MORGATTA INTERVISTA

Le mie interviste a persone/personaggi della “scena” contemporanea (mia&vostra). Enjoy…

Intervista a Dj Gruff (10/10/09)

MORGATTA:Il tuo incontro con l’hip hop risale al lontano 1982. Ci racconti com’è nata questa passione? Ti sei direzionato subito verso il djing o hai “provato” anche l’approccio con le altre arti?

DJ GRUFF:Ho iniziato prima con i giradischi ma è stato il brekkare che mi ha portato all’hiphop – e da li mi sono…

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MORGATTA:Il tuo incontro con l’hip hop risale al lontano 1982. Ci racconti com’è nata questa passione? Ti sei direzionato subito verso il djing o hai “provato” anche l’approccio con le altre arti?

DJ GRUFF:Ho iniziato prima con i giradischi ma è stato il brekkare che mi ha portato all’hiphop – e da li mi sono groovizzato l’anima per la festa che verrà (dentro quello che troverò).

MORGATTA:Nel tuo percorso hai collaborato con moltissimi personaggi e con altrettanti gruppi del panorama hip hop italiano. Quali sono le esperienze più significative della tua carriera?

DJ GRUFF:Il regio, radical stuff, casino royale, ipas, sangue misto, alien army, 13b maserio, looperatoritaliani, benopolismi, il mio forum, tokyo…. le mie figlie…..

MORGATTA:Torino e Tokio sono le città tra le quali ti muovi attualmente. Come mai proprio il Giappone come seconda “patria”?

DJ GRUFF:Chiyo, asahi e fiore – orrù

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MORGATTA:Settembre 2007: Viene e va. Un progetto davvero singolare che coinvolge moltissimi esponenti della scena italiana. Ce lo racconti?

DJ GRUFF: Ci voleva – casualmente è andata strabene.
Ho un forum dove accadono spesso cose di questo tipo….
Nel circuito delle luci della ribalta conto meno di nulla – ma se parliamo di mostritudine – ho la fortuna di avere a che fare con i miei eroi nella modalità amichevole. Il mio saperfare (ammesso che esista) è tutto merito loro.

MORGATTA:Oltre ad essere un dj, beatmaker e rapper di indubbio valore artistico, sei anche un organizzatore di eventi musicali. Gusto Dopa al Sole, Valvarap, Valvabeat, ecc. In quale ruolo ti rivedi maggiormente?

DJ GRUFF:“Bitmecher” è un termine che mi sta antipaticissimo – dj e rapper (se tanto mi da tanto) sono tagliato fuori dal mondo. Non mi è concesso uniformarmi a certe puttanate, devo capire cosa mi porterà alla luce – o meglio dire: l’hiphop ora come ora sembra una puntata di uomini e donne – sono allergico a certe stronzate. E’ una questione di attitudine. Non mi identifico più in nulla (come dice in viene e va – fratomo simone).
Come organizzatore sono una frana. O tutto o niente – tutto per il momento a quanto pare non è possibile.
Mi rivedo maggiormente nel ruolo del pazzo visionario che nonostante tutto ancora ci crede.

MORGATTA:Dj Gruff & Bonnot. Vi abbiamo visto insieme sul palco del Saschall lo scorso 11 settembre. Come ti è sembrata la situazione?

DJ GRUFF:E’ stato un bellissimo fatto – fiorenza è sempre fiorenza. Passeggiando in certe vie mi si presentano poesie d’altri tempi in una lingua che non riesco ancora a decifrare al meglio ma avverto i flussi.
Flussi magici.
Benopolismi si sta materializzando – Sandro e Walter non hanno fretta.
Mettici pure che ho conoscuto voi ….
Uot mor chen ai say?
top billin !!!!!!!!

Mi preoccupo sempre.
Per esempio a volte – una canzone la rifaccio 3 volte e poi la butto.
In effetti mi è capitato di buttare (dopo un ascolto emozionato) delle musiche venute fuori esattamente come le volevo.
Le rimando a Dio – chi è Dio?
Quello che non si sa
Se si sa non è Dio
E’ la regola
Il presepe il muschio natale e la befana sono altre maniche per giubbe uniformate alla convenienza del momento.

Un grazie sentito al “poeta”.

Intervista a Walter Bonnot(3/09/09)

MORGATTA: “Uragano” è il brano che anticipa l’uscita del tuo album da solista. Dopo anni di collaborazioni e produzioni importanti è arrivato anche per te il momento di mettersi in discussione in prima persona….? BONNOT: Di sicuro dopo tanti anni ho accumulato stimoli e idee; la voglia di concretizzare un progetto mio e di avere…

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MORGATTA: “Uragano” è il brano che anticipa l’uscita del tuo album da solista. Dopo anni di collaborazioni e produzioni importanti è arrivato anche per te il momento di mettersi in discussione in prima persona….?

BONNOT: Di sicuro dopo tanti anni ho accumulato stimoli e idee; la voglia di concretizzare un progetto mio e di avere la massima libertà creativa cresceva e così ho assecondato l’istinto di provare a fare cose parecchio diverse. Indubbiamente in ogni pezzo si riconosce il mio suono, ma rispetto ai miei lavori precedenti ho potuto osare davvero molto, cosa che non sempre è possibile fare lavorando con altri e/o per altri.

MORGATTA: Nel singolo Uragano compaiono Nitto dei Linea 77 e Jake La Furia dei Club Dogo. Come è nata questa collaborazione…e sopratutto come ha funzionato l’esperienza?

