Scelte importanti: VIC, Very Important Choice

Si può sempre scegliere. A volte abbiamo un ventaglio di opzioni a disposizione, altre volte solo un paio, in ogni caso è importante sapere che si può decidere in che direzione andare. Sempre. Anche per quanto riguarda l’armadio, che non è sicuramente un tema cruciale e un nodo fondamentale della vita, ma è uno di quegli aspetti ordinari che spesso viene svolto in automatico, quasi senza pensarci, trascurando il dettaglio che ogni scelta di acquisto è un atto che può portare a delle conseguenze. No, non inizio il pippone, dopotutto siamo alla fine di giugno, ma aggiungere una possibile “scelta” alle tante che abbiamo a disposizione per un armadio più sostenibile e meno impattante. Si chiama VIC, Very Important Choice, ed è una piattaforma di scambio di abiti  e accessori dei migliori brand eco-fashion, uno spazio per connettere produttori e consumatori consapevoli, una piazza virtuale dove trovare informazioni e condividere saperi ed esperienze.

VIC, ancora in fase di star up, è nata dall’idea di Sara Francesca Lisot, che dopo un Master in Social Entrepreneurship & Management in Danimarca, è tornata in Italia per dedicarsi al life coaching e a progetti imprenditoriali ad impatto sociale, e Francesca Romana Rinaldidocente al Milano Fashion Institute dove dirige il Master in Brand & Business Management e il corso New Sustainable Fashion (che ho avuto modo di conoscere personalmente durante le lezioni del corso Out of Fashion). L’idea nasce da un paio di considerazioni oggettive: la prima è quella che del guardaroba si utilizza effettivamente solo un 20%, la seconda è “cosa si può comprare con 49€ oggigiorno” (senza finire nel giro del pronto moda) e la terza è la volontà di applicare il modello di economia circolare dal lato del consumatore. Ed ecco la proposta di Very Important Choice, ovvero entrare nella community con 49€ mensili che danno diritto alla fruizione di 3 capi/accessori da restituire a fine mese. Praticamente non c’è acquisto, ma un affitto; in questo modo si riducono i rifiuti, ogni capo è usato molte volte e alla fine viene nuovamente messo a disposizione dei brand per essere riconvertito o riciclato. In questo modo non si troveranno più quintali di cadaveri dismessi nell’armadio, eliminando anche quell’antipatica operazione di ripulisti che ciclicamente ci tocca affrontare 😉

I marchi a disposizione sulla piattaforma sono etici e sostenibili, selezionati in base alla bellezza e alla trasparenza della filiera; ogni capo ha una storia che parla non solo della composizione dei tessuti ma anche la loro provenienza, le modalità di realizzazione e le istruzioni per il lavaggio e la manutenzione. Tra i brand sostenibili partner si incontrano già nomi (noti spesso solo a chi è di settore, ma sarà bene che comincino ad entrare nelle liste e nei cuori anche del grande pubblico) come Re-Bello, Wrad, Progetto Quid, Peekaboo, Emina, Innbamboo, Esthethique, Ideeappeseaunfilo, Zerobarracento, On Earth, Cora Happywear, Quagga (ma la lista è in continuo aggiornamento…stay tuned 😉 ). Il procedimento è semplice, basta andare nella sezione “order” e cominciare a guardare quello che più piace, scegliere e aspettare di ricevere a casa. Il packaging è assolutamente riciclato ed una volta tornati indietro alla fine del mese i capi vengono lavati con lavaggio  ecologico e sanificazione naturale all’ozono. Niente è lasciato al caso e ci sono capi disponibili davvero per tutti e per tutti i gusti, comprese cose per i bambini. Per chi si innamora follemente del capo preso in condivisione, è stata prevista la possibilità di offrire l’acquisto prima del ritiro con uno sconto del 20% sul prezzo di listino. Insomma, questo progetto ha davvero tutte le carte in regola per alleggerire il peso dell’armadio e dell’industria della moda sull’ambiente!

Foto di Federico Simone

L’impegno di Sara e Francesca va oltre l’armadio con una mission più ampia che vuole promuovere la sostenibilità come stile di vita; ecco perché sarà prevista anche l’offerta di soggiorni nel segno del relax e del benessere immersi nella natura…Io fossi in voi correrei a dare un occhio! Possiamo tutti scegliere, con un singolo gesto, di contribuire a costruire un mondo differente senza depredare le risorse a disposizione. O no? -SHOPPING +SHARING!!!

 

 

Vintage Revolution/ Vintage da spiaggia…

Godersi il sole, il vento e il mare in tutta comodità ma respirando un pizzico di atmosfera retrò

di FEDERICA PIZZATO (hobo vintage biella)

Finalmente è arrivata! La stagione che aspettiamo per poter scoprire qualche pezzettino di pelle in più, per osare di più con i colori e per assaporare qualche attimo in più di libertà: l’Estate! Ma chi l’ha detto che le giornate al mare sono solo shorts di jeans, canotte e abitoni di poco conto?Ho pescato dal baule vintage di Hobo qualche chicca da spiaggia da indossare dal mattino fino al tanto anelato aperitivo al chiringuito per sentirsi sempre a proprio agio e super glamour mantenendo la praticità che la spiaggia richiede.

L’abito Anni ’60 etnico

In vero e puro lino, ha i colori della terra e della natura ma anche un pizzico di oro. Le maniche a sbuffo lo rendono sfizioso e un po’ fru fru nonostante la linea pulita e i dettagli dei bottoni e dei bordi lo completano e lo consacrano a vero pezzone unico dell’estate. Da indossare a piedi nudi o con un sandalo prezioso vi regalerà sempre un’aria sofisticata a tutte le ore.

