Lavori da incubo!

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Ciao Morgatta, ti scrivo questa mail perché ho bisogno di un consiglio spassionato. A fine anno mi hanno lasciato a casa da lavoro (dopo mille contratti a tempo determinato non potevano più assumermi); hanno detto che mi avrebbero voluto collocare in un’altra sede, con ancora più responsabilità, ma fino ad oggi (siamo quasi a maggio) non si è fatto ancora risentire nessuno (ma si fa?). In questi tre mesi, intanto, ho fatto diversi colloqui, tra cui l’ultimo la settimana scorsa per una grossa azienda di moda: mi hanno venduto questo lavoro come meraviglioso, in un negozio bellissimo e tante belle storie. Poi sono andato sul posto ed era l’outlet più triste che io abbia mai visto: un incrocio tra un magazzino e un centro scampoli, orrendo! La mia domanda è questa: sarebbe giusto secondo te accettare questo lavoro con il pensiero “ok, vediamo come va” o peccherei di presunzione a rifiutare un lavoro, nonostante lo stipendio, i benefit, gli ottimi orari, il buon nome del marchio, solo perché non corrisponde alle mie attuali aspirazioni e sarebbe solo la prima proposta concreta che mi verrebbe fatta? Grazie, Luciano”

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Ecco, questo vizio delle aziende che ti dicono che ti richiamano e poi non si fanno più sentire è una delle cose che odio di più: rimanere nel limbo perché questi si scordano di averti dato una parola è insopportabile. Lo trovo veramente maleducato. Quindi io non starei più ad aspettare loro, se prima o poi si faranno sentire deciderai con quale parolaccia mandarli a fa…declinare gentilmente la loro offerta o giocare al rialzo. 

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Per quanto riguarda l’altra proposta ti darò due versioni. La mia parte moderata, quella che somiglia di più ad un’adulta responsabile, ti direbbe: prendi il lavoro anche se non ti piace moltissimo, inizia e nel frattempo continua a guardarti intorno fino a quando non trovi qualcosa di più stimolante che corrisponde alle tue aspettative. Alla fine i contratti non sono catene e tu sei libero di andartene quando vuoi. Se accetti fallo non perché speri in una crescita (che sono le classiche frasi che ti dicono i famigerati “head hunter” per indorare la pillola ed attirarti nella rete), ma perché ti serve al momento (economicamente soprattutto), cosciente che appena avrai trovato qualcosa di meglio lo lascerai (altrimenti rischi di accomodarti in un posto che non ti piace e di ammuffire senza troppe soddisfazioni).

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L’altra me, cioè sempre io ma in versione “senza filtri“, ti consiglierebbe di aspettare e rinunciare. Il lavoro è importante, ma anche la salute mentale (e fisica): lavorare in un posto che te la fa prendere male prima ancora di cominciare non è il massimo della vita, anzi…è super-demotivante!!! Se devi stare in un posto orrendo, che ti mette già tristezza prima di iniziare e dove le tue mansioni sono manovalanza allo stato puro…ti dico subito di lasciar perdere. Passiamo almeno metà della giornata a lavorare e fare qualcosa di stimolante, che ci soddisfa e che ci piaccia penso che sia il minimo a cui aspirare per non ritrovarsi dopo qualche anno depressi, delusi e con la voglia di sparare a capo, colleghi o dare fuoco all’intera azienda. Se la tua situazione “economica” attuale ti permette di stare ancora qualche mese in cerca senza dover per forza accettare il primo lavoro, io mi prenderei il tempo per cercare qualcosa che si avvicina alla tua professionalità e alle tue aspettative. Non credo sia presunzione la tua: se sei sincero con te stesso ed hai preso di coscienza di chi sei e di dove vuoi andare, è giusto che tu scelga la strada che ti sembra più adatta a te. Non ti accontentare. Visualizza quello che desideri, muoviti in quella direzione e vedrai che si apriranno le strade giuste per te!

—>https://www.youtube.com/watch?v=TVpuGEAIN-I

Io la vedo così…voi come la vedete? Lo so che i tempi sono duri, ma se uno ha le idee chiare su cosa vuole per ogni cosa a cui si rinuncia si aprono nuove opportunità. 😉 Ne parliamo insieme a LaMario in diretta su radio m2o alle 18.20

A cena da solo Pt. 1

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Andare al ristorante da soli è da sfigati

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: A CENA DA SOLO PT. 1

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Buonasera“.

