Da “Morgatta&TheCity” a “Firenze al Femminile”

Quando ho messo su questa rubrica, rubando volontariamente il nome alla famosissima serie, l’ho fatto perché amo andare in giro, scoprire i posti e condividere le cose belle che trovo. Gratis (nel senso, se poi qualcuno mi vuole pagare mi va benissimo, ma solitamente sono io che decido di parlare delle cose che mi piacciono proprio per amore della condivisione, soprattutto di progetti che hanno bisogno di voce). Ho iniziato dalla città dove vivevo, passando dai ristoranti ai negozi ai bar fino alle librerie, parlando con i proprietari delle attività e raccontando le storie e le idee che si celano dietro ai luoghi fisici. Ecco, mai avrei pensato che tutto ciò (e molto molto di più) si sarebbe trasformato in un progetto editoriale dai contorni ben definiti; mai e mai avrei mai pensato di scrivere una “guida turistica“!!!

Schermata 2017-04-28 alle 11.38.57Eppure ho avuto la conferma che nella vita le prime volte non finiscono mai, ed ecco che mi sono ritrovata ad affrontare questo nuovo libro con un attimo di ansia e un gran punto interrogativo in testa: da dove comincio?!? Firenze è Firenze (e giù ansia da prestazione, poi figurati, una livornese che si permette di scrivere la guida di Firenze, sacrilegio!), una guida dovrebbe guidare, una guida al femminile? Boh, attimi di panico-creativo, il blocco dello scrittore che si inceppa prima di iniziare… Insomma, diciamo che sono stata un paio di mesi a pensare a come poter costruire una guida: ne ho letta una, così, per documentarmi e mi sono talmente annoiata che, come al solito, mi è entrata ulteriore ansia da “non voglio fare una guida noiosa“. Poi ho letto “Napoli al Femminile“, altra guida della collana di cui anche la mia farà parte (ebbene sì, il Signor Morellini, dopo Sfashion, ha continuato a darmi fiducia) scritta da Rita Covello e mi è piaciuta talmente tanto che ho finalmente capito che taglio avrebbe avuto la mia. Una guida (che non sia Lonely Planet, ma una “guida raccontata”) ti deve far immergere nell’atmosfera della città, ti deve far camminare tra le strade, visualizzare i personaggi, sentire suoni e odori attraverso le pagine: ti deve far venire voglia di visitare la città che stai leggendo. Altrimenti sono solo pallosissime nozioni su carta (e di queste ce ne sono già un’infinità).

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Ho voluto rileggere e raccontare la città dove ho vissuto negli ultimi 17 anni e per fare ciò l’ho dovuta riscoprire io per prima: sono andata a scavare nella sua storia, nei personaggi (soprattutto femminili), nelle targhe, nelle statue, nei vicoli, in un continuo oscillare tra passato e presente; un lavoro impegnativo, reso divertente dai racconti di amici e dalle testimonianze delle persone che hanno resistito alla mia raffica di domande (anche sui social ho molestato virtualmente amici e conoscenti fiorentini). 🙂 Poi che c’entra, le informazioni utili (e anche accessorie) ce le ho infilate, ma ho voluto fare finta di accompagnare una mia amica/o a fare un giro per la città; più che una guida impostata è un “a spasso per Firenze con Morgatta” 😛  Non sono sola nemmeno in questo libro: a raccontare visivamente Firenze ci ha pensato Erika Bastogi, fotografa e film-maker (colei che ha realizzato anche il booktrailer di Sfashion) che ha immortalato scorci e volti con il suo personalissimo occhio, catturando emozioni con la sua macchina fotografica che sono finite ad arricchire le mie parole.

Insomma, non avevo mai scritto una guida “intera” e non era nelle mie previsioni, ma alla fine l’ho scritta e dal prossimo 18 maggio la trovate in tutte le librerie o sul sito del mio editore

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Firenze è Firenze: culla del Rinascimento, terra di poeti, artisti e geni creativi. Firenze, città dalle mille chiese, palazzi, affreschi, pezzi di storia che sbucano da ogni angolo. Firenze con il suo Arno che la divide in due per poi ricucirla con i suoi dieci (più due) ponti dai quali ammirare tramonti mozzafiato ornati da campanili e terrazze. Firenze e i fiorentini, innamorati della loro città (e della Fiorentina) più che delle loro mamme. Firenze di Dante, Michelangelo, Brunelleschi, David e del Magnifico. Tutti omini? Sembra, ma dietro ad ogni grande uomo c’è sempre una grande donna: senza Beatrice Dante l’avrebbe scritta quella Commedia così Divina? E senza l’Elettrice Palatina, avremmo in città tutte le meraviglie che vengono ad ammirare da ogni parte del Mondo? E ancora lo sapevate che macarons e forchetta sono merito della bruttina ma ganzissima Caterina de’ Medici? Dalle nobildonne fiorentine alle moderne imprenditrici, una divertente guida al femminile che ti porterà in giro per una delle città più belle del mondo, a scoprire chiassi, vicoli, mercati all’aria aperta, gallerie e negozi di moderni artigiani, per poi farti finire a sorseggiare cocktail prima di una tipica cena toscana. Antiche memorie e vita contemporanea raccontate con accento ed ironia tutte toscane. Una guida fatta di storie e personaggi: perché le città non le fanno i muri, ma le persone.