BONNOT: Ho conosciuto entrambe sul palco un paio di anni fa. Assalti frontali e Linea 77 erano insieme in cartellone al Pollino Festival e l’incontro con i Club Dogo è avvenuto al concerto di apertura estiva di un locale nelle marche, dove abbiamo suonato assieme. Poi ci si è rincontrati… Soprattutto con Nitto, tra concerti in giro e serate a Torino, città che ho frequentato molto negli ultimi anni per via degli 2 ultimi album di Assalti (realizzati a Casasonica) e le mie collaborazioni con Gruff e con altri artisti torinesi.
Un giorno, dopo un concerto dei Linea77 a Bergamo, io e Nitto ci siamo detti: “Perchè non fare un pezzo assieme?” Da lì è nato il resto…Ho pensato al suono che volevo dare alla canzone e poi ad un rapper da affiancare a Nitto, per mantenere un taglio rap/metal…
Ho trovato che Jake fosse la persona giusta e quando l’ho chiamato lui è stato molto contento ed interessato alla cosa. C’è stato un continuo scambio di idee e consigli e abbiamo lavorato davvero bene insieme, nonostante la difficoltà nel riuscire a vedersi spesso, dato i numerosi impegni di lavoro di tutti tra tour, studio e promozione.

MORGATTA: Il 22 giugno è uscito il video. Che feedback hai avuto?

BONNOT: Il video è piaciuto davvero molto, la qualità ha premiato.
Fabrizio Conte (il regista) e i ragazzi hanno fatto un ottimo lavoro dal punto di vista tecnico e questo è stato apprezzato da pubblico e critica.
“Uragano” è piaciuto a XL di Repubblica e il video è stato presentato in Anteprima sul loro sito (xl.repubblica.it) per 2 settimane, per poi iniziare a girare nei vari altri canali.
Il video è diretto, molto street nei contenuti, ci siamo solo noi 3 che suoniamo in un’unica “location” che spacca! (il C.s. Pacì Paciana di Bergamo).
Parecchi siti hanno pubblicato “Uragano”, così come molte radio e Tv che l’hanno messo in rotazione tra cui All Music e Hip Hop Tv (Sky).

MORGATTA: “Intergalactic Arena” sarà l’album completo che uscirà in autunno. Hai collaborato con moltissimi artisti anche per questa tua produzione. Ci puoi anticipare qualcosa?

BONNOT: Si, ci saranno molti ospiti, tutti amici o gente con cui ho condiviso progetti e/o palchi. Tra cui Gruff, General Levy (U.K.), Ramallah Underground (Palestina), Sud Sound System, Esa & Junior Sprea, Militant A, Caparezza, Zubz (Sud Africa), Piotta, Tormento & Inoki e appunto Nitto e Jake.
Ma anche altri ospiti a sorpresa, non per ultimo il mitico Don Andrea Gallo!!!

MORGATTA: Uragano: hip hop ma non solo. Cosa ci dobbiamo aspettare musicalmente dal resto dell’album?

BONNOT: Di sicuro hip hop, drum’n’bass, dancehall e reggae!
In realtà le sonorità sono davvero meticce.
Anche Uragano, come avrai sentito, ha un beat hip hop, suoni rock, chitarre metal e il tema/melodia principale suonato dal basso synth, (cosa tipica della drum’n’bass)…
E il disco non è ancora chiuso quindi chissà…

Incontro “ravvicinato” con Dj Double Dee (14/04/09)

Un intervista al Dj Duble Dee realizzata in quel di Rimini.
Il ragazzo suona bene!!

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Nonostante il mio interesse per il mondo “rosa” ed il mio costante promuovere donne ed iniziative sostenute dall’universo femminile, non posso negare di non inciampare (per caso o per volontà) in personaggi maschili che attirano la mia attenzione (professionale, ovviamente)!
Così è stato quando ho conosciuto Filippo.
In un periodo in cui di dj non ne volevo più sentir parlare (…) mi sono imbattuta in questo ragazzo durante una serata allo Yab. Discutendo della colonna sonora della serata (più o meno valida) se ne esce fuori con “Anche io faccio il dj”, “Ah sì (penso), eccone un altro”. Ma, stufa della scena fiorentina, e troppo curiosa di sentirlo suonare, decido di andare in trasferta in una delle sue serate estive in quel di Rimini. Per la prima volta, dopo diversi mesi in cui andavo a ballare e stavo ferma (ioo??), mi sono divertita, ballando dall’inizio alla fine.
E così, serata dopo serata, mi sono sempre più convinta che il ragazzo ne sapeva.
Non è solo tecnicamente preparato, ma fa un’accurata selezione, tenendo sempre un occhio alla pista e sfoderando pezzi di storia dell’hip hop in qua e là.
Ma la sua passione per l’hip hop e per la musica in generale non si ferma al “clubbing”: i progetti e le aspirazioni di questo giovane sono ben altre…

M: Filippo Boschin, in arte Dj Double Dee, 28 anni, bolognese. Una passione: quella per la musica! Da dove nasce?

DD: La passione per la musica nasce da mio padre: da piccolo mi addormentava suonando De andrè con la chitarra.. per me era un fenomeno…e da allora ho cominciato ad ascoltare qualsiasi tipo di musica.

M: Quand’è la prima volta che ti sei avvicinato alla consolle?

DD: La prima volta “ufficiale” in cui mi sono avvicinato alla consolle è stato l’inverno del 2002. Un mio amico mi chiese se conoscevo qualcuno che potesse suonare al “Lord Lister” storico locale di Bologna. Mi ricordo che suonavo rock ed elettronica…

M: Di tutti i generi musicali, come mai proprio l’hip hop?

DD: Buona domanda…Immagino perchè sono sempre stato affascinato dagli USA sin da piccolo… poi crescendo ho capito che l’hip hop è l’unico mezzo di espressione che alcune persone hanno avuto per provare ad emergere dalla realtà degradante in cui sono cresciuti. Poi negli ultimi tempi tutto si è trasformato: i pantaloni larghi sono diventati una moda, ogni tv manda almeno due tre video hip hop in rotazione, anche i testi degli artisti sono cambiati, ma penso sia normale che anche l’hip hop come musica o movimento, si evolva negli anni.

