Poligamia consapevole: poliamore, parliamone!

C’erano una volta Adamo ed Eva; poi è arrivato il Serpente, poi Antonio, Giovanna, Maria e Mario, la famiglia si è allargata, gli accoppiamenti moltiplicati, l’amore esploso in una mega-relazione alla luce del sole in cui tutti erano consapevolmente ed eticamente coscienti di questo grande affetto collettivo. Poi è arrivato il Signore Supremo, ha punito tutti e imposto la monogamia come unica scelta amorosa. L’uomo però, ribelle di natura, ha fatto finta di accettare la cosa, ma in realtà ha continuato a fare beatamente gli affari suoi, cornificando compagni e compagne, costruendo relazioni parallele ed inserendo bugie e menzogne nella coppia. Fino a quando il concetto di Poliamore non ha riportato alla luce la vecchia tendenza di ampliare la coppia. O comunque alla possibilità/eventualità di poter amare due o più persone contemporaneamente in libertà. Parliamone…

Per poliamore si intende la pratica (o la possibilità) di avere più di una relazione intima, sessuale o affettiva per volta, con il consenso esplicito di tutti i partner attuali e potenziali. Un sinonimo di poliamore è “nonmonogamia etica“. L’idea del “poliamore” è figlia degli anni 60-70 e degli inni all’amore libero di quei tempi; il termine è apparso negli anni 90 in alcuni articoli di psicologi statunitensi, riapparso poi nel 2006 ed inserito anche nell’Oxford Dictionary e comparso anche in Italia nel libro dell’antropologo Carlo Consiglio “L’amore con più partner” in cui sostiene la tesi che la poligamia sessuale e sociale sia la condizione più naturale per la specie umana. Ma andiamo con ordine, perché poliamore non è assolutamente sinonimo di “vai in giro a fare i cazzi tuoi con chi ti pare mentre la tua compagna è a casa ad aspettarti convinta che tu sia al lavoro“. Questo si chiama infedeltà cronica…e non è carina! La caratteristica principale delle relazioni poliamorose è il consenso informato di tutti i partner coinvolti, ovvero DICHIARARE in anticipo. Consenso informato implica che ci sia informazione precisa, dettagliata e anche delle regole interne che scandiscono questo tipo di rapporto; è fondamentale COMUNICARE in maniera aperta ed onesta e fare attenzione al rispetto dei sentimenti e dei bisogni di ognuno. Per entrare in questo tipo di relazione si deve avere una mente APERTA, essere lontani dalla GELOSIA, della POSSESSIVITA’ e dal concetto di ESCLUSIVITA’, condizioni impossibili per vivere in maniera tranquilla questi tipi di relazioni.

Il poliamore include la coppia aperta, dove c’è una coppia che decide di avere anche relazioni esterne perlopiù sessuali, ma include anche single che decidono di essere poliamorosi avendo relazioni con più partner, triadi vere e proprie dove ci si ama contemporaneamente, i polifedeli chiusi con due o più partern, una coppia primaria che intrattiene relazioni con altri singoli o coppie, la rete “poliamorosa”, ovvero una famiglia allargata che comprende più nuclei familiari e tante altre varianti di combinazioni tra persone che decidono di amarsi in libertà. Fino a che va…la durata non è un elemento da concordare a priori; ci sono relazioni poliamorose sessuali ed affettive che possono durare tutta la vita, altre che finiscono rapidamente; questo perché solitamente chi sceglie questo stile di vita è convinto che le relazioni, così come le persone, sono in continua evoluzione ed è seguendo questo flusso di esigenze vitali che si può vivere in maniera autentica ed onesta verso se stessi. I bisogni cambiano, così come il corpo, le fantasie, le necessità; questi cambiamenti, all’interno di una coppia monogama, sono quello che porta spesso al tradimento e al divorzio, perché la relazione che si sta vivendo non combacia più con le esigenze del momento; il poliamore potrebbe portare ad amare più persone senza necessariamente sentirsi in colpa o dover far male a qualcuno alle spalle. Ma questo è un processo lungo, difficile e che mette a dura prova le persone, non è una pratica adatta a tutti!

Immagine dal film Jules&Jim 

La strada che porta all’utopia meravigliosa del poliamore è costellata di ostacoli e piena di vittime che non ce l’hanno fatta. Esistono 12 pilastri fondamentali che vanno imparati, metabolizzati e fatti propri per seguire questa via (può darsi che leggendoli si capisca che non può proprio fare al caso nostro…e allora meglio lasciar perdere)!

Autenticità: conoscere se stessi ed essere coerenti con chi siamo. Se non sappiamo cosa vogliamo (anche in materia sessuale) è un casino!

Scelta: essere liberi di scegliere sempre, in libertà.

Fiducia: mantenere la fiducia dei vostri partner ed onorare gli accordi presi. Difficilissimo, ma indispensabile.

Parità di genere: siamo tutti i uguali. In questi casi più che mai non è che quello che fa LUI vale più di quello che fa LEI e viceversa.

Onestà: è forse l’essenza del poliamore, quello che lo fa differire da tutte le altre relazioni. Qui si fa tutto alla luce del sole, senza ingannare nessuno. Sennò potete tornare a fare le corna a vostra moglie senza problemi.

Trasparenza: tenere al corrente tutti i partner può essere difficile, ma spesso il fallimento dei  rapporti poliamorosi arriva perché il partner principale si sente escluso.

Comunicazione Aperta! Su qualunque argomento, dubbio, novità.

Non possessività: nessuno è di nessuno. Nel poliamore la possessività non è contemplata. Ecco perché serve un’autostima altissima!

Consensualità: tutti sanno cosa avviene nella vita dell’altro e tutti lo accettano. Diversamente si chiama sempre tradimento…

Accettare l’autodeterminazione del partner, incoraggiandolo ad essere quello che è e seguire le proprie inclinazioni…anche se non con altri/e.

Atteggiamento positivo riguardo al sesso: conoscere, conoscersi, avere piacere ad esplorare il piano fisico consci di quello che piace/non piace è fondamentale in questo tipo di relazione.

Compersione (che non è comprensione): ovvero essere capaci di essere felici quando l’altro è felice. “La compersione è l’opposto della gelosia.  Detto semplicemente, la compersione è l’amore che proviamo quando gli altri provano amore.

Facile, no?!? No, per niente. Di fatto esistono coppie poliamorose serene e tranquille, se ne comincia sempre di più a parlare ma dalla teoria alla pratica la via è lunga e complicata, soprattutto perché legata alla sfera sentimentale che cerchiamo sempre di incastrare in caselle preconfezionate e possibilmente durature (matrimonio, fidanzato, monogamia) ma la verità è che i sentimenti non sono definibili…e tanto meno stabili! In ogni caso, che si opti per la monogamia o il poliamore, c’è una cosa che non dovrebbe mai mancare in nessuna relazione: l’onestà, verso il prossimo e verso se stessi.