Questo è un assaggio, poi tenetevi liberi il 18 maggio che magari riusciamo a vederci per quattro chiacchiere su Firenze a Firenze…;)

Mangiami! 3 sfumature di cacao

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“Se nessuno ti vede mentre lo mangi, quel dolce non ha calorie”.

storia in 3 piatti e 3 puntate: Mangiami! 3 sfumature di cacao

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Che cosa vuoi?” – Disse Agnese ammiccando da dietro al bancone con il suo solito rossetto rosso.

Che cosa fai?” – Rispose l’uomo, vagamente intimidito. – “Volevo dire…cosa hai?” – Ritrattò, scuotendo la testa.

Era difficile non rimanere stregati da Agnese e dal suo modo di porsi: occhio a cerbiatto con lunghe ciglia, bocca grande, quasi sempre dipinta di un rosso dispettoso, ed un decolletè importante che, anche se coperto dal grembiule sbarazzino a pois rosa, si intravedeva benissimo. Agnese avrebbe flirtato anche con le fruste dello sbattitore, e molto probabilmente lo faceva davvero, ammaliatrice per vocazione, seduttrice per natura e dispettosa dalla nascita. Tutto un gioco il suo, ed anche una tecnica di marketing per attirare clientela nel suo laboratorio di pasticceria, il suo mondo glassato fatto di creme, cacao, frutta e combinazioni di ogni genere. Basta siano dolci. “Mangiami“, questa l’insegna della sua boutique degli zuccheri aperta da appena 6 mesi, un sogno diventato realtà. Non avrebbe potuto trovare nome migliore…e lo sapeva benissimo.

Faccio quello che vuoi…tranne dolci senza zucchero. Se dobbiamo peccare, dobbiamo farlo bene. E i dolci senza zucchero, non sono dolci. Dico male?” Su quel dico male si sporse ancora di più verso il suo primo cliente della giornata. Però, brutto brutto non era, anzi, a guardarlo bene…

Cioccolato. Qualcosa con il cioccolato…Mia sorella adora il cioccolato” rispose rapidamente facendo un passo indietro, visibilmente a disagio.

Ah, la vita è come il cioccolato…è l’amaro che fa apprezzare il dolce, caro mio” – si gira verso la vetrina alle sue spalle – “Che ne dice di una torta golosa di cioccolato fondente, con una base di biscotto croccante al cacao amaro al 70% coperta da una morbida crema che si scioglie in bocca ricoperta da una glassa croccante amara, frutti di bosco che danno quel tocco fresco e nocciole tostate a decorare…

Vito cominciò ad agitarsi. Nella sua testa era passato di tutto, tranne il dolce che Agnese le stava mostrando…[continua]

torta al cioccolato di cucinamo

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Fine Servizio PT.2

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“Il cameriere non è colui che porta i piatti, è quello che ti deve far star bene quando sei a cena fuori”

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: FINE SERVIZIO PT.2

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[…] “Dai capo, lo sai, è una situazione di comodo. Lavoro 3 sere a settimana in palestra, altre 3/4 sono qui, mi dici quando trovo il tempo di conoscere qualcuno di nuovo? Conoscerlo, uscirci, farmi pagare un paio di cene…no, no, troppe menate. Almeno qui vado sul sicuro.” Glielo dico con un’aria talmente convincente, sfoggiando il mio sorriso migliore che quasi quasi mi sembra che tutta questa storia-non-storia abbia un senso. Allungo distrattamente la mano verso il pass per prendere l’uovo al pomodoro del tavolo 11 e manca poco mi ustiono una mano “Che stai attenta!“, tuona Gino dalla cucina “E poi aspetta, non lo vedi ci manca il pane?“. Eh, no, non avevo visto. Sorrido a 50 denti, sbatto le ciglia tipo cerbiatto e pigolo “Ooook…che profumino, me le fai anche a me dopo?” (i cuochi vanno saputi prendere, quando faccio la gattina non resiste) “Scordatelo”. Mi ghiaccia, ma so che alla fine cederà. Fischietto e porto il piatto, sempre sotto lo sguardo inquisitore del capo.

