Buccia di Banana/Solette da scoglio? Dai, no!

Di certe idee apprezzo lo sforzo innovativo, l’apparente praticità e senza dubbio l’audacia. Eppure io queste solette da spiaggia più le guardo e più penso che NO, non si possono vedere e NO, sono proprio sbagliate come concetto. Ma che si può andare al mare con i piedi gommati?!?

Fortunatamente non sono ancora in commercio, hanno un nome inglese, Nakefit, ma sono fatte e progettate in Italia e al momento sono in fase di avvio con una bella colletta su Kickstarter. Tecnicamente trattasi di un adesivone di gomma che si incolla bene bene sotto la pianta del piede e permette di zompettare allegramente tra rocce, scogli, sabbia rovente, bordi di piscina scivolosi o anche dentro una bella sauna senza bisogno di scarpe, infradito, ciabatte o medusine

Ora le mie perplessità in merito a questo oggetto sono sopratutto di natura pratica, prima tra tutte riguardante la durata dell’adesivo: dopo quante ore di esposizione al sole o dopo quanti tuffi di staccherà definitivamente, lasciando le spiagge piene di orme plastificate dai colori sgargianti? E poi, sì, sono ipoallergeniche, antigraffio, anti-taglio e antibatteriche (o almeno così dichiarano), ma siamo sicuri che il mix di colla, gomma, sabbia, acqua di mare, sudore e crema solare sia proprio indicato per la salute della pelle? Certo, saranno anche traspiranti, ma a me i dubbi rimangono…

Insomma, diciamola tutta, sono anche un po’ bruttine da vedere queste distese di piedini colorati in spiaggia, mi fanno tanto ridere! Non ti scotterai i piedi, ma che fine faranno le corse per raggiungere il mare con pit stop sotto gli ombrelloni delle fine davanti? Dove lasceremo il piacere della sensazione dei sassi tondi che massaggiano le piante dei piedi? Io credo vivamente che, passando un interno inverno con i piedi chiusi, almeno in estate sia bene tenerli il più possibile scoperti. Tutti scoperti. E a contatto con la terra, sia essa sabbia, sasso o scoglio. Senza distruggersi, ma almeno provando l’ebrezza del contatto con la natura. Io al Nakefit preferisco il Barefoot 😉

In fin dei conti il mare è per tanti, ma non per tutti…;) Che dite? Buon lunedì. Possibilmente scalzi…

 

Quando lui non collabora

Morgatta sto impazzendo: sono andata a convivere da tre mesi con il mio ragazzo; dopo due anni che stavamo insieme abbiamo deciso di fare questo passo e abbiamo cercato casa. Dopo la prima settimana…il delirio! E’ super disordinato in tutte le sue cose, non pulisce, non cucina, non stira, non mi aiuta con le faccende di casa e si aspetta che lo faccia io. Io non sono una fissata con le pulizie, ma non mi piace nemmeno vivere nel porcile; quindi quando si accumula troppa confusione (perché ho adottato la tecnica del “aspetto e vediamo se lo fa”) poi lo faccio io. Ma sono già stanca. Ho provato a parlargli e mettere delle regole ma non ho ottenuto nessun risultato. Lo fa una volta e poi torna tutto punto e da capo. Hai qualche trucco? Suggerimento? Ho paura che così la storia durerà poco…Help! Lola

Rispediscilo a casa dalla mamma! Ecco l’unico consiglio immediato che mi viene in mente 🙂 Per un semplice motivo: parte della colpa dell’inettitudine domestica di una grossa percentuale di maschi è imputabile all’assenza di educazione ricevuta tra le mura di casa. Mamme in prima linea, che hanno sempre sollevato i figli maschi dal fare tutta una serie di operazioni: dal letto al rimettere in ordine, dal pulire i piatti fino a dare una spazzata a terra! Ora, in tempi antichi in cui erano gli uomini a lavorare e portare il pane a casa, la donna poteva impiegare il suo tempo diventando la regina del focolare e volteggiando allegramente tra scope, cenci e detersivi. Ma oggi tutto ciò è veramente inaccettabile (e non farti convincere del contrario da suocere o madri che inneggiano al sacrificio e ai doveri di una “donna di casa”: tutte cazzate, in paradiso non ti danno posto migliore perché hai lavato i piatti tutti i santi giorni della tua vita, ecco!). Tutti e due lavorano fuori casa, tutti e due devono fare i lavori dentro casa. Non ci sono né scuse né alternative.

