si consolidano con la crescita ed altri che si affievoliscono, altri spariscono del tutto, altri semplicemente vengono messi in un altro posto. Perché con l’età adulta di dovrebbe anche imparare a chiamare le cose con il proprio nome, riconoscere legali poco sani e dare alle persone il giusto peso nella propria vita. 

Il bello dell’amicizia adulta sono anche quei rapporti che nascono da grandi (si, si possono stringere grandi amicizie anche da adulti), perché sono persone che trovi e scegli alla luce di questa “semi-saggezza-acquisita” 😁 e l’intensità arriva spesso in poco tempo, perché già si sa quello che si vuole. 

L’amicizia adulta, vera ed onesta, è un bene talmente prezioso da dover essere preservato quotidianamente. Perché per ogni fidanzato/a che ci frantuma il cuore ci sarà sempre un amico/a a raccogliere i cocci (se l’amica ci salta sopra e li riduce in polvere forse non è così amica). 

Stare lontana mesi dalle mie amiche e amici mi fa spesso riflettere a quanto è importante aver costruito e saper mantenere rapporti solidi anche a distanza e allo stesso tempo a quanto è difficile instaurare amicizie adulte e sincere. È un lavoro, a volte va bene a volte no. E poi mi fa sempre pensare a quanto sono fortunata (e viziata) ad avere le amiche&amici che ho…perché il confronto (anche se non si fa) è veramente duro. E ora potete correre a strizzare forte le vostre amiche. Io lo farò virtualmente 😉💛 

Come la vedete voi l’amicizia adulta?!?

People from Ibiza #3: Disco People, Party People

I was tripping up and down
All around from town to town
Meeting people of every kind
Some were good or some were bad
Some were happy, others sad
Never know who you will find
I’ve never met people like my friends from Wonderland
Such a crazy band like my friends from Wonderland
People from Ibiza
Oh, people from Ibiza
Boys from Wonderland
People from Ibiza
Oh, people from Ibiza
Girls from Wonderland

DISCO PEOPLE, PARTY PEOPLE

I disco people a Ibiza non mancano mai, anzi, fanno parte del folklore locale che è esploso in maniera incontrollata negli ultimi 40 anni. Si riconoscono facilmente, anche se non si vedono in giro spesso, almeno non durante il giorno! Come i vampiri i disco-people escono fuori quando cala l’oscurità, di solito non prima di mezzanotte, orario in cui si riversano nelle strade dei bar dove si concedono qualche drink pre-serata. Dopotutto i veri party-addicted non si presentano in discoteca prima delle due (quelli che ci vanno a mezzanotte sono sfigati di passaggio o giovani alle prime armi…o vecchi :P). Quando escono sono tutt’uno con la notte: SCURI! Di nero vestiti, da capo a piedi, con alcune eccezioni per il denim blu scuro al posto del nero totale e con qualche stampa bianca, rigorosamente geometrica, appoggiata sulla t-shirt. Nonostante facciano il loro ingresso in società di notte non lasciano mai a casa gli occhiali da sole, che vengono indossati sia dentro ai locali (tante volte ci fosse il rischio di essere accecati dai fasci di luce…e poi fa figo ed è molto trendy, oltre che essere utili per ricoprire sguardi vuoti o allucinati) sia fuori, quando escono alle 7 di mattina modello “sciame di zombi occhialuti“!!! E a quell’ora è decisamente meglio avere gli occhi coperti. A volte decidono di spiaggiarsi a smaltire la serata, ed ecco che ritrovi distese di cadaveri vestiti di nero buttati in riva al mare a fondersi sotto al sole (come fanno a non morire di caldo prima o poi me lo farò spiegare); altre volte decidono di proseguire seguendo la scia di after party più o meno improvvisati. Perché i veri disco-people vengono a Ibiza solo per ballare e non smetterebbero mai di saltellare allegramente da una festa all’altra, da un dj superstar all’altro, cercando sonorità ricercate delle quali dissentire al rientro dalle vacanze, con frasi che suonano più o meno così “Dj XX ha fatto un set da paura“. Perché tutti i dj a Ibiza fanno dei set da paura, ti pare che qualcuno possa fare una cagata in uno dei mega-club più famosi in tutto il mondo? Impossibile…;) Con questa ricca vita notturna lo spazio per il mare scarseggia, ecco perché la maggioranza sfoggia un colorito lunare e se gli nomini tre località che non siano locali pensano che tu stia parlando di un’altra isola. Perché per loro Ibiza fa rima con DC10, Amnesia, Pacha, Privilege ed i loro fratelli minori. Fa rima con divertimento, feste tutte le sere, animazioni, musica che ti riempie le orecchie e il cuore, sostanze stupefacenti e strepitosi effetti speciali. Ed in effetti Ibiza fa anche rima con questo…