Buonasera. Si può ancora cenare?” – “Ma certo, quanti siete?” Carlo si guardò velocemente ai lati e dietro, come ad accertarsi di non essere stato seguito da qualcuno che malauguratamente si voleva unire a cena con lui; fece un sorriso al capo sala che gli era così premurosamente venuto incontro e risposte “Credo di essere solo“. “Ah, non si preoccupi, la sistemo in quel tavolo vicino alla finestra, così può guardare il mare“. -Guarda caro che io non sono affatto preoccupato…comunque – pensò senza proferire parola mentre seguiva quell’uomo alto e dinoccolato. “Prego” – “Gentilissimo“. – Questa cosa che per andare al ristorante bisogna essere come minimo in due è insopportabile. Eppure di questi tempi ci dovrebbero essere abituati, no? – Arrivò quasi immediatamente una giovane ragazza, con lunghi capelli biondi tirati su da una coda di cavallo di chiara rivisitazione anni 90, a rimuovere con solerzia il coperto in più; dopotutto stava occupando un tavolo da due “Non aspetta nessuno, vero?” – “No, sono uscito con me stesso stasera, grazie“. La ragazza lo scrutò con fare sospetto, mentre liberava il posto. “Gradisce dell’acqua?” – “Direi di no. Un bicchiere di Pinot Grigio, per favore.” Annuì, guardandolo ancora di traverso, come se qualcosa non le tornasse. Uomo discreto, sulla quarantina, vestito in maniera casual ma con dello stile, sacca morbida in spalla, cena da solo, dieci e mezzo di sera, bicchiere di bianco, niente acqua…doveva esserci qualcosa di oscuro sotto. Soprattutto perché non aveva ancora tirato fuori il cellulare dalla tasca, ma se ne stava lì seduto a scrutare un po’ la sala, un po’ il paesaggio scuro fuori dalla grande vetrata, senza nemmeno dare uno sguardo alla lista. La ragazza tornò con il calice, seguita a pochi passi dal pennellone che lo aveva ricevuto all’ingresso: “E’ pronto per ordinare?” – “Guardi, non ho nemmeno aperto il menù. Ho una gran voglia di spaghetti ai frutti di mare. Mi dica che si possono avere?” – “Ma certo“. Formalità, accondiscendenza, gentilezza, il tutto su una figura simile a quella di Pippo, glielo stavano rendendo quasi simpatico. Questa era una delle cose che gli piaceva di più fare quando andava a cena da solo, cosa che capitava quasi tutte le settimane: guardare, osservare il prossimo, sia gli altri presenti che quelli che lavoravano. Il ristorante è un ottimo palcoscenico dove poter osservare l’umanità che si relaziona a tavola. E questi spettacoli li puoi godere a pieno solo quando esci a cena da solo. Carlo rovistò nella sacca e tirò fuori un piccolo blocco ricoperto di pelle nera ed un astuccio di tessuto a righe gialle e nere. Dall’altra parte della sala la cameriera lo guardava con occhi sempre più sospetti. [continua]

SPAGHETTI AI FRUTTI DI MARE DI CUCINAMO

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Da “Morgatta&TheCity” a “Firenze al Femminile”

Quando ho messo su questa rubrica, rubando volontariamente il nome alla famosissima serie, l’ho fatto perché amo andare in giro, scoprire i posti e condividere le cose belle che trovo. Gratis (nel senso, se poi qualcuno mi vuole pagare mi va benissimo, ma solitamente sono io che decido di parlare delle cose che mi piacciono proprio per amore della condivisione, soprattutto di progetti che hanno bisogno di voce). Ho iniziato dalla città dove vivevo, passando dai ristoranti ai negozi ai bar fino alle librerie, parlando con i proprietari delle attività e raccontando le storie e le idee che si celano dietro ai luoghi fisici. Ecco, mai avrei pensato che tutto ciò (e molto molto di più) si sarebbe trasformato in un progetto editoriale dai contorni ben definiti; mai e mai avrei mai pensato di scrivere una “guida turistica“!!!

Schermata 2017-04-28 alle 11.38.57Eppure ho avuto la conferma che nella vita le prime volte non finiscono mai, ed ecco che mi sono ritrovata ad affrontare questo nuovo libro con un attimo di ansia e un gran punto interrogativo in testa: da dove comincio?!? Firenze è Firenze (e giù ansia da prestazione, poi figurati, una livornese che si permette di scrivere la guida di Firenze, sacrilegio!), una guida dovrebbe guidare, una guida al femminile? Boh, attimi di panico-creativo, il blocco dello scrittore che si inceppa prima di iniziare… Insomma, diciamo che sono stata un paio di mesi a pensare a come poter costruire una guida: ne ho letta una, così, per documentarmi e mi sono talmente annoiata che, come al solito, mi è entrata ulteriore ansia da “non voglio fare una guida noiosa“. Poi ho letto “Napoli al Femminile“, altra guida della collana di cui anche la mia farà parte (ebbene sì, il Signor Morellini, dopo Sfashion, ha continuato a darmi fiducia) scritta da Rita Covello e mi è piaciuta talmente tanto che ho finalmente capito che taglio avrebbe avuto la mia. Una guida (che non sia Lonely Planet, ma una “guida raccontata”) ti deve far immergere nell’atmosfera della città, ti deve far camminare tra le strade, visualizzare i personaggi, sentire suoni e odori attraverso le pagine: ti deve far venire voglia di visitare la città che stai leggendo. Altrimenti sono solo pallosissime nozioni su carta (e di queste ce ne sono già un’infinità).

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Ho voluto rileggere e raccontare la città dove ho vissuto negli ultimi 17 anni e per fare ciò l’ho dovuta riscoprire io per prima: sono andata a scavare nella sua storia, nei personaggi (soprattutto femminili), nelle targhe, nelle statue, nei vicoli, in un continuo oscillare tra passato e presente; un lavoro impegnativo, reso divertente dai racconti di amici e dalle testimonianze delle persone che hanno resistito alla mia raffica di domande (anche sui social ho molestato virtualmente amici e conoscenti fiorentini). 🙂 Poi che c’entra, le informazioni utili (e anche accessorie) ce le ho infilate, ma ho voluto fare finta di accompagnare una mia amica/o a fare un giro per la città; più che una guida impostata è un “a spasso per Firenze con Morgatta” 😛  Non sono sola nemmeno in questo libro: a raccontare visivamente Firenze ci ha pensato Erika Bastogi, fotografa e film-maker (colei che ha realizzato anche il booktrailer di Sfashion) che ha immortalato scorci e volti con il suo personalissimo occhio, catturando emozioni con la sua macchina fotografica che sono finite ad arricchire le mie parole.

