Buccia di Banana/Ma la codina ce l’hai?

Scusate, mi ero persa la coda! E devo ringraziare una di voi (Grazie Cla! 😉 ) per avermi messa al corrente di questa mia immane mancanza: in effetti non spendere nemmeno una parola sull’oggetto cult di questa estate è una carenza grave. Cerco di recuperare, dopotutto siamo ancora ad agosto! Siamo ancora tutte (e tutti?) in tempo per andarci a procurare il beach tail!

Cos’é? Praticamente trattasi di un accessorio, un bijoux, un gioiellino per ornare il corpo; più precisamente una collanina da cul…ops! Anzi, tecnicamente da “cavallo” del costume…ma anche delle mutante, dei tanga, insomma, di tutto l’intimo e pure dei pantaloncini molto corti. La catenina in questione si presenta in argento (ma potrebbe comunque dare allergia…t’immagini!!!) con una scelta di tantissimi pendagli dai colori e dalle forme svariate, che luccicanti ondeggiano tra le chiappe di chi li indossa. La fantastica idea è della ditta Giapponese Bodivas. Suggerito per attirare l’attenzione in spiaggia (con la controindicazione che la gente si fissi sul lato B cercando di capire cosa sia questa novità), va benissimo anche per situazioni “più calde” in camera da letto. Sempre che tu non rimanga agganciata al pomello del cassetto…O.o

Ebbene sì, dopo la mia solita faccia a punto interrogativo (perché si producono certe cose?), il mio pensiero è subito andato a visualizzare l’inghippo di un oggetto che pende in zone basse, fuori controllo e che in un attimo di sbadataggine potrebbe rimanere incastrato OVUNQUE  con successiva situazione imbarazzante: dal costume che viene via, all’accessorio che si strappa fino alla cosa  in cui ti sei impigliata che si distrugge. Oppure il tuo bambini di tre anni che per acchiapparti quando corri si aggancia alla prima cosa che trova: non bello, per niente! 😉 Eppure pare stia andando, forse perché sbarazzino e ammiccante, forse perché per soli 19 dollari ti ritrovi un accessorio originale o forse perché le collane da collo sono ormai obsolete, viste e riviste. E pure quelle per il giro vita. Con la codina-da-spiaggia, invece, l’originalità è assicurata; ma per un effetto glam e super-trendy assicurato bisogna andare con la parure

che ovviamente include preziosissimi orecchini da tetta, senza bisogno di piercing. Basta avere i capezzoli costantemente ritti e la morbida e comoda guarnizione di silicone si appoggia perfettamente dove deve stare. Regolabile con un’elegantissima pietrina, è adatto a tutte le forme e misure. E con questo siamo a posto fino alla prossima estate…o fino alla prima invasione aliena che venga a rapire coloro che pensano e producono queste cose 😛 

Buon lunedì, con i ciondolini intimi o anche senza…

Prova Costume #6: Scarruffate!

Il capello d’estate non sta!!! O meglio, sta dove gli pare a lui, che non è mai dove vorresti tu! Gli agenti climatici di questo periodi hanno la meglio su spazzola, pettine, piastra e parrucchiere. Non si salva nessuno. Le lisce si scombinano sotto il vento salmastro e le sudate all’ombra del sole; il riccio si secca, si increspa, si annoda e vira pericolosamente verso i rasta; i capelli mossi si muovono ancora di più o cominciano a lisciarsi, distrutti dall’afa e dall’umidità notturna; quelle con i finissimi spaghetti se li ritrovano completamente attaccati alla cute, bagnati da ettolitri di sudore; i capelli colorati poi, aiuto, dissolvono pigmenti in mare, in piscina, sotto la doccia, lasciando tracce dalle forme inquietanti pure sull’asciugamano da spiaggia. Non ce n’è: il capello d’estate non sta! Il corto si appiccica e si sporca velocemente, il lungo subisce continue violenze, intrappolato per mesi da elastici, pinze e forcine: qualunque cosa, basta che non solletichi collo, spalle e schiena…che FA CALDO!!! Eppure ci sono donne che non si arrendono e continuano a combattere l’anarchia capillare con tutti i mezzi possibili, torturandosi  con asciugacapelli e spazzola per interminabili quarti d’ora alla ricerca della piega perfetta che puntualmente dura tre minuti. A poco servono le dose massicce di gel, lacca e prodotti più o meno chimici per mantenere l’acconciatura. Basta un soffio di vento, una goccia d’acqua o la mano del fidanzato che sbadatamente sposta la molletta…ed il caos torna. Anche i parrucchieri d’estate si arrendono, nonostante siano sempre ben disposti ad accontentare tutte le preghiere e richieste di aiuto. Tanto vale arrenderci anche noi alla sola ed unica piega estiva dei capelli: AD CAZZUM. Che, se assecondata con acconciature selvagge, fiori, lacci e piume nei capelli, fa anche tanto stile…;)