Vedo la gente fluire…

Ibiza è indubbiamente un’isola particolare: lei con il suo magnetismo e la gente che la popola con l’energia, a volte sana a volte completamente malata e oscura. Qui tutti parlano di un sacco di cose, più o meno energetico-centriche, ma quest’anno c’è un argomento che accomuna tutti, dai fricchettoni agli spirituali ai discotecari agli spaesati alla ricerca di se stessi: sono tutti lì a fluire!!! A domanda: “Cosa fai sull’isola?” mi sono sentita rispondere svariate volte “Mah, vediamo, lascio fluire e vediamo come va” o “Non so, fluisco…senza pensare troppo” o ancora “Ma ti sei baciata con il mio ex?” – “Ma no, è che eravamo tutti lì a lasciar fluire l’energia ed è capitato“. Guarda un po’ se fluisce direttamente un destro sul naso! Insomma, satura di tutto questo movimento fluido casuale (e ripetutamente tentata dal rispondere male ai miei interlocutori che giornalmente se ne escono fuori con cazzate di questo tipo), vorrei rimettere il fluire al suo posto, se no qui stiamo tutti a farci trascinare dalla corrente come pesci morti

Complici le filosofie più o meno Zen o i quintali di cartelli motivazionali riportanti la frase “go with the flow” (*vai con la corrente, ovvero segui il flusso) ci stanno facendo credere che il lasciarsi trasportare dalla corrente senza forzare gli eventi sia cosa buona, giusta e soprattutto sana per l’integrità mentale e anche per quella fisica. Ma credo che ci sia stato un grosso fraintendimento di questa filosofia che suggerisce di seguire la corrente in maniera consapevole e non il non sapere assolutamente da che parte andare lasciandosi trasportare dagli eventi in maniera del tutto casuale. Il saggio diceva:

La vita è una serie di cambiamenti naturali e spontanei. Non li resistere. Resisterli crea solo dolore. Che la realtà sia la realtà. Lasciate che le cose fluiscano spontaneamente in avanti nel modo che vogliono”. (Lao Tzu)

Io, in maniera pragmatica, aggiungerei:


Perché dire “fluisco” o “seguo il flusso” sembra essere un segno di apertura mentale e di illuminazione imminente, ma in realtà se non è sostenuto da un piano, un progetto, una visione, un desiderio, un cazzo di movente qualunque a me sembra solo una scusa simil-intellettuale per persone che galleggiano nella vita approfittando di qualcuno che li sostiene economicamente. O una giustificazione fricchettona per intrecciare relazioni inopportune, ma che in questo modo fluente si ricoprono di mistica magia. Il fluire reale di cui parlano anche i monaci ha a che fare con la consapevolezza, la gestione della propria energia e quindi più banalmente della propria vita. Esercizi pratici con un fine, non fuffaggini assortite!

Si tratta di imparare a lasciare andare, consci del fatto che NON SI PUO’ TENERE TUTTO SOTTO CONTROLLO! Per questo possiamo fare dei progetti, portarli avanti e modificarli quando arriva qualcosa a sconvolgere i piani in modo da adattarli a nuove situazioni. Si tratta di non attaccarsi alla vita quotidiana, perché quello che c’è oggi domani potrebbe sparire. Si tratta si imparare a respirare e rilassarsi anche nelle situazioni difficili o davanti a persone che ci stanno provocando in maniera diretta (sempre per evitare pugni in faccia gratis, che non è carino). Accettare che nella vita non c’è niente di “perfetto” e fare pace con l’imperfezione aiuta a non dannarsi l’anima e vivere più serenamente. Si tratta di imparare a fare un passo alla volta guardando l’obiettivo senza la pretesa di ottenere tutto subito, ma studiando un piano che preveda piccoli step piuttosto che grandi salti (utile nel caso di imprevisti). Si tratta di allenare la capacità di reagire alle avversità, di lavorare costantemente su stessi per migliorarsi negli aspetti che non ci piacciono. Si tratta di adottare uno sguardo più ampio sul mondo, cercando di vedere in ogni cambio di programma improvviso un’opportunità per fare qualcosa di diverso e seguire una strada nemmeno immaginata ma comunque funzionale.