E ora ditemi la vostra…anche stasera in diretta con LaMario su radio m2o. 18.30…più o meno! 😉 Per approfondire l’argomento consiglio il sito poliamore.org

Libertà di espressione? (i limiti ai tempi del web)

Circa un mese fa mi è capitata una cosa che mi ha prima lasciata alquanto basita, poi mi ha fatto incazzare, poi mi ha fatto correre a documentare, poi mi ha fatto riflettere fino a farmi decidere a condividere il mio pensiero (ed i miei dubbi) con voi in questo articolo. Provo a farla breve: sono anni che scrivo sul web, sulla carta stampata, sui libri e sono tantissimi anni che riempio di parole questo BLOG (ho perso il conto degli articoli scritti); MAI, in tutta la mia carriera di sfornatrice di parole, nessuno si è risentito per qualcosa che ho scritto o detto; si scambiano pareri differenti, qualcuno dissente dalla mia visione, ma quando mi sono vista arrivare una mail con una diffida per un articolo del blog ci sono rimasta veramente male!!! L’articolo in questione era una vecchia “buccia di banana” su una linea di t-shirt (della quale ovviamente non faccio il nome mai più nella mia vita) con scritte a mio avviso diseducative, di quelle dove l’ironia è in realtà il triste specchio delle ambizioni di certi esseri umani che vivono ai giorni nostri. Ovviamente non sparavo schifezze sul brand, solo riflettevo a voce alta su quanto non fossero proprio il massimo della vita, senza MAI offendere (questa è una mia prerogativa). Eppure la diffida incarognita e super-minatoria è arrivata, con una frase che mi ha lasciata perplessa: “ […] in quanto sul vostro sito è presente una recensione dei nostri prodotti “XXX” e che la diffusione, nel suddetto sito, NON E’ STATA AUTORIZZATA .” E la domanda mi è sorta spontanea: da quando in qua per parlare di una cosa/di un prodotto/di un servizio c’è bisogno dell’AUTORIZZAZIONE?!?  Voglio dire, siamo nell’epoca dei Tweet diretti alle aziende per segnalare un disservizio, di Trip Advisor e delle recensioni di qualunque cosa per dare la parola al consumatore (che se ti recensisce positivamente va tutto bene, ma se ti scrive qualcosa di male lo attacchiamo subito) e io ho bisogno di un’autorizzazione per parlare di un prodotto? Ma siamo liberi davvero o è tutta una fuffa?!?

Facciamo un passo indietro, fino alla poleis greca, dove la libertà di espressione ha visto la luce, là dove si riconosceva la possibilità di esprimere le proprie opinioni nelle assemblee pubbliche. Una libertà fondamentale per i Greci antichi, in quanto permetteva il più ampio dibattito sulle decisioni politiche che dovevano essere prese, ripresa poi nella Roma antica come base per lo  sviluppo dell’arte oratoria. La libertà di espressione, come diritto proprio di ogni individuo, è arrivata con due grandi rivoluzioni del Settecento, quella americana e quella francese; affermata in tutte le costituzioni moderne e perfino nella a Dichiarazione universale dei diritti umani dei paesi aderenti all’ONU. Poi è arrivato Internet e non si è capito più niente!!! Il web è quella vecchia “piazza” greca dove tutti possono dire la loro, che si sentono autorizzati ad esprimere opinioni su qualunque argomento solo perché hanno un contenitore ed un mezzo grazie al quale poter comunicare; i social network sono un finto spazio privato che in realtà “è la più grande ‘tribuna politica’ della storia dell’umanità“. Avere una propria vita sul web è un diritto, ma spesso questo diritto dà il via libera all’insulto, alle notizie false, alle diffamazioni e cattiverie assortite. E per ogni parola detta/scritta ci possono essere delle conseguenze…questo è bene mettercelo in testa tutti, me compresa 😉 Le opinioni si possono esprimere, entro i limiti “dell’etica“, così come i consumatori hanno il famoso “diritto di critica” per scambiare pareri su servizi e prodotti, ovviamente senza cadere nell’insulto altrui! Ma ci sono diverse cose che nel divertente e libertino mondo del web bisogna tenere presenti, perché l’immediatezza dell’online deve essere pensata, ripensata, riflettuta e meditata prima di essere sparata in rete!!! Ovviamente mi sono documentata sull’argomento (sia mai che ci ricasco un’altra volta) e ho scoperto che possono essere ritenute diffamazioni:

– le informazioni false, insinuazioni e le allusioni (anche se con il punto di domanda in fondo);

– le parole offensive, sproloqui denigratori e pure le parolacce (parolacce con parsimonia);

– le informazioni denigratorie (anche se vere) raccontate in modo non obiettivo e in maniera scorretta (tipo dire che quelli della compagnia telefonica XX sono dei ladri maledetti non è detta bene, ecco);

– le frasi denigratorie di altri (insomma, non state a copiare e incollare tra virgolette frasi brutte altrui);

– per configurare il reato non è necessaria l’intenzione di offendere la reputazione, ma basta anche la volontà di usare espressioni offensive in maniera consapevole per danneggiare la reputazione altrui (tipo “Morgatta è una stronza” scritto così a gratis potrebbe essere perseguibile…pensa te)!

Insomma, non si può stare tranquilli nemmeno sul web! Anzi, proprio perché i confini si estendono e le occasioni si moltiplicano sembra che siano sempre di più le persone sul piede di guerra, pronte a chiamare in ballo l’avvocato per qualsiasi commento fuori posto. O che comunque esce due minuti dal “pensiero comune“. La questione è spinosa, i dubbi continuano a girarmi in testa, ma sono convinta che quando le cose sono dette con educazione, senza ferire nessuno e anche con uno scopo dietro, si possano dire e scrivere senza problemi. O no? Per tutto il resto c’è….l’art. 21 della Costituzione  che sancisce il principio per cui tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. “critiche di altra natura connesse a “recensioni” sui prodotti e servizi sono considerate perfettamente lecite se esposte nei limiti della “buona educazione”. E’ normale, infatti, per un rivenditore che offra la propria merce al pubblico, esporsi alle regole del mercato e quindi alle critiche e recensioni degli utenti sulla sua attività anche se tali commenti non sono positivi.

E poi c’è LaMario, che sicuramente stasera in diretta su radio m2o alle 18.30 circa avrà da dire la sua sull’argomento, in quanto personaggio pubblico che giornalmente si espone radiofonicamente e pure sui social. Diteci la vostra…e buon venerdì 13 😛

 

Disciplina e doveri del perfetto amico di letto

Una delle malattie del nostro tempo è sicuramente l’allergia alle relazioni. Le parole impegno, coppia e monogamia provocano delle reazioni incontrollate come eruzioni cutanee, respiro corto e fuga; convivenza, matrimonio e figli possono essere addirittura letali (meglio usarle con cautela o con premeditazione). Trovare persone sane con cui avere a che fare è difficilissimo, quindi uomo e donna si accontentano di accoppiarsi in maniera sporadica ma continuativa, andando ad alimentare la specie dei “trombamici“, animali lontanissimi dall’estinzione, anzi! Eppure, anche questi ultimi, se non presi nel modo giusto e se oltremodo volatili, rischiano di rivelarsi inutili e farci sfavare* (*annoiare con un sottofondo di arrabbiatura) alla velocità della luce. Ci sono doveri e regole anche nella più libertina delle relazioni, perché di fatto di relazione si tratta.