M: La tua “formazione” è avvenuta sopratutto a Bologna, tra locali storici come Corto Maltese, Kinki, Quando hai cominciato ad uscire fuori dalla tua città? Quanto è importante per un Dj uscire dal proprio contesto?

DD: Per un dj che ha come aspirazione di poter campare un giorno solo con la musica è vitale uscire dalla propria città…Io ho cominciato nell’estate del 2002 quando con la 1touch abbiamo organizzato l’Energie a Cesenatico. E’ stata la prima occasione dove ho potuto suonare solo hip hop! Da li ho poi conosciuto la realtà di Rimini suonando al Bahamas con la Cream Entertainment e l’estate successiva ero in Sardegna, al mitico Reggae Pub con dj Chicca.. esperienza fantastica.

M: Da un paio di anni giri spesso anche dalle nostre parti. Si dice che Firenze, grazie allo storico Yab, vanti una clientela più “attenta”. E’ vero? Hai notato una sostanziale differenza di pubblico?

DD: Beh, senza nulla togliere al mio pubblico emiliano, in Toscana posso permettermi qualche lusso in scaletta che a Bologna suono con qualche mese di ritardo. E’ normale: Firenze è una realtà molto diversa; gli studenti stranieri sono tantissimi e all’estero l’hip hop è molto più ascoltato sia dalle vecchie che dalle nuove generazioni. Diciamo che a Bologna le novità vanno introdotte poco per volta, a Firenze, grazie a locali come lo Yab, le novita arrivano prima…

M: Dj ma anche producer (e in qualche occasione anche mc). Ci parli di qualche tua produzione/collaborazione?

DD: Mc è una parola grossa! Scherzi a parte, da un annetto sono riuscito ad acquistare qualche macchina per poter realizzare il mio progetto da beatmaker. Sul mio space gia si può sentire qualche lavoro. Per il momento collaboro con il Farm Factory che è uno studio presso il quale registrano e si forniscono giovani mc con parecchia voglia di fare. I progetti sono tanti, il lavoro anche, ancora non svelo nulla…

M: YAO vol 1: è da poco uscito il tuo “primo” mixtape ufficiale. Che senso ha, oggi, in Italia, fare dei mixtape?

DD: A mio parere per un dj che vuole emergere, il mixtape è fondamentale. Fa capire agli altri come sei tecnicamente, che gusto hai nella selezione, ti promuove quando non hai un nome risonante che può farlo. Mi sono divertito molto a fare il mio primo mixtape e devo dire che la richiesta, non appena saputo dell’uscita è stata alta. Consiglio a tutti di farne e di farne il piu possibile perchè escono pezzi nuovi di continuo e tramite il mixtape la clientela è anche molto piu aggiornata.

M: La tua massima aspirazione per il futuro in questo campo?

DD: Mi piacerebbe continuare a suonare finche il fisico mi permetterà di fare orari indegni!!! E il sogno nel cassetto è produrre un mc sconosciuto per lanciarlo. Diciamo che mi piacerebbe ripercorrere le orme di dj Fish dopo i Sottotono.

M: Double Dee tra 10 anni: come ti vedi?

DD: Mi vedo sempre dietro a una consolle con un po più di pancia…..

M: Il tuo consiglio spassionato per aspiranti dj?

DD: Non fermatevi mai anche se all’inizio ogni porta si chiudera in faccia. Adesso chiunque puo masterizzare due cd e fare il dj ma, come nella boxe, il piu forte può venire fuori anche alla ditanza e vincere ai punti…

Attualmente è resident dj al Corto Maltese (BO) tutte le domeniche, e al Glamour (FI) ed è special guest tutti i sabati al Soul Center (BOLOGNA). Tra i posti che lo hanno visto dietro la consolle anche il nostro Yab a Firenze, lo Chalet delle Rose a Bologna, il Bahamas a Rimini. Resident dj la scorsa estate al Central Park e lo scorso inverno al Maracanà, ha aperto concerti e suonato agli after party di nomi come Lil Jon, Fat Joe, Mario, David Banner, Lil Flip, Tormento e Metal Carter. Ha collaborato e diviso la consolle con alcuni dei piu importanti dj italiani come Master Freez, Dj Chicca, Fish,Dj K Blast, Dj Smoka e Black Angel.

Ma questa è solo una parte del percorso di Double Dee. Il resto deve ancora arrivare…

Intervista a Leva57 (15/10/09)

Morgatta:Partiamo dall’inizio. Quando e come ti sei avvicinata alla cultura Hip Hop? Leva57:Mi sono avvicinata all’Hip Hop nel 1994: abitavo ancora a Locri (RC), un paese che negli anni successivi ha dato molto alla scena Hip Hop calabrese, quando per caso vidi il video di You Gots to Chill degli EPMD su Viva Polska. E’stato…

Scritto il 15/10/09 da Morgatta

Morgatta:Partiamo dall’inizio. Quando e come ti sei avvicinata alla cultura Hip Hop?