Insomma, la vita non è certo una dimensione statica sempre uguale a se stessa; è un movimento costante che fluisce meravigliosamente sotto ai nostri piedi e davanti ai nostri occhi. Ecco, credo che vivere fluendo voglia dire prendere dalla vita ciò che offre, senza cercare di modellarla in maniera forzata, ma nemmeno stando lì fermi ad aspettare cosa succede. Questo non è né vivere né fluire…è ‘na paraculata! Ovvia, l’ho detto… 😉

Vi auguro un fluttuante fine settimana…

People from Ibiza #2: Pirati e Folletti

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PIRATI e FOLLETTI (dei boschi)

I pirati non stanno solo in mare. I pirati li trovi anche sulla terra ferma, nascosti tra i boschi insieme ai loro amici folletti. Molto spesso i folletti sono esseri umani che hanno scelto la pirateria come stile di vita ed i pirati scelgono i boschi da condividere con i folletti; folletti e pirati, a volte, sono la stessa persona. L’isola è piena di pirati che vivono secondo le proprie regole, nel rispetto dell’ambiente e della natura, che scelgono come casa accogliente. La natura selvaggia dove rifugiarsi la sera, dove sostare a creare di giorno, dove condividere lo spazio con altri amici pirati o folletti. Perché il pirata parte da solo, con il suo mondo rinchiuso in un furgone più o meno sgangherato (ma funzionante), però poi si ritrova con altri pirati sbarcati sull’Isola e creano una sorta di comunità itinerante, che si separa e si ritrova nei luoghi più sperduti e nascosti. In fin dei conti sono pirati e la pirateria è uno stile di vita, è la scelta di stare fuori dalle regole imposte da altri, fuori dai lavori ordinari, fuori dall’assistenza sanitaria, fuori dalle tasse, dalla politica, fuori da tutto. Alcuni ci riescono al 100%, vivendo della loro arte e della loro creatività pura, estemporanea e spontanea come quella di un bambino; altri si integrano parzialmente frequentando i mercati come venditori o come artisti, mostrando a turisti curiosi visioni su tela o sculture tridimensionali. Pirati rispettosi, soprattutto del tempo, che non rincorrono ma con il quale fluiscono insieme, privilegiando un’insolita lentezza alle corse frenetiche dettate dal mondo contemporaneo: una cena, dalla preparazione alla fine, può durare anche tre, quattro ore; per un caffè si può aspettare anche venti minuti, perché i grani si macinano con un vecchio macinino a manovella…ma non manca mai un birra in fresco, un sorriso e l’accoglienza verso chi è ben disposto ad integrarsi in queste fatiscenti comunità che si spostano da un bosco all’altro. Pirati e Folletti ai quali piace fare festa, divertirsi, essere circondati dalla musica e anche da sostanze stupefacenti, sempre in un’onda di allegro preso-benismo, senza scopo di sfascio (oddio, qualcuno si sfascia anche quando esagera, ma generalmente conoscono talmente bene la chimica che sanno dosarla alla perfezione per ottenere l’effetto desiderato), ma solo per ampliare la conoscenza, aprire la mente, vedere cose e creare mondi paralleli. Pirati&Folletti vivono isolati ma si mescolano con la gente del posto, frequentando luoghi di ritrovo locali e serate non troppo glamour; quindi non è cosa rara incontrarli in giro, parlarci e finire ad ascoltare storie di scorribande al limite della fantasia. In molti casi si tratta di “wanna-be-pirati“, che ci provano a copiare questo stile di vita, altri invece sono pirati veri. Io li ho visti. Ho le prove. Quelli veri sembrano saltati fuori da un libro di favole, ma dal vivo sono decisamente meglio…;)

Foto di Gaetano GAP Panariello

 

 

 

 

People From Ibiza #1: Shanti Shanti (e il funky?)

