Sull’ “essere facili”…

Qualche giorno fa mi sono ritrovata a parlare con un amico che non vedevo da tempo; dopo i convenevoli sulla vita professionale è cominciato il confessionale-sentimentale, durante il quale mi ha fatto il riassunto delle puntate precedenti (stiamo parlando di mesi) con tutte le storie e avventure dal risvolto quando negativo, quando tragicomico. Fino a quando, parlando dell’ennesima signorina con la quale aveva avuto a che fare se n’è uscito con un infelice “Sì, vabbè, poi quando ho saputo che in giro si diceva che era una facile, ho lasciato perdere e non l’ho più cercata“. Inutile dire che prima mi si è materializzato un punto interrogativo sulla fronte, non aspettandomi minimamente una tale uscita da lui (ma si sa, le persone non si conoscono mai fino in fondo), poi mi si è un attimo tappata la vena “Facile in che senso?!?” – “Eh, una che ha avuto molte storie solo di sesso con tanti uomini diversi“. In quel momento il serial killer che è in me ha cominciato a sgomitare; fortunatamente è arrivata la parte diplomatica a calmarlo e cercare di far riflettere l’amico in questione con un pippone colossale (e stiamo parlando di un non-giovane della mia età, laureato e cittadino del mondo…poveri noi). Nel 2018 dobbiamo ancora etichettare come “facile” e addirittura non uscire con una donna perché sa cosa vuole e vive liberamente la propria sessualità?!? Parliamone…

Siamo (tutti) vittime di giudizi costantemente. A volte le prime a giudicarci siamo proprio noi stesse, con il vigile interno che non ci lascia in pace un attimo qualsiasi mossa facciamo. Poi arriva il contorno, che è sempre pronto a sparare sentenze su ogni atteggiamento, gesto o comportamento: stai sulle tue? Sei troppo diffidente! Sei estroversa e socievole? Sei pazza! Ti piace cantare mentre cammini? Sei un’esibizionista. E via così, all’infinito. Quando si entra nella sfera sessuale poi, le cose non migliorano, anzi: ti piace fare sesso? Sei una maiala! Non ti piace? Sei frigida! Ti piace ma non ti impegni? Monaca pallosa! Quando la smetteremo di dare giudizi a caso senza conoscere le persone forse l’umanità avrà una speranza, fino ad allora è una lotta continua contro l’idiozia e la superficialità altrui. A questo proposito, proviamo ad analizzare quand’è che ad una Signorina viene affibbiato l’appellativo di “FACILE” e proviamo a dare una nuova lettura, senza tirare in ballo il solito “perché quando lo fa una donna è facile e quando lo fa un’uomo è figo“: la risposta è la stessa, perché viviamo all’ombra di un’ottica risciacquata da secoli di predominio del pensiero maschile.

Sei facile quando vuoi fare sesso con un uomo e quando prendi l’iniziativa!—>Io la chiamerei intraprendenza e scelta consapevole.

Sei facile quando fai sesso al primo appuntamento.—>Anche in questo caso parlerei di appagamento consapevole del proprio desiderio. Molte volte non c’è nemmeno intenzione di far seguire un secondo appuntamento e quello che si cerca è solo una serata piacevole. Già, posso capire che questa visione moderna e materiale della cosa possa sconvolgere l’immaginario della donna sempre innamorata alla ricerca di una storia, in realtà secoli e secoli addietro nessuno si stupiva di tutto ciò. Era la norma! Siamo peggio dei cavernicoli…

Sei facile quando ti vesti in maniera provocante.—>Mi vesto come mi pare. Questo è un dogma, ma il maschio medio nella sua visione del mondo pene-centrica pensa che tutto ruoti intorno a lui. Compreso il nostro guardaroba. Poverino!!!

Sei facile quando passi velocemente da una relazione all’altra.—>Scelgo come elaborare i miei lutti e come compensare una rottura. Se invece di stare a piangere sul divano voglio rilassarmi e divertirmi, che fastidio dò alla morale collettiva?!?

Sei facile quando sei stata a letto con tanti uomini.—>Non sono facile, sono una collezionista!!! 😉 Davvero la quantità di persone con la quale una ha avuto rapporti sessuali deve essere una discriminante? Certo, se l’uomo in questione ha l’autostima sotto l’unghia dell’alluce sì; in altri casi non dovrebbe essere un problema. Tutta esperienza!

Sei facile quando ti piace fare sesso.—>Appassionata, si dice! Se ti piace cucinare va bene, se ti piace giocare a tennis va bene, se ti piace trombare NO! A me questa me la dovete spiegare. E’ un’attività come tutte le altre, meravigliosa, divertente, gratificante e che, fatta con tutte le precauzioni del caso, fa bene alla salute. Ma se a una piace, che problema c’è?!?

Insomma, ce la facciamo a capire che una donna che ha il controllo della sua vita sessuale e che si conosce bene, che si comporta in maniera libera ed equilibrata, non è una facile? Ognuno è responsabile del modo e dello scopo per cui vive la sua vita, così come ognuno è padrone delle proprie emozioni e del proprio corpo. Tutto il resto sono solo giudizi e catalogazioni tirate a caso.

E con questo ho concluso 😉 Se mi volete dire la vostra vi aspetto qui sotto nei commenti o stasera in diretta su radio m2o in compagnia della Mario! Buon weekend…

 

 

Ritorno ai geroglifici: parlare con le faccine, si può?!?

Sono stata accusata di utilizzare un sacco di simboli e faccine, le amiche emoticon, per intenderci meglio, sia sui social sia sui vari programmi di messaggistica istantanea. Effettivamente qualche faccetta mi sfugge via via, ma non sono molto diverse da quelle che mi sfuggirebbero dal vivo (ho la mimica facciale che non mente, purtroppo)!!! 😉 Usate, spesso abusate, la scorciatoia disegnata sembra essere la risposta più immediata per far fronte al numero immenso di messaggi dai quali siamo bombardati ogni giorno. E, quando non ci scappa un messaggio vocale di 3 minuti, ci scappano milioni di facce che a volte sembrano rebus da decifrare. Si può? A prima vista sembra di no, ma hanno il loro perché, che affonda le radici in secoli e secoli di storia; sì, sto andando a scomodare i geroglifici, con i quali ai tempi si comunicava solo ed esclusivamente con i disegni e segni che venivano accostati per scrivere interi componimenti…e nessuno si è mai lamentato del gufetto o del serpentello in fondo alla frase. Poi sì, effettivamente gli alfabeti hanno sostituito l’iconografia spinta, rendendo il tutto molto più semplice ma anche più complicato, che le parole son decisamente più difficili da mettere in fila e non è detto che in quanto esseri parlanti tutti le sappiano usare bene! 