Illustrazione di Enrica Mannari 

Prova Costume #5: Strike the pose! (Aiuto)

Faticoso riuscire a trovare una posizione decente al mare: la donna in spiaggia o sullo scoglio è sempre inquieta. Non importa se pesa come quando frequentava la quinta liceo o se i kg con gli anni sono triplicati; dopotutto le paranoie non hanno un peso reale, sono direttamente collegate con la bilancia mentale che le produce. Ed una volta in costume tutto si amplifica: i rotolini diventano tantissimi quante le pieghe di uno sharpei cucciolo, la pancia raddoppia, la cellulite esce anche dal cuoio capelluto. Quindi comincia la danza delle posizioni, studiate nel dettaglio affinché tutto sia al suo posto, nella migliore versione possibile. La prima ammissibile è quella sdraiata: a pancia in su tutto si appiattisce, meglio se le tette sono in grado di reggere alla forza di gravità, che se si separano e cascano ai lati come le orecchie di un cocker non è bellissimo; con una gamba piegata e una distesa il tutto assume dei contorni più sexy, l’ombra dell’una oscura i difetti dell’altra ed il gioco è quasi fatto. Fino al momento in cui arriva un amico a salutarti e sei costretta ad alzarti e metterti seduta: è lì che se sbagli l’incrocio delle cosce la buccia d’arancia salta fuori a salutarti, la stronza! Il modello indiano strizza da entrambe le parti, il modello pin-up sembra carino ma in realtà comprime i vasi sanguigni, affogandoli pericolosamente, in ginocchio non se ne parla nemmeno che dai lati straborda tutto (è la posizione preferita dai produttori di bikini per i loro servizi fotografici, ma loro truffano con i ritocchi a posteriori). Allora provi a stare seduta con le gambe allungate in avanti; sembra che tutto vada bene ed è mentre tiri un respiro di sollievo che vedi la pancia rilassarsi pericolosamente e no, non sta bene. Partono così pericolosi attimi di apnea in cui gli occhi rischiano di schizzare fuori dalle orbite, ma chi se ne frega, i rotolini sono sotto controllo; per sembrare più sciolta le braccia si appoggiano indietro, meglio se inarcando un po’ la schiena per tirare su il petto. Una situazione di una scomodità assurda, in cui devi solo pregare che l’interlocutore non abbia voglia di confessarsi per lungo tempo, altrimenti il giorno dopo tocca chiamare l’ortopedico. Quando finalmente se ne va è l’ora della passeggiata lungo la battigia, altro momento che mette a dura prova, perché anche se non ti guarda nessuno, l’impressione è che ti guardino tutti; ma non uno sguardo normale, una radiografia a caccia di difetti. Ed ecco di nuovo la pancia ritrarsi, il petto alzarsi, il culo viene che spinto leggermente in fuori, i muscoli delle gambe richiamati all’ordine, le spalle basse ed il mento in alto. Tutta questa fatica immane sperando di avere un atteggiamento disinvolto, passo dopo passo, sorridendo con le amiche fino al momento in cui incroci LUI con lo sguardo nello stesso istante in cui inciampi nel castello di sabbia…e torna fuori tutto. Ed è in questi momenti topici un cui capisci che solo un sorriso ti salverà. Anche dalla fuoriuscita dei rotolini!!! 😉


