Buccia di Banana/Giorno dei single?

Quando qualche giorno fa mi è capitata davanti una pubblicità di un centro estetico che sponsorizzava una imperdibile offerta per tutti i single in onore della loro “giornata” sono rimasta perplessa. Primo perché l’offerta riguardava uno sconto sull’epilazione definitiva, come dire “spennati che forse acchiappi di più“. E poi perché: giornata dei single? Ma davvero?!?

Davvero! Esiste dal 1993 ed è una trovata dei nostri amici con gli occhi a mandorla, precisamente un gruppo di studenti dell’Università di Nanchino (si, per una volta gli americani non c’entrano)! Il giorno dei single, noto anche come Singles’ Day (e qui intoniamo Beyoncé tutti insieme a squarcia gola) arriva dalla Cina con il nome di  Guanggun Jie, ed è una festa, molto popolare tra i giovani cinesi, istituita per celebrare l’orgoglio di essere single. 😳 E vabbè! La data, 11 novembre (11/11), non è stata scelta a caso, ma perché il numero “1” identifica l’individuo solitario. Peccato che 4 “uni” solitari fanno già un party…Non si capisce poi per quale strano motivo, in Cina questo giorno è diventato quello scelto da moltissime coppie per sposarsi: della serie, voi single e noi coppia! Tiè!

In realtà, come quasi tutte le “giornate” e feste profane (ma anche sacre), la festa è diventata anche una scusa per fare marketing ed incitare allo shopping, sia online che offline. Sul sito di Alibaba si contano introiti per circa 25,4 miliardi di dollari statunitensi e quasi naturalmente anche tutti gli altri Paese si stanno adeguando con offerte incredibili per tutti gli amici single. E io mi domando: c’hai un bollino in fronte? C’è scritto sulla carta d’identità? O in onore della giornata dei single gli sconti lì facciamo a tutti? (Un po’ come quando a San Valentino ci compriamo i Baci Perugina per non sentirsi tagliati fuori?)

In tutto ciò cascano a puntino le dichiarazioni di Emma Watson che, ancora scoppiata all’età di 30 anni e sentendo intorno a sé una certa pressione (Cara Emma, aspetta di arrivare a 40 quando la gente ti comincia a guardare come una povera derelitta) ha coniato la sua personale definizione della storia: non sono single, sono self parented! «Ci è voluto molto tempo, ma ora sono felice di essere single. Questo stato lo chiamo “self parented”» Ovvero felicemente relazionata con me stessa…che messa così nella nostra lingua mi fa ancora più sfigato di quella che si è sposata con se stessa! 😳 O come mai non ce la facciamo a stare come stiamo senza bisogno di un’etichetta per forza?!?

Forse c’è ancora bisogno di spezzare mentalmente l’equazione che single=infelice. Che forse c’è chi lo sceglie. Che forse è una situazione temporanea o semplicemente desiderata. E sicuramente che non è una malattia (anche perché al momento avrebbe colpito il 55% della popolazione e sarebbe quasi un’epidemia)! 😜 Insomma, la giornata dei single è una trovata commerciale. Emma ha fatto una bella operazione di marketing. Ma se è una scusa per parlare di libertà allora ce la facciamo andar bene vai…ma se mi fate gli auguri mordo! 😘 Buon lunedì

Vintage Revolution: ho fatto un tuffo nell’armadio della nonna. Ecco come ne sono uscita!

di FEDERICA PIZZATO

A volte capita che per lavoro venga chiamata ad entrare in casa di anziane signore piene di tesori vintage. Per la maggior parte dei capi c’è una destinazione precisa che diamo insieme ai proprietari in modo da ridurre al minimo la quantità di rifiuti e poi c’è quella piccola piccolissima parte di oggetti della quale mi innamoro e che, se i proprietari sono d’accordo, faccio miei col cuore.

In questa casa della nonna ho lasciato il cuore in diversi momenti (non solo per gli abiti) ma a voi voglio fare vedere i capi che secondo me potranno diventare dei must dell’autunno inverno. Qualcosa manterrà la sua funzione originaria, qualcos’altro la muterà, tra poco capirete perché…

La vestaglia leggera diventa abito

Ho visto questa vestaglia rosa antico con le rouches e di una qualità pazzesca ed ho pensato immediatamente che con gli accessori giusti potesse diventare un abito perfetto per l’autunno inverno. (Una precisazione è doverosa: qui sono scalza perché in Salento ci sono ancora 30 gradi e non riuscivo proprio ad inscenare l’autunno!) Immaginatevela con una cinturina in pelle un bel paio di calze coprenti e uno zoccolo color melanzana ad esempio, oppure per la sera con accessori neri e dettagli luccicanti!