Ci vuole equilibrio e rispetto, ma non è detto che tu, in quanto donna, ti debba fare carico ANCHE di tutti i lavori domestici. Fortunatamente non ho mai convissuto con un uomo, ma al momento convivo con 4 (sì, sto lavorando al mio harem 😛 ) ed ho adottato un paio di tecniche, iniziando con quella più simpatica fino alle minacce:

Il cartello simpatico: ho tappezzato la cucina ed i luoghi comuni di cartelli carini che inneggiavano alla pulizia e al mantenimento civile degli spazi comuni. Con tanto di Sponge Bob disegnato. Ovviamente ha sortito effetto per poco tempo, poi sono passata a…

La scenata napoletana: sclerata plateale, frutto del mio patrimonio genetico terrone, in cui ho evidenziato che io col cazzo che avrei pulito per tutti tutti i giorni. Ci sono andata giù pesante, ed in effetti qualcosa ha iniziato a muoversi. Ho proseguito la terapia con la proposta…

A pagamento: ebbene sì, una soluzione è quella di tirare fuori i soldi per qualcuno che faccia il lavoro al posto vostro! Io, in questo caso, mi sono proposta personalmente come donnina delle pulizie a pagamento: non avete voglia di farlo? Bene, lo faccio io, tirate fuori almeno 10€ a testa e siamo pari. Diciamo che le cose sono cambiate, ma faccio comunque…

La doccia cinese: è una tecnica con la quale una goccia d’acqua ritmica e costante riesce a fare le crepe nel muro. Mi sono messa nelle orecchie dei maschiacci come una zanzara noiosa ogni qualvolta qualcosa non veniva fatto come doveva (che i maschi, pure quando fanno, fanno a metà: tipo lavi la tazza ma non la macchinetta; oppure lavi la macchinetta ma i fornelli sono a pois peggio di un dalmata; approssimativi e sbrigativi). Diciamo che il mix, dopo un mese e qualche giorno, ha sortito gli effetti desiderati!

In alternativa, spara a tutto volume questa canzone! In bocca al lupo e non cedere. Piuttosto tornate ognuno a vivere per conto proprio ma accollarsi tutto non ha assolutamente senso. E’ una mancanza di rispetto bella e buona!

E voi, avete altri suggerimenti? Io metterei educazione domestica come materia obbligatoria alle scuole medie, no? Con LaMario in diretta alle 18.25 su radio m2o vogliamo sentirvi…Buon weekend, senza pulizie di casa!!! 😉

La cospirazione dell’avocado part.3

Ma l’avocado di cosa sa?!?

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: LA COSPIRAZIONE DELL’AVOCADO PT. 3