Illustrazione di Enrica Mannari www.enricamannari.com

Buccia di Banana/ Involuzioni (e buone vacanze)

Le cose brutte non vanno in ferie! Anzi, di questi periodi sembra prolifichino come quando dai da mangiare ai Gremlins dopo mezzanotte. Inspiegabilmente. La buccia di banana prima di ferragosto ve la risparmio (vado in “ferie” anche io), ma per rallegrare questo lunedì di calore ho deciso di condividere con voi queste due cose che, come al solito, mi hanno lasciata perplessa ed interdetta: ma come si fa a pensare, innescare la macchina produttiva e mettere in commercio certe cose? Ancora una volta i geni del marketing hanno pensato che a noi donne potessero servire l’asciuga-tette ed i trucchi per la passera!!! Ma andiamo con ordine…

  • Parliamo insieme dell’asciuga-puppe!!!

Appena l’ho visto ho strabuzzato gli occhi, perché mi sembrava un oggetto bruttino e per di più inutile (basta arrotolarsi un foulard intorno come fanno certe signore africane e l’effetto è più o meno il solito, o no?). Poi sono andata sul sito di ta-ta-towel ed ho letto la storia di Erin, la creatrice di questa singolare asciugamano e del come le è venuta in mente una cosa del genere: dopo la doccia e prima di vestirsi, nel momento in cui le donne abitualmente si fanno la piega o si truccano, ha constatato il fastidio del sudore sotto-tetta ed ecco l’invenzione. Un asciugamano appositamente pensato per accogliere le puppe e non farle sudare mentre si gira in mutande per casa. Ora, non avendo io questo problema (almeno un vantaggio del micro-seno ci deve essere), non ho la reale percezione dell’utilità (o che sia l’ennesimo spreco di tessuti e materiali?), però chi lo ha usato lo apostrofa come una “invenzione geniale“, ottimo anche per neo-mamma che allattano e che perdono latte in giro. E qui, con tutti i miei dubbi del caso, mi rivolgo a chi potrebbe essere il destinatario di questo prodotto: lo utilizzereste?!?

  • Truccati la Vagina!!!

Avevamo già parlato del Vagizzling e di depilazione con formine accattivanti: sembra che la vagina non abbia più il potere attrattivo di una volta e necessiti di essere…truccata! Una ditta scandinava, The Perfect V, ha lanciato sul mercato una linea di prodotti pensata per “illuminare, idratare, lenire ed abbellire” le parti intime femminili. A fare da testimonial le sorelle Kardashian, che non sono sempre una garanzia di raffinatezza, le quali sponsorizzano allegramente polveri illuminanti e rossetti per le labbra di sotto, ai quali abbinare ovviamente quello per le labbra di sopra. Ma il vero immancabile del beauty-case è l’illuminante vaginale, il Very V Luminizer, che con il suo effetto cangiante “dona un certo fascino alla vagina“. E POI MUORE. O meglio, moriremo tutte sotto il peso di queste cazzate, di questi inutili dettami dell’industria dei cosmetici e di un marketing sempre più subdolo e prepotente! Ma davvero abbiamo bisogno di truccarci anche la passera?!?

Io, più che rivoluzione, vedo un’involuzione. E quasi quasi mi viene voglia di un ritorno al vecchio cespuglio naturale…che dite?!?

Buon lunedì…buccia di banana va in “vacanza” per una settimana…;)

Prova Costume #4: Al mare “con le tue cose”!