Il Santo Agosto è finalmente arrivato. Io in vacanza non ci vado. In principio avevo pensato di prendere un po’ di ferie dal blog, ma tanto è più forte di me e scrivere scrivo ugualmente. Quindi ho deciso di alleggerire i contenuti (per i pipponi vi aspetto a settembre) e rendervi più partecipi di quel che succede in questa Isla Blanca raccontandovela con i miei colori e con i miei occhi. A cominciare dai personaggi che la popolano, sui quali girano miti e leggende ma niente è più incredibile di quello che si può ammirare dal vero! Vi presento i “People from Ibiza“, ritratti semi-seri di tipologie umane che si incontrano da queste parti… 😉

(e l’omaggio al biondo Sandy Marton non poteva mancare)

SHANTI SHANTI (E IL FUNKY?)

Leggeri come piume, delicati nei modi e nelle movenze, sembrano essere circondati da un’aura di tranquillità ai limiti dello Zen. Gli Shanti Shanti sono gli abitanti più spirituali presenti sull’isola, concentrati sull’energia di qualsiasi cosa: degli astri che interrogano con frequenza, delle pietre che indossano o sulle quali inciampano, delle persone che li circondano delle quali percepiscono immediatamente il karma (azz!), del cibo che ingeriscono (quasi al 100% di origine vegetale) e delle piante con i quali preparano decotti, pozioni, oli e canne (con moderazione). Sono persone molto sensibili ed attente, orientate ad una spiritualità quasi estrema, che inonda ogni azione della loro giornata. A partire dallo yoga del mattino, pratica imprescindibile che aiuta a mantenere in equilibrio il corpo e la mente. Corpo che si attiva anche con corsi di estatic dance e danza terapia, e che si mantiene grazie ad un’alimentazione iper-sana ed incorruttibile (anche se ogni tanto un vaschetta di salsa alioli con pane non gliela leva nessuno, per compensare) nella quale non mancano mai avocado, quinoa e semini (se non metti i semini dappertutto non sei nessuno!). Quando si incontrano il saluto tra di loro prevede un abbraccio prolungato di almeno cinque minuti, in cui si parlano energeticamente tramite i loro corpi, respirando profondamente l’una l’anima dell’altra, in scioltezza ma con una certa intensità. L’energia è una cosa seria, l’energia è ovunque, l’energia è il motore e la risposta anche al ramo che si stacca magicamente e ti cade sulla macchina…e no, non si bestemmia né si dicono parolacce, si fa un grosso respira e si cerca di capire il messaggio subliminale che l’Universo ci ha voluto mandare (non tirate in ballo la Sfiga, cominciano con i riti santificatori). I sottofondi delle giornate sono a base di suoni della natura, musica da meditazione o al massimo ambient (ma se ce li avete intorno sembra sempre di sentire una messa in lontananza) e l’aria ha sempre un sentore di incenso rigorosamente proveniente dall’India (meta di pellegrinaggi costanti) o di Palo Santo, con il quale fanno riti e benedizioni per ogni cosa: serve a ripulire l’energia!  Tra di loro non manca mai almeno uno Sciamano, personaggio chiave e guida di questi gruppi di anime alla ricerca della pace universale e della costruzione di un mondo migliore…o almeno del loro micro-mondo che li circonda (meglio iniziare da traguardi più vicini). Gli Shanti Shanti sono personaggi estremamente interessanti, illuminanti e illuminati…a piccole dosi. L’effetto calmante che abitualmente hanno passa all’ennesima risposta a base di spiritualità; in quei momenti ti viene voglia di mettere come sottofondo Beyoncé a tutto volume e fare ballettini idioti mentre gli gridi “Ma te non ti incazzi mai?!?“. Insomma, si può essere spirituali e interessati all’energia senza prendersi troppo sul serio, senza essere monotematici ed aggiungendo un po’ di colore in qua e là ogni tanto? Non si può essere Shanti Shanti con il Funky?!? 😛

Foto dal Rise Up Ibiza 2017 (un evento parecchio Shanti con sciamani e meditazioni per la pace)

Cose che fanno (immediatamente) passare la poesia a LUI

Gli spunti di riflessione in questa parte di terra inglobata nel mare sono tantissimi; le occasioni di chiacchiere sono molteplici ed il materiale umano con cui parlare e confrontarsi è vasto e variegato. In fin dei conti il mondo è bello perché è estremamente vario (e meno male), ognuno ha la sua particolarissima personalità che si riflette in gusti, preferenze, passioni e stili di vita. Eppure è incredibile come su certi aspetti ci si trovi spesso d’accordo, come quando si parla di relazioni, un tema estivo che si presta sia per le giornate in spiaggia sia per le cene all’aperto. L’inizio di una conoscenza, il momento del flirt, i primi appuntamenti sono indubbiamente i momenti più belli (quelli che poi vai a rivangare anni dopo quando le farfalle nello stomaco sembrano essersi suicidate)…che si possono rovinare e distruggere in un attimo! Già, perché…

