Buccia di Banana/Correggere i correttori (e le testimonial)

Cominciano le scuole, comincio pure io a fare la maestrina in questo spazio che ormai va avanti da diversi anni segnalando scivoloni e cadute di stile. Moda, ma non solo: costume, società, atteggiamenti e notizie che fanno cascare le…insomma, che lasciano perplessi. Oggi vi porto sul tappeto rosso di Venezia insieme ad una giovanissima influencer e ad un marchio di cosmetici che dovrebbe rivedere campagne di marketing e copywriting.

 

Spendiamo due parole sul nome di questo prodotto incredibile: il cancella età!!! Già mi viene voglia di arrabbiarmi. Il marketing continua a credere che mettere il dito nella piaga di una delle paure dell’essere umano, ovvero quella dell’invecchiamento, sia una cosa carina per indurre a comprare. In questo caso ha rincarato la dose, andando a pigiare ulteriormente sul femminile e questa smania di non dover dimostrare MAI la propria età passati i 20 anni. 😱 Perché si sa, le donne le vogliamo sempre giovani e fresche; perché le rughe fanno brutto; perché 40/50 anni che schifo e perché meglio correggere l’età che portarla a spasso serenamente! Quindi, care signore e signorine, accomodatevi a comprare il Correggi Età, rivoluzionario correttore con Anti Age (giusto per ribadire)!!!

Per pubblicizzare il prodotto hanno pensato bene di utilizzare una giovane Influ (per gli amici), la 24 enne Giulia de Lellis (uscita dal mondo patinato di Uomini&Donne e autrice (diciamo ideatrice, perché la penna ce l’ha messa un’altra) del libro che ha sbancato le classifiche lo scorso anno “Le corna stanno bene su tutto! Ma io stavo meglio senza”…ecco, io credo che anche noi stavamo bene senza questa perla della letteratura italiana, ma vabbè). Venti. Quattro. Anni. E già le serve il cancella età? Andiamo bene. A 40 cosa le faranno pubblicizzare, un vasetto di unguento miracoloso per la rinascita?!? O_o Io boh…un po’ di correttore via via lo usiamo tutti, ma questa corsa all’appiattimento facciale con questa promessa di eterna giovinezza…

Il fallimento di questa campagna e anche la celebrazione della normalità della vita arriva dal Red Carpet di Venezia, dove la signorina è andata fiera e testa alta, ma con il volto ricoperto di brufoli non proprio perfettamente CANCELLATI dal correttore in questione. Quindi, il miracoloso trucco cancella solo gli anni, ma i brufoli NO! Bando alle stupide critiche mosse alla povera Giulia, che voglio dire a 24 anni uno sfogo ormonale di acne ci sta (con tutto lo stress che ha riportato è anche comprensibile), è stata più intressante la figura non proprio bellissima del brand. Un simpatico scherzo del karma dove, più cerchi di Cancellare l’Età (ed instillare questa paranoia al mondo femminile) e più questa si palesa in tutta la sua essenza, imperfezioni della pelle comprese! Cari signori del caro brand, vi ci sta bene!

E voi ricordate che accettare il tempo che passa è il primo segno per non avere segni del tempo che passa! No, non è una supercazzola…;) Buon lunedì!

Buccia di Banana/Il sindacato delle influencer: parliamone!

Che quello delle influencer fosse ormai un mestiere ce ne eravamo accorti, soprattutto dopo la nascita di un corso universitario apposito per l’argomento (una triennale sotto Scienze della Comunicazione con indirizzo “influ” della scuola eCampus al costo annuale di 3900€). Il fatto che si formino persone in grado di svolgere un mestiere con competenze e know sempre meglio di chi si improvvisa e lo fa come viene viene, no? 😉  La notizia della nascita di un vero e proprio sindacato rende il tutto ancora più ufficiale e professionale…o almeno dovrebbe! Ma andiamo con ordine…

Il sindacato si chiama TCU (the creator’s union, l’Unione dei creatori che già ha un suono altisonante) e nasce a difesa dei diritti degli influenzatori del web, prevalentemente di quelli di colore, che sono discriminati anche online. Differenze salariali ingiustificate, difficoltà nei contratti e pagamenti in ritardo hanno fatto nascere l’esigenza di avere un organo di difesa e tutela di tutta la categoria. Ed è questo che il neonato sindacato britannico intende fare, vigilando su come, quanto e quando i contenuti e chi li produce vadano protetti. 