1-Sempre no, ma nemmeno una volta ogni 3 mesi! La costanza è una qualità fondamentale di questo tipo di relazione; non è richiesta la presenza giornaliera, nemmeno il messaggio della buonanotte e figuriamoci poi quello del buongiorno; gli incontri sporadici vanno benissimo, il calendario fisso manca di spontaneità, ma apparizioni e sparizioni una volta all’anno fanno passare la voglia. Ci deve essere un minimo di costanza del rapporto, casuale, ma efficiente. Altrimenti uno perde la voglia e l’interesse. Motivo per cui un solo amico/amica di letto alla fine non risulta mai abbastanza: spesso i tempi e le voglie non coincidono, gli appuntamenti rischiano di slittare per mesi e alla fine lo sguardo si rivolge prontamente altrove…

2-Condivisione. Accettare psicologicamente che questa persona potrebbe non concedervi l’esclusiva, anzi, il 90% delle volte è in condivisione con altre X persone. Motivo per cui sono sconsigliati rapporti NON PROTETTI: volete mica diffondere malattie in giro per il mondo? Incappucciatevi! La gelosia in questo tipo di rapporto non è contemplata, è il primo segnale di allarme verso qualcosa che da semplice intrattenimento si sta trasformando in sentimento. E non è un bene…a meno che non siate entrambi d’accordo.

3-Niente aspettative, niente false promesse. Secondo me esiste una leggenda da qualche parte, una storia che si tramanda di padre in figlio (maschio, sì), secondo la quale per riuscire a portare a letto una donna devi infarcirle la testa di frasi romantiche e di promesse sul futuro davanti ad tramonto mozzafiato; BUGIA! Non ce n’è bisogno e mai come in questo tipo di relazioni leggere servono frasi ad effetto, promesse di un futuro inesistente e programmi su eventuali cose da poter fare insieme. Non servono assolutamente come scorciatoia per le mutante, creano solo inutili aspettative ed incomprensioni. Meglio cucirsi la bocca e parlare del più e del meno…

4-Parlare, perché no! Nemmeno gli incontri Tinder-Generated si svolgono nella più totale asetticità di un “ciao, si tromba“, perché mai aspettarsi questo da uno che dovrebbe essere anche un “amico“? Stabilire un rapporto che comprenda chiacchiere e cene che portano il livello di conoscenza ad uno strato superiore potrebbe rivelarsi fondamentale anche ai fini orgasmici (più confidenza c’è, meglio si sta). Spesso queste relazioni vanno avanti anni ed anni, mantenere le conversazioni sulla superficie può essere consigliato, ma è inevitabile che la vita si intrufolerà fra le lenzuola.

5-Divertirsi in leggerezza. Fondamentale condizione per mandare avanti questo tipo di rapporto è quello di divertirsi, di essere leggeri e di stare bene. E’ indubbiamente uno dei vantaggi che, se viene a mancare, fa in modo che la situazioni si logori e vada a finire. In fin dei conti per le menate e le paranoie ci sono i fidanzati/e. Se in questo momento della vita non ci sono toccati o non siamo pronti, meglio prendere i benefici effimeri ma utili di questo altro tipo di relazioni.

6-Innamorarsi?!? Ovviamente sarebbe meglio di no, ma noi esseri umani siamo terribili e dove c’è un divieto è lì che andiamo a mettere la testa. Il segnale di pericolo è alto, le probabilità che le storie di letto sfoggino un finale principesco alla Pretty Woman sono basse quanto l’ultimo dei 7 nani, i rischi sono più numerosi degli eventuali benefici eppure…cascarci è un attimo!!! Dire di stare in guardia è superfluo, quando c’è complicità e intesa sessuale la guardia si abbassa in un attimo…ed è lì che ti frega! 😉 A volte va bene, a volte va male, ma pazienza: sarà comunque vita vissuta al massimo!!! E credo che certe storie sia meglio viverle che ignorarle…o no?!?

Avete avuto esperienze di questo tipo? Erano scelte o vi stavate accontentando? E come sono finite? Scusate l’interrogatorio, sono curiosa 😉 Alle 18.25 in diretta come tutti i venerdì ne parliamo anche con LaMario su radio m2o. Stay tuned e buon fine settimana.

Essere felici o fare felici?

Qualcuno diceva che non si può piacere a tutti (e meno male aggiungerei), ma quello di ricercare l’approvazione generale è un po’ lo sport di tanti. Voglio dire, essere apprezzati fa sempre piacere così come sentirsi dare la fantomatica pacca sulla spalla quando si fa qualcosa di buono. Ma esiste un luogo più di altri dove quest’approvazione mista a comprensione diventa pericolosamente un’ago della bilancia della vita: la famiglia!!! Indubbiamente un’abitudine nostrana, ma quella dell’attaccamento mentale alla famiglia di origine e anche a quella allargata composta da amici fidati scelti durante il corso degli anni è una leva potente perché spesso condiziona scelte e decisioni. Qualche giorno fa una mia nuova studente mi ha palesato la difficoltà nello staccarsi da quello che la sua famiglia vorrebbe per lei e quello che invece lei desidera per se stessa, sparandomi a bruciapelo la domanda: meglio essere felice o fare felice? Nonostante non avessi dubbi nella risposta, la cosa mi ha fatto riflettere.

Prima di tutto su cosa sia la felicità, quella sensazione che ogni tanto arriva e che spesso leghiamo a quello che ci succede, alle persone che ci circondano, a una buona notizia che aspettavamo da tempo, ma che dovremmo imparare a ricercare anche nel niente, la famosa felicità senza motivo, quella interiore, dissociata dai fattori esterni. Chiaramente più facile da raccontare che da sentire, ma penso sinceramente che chi è davvero felice è una persona libera, anche solo qualche momento al giorno; chi è felice vive in uno stato di consapevolezza che lo ancora nel momento presente nel quale riconosce all’istante il dono della contentezza. In fin dei conti anche essere felici è una scelta, ecco perché…

Pipponi semi-filosofici a parte e ritornando alla questione principale, chiaramente essere felici è fondamentale per la salute mentale e fisica di tutti, eppure molto spesso preferiamo fare le cose che sappiamo FARE felici gli altri piuttosto che noi stessi. Perché? A volte per il quieto vivere, a volte è pura pigrizia perché sappiamo che fare una scelta controcorrente rispetto alle aspettative della famiglia/marito/amica/fidanzato potrebbe costare ore di discussione che spesso non portano da nessuna parte (o almeno così pensiamo), a volte per non deludere i nostri “cari” che ci vogliono così tanto bene, a volte il desiderio di approvazione è talmente alto che per accontentare tutti spesso scontentiamo l’unica persona importante: NOI! Siamo talmente condizionati dalla società, dalle abitudini familiari, da quello che gli altri si aspettano da noi, che a volte è preferibile sotterrare sogni e desideri nel cassetto per seguire strade suggerite da altri. Ecco, io penso sinceramente che questo sia il modo migliore per essere infelici a vita! Cercare di assecondare le aspettative degli altri è pericoloso, perché lascia che gli altri prendano il controllo e ci impongano non solo come dovremmo comportarci, ma anche a cosa dovremmo aspirare. Quando questo meccanismo entra in atto, spesso in maniera subdola ma costante, rischiamo di perderci, di seguire degli obiettivi che non ci appartengono terminando per vivere una vita che non è quella che volevamo. Vi pare una cosa sana?