E infatti per vedere ritornare i disegni accompagnare i testi scritti non bisogna aspettare la tastiera delle emoji; anche ai tempi di Leopardi venivano usate, sotto forma di lineette e segni del quale lui stesso si lamentava “Che è questo ingombro di lineette, di puntini, di spazietti, di punti ammirativi doppi e tripli, che so io? Sta a vedere che torna alla moda la scrittura geroglifica, e i sentimenti e le idee non si vogliono più scrivere ma rappresentare, e non sapendo significare le cose colle parole, le vorremo dipingere e significare con i segni, come fanno i cinesi…“. I cinesi e pure i giapponesi, che ci piacciono tanto perché con i loro ideogrammi molto fashion esprimono cose che noi occidentali dobbiamo traslare con diverse righe di parole. Quindi, niente di nuovo all’orizzonte, solo la versione digitale, colorata e con mille opzioni di quello che l’uomo ha sempre usato per esprimersi: i disegnetti! (vedi uomo delle caverne e suoi simili) 😛

Facce e disegni sono tornate per rispondere ai bisogni comunicativi moderni e, se non abusate, hanno diversi punti a favore! In fondo si leggono di più le figure che i testi e quante volte, quando uno con cui parli e non capisce, gli abbiamo detto “Se non capisci ti faccio un disegnino?“…

Sono immediate, facili e veloci. Siamo bombardati da messaggi. Troppi. Troppissimi e provenienti da mille App diverse. Alcune comunicazioni meritano risposte concrete, magari rapide e semplici come un “sì” o un “no”; altre si meriterebbero direttamente una telefonata, invece di papiri scritti I(voglio dire, siamo comunque nell’ambito della messaggistica istantanea, vuol dire che bisogna fare veloce, no?!?); una buona metà, invece, sono minchiate alle quale si può rispondere anche con una faccetta rapida, efficace, esplicativa ed indolore! Insomma, il dito medio è eloquente sia dal vivo sia se ti appare sullo schermo del telefono, no?

Definiscono lo stato d’animo (in quel contesto): le parole, quando scritte, possono avere un tono o un altro. Questo tono, che parlando al telefono o con la persona davanti, si riesce chiaramente a percepire, il testo scritto non lo ha. Ecco perché un “che stronzo 🙂” ha un significato rispetto ad uno “STRONZO!” I segni sono importanti, e anche le maiuscole! La velocità degli scambi scritti sta raggiungendo quella degli scambi orali e le nostre battute possono diventare facilmente equivoche. Ecco perché una faccina chiarifica l’intenzione!

Danno colore: sono piccole, colorate, allegre, esclamative. Si ispirano al fumetto e fanno riferimenti a quei codici estetici ai quali siamo visivamente abituati da diverso tempo. E’ un modo come un altro per giocare e ritornare a quelle forme di comunicazione-gioco-intrattenimento dell’infanzia. Che insomma, non perdere del tutto il fanciullo che alberga in noi non è poi questo gran danno? (ho detto non perderlo del tutto, non fare gli eterni Peter Pan, eh!!!)

Come tutte le cose, però, il rovescio della medaglia può presentare punti a sfavore e provocare effetti indesiderati, spesso contrari a quelli cercati…

Abuso! L’abuso, di tutte le cose, non è bene. Cercare di costruire intere frasi utilizzando icone può non essere di facile interpretazione e soprattutto il ricevente, se non è una persona che vi conosce bene, può facilmente pensare che siete pazzi! O troppo troppo infantili!

Difficoltà interpretative per discordanza tra disegno e parole: a volte capita che il disegno scelto non c’entri completamente nulla con quello che sta scritto insieme, facendo andare completamente in paranoia chi lo riceve: “cosa diavolo avrà voluto dire?!?” e giù minuti di pipponi sul significato di quel teschio piazzato dopo un “stasera usciamo insieme?” (e lei si immagina già fatta a fette dentro un cassonetto)…

Non per tutti: ecco, per prendere un appuntamento con il direttore della banca forse si possono anche evitare, così come nei primi scambi di battute con il nuovo capo. I disegnini vanno bene per comunicare con tanti, ma non con tutti…almeno non subito. Basta pensarci due minuti in più…;)

Non per tutto: per discorsi importanti, per esprimere sentimenti profondi, per dare valore a parole che ne hanno, meglio articolare un bel discorso e lasciar perdere qualsiasi mezzo digitale. E qualsiasi faccina. Riscoprendo il fascino della parola ed il suo sapere esprimere cose che nessun disegno, o combinazione degli stessi, sarebbe in grado di replicare…

E ora vi voglio: voi siete utilizzatori parsimoniosi, folli, esagerati o non ne avete mai utilizzata una? Stasera io e La Mario torniamo in diretta, ore 18.30, sempre su radio m2o e vi aspettiamo per conoscere la vostra opinione. Che, come al solito, potete anche lasciarmi qui sotto nei commenti ❤ Buon weekend!

Natale ZEN: quello che stressa, quello che salva!

Ridendo e scherzando siamo già al 22 dicembre, tra un paio di giorni inizieranno i festeggiamenti del Santo Natale e tra poco più di una settimana l’anno volgerà al termine. E fin qui tutto bene, in fondo dovremo essere abituati a questa ripetitiva ciclicità del tempo e degli eventi, comprese le feste comandate. Questa in particolare o si ama, si odia o si affronta nella totale indifferenza, in ogni caso non è raro sentire voci e cori che si innalzano al grido di “Che stress il Natale“! Ora, davvero vogliamo stressarci per qualcosa che dovrebbe essere una festa?!? Parliamone. Tra i motivi di stress ci sono:

La famiglia! Da una parte la si ama, da una parte la si teme, l’invasione è in agguato e spaventa. Chi in qualche modo sei “costretto” a stare in famiglia si senti strizzato in questa dimensione oppressiva, ma non riesce a svincolare. Chi si dilegua, invece, vive comunque una sorta di senso di colpa. MorgattaZen consiglia, a chi decide di partire di farlo con tutta la serenità del mondo e a chi rimane di focalizzare su due aspetti: sono lo due giorni, 48 ore, al massimo 72 se contiamo anche il 26, ce la possiamo fare; e poi questa famiglia non durerà per sempre (nel senso, prima o poi si muore tutti)…è davvero così intollerabile?!?