So bene che non approva questa situazione, soprattutto dopo avermi visto dilaniata nei primi anni di questa relazione dai contorni confusi. Abbiamo già passato il quarto anniversario, ma se faccio il conto reale dei giorni trascorsi insieme, forse si arriva appena a sei mesi. Se la nostra fosse stata una relazione “normale”, quelle in cui ti frequenti con costanza e con l’intenzione, se non altro, di provarci, l’avrei mandato a quel paese dopo un paio di settimane. Purtroppo, però, il suo concedersi parecchio bene ma con il contagocce ha fatto sì che questo incantevole strazio continuasse nel tempo. Capita. Anche alle migliori. A volte essere pienamente consapevoli delle situazioni non è sufficiente a salvarsi le penne, ma almeno aiuta a non farsi inutili aspettative. E io, alle aspettative su Mattia, ho fatto un bel funerale un paio di anni fa, quando ho scoperto la sua tendenza alla poligamia, abitudine che mi aveva gentilmente omesso.  Una volta cominciato a giocare a carte scoperte, però, niente ci ha impedito di farci delle nottate appaganti, condite di risate e di quella confidenza fisico-psicologica che solo amanti di vecchia data possono avere. “Il buon senso te lo dovrebbe impedire”. Eccola là, la vocetta tanto buona quanto fastidiosa: “Non mi angosciare, per favore, ho bisogno di leggerezza ultimamente e di distrarmi senza troppe pretese. E poi questo non è il momento di discutere, sono al lavoro”. Mentre liquido l’Altra Me, mi avvicino al telefono nella speranza di un messaggio rassicurante e invece picche (o pacco).

Nulla, via, non si tromba nemmeno stasera”.

Mi arrivano, in sequenza, una pacca sul collo dal capo, accompagnata da un compassionevole “Ti ci sta bene”, ed un’energica strizzata di chiappe da Dario “Se vuoi du’ colpi te li do’ io stasera”.

“Grazie amore, hai già avuto il tuo momento ai suoi tempi. E poi con i colleghi di lavoro non faccio sesso. Ho un’etica professionale, io!” […continua…]

Uovo al pomodoro di cucinamo

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Banana Lovers #22: regali bananosi

L’ultimo post a base di banane è datato 16 febbraio 2016…quasi un anno fa! Eppure le banane hanno continuato a circolarmi intorno, sotto forma di regalini, omaggi, piccoli pensieri gialli che amici e amiche ogni tanto mi fanno sicuri di farmi piacere. Ed in effetti è così, a me basta poco per farmi felice. Dopotutto, come fai a non sorridere davanti ad una banana? 😉 Banane comprate, banane scovate in giro, banane uscite dalle buste a sorpresa, ma soprattutto banane fatte apposta per me. Fatte apposta con le mani: pensate, ideate e realizzate, con l’impiego del tempo (poco o tanto non è rilevante, il fatto importante è che hanno usato il loro tempo) solo ed esclusivamente per me. E’ un gesto d’amore infinito al quale ho deciso di rendere omaggio con questo post, il ritorno di #bananalovers con le banane regalate. In fin dei conti…

“Una banana è per sempre”

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Banana su tavoletta di legno (Illustrazione di Enrica)

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Cartonati Banana Giganti (questi li ho fatti io, lo ammetto)

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Banana ad uncinetto (fatta dalla mia amica Giusy)

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Grembiule bananoso (il platano è finito in padella…fritto)

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Astuccio banana, il mio fido portapenne, ed Elio (soprannominato Elio-banana perché tendente al giallo più che al rosso)

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Lego-Banana-Man (gentile omaggio di Franz)

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Banane assortite, supporti vari (grazie Anna)

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Buccia di Banana Araba (Sticker made in Amman)

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E poi c’è lui, il mio meraviglioso ciondolo-banana in legno (modellato da Franz in quel di Ibiza)

...So resistere a tutto, tranne alle banane!!! 😉

Lui, Lei e Lei

Da oggi ritorniamo in diretta su radio M2O. Potete scrivermi le vostre domande/dubbi/perplessità a marina@morgatta.com . Io rispondo. Sempre 😉

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Ciao Morgatta, temo di essermi fregato con le mie mani. Qualche mese fa, per ravvivare la vita di coppia, ho proposto alla mia donna un rapporto a 3…con un’altra donna ovviamente. Lei ha inaspettatamente accettato subito (e già lì mi ha piacevolmente stupito). Non entro nei dettagli, comunque ci siamo divertiti molto, tanto che l’evento si è ripetuto un altro paio di volte. Finita lì, fino a quando, la settimana scorsa, lei mi ha confessato che dall’ultima volta ha continuato a frequentarsi con l’altra. Mi ha chiesto se mi dà fastidio, che è solo una questione di sesso, che è innamorata di me e che per lei non è cambiato niente. Sono rimasto talmente sconvolto che non ho saputo risponderle. Ho preso tempo. E’ pur sempre un tradimento, no? Come la vedi questa situazione? Non vorrei prendere decisioni avventate. Danilo

Eh sì, Danilo, mi sa che ti sei fregato con le tue mani davvero. E poi, insomma, fregato…come scrive il caro Erri De Luca:

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OVVIAMENTE hai pensato che proponendo un triangolo con due donne anziché che con un secondo uomo tu saresti stato “al sicuro tra quattro paia di tette e la tua mascolinità al salvo da eventuali confronti con i tuoi simili. Valutazione sbagliata. Qualcuno chiamerebbe in ballo il Karma, sembrando questo uno di quei casi in cui la tua voglia di trasgredire in coppia ma in sicurezza ha fatto sì che tu ti sia ritrovato davanti all’ipotesi che non avevi minimamente ritenuto possibile. Comunque, lungi da me dal fare la maestrina che ti bacchetta, ma solo ricordarti che quando si decide di movimentare la vita di coppia introducendo elementi esterni (che non siano inanimati o a pile), questo è uno degli effetti collaterali e rischi che si possono presentare. Evidentemente alla tua donna l’idea solleticava già da tempo, magari prima si era già lasciata andare a rapporti fisici con altre donne o semplicemente ne era attratta, anche solo dall’idea. Capita sempre più spesso che ci si lasci andare tra donne, la chimica è chimica e, proprio perché avviene tra persone dello stesso sesso, non viene ritenuto un tradimento vero e proprio.