Conformarsi alle aspettative, se è una cosa che rende felici, non è necessariamente un male; ma se questo ci porta su sentieri che non desideriamo percorrere, soprattutto quando le aspettative vengono da persone vicine a noi che non vorremmo deludere, come un partner eccessivamente possessivo o una madre tossica, è l’inizio della fine. La soluzione non è di semplice realizzazione, ma non è impossibile. Ci vuole una sostanziale presa di coscienza, spesso in aggiunta ad un distacco fisico e mentale dal “nido” di appartenenza, nella quale si cerca di capire se ciò che stiamo facendo o per fare ci piace veramente ed è un riflesso di ciò che siamo o semplicemente un comportamento che mostriamo per soddisfare qualcun altro (la domanda chiave è: lo sto facendo per me o per qualcun altro? E perché?). Una volta chiarita la direzione e l’obiettivo si potrà tentare di spiegare con santa pazienza agli ALTRI le motivazioni della nostra scelta, ben consapevoli che potrebbero non capire, non condividere, non approvare ed addirittura provare ad ostacolare. Ed è qui che la volontà deve essere ferrea e decisa: andare avanti per la strada che avete scelto e che pensiate possa rendervi felice è un dovere che avete verso voi stessi. La vita è troppo corta per viverla con le scelte degli altri. Pare ce ne sia stato uno solo a risorgere dopo tre giorni, per tutti gli altri c’è il famoso “Qui&Ora”, che credo sia meglio impiegarlo per essere felici, perché no, anche con una punta di sano egoismo. In fin dei conti la vita è vostra, perché lasciarla decidere agli altri?!?

Ecco, con questo simpatico quesito marzulliano vi dò appuntamento alle 18.25 circa su radio m2o, dove parleremo con LaMario e con voi di questo argomento sibillino, e vi faccio sinceri auguri di felicità 😉 Buon weekend e Buona Pasqua!

Galateo dell’approccio on-line

Chiedere è lecito, rispondere è cortesia, sentirsi dare una risposta negativa è un’eventualità che va contemplata tra le possibili opzioni! Il cappelletto è per introdurre una storiella che mi ha lasciata in un primo momento basita, poi mi ha fatto tappare la vena, ma solo per cinque minuti, per poi farmi decidere di scrivere questo post: sì, la scrittura è decisamente la mia valvola di sfogo più sicura 😛 Che il web abbia favorito gli approcci uomo/donna e agevolato le comunicazioni siamo tutti d’accordo e in parte anche grati (solo in parte), ma questo non giustifica scortesie gratuite, insistenze prolungate, comportamenti infantili e tanto meno offese finali. Vi racconto uno stralcio di vita virtuale vera, giusto per chiarire che le cose, se fossero fatte meglio, darebbero risultati migliori…

Qualche settimana fa, dopo la diretta su radio m2o, mi scrive un tipo su instagram, dicendomi che mi aveva ascoltato e commentando l’argomento della puntata. Io rispondo (io rispondo SEMPRE, non avendo ancora il numero gigantesco di seguaci della Ferragni posso farlo e soprattutto mi va, perché la storia del rispondere è cortesia mamma me l’ha insegnata bene), commentando a mia volta. Scambio un paio di battute poi, in quanto venerdì sera, esco e mi stacco dal telefono. La vita vera ha bisogno di considerazione a volte. La mattina leggo:

“HEY! COME MAI NON RISPONDI?” –

1-Prima accortezza del galateo del web: IL MAIUSCOLO E’ COME ALZARE LA VOCE. Come ti permetti di alzare la voce o di infastidirti con una persona che manco conosci? Il “come mai non risponde” meriterebbe un articolo a sé, ma accettiamo il fatto che le persone abbiano una vita OLTRE il telefono (alcune, altre sono assorbite al 99%), fosse anche solo per farsi una sana seduta al bagno o una cena con gli amici. Se uno non risponde nel giro di 24 ore ci si può iniziare a preoccupare, prima consiglio di evitare di essere insistenti. INSISTENTI CON IL MAIUSCOLO (e l’hey) POI…

Cerco di essere cordiale e rispondere in maniera gentile, spiegando che nel frattempo lavoro anche. “Ma se ti scrivo è perché ti trovo interessante”. Ora la mia acidità mi avrebbe naturalmente portato verso un “A me invece m’hai già sbriciolato le palle, comunque grazie“, mi sono limitata a sorridere e fargli continuare la conversazione, che non ha preso una piega migliore; dopo avermi descritto la sua vita, lavoro e hobby in 3 righe (di instagram, quindi righine) se ne esce con un:

Dai bella, lasciami il numero che ci sentiamo su whatsapp” (DAI BELLA…ma che sono tua sorella?!?)

2-Accortezza numero due: intuire il tono delle risposte dell’altro è un buon modo per regolare il proprio, di tono. Ora, per quanto uno possa essere sciolto, intraprendente e disinvolto, non può, a mio modesto parere, evitare di valutare risposte a monosillabi e scambiare cortesie per segni di interesse. Insomma, anche dai primi scambi di battute si può capire se e quanto uno è interessato. O in ogni caso, cercare di capire con chi stai parlando e settare il tono della conversazione in maniera adeguato (non stai mica adescando una ventenne su Tinder, cazzarola)!

3-Di seguito viene l’accortezza numero tre: l’insistenza massiccia non paga. Chiedere il numero tre volte ogni due frasi o chiedere di uscire/vedersi ogni cinque minuti, quando in risposta arrivano eleganti commenti evasivi con chiaro sottofondo negativo, serve solo a far sfavare chi sta dall’altra parte!

4-Gli ultimatum anche NO! “Allora, ci vediamo sì o no?“. Va bene non capire, va bene volere una risposta, ma non va bene che a una persona con la quale stai parlando da 24 ore gli fai l’ultimatum a bruciapelo. Perché l’ultimatum ha sempre un 50% di possibilità di risposta negativa, che va messa in conto per poi non finire a fare la figura del pazzo (o del cogli…insomma, avete capito) e inscenare la scenetta della Volpe e l’Uva. La storia la conoscete tutti immagino: il volpone non riesce ad arrivare a mangiare l’uva di cui aveva proprio voglia e dice che era acerba. Lupo 0-Uva 1. Fine della storia. Ecco, se uno si ritira senza troppi sproloqui secondo me ci fa più bella figura. Quando la volpe passa alle offese…fa proprio la figura della persona poco intelligente.

5-Le offese tenetevele per voi…! Offese gratis a sconosciuti/e perché ci hanno rifiutato non è davvero un modo elegante per concludere la conversazione. Offenderla dopo averla riempita di complimenti martellandola perché uscisse con voi, fa di voi un folle bi-polare o un perfetto idiota. Insomma, non ci passate bene.

Ringrazia Dio che uno come me ti ha contattata“…è una frase pessima e inutile con la quale mettere fine alla lagna-da-ego-ferito; si potrebbe rispondere con un sacco di modi lapidari, ma credo che un silenzio sia il modo migliore per far capire quanto sarebbe stato meglio accettare un rifiuto e tacere. La morale della favola è che ben vengano gli approcci e le conoscenze online, ma non deve mai sfuggire la regola delle regole:

…mamma mi ha insegnato bene pure questa; infatti mi sono beccata della “pazza/fattona” senza riempire il malcapitato di insulti. Sto migliorando, sarà la saggezza della vecchiaia?!? 😉 Meno male che nel web girano anche persone per bene, simpatiche e capaci di approcci brillanti e non invadenti.