[puntata precedente] Gabriele si scosse, tirò su la testa con la faccia sgualcita; cercò di capire nell’oscurità dove si trovasse, poi scorse il profilo di Panda ancora davanti allo schermo e le sue mani che velocemente digitavano sulla tastiera. “Sei crollato, eh?” – “Merda sì, scusami…” – “Figurati, lo so che voi comuni mortali non siete abituati a passare le notti in bianco davanti a schermate bianche e nere piene di codici e numeri” – “Eh sì, io al massimo posso passare qualche ora davanti a youporn, poi mi stanco anche di quello.” Panda scoppiò in una sonora risata “Youporn?!? Roba da adolescenti. Prima o poi ti farò vedere qualcosa di serio…Per il momento vieni cosa sono riuscito a scovare qui.” Si aprirono mille finestre, pagine internet con immagini e ritagli di giornali, grossi titoli che inneggiavano a cali delle nascite sospette e ad un’indagine alla HealtyLife insabbiata magicamente nel giro di poche settimane. “Beh, fin qui mi sembra che avevamo già visto tutto…” – “Sì, bello addormentato sul tavolo. Questo è quello che è uscito fuori. Ma io sono entrato dentro…” Lo sguardo di Gabriele si illuminò, Panda non stava nella pelle; tra hackerare l’Università e una multinazionale c’era la sua differenza, ma lui, con l’aiuto di qualche “collega”, c’era riuscito, infiltrandosi come un ladro nel sistema centrale, spiando mail, conversazioni e dati. Sembrava incredibile, ma i sospetti non erano infondati, anzi. La HealtyLife aveva due attività parallele, una di distribuzione di frutti esotici e l’altra di produzione di integratori “naturali”. E chimici. In un laboratorio sotterraneo i signori di questa grande azienda si divertivano a condurre esperimenti il cui fine era uno, allucinante, orribile: fare in modo di ridurre drasticamente il numero delle nascite e quindi dell’aumento della popolazione…rendendo sterile chiunque mangiasse avocado da loro distribuiti. “Ma questa è follia pura!” – “Il capo supremo, tale Jim Afrosan, è anche il fondatore di Lifeology, una setta di pazzi fogati che cercando di salvare il pianeta e la natura e che vedono nell’uomo la causa prima della rovina del pianeta. Il che, in parte, potrebbe essere vero…quello che sta cercando di fare, in maniera “naturale”, secondo il suo folle pensiero, è limitare i nuovi arrivi umani sul pianeta, non uccidendo chi già c’è, ma impedendo all’uomo di riprodursi. Pare che siano riusciti ad inserire una molecola in grado di alterare l’apparato riproduttivo, mandando completamente in palla il sistema. Ovviamente le sperimentazioni sono partite dai dintorni, ecco perché si trovano solo pochi articoli al riguardo e le indagini sono state insabbiate perché chissà quale strana promessa hanno fatto alle autorità. Sono fottutissimi giochi di potere di chi detiene il denaro. Il solito schifo.” Era molto più del solito schifo, era un dramma di proporzioni epiche, vista la massiccia diffusione di avocado&Co; Panda intercettò ancora una volta il suo pensiero “Le campagne di promozione dell’avocado della morte sono state pilotate perfettamente. Una volta che hanno perfezionato la formula magica hanno coinvolto chiunque: nutrizionisti, media, chef, web star e influencer di ogni genere affinché l’avocado venisse mangiato il più possibile. E’ ovunque. Ce la stanno facendo. Ce la faranno…“. Gabriele sprofondò sul divano, distrutto, il cervello annebbiato dai pensieri e dalla notte semi insonne. Era più di quello che sospettava, forse non voleva avere tutte queste conferme. Forse non voleva questo peso sulle spalle. Ma adesso ce l’aveva: chiudere gli occhi e far finta di niente? Salvare se stesso e i suoi amici più stretti o salvare tutti? Denunciare, sì, ma con cosa in mano, documenti riservati tirati fuori illegalmente da un pirata della rete? “Spegni il cervello ora, è tardi“.

Hai una faccia orribile, ma cosa ti è successo?” – “Ho passato una serata impegnativa” – “Vecchio maiale“. Seduti al tavolo del locale dove andavano in pausa pranzo, Maria continuava a fissarlo con aria sospetta. “Carina?” – “Chi?” – “Quella con cui sei stato ieri notte…” – “Ma va, magari, no no. Impegnativa in altri sensi. Ormai con il sesso ho trovato la mia dimensione zen. Astinenza e via.” Maria rise fortissimo, Gabriele sorrise appena, la testa che vagava nel vortice delle nuove scoperte, avvolto nel più oscuro senso di impotenza. Fino a quando non arrivò la cameriera con i due piatti: su uno stavano le sue uova strapazzate con bacon, sull’altro un filetto di salmone fritto su guacamole. Si pietrificò all’istante, incapace di aprire bocca ma con lo sguardo terrorizzato. “Ancora con la storia dell’avocado? Sei paranoico...”. Magari fosse stata solo paranoia. [Fine]

SAlmone fritto su guacamole e pompelmo di  CUCINAMO FIRENZE

Vita da mercante/Elogio dell’itineranza

C’è chi cerca la stabilità una vita intera e c’è chi si sente stabile solo in movimento. Nomadi, itineranti, costantemente in moto, si spostano da una parte all’altra con il proprio mondo dietro. Che poi non è mai un grande mondo appesantito da quintali di cose, ma un piccolo universo leggero, facilmente trasportabile ed essenziale. Il mercante viene dal passato, inventore delle primordiali forme di commercio prima che le botteghe e poi i negozi prendessero il sopravvento, ma ormai fa parte del presente, dove mercati e mercanti sono diffusi ovunque. Un salto indietro che è anche un salto in avanti, perché con l’itineranza del mercante si imparano un sacco di cose

Sono a Ibiza da un mese e mezzo ormai e sto facendo la mercante. Dopo aver avuto un meraviglioso Concept Store in centro a Firenze, dopo i temporary store più leggeri e rapidi, approdare ai mercati mi sembra un’evoluzione, un andare avanti verso uno stile di vita che più si adatta alla me di adesso. Con la meraviglia e gli sbattimenti del caso. C’è la sveglia che suona sempre troppo presto, c’è il movimento fisico del carica e scarica ogni giorno, c’è allestire e disallestire ogni giorno che suona ripetitivo ma non se ogni volta diventa un nuovo spazio, un nuovo “mini negozio” che nasce e muore nel giro di poco tempo e che non è mai uguale a se stesso. Può destabilizzare o può stimolare, dipende da come lo prendi 😉 

