Quel cane di un blogger!

Il cane è il miglior amico dell’uomo (dice). Molto spesso, però, l’uomo non è amico del cane, soprattutto se di mestiere fa il blogger o l’influencer.  Se sei il cane di una/un blogger hai tutto il diritto di odiare il tuo padrone e rivolgerti immediatamente alla protezione animali per essere salvato dalle grinfie di questi pazzi sfruttatori di cuccioli pelosi per i loro profili instagram o i loro post. Che una foto con il proprio animaletto ci sta, purché la bestia in questione sia ritratta nel suo stato animalesco, e non rivestito come un fashion blogger alla fashion week!!!

Ora, l’impermeabile quando piove e lo si porta a spasso va bene, un maglioncino se il cucciolo è piccolo e con il pelo corto e fuori imperversa la bufera di neve ci può stare, ma agghindare questi poveri cani in maniera esagerata per acchiappare qualche like in più è davvero imbarazzante. L’animale diventa un’estensione della o del blogger, che lo utilizza come fosse un elemento decorativo delle sue foto o addirittura come sostituto di se stessa per pubblicizzare marchi e prodotti…

Sembra che sorridano, ma io dubito che si divertano sul serio. La maggior parte dei blogger, poi, non se la fa chiaramente con cani di grosse dimensioni (complicherebbero il tutto); no, vogliono sottili e maneggevoli bestiole, i così detti “cani da borsetta“, così da poterli infilare bene nella nuova Kelly ricevuta in omaggio! A questi esserini danno nomi incredibilmente glamour come Diva, Chichi, Bon Bon, Pinky o Chanel, ed in men che non si dica prendono lo stesso atteggiamento snob, arrogante e stronzetto delle padrone. Meno feroci e più plasmabili, i piccoli si fanno, ahimè, fare di tutto…

In alcuni casi diventano loro stessi i blogger, i CANI sì, con delle pagine appositamente dedicate che raccolgono inspiegabilmente milioni di fan. E la domanda mi sorge spontanea: perché?!? Come si fa a dichiararsi amanti degli animali e poi trasformarli in ridicoli fenomeni da baraccone del web? Comeeee?!?

Non solo sul web: la nuova frontiera dei blogger ganzi è quella di portarsi i cani alle fiere di settore e alle sfilate, chiaramente vestiti di tutto punto e in tono con il padrone. Sembra essere questo il nuovo trucco per essere fotografati di più!!! O.o

Spero solo che un giorno tutti questi animaletti vittime delle padrone fashion un bel giorno si rivoltino…nel frattempo vado ad aprire un profilo instagram a Snoop&Elio! 😛 Buon lunedì…bau!

Buccia di Banana/Campagne fashion: why? #5

Le espressioni sono importantissime, perché la faccia parla anche quando le parole non escono. Ci sono facce che parlano di più ed altre che lo fanno meno (io non riesco a nascondere nessun pensiero perché la mia mimica, purtroppo, non tace…il che a volte non è per niente un bene, anzi), però anche nell’inespressività qualcosa si esprime. Attori e modelli, o comunque chi lavora con la propria immagine, dovrebbero essere allenati alla pratica delle più svariate facce: tristi, allegre, pensierose, sexy, buffe. Ecco, guardando certe campagne pubblicitarie mi sono fissata sulle espressioni amorfe, tristi, cupe e annoiate del 90% dei modelli/e presenti sulle pagine patinate: ma è mai possibile che vadano ancora di moda ‘ste facce tristissime o allucinate? Non solo è possibile, è un dato reale. Guardate un po’…

BRAND: SVARIATI / CAMPAGNE: lo scoglionamento e’ di moda

Oioi…o cosa t’è successo bello di mamma? Sfranto e distrutto su una sedia nonostante la meravigliosa borsa di Bottega Veneta in mano. Se ti disturba tanto, puoi regalarla a me, però ripigliati!!! Questa cosa delle espressioni stralunate o vacue nelle campagne di moda non è una novità, proprio per quello mi domando e dico: per quanto tempo ancora bisognerà cavalcare questi stereotipi di immagine?