Leva57:Mi sono avvicinata all’Hip Hop nel 1994: abitavo ancora a Locri (RC), un paese che negli anni successivi ha dato molto alla scena Hip Hop calabrese, quando per caso vidi il video di You Gots to Chill degli EPMD su Viva Polska. E’stato folgorante, Eric e Parrish in quel video si muovevano seguendo quel groove che a me piaceva tanto ma al quale ancora non riuscivo a dare un nome. Nello stesso periodo mio cugino conduceva un programma in una radio locale e con lui c’erano dei suoi amici che ascoltavano Hip Hop che ogni tanto si divertivano anche a mandare in onda pezzi sia di Hip Hop italiano che americano: uno di questi è Masta P degli attuali Kalafro Sound Power, oggi mio amico. Ero molto piccola, ma adesso posso dirti con sincerità che nonostante fossi naturalmente ignorante in materia sapevo già che quel groove faceva parte di me e della mia personalità: mio padre ascoltava molto rock e mia madre molto funk e disco ‘70, dunque anche se loro non erano dei collezionisti o dei ricercatori di rarità, perchè in effetti si limitavano ad ascoltare i generi ma comunque solo ciò che arrivava loro mediaticamente, hanno influenzato i miei gusti musicali. Ẻ per questo che per me non è una moda, ormai l’adolescenza è passata da un pezzo e l’Hip Hop è parte di me…è me. Se lo abbandonassi, abbandonerei me stessa e mi sentirei snaturata. Ogni giorno il 90% di ciò che faccio è connesso in qualche modo all’Hip Hop, negli anni ho conosciuto persone che oggi sono molto importanti per me grazie a questa cultura.

Morgatta:Sei stata nominata Zulu Queen da Phase2. Ci puoi parlare di questa esperienza?

Leva57:Il 2007 è stato un anno molto positivo per me, ma non mi aspettavo assolutamente che mi venisse data la nomina. Dopo mesi di domande che consideravo normali per uno curioso come lui, Phase mi ha detto: “tu per me sei una zulu queen, puoi tenere questa cosa per te o decidere di condividere quest’opportunità. Cosa vuoi fare?” Io penso che l’Hip Hop e le opportunità vadano condivise, dunque ho deciso di accettare, rendere pubblica la nomina e lavorare con un team di zulu heads. Adesso c’è molto da lavorare, da poco è arrivata l’autorizzazione ufficiale per lavorare finalmente al capitolo Zulu Nation italiano e da Gennaio 2010 partiremo con tutte le carte in regola. Questi due anni e mezzo sono serviti per testare se la gente era davvero interessata al movimento, sono arrivati parecchi moduli per l’iscrizione ma i primi moduli servivano appunto per testare il consenso e dimostrare al chapter base americano che non stavamo scherzando. Magari a qualcuno è sembrato che perdessimo tempo, invece siamo stati costretti ad aspettare perchè senza l’autorizzazione finale avevamo delle opportunità molto limitate: non potevamo ancora chiedere una cifra di iscrizione ufficiale agli iscritti, non potevamo che organizzare party. Il 7 Dicembre ci sarà il primo Zulu Anniversary Ufficiale curato da OZM: a Torino avremo ospiti del calibro di Masta Ace & Edo G, il tutto si svolgerà all’Hiroshima Mon Amour.

Morgatta:Tra i vari eventi da te organizzati c’è anche “Tecniche Perfette”. Com’è nata la collaborazione con MastaFive?

Leva57:Con Mastafive prima di tutto c’è un rapporto di fratellanza, ci conosciamo ormai da più di dieci anni e sappiamo di poter tranquillamente discutere con serenità se qualche problema si presenta all’orizzonte. Questo ci ha portati a lavorare insieme senza imposizioni: tutto si è sviluppato naturalmente, aiutandoci reciprocamente, semplicemente per l’amore di qualcosa che reputiamo sia ormai parte di noi stessi e per crescere. Ho deciso di supportare e lavorare per il Tecniche Perfette perchè secondo me è differente dalle solite gare di freestyle, ha una continuità, punta alla qualità e soprattutto ha un manifesto e delle regole ben precise: è facile salire su un palco e offendere la mamma dell’avversario, è più difficile dire qualcosa di sensato e con stile. Il nome forse può trarre in inganno, in quanto non vengono premiati solo i “tecnicismi”, anzi, al Tecniche Perfette viene premiata la personalità del freestyler… siamo un po’stanchi dei personaggi, i vincitori delle finali del TP, come ad esempio Ensi, hanno personalità da vendere e sfido chiunque a dimostrare il contrario!

Morgatta:Il We B*Girlz è uno degli eventi internazionali ai quali hai partecipato e dal quale hai portato in Italia un’ esponente, Mauikai. Com’è andata? C’è differenza tra le signorine “italiane” e quelle “straniere” che fanno Hip Hop?

Leva57:Il We B*Girlz l’anno scorso è stato davvero potente. Io e Mauikai ci siamo incontrate a Berlino perchè lei presentava il festival e doveva anche esibirsi. Abbiamo parlato molto e abbiamo riso parecchio, quindi l’ho invitata in Italia e a Torino sono stata la sua dj, ci siamo divertite molto e il posto era pieno di gente, si è creata una bella atmosferma, tutti erano presi bene… spero che possa tornare in Italia a suonare! All’Italia non manca nulla, io posso solo riportare la mia esperienza e semplicemente consigliare loro di viaggiare, perché ti apre la mente, ti sblocca e ti arricchisce molto, ti aiuta a colorare e a dare lo sprint giusto alla tua personalità… capisci che ogni giorno c’è qualcosa di nuovo e che non si finisce mai di imparare! Dalle mie amiche Mauikai e Yarah Bravo in questi ultimi anni ho imparato che bisogna rimanere con i piedi per terra e raggiungere un obiettivo ogni giorno, sorridere, voler bene a chi ti sta intorno ma soprattutto a te stessa: se vuoi bene a te stessa, vuoi bene anche all’Hip Hop e non faresti mai nulla che gli vada contro o che intacchi la sua dignità

Morgatta:Ultimamente stai parecchio dietro la consolle. Ti vedremo alla Female Jam in qualità di dj. Quando ti sei avvicinata al djing?