La vestaglia pesante diventa cappottino

Una fantasia allegra per smorzare le grigie giornate invernali, il giusto peso per i primi freddi, la lunghezza di un cappotto… Ho pensato subito all’autunno inoltrato con i camini che fumano e le castagne che scoppiettano quando si ha voglia di una morbida coccola e non si vuole rinunciare ad essere super fighe ed ecco che la seconda vestaglia estratta dall’armadio si è subito rivelata ai miei occhi come un bel cappottino fiorato da indossare sopra un jeans per sentirsi iper grintose o sopra un abito blu per diventare subito più sofisticate.

Il cardigan

Uno di quei capi iper confortevoli ma belli belli in cui mi avvolgo quando voglio sentirmi abbracciata. Mi immagino già davanti una bella tazza di tè fumante a guardare la pioggia dalla finestra con indosso il mio bel cardigan a fondo bordeaux con questa raffinata fantasia in nero ed i bottoni dorati. Un bel capo resistente ma morbidissimo: di lana vergine, quella vera!
Pare proprio il golf della nonna? Immaginate di portarlo sopra un abito nero oppure aperto con un paio di jeans skinny…

Questo sarà il mio autunno: colorato, morbido, resistente e sostenibile. Auguro con tutto il cuore anche a voi di poter dare queste caratteristiche alla stagione che è appena cominciata. Se vi va vi aspetto sul mio profilo Instagram per raccontarmi come la interpreterete!

Buccia di Banana/Campagne Fashion: why? #19

Quando la bella stagione arriva (QUANDO ARRIVA?!?) le riviste femminili appaiono come le creme solari sotto all’ombrellone per darci tutte  le dritte sulla stagione in arrivo e la giusta quantità di gossip e leggerezza. Tra una crema miracolosa e il pezzo immancabile su come conquistarlo in 3 minuti stando comodamente sdraiate in spiaggia ci sono sempre loro, le fantastiche campagne di moda. Quelle che fanno sognare, quelle belle e quelle che lasciano con un punto interrogativo in testa. Io oggi vi segnalo queste…;)

Brand: Stuart Weitzman / Campagna: Affondi comodi

Stuart ci ricorda che mantenersi in forma è una buona regola e che non dobbiamo perdere le buone abitudini anche d’estate. Anche con i tacchi. E vai giù di affondi frontali come se non ci fosse un domani…O_o (ma perché queste poste scomode? Perchéééé?)

Brand: FABerge’ / Campagna: nel dubbio prendi la rossa

In quelle serate confusionarie, quelle in cui hai voglia di fare casino e di spegnere il cervello, non indugiare su quale pillola prendere: la rossa è sempre quella giusta! 😛 Sembra voler dire questo, in realtà questo braccio slim e photoshoppato (ma è mai possibile che si piallino digitalmente anche le braccia?!?) tiene tra le dita un anello…ma direi che lo scatto non è venuto un gran che bene…

Brand: cavallI / Campagna: come animali in gabbia

Come animali in gabbia, inquieti e con lo sguardo tra lo spaventato e l’arrabbiato, i ragazzi Cavalli girano in cerchio con i loro animalier addosso e rigorosi calzini bianchi ricordandoci che rimanere chiusi in bagno non è simpatico. Nemmeno se in tre!!!

Brand: coach / Campagna: zingarate boho chic

I luna park fanno sempre tanto estate e quelli smontati e dismessi sono ottimi scenari per servizi fotografici. Sopratutto quando lo stile ricorda quello un po’ gitano, ribattezzato dalla moda “boho chic“, ma sempre con quel tocco di “cenci appesi“. Importante, anche in questo caso, lo sguardo incazzoso da “cosa vuoi? Questo è il nostro territorio“. Dall’infelicità delle campagne fashion non ne usciremo mai…

Brand: ferragamo / Campagna: matrimoni combinati

I matrimoni sono una piaga della bella stagione tanto quanto le zanzare. Si sprecano un sacco di tempo e risorse per sincerarsi di avere un look adeguato e che non passi inosservato, ma nemmeno troppo estroso. Ferragamo consiglia il classico combinato…con le amiche. Vestirsi con il coordinato di gruppo è il nuovo must. Consigliato per gruppetti di amiche single, si può rivedere anche con le coppie, chiamando in gioco i propri compagni. 😉