Voi avete avuto qualche approccio spiacevole o troppo insistente in rete? Raccontateceli! Anche in diretta alle 18.25 su radio m2o; io e LaMario siamo pronte a raccogliere e commentare le vostre storie! 😉 Buon fine settimana (ah, se volete mi trovate fino a domenica alla Woman Sailing Cup di Chiavari)

Cosa ti piace fare? L’importanza delle passioni

Sono diversi mesi che, parlando con giovani e meno giovani, sento spesso dire le seguenti frasi: “Mi annoio“, “Non so cosa fare“, “Vorrei cambiare lavoro ma non so cosa mi piace fare“…e questa cosa mi lascia sgomenta, oltre che un po’ preoccupata quando queste frasi escono dalla bocca di persone a me parecchio vicine. Ecco, in quei momenti mi verrebbe voglia di scuoterle fisicamente per vedere se si smuove qualcosa, poi mi limito ad agire con le parole ed imbeccarle con un “Ma come è possibile non sapere cosa ti piace fare e annoiarsi?!?” Avere una vita monotona, ripetitiva e priva di stimoli credo che sia un buon modo per sprecarla brutalmente.   La riflessione mi è giunta, come al solito, in maniera spontanea: come si fa a non avere una passione?!?

Il problema è diffuso a vari livelli, uno più legato alla passione come intrattenimento (per capirci il mondo degli hobby, dello sport, di attività ludiche extra-lavorative), l’altro legato alla passione lavorativa, ovvero scegliere come mestiere qualcosa che piace davvero tanto, la meravigliosa fortuna di trasformare la propria passione in professione o anche quella non rara di appassionarsi al proprio lavoro. Insomma, “passione” arriva dal latino passio, derivato di passus, participio passato di patisoffrire‘, la passione è qualcosa di forte, che smuove dall’interno, che spinge all’azione, che mantiene vivi! Non avere passione per il proprio lavoro è pericoloso; non avere nessun tipo di interesse per niente altro che non sia lavoro-casa-fidanzato/a è pericolosissimo; non averli entrambi è la MORTE!!! Davvero, è scientificamente provato che avere una passione aumenta la qualità della vita, aiutando la salute fisica ma soprattutto quella psicologica ed emotiva. Sia in gioventù, che in vecchiaia: le passioni salvano. E hanno un sacco di positivi effetti collaterali:

  • Avere una passione permette di sviluppare abilità e talenti nascosti o conosciuti, mettendo in ballo nuove possibilità;
  • Aiuta a prendere una pausa dalla routine quotidiana; chi vive nella monotonia può darci un taglio grazie al tempo dedicato ad una o più passioni. Vi pare poco?!?
  • È un antidoto contro la depressione, l’ansia e il nervosismo. Vuoi mettere i soldi risparmiati in sedute psicologiche, santoni o ansiolitici?!?
  • Coltiva la creatività e contribuisce all’auto-disciplina; certi tipi di hobby
  • Amplia la vita sociale. E’ indubbio che uscire dal circuito murario dell’ufficio o dal solito gruppo dei 10 amici del liceo favorisce gli incontri ed i rapporti con altri esseri umani; magari il maestro del corso di pasta fresca è pure figo 😉
  • Aiuta ad imparare a trascorrere del tempo da soli. Stare in compagnia di se stessi dedicandosi alla propria passione è un meraviglioso modo per godersi attimi di sana e indispensabile SOLITUDINE, quella necessaria, quella che fa bene, quella che se la fai facendo qualcosa che ti piace regala anche grandissime soddisfazioni.
  • Dedicarsi ad una passione rafforza anche l’autostima, permettendo di andare oltre i propri limiti immaginari o reali in maniera sana, perché non c’è l’ansia del risultato a tutti i costi (in alcuni casi sì, ma meglio un po’ in ansia che in totale apatia)!
  • Libera la mente, mettendo da parte menate e paranoie varie ed eventuali causate dal lavoro, dai debiti, dai problemi di coppia…
  • Ma la cosa più importante è il profondo senso di appagamento e soddisfazione che si raggiunge dopo aver coltivato una passione dedicandole tempo, energia, volontà e la consapevolezza che seguendola stiamo veramente bene!

Può essere un hobby, uno sport, un’attività creativa, manuale, il semplice essere appassionati di musica, cinema o libri con i quali attivare la mente o i cinque sensi, l’importante è avere qualcosa che smuova, che piaccia e che faccia divertire. Già, divertirsi nel fare un’attività (o addirittura nel proprio lavoro) giuro che non è un peccato, che è vero che “siamo nati per soffrire” ma anche ci divertiamo o svaghiamo un attimo non credo che nessuno, lassù o laggiù, si offenda! 😉 Dice che più ci si addentra nella vita, con tutte le rotture di palle varie ed eventuali, più si va avanti con l’età e più l’entusiasmo cala, lasciando il posto all’abbrutimento e alla serietà pallosa tipiche dell’età adulta. Questa cosa fa rabbrividire solo me? No, vero?

Fortunatamente in queste ultime settimane ho anche incontrato persone piene di entusiasmo che rincorrono le loro passioni a tutti i costi, travolgendoti con la loro onda di energia positiva; io stessa penso di avere il problema inverso, mi piace fare svariate cose e mi diverto a sperimentarne nuove con slanci di un’esuberanza quasi adolescenziale (no, non venitemi a parlare di sindrome di Peter Pan, che l’entusiasmo non ha età). Ecco, io credo vivamente che sia meglio non perdere di vista le proprie passioni, fare quello che ci piace davvero e vivere con passione. Perché chi ha passione solitamente è un’entusiasta, l’entusiasmo è contagioso e riuscire ad essere anche un punto di riferimento stimolante per il prossimo è importantissimo, soprattutto di questi tempi. Se poi chi è sprovvisto di passioni non si lascia nemmeno contagiare e continua a tergiversare nel suo nullismo apatico costellato di punti di domanda, forse si dovrebbe sforzare di guardarsi allo specchio e porsi un semplice e banale quesito: “Cosa ti piace fare?“. Se la risposta non arriva…chiamate l’esorcista!!! 😛

Voi ce le avete delle passioni? Mi raccontate quali sono e come vi fanno sentire? Ne possiamo parlare qui o, come tutti i venerdì, in diretta con LaMario su radio m2o alle 18.30! Vi auguro un fine settimana dedicato alle vostre passioni, qualunque esse siano 😉

Classificazione dei complimenti

Le parole hanno un peso, sia quelle brutte ma anche quelle belle. Ecco perché è importante scegliere quelle giuste nei momenti giusti pensate appositamente per la persona a cui sono diretti. Perché se è vero che “i complimenti fanno sempre piacere” è anche vero che quei mezzi complimenti tirati a caso solo per approcciare o per essere falsamente cortesi a volte possono provocare l’effetto contrario: infastidire!!! Lo so, se ti infamano è peggio e so anche che la vecchiaia fa brutti scherzi, ma ho svolto opportune indagini per capire che non sono sola ad avere delle parole che mi stanno particolarmente antipatiche dette in determinate situazioni, per cui oggi cercherò di mettere dei puntini sulla “i” dei complimenti… 😉

I complimenti MODERATI

Sono quei complimenti che non si sbilanciano, che rimangono sul filo della timidezza o della banalità. L’entusiasmo in questi casi si è andato ad ammazzare di canne in salotto e mentre lui/lei ti approccia dicendo “Sei una ragazza carina” a te si seccano le ovaie (o ti cascano le palle).