Insomma, non avevo mai scritto una guida “intera” e non era nelle mie previsioni, ma alla fine l’ho scritta e dal prossimo 18 maggio la trovate in tutte le librerie o sul sito del mio editore

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Firenze è Firenze: culla del Rinascimento, terra di poeti, artisti e geni creativi. Firenze, città dalle mille chiese, palazzi, affreschi, pezzi di storia che sbucano da ogni angolo. Firenze con il suo Arno che la divide in due per poi ricucirla con i suoi dieci (più due) ponti dai quali ammirare tramonti mozzafiato ornati da campanili e terrazze. Firenze e i fiorentini, innamorati della loro città (e della Fiorentina) più che delle loro mamme. Firenze di Dante, Michelangelo, Brunelleschi, David e del Magnifico. Tutti omini? Sembra, ma dietro ad ogni grande uomo c’è sempre una grande donna: senza Beatrice Dante l’avrebbe scritta quella Commedia così Divina? E senza l’Elettrice Palatina, avremmo in città tutte le meraviglie che vengono ad ammirare da ogni parte del Mondo? E ancora lo sapevate che macarons e forchetta sono merito della bruttina ma ganzissima Caterina de’ Medici? Dalle nobildonne fiorentine alle moderne imprenditrici, una divertente guida al femminile che ti porterà in giro per una delle città più belle del mondo, a scoprire chiassi, vicoli, mercati all’aria aperta, gallerie e negozi di moderni artigiani, per poi farti finire a sorseggiare cocktail prima di una tipica cena toscana. Antiche memorie e vita contemporanea raccontate con accento ed ironia tutte toscane. Una guida fatta di storie e personaggi: perché le città non le fanno i muri, ma le persone.

Questo è un assaggio, poi tenetevi liberi il 18 maggio che magari riusciamo a vederci per quattro chiacchiere su Firenze a Firenze…;)

Buccia di Banana/A culo nudo su instagram

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Dimenticate le foto di cosce-wrustel di qualche stagione fa, così come i cocomeri vista mare ed il sole al tramonto incorniciato dalle simpatiche mani a forma di cuore. Tornate ora con la mente a quando, in gita scolastica alle medie o anche al liceo, il furbacchione-esibizionista della classe si faceva fare la foto alle chiappe con vista-monumenti o con sfondo pullman; riportate questo felice ricordo all’epoca attuale, conditelo con qualche filtro glamour, buttatelo su instagram ed ecco servito il trend della prossima stagione di scatti quadrati sul social dedicato all’immagine: vi presento il cheeky exploit!nudo-1

Chiappe al vento e…panorami mozzafiato! Questo è quanto si nasconde dietro a questa nuova tendenza dal nome ammiccante, che non prevede niente di più e niente di meno che “mele nude con natura“. Non ci sono particolari tecniche o raccomandazioni di stile, è più qualcosa che ha a che fare con l’emozione del momento, tipo: passeggio in un bosco, inebriata dalla meraviglia del panorama mi calo i pantaloni e chiedo gentilmente a chi è con me (o anche ad un passante qualunque) di farmi una foto in cui il lato B rendo omaggio alla bellezza della natura. E poi la posto, così, per condividere…la vista! Mi raccomando, lo scenario è il vero protagonista, la natura circostante è quella che deve essere esaltata da queste immagini, altrimenti è solo una foto del culo! -_-

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La moda sarebbe partita da Londra: a lanciarla sarebbero stati alcuni artisti di performance nella zona di Holland Park. Grazie alla potenza dei social, però, si sta diffondendo in altri paesi del mondo.” E qui mi fermo un minuto a riflettere, vado a vedere il profilo omonimo che raccoglie gli scatti e la loro descrizione mi fa sorridere “Rendere il mondo più felice attraverso i culi. Diffondi l’amore“. Scorro le foto ed effettivamente c’è un gran senso di libertà, quando poi inciampi in un lato B discreto un sorriso ti scappa e l’idea di poter incontrare due belle chiappe, magari attaccate ad una bella persona, un po’ felice ti senti…Eppure ho il vago presentimento che per tanti sia solo l’ennesimo pretesto per giustificare con “libertà, pace e amore” l’esibizionismo e l’egocentrismo dell’umanità in vetrina!Schermata 2017-04-29 alle 12.15.00

La foto può essere in solitaria o in gruppo, ci sono anche filmati che raccontano tutto il processo, in questo strano mix di arte (?), naturalismo (?) e voglia di mettersi a nudo senza inibizioni. E la domanda nasce spontanea: quest’estate più culini o più gattini? Forse è la volta buona che la pelle vincerà sul pelo! 😛 landscape-1492600444-posa-bambi-selfie-instagram

Se invece di mostrare il sedere così come mamma (o il chirurgo) l’ha fatto, vuoi sperimentare nuove posizioni per gli scatti estivi, ecco che ancora una volta le regine dell’auto-immortalamento danno preziosi input, presi direttamente dai cartoni della Disney. Quest’estate è toccato a Bambi fungere da ispirazione per queste accattivanti pose da cerbiatto scosciato, pardon, accucciato. Chi è particolarmente snodata può farsi fotografare in questa posizione naturale come quando ti spiaccichi sull’asfalto perché lanciata dal secondo piano dall’amica che non ne può più di te e delle tue minchiate social…oppure più semplicemente seduta sui talloni, ma con la schiena inarcata all’indietro che sennò sembri arrotolata su te stessa! In questo caso è bene tenere a portata di mano filtri e pennelli leviga-pelle, perché quando ti accucci a questo modo esplodono naturali pieghe, pieghette e anche la ritenzione che non c’è! Che paura.

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Se poi riesci a fare le peggio pose in equilibrio sui gonfiabili…hai vinto!!! Ecco, adesso vado a fare un po’ di stretching che sennò per quest’estate non sono pronta! AIUTO!

Istinti (e conseguenze)

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Ciao marina mi chiamo Diego, 38 anni, ho un grandissimo problema. Convivo da 8 anni con una splendida donna. Due settimane fa sono stato a ballare con un mio amico ed ho trovato questa donna: all’inizio mi sembrava che mi prendesse in giro perché mi guardava e rideva; poi ci siamo rivisti su in pista a ballare…aiuto! Balla da dio molto sensuale e ci siamo scambiati uno sguardo e da lì e successo tutto il casino. Praticamente siamo andati in un posto appartato ed abbiamo iniziato a baciarci…e che baci! Lei non sa la verità, cioè non sa che convivo…Comunque mercoledì sono andato a casa sua ed abbiamo fatto proprio fuochi e fiamme; è stato bellissimo, non faccio altro che pensarla, però mi fa paura; non so cosa provo, è un mix di  emozioni: quando la sento tramite chat sento i brividi! Per favore Morgatta rispondimi ho bisogno dei tuoi consigli”.