Brand: GUCCI / Campagna: LIFE IS A SHOW

Il messaggio positivo ce lo invia Gucci, con questa campagna che somiglia più ad uno show in piena regola dove l’invito è quello a divertirsi, ad interpretare il nostro personaggio, a giocare con i ruoli e anche con lustrini e piume senza paura. Che in fondo la vita è uno spettacolo 😛

Buon lunedì! (Comunque faccio la sportiva con le campagne degli altri, ma tra una settimana dovrò fare la mia…poi sarete voi a commentarla 😛)

Buccia di Banana/No TowelKini, No Mare!

Oggi ritorniamo a scivolare in grande stile. Talmente grande è lo stile di questo oggetto che, come al solito, sto ancora meditando se è una figata pazzesca o se è l’ennesimo capo/accessorio di cui potevamo fare a meno. Sì, perché si tratta di un capo che si indossa e che diventa anche un accessorio. Inutile dire che sfoggiarlo in spiaggia attirerà l’attenzione su di voi.  Avete mai sentito parlare del TowelKini? 😉

TowelKini, ovvero telo da spiaggia e bikini…tutto in uno!!! L’idea nasce dalla designer Aria McManus, la quale ha pensato bene di riunire in un unico pezzo le due cose fondamentali per la spiaggia, la piscina o le gite in campagna dove hai necessità di scoprirti e stenderti al sole: un comodo telo ed una sorta di…bikini! L’idea in realtà è dettata da quell’esigenza di praticità di avere sempre qualcosa su cui sdraiarsi all’esigenza e nello stesso tempo potersi alzare in piedi e…rimanere vestiti. Più o meno 😛

Da sdraiati è possibile metterlo all’indietro quando siamo stesi faccia in giù nella sabbia e poi passarlo comodamente sotto alla testa una volta girati a pancia in sù. Ideale per chi non ama molto l’abbronzatura, per chi invece ricerca una bella tintarella, diciamo che lascia il segno…E lo lascia anche una volta in piedi. Non c’è che dire, l’outfit è originale e anche bello da vedere, a metà tra un kimono, un accappatoio ed una tutina super sexy dal vago sapore anni 70. Il problema (o la visione paradisiaca) si pone una volta alzate per chi ci guarda da dietro: il lato B rimane completamente scoperto. Per cui è chiaro che non può essere la reale alternativa al costume (almeno un pezzo di sotto ce lo vogliamo mettere?), ma forse il mercato di riferimento ideale potrebbe essere quello dei nudisti, che almeno per andare al bar avrebbero il look ideale per non rivestirsi completamente! 😀 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In spiaggia con un costume sotto può ancora avere un senso, eppure questo accessorio geniale mi lascia dei dubbi: forse sarebbe stato possibile escogitare un sistema facilmente rimovibile per pararsi anche le chiappe mentre ci si alza per andare a prendere un caffè al bar? Oppure questa cosa di doversi portare l’asciugamano appresso ovunque (perché ti ci sei infilato dentro) è una cagata pazzesca?!? 😛

Lascio a voi l’ardua sentenza. Nel frattempo se ve lo volete accaparrare per essere i più innovativi della stagione sappiate che  questi due colori super estivi sono un’edizione limitata disponibile qui al prezzo di 199 dollari (pensavo meno)! Buon lunedì!

 

 

Persi in una vasca di paranoie (maschili)

Se noi donne siamo le regine degli arrotolamenti mentali con particolare predisposizione all’ingarbugliare le situazioni anche quando non ce ne sarebbe bisogno, gli uomini sono i principi delle paranoie assortite, spesso immotivate ma consistenti. Diciamo che in generale la paranoia è parente stretta dell’essere umano e dei quintali di seghe mentali che si fa giornalmente sotto la spinta di condizionamenti sociali che arrivano da ogni angolo del Pianeta, ma mentre le paranoie femminili sono manifeste e quasi ci si aspettano, quelle maschili sono sibilate a denti stretti solo alle orecchie delle amiche fidate e in giro non se ne parla spesso. La figura dell’uomo imparanoiato non è né sexy né virile, insomma, non sta bene agli occhi del pubblico, ma esiste ed è reale. La paranoia è una distorsione di eventi, di situazioni, di atteggiamenti altrui nei propri confronti, legati inevitabilmente ad un modo errato di percepire l’altro; insomma…