Esistono dei comportamenti, dei modi di fare, delle parole o piccoli gesti che sono in grado di far crollare immediatamente la passione del conquistatore più incallito il cui unico obiettivo è portare un gran numero di trofei sul letto di camera sua. Non ha tutti gli uomini basta “concludere” e se in alcune occasioni si lanciano su qualsiasi essere umano, in tutte le altre non è raro che la loro sensibilità venga urtata e perdano completamente interesse nella donna che hanno di fronte…o con la quale stanno parlando via messaggio. Ho avuto modo di approfondire in questi giorni e più o meno questo è quanto emerso dai miei sondaggi…

Quando LEI è troppo impostata o troppo agitata. Smanie di varia natura ai limiti della schizofrenia oppure il poco raffinato atteggiamento con “palo nel culo” sembra che siano motivo di perdita di interesse. In generale la spontaneità è apprezzata più che tante sovrastrutture…

Criticone e Superficiali, anche NO! Spettegolare, criticare, parlare male di gente conosciuta o sconosciuta come se non ci fosse un domani…ecco, gli uomini ci sentono benissimo e tutto questo sparlare non è simpatico nemmeno per le loro orecchie. Per queste operazioni ci sono le amiche…

Parlare in continuazione. Va bene conoscersi, va bene raccontarsi, va bene essere particolarmente loquaci, ma monopolizzare la conversazione tutta la sera sbrodolando qualsiasi cosa….NO! C’è un limite di sopportazione alla doccia di parole e soprattutto ai primi incontri NON si parla degli ex (questa cosa è causa di fuga immediata).

Se sta troppo al cellulare! La tecnologia è un bene e anche un male della società contemporanea. Avere questo mezzo sempre a portata di mano in certe situazioni è IL MALE totale. Posate il telefono quando siete con LUI, dare attenzione alla persona che sta davanti è segno d’interesse. Se proprio non vi interessa meglio farsi riaccompagnare a casa che stare con la faccia incastrata nello smartphone!

Quando parla troppo dell’aspetto fisico, se pensa solo al corpo, all’estetica (sua e delle altre/i) e se si specchia nel telefono….è un NO a prescindere! (io non posso dargli torto, almeno andate in bagno e poi per queste cose ci sono sempre le amiche, quelle di prima) Se poi sul profilo FB hai più selfie che foto con gli amici magari al primo appuntamento non ci arrivano nemmeno!!!

Grezzaggini assortite. Nella spontaneità che tanto apprezzano non sono contemplati rutti a tavola, bestemmie ogni 3 parole ed altri tipi di comportamenti ai limiti dell’ignoranza. Un minimo di contegno!!!

Quelle che fanno i giochetti stancano. Flirtare va bene, scriversi e mandarsi messaggi anche; fare giochetti con i tempi studiati, le risposte costruite a tavolino o rubate dal Cioè, scrivere dopo due o tre ore nel mezzo della notte per far vedere che eri fuori e ti stavi divertendo tantissimo senza nemmeno pensare a LUI…rilassatevi. Meglio un eccesso di sincera spontaneità che una tattica militare studiata a tavolino. Tanto se non vi vuole potete elaborare tutte le tecniche del mondo, non vi considererà lo stesso.

Quando non c’è intesa mentale, anche il pisello si arrende. La stimolazione mentale va quasi in contemporanea con quella visiva. Regolatevi… 😉

Insomma, non basta essere belle, mettersi giù carine e tirare fuori un po’ di coscia. C’è bisogno di modi ed accortezze…altrimenti si ammoscia pure lui 😉 Se avete qualcosa da aggiungere, io sono, come al solito, tutta orecchie…Buon fine settimana (sto lavorando anche sulla versione femminile, per cui suggerimenti ben accetti)!