Che le mestruazioni siano una punizione divina ormai lo sappiamo tutti, il che conferma al 100% che Dio o chi per lui è uomo e parecchio dispettoso (per non dire stronzo che mi sembra un tantino blasfemo), altrimenti uno scherzo del genere non ce l’avrebbe mai fatto. Oltre ad importunarci ogni 28/30 giorni, sconquassarci ormonalmente almeno 10 giorni al mese e renderci insopportabili e brutte dai 3 ai 5 giorni, rompono le palle anche al mare! C’è chi le vive meglio e chi peggio, fatto sta che danno noia, talmente noia che c’è chi prende le ferie facendo calcoli precisi affinché schivino il maledetto “periodo”. Ci sono le sportive, che non si lamentano e non ne fanno una tragedia:  usano la famigerata coppetta che fa il suo dovere senza farsi vedere e zompettano allegramente nude sugli scogli (nude con le mestruazioni? Sì, si può!). L’amica che usa i tamponi la guarda con un po’ di invida, mente lei impazzisce perché non vuole che quel simpatico filino azzurro fuoriesca dal costume. Per questo motivo si guarda e si fa controllare dall’amica ogni volta che si alza dall’asciugamano per andare a fare il bagno e anche quando esce dall’acqua (che si sa, le onde spostano tutto) e pure quando si sposta: il filo è un’ossessione che se sei in compagnia di un uomo può rasentare la paranoia!!! L’altra amica, quella vintage, è ancora vittima dell’assorbente esterno e se ne sta lì con il suo pantaloncino od il pareo opportunamente arrotolato in vita; ogni volta che deve andare in mare deve fare un pit stop alla toilette sia all’andata, per rimuovere, sia al ritorno, per rimettere: una tortura. Lei al mare dove non c’è un bar in quei giorni non ci viene mai. L’amica del salva-slip invece ci viene; temeraria prende il minimo indispensabile di precauzioni, “tanto con il mare il flusso si blocca” (ecco, io questa cosa non ho ancora capito se è una leggenda o è la verità). C’è poi lei, triste e sconsolata, che al mare “con le sue cose” non ci si accosta nemmeno: troppo scomodo, troppi dolori, la pancia gonfia, la ritenzione, il sole che brucia il doppio, i bambini che urlano troppo, la sabbia che è troppo sabbia, l’acqua che è troppo bagnata ed il casino che è sempre troppo casino. Sì, i cicli ormonali ci rendono insopportabili anche d’estate. Ma provate a sopportarli voi i cicli ormonali d’estate…

Illustrazione di Enrica Mannari.

Buccia di Banana/Fotografavo un cocomero…

Il tempo libero che abbonda durante la stagione estiva può essere adoperato nei più svariati modi: c’è chi si rilassa al mare godendosi un libro, c’è chi decide di passare del tempo di qualità con i propri figli o amici, c’è chi si dedica agli sport o alle proprie passioni, chi passa le ore a spararsi autoscatti nelle pose da figa/figo in riva al mare (dai, riprendiamoci!!!) e chi si diverte a fotografare cocomeri. No, non le fette di cocomero come qualche stagione fa; quest’anno usa farsi i vestitini rossi con i semi…

Evidentemente la settimana enigmistica non è più così stimolante, le pose con i tramonti sono state fatte tutte e le #hotdoglegs non si possono più vedere. E se i coni gelato con questo caldo non fanno in tempo a venire fotografati che sono già distrutti tra le mani, l’anguria regge decisamente meglio. Ecco uno dei motivi per la sua incredibile ascesa tra le tendenze di Instagram di questo caldissimo 2017. Limitarsi a ritrarre la classica mezza luna tricolore condita di puntini non era abbastanza creativo, quindi ecco che l’intaglio sartoriale dell’anguria diventa un ottima alternativa ai racchettoni, et voilà, il #watermelondress è servito…

Non c’è bisogno di photoshop per realizzare queste meraviglie, basta un amico/amica pronto a reggere l’abito e fare uno scatto con la giusta sovrapposizione e guarda lì che stile!!! Dal lungo al corto, spaziando per carinissime gonne effetto plissé o simpatici uomini con le tutine: non c’è scampo per nessuno, nemmeno per i bambini!

La non spontaneità di questa prodezza fotografica è singolare (mica è il solito tramonto che, almeno una volta ogni tanto, te lo trovi davanti e dici, “ok, lo fotografo”) e mi fa sempre più riflettere sulla quantità di tempo che l’essere umano contemporaneo spende nel fare cazzate assortite. Ed è in questi momenti che vorrei capire in quale modo (ed il perché) quel piccolo neurone suggerisce alla manoDai, adesso tagliamo un bel vestitino di cocomero per fare la foto ganza dell’estate da mettere su Instagram“.   Non scampa nessuno, nemmeno il cucciolo di casa (che, per la cronaca, preferirebbe stare sdraiato a pelle d’orso in un angolo a prendere per poco di fresco che attraversa il pavimento). Poverinoooo!