Non c’è niente di invitante, di rassicurante e nemmeno di glamour in questi ragazzi vestiti di tutto punto con le espressioni più sdubbiate della faccia della storia; però forse è la storia la chiave di tutto. Quello che c’è dietro, quello che gli art-director si immaginano e quello che noi ci immaginiamo guardando certe foto. Tipo…

Bimbi c’ho una botta clamorosa. Ma dove sono? Dove ho dormito ieri notte? E soprattutto chi me l’ha messo ‘sto pigiama addosso?!?” Oppure…

M’avete lasciato chiusa qui dentro dagli anni 70, ora vuoi anche che ti faccia un sorriso. Levati di torno, vai!!!” O anche…

L’appoggio lì. Sì, ma perché l’ho appoggiata lì? Non dovevo appoggiarla lì“. A volte credo che la Moda faccia di tutto per rendersi sempre meno divertente. Poi meno male sono incappata in lei e ho capito che forse una speranza ancora c’è. Anche nelle campagne pubblicitarie 😉

I must have di ogni sfashionista sono due: libertà e sorriso. Lo sfashionista con il muso lungo non esiste” 😉 Buon lunedì…con il sorriso!

Buccia di Banana/Quei cosmetici in più…

Ma te le braccia non te le depili?” Mi ha chiesto un amico qualche giorno fa. “No, mi ci manca pure quello!!!” Non so se stesse cercando di dirmi che forse sarebbe stato meglio farlo, in ogni caso mi ha fatto riflettere sull’incredibile schiavitù estetica di noi donne: la ceretta (in ogni dove), le sopracciglia vanno levate o sistemate, le creme anti-rughe, ma anche quelle idratanti, il contorno occhi, lo scrub al viso, il tonico, la maschera almeno una volta a settimana…e siamo solo ferme alla faccia; poi ci mettiamo la crema idratante per il corpo, quelle anti cellulite (che anche se non servono a risolvere il problema, aiutano a mantenerci pulite la coscienza), quella per le smagliature, crema mani, per i piedi, per i talloni, per i gomiti; e poi fatti le unghie, truccati, struccati, ritruccati, il colore per i capelli, la ricrescita, il balsamo, l’olio per le doppie punte…devo continuare?!? Un minuto di riflessione per andare in bagno a controllare la quantità di boccette che abbiamo e pensare che forse di qualcosa potremmo fare a meno. Invece il mercato ne inventa sempre di nuove, proponendoci spesso qualcosa in più di cui avremo “assolutamente bisogno per essere sempre perfette e meravigliose”. Già, parliamone…

Peli di topa morbidi come seta

Dopo le dichiarazioni della “Bella” Emma Watson sull’uso quotidiano dell’olio per peli pubici, ecco milioni di donne interrogarsi su quanto sono ispide le zone intime. Eh già, perché anche la pussy ha bisogno della sua dose di balsamo!!! L’attrice sponsorizza bene il suo fur oil, dicendo che va benissimo anche per le doppie punte e le sopracciglia (olio sulle sopracciglia?!? Signore mandaci dei fulmini perché ce li meritiamo); se passato sulla pelle evita a prevenire i peli incarniti. Beh…visto così potremmo usarlo dappertutto e buttare via il resto, no?!? O.o

Capezzoli in tono

Rufolando nelle diavolerie beauty ho trovato anche un’immancabile crema schiarente per i capezzoli. Ora, solo io non mi sono mai interrogata sul punto di rosa del capezzolo? Nel senso, chiaramente ognuno ha il suo colore, ma davvero averli scuri è un insormontabile disagio estetico?!? Rimango un attimo allibita, nello stesso momento mi domando cosa diavolo ci siano dentro a questi simpatici tubetti dai nomi ammiccanti come “Magic Pink” o “Pink Queen” e quanto facciano veramente bene alla pelle nonostante in tutti i siti ci sia scritto “naturale e dermatologicamente testato“…poi scopro che esiste anche lo schiarente anale, quello per la pelle delle ascelle e per le labbra…della vagina! E penso che sia giusto che il mondo vada a rotoli finché ci sono donne che investono soldi per schiarire la propria passera.