Quello dell’influencer é un mestiere che fa girare a tutti gli effetti diversi miliardi di dollari al pari di pubblicità su riviste di settore, ma spesso dietro c’è una giungla, sia per quanto riguarda la vera professionalità di chi fa questo lavoro sia per la gestione economica. Le prime influencer erano freelance ma vorrei sapere quante di loro erano in possesso di una regolare partita iva e quante al momento pagano le tasse…🤔  Con il passare del tempo la cosa si é ufficializzata, sono nate agenzie specializzate (al momento se ne contano circa 380) che contrattano con le aziende per evitare problemi di pagamenti o utilizzi non corretti del materiale prodotto. Nonostante ciò è arrivato il sindacato, che secondo alcuni può solo far del bene ed elevare il settore, che aiuterà con assistenza legale e contrattuale tutte le influ, da quelle top a quelle micro. Probabilmente perché anche le agenzie non sempre giocano pulito e a favore delle professioniste in questione…

Insomma, con il sindacato direi che non ce le leviamo più di torno 😜  ma almeno le sappiamo tutelate e non discriminate. A questo punto io proporrei un albo, con tanto di esame di ammissione, così almeno sappiamo che sono anche qualificate e non improvvisate…

Buon lunedì (e siamo già a fine luglio)

Buccia di Banana/Piccoli appunti estivi per la palestra

Il caldo non è simpatico, sudare nemmeno. Quando si decide di andare in palestra o ad allenarsi anche duranti i mesi estivi è normale che all’aumento della temperatura dovuta al movimento si aggiunga anche il caldo atmosferico (eviterei aria condizionata per non incappare in problemi peggiori). Ora, normalissimo avere voglia di spogliarsi un po’, ma è proprio necessario andare in giro mezzi nudi o con indumenti che al primo squat lasciano intravedere la qualunque?!?

Sto parlando (con cognizione di causa e prove alla mano) di uomini con shorts anni 70 con tanto di spacchi laterali portati senza mutande sotto (sì, forse questo capita a Ibiza, ma sono sicura che anche nella nostra penisola ci siano dei casi simili) così da sventolare parti basse private ad ogni spaccata; di donne con canottiere super scollate portate senza reggiseno che lasciano poco spazio all’immaginazione, soprattutto nel caso di piegamenti laterali o verticali; pantaloncini ultra-stretti e raso chiappa che si faceva prima ad uscire in mutande…

Va bene sentirsi liberi e soffrire il caldo, ma anche lasciare tutto in giro non è proprio il massimo e non solo per rispetto del vicino di tappetino, se non per una questione fisica e di protezione delle proprie parti del corpo. In base al tipo di allenamento e in base al tipo di esercizio c’è bisogno di un abbigliamento adeguato, che lasci la libertà di movimento senza comprimere e senza lasciare che cose più o meno ciondolanti sciabordino in libertà. Quindi sì a leggings e anche pantaloncini purché siano aderenti al corpo o almeno corredati di uno slip sotto; canottiere e top sono i benvenuti, così come t-shirt e pantaloni della tuta. Insomma, c’è tutto un settore specializzato in abbigliamento tecnico con alte prestazioni sia per il sudore che per il comfort…utilizziamolo, no?

E abbiate pietà per chi si allena davanti a voi… 😉 Buon lunedì, con la palestra e anche senza!

Buccia di Banana/Attività ricreative da spiaggia…

Bei tempi in cui in spiaggia si giocava a racchettoni o con la pista delle biglie. Al massimo una camminata con l’acqua a mezza coscia (che fa bene alla circolazione, come ricordano le riviste in questi periodi) o una partitella a carte sotto l’ombrellone. Non so se i tempi sono cambiati o se, dato che “non abbiamo mai tempo”, si utilizza il tempo di relax e ozio per compiere attività che in altri momenti risulta difficile fare. Ma che, in tutta onestà, sarebbe più opportuno fare nel proprio bagno o tra le mura domestiche…O_o Più che attività ricreative si tratta di operazioni estetiche e di pulizia della persona , esercitate su se stessi o su altri, così, alla luce del sole…