In estate le paranoie maschili si moltiplicano, seguendo due filoni fondamentali: il rapporto con il proprio corpo e il rapporto con l’altro sesso (questi vanno bene per tutti e in tutte le stagioni dell’anno, ma l’estate si presta meglio anche per le paranoie). Quelle che vanno per la maggiore sono:

Mostrarsi nudi: aiuto! Noi c’avremmo la maledetta ansia da cellulite e prova costume, ma anche per gli uomini mostrarsi nudi non è sempre una passeggiata, sia in spiaggia sia in camera da letto (o comunque in situazioni…calde)! Rotolini vaganti, peli abbondanti, peni scarsi…insomma, basta anche un brufolo messo nel punto sbagliato per farli imbarazzare e fargli venire voglia di rimanere vestiti. La questione dell’augello, poi, che diamo per scontato sia automatica e agile, per alcuni è un intoppo notevole: la paura di essere derisi e di essere confrontati con eventuali peni precedenti (anche solo mentalmente…e sì, sappiate che le donne parlano e confrontano, non per cattiveria, solo per fini discorsivi e sondaggi tra amiche) è spesso di difficile gestione. Anche il rapporto con lo specchio non è il massimo: c’è chi addirittura preferisce farsi tagliare i capelli senza lo specchio davanti…e nemmeno dietro!

Donne aggressive: aiuto! La pantera del materasso la sognano tutti, ma quando poi la trovano non sanno come gestirla. Le donne aggressive spaventano e generano ansia da prestazione, ecco perché molti uomini si trovano a disagio e si intrappolano nelle paranoie, trasformando una potenziale notte di sesso in una serata di chiacchiere.

Sesso: aiuto! Gli uomini, dall’alto della loro personaggio maschile ben costruito a tavolino, si dovrebbero presentare agli appuntamenti di letto duri, sicuri e spavaldi. Invece no, hanno svariate paranoie anche rispetto al sesso. Paura che il preservativo si rompa, di aver messo su il calzino bucato, di durare poco o addirittura di non farcela sono paranoie ricorrenti che spesso portano all’auto-sabotaggio, ovvero a fare in modo che tutto “vada a finire a schifio” prima ancora che inizi. L’altro pensiero ricorrente in camera da letto è la paura che la donna finga, che non è carino fingere e nemmeno accorgersene, ma aver paura non serve a nulla: quando accade meglio farsi delle domande, nel frattempo rilassatevi, che finché la barca va…non ti imparanoiare! 😛

Esistono dei modi per fare in modo che la paranoia non attacchi più. Prima di tutto bisogna imparare a distinguere i fatti dalle proprie opinioni, sviluppando una visione più o meno oggettiva almeno di quello che accade; poi fare caso alle emozioni che si presentano in caso di paranoie: riconoscerla è il primo step per domarla e capire che è solo una personale interpretazione della realtà che si sta vivendoQuante probabilità ci sono che la mia paranoia sia reale? Sto valutando tutti i dati o solo quelli negativi? Porsi delle domande va bene, darsi delle risposte giuste anche. Chi è sommerso dalle paranoie si dà spesso risposte sbagliate, ma almeno iniziare a farsi le domande giuste è un buon inizio. Così com’è funzionale evitare di credere che tutto quello che pensi sia la verità assoluta e non invece la tua mappa del mondo. Questo aiuta a non prendere troppo sul serio te e le tue paranoie. Spegnere il vigile interno, sospendere il giudizio, respirare e concentrarsi sulla realtà presente ogni volta che la paranoia prende il sopravvento. Se tutto questo non basta, procuratevi un amico/a fidato che vi riporti sulla retta via, stando attenti a non trascinarlo nella vostra vasca di paranoie: potrebbe affogarci insieme a voi! 😉 In ogni caso vogliamo davvero perdere del tempo vitale prezioso per stritolarci il cervello con paranoie infondate?!? Io dico che possiamo trovare di meglio da fare…o no?