Leva57:Colleziono dischi più o meno dal 1996, anno in cui ho capito che ciò che mi emozionava era l’Hip Hop e tutto ciò che gli sta intorno. E’stato un passaggio piuttosto naturale, anche se graduale e lento, ma ad un certo punto ho sentito l’esigenza di condividere con gli altri ciò che mi piaceva. L’aver ascoltato tanti dischi per tanti anni mi ha permesso di creare un mio background personale in maniera istintiva, senza troppi calcoli. Ovviamente in questo periodo mi alleno spesso anche a casa, non si finisce mai di imparare e ogni giorno c’è sempre qualcosa di nuovo che mi meraviglia.

Morgatta:Dall’organizzazione alla consolle, passando per la promozione di eventi e di artisti. Progetti futuri? Ringraziamenti particolari?

Leva57:Sono da poco parte del range di artisti di B.M. Records (www.bmrecords.eu), label indipendente di Mastafive e sto suonando in giro per l’Italia. Ti rilascio un’anticipazione di cui ancora pochi sono a conoscenza: il 22 Novembre io e B-boy Serio inaugureremo il Tecniche Perfette B-boying, la prima tappa avrà luogo a Palermo allo Zsa Zsa; il 7 dicembre passerò dei gustosi pezzi funk per b-boys & b-girls all’Hiroshima Mon Amour di Torino prima del live di Edo G e Masta Ace. Volevo ringraziare tutto il collettivo Omega Zulu Maasai & supporters, Mastafive & Dj Double S, Phase II, B-boy Serio, Rei e Mauikai per il supporto e la fiducia che mi han sempre dato. Per il resto visitate pure www.myspace.com/leva57 per tenervi aggiornati o aggiungete “Karmen Leva Sorbara” a facebook. One Love!

Introducing Ms “B3tty $ty£3” (31/12/07)

La prima volta che mi sono “imbattuta” in Betty era alla prima edizione del contest “Give it Up” di Rimini. In mezzo al campo da basket una coppia di ragazze sfida una coppia di ragazzi in freestyle. Una delle due ha un’energia incredibile, un “flow” che ti costringe a guardarla, oltre che una french manicure…

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La prima volta che mi sono “imbattuta” in Betty era alla prima edizione del contest “Give it Up” di Rimini. In mezzo al campo da basket una coppia di ragazze sfida una coppia di ragazzi in freestyle. Una delle due ha un’energia incredibile, un “flow” che ti costringe a guardarla, oltre che una french manicure invidiabile e uno scollo che distrae. Molto più simile ad una ragazza uscita da un video “black” che una delle solite ballerine “in pigiama” che si vedono in giro per le manifestazioni qui in Italia. Niente in contrario al pigiamastyle, ma non posso dire che la signorina passasse inosservata…E così anche durante le altre occasioni in cui l’ho incontrata in giro.
Sicuramente non sarà sfuggita nemmeno a voi nel video dei Club Dogo o nella pubblicità della Banca Antonveneta (per citare solo alcune delle sue innumerevoli apparizioni). Quindi, continuando il mio percorso tra i personaggi femminili emergenti, non potevo non presentarvi questa figura di spicco nel mondo della danza hip-hop (qui in Italia per di più)!
L’ho intervistata per voi…

MORGATTA: Poche parole per descriverti…

BETTY STYLE: Se dovessi descrivermi ti direi sicuramente che la mia forza è il carattere, con i suoi mille difetti e la testa dura come pochi ma che grazie a questi oggi posso continuare a camminare per la mia strada a testa alta. Per raggiungere i miei obiettivi (e sono solo all’inizio…) non sono mai scesa a compromessi e ne vado orgogliosa.

MORGATTA: Come e quando nasce la tua passione per la danza?

BETTY STYLE: La passione per la danza è nata grazie ai miei genitori che sono stati entrambi degli sportivi e sin da piccolissima mi hanno accompagnata passo dopo passo in diverse discipline (nuoto, ginnastica ritmica, pattinaggio, atletica leggera…) fino al corso di danza che tutte le bambine han sempre sognato. Inutile dire che non ho mai smesso…

MORGATTA: So che hai fatto parecchie esperienze all’estero, la più valida?

BETTY STYLE: Ho fatto diverse esperienze all’estero e le ritengo tutte molto valide.
Per me sono state parte di una crescita, artistica e personale.
Quando vivevo a New York City lavoravo come cameriera in un ristorante italiano per pagarmi le lezioni di danza a Broadway e mangiavo pasta in bianco tutti i giorni per realizzare parte dei miei sogni che mi avevano portata dall’altro capo del mondo rispetto alla mia provenienza, anche questa è stata un esperienza.
Ricordo con piacere l’ingaggio per i VMA’S – VIDEO MUSIC AWARDS 2002 con il rapper Ludacris e l’esser diventata Assistente Coreografa di Jermaine Brown, grande Artista di fama internazionale. Oltre a lavorare come ballerina al suo fianco quando lui mancava per impegni di lavoro sostituivo le sue lezioni presso la scuola Broadway Dance Center ed è stato il mio primo grande approccio nel tenere dei corsi.
Poi mi sono trasferita a Los Angeles e non posso non citarti i VIBE AWARDS con la bellissima Ciara e le incredibili coreografie curate dai grandi Roro e Jamaica o il lavoro con Jamiroqai.
Insomma la lista è davvero lunga ma credo che ogni esperienza sia assolutamente unica e singolare! Vivo ogni giorno al massimo, con tutta l’energia che posso sprigionare dall’interno del mio corpo e dalla mia mente.

MORGATTA: E dell’Italia, invece, cosa ne pensi?Come si sta muovendo rispetto alla cultura hip-hop?