Two monkeys grooming each other

In questo ultimo mese mi è capitato di assistere a scene di questo tipo:

-IL CLASSICO: lei che spulcia dai punti neri la schiena di lui! Un classico intramontabile, ma non per questo meno aggraziato, nei momenti di noia sotto al sole si approfitta del caldo, del sudore e del sale per stanare famiglie intere di puntini neri nascosti sotto la pelle. Non aggiungo altro…

-NEW ENTRY: portarsi il guanto di crine in spiaggia per fare un bel peeling all’aria aperta! Un tuffo in mare per ammorbidire la pelle, un po’ di olio immediatamente dopo e via a farsi una bella grattata dal collo fino ai talloni, con particolare cura ai gomiti e ai punti tosti dai quali eliminare cellule morte. Poi di nuovo un tuffo a mare per sciacquare le scorie e via, come nuova, pronta a prendere il sole.

-PEDICURE PERICOLOSA: un massaggio ai piedi con la sabbia ci sta, così come una grattatina innocente nel caso in cui inciampiamo su una pietra pomice romanticamente portata dal mare…ma tirare fuori tronchesine, limetta e pure lo smalto per improvvisare una pedicure al mare, anche no! E se l’unghia schizza nella parmigiana di melanzane del vicino!?! O_o Io posso uccidere per molto meno 😉

-DEPILAZIONE INGUINALE A PINZETTA: ora, anche io nel beauty del mare porto sempre una pinzetta con me perché sotto la luce del sole vedi peli che normalmente sembrano seppelliti. Ma tra portarsi via un peletto qua e là e farsi la depilazione completa alla passera assumendo posizioni ginecologiche sotto al sole delle 14 con la spiaggia piena di gente…c’è la sua differenza. Boh, se proprio non avete altro tempo…

Non possiamo tornare ai racchettoni o al massimo a un buon vecchio libro?!? Avete visto qualche altra attività ricreativa di poco gusto? Raccontatemiiii…

Buon lunedi!

 

Buccia di Banana/ Fashion Campaign: why #24

Prima del Covid, prima di essere bloccati nelle nostre case, prima che ci passasse la voglia delle vacanze, insomma prima di tutto il casino, molti marchi avevano già scattato le loro campagne per questa primavera-estate. Invitanti suggestioni visive che dovrebbero in qualche modo animarci e farci sognare…O_o

brand: charles and keith / campagna: distanza sociale versione spiaggia

Distanza sì, distanza no! Mascherine sì, mascherine no! La verità è che con le dritte della “nuova normalità” (che già fa paura come termine) non ci si capisce un gran che; ed è anche vero che se negli stabilimenti la distanza è stabilita dagli ombrelloni, nelle spiagge libere diventa più complicato. Ecco un suggerimento decisamente fashion e molto concettuale per prendere le distanze dal vicino di asciugamano 😉 Mi raccomando però, vestiti di tutto punto, accessoriati e con l’espressione depressa!

brand: PINKO / campagna: Il toro si prende per le corna

E’ noto che in certe situazioni il toro vada preso per le corna! Ma Pinko preferisce prenderlo alla vecchia maniera, redini e via, tentare la sorte. Fondamentale il completino da cow boy completamente pieno di glitter e frange: serve per stordire l’animale in questione, che con il rosso si agita, ma con gli sbrilluccichi va completamente nel pallone.

brand: LOUIS VUITTON / campagna: distanza fLOREALE

Chi non riesce a mantenere la distanza sociale e ha bisogno di una dose di tenerezza e vicinanza, può optare per un piano B che prevede un contatto stretto con la natura, che sempre aiuta nei momenti di difficoltà, ma comunque una distanza dal prossimo. Ora la domanda è: potevano abbracciare una palma e non estirpare quintalate di rose?!? O_o

brand: louis vuitton / campagna: ladri di banani

L’invidia è una brutta bestia! Ma anche camminare con scarponi e giaccone sulla spiaggia non deve essere simpatico per niente. Eppure questo è òutfit consigliato per passeggiate in solitaria (sempre per la questione post-pandemica), dove i volumi del soprabito e  la borsa da mare (!?!) sono perfetti per raccogliere conchiglie, sassi, legnetti e per imboscare caschi di banane sottratti al giardino del vicino. Attenzione alle foglie, quelle nasconderle del tutto è decisamente più difficile…