“TRIANGOLO : figura geometrica che spesso rende felice il matrimonio”

Forse non l’ha considerato una cosa “grave” nemmeno lei. Ed è proprio per questo che te lo è venuta a dire, non come una confessione lava-colpe, ma come un racconto, per metterti al corrente e renderti partecipe. Lei non ha nessuna intenzione di lasciarti (o almeno così sembra), solo di intrattenersi in maniera diversa con un’amica di letto. Altri uomini che si sono trovati nella tua stessa situazione considerano questo “tradimento saffico” una cosa leggera, un misto tra capriccio e coccola. La fisicità condivisa con una donna non intacca la sfera dell’intimità condivisa con il maschio. E’ il rapporto con un altro uomo che solitamente dà quella terribile sensazione di invasione del suo territorio (in tutti i sensi). E poi, dicono, se ti tradisce con una donna non c’è competizione. Fino ad un certo punto:  perché se poi l’altra la accompagna a fare shopping, le permette di parlare, confidarsi, spettegolare, fa con lei insomma tutte quelle cose che, in linea di massima, agli uomini non piace fare…ed in più la soddisfa fisicamente…boh, forse la competizione non c’è perché non c’è proprio paragone.mls_32

Ecco, ora che ho fatto l’avvocato del diavolo, sperando di non averti mandato ancora di più in confusione, ti lascio con un’ultima domanda: ce la fai ad andare avanti con questa consapevolezza senza poi rinfacciarglielo al primo litigio in cui avrai bisogno di una scusa per farle male? Se le risposta è negativa, mollala. Altrimenti lasciale vivere questo sfizio, magari una sera chiamano di nuovo anche te…;)

E voi cosa fareste? Esiste un tradimento “più leggero” se si fa con persone dello stesso sesso o il tradimento è tradimento comunque? Ore 18.20 circa tutti in diretta con me e LaMario. Vogliamo sentire anche il vostro parere…

Buccia di Banana/Scatti sfuggiti di mano

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Il web è un luogo meraviglioso: fonte di ispirazione, regno della libertà, della creatività, luogo di incontri, incroci, esperimenti sociali e dell’umanità che si diverte facendo cose che prima mai si sarebbero sognate di fare ma che, diventando magicamente #trendtopic o #tophashtag, sarebbe troppo poco social non provare farle a condividerle. Instagram offre subito degli spunti interessanti per iniziare l’anno con le foto-giuste… 😉

dito in bocca e via

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Dimenticate la bocca a culo di gallina, la faccia a papera, la faccia da passerotto impaurito e pure la faccia da pesce (lesso o morto, vedete un po’ voi): direttamente post feste di Natale è arrivato il #fingermouthing (grazie instagrammisti per queste parole chiave così esplicite), ovvero una posa casuale con un ditino sbarazzino in bocca. La leggenda narra che “la prima” sia stata Kylie Jenner, che usava questo vezzo per coprire le labbra che non erano proprio di suo gradimento. Poi la cosa è degenerata ed i primi autoscatti di questo 2017 hanno questo particolare intrigante-ammiccante-innocente in più… #seloditevoi

si tromba e si scatta

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Questa non è una novità, esiste già da tempo, ma mi era sfuggita (e sono sicura che avremo il boom a breve). Forse a testimoniare la “copulata” mensile, forse a far vedere che se ne cambia una o uno a settimana, forse perché è stato talmente noioso che bisogna rendere interessante il momento con altri escamotage, fatto sta che #aftersex e #aftersexselfie è l’autoscatto di coppia del momento. Spettinati, con la sigaretta in bocca, con le facce felici o solo stralunate, in due o anche in quattro, non fa differenza: fai le tue cose e poi, appena finito, fatti ‘na bella foto. Sia mai che sia l’ultima sessione sessuale almeno te la ricordi bene…#oraditemiperché

tramonti (e paesaggi) pallosi

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Che due palle le foto dei tramonti! Ecco, forse perché saturi delle immagini di romantici fine giornata al mare o in montagna, qualche genio ha deciso di inserire un dettaglio in più, che non sia la solita mano che circonda il sole con la forma di cuore (sole-cuore-amore ma che davvero?!?). Palle! Ma non palle-palline, palle-testicoli umane, maschili nella fattispecie, che appaiono nella foto sotto forma di un dettaglio più o meno peloso che correda il paesaggio. Sembra che questa tendenza sia nata in realtà per sensibilizzare la prevenzione per il cancro ai testicoli, utilizzando l’hashtag #nutscapes (letteralmente paesaggio con noccioline…o noci, quello poi dipende da quanto uno è dotato); poi il gioco ha divertito il popolo della rete che non ha resistito nel dare un attimo di gloria a quest’appendice un po’ bruttina e un po’ sfigata del corpo. L’esecuzione è semplice: arrivi in un posto con una vista mozzafiato, si calano i pantaloni come fosse la cosa più naturale del mondo, testa in giù e scattare (allontanando il pene da una parte, che il batacchio non è contemplato in questa situazione). In assenza di questa elasticità, farsi aiutare da un amico, amica, fidanzata…meglio non chiedere aiuto ad un passante, che non si sa mai, magari gli viene voglia di darvi una strizzata! 😉 #lepalleno