Io rilancerei con dei #bananadress, ma anche fatti con le bucce della pesca noce vanno benissimo! 😉 Buon lunedì…è già agosto!!!

Prova Costume #3: Allaccia-Slaccia

Non trova pace. E’ irrequieta, si muove, cambia posizione ad intervalli regolari e ben cadenzati, ma soprattutto si allaccia e slaccia in continuazione. Le fanatiche dell’abbronzatura sono in lotta costante con i lacci del costume, fin dai tempi della seconda adolescenza (ma anche prima, quando cercavano di attirare gli sguardi dei primi maschi). Che si tratti di un balconcino sagomato o del triangolino più sciatto non fa differenza: il costume è il nemico, lo odiano a prescindere. Prima lo allacciano dietro al collo, poi lo slacciano e lo legano dietro (eh, sennò vengono i segni dei fili davanti); poi si girano, lo slacciano e lo legano davanti (eh, sennò mi viene quel brutto segno sulla schiena); poi si rigirano ed hanno escogitato un sistema per non legare proprio i lacci facendo in modo che il costume rimanga in perfetto equilibrio sulla tetta, praticamente una magia che sfida le leggi della fisica (eh, così il segno davanti è piccolo). Questo è solo per quanto riguarda il pezzo di sopra, ma la lotta continua anche con il sotto, dove esistono varie scuole di pensiero. Le arrotolatrici sono artiste dell’origami-del-costume; loro comprano lo slip normale e poi lo arrotolano ai lati, lo arrotolano sopra, lo arrotolano dietro e lo trasformano in un perizoma; stupita dall’incredibile manualità, le guardi domandandoti come mai non abbiano comprato direttamente un filo interdentale…Le annodatrici, invece, optano per lo slip con i laccini, che poi slegano e rilegano a seconda del momento: lo stringono quando vanno a fare il bagno (eh, sennò cade), lo allentano quando stanno in piedi (eh, sennò stringe) lo ri-allentano quando sono sdraiate (eh, sennò mi viene il segno troppo grande). Per questo ultimo motivo sono diventate specialiste di un gioco singolare eseguito con l’avanzo dei lacci laterali: non ci fanno il classico fiocco (eh, che poi mi viene il segno largo), non ci fanno un nodo (eh, se no con il sale poi non mi si snoda più, e non sia mai), ma un complicatissimo gioco di arrotolamenti multipli affinché il laccio diventi tutt’uno con la mutanda. Un lavoro di fino tra sopra e sotto che tu le guardi e pensi, in sequenza: A-come fanno a non impiccarsi con tutti quei fili; B-che fatica e infine C-ma se te la devi menare con ‘sti segni e con l’abbronzatura non è meglio se quel costume te lo levi?!?

Buccia di Banana/Fenicotterolandia (rivogliamo il coccodrillo)

E’ un’invasione in piena regola! Un’ondata di rosa che ha invaso il mare, i laghi, le spiagge ma soprattutto le piscine (e non quelle comunali, ma quelle delle ville dove personaggi più o meno famosi vanno a fare i fighi). Quest’estate se non hai un gonfiabile fenicotteroso non sei veramente nessuno!!! E così il mondo si riempie di plastica senza ritegno, il web si ingolfa di immagini tinte che vanno dal rosa pastello perlato al fuxia più acceso (ma qualcuno lo sa di che colore è il fenicottero vero?) e ogni festa a tema diventa un flamingo-party. Ma perché?

Il fenicottero è un animale grazioso, femminile, elegante e poi è rosa. Da sempre relegato nell’angolo del kitsch (Fiorucci lo aveva tirato fuori nel suo store almeno 20 anni fa), accompagnato da palme, cocktail colorati e altri oggetti dal sapore californiano ed esotico, è stato riportato alla luce della ribalta grazie a stilisti e designer che lo hanno riesumato. Qualcuno dà anche il merito di questo ritorno alla solita insalatona bionda, sembra che ogni cosa che tocca diventa supercoolwowimmancabile. In realtà la tendenza giungla-tropicale esiste già da qualche stagione e quest’estate ha raggiunto il culmine; dopo abiti, accessori e cover di telefoni non poteva mancare il gadget estivo gonfiabile a forma di pennuto rosa (anche perché il tucano con quell’arancione del becco non era facile da abbinare ai costumi).