Anni ’70 black and white

Non potevo esimermi dal proporvi il crochet per la vostra estate e lo faccio con un maxi abito in bianco e nero che lascia, come è ovvio, intravedere il costume ma ci dona la giusta disinvoltura regalando armonia alle nostre forme. Lo scollo a V e le maniche a tre quarti gli donano un tocco in più. Lo spirito però è sempre quello da figlia dei fiori!!

Anni ’80 animalier

Un capo particolare che si sposa bene con spiagge un po’ wild o alternative. Un brand che vive tutt’ora ma che è stato un capo saldo degli anni ’80: Krizia. La maxi camicia dai dettagli zebrati e dai colori del sole non potrà che darvi la giusta grinta da spiaggia! Fermata da una cinturina in tinta magari glitterata renderà magnetiche le vostre serate…

Anni ’90 marini

una camicia svolazzante, leggera e fresca con i colori dell’acqua e grafiche perfettamente intonate con i fondali marini più belli. Negli anni ’90 si sa, non si badava alle fantasie azzardate e ai dettagli luccicanti. Già, perchè proprio questa camicia ha dei bottoni stupendi a forma di conchiglia e dorati un ulteriore dettaglio brillante e moderatamente kitsch per completare la ricchissima e vitaminica fantasia di un capo che non vi lascerà passare inosservate.

L’accessorio

E non dimenticate di andare in spiaggia con un bel copricapo che vi tenga al fresco i pensieri! Questa volta ho scelto un delizioso cappello a tesa larga in paglia blu con un grande fiocco a pois color ciliegia. Arriva dagli anni ’80 ma ci ricorda i tanto sognati fifties!!! Che ne dite?!

Buone vacanze a tutti!! ❤

Bambini sfashionisti crescono

Quando si parla di moda pensiamo sempre al mondo adulto, tralasciando il dettaglio non trascurabile che quelli che cambiano (e cambiamo più spesso, fashion victim a parte 😉 ) sono proprio i cuccioli di uomo, ai quali non si vuole mai far mancare nulla. Proprio per questo, però, spesso l’attenzione si rivolge a catene low cost. Esistono delle alternative

Dal numero di maggio di i like it magazine 

I figli “so’ piezz’ ‘e core” e anche pezzi di conto in banca che se ne vanno anno dopo anno sotto forma di abbigliamento, libri, giochi, scuole e attività sportive. Insomma, i figli costano!

Anche perché i figli crescono, si sporcano in continuazione, cascano e si rompono i pantaloni, poi crescono ancora, iniziano ad avere i loro gusti, scelgono, decidono cosa mettersi e crescono ancora. Insomma, il guardaroba dei bambini è in continuo divenire, con capi che a volte sono indossati per pochissimo tempo per poi rimanere dimenticati in fondo al cassetto. Questo è ben noto alle mamme moderne e se le nonne investono ancora cifre consistenti per comprare un capo buono alla nipote, loro invece cercano qualunque modo per risparmiare e nello stesso tempo per non far mancare nulla ai loro cuccioli. Chapeau. Spesso, però, l’attenzione si rivolge alle Sante Catene Low Cost che con soli 15€ ti danno il pacchetto con ben due t-shirt, oltre che appetitose collezioni che cavalcano le tendenze del momento da cambiare rigorosamente ogni sei mesi. Fermi tutti: ce n’è davvero bisogno o possiamo trovare delle valide alternative?

La scelta c’è, sempre, così come trucchi meno impattanti per vestire bene anche i bambini senza investire un patrimonio e senza ricadere su abiti realizzati con materiali scadenti, che puzzano dopo poco o colorati con tinture che scoloriscono rilasciando elementi chimici poco sani sulla pelle liscia del piccolo erede. Prima accortezza: liberiamo i bambini dai trend stagionali! I marchi sono molto bravi a inventare collezioni stagionali con il personaggio dei cartoni del momento o addirittura scimmiottare i look delle mamme proponendoli in versione mignon; ecco, non ce n’è bisogno. I bambini vanno vestiti da bambini, con cose adatte alla loro età, siano esse basiche, divertenti o da principessa, riproponibili stagione dopo stagione senza doversi preoccupare di non essere alla moda (c’è tempo per diventare fashion victim). E qui compare un altro trucco, ben noto a tutte le mamme attente: sempre meglio un po’ più grande. La taglia un po’ più ampia asseconda la crescita; se poi l’abito dell’anno prima funziona anche come maglietta l’anno dopo ben venga, avete preso veramente due al prezzo di uno, ottimizzando l’investimento! L’altra cosa che funziona benissimo è lo scambio. No, non è necessario avere parenti/amici/nipoti prossimi, o meglio, se ci sono ben venga, ma esistono già comunità online come quella di armadioverde.it dove poter barattare in tranquillità con l’armadio di perfetti sconosciuti. Chi non è avvezzo all’uso del web può anche trovare eventi dal vivo durante i quali scambiare abiti/giochi/attrezzature per bambini (su http://www.familywelcome.org/ ci sono numerose dritte). La ciliegina su questa torta di scelte per i piccoli sono le numerose aziende che stanno sviluppando collezioni con un occhio all’ambiente, l’altro all’etica del lavoro e l’altro, il famoso terzo occhio, allo stile cool adatto per i bambini (per conoscerne alcuni vi segnalo questo sito goodonyou.eco/ethical-childrens-clothing-brands/). Magari il prezzo è un po’ più alto, non esoso, e in questo caso è indicato fare un bel mix&match tra pezzi basici, pezzi alternativi e pezzi barattati in giro per il mondo. Se educati in questo modo, i bambini non potranno che venire su bene…

Mi piace: Invidio tantissimo certi brand per bambini, perché le cose che fanno mi piacciono talmente tanto che le vorrei della mia taglia. Indubbiamente uno dei miei preferiti è Mini Rodini (www.minirodini.com), che realizza collezioni pop super-sostenibili. L’altro, nostrano, è la sartoria fiorentina di Ang un bebè (www.angunbebe.com), che con cura e passione segue ogni singolo capo, dal cartamodello alla scelta dei materiali, compresi quelli di cartellini ed etichette, consegnando in città solo in bicicletta, limitando le emissioni di Co2.