“Il tradimento è un apostrofo rosso tra le parole “m’è scappato il pisello e non me ne sono nemmeno accorto”!

Brividi di paura, di freddo o brividi di passione? Perché se sono brividi di paura, scappa! 😉 Battute a parte, caro Diego, penso semplicemente che ti sia scappato il pisello dalle mutande, irretito da una donna molto sexy, probabilmente libera (o anche no), che si è divertita a sedurti una sera per portare il suo trofeo a casa. Che poi le sia piaciuto e voglia ripetere, che si diverta a chattare e sia interessata a continuare il suo gioco, è sua facoltà farlo. Il problema è tuo, hai ragione, nel momento in cui a casa ad aspettarti c’è una “splendida” donna che ti supporta, sopporta e che condivide la vita con te da ben 8 anni (mica briciole).FullSizeRender

Non hai fatto una cosa carina, e nemmeno corretta. Ma non voglio stare qui a farti la predica dall’alto o dire che “non avresti dovuto” o che “sarebbe stato meglio non farlo” (dopotutto, c’hai 38 anni, che sono quasi parenti di 40, non di 20). Come diceva la strega di Macbeth “Quel che è fatto non può essere disfatto”, e dalla tua mail non percepisco né grandissimi sensi di colpa né pentimenti in ginocchio sui ceci. Diciamo che quella sera l’ormone ha preso la rincorsa, non ha capito più niente e si è lasciato coinvolgere dalla situazione: capita, anche ai migliori, di seguire l’istinto, di dare sfogo a quella parte EGO-centrica che ha bisogno di gratificazioni, di novità, di sentirsi viva e voluta. Dopotutto la derivazione dell’uomo è animale e certi istinti, nonostante si possano benissimo controllare, ogni tanto sfuggono…FullSizeRender-2

Appurato questo fatto bisogna che tu capisca se è stata una sbandata di una sera o se in realtà questo colpo di testa è un riflesso di qualche mancanza nella tua coppia. Ed una serie di domande mi nascono spontanee: tu e la tua donna state bene insieme? Fate sesso soddisfacente? Lei ti sembra più distaccata? Sei innamorato o ormai è solo abitudine? In 8 anni non l’avevi mai tradita? Fatti davvero queste domande e datti una risposta sincera. Non credo sempre all’assioma che tradimento=qualcosa che non va nel rapporto, però magari se cerchi di capire ti aiuta a non andare in confusione. E’ normale che la “novità” del momento ti attiri e ti faccia emozionare: ma sei davvero pronto a mollare tutto quello che hai per una con cui hai fatto sesso mezza volta? O ancora: vuoi continuare ad avere una doppia relazione, una di coppia e l’altra di letto, l’una all’insaputa dell’altra? Una sbandata ci sta, il tradimento seriale e volontario è abbastanza irrispettoso (per non dire che è una merdata). Come diceva un’altro personaggio famoso, credo si chiamasse Gesù, “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Ecco, pensa e agisci di conseguenza. Se vuoi continuare a frequentare questa nuova persona, abbi le palle di mollare quello che hai. (O cazzo, ho detto palle…;) )

—>https://www.youtube.com/watch?v=ky4CdN0x58A (sto litigando con la nuova versione di wordpress, non mi mette più i video il maledetto)!!!

Seguire i propri istinti sì o no? E il tradimento: si fa o non si fa? Credo già di sapere cosa ne pensa LaMario, ma noi ascoltiamo volentieri anche voi: in diretta alle 18.20 circa su radio m2o. Sintonizzatevi che ci salutiamo prima del ponte. 😉

L’etica è di Moda?

Siamo nel bel mezzo della Fashion Revolution Week (chi ancora ignora cosa sia può rileggersi il post dello scorso anno): sono solo tre anni che questo movimento è nato ma già sta diventando qualcosa di globale che riesce a coinvolgere ed attivare davvero tutti, da coloro che la moda la fanno a quelli che la comprano. Moda, etica e sostenibilità sono temi caldi in questo momento, forse proprio perché i “consumatori” in prima linea stanno richiedendo una moda che sia in grado di rispettare l’ambiente e le persone (meno male); con più informazioni a disposizione e con una nuova consapevolezza è quasi automatico fare scelte diverse. O meglio, a me è capitato esattamente così, durante ma sopratutto dopo aver scritto Sfashion. E’ da quando ho cominciato a lavorare in questo ambiente che nutro delle sane perplessità, ma da quando le ho messe su carta credo di aver deciso che strada prendere…ed il mio supporto alla fashion revolution è partito da qui:

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“Etica vuol dire cercare di salvaguardare la vita il più possibile”, dice Pepe Mujica; Aristotele la introdusse per definire le sue opere dedicate alla filosofia pratica applicata al costume, ovvero al comportamento umano. Ne hanno discusso e scritto in tantissimi, ma la sostanza non cambia: l’etica ha a che fare con i valori, con la morale, con il bene, con il male, con la relazione degli uomini con l’ambiente e con gli altri uomini. Esiste, quindi, anche un modo etico di fare moda. Dovrebbe esistere, pardon, perché al momento di etico nel sistema c’è molto poco. Ci sono, in realtà, quintali di aziende che super-producono a basso prezzo, che sfruttano il lavoro, che inquinano a dismisura; dall’altra parte ci sono persone che comprano in continuazione perché trovano cose economiche, che comprano anche se non serve, che comprano schiavi della legge del possesso. Ecco, chiariamo un momento una cosa: produzione e consumo di massa non sono sostenibili. Tipo, nonostante esistano leggi nazionali ed internazionali per la tutela dei lavoratori, l’abuso dei diritti umani è ancora all’ordine del giorno. Basta pensare che circa 36 milioni di persone (mica 4 gatti), vivono in una sorta di schiavitù: sottopagati, ai limiti della povertà, con condizioni di lavoro pericolose per la salute e la sicurezza, con orari di lavoro interminabili. E indovina per chi lavorano? Aziende di Moda occidentali. Ma tu guarda un po’. In tutto ciò gli “artigiani”, che un tempo prestavano mani, esperienza e tradizioni all’industria tessile, oggi si trovano a casa, soppiantati dalle produzioni di massa, mandando in fumo secoli di storia, cultura e saper fare. Houston, abbiamo un problema. Più di uno, vogliamo tralasciare l’impatto ambientale? La Moda è tossica. Sappilo. Per la filatura del cotone si usano un sacco di pesticidi, i coloranti sono chimici, per fare certi trattamenti vengono impiegati prodotti altamente inquinanti. Basta pensare che in Cina alcuni fiumi sono passati da blu a rossi a furia di scarti delle tinture. In più, per aggiungere un po’ di terrore a questo scenario rassicurante, gli scarti del tessile, stiamo parlando di tonnellate di cenci, finiscono a decomporsi per terra, sprigionando gas che non sono esattamente deliziosi ed innocui profumi alla vaniglia. Inquinano. “Ma come, H&M ha fatto la campagna per il riciclo?”. Certo, peccato che attualmente solo il 20% degli avanzi vengano riciclati; per tutto il resto basterebbe produrre meno!IMG_5305

Il fast fashion non è gratis. Qualcuno, da qualche parte, la sta pagando” ha detto giustamente Lucy Siegle, giornalista. Quindi? Quindi lignoranza uccide: spesso le aziende non sanno nemmeno chi produce realmente per loro, la filiera è talmente nascosta da non capire davvero se ambiente&persone vengano rispettate. La mancanza di trasparenza costa vite. Ci vuole conoscenza, informazione e onestà. Le cose possono cambiare, ma non certo supportando chi il sistema lo sta spolpando fino all’osso. Anche per questo ce l’ho un po’ con tanti diffusori del verbo modaiolo: dietro ai loro mille outfit passano solo messaggi di consumo sfrenato e l’unico desiderio che alimentano è quello di avere soldi per comprare cose. Che siano dello Stilista Famoso o del Brand Spazzatura a grande tiratura non importa. È importante avere, sfoggiare ed essere sempre diverse grazie a cose sempre nuove. […] 

Fino a quando pensiamo che la soluzione di certe problematiche immense debba arrivare dall’alto, da entità superiori che dovrebbero governarci e tutelarci pensando al bene delle persone, siamo fregati. Il cambiamento ci deve essere ogni giorno, ogni più piccola azione quotidiana può contribuire a fare la differenza. Le rivoluzioni, se ci pensi bene, sono sempre partite dal basso. “If we think a little more before we buy, we can change the world one outfit at time”. Per esempio, si potrebbe:

1) Comprare meno: ho amiche che comprano cose quasi tutti i giorni. La scusa è quasi sempre “Eh, costava poco”. Sì, ma a furia di pagare poco tante cose, finisci per spendere comunque tanto; e poi ti ritrovi con quintali di oggetti nell’armadio che spesso nemmeno ti metti. O solo una volta. Non c’è bisogno di abiti nuovi ogni giorno, nemmeno ogni settimana. Quando sei in balia dello shopping compulsivo, e lo sai, perché noi donne sappiamo sempre tutto, fermati un attimo a pensare. Se puoi farne a meno, fanne a meno. Tra l’austerità della privazione e gli acquisti giornalieri esiste la moderazione.18155958_10211194087303009_2949539125263909234_o2) Comprare meglio: una cosa buona vale il triplo di tre cose scadenti. Meglio investire qualche soldo in più in qualcosa di duraturo, che qualcosa in meno in mille cose da una botta e via. Se certi capi costano incredibilmente poco, ogni tanto sarebbe anche il caso di chiedersi “perché”…

3) Preferire designer emergenti o meglio ancora, rivolgersi direttamente alla “fonte” (w gli artigiani): ci sono tantissimi emergenti in giro per il Mondo che decidono di produrre in maniera etica e sostenibile. Ecco, loro andrebbero sostenuti e supportati. Gli artigiani poi: con loro sei sicura che i pezzi siano davvero unici e che in ogni oggetto c’è amore, passione, dedizione e cura. Oltre al fatto che si può incentivare il lavoro e l’impegno di intere comunità, spesso costituite da donne.

4) Larmadio della nonna, vintage, seconda mano e non solo: non sono una fanatica del vintage, ma forse più per colpa di come viene utilizzato dalle fashioniste di mezzo mondo. In realtà le cose antiche e recuperate dall’armadio della nonna mi incuriosiscono molto. Dare nuove luce a cose vecchie è un buon modo per evitare sprechi. Ravanare nei mercatini dell’usato o nei cassetti può regalare soddisfazioni.

5) Scambiare, affittare, aggiustare, reinventare: ogni tanto mia madre mi guarda, vede qualcosa di nuovo e mi chiede “È di Enrica anche questo?” (Enrica, colei che ha illustrato questo libro). Ormai lo sa anche lei che io e le mie amiche i vestiti ce li scambiamo. Da tempo immemore, prima ancora che gli swap party vedessero la luce. Scambiare e regalarsi abiti è un modo come un altro per continuare a far vivere gli oggetti, dandogli nuovo valore e continuando a fargli svolgere la loro funzione. Solo a casa di qualcun altro. Anche aggiustarli, tagliarli, trasformarli è un ottimo modo di riciclare in maniera creativa. Gli abiti sono amici preziosi, non stracci usa e getta. Non trattarli male, falli valere fino in fondo! Anche con una rianimazione temporanea.