Tutto un profumo

Queste simpatiche pillole hanno vinto tutto, figlie della convinzione che le donne devono sempre profumare, che non vanno mai in bagno, che non fanno mai le puzze e che tutto quello che succede tra l’intestino ed il wc è off-limits. Ecco quindi delle tavolette che promettono un’evacuazione profumata come si richiede alle principesse perfette!!! Per andare liberamente in bagno anche quando rimanete a dormire da lui senza paura che senta tutti i vostri (umani) odori.

Se questi sono i prodotti “dell’evoluzione“, io voglio tornare a fare la cavernicola nel paleolitico! Che la cura della persona va bene, ma questa è follia [figlia del marketing che ci sta fregando per bene tutti quanti]. O sono cose necessarie? Aiutatemi a capire 😉 Buon lunedì!

 

BUCCIA DI BANANA EDU(CHE?)TIONAL #2

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Le scarpe a punta da uomo mi fanno lo stesso effetto delle ballerine da donna (e di tante altre calzature, ma so di essere particolarmente intollerante sull’argomento): mi danno proprio fastidio alla vista! Eppure mi ricordo che quando ero più giovane, per vestirsi eleganti i ragazzi avevano quelle orrende scarpe appuntite. A ballare il sabato sera si sentivano particolarmente fighi con quegli orrori dalla punta lunga…e più lunga ce l’avevano più ganzi si sentivano. Momenti bui, che spero non ritornino più, eppure sono convinta che sono in tanti a conservare nell’armadio discutibili scarpe affilate come lame di coltelli, con tanto di rinforzo in metallo. E qualcuno ha ancora il coraggio di tirarle fuori. Volete sapere da dove arrivano? Da un altro momento buio…

C’era una volta una punta…

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Forse non tutti sanno che…

La poulaine era una babbucciona dall punta parecchio lunga, spesso più della scarpa stessa. Molto in voga tra la nobiltà europea del XV secolo, era realizzata in cuoio o velluto; capo unisex, i maschi ce l’avevano più lunga. La punta, cosa avevi capito!!! 😉  Pare sia stata inventata a Cracovia, ma ha fatto presto a diffondersi anche nelle altre corti europee. Il trend setter dell’epoca era un certo Aladino, genio della lampada ma non propriamente della calzatura, eppure questa scarpa senza tacco dall’incredibile punta lunga, tenuta in posizione grazie ad un’ “anima” rigida ed assicurato ad una stringa che andava a chiudersi poco sotto il ginocchio del proprietario, riscosse un sacco di successo. In quel periodo, però, pare che i reparti di ortopedia fossero sovraffollati per via di inciampi multipli, che bastava che la punta s’ammosciasse un po’ per intrampolare nei propri piedi e battere sonore boccate in terra. Abbandonate per qualche periodo, non sono mai scomparse del tutto, anzi, ciclicamente ri-appaiono sulle passerelle, ma in tanti possiedono la famosa “scarpa a punta” nell’armadio, nella rivisitazione moderna e trash completa di tacco, fibbie e pelle di coccodrillo lucida. Forse preferivo la poulaine tradizionale… O.o

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Si stava meglio quando si stava peggio…Buon lunedì

Buccia di Banana/Con zoccolo o senza?

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Il bene e il male, il bianco e il nero, l’amore e l’odio, tutto ed il contrario di tutto! Il mondo è bello non solo perché è vario, ma anche perché per ogni cosa sembra esistere il suo contrario. Anche nella moda: c’è il colore ed nero totale, ci sono i pantaloncini corti e quelli lunghi, le canottiere e le t-shirt, le mutande che ti fanno lo zoccolo di cammello o quelli che ti fanno le parti di intime modello Barbie. No, non scuotere la testa: ci sono, accidenti, ci sono inspiegabilmente entrambi!!! O_O