La vera cosa bella dei mercati sono le persone, dai vicini di banco che incontri la mattina presto e con cui scambiare parole ancor prima di aver preso il caffè, fino all’ultimo cliente che ti racconta vita, morte e miracoli. Osservare i passanti distratti, le coppie che camminano, interloquire con gli ammiratori, raccontarsi e farsi raccontare, scoprire connessioni vicine e conoscenze comuni con impensabili avventori, segno che il mondo non è poi così grande come sembra (o anche segno che Ibiza fa buca e che da qui ci passano tutti). Ci sono vecchi e giovani mercanti, signore e signori, ma l’età non è un limite, anzi, tutti si confrontano con tutti, i veterani che si prendono cura dei nuovi entrati, che abbiano 20 anni come 60…e vi assicuro che ho conosciuto più “sciure” mercanti in questo mese che giovani. Ci sono i pirati e quelli in regola, quelli con il posto fisso e quelli che sono settimanalmente appesi al filo del “sì, c’è posto” o “no, torna a casa“, quelli che lo fanno per hobby e quelli che lo fanno per buscarsi la vida, così, ingegnandosi, creando, lavorando con le mani e con la creatività portata dal loro essere nomadi, dal viaggiare, spesso solo a bordo di una macchina trasformata in una casa su 4 ruote. 

E quando stai a contatto con queste persone in questi contesti si impara. Si impara la leggerezza e l’essenzialità. Il mercante deve avere tutto, ma non deve essere pesante. Agile e versatile, perché ogni posto in cui si reca ha delle peculiarità che lo spingono ad adattarsi in ogni situazione. Si impara a parlare con tutti, a mescolare le lingue ad ascoltare le storie degli altri mercanti e quelle dei clienti che si incontrano in giro. Si impara a sorridere, ad uscire dal proprio guscio e a fare gruppo, così che ogni mercato diventa una piccola famiglia allargata dove ci si può aiutare gli uni con gli altri (con alcuni, altri fanno i mercanti come se fossero negozianti…chiusi nelle loro pareti fatte di tende). A volte penso che vorrei avere di nuovo uno spazio mio, stabile, dove progettare e condividere; poi immediatamente mi passa la voglia e penso che vorrei muovermi ancora di più. Forse mi serve una stabilità dinamica, che in fondo la vita è movimento. O forse dovrei ricercare la stabilità al di fuori di ogni luogo fisico. Nel frattempo sto dove sono e mi godo l’itineranza del mercante…

Buccia di Banana/Tipi da spiaggia: “cocco man style”

Le spiagge sono luoghi magici, curiosi e divertenti. Le spiagge sono un ottimo osservatorio sociale, che si popolano di personaggi singolari che le animano con la loro originalità, stile e fantasia. Sulle spiagge puoi vedere di tutto di più, in formato signora chic alla moda, sciura Pina  che richiama l’omonima moglie di Fantozzi, ragazze glitterate con più trucco in faccia che sabbia sui piedi, uomini lucidi simili a manichini patinati e ragazzini emo-hipster-neri dalla pelle bianca che starebbero meglio chiusi nel castello dei vampiri piuttosto che alla luce del sole. Ma il tipo da spiaggia che amo di più è sicuramente lui, il venditore di cocco!

Come porta la canotta lui non la porta nessuno. Il venditore di cocco è il vero figo della spiaggia, perché è colui che la batte tutta, da cima a fondo, instancabile e forte sotto la luce ed il caldo cocente. Altro che palestra, lui l’allenamento lo fa tutti i giorni: prova di forza a spaccare le noci, sollevamento cestino e secchio pieno d’acqua, marcia su sabbia per un numero indefinito di chilometri…mica se ne sta a correre sul tappetino! Il venditore di cocco vero ha uno stile tutto suo: canotta o t-shirt bianca, meglio se un po’ sdrucita, pantaloncini-costume corti in tessuto tecnico tendenzialmente sgargiante (sennò sulla distanza non si vede bene) datati, almeno di 5/6 anni, ma possono arrivare tranquillamente a 10, catena o collana al collo non deve mai mancare, così come è immancabile il vecchio marsupio, da portare rigorosamente in vita, non certo in spalla! Marsupio in tessuto tecnico, non in pelle, che è troppo fashion