6) Fai qualcosa con le tue mani: sebbene non sia mai stata un genio del cucito, ogni tanto qualche abito me lo sono fatto da sola. La soddisfazione è incredibile, soprattutto quando li fai in due minuti e ti stanno bene. Ora, non sto dicendo di diventare tutte abili sartine, ma se l’argomento ti incuriosisce, perché no?

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7) Informati: la curiosità non è spiare cosa fa l’ex fidanzata del tuo uomo su Facebook, ma è avere sete di informazioni, di sapere, di conoscere e di capire. Lo sapevi che esistono delle App che, se inquadri il codice a barre del capo che si intende acquistare, danno informazioni sul tipo di impatto sociale e ambientale dell’azienda produttrice? No? Nemmeno io, l’ho scoperto leggendo. (Le App sono Good Guide, Ethical Barcode e Buycott)

Troppo sbattimento? Io credo sia un approccio più sano. Si produce davvero troppo, si compra troppo, si inquina troppo, si pensa troppo poco alle condizioni di lavoro e tutto questo perché ci hanno convinto dall’alto che “siamo più felici se ci arricchiamo”. Così si finisce per comprare, comprare tutto, comprare di più, comprare spesso quando non serve, in una gara all’accumulazione senza senso. Già, perché nella tomba con noi non ci finirà niente di tutto quello che abbiamo nell’armadio. No, non mi sono improvvisamente trasformata in un monaco zen, i vestiti continueranno a piacermi così come mi piace giocare, mascherarmi con gli abiti e tingermi i capelli rosa (ognuna ha le sue debolezze), ma sono sempre di più a favore del meno: possedere quintali di cose appesantisce! Ed io ci tengo alla mia leggerezza. Per il mio bene e per fare, con piccole scelte quotidiane, qualcosa che possa aiutare, un pochino, il Pianeta e gli altri.

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Di questo e di altro ne abbiamo parlato sabato scorso all’evento organizzato da Tessa e Arianna Moroder da Lottozero in quel di Prato; qualche giorno prima ne abbiamo parlato all’evento organizzato da Waxmore e l’associazione “Il cuore si scioglie“; di questo si parla questi giorni sul web e non solo grazie a Fashion Revolution. Di questo si dovrà continuare a parlare ma soprattutto a FARE nel corso del tempo: perché etica e sostenibilità non siano mode passeggere, ma diventino prerogative indispensabili

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Foto Credit: Rachele Salvioli/ Maria Rosa Neri, Irene Chellini, Andrea Moretti

Voi che opinione avete in merito? (Il testo è tratto dal libro “Sfashion“, che se non avete ancora letto ma vi ha incuriosito lo trovate a disposizione) 😉

Buccia di Banana/Campagne Fashion: Why? #6

La natura è di moda, non nel senso che per la prossima stagione ritorneranno in auge dopo millenni le famigerate foglie di fico (sia per lui che per lei). La natura e gli ambienti naturalistici, che siano deserti, giungle, spiagge o i giardinetti dietro casa non fa differenza, si prestano da sempre come set fotografici; vuoi per i colori, vuoi per i contrasti con lo stile dell’abbigliamento, vuoi perché all’aria aperta e non bisogna pagarli (braccine corte), non c’è una campagna fotografica a stagione che non sfrutti l’ambiente circostante. Quest’anno, però, i grandi marchi non hanno scomodato solo foglie e fiori, ma anche gli animali. Tutti: da quelli dell’aia a quelli della savana, arrivando perfino a quelli dei deserti. Il risultato? Delle campagne bestiali

brand: gucci / campagna: i guccianimalucci

Gucci quest’anno ha fatto tombola: non bastava un animalino, no, li ha voluti tutti. Feroci, pelosi, grandi e con grandi denti. Peccato non gli abbiano sbranato tutta la collezione!!! Nel senso, che visto il contesto ed i personaggi con i quali si sono ritrovati a condividere la scena, avrebbero avuto tutto il diritto a ribellarsi malamente. Il Signor Ghepardo è visibilmente schifato dallo stile del suo compagno di foto e gira di coda pensando “Deciditi, o i tatuaggi in faccia o il fiocco giallo al collo“. Ginona la Leona è super-spallata: non ne può più delle carezze appesantite da quintali di anelli e quella punta di scarpa così vicina all’orecchio sta cominciando a infastidirla parecchio. Otto il Tigrotto è sulla via dell’attacco: occhio a pazzo e lingua di fuori perché non vede l’ora di dare un morsino a quella atipica Cappuccetto rosso con la faccia depressa. Secondo me per tutte queste foto bastava un barboncino. Di peluce! 😉

brand: sophia webster / campagna: uccelli dentro, passera di fuori!

Anche i pennuti sono un must. In questo caso i pappagalli, indiscutibilmente maschi, sono stati messi in gabbia, mentre la passerona variopinta fa la figa fuori. Un poco velato esempio di dominanza femminile su poveri uccelli indifesi! Che se la cantano tranquillamente…

brand: ? / campagna: bianco su bianco

Secondo voi che animale possono portare in giro delle fighette vestite di bianco con borsa bianca? Un barboncino…bianco. Mi raccomando, appena uscito dal lavaggio e cotonato a dovere. Ciuffolino non è contentissimo, soprattutto perché gli hanno messo quel collare dorato super kitsch che lui non sopporta!

brand: kate spade / campagna: cammello portapacchi

Cercare di convincere Nello il Cammello che portare borsette in mezzo al traffico è una cosa divertente e molto cool non è una cosa semplice. Se poi uno parla arabo e l’altra giapponese diventa veramente un’impresa. Sembra che rida, ma non è assolutamente sinonimo di felicità; sta solo pensando dove sbavare prima: se sui capelli o sul cappottino! 😉

brand: trussardi / Campagna: Manco i cani

Ora…io in questo caso non ho veramente niente da aggiungere. Nel senso, più la guardo e più non capisco…Mi vengono in mente certe foto che il mio vecchio capo faceva a Ugo (il suo cane) mettendogli per gioco felpe, giacche e occhiali. Ora, che uno si diverta a vestire il suo animale lo trovo discutibile ma non posso entrare nel merito di cosa fate con i vostri animali domestici (niente di illegale o troppo irrispettoso, però); ma che un brand affidi la sua immagine ad un cane, travestendolo con sembianze umane…lo trovo tra l’inquietante, il triste e il kitsch estremo. Spogliate quel cucciolo vi pregoooo!!!