brand: SAINT LAURENT / campagna: STRISCIA LA BISCIA

In realtà il serpentello pare chiamarsi Charlie Brown, amico del fotografo che l’ha selezionato per questo lavoro degno di nota in cui la sua presenza è fondamentale per ravvivare questa combinazione leggings/top (della misura sbagliata) di un’originalità sbalorditiva. Ecco che il piccolo Charlie arrotolato diventa un punto focale di attrazione che rende questo scatto una patinata immagine di vita degli animali. Da apprezzare il fatto che la signorina non abbia usato l’appuntita punta di metallo della scarpa per scacciare Charlie…

brand: VIVIENNE WESTWOOD / campagna: IL peso della solitudine

La solitudine pesa come una sardina gigante riempita di sabbia che schiaccia la testa! L’espressione non poteva essere più triste…

Buon lunedì 😉

Buccia di Banana/Manipolazioni pubblicitarie e articoli inutili

La Moda, si sa, ha uno stuolo di servitori al suo servizio. Tra questi chi scrive di Lei sicuramente ha un posto di prestigio, perché volenti o nolenti è grazie ai mezzi di comunicazione che ci arrivano tutte le scintillanti news su abbigliamento&Co. Accessori, colori, tendenze e stili dettati da personaggi più o meno illustri ed autorevoli. Il “come” se ne parla e se ne scrive FA LA DIFFERENZA. Ecco perché, in questo momento in cui tutto sembra scuotersi in nome di un ribaltamento di valori e modalità produttive, vedere che chi scrive di moda lo fa sempre in maniera manipolatoria, vuota, ed approssimata mi fa veramente cascare le…:) Buon lunedì!

Ma cos’è il “TUNING” spensierato? E soprattutto siamo sicuri che c’è questa valanga di spensieratezza in giro? Mah…Ancora una volta l’abuso degli inglesismi genera perplessità ed il solito vecchio pensiero “ma parla come magni”!!!

MANIPOLAZIONE e PUBBLICITA’ (nemmeno troppo occulta) di uno dei colossi che non avrebbero più bisogno di essere menzionati dalle testate giornalistiche da qui all’eternità. La costruzione della frase mostra: 1-Un’affermazione di dubbia provenienza (chi te lo ha detto che è il più venduto?!?); 2-Pubblicità al Signor Amazon; 3-Spinta sulla questione tutta al femminile legata alle paranoie curve-costume-nudità, una cagata pazzesca che ci rivendono costantemente per alimentare le insicurezza; 4-Rush finale con accento sul prezzo che incentiva all’acquisto di beni che costano poco (sì, ma a che prezzo)?

Il simpatico pezzo prosegue con un’altra affermazione appetitosa FIGHISSIMO-COSTATO POCHISSIMO. E l’altra interessante notizia che per fare ricerca sulle tendenze stagionali si va su Amazon…ma davvero? Sono rimasta mooolto indietro…

Le banalità non finiscono qui. A quel punto dobbiamo scoprire cosa c’è di così figo in questo costume e apprendiamo che: 1-è NERO, che come è noto, STA BENE A TUTTE (!!!); 2-“ha le caratteristiche giuste per avvolgere alla perfezione tutte le curve“…la vacuità di questa affermazione che non fornisce nessun tipo di dettaglio o precisazione tecnica su quali siano queste caratteristiche mi lascia intendere che non c’è nessuna competenza tecnica dietro a chi scrive o che c’è semplicemente la necessità di proporre molti contenuti senza nessun tipo di cura. MA DAVVERO noi vogliamo leggere queste cose? IO, sicuro che NO! 3- la vestibiltà regolare è un altro concetto che andrebbe approfondito, ma vabbè…

Finalmente siamo arrivati in fondo a questo articolo in cui ho appreso che questo famigerato marchio del costume più cool e venduto di questa stagione è di proprietà di Amazon (cosa che non depone a suo favore a mio avviso); ma soprattutto che “tendenze principali per i costumi da bagno nell’estate 2020: la conferma che il pezzo unico è un must a cui non rinunciare assolutamente!“. E ora la mia puntigliosa penna rossa si chiede: come fa il costume più venduto su Amazon ad essere UN PEZZO UNICO?!?! C’è evidentemente ancora moltissima strada da fare…