Ansia da prestazione da cena e far bella figura! Un’altra fonte di tensione è l’organizzazione di cene ad alto contenuto non solo calorico ma anche spettacolare. Tutto deve essere perfetto, buono, la musica giusta, le luci, le candele, i segnaposti (?!?); si devono accontentare le nipoti vegane, il nonno tradizionalista e la cognata scassapalle che ha paura di ingrassare. E tutto sulle proprie spalle. MorgattaZen crede vivamente che sia il caso di lasciar perdere quest’ansia da prestazione, rilassarsi, fare del proprbio meglio senza impazzire e, nel caso, chiedere aiuto e non fare tutto da sole/i. Tanto ci sarà sempre qualcuno che avrà da ridire su qualcosa, vogliamo davvero dargli ascolto e perderci in salute?!?

Ansia da invasione. Le famiglie, con il passare del tempo, diventano sempre più numerose e si allargano anche ai famosi “parenti acquisiti” che non sempre sono graditi; è facile trovarsi la casa invasa da persone che non si tollerano molto, invitate perché sennò “pare brutto“. Ecco, io questa solfa del “pare brutto” la sento continuamente e alla fine ho capito una cosa: se fai un piccolo sacrificio in nome della pace familiare, fallo con il sorriso; se fai le cose “schiattata in corpo“, meglio non farle e dileguarsi. Qualche compromesso va bene, comprimersi completamente NO! C’è sempre una via d’uscita. 😉

Stress da regalo! Liste di persone a cui fare i regali che non finiscono più, soldi che finiscono dopo i primi due acquisti, regali di circostanza di cui non te ne frega una mazza…davvero dobbiamo stressarci per fare un regalo?!? Da adulti il galateo e le formalità le possiamo anche lasciare da parte, ai bambini possiamo spiegare fin da ora che non è la grandezza del regalo che conta, alla fidanzata che un diamante non è per sempre e che non ci si può indebitare per avere il pacchetto verde acqua sotto l’albero. Insomma, fare i regali è meraviglioso, perché deve diventare una pratica insopportabile per via di una data sul calendario?!? Che poi finisce che uno per prendere qualcosa a tutti, raccatta cazzate assortite fatte senza pensare. Ecco, meglio una cosa fatta con il cuore che 100 fatte per dovere! Per forza o per forma non si dovrebbe fare nulla. I regali si possono fare in qualunque momento dell’anno. Gli altri capiranno. E se non capiscono, non è un vostro problema.

Incubo della bilancia. Cene, pranzi, portate che si susseguono senza sosta, avanzi da terminare, aperitivi di auguri, cene aziendali…gli appuntamenti a tavola sono talmente tanti e talmente consistenti che l’ansia da “mangerò troppo” è sempre in agguato, anche se uno non è a dieta (quelli a dieta poi, figuriamoci, stanno già digiunando dall’inizio del mese). Ora, cercare di non prendere 5kg in 10 giorni mi sembra una scelta saggia e funzionale alla salute, stare in apprensione e spizzicare a malapena mi pare esagerato. Rendere grazie a chi ha spadellato per ore e fare onore alla tavola senza forzare lo stomaco è un’ottima via di mezzo. Nel dubbio, ricordiamoci sempre che qualche bicchiere di vino in più rende il tutto più scorrevole…:P

Figli a casa, che paura! Genitori che vanno nel panico perché “la scuola è chiusa“. Ma si può?!? Invece di godere del tempo da passare con i propri pargoli, organizzare delle gite fuori porta o delle attività casalinghe per divertirsi con i propri cuccioli, madri e padri sclerano perché “ce li ho tutto il giorno intorno, non mi riesce fare niente“. Ho idea di quanto possano essere pesanti e difficili da gestire i pargoli, ma se li avete fatti li dovete amare anche durante le feste dove li avete attaccati 24 ore su 24. In alternativa, il gatto sarebbe stata una soluzione migliore.

Natale Single, tra tristezza e domande imbarazzanti. Appena lasciati e già tristi? Ci sta, sarebbe meglio non isolarsi nella tristezza, ma nemmeno passare del tempo con famiglie felici e coppie di cugini che annunciano matrimoni imminenti. Crogiolarsi con i propri simili è sicuramente più semplice e richiede meno giustificazioni. Single da sempre che devi affrontare la solita sfilza di domande cercando di giustificare una situazione sentimentale che si protrae da anni (e ormai ti stai facendo vecchia?)? Ho la risposta giusta per porre fine a questo supplizio e godersi le ferie in santa pace…

Ecco. Qualunque sia la causa di stress o ansia natalizia, fermiamoci un attimo, facciamo un respiro e pensiamo: ma con tutte le rotture di coglioni che ci sono nel mondo e che affrontiamo nel quotidiano, abbiamo davvero bisogno di farci venire ansia e stress per Natale? A me pare superfluo…e a voi?!? In diretta su radio M2O come tutti i venerdì io e LaMario vi aspettiamo per farci gli auguri e dirci la vostra: Natale fa rima con…

AUGURI! :*

Sveltino-terapia!

Mi è caduto l’occhio in questi giorni su un articolo che proponeva come ravvivante delle coppie datate e spente sotto alle coperte una pratica spesso trascurata perché rapida e poco curata: la sveltina!!! Solitamente appannaggio di sconosciuti che si prendono sull’onda del momento o di amanti che si nascondono e si amano nei ritagli di tempo, la classica sveltina non è molto amata, anzi diciamo che spesso diventa sinonimo di sesso veloce e senza entusiasmo, additata e condannata soprattutto dal genere femminile perché nel suo essere veloce spesso non riesce a soddisfare a pieno la donna, che rimane a metà di questo rapporto incompleto. E poi non ci sono preliminari, non c’è l’atmosfera rilassata, niente musica né lume di candela, non si fa caso ai dettagli e nemmeno al completino intimo. Effettivamente il sesso è fatto anche di giochi, ambienti, situazioni create ad hoc e di tutto il tempo necessario per regalarsi un momento di condivisione orizzontale a due. Eppure non sempre questo tempo c’è, gli impegni stancano, la sera tutti distrutti e le capriole vengono rimandate, relegate ai giorni di festa o al fine settimana (quando va bene).