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E con questo vi auguro un meraviglioso primo lunedì dell’anno, con le palle o anche senza…W il web, il posto più democratico del mondo!!! 🙂

Todo Modo: persa in mezzo ai libri

fullsizerender-5Entrare in un posto e cominciare a conversare con il barbuto accomodato dietro il bancone come se ci si conoscesse da tempo non è una cosa che capita tutti i giorni. Soprattutto se sei a Firenze, se sono le 3 del pomeriggio e se il locale in questione non è un bar ma una libreria. Mi guarda, ride, qualche battutina sul colore dei capelli (ormai li prendo come complimenti), mi dice che è una giornata pessima e faticosa e io gli dò spago; una conversazione surrealmente amichevole, tanto che ho pensato dentro di me “Stai facendo l’ennesima figura di merda, che lo conosci e non ti ricordi chi è” (cosa che mi capita spesso, ma non per cattiveria, è che mi disegnano così). E invece no, mai visti e conosciuti, ma l’accoglienza da Todo Modo, libreria indipendente a due passi dalla stazione di Santa Maria Novella a Firenze, è veramente spontanea e piacevole e già quella ti fa venire voglia di stare delle ore lì dentro.

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Todo Modo, “a ogni costo“,  è il nome della libreria, ispirato al romanzo di Sciascia, e anche un modo per ricordarsi che nella vita ogni tanto ci vogliono dei gesti sconsiderati, improvvisi, che pianificare va bene ed è cosa buona e giusta, ma ogni tanto bisogna azzardare. Ed aprire una libreria nel 2015 in centro a Firenze non è proprio il business che ti risolve la vita, ma sicuramente la rende migliore a chi ha il piacere di passare da lì. A prima vista sembra piccola, in realtà girato l’angolo della prima sala si apre un mondo: di libri, di piante, di tavolini, di credenze antiquate, di profumi che escono dall’Uqbar, di persone che leggono, scrivono, parlano, si raccontano, sfogliano pagine o si perdono nell’atmosfera rilassata. Non sembra di essere a Firenze, nemmeno in Italia, ma in un mix tra certe librerie londinesi e certi locali newyorkesi, però con un calore tutto nostrano.

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I libri sono selezionati e disposti con cura, ogni giorno c’è il “libro del giorno” messo in bella vista e smarrirsi tra le mille copertine è veramente facile. E’ possibile vagare in solitaria così come farsi consigliare da Pietro o da Maddalena sul libro più adatto per il fidanzato, la nipote, la nonna o per se stessi. Sono librai, non commessi (con tutto l’amore per i commessi di certe librerie, ma alcuni sembrano messi lì per sport): l’amore per i libri traspare in maniera parecchio evidente, li conoscono, li leggono e li sanno consigliare. Li ho osservati, seduta al tavolino dove ho pranzato un pomeriggio, muoversi con disinvoltura, sempre con un sorriso e con un titolo pronto, sia per i clienti affezionati che per i nuovi avventurieri.

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Il bar non è un “bar”: si chiama Uqbar (anche in questo caso il nome è un omaggio ad un racconto di J.L.Borges.) ed è una chicca parcheggiata sotto ad un lucernario e piante volanti, dove Giuseppe e Simonetta, architetti, preparano pranzi, colazioni e merende nella loro cucina senza fuochi. Solo prodotti di stagione selezionati giornalmente al mercato, pochi piatti nel menù, accostamenti inusuali, spezie e amore. La cantina dei vini è rifornita da piccoli produttori con perle del territorio da raccontare ed assaggiare. A pranzo si riempie, ma anche dopo, ed ho scoperto perché: si mangia davvero bene, i prezzi sono onesti e l’ambiente è davvero piacevole. E’ uno di quei luoghi dove potrei passare interi pomeriggi…infatti sono rimasta 4 ore (invece dell’ora e mezza preventivata, ma stavo lavorando, giuro).