Voi state crescendo piccoli sfashionisti? Che qui la community ha bisogno di nuove leve per portare avanti il movimento rivoluzionario 😉

Vintage Revolution/Guanti in primavera, 5 trucchi per indossarli senza sembrare la zia Maria

di Federica Pizzato (HOBO VINTAGE BIELLA)

Possono avere colori sfavillanti, oppure tenui tonalità pastello. Possono essere sobri e lineari oppure eleganti e raffinati con il vedo non vedo delle trasparenze…No, non sto parlando di babydoll o completini intimi ma di guanti! In particolar modo di leggeri e quasi impalpabili guantini primaverili. Un accessorio a cui nemmeno Queen Elizabeth rinuncia mai (e non lo ha fatto nemmeno al matrimonio di Harry e Meghan!). Super chic e super adatti a questi mesi primaverili quando le cerimonie di ogni tipo ci piombano tra capo e collo e noi non sappiamo più come rendere i nostri outfit originali perché tutto ci sembra già visto e scontato.

Ecco una carrellata di idee sotto forma di guanto che potrete spendere per le vostre occasioni importanti o semplicemente quando avete voglia di sentirvi uniche e inimitabili.

Le trasparenze: rosa tenue, bianco

Country all’uncinetto

Color block: rosa, azzurro, verde

Lunghi da sogno

Si ok figata ma abbinarli è difficile: rischio di sembrare mia zia Maria. Ecco qualche piccolo consiglio per abbinare con leggerezza ma mantenendo sempre un tocco di classe. I guanti con il jeans: che siano corti e colorati con un giacchino in denim, oppure abbinati all’abito di jeans magari più preziosi o semplicemente a contrasto con un paio di jeans appunto e una t-shirt basica, il vostro look risulterà unico con quel tocco in più ma sempre sprint. Con l’abito lingerie: se invece vi interessa apparire e sentirvi raffinate dalla testa ai piedi il consiglio è di abbinare il tessuto scivolato con un guanto leggermente trasparente, da vera bomba sexy. Per le cerimonie di primavera, almeno dalle mie parti un impermeabilino, magari con le maniche a tre quarti serve ancora, e allora perchè non abbinargli un bel paio di guanti, in tinta se volete essere chic o a contrasto se volete essere più sbarazzine. Per la lunghezza decidete voi! In base a quanta porzione di braccio siete disposte a lasciare scoperta. Con la tuta da sera, la jumpsuit color block, magari con i pantaloni palazzo non può che acquistare in particolarità e gusto se abbinata a un guanto lungo. Sarà una serata davvero speciale! Col giacchino in pelle: già vi immagino stile Carrie Bradshaw con il giacchino in pelle, la gonna in tulle del colore che volete e un bel paio di guantini corti abbinati! Magari anche senza dita, molto anni ’80 😉

Ma voi la conoscete la storia di quello che ormai è diventato un ornamento per le nostre mani?

Un accessorio, che più di ogni altro riesce a esaltare la bellezza e la sensualità delle mani. Secondo la il mito, la dea Venere, mentre correva nel bosco sul Monte Olimpo, cadde con le mani su un cespuglio di rovi e se le graffiò, allora le Grazie cucirono delle sottilissime bende intorno alle sue mani e così nacquero così i guanti. Meno affascinante, ma ugualmente interessante è la vera storia di questo splendido accessorio che risale ai Barbari. Furono loro i primi ad usarli e poi diffonderli in tutta Europa. Inizialmente la loro forma era quella di un sacchetto legato ai polsi, solo in seguito si aggiunse lo spazio per il pollice così da consentire la presa, per poi aggiungere anche le altre quattro dita. Il loro scopo inizialmente era unicamente difendersi dal freddo, ma nel medioevo l’uso dei guanti acquisì anche una certa importanza nelle regole sociali: divennero simbolo di eleganza e potere, in particolare per i nobili e per il clero. In quel periodo il guanto era un indumento prettamente maschile, proibito alle donne in quanto simbolo di autorità maschile. Risale, infatti, a quell’epoca l’espressione lanciare il guanto di sfida. Solo nel IX sec. le donne riuscirono ad indossarli facendoli diventare oggetti di lusso, con pelli finissime, tessuti preziosi, ricami, bottoni di perle e pietre preziose. Furono gli artigiani francesi e italiani a gestire il mercato dei guanti, eternamente in lotta tra loro per conquistare il primato di originalità. Nel XIII sec. Andavano per la maggiore i guanti veneziani, confezionati con stoffe rarissime e incrostati di pietre preziose, mentre alla corte di luigi XIV fecero comparsa quelli alla moschettiera caratterizzati da un un polsino molto ampio. Nell’800 facevano tendenza i mitaines: guanti traforati di seta o cotone che arrivavano a metà braccio e lasciavano scoperte tutte le dita fuorché il pollice. Fino alla metà del ‘900 l’uso di questo accessorio fu indispensabile per le sue funzioni igieniche e di pudica distinzione. Porgere le mani ad una persona o mostrarsi ad una donna a mani nude era segno di scarsa educazione.