Il fenicottero, invece, è facile, è di impatto, è cavalcabile (si presta alle posizioni più svariate, anche in versione provocante…se in grado di rimanerci in piedi) e funziona molto bene per le stories e gli scatti da condividere sui social network. Meglio se usato in grandi piscine contornate dal verde che lasciano i fan a bocca aperta e a rosicare su uno stile di vita irraggiungibile. Il gonfiabile in questione, infatti, non ha precisamente il prezzo di un materassino da 5 euro comprato al mini-market sotto casa, ma spazia dalla versione base a 39 € a quella gigante (un pupazzone di 3 metri di altezza) al costo di 300 e passa. ESAGERATI! La fenicottero-mania è degenerata: non solo dive e divette, influencer e blogger, ma anche uomini, con o senza tatuaggi, si sono lasciati ammaliare dal fascino rosa dell’animaletto dal collo lungo…solo io li preferisco sul caro vecchio ed ormai vintage coccodrillone dotato di maniglie e ferocissimi denti affilati?!? 😉

Se volete essere super-mega-trendy potete abbinare questo must have ad un altro “immancabile” di stagione del quale avevo parlato qualche mese fa: glitter sulle chiappe e fenicottero; scatto a 90 e vedete che pioggia di LIKE! 

Comunque, per la gioia di tutti, voglio informarvi che esiste anche la versione “wannabeflamingo” da poveri, quella per coloro che non si vogliono sentire da meno ma che non hanno né la piscina dove metterlo (ed in questo caso va benissimo una vasca da bagno o la bacinella dei panni, meglio se azzurra per simulare il colore) né il budget adeguato: un fenicotterino da 6€ nel quale però poter infilare la lattina di birra…vuoi mettere la comodità?!? 😉 Lo so perché in tempi non sospetti sono cascata anche io sul piccolo pennuto…ma solo perché la papera gialla era finita! 😛

In ogni caso meno gonfiabili sarebbe meglio (quintali di plastica in giro anche no); come animale di contro tendenza, se proprio sentite la necessità di galleggiare sul mare, propongo una bella razza…simpatica, no?!? 😉

Buon lunedì con fenicottero ma soprattutto senza!

 

Prova Costume #2: le (cosce) struscione!

Si toccano. A volte si abbracciano. Spesso si baciano con forza, legandosi una all’altra in un amore senza fine. Peccato che quel volersi bene così intenso provoca fastidio, a volte dolori accompagnati dalla pelle che si infuoca. E così l’estate per le portatrici di cosce struscione diventa una maledetto incubo!!! Chi non ha le gambe da fenicottero o sottili mazze di scopa sa benissimo cosa significa in questa stagione portare in giro le cosce che sfregano le une con le altre con queste temperature da fornace: NOIA e FASTIDIO! In inverno la storia è differente, basta tenerle separate  con un paio di pantaloni e loro si sfiorano appena, rimanendo vicine ma opportunamente lontane, senza contatto diretto. Perché è il contatto diretto che (s)frega: basta una gonna, corta o lunga che sia, un abito o un pantalone con il cavallo basso e via libera ad irritazioni ed arrossamenti. In costume poi la cosa peggiora, per via del sale e dell’acqua di mare che aggiunge ulteriore attrito tra le due amiche/nemiche/sorelle. La soluzione? Non c’è. O meglio, si può tentare di separarle, allontanarle gentilmente o non farle litigare, preferendo gli shorts alle gonne o qualcuno addirittura suggerisce di indossare pantaloncini corti/calze corte o un nuovissimo accessorio super-sexy (?) che pare stia spopolando negli Stati Uniti: le bandalettes. Praticamente un mix tra una giarrettiera gigante e l’inizio di una calza autoreggente, in comodo pizzo che si incolla perfettamente alla coscia e che non casca nemmeno su invito (c’è da domandarsi se all’occorrenza scivola via o rimane inchiodata lì…). Insomma, questo amore va stroncato sul nascere, ma siate coscienti che appena si rivedranno, continueranno a strusciarsi appassionatamente!