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Volendo ci si possono passare anche serate: il mercoledì è aperta fino alle 22 e la gradinata nell’ultima sala si trasforma spesso in un teatro, uno spazio per discussioni, dibattiti, presentazioni e rappresentazioni, laboratori, concerti, insomma, intrattenimento variegato in un ambiente raccolto, familiare, caldo e rilassato. Pericolosissimo luogo per i libro-dipendenti, è difficilissimo uscire senza un libro intrappolato tra le mani. Ma questo è un rischio che si può (e si deve) correre… 😉

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Vado alla cassa con i miei acquisti tra le mani: non pensate di pagare e scappare; qui si chiacchiera fino all’ultimo e non solo di libri… Entrata con il sole ed uscita con il buio, per qualche ora mi sono sentita davvero proiettata in un’altra dimensione. E mi è piaciuto! 😉

Via dei Fossi 15 rosso – 50123 – Firenze – www.todomodo.org

Libri a caso: principesse, principi e lieto fine (ma non il solito)

Lo stesso giorno che in aeroporto comprai il famoso “libro al buio“, mi scapparono in borsa altri due volumetti: uno lo volevo, “Terroni“, copertina rossa, Italia a testa in giù, saggio sul perché il “sud” è il “sud” (no, non vi parlerò di questo libro, promesso, ma chi volesse approfondire l’argomento con cose che NON si trovano sui libri di storia, si può accomodare); l’altro, siccome c’era un fantastico 2*1, è stata una scelta dettata dall’istinto e dal fatto che il volo sarebbe partito da lì a poco. Quindi ho acciuffato a caso questo…
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Lo so, il titolo non era un gran che, la storia dei principi e principesse poi (due palle), ma forse quel micro sottotitolo “Come liberarsi del proprio principe azzurro” mi ha leggermente invogliato. Ma non così tanto da leggerlo subito, così da luglio l’ho ripreso in mano qualche settimana fa. Perché il libro SENTE quando è il momento di essere letto e si palesa nel momento OPPORTUNO. La forma, in effetti, è quella di una favola in pieno stile Disney dei tempi che furono: re severo, regina impostata con paletto sotto alla gonna, principessa scalpitante ma con amichetta immaginaria che la fanno sembrare pazza agli occhi dei più (parla anche con gli alberi, i gufi e gli uccelli…e qui mi ricorda la sua compare biondo Cenere…); ci sono castelli, regole da rispettare, un principe perfetto con cui scatta un colpo di fulmine (ma dai?!?), un matrimonio, dei successi di lavoro ed è tutto molto bello…PrincipessaRanocchio2

Stavo per lanciarlo direttamente nel vuoto quando è arrivato il tracollo (che non vi svelo), ma qualcosa nella perfezione si rompe (non è che se nasci principessa deve andare per forza tutto bene, o no?): scleri, confusione, dubbi, tristezza, senso di inadeguatezza si avvolgono intorno alla Principessa che è invitata dal suo amico Gufo a cercare se stessa ed iniziare il suo percorso per raggiungere la verità, passando attraverso le emozioni, le illusioni, camminando nel Viale dei Ricordi, indagando nel futuro con un certo senso di smarrimento, fino a raggiungere il Tempio della Verità. Verità che, come al solito, sono banali e scontate. Verità che, quando siamo annebbiati dalla vita e dalle rotture di coglioni, vengono chiuse nel dimenticatoio. Ed invece sarebbe opportuno tirare fuori, giusto per ricordare che l’unità della vita viene dal doppio: bene/male, amore/odio, salute/malattia e tutte queste belle cose qua. Accettandolo, si vive più sereni. Forse… 😉

E poi, finalmente, nel contesto fiabesco arriva il finale che ci avrebbero sempre dovuto raccontare fin da piccole:

“Ma nelle favole non dovrebbe esserci un principe azzurro?”
“Sì, certo, lo trovi nelle storie che si leggono la sera prima ai bambini. In quelle che si svolgono nella vita reale il lieto fine c’è anche se manca il principe!

Amen! Ed il libro si chiude magicamente con…

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perché quello che sembra la “fine”, in realtà, è tranquillamente un nuovo inizio. Che di fine vera ne esiste solo una 😛

Lui vuole le ballerine: aiuto!

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“Morgatta, aiuto! No, niente di grave, tranquilla, ma sono rimasta un po’ parecchio sorpresa dalla richiesta del mio fidanzato (con il quale sto insieme da 5 anni, mica due giorni): vuole comprarsi le ballerine da uomo, il nuovo modello del marchio con la “G” (non so se posso fare nomi?) di pelle con la pelliccia di lato. Ora, lui è un tipo abbastanza preciso, gli piace vestirsi bene, ai piedi ha sempre mocassini o scarpe stringate…ma da quelle alle ballerine…ecco, io non credo di poterle affrontare! Quando siamo andati insieme e lui se le è provate mi sono sentita davvero in imbarazzo. Ho provato a dissuaderlo, ma niente. E’ deciso…posso convincerlo in qualche modo? Dai, non le porto nemmeno io le ballerine. Gioia”

Ma allora esistono davvero uomini che vogliono le ballerine? Grazie Gioia per questa tua testimonianza, mi dispiace che tu sia la “vittima” reale di questo fenomeno, ma la cosa mi incuriosisce e mi fa ridere allo stesso tempo. Sapevo che prima o poi questo meraviglioso trend avrebbe lasciato la scena vip e dei pionieri stravaganti per arrivare a noi umani, invadendo strade, posti di lavoro e bar! Quello che penso dell’oggetto in questione lo sai (ne ho scritto un paio di articoli qui sul blog e diciamo che ne parlo ampiamente nel nuovo libro, Sfashion, appunto)…