Il vero venditore di cocco ha in dotazione anche un po’ di pancia, fa parte del personaggio, perché dopo un paio d’ore che cammina sotto al sole come minimo sono tre birre medie nel giro di un quarto d’ora. Il cappello è un dettaglio che va a discrezione del singolo, non fa parte della divisa ufficiale, ma è un vezzo stilistico che si può adottare o meno. Il cocco man style non è un trend, è proprio uno stile di vita; ma anche in questo ambiente fantastico, già abbastanza trash e folcloristico, ci sono gli innovatori alla moda…

Il cocco-man-panterato ce l’hanno solo in Versilia!!! E io già lo amo. Potete prendere ispirazione per la prossima cena in Capannina. O mandarmi anche i look degli uomini del cocco delle vostre parti 😉 Buon lunedì, sempre con stile…

 

Posso competere con l’altro?

Ciao Morgatta, ho preso una cotta stratosferica per un ragazzo, che conoscevo già da tempo, ma del quale mi sono accorta di essere innamorata ora. Ci siamo avvicinati molto, abbiamo passato molto tempo insieme e devo dire che stiamo davvero bene quando usciamo. Messaggi, anche “spinti” e poi una sera ci siamo anche baciati…nonostante lui stia con una ragazza che però mi dice sempre che vuole lasciare. Siamo andati avanti così per un po’, poi lui ha cominciato a fare passi indietro, a dire che era confuso e che non se la sentiva di approfondire la cosa con me. La cosa mi ha lasciata molto perplessa, siamo stati qualche settimana senza sentirci e quando ci siamo rivisti mi ha confessato che forse è ancora innamorato del suo ex ragazzo. Sono caduta un attimo dalle nuvole…sicuramente è confuso, ma secondo te ha senso insistere o è meglio lasciar perdere? Io sono davvero cotta cotta cotta…Giorgia

Accidenti, confuso mi sembra un eufemismo. Se ho capito bene, lui sta con un’altra, fa il flirtone con te e nel frattempo è innamorato ancora del suo ex, uomo? Vista così a occhio nudo e con quel pelo di freddo distacco tipico di chi non è sentimentalmente coinvolto ti posso dire di non lasciar perdere…di scappare direttamente a gambe levate! Quest’uomo ti farà impazzire (e in parte lo ha già fatto) e non ti darà mai quello che vuoi (ovvero una relazione stabile, tranquilla e monogama). O almeno, non al momento! E quando i momenti non coincidono aspettare è sempre un terno al lotto: potresti aspettare mesi e non ottenere mai quello che vuoi! Oppure, insistendo, magari riesci ad ottenere le sue attenzioni, magari finisce che cominciate una storia, magari dopo poco lo vedi fuggire dal suo ex e tu rimani lì, con il cuore frantumato. Quando c’è tutta questa confusione è davvero pericoloso lasciarsi coinvolgere…capisco che tu sia ormai con i piedi nelle sabbie mobili del sentimento, ma visto che hai scorto un ramo al quale appenderti (il tuo sesto senso che ti fa dubitare e scrivere, o comunque chiedere aiuto), io allungherei la mano e cercherei di salvarmi. Da sola. Anche perché…

…e ce ne saranno di uomini in giro! Dovrebbe scattare una sorta di istinto di auto conservazione grazie al quale capire che la situazione nella quale tentiamo di infilarci per forza non è quella giusta per noi. Pensa alle scarpe: le vedi, te ne innamori, le provi, non sono il tuo numero, ti fanno già male ancora prima di comprarle, ma tu ti sei incaponita e le compri lo stesso. Le porti tutti i giorni nella speranza che si adattino al piede, ma non lo fanno; si ammorbidiscono un po’, ma continuano a farti male, sempre. A malincuore le metti nell’armadio, provi a non pensarci più. Ma quando le rivedi ti illumini, provi di nuovo ad entrarci ed ecco il dolore, ancora. Ecco, io andrei a piedi scalzi per un po’, fino a quando non trovi una scarpa che ti entra senza distruggerti i piedi e le palle. 