Buccia di Banana/I disturbatori (da spiaggia)

L’essere umano, in certi luoghi e momenti, finisce per dare il peggio di sé. O comunque a comportarsi come se fosse solo nella sua stanza da letto, incurante del mondo che invece lo circonda. La spiaggia è un bel teatrino, dove sempre più spesso si può assistere a siparietti spettacolari che ti lasciano interdetto e ti fanno realmente dubitare dell’intelligenza dell’uomo. Insomma in spiaggia è pieno di disturbatori maleducati!!!

Gli urlatori: gli urlatori, purtroppo, sono una specie assai diffusa. Loro non hanno la voce e non emettono suoni, no, loro hanno direttamente un megafono attaccato alla trachea che si attiva ogni volta che aprono bocca. E urlano. Costantemente. Che parlino con l’amico seduto accanto o con la fidanzata che nuova in mezzo al mare al largo della costa non fa differenza: urlano! Noncuranti di tutto e di tutti. Urlano senza ritegno. Urlano credendo di essere simpatici, spesso facendo battute solo per essere sentiti sperando che dal pubblico circostante parta un applauso (che non parte). Loro urlano. Nel loro dialetto, non fa differenza che sia del profondo nord o profondo sud. Urlano. Con tutto questo urlare ti esasperi nel giro di poco, finendo per inveire in maniera poco garbata “MA COSA CAZZO C’HAI DA URLARE?!?”. Ma niente, dopo le scuse iniziali e 5 minuti di silenzio, loro ricominciano ad urlare…

I “Canai” (ovvero i portatori di cani sciolti): il cane è il migliore amico dell’uomo, ma l’uomo non sempre è amico degli altri uomini. Ecco perché si sente in diritto di arrivare in spiaggia e sguinzagliare il suo cucciolo, lasciandolo libero di fare qualunque cosa: il bagno, i tuffi, rotolare sulla sabbia, risalire e scuotersi sugli asciugamani altrui, sdraiarsi bagnato sui libri e telefoni dei vicini di ombrellone, giocare ad acchiapparello con altri cani che altri padroni hanno lasciato liberi, disseminando il panico tra i presenti che si vedono orde di pelosi girare da una parte all’altra. Poco importa se disturbano, meno che mai se spaventano bambini o signore che volevano solo rilassarsi per qualche ora. I padroni stupidi, se apostrofati o ai quali viene chiesto di stare un po’ dietro al proprio animale, si infastidiscono anche e si arrabbiano perché tu non sei comprensivo, perché il mare è di tutti, perché loro e i loro cani sono persone libere. Ecco, qualcuno diceva che “La mia libertà finisce dove inizia quella degli altri“. Da amante degli animali e predicatrice della libertà di azione dico solo che basterebbe un po’ più di accortezza ed educazione.

Gli zozzoni: arrivano e insudiciano. Solitamente hanno un armamentario da guerra, fanno pic-nic da spiaggia che somigliano a pranzi regali, fumano mille sigarette e si aprono una lattina di birra ogni 5 minuti…e fin qui non c’è niente di male, o meglio, ognuno farà poi i conti con il proprio corpo, ma questi non sono affari che mi riguardano. Tra tutte le cose che portano al mare si scordano, volontariamente o meno, un bel sacchetto della spazzatura. Perché gli zozzoni non raccolgono, seminano schifezze in giro, dove sono sono. Plastica, avanzi di cibo, lattine, mozziconi, riviste usate e palette rotte: quando se ne vanno il loro posto è un campo di battaglia con milioni di caduti. Spesso guardi dietro e scorgi un cestino e ti domandi: “Ma alzarsi e buttare tutto, troppa fatica?“. Evidentemente sì. Guai a farglielo notare: le risposte sono sempre brutte, gli sguardi fulminanti e spesso rimane tutto dov’è. Che tristezza immane!!!

…e buon lunedì! 😉