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Nella vita non ci sono certezze certe (tranne la solita e unica che non piace a nessuno): convinta che “l’effetto zoccolo” non piacesse a nessuno, mi sono dovuta ricredere quando ho visto l’ultimo ritrovato in campo di intimo-modellante-correttivo-additivo, ovvero lo slip in silicone con effetto-zoccolo incorporato. Sì, praticamente una mini-protesi dell’esterno passera in formato mutanda. Dopo diversi attimi di perplessità, ho cominciato la mia documentazione in merito, scoprendo che in realtà si tratta di un prodotto destinato al mercato maschile, dove i gioielli di famiglia vengono nascosti a favore di qualcosa di più femminile (ci sono uomini in transito che vogliono provare questo escamotage estetico…e fin qui non si può dire nulla). Quello che invece preoccupa è che l’oggetto in questione possa essere usato inspiegabilmente anche dalle donne. Perché anche se su WikiHow ci sono spiegati i modi per evitare questo effetto poco carino una volta vestite (che fondamentalmente si basa sul scegliere le cose della propria taglia fatte con tessuti che non siano sfoglie e super-sintetici), nella mondo reale e virtuale pare ci sia chi lo apprezzi.

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Chi invece non ne vuole proprio sapere ha a disposizione un prodotto apposito: la mutanda effetto Barbie, ovvero come piallare il piallabile, gettata sul mercato qualche anno fa con nome che è anche uno slogan accattivante e chiarissimo “Camel No”! Una cosa comoda, in silicone medico che “mantiene costante la temperatura del corpo e non causa irritazioni di alcun tipo”. Un mutandone della nonna liscio, con pochissime cuciture e super-coprente, per mantenere la privacy delle parti intime. Ovviamente la cosa si è evoluta e dagli slip siamo passati direttamente al patch…come dire, mettiamoci direttamente una top(p)a e non se ne parla più!

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Al che io mi chiedo sempre: ma ce n’era veramente bisogno?!? Non potevamo utilizzare buon senso e indumenti di un certo spessore? Evidentemente no…O_o  Buon lunedì…

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Buccia di Banana/I vestiti del buonumore

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La dopamina è un neurotrasmettitore endogeno della famiglia delle catecolamine. Ehhh?!? No, non vi faccio la supercazzola, era solo per cercare di introdurre tecnicamente questo termine, visto che il giornalismo di moda l’ha rubato alle scienze per abbinarlo ai vestiti. Quindi? Quindi dicevamo a proposito della dopamina che tra le sue funzioni c’è anche quella di partecipare ai meccanismi di “ricompensa e piacere” e del controllo dell’umore. Fin qui tutto chiaro. Dopo l’uscita di La La Land, con i suoi colori sgargianti, le canzoncine ed i balletti, è arrivata la soluzione anti-depressiva formato vestito, per cui hanno coniato un fantastico nome: il dopamine dressing!

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Il principio semplice, e quanto mai scontato, è quello secondo cui indossare abiti divertenti e variopinti riesca a migliorare l’umore. Ma dai?!? Eppure conosco gente che se gli metti un vestito colorato addosso gli parte in battuta il giramento di coglioni!!! Anni e anni di studi dietro alla psicologia del colore per giungere oggi, 2017, con questa trovata di marketing per riuscire a vendere tutti gli stock di giallo pulcino piccolo, arancio zucca matura e rosa maialino di prateria? Parliamone.

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La trovata è dell’edizione UK di Grazia ed anche se questa nuova teoria chiama in ballo la scienza e le molecole, ovviamente non ci sono prove scientifiche di quel che racconta, ma solo la naturale constatazione che è possibile sentirsi meglio o peggio a seconda del colore che si indossa. Tale operazione di auto-convincimento riuscirebbe a far innalzare i livelli di dopamina, regalando gratificazione e piacere. Capito? Un bel vestitino giallo e sei a posto con i “piaceri” della vita! 😉

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Ora, ben vengano i colori che fanno stare bene, quelli che ti regalano un umore allegro e sorridente, ma com’è possibile che siano gli stessi per tutti? L’effetto “dopamina” dell’abbigliamento è un aspetto interessante, ma ancora una volta credo che non corrisponda ad un codice estetico preciso e valido per tutti. Nel senso, io il giallo lo amo, così come tutti i colori, che indosso volentieri, spesso mettendone insieme talmente tanti da sembrare un arcobaleno; quando la giornata è grigia poi, per contrastare la tristezza del tempo, mi vesto colorata apposta. E sì, mi faccio allegria da sola…ma anche al prossimo, che puntualmente quando mi incrocia sorride (cioè, ride, ma quello lo fanno giornalmente per colpa della testa rosa anche se sono vestita completamente di nero).