Gli anni ’50 e ’60 furono per i guanti anni d’oro: il cinema e le dive del tempo li fecero diventare un vero e proprio oggetto di seduzione. Indimenticabile lo spogliarello di Rita Hayworth nel film Gilda quando, cantando «Put the Blame on Mame», si sfila il suo lungo guanto nero per lanciarlo al pubblico, o quello fucsia di Marilyn Monroe nel film «Gli uomini preferiscono le bionde». Passando poi a quelli indossati da Audrey Hepburn con il suo tubino nero in «Colazione da Tiffany», ed in fine Grace Kelly che ha saputo indossare i guanti bianchi come nessun altra. Durante il Sessantotto però l’espressione simbolica e di eleganza del guanto cadde nell’oblio. Indossare guanti venne considerato simbolo di ricchezza e borghesia. Ma in brevissimo, negli anni ’80, i guanti tornarono un must have, preferibilmente in pizzo o in pelle nera con le dita tagliate, uno stile trasgressivo portato sotto i riflettori da rockstar come Madonna e Cindy Lauper. Oggi questo accessorio è tornato a calcare le passerelle di tutto il mondo.

 

Letteratura Sfashionista

Di Sfashion ce n’è uno (in realtà un libro omonimo esiste, ma è un romanzetto che non ha nulla a che vedere con il mio libricino al vetriolo), ma di volumi interessanti che parlano “dell’altra moda” ne stanno uscendo diversi…anche in italiano. In inglese ne esistono decisamente di più, ma oggi volevo suggerire alcuni titoli per chi vuole approfondire l’argomento, di quelli che mi sono passati sotto mano e che posso consigliare con cognizione di causa 😉 Iniziando da “Fashion Change“…

Fashion Change è il volume pensato, scritto e pubblicato dalla Community di Out of Fashion. Un lavoro durato tre anni al quale hanno collaborato i docenti del corso, oltre che  imprenditori, studiosi, tecnici, intellettuali, fashion designer e personalità di riferimento internazionale della moda sostenibile. Il risultato è una guida che conduce, attraverso 7 capitoli tematici, in un percorso verso una moda alternativa,  focalizzando su quelli che sono gli aspetti non più sostenibili del sistema attuale e come poter svoltare perché ci sia un effettivo cambiamento. Il libro affronta i temi chiave della scelta delle fibre e dei trattamenti, dell’importanza dell’etica e del rispetto delle persone, andando a focalizzare su esempi positivi che possono essere presi come modello per imprese innovative e in grado di fare la differenza. La moda è un prezioso termometro sociale, divertente mondo dell’effimero, che deve essere mantenuto vivo e attivo nei suoi contenuti positivi. La creatività e l’ingegno sono la chiave per uscire dalla dimensione consumistica di massa e per entrare in una nuova epoca dove la moda sarà davvero qualcosa di unico ed originale. Gli spunti, in queste 250 pagine, ci sono tutti; così come immagini evocative, testi curati (pochi tecnicismi, tanti contenuti) ed interviste a personaggi in grado di ispirare chiunque voglia accogliere la sfida di essere parte di questo cambiamento la cui chiave è la consapevolezza.

Decisamente più tecnico ma ugualmente affascinante è il mondo che si apre sfogliando il libro “Neomateriali nell’economia circolare Moda” a cura di Marco Ricchetti. Lo so, il titolo incute già del terrore, ma la copertina, arancione a pois colorati riempiti di pattern e fibre tessili, stempera il tutto e conferisce un’aria più allegra al matto…ehm, al libro! 😉 Guscio a parte, il libro è scritto in maniera accessibile, chiaramente con riferimenti tecnici e scientifici ben precisi, ma scorrevole e comprensibile (ok, non ne consiglio la lettura prima di andare a letto, ma in treno o sotto all’ombrellone funziona lo stesso). Illuminante, fa il focus su vari aspetti che riguardano le fibre tessili, facendo chiarezza su punti spesso oscuri sui quali ci sono mille voci e mille versioni, e anche sulla filiera produttiva. Le innovazioni tecnologiche, punto sul quale il nostro Paese pare essere all’avanguardia, sono spiegate bene, così come i materiali innovativi ottenuti riciclando fibre che prima non avremmo mai immaginato (si riescono a tirare fuori tessuti anche dalle bucce di banana…per dirne una)! 😛 Insomma, io lo metterei come libro di testo nei corsi di Fashion Design, ma non solo…

L’impresa Moda Responsabile“, invece, è il testo redatto da Francesca Romana Rinaldi (docenti alla Bocconi di Milano) e Salvo Testa, che fornisce una chiara panoramica della teoria, delle sfide e delle opportunità di sostenibilità nel settore e dimostra come le aziende della moda possano ottenere un vantaggio competitivo attraverso l’innovazione sostenibile. In questo campo, oltre a piccole realtà e a nuovi designer, ci sono esempi di grandi aziende che, in maniera pionieristica, hanno iniziato ad attuare cambiamenti in questo senso (tra gli esempi troviamo anche Gucci, Levi’s, Timberland e Brunello Cucinelli). Chiaramente alcune questioni e riflessioni mi lasciano sempre perplessa, soprattutto quando si parla di grandi aziende, fatturati milionari e profitto, ma effettivamente dei segnali di presa di coscienza anche da parte di questi “mostri” si intravedono. Una lettura illuminante per il consumatore socialmente consapevole e chiunque abbia un interesse professionale o personale in questo settore.