Paranoie ne avete? Raccontatecele a me e a LaMario stasera in diretta alle 18.30 su radio m2o! Buon weekend…

 

Buccia di Banana/Chi parte per Ibiza…

Credo di aver preso più aerei per Ibiza che treni per Pisa (a ragion veduta…e poi a Pisa nel caso ci arrivo anche in macchina). Mi distraggo molto osservando le mise dei passeggeri che vagano negli aeroporti (ne ho scritto un post qualche anno fa) ma c’è una costante che mi inquieta sempre: da qualunque città io parta, i passeggeri dei voli per Ibiza sono sempre conciati in una maniera…riconoscibile!!! Sembra che ci sia una costante estetica, una sorta di dress code da osservare in maniera religiosa, quando la destinazione finale è quell’isola lì, come se sbarcare con jeans e scarpe da ginnastica facesse brutto. Chi parte per Ibiza…

Ha sempre un cappello, meglio se di paglia, ma va benissimo anche di pelle. Se ci sono frange, passamaneria colorata o altri elementi etnici è perfetto. La variante è il cappellino da camionista (truck) o quello da baseball, solitamente indossati in abbinamento a lunghe t-shirt nere e jeans scuri. Dipende dal filone di appartenenza: i filo-fricchettoni e i super-discotecari.

Il lungo. Chi parte per Ibiza lo riconosci perché è in lungo: gonna lunga, abiti lunghi e colorati, pantaloni morbidi lunghi. Per calarsi nell’atmosfera già dalla partenza. Non importa se partono da Milano con la pioggia e 7° al sole. Qualcuno azzarda addirittura un pareo, qualcun altro addirittura il costume…come dire, pronti al tuffo!!!

Occhiali giganti. Sono indispensabili, soprattutto sul volo che parte alle 20.30. Sull’isola, però, sono utilissimi, sia per il sole che per coprire le occhiaie delle serate brave. In fin dei conti ultimamente sono stati sdoganati anche per la notte da fior fiori di trend setter, no?!?

Ai piedi stivali o infradito. Non ci sono mezze misure, o pronti per la spiaggia o pronti per la spiaggia stile ibizenco (e in effetti che fai? Scendi a ibiza con le ballerine?!?). L’unica variante ammessa ai piedi dei disco-people sono le scarpe da ginnastica. Da running (praticamente chi viene sulla isla per fare vita da club si veste come un’hipster milanese di qualche anno fa rigorosamente in bianco e nero)! Una mezza misura in realtà c’è, che non è una mezza misura ma è un tacco altissimo appoggiato su sandalo o su zoccolo. Una chicca (e io mi domando da sempre come si fa a partire sui tacchi?!?).

-I gruppi degli addii al celibato/nubilato si capisce ancora meglio che stanno andando a Ibiza e non ad Amsterdam. Presentano le caratteristiche di cui sopra accompagnate solitamente da una t-shirt bianca con scritte buffe (O_o) tutte uguali, in più collane di fiori, coroncine di fiori, veli e altri orpelli per mettere a disagio lei o lui che a breve convoleranno a nozze. Cominciano a fare casino, foto e video appena mettono piede in aeroporto. Dopotutto, certi momenti vanno ricordati…;)

Quando poi tornano li vedi scendere dall’aereo come sono partiti, in più carichi di tutte le piume, frange, colori, parei e souvenir assortiti che verranno riposti nell’armadio fino al prossimo viaggio…E ora, prima di prendere il prossimo volo per Ibiza, guardatevi intorno e pensatemi 😉

Domanda/Inchiesta: voi vi calate nel look della destinazione del viaggio fin dalla partenza o siete per il “viaggio comoda” e poi mi cambio quando arrivo? 😉 Buon lunedì a chi parte e a chi resta…

Cupido scansate: accoppiare gli amici o farsi gli affari propri?

Prima dei siti di incontri, prima ancora delle app per trovare l’anima gemella dietro l’angolo e sdraiarla alla velocità della luce e prima ancora del “gioco delle coppie” televisivo, esistevano gli amici-cupido. Sì, quelli che un bel giorno ti guardavano sorridendo e ti dicevano “Devo proprio presentarti questo mio amico, secondo me sareste perfetti insieme“. Il 90% delle volte sapevi che la cosa non sarebbe andata oltre al primo appuntamento opportunamente combinato a tavolino dall’amico/a di turno, in quel 10% rimanente c’era un’alta possibilità che non vi sareste rivolti nemmeno una parola e forse una coppia su 100 di quelle combinate più o meno secondo gli incroci strategici degli amici sarebbe andata avanti. Le buone intenzioni degli amici non si mettono in dubbio, ma a volte certi incontri vanno a finire in tragedia, si trasformano in situazioni imbarazzanti o non partono proprio. Questo perché anche per fare i “cupidi” ci sono delle accortezze da tenere presenti…;)