Ma chi non li trova 5 minuti per una sveltina sul tavolo da cucina prima di andare al lavoro già vestite e truccate pronte per uscire di casa? NESSUNO, o meglio, veramente in poche (e pochi, che non è che gli uomini spicchino per spirito d’iniziativa). La voglia, è sempre quella che manca, mica il tempo. Ed è qui che il Center for Sex Education, dopo opportune ricerche e studi (oh, loro studiano, mica tirano cose a caso), propone la sveltina come “soluzione” rapida per coppie in crisi o con attività sessuale ridotta al minimo sindacale: un pizzico di pepe e trasgressione non può fare altro che bene. Inoltre i signori studiosi sostengono che un rapporto sessuale soddisfacente dovrebbe durare tra i 3 ed i 13 minuti, in barba a tutti i martellato seriali che pensano di essere ganzi se vanno su e giù per 40 minuti di fila noncuranti che lei, nel frattempo, sfoglia riviste o si sta facendo le unghie dei piedi. Quindi, sveltine per coppie. A patto che ci siano i giusti presupposti; perché ci si diverta entrambi c’è bisogno di:

Complicità: la sveltina è sicuramente improvvisa, ma nasce molto prima negli occhi, nelle parole, negli atteggiamenti e nei pensieri. Difficilmente ‘sta voglia arriva ad entrambi nello stesso momento (a volte capita); per questo è bene comunicare o far capire all’altro cosa gli sta passando per la testa in modo da coinvolgerlo, stimolare l’eccitazione mentale e creare la complicità giusta per improvvisare insieme.

Improvvisazione: il bello della sveltina è improvvisarla dove viene viene. Per chi è abituato al comodo letto orizzontale ritrovarsi in piedi nel bosco appoggiati ad un albero è una simpatica botta di vita (occhio alle escoriazioni alla schiena, però)! Un diversivo piacevole ed inusuale alla solita routine. Quando l’impulso arriva, dove siamo siamo, meglio approfittare. Occhio agli occhi altrui e ai luoghi troppo pubblici ed esposti: il rischio di multa per “atti osceni” è sempre dietro l’angolo. E magari anche qualche guardone non ben intenzionato.

Gioco: l’aspetto ludico è importante in questo tipo di rapporti. Bisogna essere predisposti a giocare. Ed in fondo cos’è il sesso se non un meraviglioso gioco a due?

Libertà (mentale): per la sveltina è necessario lasciarsi andare TOTALMENTE ed in modo RAPIDO. Questa è forse una delle difficoltà maggiori per la quale è obbligatorio liberare la mente da pregiudizi, menate e paranoie. Il “qui non si fa”, “non è il momento”, “gli altri cosa penseranno” e “non mi sono depilata” in queste occasioni non possono esistere. Spegnere il cervello e lasciar parlare il corpo è terapeutico, non solo per la coppia ma anche per il singolo.

Quindi, ogni tanto, più sveltine per tutti. Anche come rimedio terapeutico per la coppia 😉 O no? Voi che dite? Fateci sapere la vostra, anche in diretta alle 18.30 su radio m2o. Io e LaMario siamo tutte orecchie…Buon fine settimana, possibilmente con qualche sveltina annessa!

 

Cena a lume di telefono (annaffiata di tristezza)

Lo so, lo sappiamo tutti, sono situazioni viste, riviste e straviste ma non per questo la cosa è meno triste. Sto parlando del connubio ormai consueto di telefoni, cene e coppieuno scenario al quale ormai siamo assuefatti, io poi dopo anni di lavoro nei locali dovrei aver fatto l’abitudine a questa usanza terrificante, eppure lo scorso venerdì è stato terribile. Ero a cena con La Mario in un ristorante etnico; il nostro tavolo da due era mooolto vicino ad un altro tavolo per due persone vuoto al quale, dopo circa mezz’ora, si è seduta una coppia, lei e lui. All’inizio non abbiamo prestato attenzione a loro, immaginatevi due amiche che non si vedono da più di sei mesi e fate presto a capire il livello di conversazione fitta fitta che spaziava dal lavoro all’amore alle cose serie fino alle cazzate. Sull’arrivo del cibo ci siamo zittite per un momento e abbiamo osservato il silenzio del tavolo accanto: lei con la testa infilata nel telefono che sorrideva da sola e lui, anima in pena, che leggeva per la decima volta il menù. “Ma parlano?!?” Boh, magari è stato un attimo. Un attimo infinito che si è prolungato per tutta la durata della cena durante la quale lei ha continuato a stare al telefono, lui ha continuato a vagare con lo sguardo per la sala o in basso sul piatto, mentre giocava tristemente con il suo tovagliolo spiegazzato. “Vuoi un po’?” è stata l’unica frase che le ho sentito pronunciare, alla quale lui le ha risposto uno scoglionatissimo no e ha tirato fuori il suo di telefono. Il gelo era percepibile, più volte io e Mariolina ci siamo guardate incredule, io sarei voluta intervenire, per lo meno a scambiare quattro chiacchiere con lui (cucciolo disperato) mentre avrei voluto prendere il telefono di lei e lanciarlo nella sua zuppa bollente, giusto per farle capire il messaggio senza bisogno di utilizzare altre parole. Ci siamo fatte gli affari nostri, ovviamente. Al momento del conto, lei ha insistito per pagare, lui l’ha preceduta senza risponderle. Penso che l’attimo più esilarante della loro serata sia stata la rottura del bicchiere per mano del cameriere, in cui sono sobbalzati dai loro pensieri e si sono ritrovati i pensieri vicini a guardare l’accaduto. Dopo ciò sono usciti senza guardarsi in faccia.

Gelo, tristezza, isolamento, incomunicabilità. Solitudine. Oltre a tantissima maleducazione. Lo smartphone a cena non si dovrebbe usare, di questo siamo tutti al corrente, eppure perché facciamo pranzi e cena in compagnia che poi passiamo a testa in giù sul telefono non comunicando con chi abbiamo accanto o al massimo commentando quello che succede sui social? Di giustificazioni ne ho sentite di tutti i colori:

-E’ per lavoro, sto aspettando una telefonata (sì, ma se metti la suoneria, bassa ovviamente, non sei costretto a tenere il telefono sul tavolo e a guardarlo costantemente), mia mamma non si sente bene, il gatto potrebbe aver bisogno di me, devo tenere d’occhio le prestazioni del mio post (la risposta preferita del social media sticazzi) o devo fotografare i piatti per il mio blog (tutti food blogger)! BUGIARDI…o meglio, non puoi prenderti un’ora per cenare con un’amico senza guardare le performance del web? Se l’hai invitata/o a cena non sarebbe giusto darle delle attenzioni?