Sì, lo so, non sono proprio letture da spiaggia, ma tra un giallo ed un libro di avventure qualcosa che apre la mente ed informa ci sta, no?!? Se poi volete anche fare due risate Sfashion lo trovate sempre in libreria…;)

Vestire consapevole: immagine, colore e lifestyle

Quando è entrata in classe con la sua pelliccia (finta) di pelo giallo senape ed il suo look particolare ho subito pensato “Guarda che ragazza estrosa”. Dopo qualche settimana di corso, avendo già appurato il suo essere brillante ed intelligente, mi disse qualcosa a proposito di me, della mia “aura”, dei miei colori e della mia personalità. Sul momento mi lasciò parecchio spiazzata, poi abbiamo approfondito l’argomento e la conoscenza e ho avuto l’opportunità di scoprire una persona con una sensibilità non comune, un’intelligenza vivace ed una grande profondità. L’ho subito ingaggiata per “Sfashion” e chi l’ha letto sa che dietro alla parte sul colore c’è lei, Valentina Mancuso, e chi l’ha letto so (perché me lo avete scritto e detto in tanti) che l’ha apprezzata tantissimo. Ecco perché per me oggi è un piacere tornare a parlare di lei e del suo nuovo percorso/progetto al quale a dato vita unendo le sue passioni e le sue competenze in ambito moda e colore per farle diventare il suo lavoro.

Valentina è una consulente d’immagine specializzata in linguaggio del colore e psicologa dell’abbigliamento. No, niente a che vedere con quelle che rifanno il look nei tristissimi programmi televisivi e nemmeno con approcci fashionisti che tanto vanno di moda. Il lavoro di Valentina ha un approccio decisamente olistico, la cui chiave è la consapevolezza.

Ogni essere umano attraverso la propria Immagine racconta una storia diversa e sono gli abiti e i colori a svelare silenziosamente gli stati d’animo del presente. Molto spesso l’immagine riflette all’esterno pensieri relativi a desideri, blocchi, ambizioni o paure ma è difficile accorgersene quando avviene nell’inconscio. La consapevolezza gioca un ruolo fondamentale nel senso di libertà mentale e corporea di ognuno di noi. Conoscersi sotto più aspetti è la chiave per avere “successo” nella vita.

Conoscersi e capirsi meglio per essere più liberi di esprimersi anche attraverso l’abbigliamento. Una modalità #sfashionista che non tiene presente le mode e le tendenze del momento (non solo) ma soprattutto la persona, quello che vuole esprimere e la sua unicità.

Il lavoro che Valentina propone è un percorso integrato, dove il lavoro su se stessi è la partenza fondamentale, al quale segue un’analisi del rapporto emotivo che si ha con i colori indossati e la scoperta delle sfumature più in armonia con il proprio essere. Il mondo dei colori è un’universo che Vale ha studiato alla Central Saint Martin durante il corso di Consulenza d’Immagine e Colore, Celebrity Styling, Psicologia del Colore (Colour Affects) ed approfondito alla scuola di Bologna Ailight, Scuola sull’Energia del Colore. I colori per lei non hanno più segreti 😉 Una volta capito il cromatismo personale si passa a definire lo stile, quell’entità spesso oscura o alla quale non diamo mai davvero sfogo per non essere troppo esuberanti o per accontentare mariti/familiari/parenti/datori di lavoro, rispettando convenzioni sociali che non ci rappresentano per niente. Invece, più ti conosci e più la tua immagine prende forma in uno stile coerente ai tuoi valori interiori. I condizionamenti e le strutture mentali che impediscono di esprimersi liberamente devono cadere per far spazio ad una nuova consapevolezza…e alla libertà!!!

C’è chi è in grado di fare questo lavoro da solo, chi ci arriva dopo anni di cambi di armadi esasperati, chi pensa di non averne bisogno e mai e chi invece sente la necessità di una mano perché qualcuno l’aiuti a capire meglio come sentirsi a proprio agio negli abiti più adatti. Ecco che si può scegliere se optare per una Consulenza Cromatica, l’Analisi del Guardaroba (io avrei paura di farle vedere il mio 😛 )​, Creare il proprio look e addirittura il Personal Shopping Online. O scegliere l’intero percorso che affronta tutte le tematiche con una grande session di shopping (mirato) finale. Non ho una grossa passione per le consulenti d’immagine in generale, ma ho una grossa stima di Valentina e so che il suo è un lavoro diverso, il cui scopo è quello di aprire la mente e il cuore prima ancora che il guardaroba. E poi a me il mondo dei colori fa impazzire, quindi appena torno una session cromatica tocca farmela anche a me 😉

L’ho conosciuta durante il mio corso di Visual Merchandising, l’ho lasciata confusa sul da farsi, l’ho seguita su instagram nel suo viaggio in oriente tra templi e luoghi incontaminati e adesso me la ritrovo con un progetto completo e complesso che la rappresenta a 360° e dove è stata in grado di far confluire armonicamente tutte le sue passioni. Lo so, mi sento un po’ “mamma” in questo momento, ma vedere la mia allieva raggiungere questo obiettivo mi ha riempito di fierezza ed orgoglio. Adesso tocca a voi: qui c’è il suo sito, qui la sua pagina FB (per instagram ha detto che ci studia ancora un attimo). Se siete curiosi e volete approfondire, seguitela. Scrive pure articoli molto interessanti nella sezione BLOG. 😉

V.A.L.E. è l’acronimo di Verità, Accettazione, Love (Amore) e Esistenza che ritengo essere punti saldi per vivere la Vita nella felicità e nella coscienza oltre che una sintesi di ciò che bisogna integrare per Vestirsi Consapevolmente.

Io la penso esattamente come lei. Ci vorrebbe un po’ di V.A.L.E. per tutti 😉

Fashion Revolution…Ibiza!