Forse non tutti sanno che: “Fare i “cupido, aiutando gli amici a trovare un partner, rende felici. Secondo quattro studi americani, della Duke’s University e della Harvard Medical School, pubblicati sulla rivista Journal Social, Psychological and Personality Science, far conoscere tra loro le persone ci fa stare meglio. Questa sensazione aumenta sulla base dell‘impegno che mettiamo nel promuovere gli “accoppiamenti”.Quindi prima regola fondamentale è scegliere con accuratezza le persone da accoppiare, sulla base di elementi di possibile compatibilità. Nel senso, è molto facile cercare di appioppare l’amica single da una vita a tutti i conoscenti ancora scoppiati che uno ha nella rubrica, ma questo terno al lotto senza logica se non quella di trovarle finalmente uno straccio di uomo, non porta sempre al risultato sperato, anzi…quasi mai!!! Altra regola imprescindibile è quella di creare la situazione adatta all’incontro: beccare il famoso momento giusto, il posto giusto, il contesto che si riesca ad adattare nella maniera migliore alle due personalità: chi conosce entrambi  dovrebbe essere in grado di sapere cosa fa sentire a proprio agio l’uno e pure l’altra. Perché si compia il primo incontro ci vuole un incontro pre-meditato, organizzato ma non dichiarato: meglio lasciare i due amici nell’ignoranza dell’incontro a fini accoppianti escogitato a tavolino. Quando si dichiarano gli intenti, a uno, all’altra o a entrambi, si creano già delle aspettative ed un fondo di imbarazzo che rende il tutto più artefatto. Meglio che sembri “un caso“, fortuito, casuale, improvviso e studiatissimo…:P Una volta che i due si sono conosciuti, farsi da parte è indispensabile. L’ultimo gesto del perfetto cupido è quello di parlare con l’uno e con l’altra indagando su come si è evoluto l’incontro, esaltando i pregi e facendo un lieve pressing psicologico, ma senza esagerare. Se la cosa va, bene, sarete la meravigliosa amica che le ha fatto incontrare l’uomo perfetto per lei; nel caso finisca male, vi verrà rinfacciato a vita con un “Maledetto il giorno in cui me l’hai presentato!“. Volete davvero questa responsabilità?!?

Sempre dalle solite ricerca sembra emergere che chi riesce a far accoppiare serenamente due amici ai quali aveva pensato intensamente è più felice degli altri. Questo perché si diventa orgogliosi di avere un certo acume sociale nel riconoscere un possibile legame tra due persone. E questo pare generi un’improvvisa ondata di felicità. Quindi…vedete un po’ voi. In ogni caso…

E a voi, piace mettere in connessioni amici che potrebbero diventare una futura coppia o vi fate allegramente gli affari vostri lasciando che si incontri chi si deve incontrare e chi no…sticazzi?!? Fateci sapere, anche in diretta alle 18.30 su radio m2o con LaMario! Buon weekend…a me domani mi aspetta un matrimonio, ma giuro che in questo non ci ho proprio messo lo zampino! 😉

Buccia di Banana/L’oggetto che non mancava #4: follie del tacco

Dio benedica chi ha inventato i tacchi, quegli innalzatori di culo e autostima cari a tantissime donne, soprattutto quelle un po’ più corte della media. Pur essendo un oggetto del desiderio, il tacco si ama e si odia, spesso contemporaneamente: apprezzato per quei centimetri di slancio gentilmente offerti da chi progetta scarpe, odiato perché non sempre all’altezza corrisponde la comodità ed è quello che ci fa tirare giù Santi&Madonne dal loro regno dorato mentre cerchiamo di rimanere in equilibrio camminando sui sanpietrini (ma anche sull’asfalto). Insieme ai tacchi “regolari“, fin dagli anni 50 artisti come André Perugia sperimentavano i primi tacchi scultura, posizionando le donne su sculture a forma di torri, sfere colorate, spirali e qualunque altra cosa in grado di strabiliare. Dagli anni 50 ad oggi questa forma di arte è degenerata, portando all’attenzione del grande pubblico e spesso mettendo sul mercato dei tacchi…un po’ così…dei quali forse non sentivamo la mancanza!!! 😉