CARINA: Il carina mi rimane veramente ostico, ed in generale tutti quelli che finiscono con un diminutivo, come bellina o bravina. Ottimi per animalini e bambini (vedi il gruppo di pazzi che segue la pagina FB di canini&gattini), per commentare l’ultimo acquisto dell’amica o in generale oggetti inanimati, mi infastidisce quando usato nei primi approcci, soprattutto sconosciuti che arrivano via web. Insomma, vuoi catturare la mia attenzione, magari proporre un incontro e mi dici che sono “carina?!?

I complimenti, quando si fanno, ci devono essere, belli, rotondi, consistenti e decisi. Sennò va bene anche nulla. Anche nelle relazioni di lunga durata il “come sei carina” dopo che lei ha passato ore a truccarsi e vestirsi per essere meravigliosa è veramente il contentino senza emozioni di chi è sicuro che prima o poi ve la darà comunque per l’ennesima volta! Sono convinta che si possa fare di meglio, nel dubbio preparerò un frasario con complimenti pronti all’uso da imparare a memoria 😛

i complimenti alternativi

Sono quei complimenti che vogliono enfatizzare sulle qualità “differenti, evidenziandole come alternative fighe, ma che in realtà sottintendono chiaramente un’accezione non sempre positiva. Tipo…

SEI STRANA: Il “sei strana” è spesso usato per indicare una persona eccentrica, che fa cose diverse dagli altri (anche niente di trascendentale, basta non avere la TV in casa per essere etichettati come “strani”) e la cui stranezza sembra diventare oggetto di ammirazione ma che in realtà nasconde un certo sospetto e la convinzione che non sei strana, ma fai le cose a caso. Il che, ve lo dico, non è un complimento!!!

SEI UN TIPO: “Com’è lui? Interessante?” – “Mah, è un tipo“. Anche essere “un tipo” non è il massimo della vita, è un’ibrido che non vuol dire niente a meno che non sia seguito da un altro aggettivo. Tipo simpatico, tipo brillante, un bel tipo…insomma, ‘sto tipo da solo rimane un po’ indigesto!

STAI MEGLIO: Pericolosissimo modo per fare complimenti a domanda: “Come sto con il nuovo taglio” rispondere “Stai meglio” implica una comparazione con lo stato precedente, il che lo rende non sempre ben accetto dal popolo femminile, soprattutto in fatto di fisico/look. Sostituiamo lo “stai meglio” con un “stai benissimo” ed il gioco, semplicissimo, è fatto e ben riuscito!

SEI GIOVANILE: Chiamare in ballo l’età anagrafica, l’età presunta e quella dimostrata grazie ad escamotage studiati o completamente casuali non è per niente bello. E’ come dire “C’hai ‘na certa ma vai in giro come una ventenne“. Poi magari una è giovane davvero e le dai della vecchia risistemata da teenager o viceversa. Insomma, io lo eviterei…

I COMPLIMENTI DI CONFIDENZA

Carinerie di circostanza che si spargono in giro come il sale quando è prevista neve, i complimenti di confidenza sono quegli approcci iper-confidenziali che vengono usati in maniera impropria da gente poco conosciuta, o anche da amici un po’ smielati che chiamerebbero tesoro e amore anche i pacchi dei biscotti sullo scaffale del supermercato! -_-

CARA/TESORO: Ciao cara, buongiorno tesoro, amore come va, sono tenerissimi…se te li dice un amico stretto o un familiare, ma sembrano mandare in bestia quando fatti da perfetti sconosciuti, specie negli esercizi pubblici. Ora, va bene creare un rapporto di confidenza e fedeltà con i clienti, ma andiamoci piano. Non sono mica fratelli e sorelle?!?

i complimenti-oggetto

Tra i complimenti coloriti c’è anche chi poco sopporta quelli un po’ grezzi e poco raffinati che fanno riferimento esplicito in vari dialetti all’organo riproduttivo femminile. Tipo…

GNOCCA/PASSERA/FIGA/E VARIANTI DELLA TOPA: Nel dizionario si trovano etichettati come “volgare” ed effettivamente “bella gnocca” non suona poetico come “incantevole stella del firmamento“. Ecco, incontrare poeti moderni che non siano anche noiosissimi narcisi è difficilissimo, per cui meglio accontentarsi di un “che figa sei!” detto bene che sperare in componimenti aulici ed altisonanti. O no?!? 😉

Tutto poi è relativo, al momento, alla persona, al grado di confidenza e soprattutto AL MODO! I modi sono importantissimi. Adesso però voglio sentire la vostra: c’è un complimento/modo di dire che invece di farvi piacere vi infastidisce? Alle 18.30 vi aspettiamo io e LaMario in diretta su radio m2o per parlarne insieme. Buon weekend carissimi 😉

I miracoli delle foto da “bona” (a volte ritornano)

Lo strabiliante mondo dei social offre sempre delle occasioni di spunto e di riflessione; la sua natura intrinseca, filtrata da monitor e di facile approccio, dà vita a dei fenomeni che difficilmente si osservano in altri ambienti. Come quello degli ex (amanti, fidanzati, mariti, flirt, compagni di una serata) che ritornano! Lo so a cosa state pensando: gli EX, a volte, sono tornati anche nella vita vera e molto prima che i social venissero ad importunare la nostra quotidianità. Questo esilarante mondo virtuale, poi, ha di fatto agevolato il rimanere in “contatto con le persone della tua vita” grazie ad una finestra sempre aperta dalla quale spiare cosa accade agli altri giornalmente. Perché PRIMA se il tuo o la tua ex non la incontravi per strada o qualcuno non ti parlava di lui/lei, forse non ti passava nemmeno per la mente di andarlo a chiamare o mandargli un messaggio; ma quando ti appare via via tra le notizie di Facebook…rimanere impassibili a volte risulta veramente difficile. Ma qui vorrei parlarvi di questo fenomeno dall’effetto quasi immediato: mai capitato di cambiare la foto profilo, mettendo quella in versione super-BONA, e cominciare ad essere inondate di messaggi/richieste/proposte/saluti-innocui-con-secondo-fine da parte di “ex” anche di vecchia data?!? Secondo me almeno una volta è successo a tutte…quelle che hanno degli ex-qualcosa! 😛

Premesso che avere tra gli amici degli “ex” di qualsiasi natura implica che il rapporto con questi ultimi si è concluso in maniera civile e amichevole (altrimenti cosa ce li tenete a fare?!?), cosa che io consiglio sempre caldamente a meno che la fine della storia non sia avvenuta per motivi gravi, fastidiosi o con profonde mancanze di rispetto…insomma, per me meglio chiudere bene che chiudere male, e che in virtù di ciò è normale scambiarsi LIKE e anche dei messaggi ogni tanto, il fenomeno “foto bona/-ex all’attacco” è qualcosa che va oltre. E che a volte può risultare spiazzante data la quantità di fantasmi che escono dagli armadi e si ripresentano con fare gattonante alla porta. Ho osservato questa cosa spiando le mie amiche e constatando con mano che il potere della foto giusta ha dell’incredibile ed il rapporto causa-effetto è quasi immediato.