BETTY STYLE: Penso che l’Italia sia uno dei paesi più belli del mondo e sono fiera di essere una “mangia spaghetti”.
La cultura Hip Hop nasce a NYC e questo si sà, ma non dimentichiamoci che noi qui abbiamo dei grandi pionieri e mi permetto di citare il grandissimo Maurizio “The Next One” e il mitico Poppin’Kris. Grazie a persone come loro i più giovani possono capire il messaggio reale che viene diffuso nella maniera giusta piuttosto che credere al “primo arrivato”. Penso che in questo ci sia una totale mancanza di rispetto per le persone che vivono realmente questa cultura e poca informazione. E’ troppo semplice lasciarsi “abbindolare” da ciarlatani che vestendo panni extra-large firmati si vendono come “guide” o “guru” della cultura e l’Italia ne è piena, ma posso assicurarti che le cose stanno piano piano cambiando.

MORGATTA: Diciamo che dello “style” hai fatto il tuo “marchio”.Quanto conta l’immagine in questo campo?

BETTY STYLE: Il nome d’arte “B3tty $ty£3” è nato a NYC e sono stati dei miei amici a battezzarmi dopo avermi vista ballare; da allora è rimasto tale e lavoro sodo ogni singolo giorno per far sì che la mia persona sia all’altezza di questo fardello.
La società in cui vivamo ci “impone” un certo canone d’immagine, ma chi ha detto che per poter esprimere il proprio talento bisogna essere belli, magri e alti???!!!…
Penso che un mezzo potente come la televione non venga usato in maniera corretta, specialmente per quanto riguarda il campo dello Spettacolo. Non trovo giusto che non ci venga attribuito lo spazio necessario per la nostra forma d’espressione e che l’italiano medio venga rapito da stupidi movimenti rattoppati insieme chiamati ingiustamente balletti esegiuti da persone totalmente incompetenti in materia che si trovano lì magari per un puro e semplice fatto d’immagine.
Il nostro paese è ricco di storia e di cultura ma nello stesso tempo è incredibile il peso dell’ignoranza in cui viviamo, il mestiere dell’Artista non è assolutamente riconosciuto e molte volte sono gli Artisti stessi a doversi tutelare con le proprie forze.

MORGATTA: Cosa vuole fare Betty “da grande”?

BETTY STYLE: B3tty “da grande” vuole diffondere al meglio il messaggio fino a che ne avrà la forza. Vorrei essere un esempio per la nuova generazione che verrà.

MORGATTA: Un consiglio a chi volesse intraprendere la tua strada…

BETTY STYLE: Alle persone che volessero intraprendere la mia strada posso consigliare… di cambiare subito idea!!! … scherzo ovviamente.
Bisogna essere forti e non lasciarsi condizionare dagli avvenimenti esterni, “volere è potere” ed io ne sono la prova vivente ;D
Allenarsi sempre e cercare una continua crescita perché non solo nel percorso Artistico ma in generale nella vita non si arriva mai.

25 anni,un curriculum veramente pieno, una grinta da ammirare e le idee molto chiare…Meno male abbiamo delle signorine di cui vantarci anche in questo campo…Che aggiungere?
Keep on dancing girl!

Intervista a Simone Massoni- STO SketchThisOut- (5/10/09)

Morgatta: artista, illustratore e visual designer. Dove e come è nata questa passione per le arti visive? Simone:Boooh!? La risposta, a dispetto delle apparenze è molto seria, anche nell’enfasi dell’esclamazione che ho scelto. Anch’io mi sono chiesto molte volte da dove venga questa passione. Come tutti, da piccolo disegnavo spesso, mi piaceva disegnare più degli…

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Morgatta: artista, illustratore e visual designer. Dove e come è nata questa passione per le arti visive?

Simone:Boooh!?
La risposta, a dispetto delle apparenze è molto seria, anche nell’enfasi dell’esclamazione che ho scelto.

Anch’io mi sono chiesto molte volte da dove venga questa passione. Come tutti, da piccolo disegnavo spesso, mi piaceva disegnare più degli altri forse, ma è anche vero che ero più predisposto e quindi venivo incitato maggiormente a farlo. Il classico quesito su chi sia nato prima tra uovo e gallina.

Per cui il mio cruccio più frequente rispetto a capire quando e come ho cominciato, è piuttosto perché ho cominciato.

In breve mi chiedo: Se non fossi stato spinto a esprimermi sempre e sempre di più da chi mi stava attorno, mi sarebbe piaciuto lo stesso così tanto disegnare?

Sul dopo-pubertà il percorso di avvicinamento all’arte è abbastanza classico invece, ho cominciato con i fumetti (dei paperi prima, degli investigatori dell’incubo dopo), ho continuato con i fumetti spaziando in ogni genere e tipologia. Di pari passo mi sono avvicinato sempre più all’arte -soprattutto alla pittura- e successivamente al mondo della grafica.

Amici con passione in comune, mostre, eventi più da spettatore che da partecipante attivo, e poi un breve stage presso uno studio di grafica di Firenze (Studio KmZero) che ha definitivamente ufficializzato la mia passione per la comunicazione.
Perché alla fine di questo tratta ogni genere di arte, di comunicare.

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Morgatta:Nel tuo percorso sei passato dall’illustrazione per bambini, alla grafica applicata alla moda, fino alla collaborazione con lo studio KmZero anche per spot animati. In cosa ti rivedi di più?

Simone:In tutti e tre, nel senso che questo passaggio non è avvenuto negli anni, conseguenza di una crescita o anche di uno stile che si è evoluto piano piano.
Piuttosto ogni giorno lavoro per committenze che mi richiedono – quando più uno, quando più l’altro – l’uso di ognuno di questi medium linguistici (visivamente parlando).

Ultimamente vorrei incrementare tutti i progetti più vicini ad un mood underground, in cui possa mischiare grafica e illusrtrazione e quindi diminuire le commissioni di illustrazione per l’infanzia, tenendo solo i progetti a cui veramente tengo. E’ una decisione recente, vedremo se ce la farò.