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Dissuaderlo mi sembra inutile, dopotutto i gusti sono gusti e non possiamo entrare nel merito di cosa gli piace portare o no, però possiamo sempre far sparire subdolamente delle cose dall’armadio, in silenzio e con l’attenzione maniacale di un serial killer che ripulisce la scena del delitto, anche se questa operazione chirurgica è più semplice con gli abiti, che le scarpe se ne accorgono subito, visto che solitamente gli uomini ne hanno meno (ma di questi tempi non mi stupirei del contrario) . Hai provato con delle minacce consistenti? Tipo quando ti metti le ballerine non esci con me? Oppure: quando tu metti le ballerine, io esco fuori con il pigiama di pile? Insomma, cose così, per fargli venire voglia di lasciar perdere l’argomento…(anche perché tra ballerine e pile è una bella lotta)! 😉 O usare la vecchia tecnica: se te le compri non te la dò più. Ma anche in questo caso rischi di non fare attività da camera per mesi, mentre lui magari qualcuna che lo intrattiene proprio perché ha le ballerine la trova!!!

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Se hai già provato a dissuaderlo con tecniche prettamente femminili, tipo rompergli le palle, fare scenate ed insultarlo pubblicamente davanti alla commessa del negozio (che non si fa), prova con qualcosa di più silenzioso ma possibilmente funzionante. Tipo:

Inviare messaggi subliminali esterni a conferma della tua avversione verso l’oggetto: ovvero, fagli trovare articoli dove si parla male di questa tendenza, tanti, distanziati nel tempo ma costanti. Nelle tecniche di manipolazione mentale si sostiene, infatti, che: “Un uomo condizionato ad odiare un dato simbolo può arrivare a dirottare un aeroplano o lanciarsi contro edifici pieno di esplosivo“. Ora, non vogliamo creare pazzi attentatori, ma magari a furia di sentirne parlare male ci ripensa 😉

La doccia cinese: è una tecnica potentissima di esaurimento nella quale una persona ti si mette nelle orecchie con costante determinazione a ripetere la stessa cosa affinché il soggetto preso di mira, con le palle piene, finisce per cedere e fare (o non fare) quello che l’altro gli sussurra incessantemente. Dipende da quanto sai essere costante…

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In alternativa, fagliele comprare e basta! In fin dei conti quando un uomo vuole entrare nel merito del MIO armadio, io lo lincio per direttissima: rinunceresti alle tue scarpe preferite se a lui non piacessero? (Dimmi di no, te prego) E pensa al lato positivo, non ha scelto quelle a punta con il tacchetto fine e nemmeno quelle stringate o con il fiocco di tessuto in cima. In fin dei conti, poteva andare peggio… 😉 Facci una risata su e spera che non ti rubi mai le tue decolleté dall’armadio!

Ma a voi no, vi piacciono le ballerine da uomo? Ed una scarpa può provocare una crisi di coppia? Stasera si torna in diretta, alle 18.20 circa con LaMario su radio m2o. Avremo bisogno di voi, sintonizzateviii!!! 😉

Se poi avete bisogno di me per domande, sfoghi, questioni o per fare due parole su argomenti spinosi la mail è sempre lei: MARINA@MORGATTA.COM

 

Bella Vita tour, ZioBaffa e la riscoperta della toscanità

Ritornata dopo tre mesi a Ibiza il reintegro nel “Bel Paese” non è stato per niente facile. Anzi. I meravigliosi propositi elaborati durante 28 ore di navigazione sono affondati nel senso di smarrimento appena messo piede a casa (alcuni li danno ancora per dispersi). Poi è arrivata la Simo a scuoterci dalla malinconia: “Domani andiamo a fare il Bella Vita Tour nelle zone dove hanno girato il film e dove producono il vino dello ZioBaffa“. Gioia!

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Bella Vita, per chi non ha avuto il piacere, è un film girato dal regista Jason Baffa (nominato durante le riprese ZioBaffa), un viaggio fatto di sale e sole alla scoperta del surf che si pratica nel Mediterraneo, ma anche campagne toscane, città storiche e momenti di quotidianità familiare, in una dimensione tipicamente italiana, un po’ intima un po’ caciarona, senza dubbio avvolgente. Il film è uscito qualche anno fa e tutte noi ci siamo innamorate a prima vista; vuoi per i biondi surfisti, vuoi perché girato anche sulle nostre coste, vuoi perché parla di mare, sole e cibo (tutte cose che io e le mie amiche amiamo particolarmente) o semplicemente perché racconta la meraviglia del nostro Paese senza passare dalle menate che quotidianamente ci appannano la vista e ci fanno venire voglia di scappare. “L’Italia, vista con gli occhi di uno straniero, è bellezza, meraviglia, tradizione, paesaggi mozzafiato, famiglia, ore ed ore passate intorno alla tavola tra cibo, vino e chiacchiere. L’Italia, se non pensi alle menate, è un Paese incredibile.” Così ci dice Piergiorgio, titolare dell’azienda Castellani, produttore di vino da sempre e co-produttore del film (oltre che surfista, chiaramente, amico di Jason e Chris del Moro, il biondo protagonista della pellicola che no, purtroppo non c’era durante il nostro tour, ma pazienza, ci rifaremo) mentre ci accoglie nella splendida tenuta di Poggio al Casone, Crespina, praticamente a 20 minuti scarsi da Livorno. 14040034_1307006799324531_8642709917841605067_n