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C’è anche un altro aspetto da considerare, legato alla psicologia del colore: i colori sono associati a dei valori e a delle reazioni (spesso diversi tra oriente ed occidente), ed effettivamente “i colori influenzano l’umore e i comportamenti ogni volta che fai una scelta cromatica, stai manifestando inconsciamente aspetti psicologici della tua personalità” (Valentina Mancuso, da Sfashion). Se Darth Vader avesse avuto un mantello verde pisello molto probabilmente non avrebbe spaventato nessuno! Questo per dire che i codici e le influenze cromatiche esistono eccome, ma quando si va a parlare di individui ognuno è felice con i colori ed i capi che più lo rispecchiano (certe persone se gli levi il nero dall’armadio potrebbero andare in depressione, altro che dopamina, dopo gli ci vuole lo xanax per riprendersi 😉 )
I vestiti in sé non possono renderti più felice, però sarebbe meraviglioso, sai quante facce di culo in meno in giro per strada?!?0d7b341ae150eb92dd9521662005ccf1

E ora tocca a voi: che rapporto avete con i colori? Quali sono quelli che vi fanno effetto dopamina? E soprattutto…ve lo fanno?!? Per approfondimenti cromatici vi consiglio SFASHION con un capitolo interessantissimo sull’argomento; se poi vi viene voglia di una consulenza su misura rivolgetevi a lei. Buon lunedì a colori, con o senza dopamina!!! 😛

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(Ah, il mio piccolo contributo all’argomento, in versione compressa, era uscito la scorsa settimana su Pagina99, grazie a Flavia Piccinni per avermi interpellato)

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Buccia di Banana/Campagne fashion: why? #4

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Non sono cattiva, è che ogni volta che guardo un’immagine di qualche campagna pubblicitaria modaiola mi si aprono mondi e visualizzo storie e fumetti, che non sono sicuramente quelle pensate dagli art director strapagati, ma che mi fanno tanto ridere. E non riesco a non condividere…chiedo perdono ;P

brand: camilla and marc / campagna: sotto la rete la scarpa crepa

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Chi l’ha detto che le calze vanno sotto e le scarpe sopra? Il buonsenso e la praticità! Ma chi se ne frega, la moda le regole se le inventa o le rompe quando più le conviene per poi tornare a distruggerle di nuovo. Ecco perché Camilla&Marc ci tengono a darci questa nuova libertà: la rete può stare anche sopra la scarpa, basta poi non scivolare sui pavimenti appena incerati! #megliosottochesopra

brand: Agent provocateur / campagna: prove di elasticità

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Ora bisognerebbe capire se l’elasticità da sottoporre al test è quella: a) della mutanda; b) del reggicalze; c) della modella. In ogni caso non vedo grossi passi in avanti perché la mutanda è di pizzo svolazzante, il reggicalze sta per saltare in aria e la modella non ha una grande apertura…Rimandati a settembre tutti quanti. #questoscattozeroeleganza

brand: isabel marant / Campagna: da mangià non c’è nulla, io esco, te arrangiati!