L’analisi del testo è finita. Andiamo in pace. (Pretendendo di leggere meglio, perché di questi articoli vuoti dai titoli altisonanti non se ne può più…sembra che ci prendano per scemi e noi scemi non siamo)! #slowriting

 

Buccia di Banana/Quando la storia delle mascherine sfugge di mano…

Inutile chiedersi quale sarà il must have della prossima stagione; volenti o no, è già sulle bocche di tutti: la mascherina!!! Alla fine ce l’hanno fatta a tapparci la bocca, almeno quando stiamo in giro. Ed ecco che in previsione di un’estate con la faccia tappata per più del 50% tutti si siano ingegnati a creare mascherine di tutti i tipi (sul fatto che servano effettivamente a qualcosa nutro ancora dei dubbi). Brand di abbigliamento riconvertiti in produttori di mascherine, costumi che si abbinano alla museruola, fasce in coordinato e outfit corredati dell’immancabile copri-bocca. Come al solito, tra il renderle un oggetto aggraziato e meno freddo e il buttarla completamente di fuori in nome dell’originalità e spiritosaggine c’è sempre la sua differenza…vi appoggio qui quelle che mi hanno lasciata…perplessa! 😉

mascherina fippi

Queste sembrano uno scherzo, purtroppo sono state realmente prodotte per essere spedite agli operatori sanitari in Lombardia. L’azienda, conscia dell’emergenza mascherine, ha deciso di convertire la sua normale produzione (pannolini per aziende terze) in quella di mascherine. Ottenuta l’autorizzazione a procedere, le mascherine sono cominciate a giungere negli ospedali. Spero che non se ne vedano più…il finto pannolino in bocca ANCHE NO!!!

face mask id

Il bello (o il brutto?) delle mascherine è che spesso non si riconosce chi c’è sotto (non vedere certe facce di ca… poco simpatiche la mattina ha il suo vantaggio, indubbiamente). Per questo le FACIAL MASK ID sono state ideate appositamente per ricreare sulla mascherina i propri tratti somatici. Stampate con tecnica diretta, riproducono fedelmente le caratteristiche estrapolate da una foto. Attenti a non prendere quella del proprio compagno di casa…sai che bell’effetto poi?!?

Silicon slimer

La versione slimer colante per animi ribelli o particolarmente artistici nell’animo. L’effetto bava un po’ splatter un po’ fetish è assicurato! O_o

vinyl rock…pure un po’ glam

C’è chi non rinuncia al lato fashion nemmeno con la bocca tappata. E no, non sto parlando di semplici mascherine con monogrammi sparsi, ma di roba di alto livello. Vuoi non metterti in faccia un po’ di vinile e due chili di brillantini? Che con il caldo e la stagione in arrivo sono la morte sua…

Full mask

Una soluzione apparentemente più comoda e decisamente protettiva su tutti i fronti. La full mask in realtà è geniale, nel suo essere uno scudo protettivo dall’apparente comodità (si indossa come un paio di occhiali, non ha quegli elastici malefici che ti tirano giù le orecchie e non ti casca dal naso se sprovvista di ferretti). Mi rimane un unico dubbio sull’appannamento e sull’uso in caso di pioggia (potevano inserire dei tergicristalli?!?).

frangiata (charleston style)

Non ci vuoi mettere due frange alla mascherina?!? Giusto per stare ancora più comodi e leggeri?!?

Insomma, il momento è quel che è, ‘ste mascherine ce le dobbiamo tenere per ora…almeno vediamo di metterle come si deve!!! 😛

Buon lunedì. Voi le tollerate bene o male?