 

brand: Mykita / Campagna: nella vecchia fattoriaAA…

…ia ia ooohhh! C’è la pecora, pecora, pe pe pecoraaaa (o forse è un montone?!?); c’è il grillo, grillo, gri gri…ah no, è una con due steccoli in testa che fa finta di essere un grillo; c’è il cavallo, cavallo, va va…ah no, i cavalli sono tutti nelle campagne di Versace; c’è il maiale, maiale, ma ma…no no, maiale e maiali sono un po’ dappertutto. C‘è l’anatra, anatra, a a ahahahah…l’anatra soffre il solletico e cerca di sfuggire inutilmente alla potente presa dell’uomo-scimmia; che però si sta davvero divertendo una sacco che mi rimane quasi simpatico!

Insomma, il mondo della moda è pieno di…animali! Però la prossima volta li possiamo usare di peluche? O almeno chiedere il consenso firmato? 😉

Ciaccioni silenziosi

“Morgatta…mi spiano sui social!!! Non solo il mio ex-ragazzo dal quale mi sono lasciata già tre anni fa, ma anche delle mie “amiche” che non frequento più o con le quali in passato ho litigato, o anche conoscenti che quando incontro per strada sanno tutto di me e me lo ripetono fieramente ma che non si fanno vivi con nessun tipo di interazione sul web. Mi seguono su instagram, vedo che guardano le mie stories, che mi spiano da lontano senza mai mettere un like o dare segno della loro presenza. Ma che senso ha tutto ciò? Non potrebbero semplicemente farsi la vita loro e lasciare perdere la mia? E’ così divertente guardare cosa faccio? Marika”

Diceva un vecchio detto:

Quindi, cara Marika, stai tranquilla, lo spionaggio fa parte degli usi e costumi di quest’epoca malata di esibizionismo, dove la vita si vive in parte off-line ma viene esposta in gran parte online. Quelli che tu mi descrivi nella tua mail sono quelli che io chiamo “ciaccioni silenziosi“, ovvero i ficcanaso che senza proferire like seguono ogni movimento che avviene in rete, in maniera subdola e costante. Sono quelli che non solo spiano e guardano, ma commentano pure con gli ALTRI amici o conoscenti di quello che tu fai o non fai, usandoti come perfetto argomento di conversazione. Dà fastidio eh? In parte sì, in parte lasciali guardare e parlare, evidentemente si tratta di persone che non hanno una vita abbastanza interessante e devono intrattenersi con quella altrui, esattamente come se stessero guardando una serie televisiva. O sono semplicemente affetti da voyeurismo internettiano, che non è una malattia grave, ma che rompe le palle a chi la subisce. E a questo proposito la contro-domanda è lecita: ma tu, gli altri, non li spii mai?!? 😉

La curiosità è il movente di tutti: amici che non vedi più, quelli con i quali hai litigato e pure quel tuo ex fidanzato, che nonostante siano passati tre anni, forse non ha ancora risolto la questione e ha bisogno di vedere cosa fai, dove vai e soprattutto con chi stai…nel caso in cui tu ti fossi rifatta una vita sentimentale senza di lui! Esiste anche una legge che punisce con pene fino a tre anni di carcerechi abusa di queste piattaforme per controllare i propri amici o la dolce metà“; sono già partite milioni di querele di mogli ed ex mariti che hanno superato i confini dello spionaggio leggero e sono diventati veri e propri invasori del mondo virtuale altrui. Ora, questo non mi sembra il tuo caso e non mi pare valga la pena di mettere su una causa per un po’ di amici ficcanaso!

Ecco, io credo che l’unico modo per tutelarsi rispetto a questi simpatici spioni del web, che ci sono e ci saranno sempre, sia quello di condividere solo quello che vogliamo sia visto da TUTTI; che sì, esistono delle impostazioni della privacy per far vedere certi contenuti solo a certe persone (amici, amici stretti, amici lontani o quelli vicinissimi), ma in un modo o nell’altro c’è sempre il modo per venire a farsi i fatti tuoi: basta guardare il tuo profilo da quello di un altro e il gioco è fatto. Insomma, il buon senso tuo e qualche accortezza in ciò che condividi dovrebbero essere più che sufficienti per proteggere le tue informazioni. E sennò lasciali guardare e fregatene!!! 😉

O no? Voi siete ciaccioni silenziosi o “vittime” di spionaggio? In diretta alle 18.20 circa su radio m2o ne parliamo insieme a LaMario! Aspettiamo i vostri commenti…e buon fine settimana, con ponte o senza! Baciii

Dieta (senti)mentale pt. 3

“Le diete iniziano il lunedì e generalmente finiscono il venerdì sera, per ricominciare il lunedì successivo!”