Camminare su una capocchia di spillo in equilibrio super precario? Perché no! La sfida di designer dall’animo particolarmente cattivo (non mi viene in mente altra motivazione, oltre a quella di soddisfare il loro ego facendo cose sempre più strane per attirare l’attenzione) è quella di sfidare la forza di gravità e le superfici calpestabili issando le donne su scarpe con tacchi sempre più minuscoli (non bastava il tacco a spillo), combinazioni sempre più instabili e dall’estetica precaria. Ho visto modelle camminare su scarpe impossibili con il terrore negli occhi (e anche nei piedi, come si vede bene da questa foto in cui la donzella tenta inutilmente di aggrapparsi alla suola per non sfasciarsi un’anca cadendo)…e non è stata una bella esperienza. Figuriamoci metterci cose del genere ai piedi…


Anche far camminare sulle sfere sembra essere uno sport particolarmente caro ai disegnatori di scarpe di tutto il mondo…

E non mancano mai gli animalini, sostegno morale e fisico di tutte le donne. Insieme a tigri, elefanti e farfalle non potevano mancare gli amici unicorni 😛

Fino al tacco con la scarpa intorno…

Insomma, io stavo bene anche raso terra. Voi no?!? 😉 Buon lunedì…

 

Buccia di Banana/I 90 non sono finiti!

Pensavamo di aver riesumato tutto dagli armadi degli anni 90…e invece NO! Gli scheletri non sono ancora finiti, avanzano quintali di ossa vestite un po’ così, e cosa ci manca all’appello di quel periodo dopo jeans a vita alta, crop top, collarini, vestiti di velluto, le camicie a quadri?!? Vi aiuto: è una combinazione di capi, un mescola&accoppia o mix&match come direbbero le vere giornaliste di moda, un po’ sportivo un po’ elegante la cui parola chiave (letta in tutti gli articoli sull’argomento) è: SDRAMMATIZZARE! Non ce l’avete ancora? Va bene, ve lo faccio vedere…

PARIS, FRANCE – MAY 23: Sofya Benzakour (Fashion blogger – La couleur du moment), is wearing an Asos black dress, an Asos white t-shirt, and black shoes, during a street style session, on May 23, 2016 in Paris, . (Photo by Edward Berthelot/Getty Images)

E ora confessatemi che in tempi non sospetti lo avete fatto anche voi. Io lo facevo…in quel tristissimo periodo chiamato adolescenza in cui sotto ai vestiti-sottoveste di velluto liscio viola ci piazzavo la mia bella t-shirt bianca così che potevo indossarli anche in inverno (l’ho detto)!!! Ma la cosa poi è stata opportunamente abbandonata fino a quando non è stata riproposta ultimamente. La t-shirt sotto ai vestiti sta spopolando…in tutte le salse!

Foto credits www.rm-style.com/t-shirt-sotto-il-vestito/

Bianca sì, ma anche colorata o con le scritte (non importa se fanno capolino dallo scollo, vanno benissimo lo stesso), manica corta o anche lunga con effetto a sbuffo. Questo aggiungere la t-shirt sotto ad un vestito da sera, magari particolarmente elegante o impegnativo, è suggerito come trucco per rendere l’abito meno “da sera” e conferirgli un tocco più sportivo, sbarazzino, adatto anche a tutti i giorni. Praticamente è un troncare l’eleganza dell’abito con l’aggiunta di una maglietta! Ed in effetti mi pare che funzioni bene…:P

Foto credits www.rm-style.com/t-shirt-sotto-il-vestito/

In più sembra risolvere il problema degli scolli e del dubbio amletico del reggiseno: sì, no, con le spalline trasparenti che ti segnano e tanto si vedono uguale?!? Maglietta bianca ed il gioco è fatto…anche con la schiena scoperta (che voglio dire, il bello di quegli abiti è proprio lasciare nudo dietro…coprirlo non è proprio il massimo per rendergli onore)!