Buccia di Banana/L’ignoranza è una brutta bestia

Offuscati dal Corona e Company, è facile perdere di vista tutto il resto del mondo (e delle problematiche che nel frattempo vanno avanti). E mentre la rete si riempie di tante voci e facce che si sentono in dovere di intrattenere (a volte sì, ma a volte anche no, ecco), ecco che pur di acchiappare like e qualche seguace in più si legge e si sente di tutto. Quello in cui sono incappata ieri, grazie alla segnalazione di una mia amica, mi ha fatto dapprima far uscire gli occhi dalle orbite, poi innervosire e infine cascare le palle! Normalmente ciò che accade online me lo tengo online, ma in questo caso l’occasione mi offre preziosa testimonianza per alcuni spunti. Ovviamente sono una signora e non farò nomi…;) Andiamo con ordine…

1-il post O_o

 

L’idea geniale: mettere accanto modelli del lusso con modelli simili di catene di pronto moda…come se non si sapesse che in questo mondo (e non solo) tutti scopiazzano tutto. Ammirabile il fatto che sia contraria ai falsi. Un po’ meno ammirabile il concetto che “meglio essere alla moda comprando fast fashion piuttosto che non esserlo affatto“! Il danno numero uno della Moda: instillare il senso di inadeguatezza quando non allineati alle tendenze! Fino a che ci saranno persone/personaggi che foraggiano queste credenze siamo fritti! Dopo amletici dubbi se lasciare o meno un mio pensiero sotto questo post, mi dico: “perché no, magari c’è spazio per un dialogo. Sia mai che la gente sia disposta a ragionare o semplicemente a valutare altri punti di vista“…

2-un paio di risposte illuminanti…

Niente, sembra che “essere alla moda” sia un questione di vitale importanza! Nel nostro scambio, in cui mi si va sempre di più tappando la vena, si inserisce una terza persona, fortunatamente in accordo con la sottoscritta! A questo punto arrivano due risposte sensazionali

3-l’apice


I dati esilaranti in queste risposte sono ben due: 1-il mass market non usa pellicce ma usa derivati del petrolio, poliestere&co. Quindi tutt’apposto!!! O_o 2-Tutta l’industria della moda fa schifo, quindi la consapevolezza ci salverà! Sì, ma quale? Perché se il grado di consapevolezza auspicabile è questo…io vado a vendere piadine in spiaggia SUBITO! A questo punto decido di lasciare il post pubblico e condividere, dopo una serie di respirazioni profonde e prolungare, una riflessione strutturata, motivata, aperta e gentile (lo giuro, anche perché diverse volte ha funzionato, quindi mi sono riproposta di essere accogliente e non tagliente…almeno per un paio di volte). Una risposta nella quale facevo presente che tra pronto moda e lusso ci sono mille declinazioni possibili di fashion a portata di tutte le tasche; che la consapevolezza nella scelta passa anche dal capire ed informarsi rispetto al cosa c’è dietro certi prezzi bassi e che seguire le tendenze non è così vitale (da tenere presente che il personaggio in questione fa la personal stylist).

4-la risposta che mi ha fatto cascare le palle e decidere di scrivere il post

Eh, già, perché non farlo? Indubbiamente più facile far seguire alla “massa” (quando scrive mass market mi prende male, mi immagino greggi di persone ammassate dentro ai negozi) i modelli di consumo finora suggeriti dal sistema. Farli ragionare mi sembra eccessivo, in effetti! Così come anche informarli su altre modalità. (vintage e seconda mano belle ma troppo personali?!? Cazzo vuol dire?) Quando poi ho letto che “il prezzo non è così piacevole” per quanto riguarda piccoli brand e artigiani mi si è palesata l’ignoranza ed il poco rispetto del lavoro altrui di questa persona.

Lei non SFORZERA’ la gente a comprare (meno male) e continuerà a pubblicare post di questo tipo, farciti di ignoranza, pressappochismo, consigli utili quanto le istruzioni sul rotolo della carta igienica e con messaggi che a tutto sono orientati meno che alla consapevolezza.

5-morale della favola

A questo punto non mi sono presa la briga di risponderle. Ho solo ragionato su quanto ancora siamo arenati su sistemi vecchi come quello dei trend e del sentirsi alla moda PER FORZA; su quanto la visione sia ottusa e limitata ad un sistema binario anche per quanto riguarda i consumi (o il lusso se te lo puoi permettere, FIGO, o il pronto moda, SFIGATO ma comunque TRENDY); su quanto non ci sia ancora attenzione all’esterno della propria visione (fotte sega se chi cuce mangia, io almeno ho il capo di tendenza); e su come in rete influencer o presunte tali (fortunatamente costei ha un seguito di 1500 persone, che non sono poche) appoggino gratuitamente marchi di grossi colossi e multinazionali nonostante non ne abbiano decisamente bisogno. E, naturalmente, su quanta ignoranza c’è in giro. Quella sì che è un bello scivolone…sempre e in ogni campo!