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: DIETA (SENTI)MENTALE PT.2

[puntata precedente] “Ahahahahah“, Sandra si fece una grassa risata davanti alla faccia stupita di Linda, che la stava osservando con un misto di stupore, indignazione e perplessità. “Non si vuole sentire dire di no…ahahahah…beh, cara mia, questa si chiama paura e non ha mai portato da nessuna parte…ahahahah…e comunque nella vita qualche no te lo beccherai sempre!” Disappunto totale. “Non fare quella faccia, come pensi di andare avanti nella vita se non ti esponi un attimo? Se non chiedi, se non provi mai ad ottenere quello che vuoi, fosse anche solo per una notte di sesso selvaggio per poi capire che non ne valeva la pena? E rischia, santo cielo, o vuoi stare a dieta tutta la vita sognando ogni notte tiramisù?” – “Veramente i tiramisù non me li sogno…e nemmeno gli uomini al momento. Diciamo che non sono al centro dei miei pensieri, ho altre priorità e preferisco concentrarmi su quelle. Anzi, diciamo pure che prima devo centrare me stessa e capire due o tre cose“. – “Va bene, centrati pure e capisci, la trovo una cosa giusta e sana, ma non prenderti per il culo. Non scappare dalle paure, affrontale.” – “Sìsì, figurati…” Linda bofonchiò qualcosa mentre seguiva con lo sguardo l’amica che si dirigeva nuovamente in cucina; questa volta si avvicinò al frigo, tirò fuori una ciotola e cominciò a riempire due tazze con un miscuglio arancione. Sperò invano che fosse qualcosa di iper-calorico, ma il suo sentore era che si trattasse di qualcosa di iper-sano e con pochi zuccheri.

Sì, aveva paura. Dopo la fine infelice della sua ultima storia aveva deciso di innalzare una piccola barriera anti-uomo a protezione di quel cuore ormai pieno di cerotti e ferite, ma soprattutto di concentrarsi su se stessa: il lavoro, la carriera, il corpo, la vita sana, la meditazione. Lo spazio per la vita sentimentale era stato relegato in fondo all’agenda, che guarda caso era sempre piena e non lasciava spazio a nessun pretendente. Se per anni questa cosa l’aveva riempita di orgoglio, ora cominciava a sentire la carenza di un affetto, di un’abbraccio, di una pomiciata improvvisata…insomma, un po’ come quando a fine cena avresti voglia di una crema catalana e ti portano un sorbetto al limone. Delusione e amarezza. E anche quel pizzico di incazzatura, che va tutto bene, ma il dolce deve essere dolce. “Ecco il dolce meno dolce della tua vita” sfoderò un sorriso e due tazze ricolme di una poltiglia arancione, con la mentuccia in cima, ma sempre poltiglia era. Guardò quella simpatica tazza: sana, colorata, sorridente, buona…eppure non era assolutamente quello che desiderava. E a 30 anni, come a 20, come a 50, i desideri vanno assecondati: che poi la vita finisce e tu sei sempre stata a dieta. E sola.

Senti, ti dispiace se le coppette le rimettiamo in frigo e andiamo a prenderci un tartufo al cioccolato dal siciliano in fondo alla strada? Magari davanti a quello riesco anche a mandare un messaggio a Mario, eh“. – “Mi dispiace tantissimo. Alza il culo da quella sedia vai…“. 😉 [Fine]

GRATTUGIATA DI PAPAYA, PERA, ARANCIA E GINGER DI CUCINAMO

Buccia di banana/Il piumocchio

Eccezionalmente di martedì, perché rovinarvi il lunedì di pasquetta sarebbe stato poco carino, mi è balzata sotto gli occhi questa nuova tendenza che pare stia spopolando soprattuto su Instagram (grazie alla segnalazione di Irene, che non ha potuto “non pensarmi”): avete mai sentito parlare di feathers brow, ovvero di sopracciglia effetto piumaNo? Ecco, prima ve le mostro e poi ne parliamo insieme…

Dopo l’ala di gabbiano, dal quale avevamo ripreso, ahimè, solo la forma, ecco balenare a qualcuno l’idea di andare oltre, trasformando le sopracciglia in simil-piume pelose come decoro del contorno occhi! In realtà pare che questo trend sia nato in verità per gioco, frutto di un esperimento innocente di Stella Sironen, truccatrice e blogger dedita al beauty e alle magie del trucco, che voleva solo inventarsi qualcosa di nuovo per le sopracciglia. Il problema di queste signorine dai mille-mila-seguaci è che anche quando fanno una cavolata per scherzo, come la mettono in pubblico questa cosa può prendere una piega inaspettata. E così è stato, tanto che il web si è rapidamente riempito di sopra-piume!!! O.o

Praticamente la messa in piega del sopracciglio, con riga nel mezzo e anche rileccatina a base di gel o qualcosa di simile che dà insieme effetto umidiccio e mantiene la pettinatura per ore. Così anche chi possiede sopracciglia folte e particolarmente pelose potrà sfoggiarle orgogliosamente senza andare in paranoia per la quantità eccessiva di peli, basta fargli la giusta pettinatura e via, pronti verso le ultime tendenze…e oltre! Già, perché una volta fatta la piumetta, ci si può sbizzarrire con tutti i mezzi: un po’ di oro sulle punte, una punta di matita per creare la punta della piuma o addirittura sfoggiare il look pappagallo completo semplicemente abbinando un trucco “sobrio e in stile“!!! 

 A parte il mondo delle beauty-blogger incredibilmente patinato è finto (nel senso che in tutte le loro foto queste signorine sembrano di gomma) sul quale dovrei scrivere un articolo a parte, se la cosa vi ha stuzzicato al punto tale di volervi cimentare in questa operazione, ecco un bel tutorial su come fare…

https://instagram.com/p/BS4aFD4gC5Q/

Ecco, io mi sarei annoiata già dopo solo la prima spazzolata…figuriamoci ad arrivare fino in fondo! Troppo impegno, ma io non faccio testo…mi fa fatica anche mettermi il mascara! Voi che ne dite?

Io penso che se piuma deve essere, piuma sia…per davvero!!! 😉