Non sapevamo bene cosa aspettarci, ma Piergiorgio ci ha preso sotto la sua energica ala, illustrandoci la tenuta, raccontandoci di come è nato Bella Vita, di come proprio la casetta laggiù (indicandola) è stata la location base della troupe durante tutte le riprese, di come Jason sia arrivato in Italia senza una lira e di come poi i finanziamenti siano arrivati, quasi magicamente, da benefattori innamorati del progettoe finito di finanziare con una colletta su kickstarter. “Se rimani aperto e segui la tua linea interiore le cose arrivano“…già, sembra che la coerenza e la passione, in questo caso, abbiano davvero pagato. Ed è proprio con le uve raccolte durante le riprese che è nato ZioBaffa, un vino biologico prodotto seguendo la tradizione ma con un occhio si riguardo all’ambiente e alla sostenibilità del processo produttivo, “un tocco di modernità in una antica tradizione“.

Ma ai bicchieri di vino ci siamo arrivati diverse ore dopo. Prima siamo saliti sulla jeep 7 posti e ci siamo lasciati condurre nei paesi e paesaggi che hanno fatto da set al film (siamo stati il primo gruppo di italiani a fare questo giro, a prendersi il bello fino ad oggi  erano stati solo stranieri): strade strette che si aprono magicamente su campagne spettacolari, piccoli borghi arroccati dove ancora resistono intatti castelli e ville, strade con negozietti storici che non sono stati trasformati in attrazioni turistiche, paesini dove resiste la tradizione, dove ti puoi sedere con gli anziani a farti raccontare le storie vissute di un passato non troppo lontano. Da Lari a Terricciola, seguendo le curve, Piergiorgio ci ha raccontato aneddoti familiari, gossip su particolari abitanti del luogo, dietro le quinte del film e del vino, dell’importanza di preservare la biodiversità, ovvero la capacità di mantenere colture diverse, e di spingere l’autenticità di prodotti fatti dalle persone del luogo: “La miglior qualità arriva da chi coltiva direttamente il prodotto che fa“.14086249_1163657470361141_5364699416884498064_o

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Storia, passato, presente…e futuro? Il ritorno ai ritmi della natura sembra essere un argomento sempre più attuale ed un’alternativa reale alla rapidità dell’industria: “Sono tanti i giovani che stanno tornando alla terra; lavorare con la natura è meraviglioso e tremendo, tutto quello fatto in 12 mesi può essere distrutto in un attimo. Basta un temporale, una grandinata, qualcosa che rovina il raccolto e devi cominciare da capo.” E noi che scleriamo quando il programma del computer si blocca e manda in fumo il lavoro di qualche ora…Siamo passate dalle cantine del Burchino a spiare botti e processi di vinificazione e da Casanova, un borgo “privato” che è una sorta di “comune“, dove varie famiglie vivono, producono e commercializzano. FullSizeRender-12

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Il tour è durato un paio di ore, una versione ridotta perché ad attenderci al tramonto c’era la cena in pieno stile “bella vita”: tavolata lunga tra ulivi e vigne, proprio come nel film, apparecchiatura semplice, commensali sconosciuti tutti insieme per un momento di condivisione, bruschette, griglia e vino, naturalmente. Abbiamo brindato con le bollicine, il prosecco DOC prodotto da uve biologiche, coltivate nei vigneti della provincia di Treviso, in Veneto; poi con il bianco, un Pinot Grigio realizzato in collaborazione con vigneti siciliani; e poi diversi brindisi con il rosso, 80% Sangiovese / 20% Syrah. Tutti 100% biologici, imbottigliati in maniera eco-sostenibile, etichettati con carta proveniente da foreste gestite in maniera responsabile e tappati con tappo in sughero riutilizzabile. E tutti davvero buoni (ma io preferisco il rosso, mi dà più soddisfazione)! 😉FullSizeRender-15

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Abbiamo finito sorseggiando rosso al chiaro di luna, guardando le colline, respirando la bellezza e pensando alla vita, ai progetti, al futuro, all’Italia e alle vie di fuga, alla natura, alla vita sana, alla coerenza, all’essere sostenibili (sul serio), alla necessità di fare le cose al meglio e con passione, al credere davvero in qualcosa, all’essere zen, all’importanza della natura, delle tradizioni e degli amici, quelli veri, con cui ritagliarsi spazi e ore di cazzeggio. E a come sarebbe stato bello se Dave&Chris fossero stati lì a brindare con noi…alla Bella Vita!!! 😉14063976_10153672854067187_3373429300101943104_n

Grazie a Piergiorgio per la magnifica giornata ed opportunità e a Gian Maria che ci ha seguito scattando e filmando. Per chi fosse interessato al tour, alla cena (tutti i martedì) e al vino—>http://www.ziobaffa.com/