Buona Pasquetta…domani tutti a comprare borse dei mass market…online però eh! 😛

 

Buccia di Banana/Incredibili trend per il prossimo mese

Tempi duri e bui ci aspettano nelle prossime settimane. Appurato che la moda è andata in botta e che il vestitino a fiori può aspettare prima di essere sfoggiato, ecco che arrivano comunque  notizie positive e rassicuranti anche dal mondo dei trend-setter-in-clausura che ci faranno gioire e sentire molto alla moda…almeno per un po’ 😉 Questi i TREND SDOGANATI ufficialmente per il prossimo mese.

PIGIAMATI E STILOSI

Bistrattato e infamato, eccolo lì, il nuovo indumento immancabile in questo periodo. No, niente roba di seta, colori alla moda o modelli maschili resi sexy da scolli e linee morbide. Il pigiama è il migliore amico, ma pigiama deve essere. Comodo, morbido, senza costrizioni. Ammessi tutti i cromatismi e fantasie, meglio se toni tristemente pastello e con disegnetti stupidi. AVVERTENZA: visto che lo indosseremo 24 ore al giorno si consiglia di cambiarlo almeno una volta a settimana…o comunque prima che si vada a tirare nella lavatrice da solo! 😛

Pelo Libero/DONNA BAffuta di nuovo piaciuta

Via libera al pelo. Dappertutto! Ascelle, gambe, inguine…dove volete! Ma se pelo deve essere, che sia consistente, lungo abbastanza da poter sostituire alla pelle setosa l’effetto morbido cucciolo da accarezzare (no setole o mezzi peli, please)! L’idea dietro a questo ritorno alla natura non è di origine filosofica (nessuna rivendicazione della liberazione della schiavitù femminile del pelo), bensì di natura pratica: sembra che il 90% delle donne influenti della moda e dello spettacolo non siano in grado di sopperire allo spelamento da sole, per cui meglio trasformare il pelo in un trend per tutte che essere accusate di incompetenza…;) Il tema del pelo viene esteso anche al baffo, perché se la donna baffuta era sempre piaciuta, perché non riportarla in auge proprio adesso?!? (Dopotutto sono momenti bui, non ci vede nessuno)

Ricrescita unghie ammessa agli esami di fine anno

Dopo anni di nail art e di unghie ricostruite con gel super duraturi che non si levano nemmeno con le martellate, ecco una nuova proposta dai guru del beauty (impegnati a fare tutorial giornalieri, ma comunque presenti): se la ricrescita va, lasciala andare! Onde evitare gesti pericolosi e uso incontrollato di acidi e sostanze chimiche, meglio unghie con la ricrescita. Anche se parecchio evidente. Se la quarantena va avanti parecchio ci sta che ad un certo punto cadano da sole; fino a quel punto nessun problema, siete in pieno TREND!

Ricrescita mon amour

La ricrescita non è un peccato. La ricrescita non è una vergogna. La ricrescita è un segno evidente che, fortunatamente, i capelli continuano a crescere nonostante il tempo che passa! L’Unione Parrucchieri Ipersupermegatrendywow finalmente ripongono la stagnola e urlano liberi dalle loro terrazze (intorno alle 18.15, dopo il canto nazionale dal balcone) che la ricrescita non è pericolosa e che soprattutto in casa non vi vede nessuno; quindi meno paranoie, più relax e lasciar respirare il cuoio capelluto in attesa della riapertura delle attività. Nel caso vi piacesse o foste particolarmente affezionati, si può tenere fino all fine dell’estate (tanto con il mare i capelli finiscono di distruggersi; a settembre ci si penserà)! 😉

No filler, Ruga Party!