Anche Ibiza quest’anno ha la sua settimana dedicata alla Fashion Revolution. Grazie alla passione e all’interesse di Luca Criscuolo e Nadege Seguin, fondatori del brand Nanou Couture ed Etikology, nonché attivissimi nel campo della moda sostenibile in Spagna, al Conseill de Ibiza e alla Moda Adlib, quest’anno Ibiza veste i panni della rivoluzione dal 23 al 27 aprile.

Una serie di eventi sono stati organizzati all’interno della galleria d’arte B12 per sensibilizzare il pubblico ed orientarlo verso una moda diversa, più sostenibile, meno impattante e con contenuti estetici accattivanti grazie anche alla scelta dei materiali e dei trattamenti. Nella cornice di questo spazio moderno dedicato alle arti esporranno le loro creazioni brand dell’isola come Etikology, Tanit Dreams e Espardenyes Torres, marchi provenienti dalle altre isole Baleari come Brisas Ibiza, Recitrans, Natural Felt e Cartonpia, ma anche altri espositori invitati direttamente dalla penisola spagnola come Ammisi, Cleoveo, Anuscas, Cris B e Ray Musgo. Un bel mix di abbigliamento ed accessori innovativi, originali ed artigianali.

Oltre all’esposizione si alterneranno numerose attività ed iniziative, tra cui una tavola rotonda sull’argomento “slow fashion”, la proiezione del documentario “Machine”, lo spettacolo interattivo del gruppo Fantasia Show, oltre a sostenere con scatti fotografici la campagna tanto cara alla Fashion Revolution con la quale si chiede ai brand “Who Made my Clothes”, per invitare i marchi ad una maggiore trasparenza sulla filiera produttiva. Questa sera poi, alle 19, spunterò anche io per un insolito #sfashiontalk durante il quale si parlerà dell’ “altra moda”…in che lingua ancora non lo so, ma chi è nei paraggi dovrebbe venire anche solo come sostegno psicologico e morale per la sottoscritta (che ha deciso di improvvisare ma è già in agitazione da un paio di giorni)!

A chiudere la settimana, venerdì 27 aprile alle 18.30, il porto di Ibiza ospiterà la prima “Pasarela Natural Adlib”, un evento aperto al pubblico durante il quale sfileranno le creazioni di otto disegnatori della Moda Adlib che si caratterizzano per la loro creatività, l’uso di materiali organici, processi sostenibili ed artigianali: La Brisa Ibiza, Etikology, Tanit Jeans Ibiza, Monica Maxim Ibiza, K de Kose-Kose Privée, Trinidades Ibiza, BSF e BSF Man, accompagnate dagli accessori di Ana Martin Shoes, Ibizarium, Eco Wear Tribe, Espardenyes Torres e S72Hat. Una sfilata esclusiva che si concluderà con il concerto di Project Mut, un gruppo folk-rock catalano che da una decina d’anni hanno fatto innamorare gli avventori dell’isola con i loro strumenti e suoni tipici delle Baleari.

Una settimana ricca di eventi e di argomenti anche da queste parti, dove non sono solo il lusso ed il consumismo a farla da padrone, ma dove è vivo ed attivo un movimento di sensibilizzazione ed innovazione legato al bello ed anche al rispetto. Fiera di farne parte, anche solo con un piccolo contributo. Chi è in zona si faccia vivo…;) E chi no, mi segua su insagram che proverò a documentare tutto al meglio.

Vintage Revolution/ Fiori revival ’60-’70-’80: La primavera è arrivata e noi ci balliamo sopra!

di federica pizzato

Finalmente anche qui (e non è per niente scontato) è arrivato il sole! A me è venuta immediatamente voglia di ballare a pieni nudi sull’erba e di abiti fiorati. “Primavera = fiori, che fantasia!!” direte voi, ma i miei fiori sono Revival, come la musica! E… sarò banale ma ho sempre avuto una passione per le stampe floreali, mi mettono di buon umore e mi ricordano quanto sono belle le cose semplici come la natura: sempre la stessa si, ma mai uguale a sé stessa. E allora, che aspettate? Iniziate a sentire il ritmo che arriva direttamente alle ginocchia e si trasforma in un twist scatenato, oppure che vi trasporta all’isola di Whigth o a Woodstock per poi approdare in una notte di dance anni ’80. Ci siete? Vi siete teletrasportati? Io provo a darvi un altro aiutino con 3 abiti tutti colore e, ovviamente fiori!

Anni ’60, l’abito a trapezio con i colori del sole

come on let’s twist again”… che sia di giorno o di sera l’abito sixties riuscirà sempre a rendervi perfette! La sua forma sobria si può sdrammatizzare con gli accessori e i colori sgargianti ovviamente aiutano a non essere mai scontate! Per le più formose consiglio una bella zeppa o un tacco comodo, per le longilinee spazio a quello che volete dai sandali flat in poi! Completeranno il vostro look dei maxi orecchini gialli o arancio e, se volete proprio esagerare un cerchietto o una bella fascia in tinta.

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Anni ’70 blu… un po’ flower power, un po’ esotico

Il tessuto di questo abito arriva veramente direttamente da Tahiti come recita la stampa bianca sul bel blu intenso! Crop top e gonna lunga (in perfetta sintonia anche con le tendenze degli ultimi anni), questo completino può diventare sbarazzino od elegante a seconda dei vostri gusti e di come vi sentite più a vostro agio. Potrete giocare a fare la chic figlia dei fiori rimanendo raso terra con dei bei sandali bianchi, dorati o argentati oppure interpretare la viaggiatrice sofisticata appena tornata da una meta esotica con un sandalo gioiello con tacco.