L’attesa (quando a dettare i tempi è lui)

Siamo nell’era del tutto&subito, degli incontri veloci che si consumano nel giro di un appuntamento per poi spegnersi con rapidità, delle App che agevolano le conoscenze e anche in quella dove il sesso virtuale può sostituire tranquillamente quello reale. Insomma, un’epoca di merda dove le relazioni umane sono spesso sacrificate o ridotte all’osso. Spesso, ma non sempre, per fortuna. E se da un lato il mordi&fuggi la fa da padrone, dall’altro c’è chi ancora si dedica all’altro/a, chi ama parlare con le persone e chi sa dosare il tempo, anche quando si tratta di arrivare al dunque e si decide di attendere.

Nel pensiero comune sono le donne quelle che si fanno desiderare o che “se la tirano” magari qualche settimana in più per testare il vero interesse di colui che hanno iniziato a frequentare, mentre l’uomo, sempre secondo il pensiero comune, è quello che come vede una che gli interessa non vede l’ora di metterla in orizzontale…o in posizioni affini 😉 Ecco, sembra che qualcosa stia cambiando (o semplicemente è uscito alla luce del sole) e che anche l’uomo si diverta a giocare con il tempo e decida di stimolare l’attesa. L’arte del “surriscaldare e poi fuggire” è antica quanto il mondo, ancestrale tecnica di seduzione dove si provoca l’altro in maniera sottile o sfacciatamente esplicita e poi ci si ritira nelle proprie stanze, lasciando il poveretto a doversi fare una doccia ghiacciata o a darsi una mano da solo. C’è chi lo fa per sport, chi come mestiere e chi per capire quanto l’altro è disposto ad attendere. Poi ci sono gli uomini, che coscientemente allungano i tempi con mosse strategiche ben precise.

Chiacchiere prolungate: il parlare a lungo è una tecnica di stordimento attraverso la quale l’uomo cerca di solleticare intellettualmente la donna, conquistandola lentamente attraverso le parole. Indubbiamente un uomo capace di conversare ed articolare i discorsi parte con un discreto vantaggio, se poi è anche brillante ed interessante è ancora più facile rimanerne affascinate; se riesce a stimolare sottilmente anche la sfera sessuale è fatta. Poi, però, cortesemente saluta e se ne va (certo di aver lasciato il segno).

Carezze ed effusioni: il contatto epidermico è qualcosa di estremamente sexy e provocatorio. Che sia un massaggio fatto per gioco in spiaggia, delle carezze scappate in piscina o sfioramenti vari costanti e duraturi, l’effetto svarione è quasi assicurato (a meno che lui non abbia la mano moscia e umidiccia, in quel caso l’unico effetto assicurato è la fuga)! Quando lei sarebbe disposta anche a cedere lui, sempre con educazione, si defila…fino alla prossima occasione!

Concedersi a rate: una volta una chiacchiera, una volta una carezza, la volta dopo qualche bacio rubato poi una sconvolgente pomiciata al chiaro di luna poi…nulla, si va a dormire, ognuno a casa sua. Succede anche questo e fa sempre parte del non consumare tutto e subito, del tenere vivo il desiderio, dell’accenderlo e protrarre avanti il tutto fino all’agognato momento che sarà poi un’ esplosione di piacere da entrambe le parti…se ci s’arriva. A volte il gioco finisce così, lasciando entrambi a bocca asciutta, altre volte lei si stufa e si gira da un’altra parte dove tutto è meno articolato e più diretto. Rischi del mestiere…;)

Il fine ultimo può variare e non è necessariamente segno di interesse reale (quindi fare attenzione a non cadere nella trappola, piuttosto scegliete di giocare consapevolmente), anzi, molte volte si tratta di buttare semi in qua e là e vedere quale pianta cresce per prima…o decidere di annaffiarle tutte. 😛 Un gioco di seduzione dove non è importante concludere ma appagare l’ego (il solo fatto di sentirsi desiderato può funzionare da orgasmo celebrare…mi dicono i praticanti di quest’arte…contenti loro)! In altri casi, invece, c’è un desiderio reale di rallentare, di prendersi del tempo per conoscere l’altra in maniera profonda senza correre in camera da letto dalla prima sera, aspettando. Come al solito non esistono regole, solo buone intuizioni che ci fanno capire se colui che ci sta davanti è uno scaldapassere professionista, amatoriale, seriale o se è veramente interessato a noi. E decidere se e a quale gioco giocare…;)