Molto più probabile che:

A-Ti stai annoiando a morte e quindi preferisci guardare cosa accade nel mondo virtuale. Perché sei andato a cena fuori?

B-Non ti interessa la persona che hai di fronte. In questo caso fatti delle domande: cosa ci sei uscito/a a cena a fare?!?

C-Non hai argomenti di conversazione e commentare la rete ti dà degli spunti. Che paura!!!

Ci possono essere davvero tutte le giustificazioni del mondo, ma usare il telefono a tavola in situazioni conviviali o peggio ancora durante tutta la durata di una cena a due (siano di coppia, di lavoro o di amicizia) mi sembra una terrificante mancanza di rispetto. Il messaggio è chiaro e grida a gran voce: “Non mi interessa di te e di cosa mi stai dicendo, preferisco partecipare o guardare quello che succede online“. E allora meglio starsene ognuno a casa propria a interagire con il mondo virtuale. Lo so, sono diventata sempre più intollerante ed intransigente su questo punto, perché se in una giornata di 24 ore non riusciamo a staccarci un’ora o due dal telefono per relazionarci con la persona che ci sta difronte vuol dire che siamo pronti all’isolamento in capsule ultramoderne, opportunamente dotate di connessione wi-fi, ci mancherebbe!!! Oltretutto, la mia cara nutrizionista, mi consigliò ai tempi di mangiare senza telefono davanti (anche quando ero da sola) per non distogliere l’attenzione dal cibo e dal rituale del pasto : pare che la distrazione porti ad ingerire più calorie e a levare energia dal processo di digestione! Quindi, come tutte le abitudini che vanno abbandonate, c’è bisogno di impegno:

Forzatevi a tenere il telefono in tasca o in borsa o comunque fuori dalla vista; sì, anche tenerlo appoggiato sul tavolo riduce l’attenzione proprio perché l’occhio fugge continuamente sullo schermo;

Intenzionalmente forzatevi di non tirarlo fuori quando arriva il suono di una notifica; ci sono cose che possono davvero aspettare e che un’ora in più o in meno non cambiano davvero; chi ha questioni vitali, chiama!

Se squilla, guardate chi chiama e valutate: se è urgente, rispondete pure; se vi chiamano dal lavoro, lasciateli chiamare o al massimo rispondete rimandando a più tardi; se è una telefonata varia, si può anche non rispondere e richiamare dopo. Che non c’è cosa più terrificante di una cena interrotta dalla telefonata di cazzeggio con l’amica!

Se proprio volete controllare il telefono, abbiate l’accortezza di farlo quando l’altro si assenta, magari per andare al bagno, avendo cura di riporlo quando torna.

E sapete qual è la cosa più triste? Che più siamo in confidenza con la persona con la quale siamo a cena, più viene spontaneo assentarsi nel telefono: i rapporti più consolidati sono quelli più a rischio di “interferenze” esterne. Come dire, più ci si conosce, meno ci si rispetta…?!? Speriamo di no.

Voi come siete messi? Quanto usate il telefono a tavola con gli altri? Alle 18.30 in diretta su radio m2o io e LaMario ne parleremo insieme a tutti voi. Buon weekend e buon “ponte” a chi lo fa 😉

 

Single a 40 anni: santi, astri, psicologi o direttamente l’esorcista?

Non so se è una congiura giornalistica legata a questo periodo dell’anno o semplice casualità (o il Web che manda messaggi subliminali), ma sembra che insieme alle renne, a Babbo Natale e ai suggerimenti per Capodanno, c’è un altro argomento caldo che riempie post, video, blog, scomodando Santi, Stelle e forse anche gli esorcisti: la singletudine!!! Ma non quella dei ventenni, che chi se ne frega, no, quella dei quarantenni che, poverini, devono trovare una soluzione a questo immenso problema. Perché è chiaro che se sei single a 40 anni è un PROBLEMA ENORME!

Ha iniziato un ironico e spiritoso Papa Francesco, diffondendo la tecnica adottata in Argentina dalle donzelle non ancora accompagnate (il perché poi la cosa non valga anche per gli uomini me la deve ancora spiegare): pregare! Ma non Gesù, un santo ben preciso: pare che S.Antonio faccia i miracoli e che le signorine ancora scompagnate lo scomodino di frequente con le loro preghiere per trovare un fidanzato; a 20 anni con più pretese, a 30 anni ci si accontenta, a 40 anni ‘ndo cojo cojo, basta che arrivi! O_o Eh NO, Santo Padre, visto che stiamo a scomodare santi&santini e che tra ceri e preghiere ci vanno via giornate intere che potremmo passare in giro provando a socializzare con qualche altro essere umano, almeno che sia una persona interessante e adatta! #echecazzo

Prosegue un interessante articolo di Vanity che ci rimanda sempre al Cielo, questa volta non dal lato dei Santi religiosi, ma da quello delle Stelle, laiche. Se siete ancora single forse è COLPA del vostro segno zodiacale?!? Eh beh, brutta storia, se la singletudine è legata agli influssi astrali altro che santi, meglio chiamare uno sciamano o una fattucchiera…esperta! Ma no, la cosa è molto più semplice ed è semplicemente legata alle caratteristiche del segno “ogni segno zodiacale presenta determinate caratteristiche e comportamenti e saperli significa avere maggiori indizi su se stessi.” In sintesi: l’Ariete non c’ha mai tempo e non si lascia coinvolgere, il Toro deve abbassare le pretese (non ci penso nemmeno), i Gemelli non si sentono mai pronti, il Cancro è legato al passato e difficilmente molla, la Vergine è super-esigente e non le va bene nessuno, i Leoni devono uscire di più, la Bilancia si auto-punisce senza motivo, il Capricorno pensa sempre alla carriera e non riesce a conciliare, lo Scorpione è solitario e pessimista che tende all’auto-sabotaggio, il Sagittario si annoia, Acquario solitario e anche un po’ sfaticato, i Pesci sognano un amore romantico in cui l’altro si annulla per loro…insomma, ogni segno ha una magagna, cioè una sua peculiarità su cui lavorare per non schivare costantemente relazioni. Se poi il Cielo ed i suoi consigli non vi bastano, tornate sulla terra e contattate un bravo psicologo: già, qualche seduta di psicoterapia non può che aiutarvi a capire COME MAI non riuscite a mettervi in gioco, quale INCAPACITA’ vi blocca o che tipo di MANCANZA vi impedisce di essere aperte/i e di incrociare un’altra persona. I luoghi comuni si sprecano e se sei single a 40 anni:

Hai dei problemi, sei un rompicazzo, sei frigida, sei lasbica/gay, sei acida, sei traumatizzata dalle precedenti relazioni, sei stucca, sei un mammone, hai sicuramente qualcosa da nascondere, non ti dai possibilità, la tua autostima è bassa, hai paura di entrare in una relazione…

Potremmo andare avanti all’infinito con i luoghi comuni, ma mi fermo qui. Siamo tutti d’accordo che conoscere se stessi ed essere consapevoli di chi si è con percorsi personali, magici o psicologici è sempre una cosa buona e giusta, ma temo che trattare l’essere SINGLE come qualcosa di patologico sia semplicemente un’esagerazione fondata sulla consuetudine sociale consolidata da millenni che stare in coppia è la norma. Fidanzati, famiglia, figli…chi l’ha detto che questa è la norma? Non è necessario avere un fidanzato/a, non è anormale chi non si accompagna con qualcuno, non è strano chi non si sposa e non è stronzo chi decide di non mettere al mondo figli. Va tutto bene, sono solo scelte differenti, che non per questo vanno additate come stranezze o come psicopatologie di varia natura. Chi ha avuto un passato sentimentale ma vive un presente in solitaria non deve necessariamente andare in cura per trovare dov’è l’intoppo; perché a volte gli intoppi ci sono realmente (ed è bene esserne consapevoli, anche così, per informazione), altre volte ci sono ferite non curate, ma tante volte si tratta della scelta consapevole di non arrendersi al primo che passa pur di non stare sola/o. Perché a 40 anni può anche darsi che tu sia ESIGENTE e non abbia voglia di mescolarti con uno/a giusto per avere qualcuno da portare alle cene delle feste! Meglio soli che accompagnati a caso!!!

Voi che dite: tutti i single 40enni hanno dei problemi? O sono quelli in coppia che vedono nel single il problema? Ditemi la vostra e poi ne parliamo anche insieme alle 18.30 in diretta su radio m2o con LaMario! 😉 Buon weekend…

 

Ciao bella, ma sbaglio o sei ingrassata? (il peso del peso)

Ciaoooo! (sorrisoni) Da quanto tempoo…ti seguo sui social, sai, girellona. Ma come stai beneee! Hai preso qualche kg, eh?“.

Oppure:

Amoreeee! (vocina stridula) Sei tornata? Ti vedo ingrassata, fatto bagordi in giro quest’estate eh?

O ancora:

Tesorooo! Bentornata…stai proprio bene, mi sembri anche dimagrita!

Si potrebbe andare avanti ad oltranza e so che ognuno di voi potrebbe aggiungere la sua variante del saluto di circostanza quando incroci persone che non vedevi da molto tempo, amici che rivedi tornata da una vacanza, semplici conoscenti nei quali inciampi per caso in città o parenti durante le feste natalizie. Tutti carini, tutti gentili, tutti che fanno anche più festeggiamenti del dovuto, tutti che la prima cosa che notano e che non mancano di farti notare è IL PESO! Ora, la buona educazione ci suggerisce che rispondere con un cordiale “fatti i cazzi tuoi” non è gentile ed interromperebbe subito le comunicazioni gettando del gelo sull’incontro (che in alcuni casi non sarebbe nemmeno male perché permette di defilarsi immediatamente); ma la buona educazione dovrebbe anche insegnare che puntualizzare sul peso di una persona appena si incontra non è per niente carino! Siamo d’accordo che rimanere sulla superficie ed analizzare l’esteriorità a primo impatto può sembrare un approccio “da strada” immediato e diretto, ma davvero il peso è il termometro del nostro stato emotivo e mentale?!?

Secondo il mio onesto parere, no. Eppure sembra che questa storia del peso sia di fondamentale importanza, molto di più del chiederti “Come stai” ed ascoltare veramente la risposta. Tanto più che, per non essere sgarbate, solitamente si tende anche a giustificarsi o tentare di dare delle spiegazioni più o meno credibili “No, sono solo gonfia, in Spagna costa meno la birra dell’acqua“, “Forse un paio di kg, ma mi sto rimettendo in forma“, “No, veramente peso uguale“. La prossima volta incontriamoci direttamente in farmacia, così ci pesiamo una di fronte all’altra ed evitiamo di prendere il caffè insieme e sprecare mezz’ora a farci l’analisi estetica!!! Il peso non è un’unità di misura della felicità; chi è veramente interessato a sapere COME STA l’altra persona dovrebbe evitare di fare queste uscite infelici almeno nei primi 5/10 minuti dell’incontro; se poi c’è dell’amicizia vera dietro, si può anche andare oltre a tastare le chiappe mostrandosi a vicenda cellulite e peli incarniti e facendoci quattro risate su. Chi riceve queste simpatiche imbeccate dovrebbe imparare a non dare spiegazioni, ma a glissare abilmente spostando l’attenzione sull’interlocutore, distraendolo in modo che non possa andare oltre con frasi improprie. Oppure, rispondergli a tono…

Ciao bella, ma sbaglio o sei ingrassata? Carissima, sbaglio o ti vedo un tantino provata dall’età?

Tesoro. Hai preso dei kg quest’estate?Sì!Tu invece i kg di fatti tuoi non li prendi mai, eh? –

Ti vedo proprio bene. Ti ci volevano quei 3 kg in più!A te invece ti ci vorrebbero 3 o 4 metri di ***** al giorno! –

Accidenti. E questa pancetta? Qui c’è bisogno di un po’ di palestra!Dalle tue parti credo ci sia bisogno di un po’ più di ginnastica da camera

Insomma, dosando sorrisi e acidità si dovrebbero riportare al proprio posto! E basta dare così tanto peso al peso…(non farete mica come Belen?!?)