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Anni ’80 vitamine bon ton + peace and love

L’abbinamento è insolito come gli anni in cui sono stati creati i capi che lo compongono. I Jeans Moschino un po’ anacronisticamente ci ricordano di “fare l’amore e non fare la guerra”, costellati di piccoli ying yang e segni della pace. La camicia con stampa floreale fluo e spalline non lascia dubbi: siamo negli anni ’80 e tutto, ma proprio tutto è concesso, anche ballare in modo improbabile come sto facendo io in questa foto 🙂 Comunque sia, questo rimane un look facile comodo e particolare al punto giusto. Da indossare con le classiche sneakers di tela, con le ballerine o osando con un tacco a spillo possiamo, anche in questo caso, essere perfette dalla mattina alla sera. I gioielli? A me vengono subito alla mente i maxi orecchini in plexiglass con la clip. Che ne dite?!

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Insomma, che dire, che sogniate Saint Tropez, Woodstock o Ibiza non è importante. L’importante è che lo facciate divertendovi, giocando con voi stesse e con quello che la vostra immagine può trasmettere di positivo agli altri. Se poi lo fate con un occhio in più al consumo critico della moda, usando il vintage e l’usato non potrà che farvi bene al cuore!

E a proposito dell’argomento vi ricordiamo l’appuntamento di questo sabato allo Spazio 14 di Biella, dove troverete me e Federica insieme a parlare di Sfashion, Baratto, Vintage e sostenibilità.

Vi aspettiamo!!!

Zerobarracento, eleganza senza tempo e senza sprechi

Il bello di frequentare certi corsi o eventi è quello di poter conoscere persone che non solo condividono le stesse passioni ed interessi, ma che sono impegnate in progetti interessanti e innovativi. E’ durante il corso Out of Fashion che ho conosciuto Camilla, mente e mano dietro al suo brand 0/100 Zerobarracentoun progetto di moda sostenibile con zero sprechi tutto fatto in Italia. Mi ha molto incuriosita, ne abbiamo parlato, le ho fatto qualche domanda in più e ho deciso di condividere la sua esperienza, la sua storia ed il suo lavoro.

Camilla Carrara ha iniziato il suo percorso percorso con una laurea in Fashion Design, per poi approdare ad un master su moda e sostenibilità seguito in quel di Berlino. Mi ha raccontato che durante gli studi della triennale al Politecnico ha avuto l’occasione di visitare diverse aziende tessili italiane ed è stata incredibilmente colpita dall’elevata quantità di prodotto sprecato durante il ciclo produttivo. “Un’incredibile perdita di valore…questo mi ha spinta ad iniziare gli studi in Moda sostenibile” Ed è proprio durante il master si è affacciato nella sua mente il progetto di Zerobarracento, frutto della sua tesi a Berlino diventato realtà grazie alla sponsorizzazione e supporto di hessnatur,  leader tedesco per la moda sostenibile che ha deciso di guidarne la produzione. Nell’Autunno-Inverno 2016/2017 è arrivata la prima capsule collection di cappotti zero waste dalle linee contemporanee.

La prima collezione AW 2016/17 è stata premiata con il terzo premio del Recycling Design Preis organizzato da Martha Herford Museum in collaborazione con Sparkasse; un premio di mentorship da Manufactum e Messe Frankfurt ha offerto la possibilità di esibirlo al GreenShowroom durante la Fashion Week di Berlino Gennaio 2016 e la possibilità di avere due abiti in passerella. Il concetto sviluppato da Camilla per le sue collezioni è quello di creare capi con un’estetica ricercata e senza tempo usando materiali di alta qualità, curandoli in tutti i dettagli. “Tutti i cartamodelli sono zero waste, il che significa che sono realizzati utilizzando tutto il tessuto e portando a zero gli scarti durante la confezioneZero-waste è una tecnica di progettazione che elimina i rifiuti tessili in fase di progettazione, adottando un approccio di progettazione a rifiuto zero riduce gli sprechi tessili e la domanda di risorse naturali.” Da qui è derivato anche il nome, dove “0” significa: zero rifiuti, inquinamento ridotto e emissioni ridotte; “100” significa: 100% di alta qualità, Made in Italy, tracciabilità, sostenibilità e trasparenza della produzione.  Per raggiungere questo obiettivo è necessario controllare accuratamente tutte le fasi della produzione, affrontare la fonte del problema massimizzando l’uso di materiali tessili e riducendo al minimo lo spreco. Un impegno progettuale e produttivo che implementa il design di ogni singolo pezzo con uno studio accurato fin dalla sua partenza…

Cura dei modelli ma anche nella scelta dei materiali “I materiali ispirano le forme e la storia di ogni capo firmato Zerobarracento. Utilizzo quasi totalmente tessuti made in Italy, con qualche esclusione in ambito accessori, che però sono sempre di altissima qualità.” Camilla lo sa bene perché, oltre a seguire l’evoluzione del suo marchio, lavora presso C.L.A.S.S. Eco Hub, (Creativity Lifestyle and Sustainable Synergy), una risorsa globale per materiali innovativi ed intelligenti, specializzato nell’integrazione di una nuova generazione di valori per la moda, i prodotti e le imprese. E la sua impresa sarà sicuramente quella di continuare nella realizzazione e vendita di collezioni di alta qualità senza scendere a compromessi, fattore determinante per riuscire ad aumentare i canali di vendita senza però compromettere i valori chiave. Si farebbe presto a cedere alle dinamiche del business puro, ma perdere il controllo sulla filiera produttiva non è un argomento che interessa Camilla, così come non le interessa compromettere la qualità dei suoi pezzi dall’estetica pulita e raffinata fatti per durare il più a lungo possibile.