Meglio attendere o meglio verificare subito?!? Buon fine settimana…

Galateo per single ai matrimoni

Esistono un sacco di leggende metropolitane che riguardano la specie dei single (questi strani esseri he affrontano il mondo scompagnati, aiuto!); oltre a quella dell’uomo perfetto che si incontra al supermercato (bufala!), circola ancora e da sempre quella dell’occasione perfetta per incontrare l’uomo perfetto (evidentemente sfuggito al banco del pesce): i matrimoni!!! Questi eventi, che brulicano di amore e alcool, vengono spesso indicati come fertili terreni per adocchiare, conquistare e intrecciare possibili relazioni. Ci sono donne (e uomini?) che ci hanno creduto e che ci credono ancora, che ripongono in queste occasioni nutrite aspettative di riuscire finalmente ad incontrarne uno giusto…in realtà sono tutte cazzate e al massimo finisci a pomiciare con il cugino di 20 anni solo perché non ti sei regolata con le bollicine! Bene, ma non benissimo…😁


Questo mito fa sfatato e ridimensionato. I matrimoni per le single sono una…così, una festa a cui partecipare senza alcun tipo di speranza di incontrare chissà chi, perché ci sono 3 punti fondamentali che lo rendono palesemente un luogo inadatto:

-È statisticamente provato che ai matrimoni ci sono sempre più single donne che uomini; è un rapporto di 10 a 1 che limita fortemente il bacino di pesci papabili e ci sta che tu ti ritrovi al tavolo con una schiera di zitell…signorine scompagnate che parlano tutta la sera dell’ultimo straccio di fidanzato 😉 Insomma, c’è penuria di maschi anche in queste occasioni…

-Suddetta penuria è dovuta anche aquest’usanza di invitare amici e parenti “accompagnati“, anche se il compagno/a è sconosciuto agli sposi. Lo so che pare brutto lasciare l’altra metà della mela a casa, ma ogni tanto si può anche uscire da soli, no?!?

-Quindi non solo le coppie sono numericamente superiori, ma hanno (non si sa bene per quale strano motivo) la tendenza a piccionare parecchio di più (che sia una tattica messa in atto per marcare il territorio? C’avete mai fatto caso a come le donne si arpionano ai propri compagni?). Quindi non solo più coppie, ma anche più sdolcinate effusioni amorose nell’aria. Vi pare mai il luogo giusto? 

Direi di no! Quindi, se sei single e vuoi sopravvivere serenamente ai matrimoni, conviene…

Andare senza aspettative! Quel che succede succede, al massimo vi dice di culo di sedervi accanto a quello buono così, per caso! 

Non esagerare con gli alcolici! Lo so che è un buon modo per dimenticare e anche per sciogliersi un po’, ma potrebbe dare atto a comportamenti poco consoni, tipo flirtare con lo zio della sposa sotto lo sguardo incarognito della zia!!! 😉

Non stare nell’angolo, comunque interagisci! La single scompagnata e solitaria ci sta che si metta nell’angolo, soprattutto se non conosce molti altri amici. Sbagliato!!! Va bene che non c’è trippa per gatti, ma ciò non toglie che si possano fare altre amicizie o se non altro divertirsi un po’ (se no sai che palle? Diventa una tortura...). Se si hanno problemi in questo senso, fregarsene del punto due e soprattutto farsi amico il barman…😉

Occhio al personale di servizio…potrebbe regalare sorprese! Se tra gli invitati non c’è nulla di buono, magari tra chi lavora all’evento potrebbe nascondersi qualche personaggio interessante. Barman, camerieri, fotografi, dj, menestrelli napoletani…perché no? L’unica accortezza è di non distrarli completamente dal lavoro…magari per portarli sotto gli ulivi aspettate la fine della festa! 

Limitare atti poco consoni! Pur di concludere si rischia di far succedere di tutto. Ecco, non importa. In questo caso il galateo del buonsenso suggerisce di essere discrete, delicate e di evitare figure di merda plateali. Perché i parenti, anche quelli non serpenti, parlano! 😉 

Insomma, divertitevi senza troppe aspettative, e defilatevi al lancio del bouquet…che ritrovarsi quel mazzo in mano potrebbe essere l’ennesimo segno di sfiga! 😜 E ora, se in giro ci sono single o ex single che ai matrimoni di amici e parenti hanno trovato qualcosa di buono, vi ascolto…smentitemi pure! E buon weekend, io stasera vado al matrimonio della mia amica!!! 😉