E ora voglio le vostre testimonianze: non vi infastidiscono queste uscite? Come rispondete solitamente? Alle 18.30 ne parliamo anche con LaMario in diretta su radio m2o. Buon venerdì 🙂

Culi&Poesie (soft polemica e spunti di riflessione)

Il web ci ha obiettivamente aperto un mondo e creato un sacco di possibilità: di esprimerci, di lavorare, di creare dei contatti diretti con potenziali clienti, di influenzare o meno gli altri, di trovare la nicchia di mercato o di pubblico e di allacciare legami e contatti attraverso il racconto quotidiano su Instagram, Facebook & Co. C’è chi lo fa con le foto, chi con le parole che accompagnano le immagini, chi preferisce i video, le famosissime “stories” e chi ancora fa dirette di qualsiasi momento della propria giornata, roba che ormai il grande fratello non ci serve più (possiamo farci i cazzi di tutti senza nemmeno accendere la tv…e poi vuoi mettere spiare la vicina senza bisogno del binocolo e degli appostamenti notturni?!? Troppo più comodo 😉 ) E fin qui tutto bene. Eppure, vagando in rete tra rinomate influencer o presunte tali, persone con milioni di seguaci o anche mila, cercando di captare gli ingredienti del successo, mi sono spesso imbattuta in un fenomeno quasi banale che però mi ha fatto venire voglia di esternare questa filosofica riflessione su culi&poesie: l’abbinamento di foto sexy e provocanti con frasi filosofiche-motivatrici-smielate-poetiche che manco i Baci Perugina, funziona?!? Parliamone…

Siamo in un’epoca di confusione, di ricerca, di crescita, sempre a caccia di consapevolezza e libertà; ci bombardano e ci auto-bombardiamo di frasi motivazionali, seguiamo guru dispensatori di formule magiche, stregoni in grado di indicare la via verso una qualsiasi illuminazione, tanto che il lavoro che va per la maggiore è il “COACH” di qualsiasi cosa. E’ un trend, tra un po’ ci faranno anche la carta igienica con le frasi ispirazionali (Dai che ce la fai, se ci credi ci riesci, il sucCESSO dipende dallo sforzo e roba del genere…), ma qual è il senso di una foto semi-nuda, con capelli e tatuaggi al vento, piagata a 90° che fa finta di allacciarsi un sandalo, il tutto con un tocco molto artistico, ovviamente, sotto alla quale viene scritto “Il vento non spezza un albero che sa piegarsi…”…ma davvero?!? Mi chiedo: hai 15000 seguaci, ti professi influencer, e  hai bisogno di scrivere queste banalità finto-poetiche per dare un tocco intellettuale ad una pecorella in bianco e nero??? Bondage provocanti sottotitolati con un “Siamo tutti il risultato di intrecci di vite…” o l’immancabile culo allo specchio con scritto “riflessi, infinito, pensieri“. C.U.L.O., amiche mie, si chiama culo e si, è altamente poetico, ma non facciamo i ricami filosofici sulla ciccia! Al massimo un po’ di raffinata ironia, citazioni appropriate con virgolette e nelle quali si nomina l’autore, insomma…una ricerca nel copyright, o niente!!! Ma in fin dei conti…

Appurato ciò, devo amaramente constatare che è pieno di fantomatiche influencer o blogger che hanno profili pieni di nudi, pose sexy, bocche a culo di gallina e retorica a quintali. E le domande piovono: cosa influenzano? Di che cosa stanno parlando? Perché un’azienda dovrebbe sceglierle? Che messaggi lanciano? Che esempio rappresentano? Sempre il solito: usare il corpo come strumento per raccogliere consensi e possibilmente anche soldi! E ci sta, è una pratica antica quanto il mondo, ma poi non ci lamentiamo delle pubblicità e della strumentalizzazione del corpo femminile, quando in rete siamo le prime a farlo per prendere la scorciatoia più comoda…o no?

Diteci la vostra: l’esibizionismo senza contenuti funziona? Lo fareste? Alle 18.30 in diretta su radio m2o con LaMario. Secondo me ne sentiremo delle belle…buon weekend! 😉

Approcci molesti (in rete)

Dalle rose rosse e invito a cena, siamo passati al poke, un saluto in chat ed un incontro diretto con finale orizzontale quasi garantito! Che l’approccio alle soglie del 2018 si sia arricchito di mezzi multimediali per accorciare le distanze, restringere i tempi e diminuire le figuracce mascherandole dietro al proprio monitor è ormai una cosa nota ed entrata nell’uso comune. Che i tentativi di approccio variano dal più timido, che colloquia solo utilizzando le emoticon, fino al più sfacciato, che invia direttamente foto del cazzo (no, non foto simpatiche, proprio foto dell’organo genitale in questione), è altrettanto noto e non ci stupiamo (quasi) più di niente. Eppure ci sono dei soggetti ai quali io taglierei prima le mani e poi gli attributi: gli adulatori-offenditori. Praticamente delle persone orribili!

Diffusissimi in rete, sono coloro che ti contattano in maniera diretta e con pochissimi giri di parole, ti dicono cose carine, ti fanno complimenti su quanto sei bona, quanto sei figa e sviolinate in cui cercano di attirare la tua attenzione. Ma non sproloquiano a vuoto, si aspettano una risposta. Infatti, dopo un paio di messaggi di cortesia e di “corteggiamento” alla loro maniera ai quali non ricevono risposta e nessun segno di vita, si iniziano a spazientire con un “ci sei”, seguito da un “heyyy” o un “oooo“, che poi diventa “Alloraaaaa” e che alla fine si trasforma magicamente in un’offesa bella e buona dalle sfumature variabili; si passa da un delicato “Ma chi cazzo ti credi di essere” al “Ma guarda ‘sta cessa che se la tira pure” fino al “Tanto sei una troia qualunque come tutte le altre“. E a me in questi casi verrebbe voglia di tirare fuori il solito machete, virtuale ovviamente 😉 !!! Ora…