In fin dei conti credo veramente che la sostenibilità è la risposta. La risposta alla crisi, alla sovrappopolazione. Negli anni la crescita demografica porterà ad un aumento dei consumi tessili; una produzione più responsabile potrà però ridurre l’impatto ambientale e sociale che questa evoluzione porterà.” E lo credo anche io. Nel giro di poche stagioni Zerobarracento si è già fatto notare nei circuiti “green“, portato come esempio di “best practice” a NY durante il Council of Fashion Designers of America (CFDA). Un bell’esempio e una bella soddisfazione per una designer nostrana che si affaccia nel mondo della moda con un progetto ambizioso ed esteticamente accattivante.

M: “Se ti dico moda…

C: “Espressione della propria etica ed estetica

M: “Se ti dico Sfashion…?

C: “Espressione della propria etica ed estetica. Sfashion è la nuova moda!” (Giuro che questa me l’ha scritta lei, non io! Ma l’ho apprezzata tantissimo 😉 )

Zerobarracento lo trovate su instagram, facebook e sul web. I capi però sono reali…;)

Riscoprendo il lino, la fibra verde del futuro

Non ho mai amato il lino, forse perché negli anni 90, quando ero piccola, lo vedevo girare in casa sotto forma di improbabili completi giacca-pantalone dalle forme strane. Con il tempo l’ho rivalutato, più che altro nel suo uso domestico legato ai tessili per la cucina o per il bagno; ma solo ultimamente l’ho riscoperto nella sua anima estremamente verde e nelle sue mille varianti. Vi presento MR LINO…;)

lino, dagli egizi ai tempi nostri

Il lino o linum usitatissimum è una fibra naturale conosciuta fin dai tempi antichi. Gli egizi la utilizzavano per rivestire le mummie dei faraoni, i fenici lo esportarono fino all’Europa, dove vide in brevissimo tempo uno sviluppo notevole in virtù del suo essere resistente, confortevole, termoregolatore ed isolante. I romani lo iniziarono ad usare anche per la casa e nel Rinascimento veniva impiegato un po’ ovunque, raffinato materiale dall’eleganza sobria e decorosa. Da quel momento in poi l’Europa divenne una delle maggiori produttrici e tutt’ora l’80% della produzione di questa fibra avviene da queste parti, prevalentemente in Francia, Belgio e Olanda (anche in Italia non siamo messi malissimo)! Questo perché in queste zone ci sono le condizioni ottimali: terreni adatti, clima favorevole ed esperti linicoltori, abili sia nella coltivazione sia nei processi di filatura.

A differenza dell’amico cotone, il lino ha bisogno di poca acqua (se ne risparmiano circa 650mila metri cubi) e non ha assolutamente bisogno di pesticidi. In più un campo di lino è in grado di assorbire circa 250mila tonnellate di CO2 ogni anno e l’energia richiesta è tra il 4 ed il 10% rispetto a quella impiegata per realizzare fibre sintetiche. Senza intrappolarci nei numeri ma così ad un primo sguardo si fa presto a capire come mai sia ritenuta una fibra 100% sostenibile. In più, come del maiale, anche del lino non si butta via nulla: dalle fibre del lino vengono ricavati filati di varia finezza; la stoppa di lino, quella prodotta in seguito a stigliatura pettinatura (processi usati per dividere fibra dalla paglia), viene usata per fare corde e per la fabbricazione della carta; i semi di lino, l’olio di lino e la farina sono comunque utilizzati in vari modi, anche come rimedi fitoterapici. Insomma, dalla coltura del lino non avanza niente!!!

Il lino è un tessuto versatile, disponibile in tantissime varietà, dalla più spessa a quella più leggera e sottile; il suo essere visibilmente “stropicciato” è stato trasformato dal mondo della moda da svantaggio a punto a favore. In più è un materiale estremamente fresco ma capace di mantenere un calore costante; assorbe l’acqua e nello stesso tempo ha un elevato grado di traspirazione: ecco perché in estate risulta un materiale perfetto per affrontare caldi particolarmente afosi! E’ ipoallergenico, facilita il sonno ed è super confortevole paragonato ad altri tessuti naturali e sintetici. In più è una fibra molto resistente, per cui trova impiego anche come tessuto performante per rivestire sci, parti meccaniche, canoe e addirittura caschi per motociclette. Del 1860 è l’invenzione del Linoleum, quel pavimento facile da pulire e decorativo che andava di moda qualche tempo fa, ottenuto proprio dall’olio di lino! Insomma, è incredibile quante cose ci si possono fare con questa fibra…

Ho riscoperto questo materiale meraviglioso grazie ad una lezione tenuta da Ornella Bignami Re durante il corso Out of Fashion; lei fa parte di Master of Linen,  una confederazione portavoce di 10.000 aziende che si occupano dello sviluppo, dell’analisi di mercato e delle innovazioni nel campo del lino e della canapa (ve ne parlo la prossima volta). Tante sono le iniziative creative nelle quali portano avanti progetti legati alla diffusione e alla conoscenza di questa fibra così versatile ma spesso sottovalutata. A Milano e a Parigi esistono due Linen Dream Lab, showroom dedicati all’innovazione tessile e alla tecnologia, con servizi dedicati a coloro che lavorano nel campo del design e della moda.

Ph credits Paulina Arcklin

In questo caso le controindicazioni sono pochissime e davvero tra le fibre naturali il lino sembra godere di una posizione privilegiata per quanto riguarda la sostenibilità, almeno quella della produzione e dei processi tessili. Per i trattamenti ai quali viene sottoposto dopo andrebbero visionati caso per caso, ma intanto la partenza è ottima. O no? Che ve ne pare? 😉