LA GUERRA ALLE RUGHE E’ FINITA…per ora! Si tratta di un armistizio momentaneo, tranquilli, un periodo di prova per le nemiche dell’eterna giovinezza per vedere come se la cavano in questo momento in cui i chirurghi hanno deposto punture e pialle. “Forse non sono così male” – ammette il direttore delle Tendenze dei Volti Copia&Incolla – “diamogli il beneficio del dubbio“. E così chi si sente perso senza la puntura del mese può tirare un sospiro di sollievo; sarà in buona compagnia e in linea con le tendenze sdoganate del momento. “Dormite sonni tranquilli” – prosegue – “in giro sta accadendo di peggio. E poi per nascondere quelle intorno alla bocca c’è sempre la mascherina“.

…Buon lunedì! 😀

Buccia di Banana/Mascherine scivolose (il trend che fa riflettere?)

La moda anticipa le tendenza o prevede le sciagure? Fa riflettere o sfrutta episodi tragici per incrementare le vendite? Il confine è sempre molto sottile e quando non ci si prende la briga di indagare puntare il dito contro l’ennesima trovata fuori luogo dei colossi del lusso è un attimo. E così è stato anche questa volta, quando sul sito di Luisa via Roma è apparsa SOLD OUT la mascherina di Fendi da 190€…

Le mascherine in questo periodo vanno via come il pane (e come l’Amuchina, che nel frattempo è l’unica azienda che sta guadagnando in tutto questo casino); il fatto che sia esaurita anche quella di Fendi ha fatto gridare allo scandalo…come se il marchio in questione l’avesse messa in produzione nelle ultime settimane per cavalcare quest’onda virulenta che sta allarmando il Pianeta. Se il ragionevole dubbio vi ha assalito, se anche voi avete pensato “col cazzo che mi compro la mascherina da 200€, al massimo mi tappo la bocca con la carta igienica“, ecco che bisogna rimettere un attimo le cose in ordine. La mascherina in questione è un accessorio che fa parte di una piccola collezione realizzata in collaborazione con Jackson Wang (rapper cinese) che lo stilista lanciò in occasione di una sfilata a Shangai lo scorso anno (che siano d’accordo con i produttori di virus di zona)?!? 😉 Il fatto che in una collezione ci sia una maschera non stupisce e non è nemmeno la prima volta. Nelle metropoli e megalopoli di mezzo mondo l’inquinamento è un problema reale da diverso tempo e le mascherine, chirurgiche, antigas o fetish, hanno sempre solleticato l’immaginario dei più attenti alle tendenze e alle novità proposte dallo street style, diventando oggetti di culto! (oltre che di reale necessità in alcune zone)

Portava una simil-mascherina Naomi Campbell in una sfilata di LV nel 2008, ma anche Billie Eilish alla scorsa edizione dei Grammy completamente vestita da Gucci. Ma possiamo andare ancora più in là, in quel 2014 dove, quando l’Ebola minacciava l’Oriente, lo stilista Yin Peng mandò in passerella ogni modella corredata da un modello di mascherina differente. (gufata o trend?)

Insomma, le mascherine circolano sulle passerelle già da un po’, forse anticipando i contagi o semplicemente tentando di far riflettere con un tocco glamour su scenari futuristici ed apocalittici dovuti a inquinamento e crisi climatiche…dopotutto la moda è un forte termometro sociale specchio di quel che accade intorno…potrebbe volerci far riflettere oltre che approfittare per generare bisogni inesistenti e venderci qualunque cosa a prezzi stratosferici?!?

Prima dei virus e delle epidemie è stato l’inquinamento a far drizzare le orecchie ad artisti e designer. E’ stato il caso dello stilista cinese Chi Zhang; lo smog della capitale è la sua fonte di ispirazione e tra le sue creazioni sono diventate un’icona le maschere antigas con la scritta “Fxxk Air Pollution“. L’artista Kong Ning ha disegnato un abito da sposa lungo dieci metri, formato da 999 mascherine, e ha intitolato l’opera “Marry The Blue Sky”. Denuncia sociale, portare l’attenzione mediatica su argomenti di attualità, sensibilizzare. A volte la moda fa anche questo…

…e forse, in questa occasione, puntare il dito contro la mascherina di Fendi è l’ennesima caduta di stile di una popolazione che fa della critica il suo cavallo di battaglia anche in situazioni poco opportune. In ogni caso, 190€ per una mascherina, non ce li avrei mai spesi 😉

Buon primo lunedì di marzo!