Morgatta:STO. Parlaci un po’ del progetto SketchThisOut?

Simone:SketchThisOut nasce nel 2005 ma non ne sono poi così sicuro. Inizialmente è cominciato come un acronimo che accompagnava i graffiti che facevo ( in cui sono sempre stato abbastanza scarso) e i primi disegni per flyer (bruttissimi anche quelli, ne ho ritrovati un paio poco tempo fa mentre cercavo di mettere in ordine casa e sono venute fuori delle cose indecenti).

Poi nel 2005 ho deciso di registrare il logo e fare le cose più seriamente.
Idealmente SketchThisOut nasce come fucina creativa, un brand che promuove tutto ciò che è legato al mondo del visual. Per questo, nonostante lo spazio dedicato all’illustrazione sia sempre predominante, ogni progetto nasce dalla volontà di amalgamare linguaggi diversi come grafica, motion video, foto e musica.

Ad oggi S.T.O. ha all’attivo due serie di t-shirt (più una terza di prossima uscita), alcuni short video, varie collaborazioni per progetti grafici legati ad eventi, mostre, performance, musica e diffusione della cultura visiva.
Quello che diversifica il mio brand dall’attività che faccio regolarmente come illustratore, è la ricerca continua di nuovi linguaggi e soprattutto la formula collaborativa nell’espressione dell’arte.

In più prima dell’estate ho realizzato un libretto che riassume visivamente la porduzione degli ultimi due anni, chi è interessato lo trova in formato digitale qui o può richiederlo in formato cartaceo tramite il sito (www.sketchthisout.com)

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Morgatta:Come nasce la collaborazione con Gold?

Simone:Ho conosciuto Omar -il grande boss- circa quattro anni fa, tramite Renato, un amico Bboy che avevamo in comune e per cui alla fine abbiamo anche realizzato un video, co-firmando la produzione.

Gold era alla ricerca di un grafico in quel particolare momento e c’è stata subito un’intesa fra noi. Inizialmente ho lavorato, anche se non a tempo pieno, curando la veste grafica di alcuni prodotti per Gold e contemporaneamente realizzando una prima serie di illustrazioni per le maglie.

Nel tempo è andato scemando l’apporto a livello grafico (dove fra l’altro non firmavo i lavori come S.T.O) ma si è invece rafforzato lo scambio e la collaborazione a progetti sempre più complessi e impegnativi, legati al mondo del visual.
Nel frattempo non ho mai smesso, anche se in maniera discontinua, di fornire nuove grafiche alla “flotta” delle GoldTshirt.

Morgatta:Cos’è Meccàno?

Simone:Meccàno, per l’appunto, è un leitmotiv che si è ritagliato uno stile e uno spazio ben definito all’interno delle svariate collaborazioni grafiche avute con Gold.

Prima accennavo a quando, insieme all’apporto di grafica pubblicitaria, avevo anche prodotto un paio di illustrazioni per le magliette.

Una delle prime che decidemmo di produrre era Meccàno, ovvero una serie di circuiti, meccanismi e aggeggini vari di ogni tipo che andavano a ricomporre la forma originaria del logo.

La maglia piacque molto, oltre che a me, Omar e ai nostri amici, anche al pubblico!
Così che l’anno dopo ne seguì una seconda, e poi una terza e così via fino all’ultima grafica realizzata quest’anno, che riprende la silhouette della G di gold.

La performance di sabato scorso ha anche sancito l’inaugurazione della mostra omonima in cui riproponiamo tutte le maglie della serie Meccàno in nuove colorazioni e in alcuni casi con delle integrazioni illustrate ad alcuni dei soggetti originali.

Morgatta:Simone tra 10 anni…?

Simone:Copio e incollo la prima risposta: Boooh!?

Per farti capire -e attenzione, non parlo di dieci anni fa ma di molti meno- appena nel 2004 cercavo di fare fumetti e credevo che se tutto fosse andato bene avrei fatto quelli nel futuro. Poi sono stato colorista di fumetti (ma disegnatore no), grafico, ho lavorato come illustratore nel mondo della moda e animato degli spot per la tv con renne, scoiattoli e bestie varie impegnate in improbabili acrobazie sportive sulla neve, passando dai libri per bambini fino ad arrivare alla realizzazione di video.

Tutte cose che mai mi sarei aspettato di fare. Oggi sono attratto, come ti dicevo, da tutto ciò che è legato al visual, che vuol dire anche ai mezzi che ne permettono la fruizione e la diffusione. La tecnologia propone ogni giorno nuovi mezzi e noi creativi che stiamo dietro e cerchiamo di tenere il passo dobbiamo solo aspettare di capire cosa ci sarà di nuovo da usare per veicolare un’idea.
So questo: che fra dieci anni comunicherò.

Come e con quali mezzi, fortunatamente, non riesco neanche lontanamente ad immaginarmelo.

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Interivsta a Marco, organizzatore di Urban Code

Morgatta: Cos’è Urban Code? Quando e perchè è nata? Marco: Urban Code è un collettivo attivo nella zona di Venezia dal 2007: siamo per lo più tutti writers, artisti ed attivisti. L’aggregazione tra persone che poi ha portato ad Urban Code è nata a seguito delle prime perquisizioni ed inchieste contro noi writers qui a…

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Morgatta: Cos’è Urban Code? Quando e perchè è nata?