Il non ricevere una risposta può essere effettivamente frustrante, ma questo non giustifica l’offesa. Ci possono essere fattori contingenti che non hanno reso il messaggio leggibile, tipo che finisce nella casella di posta “altri messaggi” di FB che uno non controlla spesso e che quindi rimane inesplorata per mesi, oppure una momentanea assenza dai social o ancora un viaggio meditativo di mesi con disconnessione dalla rete. Oppure semplicemente la signorina in questione non è interessata e, non avendo voglia di inoltrarsi in chat che potrebbero prolungarsi a lungo spesso con lo stesso finale, preferiscono il silenzio. A volte qualcuna risponde in maniera carina ed educata, ringraziando dei complimenti ma non intenzionata a proseguire la conversazione e tanto meno a trasformare da virtuale a reale l’incontro e…viene comunque offesa! La storia è vecchia, è quella della volpe che non arriva all’uva e dice che è marcia (o acerba? Non me la ricordo molto bene), ma io mi domando e mi dico: tu riusciresti a dire le stesse cose avendocela di fronte dal VIVO? Mi immagino la conversazione: “Ciao, sei molto attraente, andiamo a bere qualcosa?” – “Grazie, ma no, ho già un impegno” – “Ma sì, tanto sei solo un tegame” – …o si prendono a parole o parte uno schiaffo o lei se ne va schifata lasciandolo nella sua miseria intellettuale e umana. FINE. Ecco, qui mi viene fuori l’undicesimo comandamento:

Io spero che ce ne siano sempre meno nel web che si lanciano in questo tipo di approccio con finale ad offesa, ma nel caso dovessi inciampare in uno di questi soggetti, si può (dopo aver comunque fatto un bello screen shot, giusto per avere un ricordo utilizzabile in caso le molestie si appesantiscano ulteriormente):

ignorare e seguire il silenzio, prima o poi la finirà di scrivere schifezze gratuite;

utilizzare le parole più delicate e intelligenti per farlo sentire fuori luogo (ma può essere un’impresa senza risultato perché di solito questi si sentono anche ganzi);

essere educatissime e mandarlo a cagare (con il rischio che ricarichi il doppio delle offese);

fargli una supercazzola e terminare con un plateale PUPPA! 😉

Altri suggerimenti sono ben accetti! A voi vi è mai capitato? In diretta alle 18.30 ne parliamo anche con LaMario in diretta su radio m2o! E buon fine settimana, sperando non piova…

Stop&Start: la gestione del rientro post-stagione

Lo so, l’estate è bella e finita già da un po’, i ritmi autunnali hanno preso il sopravvento ed il bikini ha già lasciato il posto al cappotto (mi sento già male). Io, e come me tanti altri, sto rientrando adesso dalla mia “stagione” ibizenca ed è ora che mi si presenta davanti il rientro e tutto quello che comporta. Perché non è il classico “ritorno dalle vacanze”, che pure presenta le sue noie e difficoltà, è un rientro da mesi di vita differente, in un altro luogo, con una lingua diversa, altri ritmi, altre persone, altra casa, altro tutto. C’è chi fa stagioni da sempre, c’è chi ha cominciato da giovane a saltellare da un posto all’altro e quindi ci ha fatto l’abitudine e chi invece ha deciso a 30 anni e coda, di passare sei mesi qua e sei mesi là, con tutte le conseguenze fisiche ed emotive di questo stile di vita in movimento costante. Si crea una seconda vita, con persone e dinamiche nuove alle quali ci si abitua facilmente, ma che mollare é un po’ più ostico. A tutto ciò si aggiunge il fatto che dall’altra parte è tutto già iniziato, quindi per non sentirti un pesce fuor d’acqua, non farti prendere dallo scompenso o non sclerale malamente, meglio prendere delle precauzioni…

SPOSTATI LEGGERO: Il bagaglio ha un peso. Mentale ma soprattutto fisico. Fare traslochi di intere case ti prova: impacchettare, inscatolare, carica, scarica, incastra tutto in macchina e stiva fino all’ultimo millimetro disponibile; tutto ciò ti uccide, oltre a farti venire il mal di schiena. Per quanto possibile, meglio spostarsi con il minimo indispensabile. Questo minimo è variabile da persona a persona, ma anche decidere che cosa è davvero “indispensabileè un buon esercizio per accorgersi che tante cazzate delle quali ci circondiamo sono assolutamente superflue! Attenzione, però, a non riempirsi di cose nuove, altrimenti la situazione non cambia!

IL BICCHIERE MEZZO PIENO: è un’ottima tecnica per non vivere la tragedia de “la fine”. Dopotutto…

…quindi pensare alla conclusione di una stagione come il naturale proseguimento della vita è un’ottima scusa per non andare in depressione. Certo, le situazioni non si ripeteranno mai così come sono state nei mesi passati, ma questo è anche il bello della vita, dove ogni cosa e ogni persona evolvono (o regrediscono, ma insomma, cambiano) con il passare del tempo. Chi deve rimanere rimane, chi è stato solo un figurante sparisce, ma in tutto ciò non si perde niente e nessuno.

DEFATICAMENTO LENTO: rientrare in città, pretendere di sistemare tutto e subito, immergersi a testa bassa nel lavoro, pretendere di abituarsi a nuovi ritmi ed essere reattivi subito…ecco, NO! Non fa bene, non è umano e non serve a ritrovare la serenità o a scacciare la malinconia. Molto meglio prendersi del tempo per ambientarsi gradualmente, riordinare le idee, disfare i bagagli e…progettare la prossima fuga! 😉

AFFETTI, COCCOLE E PICCOLE CERTEZZE: in fondo tornare “a casa” ha i suoi lati positivi (io aspetto a gloria un paio di pranzi cucinati da mia mamma, ad esempio), siano essi gatti, amici, famiglia, nipoti, trombamici, la cricca del bar, le ragazze del mare o l’allenatore in palestra. Anche un caffè fatto bene può essere un ottimo motivo per gioire del rientro, coccole culinarie, cene con le amiche di sempre, passeggiate al mare o corse in moto. Ecco, qualunque siano questi “buoni motivi”, qualunque siano le cose che vi possono far stare bene in questa nuova dimensione senza stare a rimuginare sul luogo appena lasciato, FATELE! Se non riuscite a trovare un solo buon motivo…che cosa siete tornati a fare?!?

Dicono che con il tempo, poi, ci si dovrebbe fare l’abitudine. Nel frattempo io prendo precauzioni 😉 Come al solito, se avete altri consigli da darmi, io li ascolto sempre volentieri. Anche se volete darmi un caldo “bentornata” non mi offendo, anzi…;) In ogni caso, se vi connettete alle 18.30 su radio m2o, ci sentiamo anche in diretta con LaMario (sempre che sia sbarcata dalla nave)! Buon fine settimana…