Buccia di Banana/Il sindacato delle influencer: parliamone!

Che quello delle influencer fosse ormai un mestiere ce ne eravamo accorti, soprattutto dopo la nascita di un corso universitario apposito per l’argomento (una triennale sotto Scienze della Comunicazione con indirizzo “influ” della scuola eCampus al costo annuale di 3900€). Il fatto che si formino persone in grado di svolgere un mestiere con competenze e know sempre meglio di chi si improvvisa e lo fa come viene viene, no? 😉  La notizia della nascita di un vero e proprio sindacato rende il tutto ancora più ufficiale e professionale…o almeno dovrebbe! Ma andiamo con ordine…

Il sindacato si chiama TCU (the creator’s union, l’Unione dei creatori che già ha un suono altisonante) e nasce a difesa dei diritti degli influenzatori del web, prevalentemente di quelli di colore, che sono discriminati anche online. Differenze salariali ingiustificate, difficoltà nei contratti e pagamenti in ritardo hanno fatto nascere l’esigenza di avere un organo di difesa e tutela di tutta la categoria. Ed è questo che il neonato sindacato britannico intende fare, vigilando su come, quanto e quando i contenuti e chi li produce vadano protetti. 

Quello dell’influencer é un mestiere che fa girare a tutti gli effetti diversi miliardi di dollari al pari di pubblicità su riviste di settore, ma spesso dietro c’è una giungla, sia per quanto riguarda la vera professionalità di chi fa questo lavoro sia per la gestione economica. Le prime influencer erano freelance ma vorrei sapere quante di loro erano in possesso di una regolare partita iva e quante al momento pagano le tasse…🤔  Con il passare del tempo la cosa si é ufficializzata, sono nate agenzie specializzate (al momento se ne contano circa 380) che contrattano con le aziende per evitare problemi di pagamenti o utilizzi non corretti del materiale prodotto. Nonostante ciò è arrivato il sindacato, che secondo alcuni può solo far del bene ed elevare il settore, che aiuterà con assistenza legale e contrattuale tutte le influ, da quelle top a quelle micro. Probabilmente perché anche le agenzie non sempre giocano pulito e a favore delle professioniste in questione…

Insomma, con il sindacato direi che non ce le leviamo più di torno 😜  ma almeno le sappiamo tutelate e non discriminate. A questo punto io proporrei un albo, con tanto di esame di ammissione, così almeno sappiamo che sono anche qualificate e non improvvisate…

Buon lunedì (e siamo già a fine luglio)

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