Marco: Urban Code è un collettivo attivo nella zona di Venezia dal 2007: siamo per lo più tutti writers, artisti ed attivisti.
L’aggregazione tra persone che poi ha portato ad Urban Code è nata a seguito delle prime perquisizioni ed inchieste contro noi writers qui a Venezia, che puntavano alla completa criminalizzazione dei soggetti e delle spontaneità creative. Urban Code è un tentativo di reazione, un laboratorio continuo sulle pratiche, i linguaggi e le identità. Cerchiamo di fare un discorso di senso sui graffiti, come chiave di lettura, specchio della realtà; oltre al Meeting of Styles Italy abbiamo curato qualche mostra (tra cui Headlines, in evidenza dal basso) e varie performance in città. Spesso collaboriamo con Sale Docks con cui condividiamo anche progetti di inchiesta, ricerca ed attivismo sulle tematiche della precarizzazione della cultura, delle identità non convenzionali e dei cambiamenti della città contemporanea.

Morgatta: La situazione dei graffiti in Italia varia da città a città. Com’è la scena nella vostra zona?

Marco: È normale che in ogni parte del mondo il modo di scrivere/disegnare cambi di città in città, di nazione in nazione. Il modo di scrivere discende dalle persone che lo fanno, dagli stimoli che ricevono da quello che gli sta intorno, e da quello che vogliono comunicare.

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Qui in Veneto veniamo dall’esperienza di una scena radicata e forte, che è cresciuta negli anni non solo nei numeri: sui treni per esempio si è sviluppata molto grazie a persone motivate, che hanno investito in questo tutte le energie. Non è un caso però che le operazioni organizzate di polizia siano arrivate qui prima che in altre zone: siamo nel Nord Est che corre, che non vuole tollerare le diversità, nemmeno creative, un laboratorio sperimentale della governance italiana, che stiamo cercando di contrastare.

Morgatta: Si è da poco concluso il Meeting of Styles 2009. Ci racconti com’è andata questa edizione?

Marco: Non ti nascondo la nostra felicità. Ci sono stati oltre 110 writers, quasi tutti italiani, che hanno dipinto 300 metri quadri di superficie sui differenti edifici che si trovano nel più bel parco di Mestre. Un occasione unica anche per trovarsi con amici di lunga data e con le nuove leve del writing italiano. Per noi è stata una festa e siamo entusiasti dello spirito di condivisione che si è respirato in quei giorni. La città ha reagito molto bene, un sacco di gente è passata a vedere, fotografare e chiedere informazioni. Poi molti bei pezzi, più che negli anni scorsi; siamo veramente contenti e ringraziamo tutti quelli che sono venuti a dipingere e ci hanno dato una mano.

Morgatta: Tra i propositi del Meeting of Styles 2009 c’era anche quello di “coinvolgere i cittadini, le associazioni e le istituzioni in un dibattito costruttivo sui temi degli spazi, del degrado cittadino e sul fallimento delle politiche di repressione”. Che risposta avete avuto?

Marco: Il sistema ha funzionato abbastanza bene. Siamo riusciti a fare leva sulle istituzioni, a farci appoggiare dai vari enti e autorità, spiegando, insistendo, chiedendo. Li abbiamo “costretti” a prendere una posizione, a non far finta che non esistiamo, a metterci attorno ad un tavolo a discutere ed a prendere delle decisioni.

Il successo del Meeting Of Styles Italy 2009 ha posto le fondamenta perché il Parco della Bissuola a Mestre diventi un luogo dove l’agire attivo dei writers interagisca in un virtuoso rapporto fra vita e luoghi sociali. È diventata una necessità per noi intervenire per riqualificare ed attuare un percorso di “reale decoro”, li dove i vecchi moduli erano evidentemente falliti ed apparivano come contenitori incapaci di rispecchiare la dignità della vita che li attraversava. Il Meeting of Styles Italy 2009 è stato un banco di prova per rendere comune un azione cosciente, mirata e di senso di chi fa writing in città; certamente la stragrande maggioranza della popolazione cittadina ha solo compreso solo l’intervento di riqualificazione urbana, ma ci auguriamo che sia stata obbligata ad una riflessione sulla reale natura di questa forma di attivismo in qualche modo “artistico”.

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Morgatta: Ultimamente in Italia si fa un gran parlare di graffiti: il degrado dei centri urbani, il vandalismo, l’illegalità. Anche voi siete quelli che “sporcano i muri”…come vi ponete?

Marco: Crediamo che non esistano writers bravi e writers cattivi. Ogni singolo usa lo spazio urbano come meglio crede, alla faccia delle leggi e delle telecamere. Le tags che disgustano molti sono un segno di spontaneità che va capito, è ingovernabile, che piaccia o no c’è. I graffiti provengono dalle tags, non si può far finta che non sia così. Sarebbe stupido fermarsi alle sole tags, per questo crediamo che sia indispensabile più consapevolezza possibile degli spazi cittadini da parte dei writers: la città va maggiormente analizzata e capita, ancora con il colore, ma non con superficialità. I treni in Italia per esempio sono l’esempio del fallimento delle retoriche sull’ordine e la sicurezza; i writers lo sottolineano dipingendoci, rompono lo standard del treno pulito (con la merda dentro): è scrivere il proprio nome, affermare la propria identità contro l’alienazione.

Per il futuro prossimo crediamo che sia essenziale interrogarsi su come le pratiche di spontaneità possano creare rete comune e, coscienti di quelle che sono le contraddizioni interne alla città contemporanea si ritaglino un ruolo protagonista di resistenza sociale. Crediamo che la città contemporanea vada agíta, non subíta.

Morgatta: Prossimi eventi in programma?

Marco: A parte il Meeting of Styles 2010 vogliamo continuare dei percorsi già intrapresi, che forse diventeranno delle mostre o pubblicazioni o qualcos’altro. Non abbiamo delle scadenze ben precise, per il momento solo dei piccoli obiettivi e voglia di fare insieme.

Complimenti a Marco e a Urban Code per il lavoro fatto fino ad ora e un in bocca al lupo per tutti i prossimi progetti.

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