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Tempi duri in arrivo per gli uomini: le donne moderne la spesa non la fanno più, il pane secco avanzato te lo tirano dietro e se non le porti a cena te, ci vanno da sole. Vestite con la solita sobrietà. #StilettoeBaguetteSonoLaNuovaCoppia

brand: dolce&gabbana / campagna: tarantella in piazzetta

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Cosa c’è di meglio di una bella tarantella in piazzetta a Capri? Un vestito con gli spaghetti stampati sopra! Orgoglio nazionale #PizzaPastaMandolino

brand: max mara / campagna: ho bevuto troppo, non ce la fo’ a sganciarmi le scarpe

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Siamo tornati tutta una sera a casa gattonando perché avevamo bevuto troppo. Di sicuro il trucco non era così perfetto e nemmeno la messa in piega, ma il tentativo di spogliarsi una volta cappottati a terra lo abbiamo fatto…con scarsi risultati. Anche alla signorina non sta andando bene, almeno avesse avuto il cuore di indossare un paio di ciabatte al posto di queste scarpe con triplo giro di spago alla caviglia…#QualcunoLaAiuti

brand: louis vuitton / campagna: narcolessia portami via

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Con la primavera la botta di sonno è all’ordine del giorno. Ma un crollo totale a questi livelli necessita di una buona dose di vitamine ed energizzanti. Oltre ad una dieta ricostituente che con queste gambine arriva un soffio di vento e vi butta tutte nel fiume. Dai bimbe, un sorriso! #LaDepressioneNonE’Fashion

brand: gucci / campagna: fenicottero non ti cao’ (però fai scena)

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Qui c’è un doppio conflitto: il vero intellettuale non avrebbe mai portato quei jeans maledettamente risvoltati fin lassù. Il vero fashionista non si sarebbe mai gettato a terra tra la polvere dei libri con quelle ciabattine pelle&pelo. In tutto questo si aggiunge un altro dilemma: cazzo c’entra quel fenicottero?!? #SalviamoIlFenicotteroGino

Svolazziamo su una zampa in questa nuova settimana…buon lunedì! 😉

 

Buccia di Banana/3 idee brillanti

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Febbraio è il mese delle super-offerte: alzi la mano chi non ha ricevuto via mail o incrociato sui social una pubblicità di una qualunque azienda (che fosse di tessuti o un ristorante non è rilevante) che proponeva qualcosa di speciale e meraviglioso per il “giorno degli innamorati”? Ecco, io appena è scattato il mese nuovo sono stata invasa e continuo a vederne di nuove tutti i giorni: lo so, te lo insegnano nei corsi di marketing a sfruttare l’onda delle festività universalmente riconosciute per aumentare il coinvolgimento e cercare di appioppare schifezze travestite da idea romantica anche alla casalinga di Voghera (con tutto il rispetto per le casalinghe), ma una regolata no? Tra tutte le cose che ho visto, tre mi hanno fatto particolarmente ridere… 😉

Io e te per sempre uniti nel gesso

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No, purtroppo questo intreccio di mani non è la produzione in serie di una ditta trash, bensì una fantastica idea per suggellare l’amore con il vostro partner trasformandolo in una scultura. E mi vedo già lei che arriva con il suo fantastico kit, lo scarta davanti al malcapitato e “amore, perché non ci facciamo il calco delle nostre mani intrecciate? E’ una cosa così romantica…” Forse sarebbe stato più intrigante optare per il calco-del-pene O_o Ma se non altro, in caso di litigi violenti, è un arnese sufficientemente pesante da tirargli dietro #evisseropersempreingessatiecontenti

single sei e single rimarrai

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L’antipatia o l’indifferenza dei single verso il 14 febbraio è abbastanza evidente. Il fatto che qualcuno pensi a loro proprio in questo momento lo posso trovare anche un gesto carino, seppur mosso da quel pensiero alla base “poracci, mentre gli altri sono a fare i piccioncini in giro, questi sono da soli a piangersi addosso” (niente di più fasullo, comunque…). Ecco allora che vado a vedere la box regalo ideata da OHHH: il sito ti guida per cercare la scatola adatta a te e se per caso sei donna e single…ecco i kit perfetti per rimanerlo!!! 😉 Perché se in un pacco-regalo mi ci metti giochi erotici, abbonamento a netflix, cioccolato e pure un coupon per farti portare la cena a casa, voglio dire, il messaggio è chiaro: hai tutto l’occorrente per divertirti, rilassarti, non dover mai più uscire di casa; a quel punto a che cazzo di ti serve un uomo (o una donna)? L’idea del pacco è estendibile anche a chi è in coppia…(lo vorresti il tuo lui mascherato da coniglietto, dì la verità?)!schermata-2017-02-05-alle-20-34-39