Basta cambiare foto…

La foto da “bona: il web non è la realtà, ma solo quella parte di vita che vogliamo rendere pubblica, per scelta. La foto profilo è quella cosa che ci caratterizza e difficilmente scegliamo un’immagine brutta o dove siamo venuti particolarmente male (lo dice anche la psicologia che è controproducente ai fini di come vogliamo essere percepiti…ma oggi non vi farò il pippone psicologico, promesso). La foto da bona è diversa da una bella foto profilo: è quella dove sfoggiamo il profilo migliore, non è una foto ammiccante o sexy o provocante (qui entriamo in un altro ambito che oggi non toccherò), è una foto dove siamo venute particolarmente bene, magari colte a caso in un’espressione naturale ben riuscita (sì, quelle che capitano una volta su cento), quelle che non c’è quasi bisogno di ritoccare con filtri e filtrini o comunque che ritocchiamo con parsimonia ed oculatezza, quella in cui brilliamo di luce propria e che oltre all’estetica racconta qualcosa in più (ecco, ora potete correre a verificare se avete mai messo una foto da bona sul profilo) 😛 Perché lo facciamo? Per rinnovare il profilo, per appagare l’ego con qualche mi piace in più, per far vedere all’amica che vive oltre oceano come siamo diventate o solo per cambiare foto che sennò ci viene a noia (ora, io eviterei di cambiarla ogni 3 giorni, ma anche ogni mese, però insomma, fate voi)

E in poco tempo…

Gli ex fuoriescono dal guscio: una volta effettuato il cambio foto, eccoli spuntare come funghetti, i più timidi solo con un like, alcuni con un gentile e pacato commento di apprezzamento, altri spavaldi con esternazioni pubbliche parecchio complimentose e poi c’è chi passa all’attacco diretto o mascherato con un bel messaggio privato. E non sempre sono single e disponibili. Perché lo fanno?

Flirtare non fa male: siamo esseri umani con istinti animali e flirtare piace a tutti/e. Quindi rifarsi vivi con una vecchia fiamma, magari buttando lì qualche battutina ammiccante in più, è semplicemente un gioco di ego-appagamento al quale di tanto in tanto giochiamo tutti, single e accoppiati. L’importante è non ESAGERARE (e rischiare di andare oltre)!

Noia: uomini che si annoiano terribilmente nelle loro relazioni attuali è facile che girino lo sguardo altrove, spesso andandolo a posare su quella ex con la quale è finita ma che non si sa mai…

Si stanno segretamente mangiando le mani…e ci provano: eh sì, quando colei con la quale tutto è finito si ripresenta anche solo virtualmente in versione particolarmente bona i ricordi riaffiorano, i “Eh, però, sempre una discreta figa lei…” si affacciano alla mente e il pensiero istintivo e quasi incontrollato del “proviamoci” fa sì che le dita inizino a digitare sulla tastiera e magari va pure bene!

Per le single queste situazioni possono fornire materiale umano conosciuto con il quale intrattenersi via via, quelle già impegnate…dai, fate le brave, limitatevi a flirtare a distanza senza fare troppi danni 😉

E quindi, niente, siamo così, TUTTI TREMENDI e TREMENDE! Esibizionisti, egocentrici e flirtoni al punto giusto. I social network hanno solo amplificato queste caratteristiche e reso tutto più facile. E ora ditemi che non vi è mai successo…io e LaMario aspettiamo le vostre storie anche stasera in diretta su radio m2o. Buon fine settimana… 😉

 

Culi (im)possibili e fitness motivation (?)

Sono anni (ormai ho perso il conto) che mi alleno con il mio coach Dino (se ve li siete persi ci sono anche imbarazzanti testimonianze video): nonostante io sia istruttrice di fitness e danza dal 2001, in un periodo particolare della mia vita mi sono trovata fuori fase e ho sentito la necessità di una guida invadente e pressante che mi tenesse sotto torchio spingendomi a raggiungere i miei obiettivi e superare i miei limiti che da sola, per pigrizia, non avevo la forza di visualizzare! Capita 😉 La scorsa settimana, durante una delle sessioni del martedì, mentre mi stavo uccidendo chiappe&dorsali con le famose “girare al mento” con simpatico bilanciere da 20kg, Dino mi si avvicina il telefono e mi fa vedere una super-topa di spalle e io:

Pala, che la pianti di guardare le donnine ‘gnude* (*poco vestite)?

Ma quali donnine! E’ il profilo di fitness girl motivation“.

Eh. E’ chi dovrebbero motivare, scusa? A me se mi fai vedere le gnoccone mi prende lo sconforto, altro che...”

Ma vaaaa! Guarda. Queste non sono chiappe inarrivabili. Insomma, non sono corpi perfetti come quelli delle modelle...”

(Scusate i culi, ma dovete vedere quello che ho visto io—>i profili sono questo e questo, tra gli altri)

Ovviamente ho finito il mio allenamento con l’immagine di quelle rotondità che mi saltellavano davanti agli occhi; poi dopo la doccia mi sono fiondata sul web a spulciare questi profili, cercando di rispondere a due quesiti fondamentali: 1-Davvero le donne si motivano vedendo queste immagini o sono i soliti profili acchiappa-like  e che motivano gli uomini ad andare in palestra sperando di trovarci almeno una di queste signorine? 2- Cosa vuol dire culo arrivabile?!? La risposta sembra ovvia, almeno alla prima domanda, ma ho voluto raccogliere pareri e impressioni per capire le reali reazioni femminili difronte a certi tipi di foto/profili che come missione avrebbero quella di MOTIVARE  le donne a fare allenamento fisico per il proprio benessere fisico e psichico. Le reazioni sono state, nell’ordine:

-BOIA!!! (Sì, le intervistate erano toscane, pronunciato con occhi sbarrati…)

-SENZA FISICO! (Faccia sconsolata)

-SI’, VABBE’, MA QUESTE LO FANNO DI PROFESSIONE! (Unghie di gatto che grattano sullo specchio)

-TANTO SONO RITOCCATE! (Picco di acidità)

-VABBE’ DAI, ANDIAMO A FARE COLAZIONE! (Rassegnazione e frustrazione)

E la domanda mi sorge spontanea come al solito: quanto sarà utile mettersi davanti modelli spesso lontani anni luce dalla nostra conformazione fisica? Ve lo dico io, POCO, quasi nulla! Il fare riferimenti a modelli, cercare di somigliare a quell’attrice, imitare il look di quella blogger, farsi i capelli come quell’influencer e desiderare il fisico di quell’icona del fitness sono cose che si fanno…soprattutto in adolescenza. Con l’età adulta questa tendenza all’emulazione dovrebbe scemare, consce che sarebbe meglio accettarsi per come siamo ed eventualmente lavorare sulla NOSTRA base. Mica per altro, è che raggiungere certi standard è difficile e quindi quello che subentra è la frustrazione e la voglia di abbandono immediato.