Così come non mi sembra il massimo esagerare con gli strati e le sdrammatizzazioni eccessive: ora va bene la t-shirt sotto al vestito, ma pure con i jeans sotto?!? Non si può aspettare la primavera e mettere l’abitino leggero da solo, in santa pace, senza mille strati sotto e sopra?!? 😉 Voi che ne dite? Avete un deja vu’ della vostra adolescenza che per principio non riproporreste mai?!? Buon lunedì…anni 90! 😉

 

Vintage Revolution/Ho preso “in prestito” la giacca della mamma (e non la tolgo più)

Testo e Foto di Federica Pizzato

Anche voi avete uno strano rapporto con il tempo? Inteso proprio come svolgimento meteorologico delle giornate? Tanti di noi sono ormai slegati dai fenomeni regolati dalla natura, io invece sento sempre una forte e ben chiara connessione con gli eventi atmosferici che caratterizzano le mie giornate. Soprattutto dopo quello che mi è sembrato un lungo, lunghissimo inverno come questo (che stenta tra l’altro ad abbandonarci). Appena vedo un raggio di sole tutto in me si accende, devo per forza uscire, guardare il cielo, respirare i tiepidi odori e, ovviamente, vestirmi di Primavera!

Ed è proprio in uno dei rarissimi giorni di sole che questo marzo ci ha riservato, (almeno dalle mie parti) che sono uscita piena di voglia di farmi fotografare vestita di colori, ma non solo! Vi ricordate quel gioco che molte di noi facevano da piccole? Prendere a caso dall’armadio di mamma e vestirsi in grande stile? Ve la ricordate la giacca della mamma? Non una giacca qualunque, quella che metteva nei giorni di festa, magari la domenica, o magari per andare al ristorante… No, non sto scherzando anche se molti, arrivati a questo punto, mi staranno già prendendo in giro. Beh, il mio giorno di sole l’ho trascorso indossando tre giacche della mamma estremamente diverse tra loro, e che spaziano tra gli anni ’80 e i ’90. Ho giocato con pochissimi accorgimenti per renderle contemporanee, fresche, attuali, eleganti e spiritose. Ma analizziamole una per una:

Il doppio petto: verde brillante con quell’allure anni ’80 che solo i doppio petto e le spalline imbottite riescono a dare, questo giacchino corto ha risvegliato in me la voglia di sperimentare, e come ho già accennato di giocare con forme e colori. Nella foto lo indosso con i bermuda e una semplice t-shirt con scollo a cuore ma secondo me starebbe benissimo anche con una gonna a ruota o con un semplicissimo paio di jeans, come tutte le giacche eleganti d’altronde 😉

La floreale: Fiori e fuxia. Non so quali sono le vostre passioni ma queste sono due delle mie. Queste rose mi hanno colpito dal primo istante in cui le ho viste, laggiù, in mezzo al cestone degli abiti del baratto e, ovviamente ho detto miaaaaaah! Inutile dire che sì, questa giacca è un po’ abbondante per me ma riesco a portarla con disinvoltura aperta e, ogni tanto arrotolando le maniche. Mi piace molto indossata con un bel paio di panta palazzo scuri, ma anche con un abito nero non deve essere per niente male!

La vera giacca della MIA mamma. Lo giuro su quello che volete, questa giacca, realizzata dal sarto di paese per l’occasione, in pura lana biellese, la indossava mia mamma nel giorno della mia prima comunione. Come è chiaro ai più, lei lo indossava in uno dei classici tailleur minimal anni ’90 cosa che io non mi sento sinceramente di fare (anche perché, detto tra noi, non entrerei nei pantaloni). La prima volta che l’ho indossata mi sono sentita stupenda ero ad un matrimonio e il mio abito lungo con le rose nei toni del nocciola e del grigio è stato più che valorizzato dal rosa antico di questo bel capo. Per essere un po’ più easy e sportiva invece abbinarla al blu secondo me è stato il top e qualche dettaglio bordeaux o vinaccia potranno sicuramente ragalarle un twist in più (la scarpa, una bella collana o un bracciale) e ovviamente valgono sempre i jeans. Io ci immagino quelli a zampa ma lascio spazio alla vostra fantasia!

Se anche voi avete una povera giacca della mamma relegata nell’ultimo anfratto dell’armadio così da non poterla vedere, vi prego, tiratela fuori, fatele fare un bel viaggetto in lavanderia, portatela a casa, appendetela davanti ai vostri occhi e provate ad immaginarla come quel pomeriggio di 20 anni fa, quando vi sembrava «La più bella!» mi gioco quello che volete, tornerete ad indossarla!

Per seguire HOBO VINTAGE BIELLA (e Federica) ci sono INSTAGRAM e FACEBOOK. Tra l’altro vi anticipo che il 21 APRILE saremo insieme a Biella allo Spazio14 per uno #sfashiontalk a base di moda alternativa, baratto e un aperitivo musicale! 😉