praticando con la app

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Una mia amica mi ha mandato questo video (che sei hai voglia guardalo, è veramente ridicolo) con una fantastica APP istruttiva che avrebbe il compito di far perfezionare agli uomini l’arte del cunnilingus, nella quale abbiamo avuto modo di appurare che non tutti se la cavano un gran che. L’idea sarebbe anche utile, poi ho avuto un flash di gente intorno con la lingua attaccata al monitor e sono scoppiata a ridere. Pensare che le invenzioni geniali di un tempo sono state la ruota, la lampadina, i lacci delle scarpe. Adesso ci dobbiamo attaccare alle app per tutto, anche per le cose in cui l’unico modo per apprenderle è praticare. schermata-2017-02-05-alle-20-56-07

Dove andremo a finire?!? (e comunque non cercatela su app-store, che non esiste…almeno per il momento)! 😉 Buon lunedì!!!

 

Buccia di Banana/Gonne a raggi X

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C’erano una volta, in qualche film datato, fantastici occhiali a raggi X grazie ai quali era possibile guardare sotto alle gonne delle signorine per scoprire cosa c’era sotto senza bisogno di corteggiarle (che poi bimbi, sotto c’è sempre la solita cosa). Ora, immaginatevi lo stesso effetto, ma senza il bisogno degli occhiali. Il risultato sarebbe probabilmente qualcosa di simile a questo…
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Sì, culi e mutande in vista senza bisogno dei raggi X, ma solo di tantissima fantasia per concepire indumenti del genere!!! 😉 Le fantastiche ed inquietanti gonnelline riproducono con incredibile iper-realismo quello che c’è (o che ci dovrebbe) essere sotto: slip, chiappe e posizione delle gambe perfettamente coincidente a quella delle fantastiche indossatrici…talmente tanto coincidente che, prima di vendervelo come l’ultimo trend in arrivo dal Giappone, ho preferito documentarmi ed approfondire. Perché è vero che laggiù ne inventano di tutti i colori, ma da lì a mandare le donne in giro letteralmente con il culo di fuori…

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E infatti non sembrano esserci notizie che riguardano i produttori o chi commercializza questo oggetto (peccato) e street-reporter del luogo affermano di non aver mai visto una cosa del genere per le strade ma…nelle porno riviste “cheap” sì!!! Da quelle parti pare si agitino con poco ed i signori grafici a suon di photoshop sono costretti, invece di ritoccare modelle denudate opportunamente ritratte con servizi fotografici appositi, a costruire scenari inventati di mutande in bella vista su donne vestite, proprio come se uno le guardasse a raggi X. Insomma, dei bei fotomontaggi…13876117_1053715634739573_8243551999466062929_n

Non so se gioire per il fatto che effettivamente non vedremo mai certe gonne-con-le-mutande camminare per strada o rattristarmi per i poveri grafici che sono costretti a fare questi lavoretti infami (e che tra l’altro cercano ancora di convincere di aver scattato queste foto con fotocamere che permettono di fotografare quello che c’è sotto ai vestiti (e guardando quest’ultima io mi chiederei come fa a camminare con le mutande laggiù? E soprattutto perché?!?)

Qualcuno, postando le foto senza analizzarle troppo, aveva già gridato allo scandalo, all’ennesima mercificazione del corpo femminile, agli orrori della moda (e in effetti bellissime non sono), ad un modo assurdo per attirare l’attenzione ed un pericoloso indumento che poteva causare moltissimi incidenti (il post con i commenti è qui). E va beh…per quelli bastano anche uno scollo e dei pantaloni fascianti, o no? 😉 Buon lunedì, con o senza i raggi X!!!