E nemmeno che le storie che nascono da mille tribolazioni sono poi quelle più belle. Onestamente a questa età preferisco cose che nascono con la spontaneità e che filano nella meraviglia, anche degli intoppi, ma partire già con mille ostacoli mi fa già fatica. Sono mica un cavallo da corsa? Non voglio la strada spianata, ma nemmeno le prove di Giochi Senza Frontiere. Che tanto le rotture di palle ed i problemi arrivano lo stesso 😉 Se poi credi che ne valga la pena di lottare ADESSO per quest’uomo, accomodati.

Voi come la vedete? Insistereste anche in queste palesi situazioni di confusione dell’altro? Fatemi sapere, che sono curiosa…

 

LA COSPIRAZIONE DELL’AVOCADO PART.2

Ma l’avocado di cosa sa?!?

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: LA COSPIRAZIONE DELL’AVOCADO PT. 2

[puntata precedente] Certo non era facile reperire informazioni al riguardo, informazioni più approfondite, informazioni delicate, informazioni segrete. Una lucina brillò in fondo al suo sguardo: Panda999, ecco la soluzione. Panda999, il cui nome era in realtà Matteo, era stato un suo compagno di università; la sua passione per gli studi, però, era niente in confronto a quella per i sistemi informatici, che aveva approfondito a fondo fin dall’adolescenza diventando un piccolo pirata della rete. Non di quelli cattivi, o meglio, non fino a quando non ce n’era bisogno. Ai tempi lo aveva aiutato a falsificare un paio di voti agli esami e a scoprire la relazione che la sua ex aveva portato avanti per tre anni, quella stronza! Prese subito in mano il telefono: “Stasera da Bongo? Ho una missione per te“. La risposta non si fece attendere: il classico pollice in su (quello nero). Poche parole, massima efficienza. La giornata passò velocemente saltano da un sito all’altro: coltivatori, distributori, multinazionali spacciatrici di avocado in tutto il mondo; una lobby gigantesca che dall’ America produce infinite varietà del frutto a forma a pera (o anche di testicolo, infatti scoprì che lo stesso nome, in lingua Atzeca, indicava anche le palle maschili…che stranezza!). HealtyLife, grossa compagnia Americana con sede operativa nel cuore del Messico, si rivelò il più grande distributore di avocado…

Ciao Gabri” – “Bella Panda, che si dice?” – “Non mi lamento, il lavoro è una merda, ma a fine mese arriva comunque lo stipendio in banca.” – “E ti pare poco?“. Si accomodarono in un tavolo faccia muro e vista parcheggio; il Bongo era un loschissimo locale per camionisti, di quelli lungo i nodi stradali che portano all’autostrada; un buco, tavoli di legno, bancone lungo, servizio imbarazzante fatto dalla moglie del proprietario, Ida, una signora sempre scoglionata dai capelli sale e pepe portati in una crocchia bassa, moscia, proprio come la sua flemma giornaliera. Però Gino faceva degli hamburger da paura a prezzi più che onesti. “Quindi?” li interpellò Ida con la voglia di vivere sepolta sotto ai piedi. “Io un bacon burger e una birra media” – “Per me un avocado burger con patate ed un’acqua naturale”. Annotò con lentezza e con lentezza si avviò in cucina. “Da quando sei diventato salutista, Panda?” – “Da sabato, dopo l’ultima sbornia dopo la quale mi sono ritrovato a casa con tre donne di cui ignoravo perfino il nome” – “Ahahah, poteva andarti peggio. Potevi tornare a casa senza un rene!” – “Fai poco lo spiritoso, odio perdere il controllo. E lo sai. Quindi? Di che si tratta la missione? Spero qualcosa di interessante, che non ne posso più di entrare nei sistemi operativi delle università per falsificare esami. Questi studenti non hanno veramente voglia di fare un cazzo….però pagano“. Si concesse un sorriso, il suo modo non propriamente illegale di arrotondare lo stipendio in realtà gli piaceva da morire. “Avocado. C’è qualcosa sotto. E io voglio scoprirlo.” Panda999 lo fissò con la faccia perplessa allora Gabriele iniziò a esporgli i suoi dubbi e le sue teorie sulla massiccia distribuzione di questo frutto e sul sospetto che in realtà lo usassero come mezzo per colpire gli esseri umani con qualcosa di strano. Tirò fuori un pacco di fogli stampati, articoli di giornale in cui si evidenziava un aumento della sterilità ed un precipitoso calo di nascite proprio negli stati con maggior consumo di avocado, prima su tutte una cittadina messicana. Guarda caso sede della HealtyLife. “Hai ricominciato a drogarti?” – “Non ho mai smesso. Ti prego, devi aiutarmi ad andare a fondo a questa cosa“. Gli occhi di Panda si aprirono improvvisamente, mostrandoli grandi come Gabriele non li aveva mai visti (Panda aveva sempre l’occhio a mezz’asta, corredato da prepotenti borse nere). “Sei pazzo fratello, ma la cosa mi intriga“. Ida arrivò poggiando i piatti sul tavolo. Panda fissò il suo avocado burger. “E ora che faccio. Lo mangio o lo scanso?” – “Vedi tu...” [continua]