E poi sì,come pensavo i profili sono seguiti al 90% da uomini che si prodigano in commenti sbavanti e adoranti ma no, donne realmente motivate non ce ne sono! Per la domanda sui “culi arrivabili” in realtà ho scoperto che si tratta di un revival di quello che le Destiny’s Child chiamavano Bootylicious, ovvero le chiappe che si vedono! Arrivabili perché grandi, perché non perfetti, perché con le forme, perché potrebbero essere quelle della ragazza della porta accanto…(ora c’è gente che ci metterebbe la firma per avere una così come vicina di casa)

…ora, anche io sono un’amante dei culi importanti, ma il discorso è sempre il solito. Una signorina con il di dietro piatto come fa ad “arrivare” al superbooty-modello-vassoio (senza finire con moderne infiltrazioni di acido ialuronico direttamente nel sottochiappa)?!? Insomma, non è proprio semplicissimo; per quelle che già possiedono un LATO B consistente l’unica piccola soddisfazione è quella di essere in linea con i TREND del momento! Quindi, la prossima volta che vi danno delle CULONE, potete rispondere che siete di tendenza! 😛 Per il resto amiamoci di più così come siamo e, nel caso, vai di squat bulgari per tutte (e tutti)!!!

Voi, uomini e donne, fate riferimento a dei modelli particolari per motivarvi ad allenarvi? Raccontatecelo anche a me e LaMario, in diretta alle 18.30 su radio m2o!  Su su, che vi motiviamo noi 😉 Buon weekend!

Quindi…che lavoro fai? (come spiegarlo alla mamma)

Che i tempi sono cambiati temo che ce ne siamo ampiamente accorti. Il famigerato cambiamento (positivo?negativo?boh, non ci sto capendo più nulla?) ha attaccato tutti gli aspetti della vita, ma mai come oggi il mondo del lavoro ha assunto contorni sempre più sfumati, poco definiti e variabili come l’umore durante il ciclo lunare: praticamente un casino. I posti fissi sono sempre meno, i contratti hanno più sotterfugi di quelli delle compagnie telefoniche, le proposte economiche sono imbarazzanti, i liberi professionisti sono strozzati dalle tasse, chi è al sicuro di un’azienda con la A maiuscola è comunque a rischio e di definito e definitivo non c’è più nulla (o meglio, solo una cosa…quella lì). Ci chiamano generazione liquida, perché definirci quelli che l’hanno presa nel culo da tutte le parti effettivamente non suonava bene e poi era troppo lunga. E quindi liquidi, malleabili come l’acqua, in balia delle correnti ma con la meravigliosa capacità di adattarsi a qualsiasi contenitore, anche se la vera aspirazione sarebbe quella di fluire liberi come il mare. All’aperto. La realtà è che sei costantemente in movimento fisico e mentale per inventare lavori, pensare progetti, portare avanti tre/quattro lavori in parallelo, stare sempre sul pezzo, essere aggiornati, essere competitivi, essere ovunque e provarle tutte. Sopravvivere professionalmente e cercare di fare un percorso più o meno lineare raggiungendo degli obiettivi non è una cosa facile, per cui spesso devi fare il giro largo o prendere più strade cercando di arrivare alla meta. Mentre ti barcameni con fatica, arriva un bel giorno la mamma e con quel fare fintamente innocuo, ti guarda e ti chiedeMa quindi…cos’è che fai di preciso? Perché l’altro giorno ho visto la tua prof. del Liceo, mi ha chiesto cosa facevi e io le ho detto che fai un sacco di cose…però, insomma, qual è il tuo lavoro principale?“.  E a te ti cascano le palle…

A volte è veramente difficile spiegare a se stessi che cosa si fa, figuriamoci spiegarlo ai genitori che sono cresciuti e hanno vissuto in un’altra epoca. Sì, quella che studiavi (o non studiavi) per fare una cosa e poi la facevi a diritto, PER TUTTA LA VITA! Ora le cose sono cambiate e “Perché la tua amica laureata in architettura s’è messa a fare la chef?” e “Fai il social media che?“o ancora  “Ma perché se volevi fare la stilista non provi a mandare un curriculum in una bella azienda? Guarda che secondo me da Gucci ti prendono“. Quintali di mestieri nuovi, mestieri strani, mestieri con sigle o nomi in inglese che a volte, anche tra coetanei, viene spontaneo chiedere “Sì…ma in pratica cosa fai?. Questioni che ho fronteggiato quotidianamente, ma so che siamo in diversi a sentirci fare queste domande ripetutamente da genitori/parenti/amici che non condividono la nostra situazione lavorativa. Ho sbuffato, urlato, cercato di spiegare (evidentemente non benissimo) e poi ho mollato il colpo; fino al giorno in cui mi sono detta: ci devo provare, anche solo per mia salvaguardia psichica (che sentirsi fare tutte le volte le solite domande non è bellissimo, anzi, io poi mi stresso). Non è stato facile, ed ha messo a dura prova la mia pazienza, ma credo abbia funzionato. Ecco gli step da seguire 😉

Introdurre lo scenario. Per prima cosa è necessario contestualizzare, a volte partendo da molto lontano (avevo detto che ci voleva pazienza)! Intanto lo scenario lavorativo generale, chiarendo che non siete delle mosche bianche, ma perfettamente inseriti nell’incasinato mondo del lavoro contemporaneo. Poi illustrare il mondo di riferimento: che sia il web con il suo intricato modo della rete, la radio ed i suoi meccanismi, analisi dei numeri di multinazionali o raccolta fonda per finanziare spettacoli o progetti, parlate del contesto in maniera paziente, dettagliata e senza usare paroloni, soprattutto niente inglesismi gratuiti.

Entrare nel dettaglio del COSA fate e anche del PERCHE’. E’ necessario a questo punto scendere nel dettaglio del cosa fate in termini davvero pratici, con specifica delle mansioni e del tipo di lavoro svolto, magari anche con esempi pratici. Se è possibile fate vedere delle cose, mettetela/li al corrente di ogni aggiornamento o cambiamento. Alla fine quello che spaventa è il non sapere o sapere delle informazioni a metà: in questa maniera hanno tutto il tempo di farsi dei film che al 99% non corrispondono mai alla realtà. Più riferimenti hanno, meno scassano e più stanno tranquilli (o decisamente meno, ma in ogni caso sapranno la verità)! 😉 Anche la motivazione è importante: ci sono dei momenti di passaggio in cui magari uno si trova a fare un lavoro “cuscinetto” che non sembra proprio inerente: ecco, anche in quel caso chiarire il perché si fa una determinata cosa è funzionale a far intuire il disegno generale. Perché un disegno ci deve essere…e se non c’è INVENTATELO, volete mica far preoccupare la mamma?!?

Aggiornamenti costanti. L’update è importantissimo. Tenerli informati, avvertirli dei cambiamenti, di qualcosa di nuovo che bolle in pentola, fargli vedere i progetti in corso, spiegare ed illustrare con costanza è importantissimo per farli sentire partecipi. All’inizio si fa una fatica bestiale, soprattutto se la mamma è completamente fuori dall’ambito di riferimento e ti tartassa con domande all’apparenza idiote, ma questo piccolo sforzo di coinvolgimento alla lunga avvicina e ripagare. Anche solo perché dopo anni smette di chiederti “Quand’è che ti trovi un lavoro serio?“. Vi assicuro che fa benissimo alla nostra psiche e alla nostra autostima.

Riassumete il tutto in una frase che la mamma potrà facilmente rivendere alla zia Pina che le chiede per l’ennesima volta che lavoro fate. Così, anche se in realtà non ci ha capito una mazza, almeno avrà la risposta pronta e decisa! 😉

Vi siete mai trovati in questa situazione? Se sì e se avete altri trucchi e suggerimenti, io li ascolto sempre volentieri. E alle 18.30 ne parliamo anche con LaMario in diretta su radio m2o. Stay tuned e buon fine settimana!