I “bianchi” in arrivo

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“Ciao Morgatta, ti scrivo convinta che tu mi possa capire perché sei riccia arrabbiata, proprio come me. Sono arrivati: loro, i maledetti capelli bianchi. Non so se hai già avuto la fortuna, ma quelli delle donne ricce sono due volte più grossi (e già io ho i capelli parecchio grossi), due volte più duri e molto meno ricci. Il risultato è che non si amalgamano molto bene con il resto, anzi, spuntano fuori, ritti! Io poi sono castana scurissima, quindi si vedono tanto. Cosa posso fare per combatterli e farli stare al loro posto? Help, MariaGrazia “la riccia”.

Ahahah! Il tuo messaggio mi ha fatto molto ridere; sì, in effetti sono “riccia arrabbiata” pure io e sì, anche a me la testa si sta riempiendo di fili bianchi più simili alla lenza per andare a pesca che a dei normali capelli. Io, in più, ho avuto la geniale idea di farmeli crescere da un anno a questa parte, per cui questi nuovi inquilini della mia testa sono bianchi, tosti e pure lunghi…li mortacci loro! 😉 Appurato che abbiamo molti punti in comune, posso dirti la mia soluzione “zen” per affrontare il problema:

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Nel senso che temo sia comunque una guerra persa. Secondo me è molto meglio accettare e capire che sono una parte di noi che prima o poi viene a ricordarci che non si può scampare al tempo che passa, o meglio, è stupido farsi la guerra in casa, no? Facciamoci pace con questi santi capelli bianchi (così come con le rughe, le smagliature, la cellul…no, via, io con quella proprio non riesco ad andarci d’accordo, la stronza) così magari si ammorbidiscono e se ne stanno buoni e tranquilli in mezzo al mucchio. 😛 Una volta poi che avrete fatto amicizia, si possono adottare diverse soluzioni per divertirsi insieme:

Colori sgargianti: la meravigliosa notizia (almeno, per me lo è stata) è che sul bianco i colori forti attaccano benissimo, senza bisogno di essere schiariti con botte di ossigeno o altro. Quindi mai provato, invece di coprirteli con il tuo colore, a dare sfogo alle sfumature più sparate? Questa è la mia soluzione al momento, sfruttare i bianchi per dare toni accesi al mio, insieme al consiglio di sotto…

Sfrutta il caos: quello che adoro del riccio è il caos, nel senso che anche quando siamo completamente arruffate, veniamo bene lo stesso. Ed è una grande fortuna, io quando mi dicono “facciamo shampoo&piega” mi metto a ridere “asciuga a testa in giù e via“. Ecco, nella confusione dei ricci, i capelli bianchi si vedono ma molto meno rispetto al liscio; il colore, anche se non è preciso, si mescola con con tutto il resto, poi bastano un paio di forcine infilate bene et voilà, incasinata e pronta per uscire!

Vai col corto: bianchi e corti danno sempre meno fastidio che bianchi e lunghi. Se proprio sono un problema, taglia e tingi. O taglia e basta e sfoggia con orgoglio il sale&pepe!

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Una cosa sola però: non diventare schiava di ogni cm di ricrescita bianca! Anzi, se ti guardi un po’ in giro adesso il colore bianco per i capelli è di moda, ci sono ragazze di 25 anni che se li decolorano fino a farli diventare bianchi…apposta!!! Sfrutta il trend e sostieni fiera che “Io non sono vecchia, sono attuale” 😉 Cazzate a parte, secondo me la soluzione migliore rimane quella di accettare in maniera fiera il tempo che passa e sfoggiare i capelli bianchi con il sorriso. La figaggine è sempre uno stato mentale, anche con i capelli bianchi! Se poi qualcuno te lo fa notare, puoi sempre ricordargli che non hai mica più vent’anni, il tempo passa, per tutti e tutte, o vogliamo fare la fine di certi personaggi che a 80 anni si vede lontano un miglio che sono tinti?!? A me fanno più tristezza quelli…Voi che ne dite?

Appuntamento con me e LaMario alle 18.20 circa in diretta su radio m2o. Aspettiamo anche i vostri consigli!