AVOcado burger fatto con amore da cucinamo firenze

Buccia di Banana/Parliamo di rompHim, ovvero di tutine (per lui)

Tutti i super-eroi indossano una tutina. E non quella da ginnastica, ma quelle tutine belle aderenti che mettono in evidenza le forme del corpo. Loro poi la corredano di un mantello, la decorano con il proprio logo o ci aggiungono un bel cappuccio…però sempre con una tutina sono vestiti. E sono dei gran fighi super-eroi. Quest’estate possono essere super-eroi tutti, perché sono tornate di moda le tute intere da uomo, soprannominate con il nomignolo RompHim, che forse è più imbarazzante del capo stesso (come sempre mi fisso sulle parole, mea culpa)! 

I giornalisti nostrani potevano fare lo sforzo di chiamare il pagliaccetto con il proprio nome (romper=pagliaccetto), ma gli inglesismi sono sempre più golosi, ed in questo caso anche meno ridicoli, forse, visto che stiamo parlando di pagliaccetti di uomo, ribattezzati con una bella specifica del genere RompHim, che così non ci sbagliamo con il destinatario 😉 Tutine, quindi, pezzo unico, dove pantaloni e camicia sono uniti, in un unico comodissimo indumento che ti evita lo sbattimento dell’abbinamento. Inutile dire che io adoro le tute, le trovo pratiche e risolvono un sacco di problemi: una cosa sola che si infila e via. Il pagliaccetto di solito è appannaggio di piccoli umani che gattonano, ideato per agevolargli il movimento ed evitare che si scombinino dopo cinque minuti di gioco;  poi è approdato al guardaroba femminile, diventando un capo-simbolo negli anni 70, specialmente quello realizzato in spugna, per conferire ancora di più l’aspetto di tenero orsetto! 
Ah, eccolo già indossato da un uomo (e che uomo), durante le riprese di 007 (anche Bond, in fondo, è un super eroe). Ed eccolo ritornare in auge per questa stagione, in milioni di varianti, dalle più composte a quelle più colorate, maniche corte o lunghe, con pantalone corto o lungo, non attillate come quelle di superman e con un dettaglio fondamentale che fa la differenza tra il pagliaccetto “femminile” e quello “maschile”: una pratica zip pronta per essere aperta in caso di emergenza urinaria. Essì, perché il “problema” delle tute intere è sempre quello del bagno, che ti costringe a spogliarti completamente (evvabbè, voglio dire, i problemi sono altri); mentre per le signorine la questione è sempre più complicata, all’uomo basta una zip per estrarre l’augello senza intoppi. 

A mettere su il brand i ragazzi di ACED design, che con una campagna di Kickstarter hanno non solo raggiunto il loro obiettivo, ma lo hanno superato di gran lunga, segno che la tutina acchiappa un sacco! Ovviamente c’è già chi le sbeffeggia: troppo femminili, troppo colorate, troppo aderenti, troppo corte, troppo ironiche. Io, invece, le appoggio: fatevela una risata ogni tanto, ci si può anche vestire divertendosi, o no?!?
E comunque meglio la tutina del risvoltino! Ecco, l’ho detto! 😉 Buon lunedì

Amore fotocopia

Ciao Morgatta, sono fidanzata da quasi un anno con un ragazzo di 35 anni. Va tutto bene, siamo molto affiatati e la relazione non è per niente noiosa. L’altro giorno, però, mentre guardavo sul suo FB, sono andata un po’ indietro negli anni e ho visto un sacco di post e foto di quando stava con la sua ex. Tutti hanno un passato e lui ha definitivamente chiuso con questa storia, però ho visto che con lei faceva esattamente le stesse cose che sta facendo con me. Stessi posti dove andare a cena, stessi posti per il mare, le vacanze e addirittura lo stesso soprannome con cui chiama me (zucccherino). Questa cosa mi ha disturbato non poco. Cosa cerca di fare, una relazione-fotocopia della precedente? Dovrei dirglielo? Mariella

Ciao zuccherin…ehm, Mariella. Mi sento prima di tutto di dirti una cosa importantissima…

Appurato ciò sappi anche che la serialità non è necessariamente sintomo di replica della relazione precedente,  ma semplicemente perché essere abitudinario o volendo anche un po’ banale. Le abitudini non sono da vedere in negativo per forza, magari è una persona innamorata di certi posti e di certe situazioni ed ha piacere di condividerle con chi ama. Cioè anche con te…sì, ho detto “anche” apposta: tutti abbiamo un passato e non è possibile né cancellarlo né oscurarlo o pretendere che venga dimenticato del tutto. In fin dei conti quello che siamo nel presente è frutto anche di quello che è successo anni addietro, nel bene e nel male. Non è una supercazzola, giuro, ma solo una dimostrazione del fatto che ci portiamo tutti dietro un bel bagaglio di cose che molto spesso trasliamo da una relazione all’altra, a volte anche inconsciamente. Con questo non voglio dire che la cosa non ti deve dare fastidio, anzi. E’ successo anche a me di vedere una foto dello stesso identico posto e pure con la solita didascalia sotto…solo con un’altra; in più lei l’aveva pubblicata su FB a me questa cosa non era stata permessa perché “la nostra storia è solo nostra” (cagata stratosferica per nascondere relazioni parallele alla sua “fidanzata” ufficiale…e stendiamo un velo pietoso); immediatamente il primo pensiero è stato di ri-pubblicare la foto sotto a quella dell’altra e scrivere qualcosa di estremamente acido, poi di andare a casa sua e tirargli una testata forte forte (magari tornava normale), infine ho deciso che non avrei fatto niente, solo constatare con un sorriso quasi compassionevole che mi ero levata un inetto di torno 😉

La cosa che mi darebbe fastidio veramente è quel nomignolo identico, non tanto perché identico quanto perché veramente insulinico (e io amo gli zuccheri, ma dai, zuccherino non si può sentire). Senza fargli capire che ha visto che chiamava anche la sua ex allo stesso modo, gli intimerei di non utilizzarlo più, pena che tu inizi a chiamarlo “Pisellino” davanti a tutti i suoi amici 😛 Cattiverie a parte, io non darei troppo peso a queste cose e non mi sembrano nemmeno motivi per iniziare una discussione o anche solo chiedergli il perché. Le relazioni sono tutte uniche perché tu non sei la sua ex e quello che nasce con te, anche negli stessi posti e nelle stesse situazioni, è comunque irripetibile! In ogni caso, consiglio…

Vi sono capitati anche a voi amanti-seriali con il vizio di ripetere cose e situazioni? In diretta su radio m2o alle 18.25 ce lo potete raccontare a me e a LaMario! Stay tuned e chi vuole può scrivermi MARINA@MORGATTA.COM (rispondo anche d’estate)!

La cospirazione dell’avocado part.1

Ma l’avocado di cosa sa?!?

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: la cospirazione dell’avocado PT. 1

Dopo il quarto giorno che la vide ordinare una bruschetta con uovo e avocado, Gabriele la interruppe con sguardo interrogativo “Ma l’avocado…di cosa sa esattamente?“. Con il boccone ancora in bocca Maria lo fissò con aria sospetta: “Che domande fai? L’avocado sa…di avocado“. Scosse la testa. “Eh, grazie al cazzo…voglio dire, se lo separi dal resto non è tutto questo gran che, ha una consistenza che sembra burro…” – “Sì, infatti è uno dei frutti più grassi, però ha un sacco di proprietà benefiche“. Gabriele si zittì per un momento, vagamente perplesso. “Comunque non sa di niente. E’ solo diventato di moda.” Maria finì la sua colazione quasi scocciata: “Ma com’è che adesso ti stai fissando sull’avocado? Che ti ha fatto di male, il poveretto?” – “A me niente. Solo mi sembra strano tutta questa esplosione dell’avocado nei menù di mezzo mondo proprio in questo momento storico. Così. Non mi torna…” – “Sei paranoico” – “E tu sei dipendente da quel coso verde“.

Uscirono dal locale diretti a passo svelto verso l’ufficio. Entrambi lavoravano per una grossa casa farmaceutica, lei nel marketing, lui nel reparto commerciale; niente di esilarante, ma per ora questo passava il convento. Si salutarono nell’ascensore, quando Gabriele raggiunse la sua scrivania accese subito il pc, ma senza assolutamente pensare al lavoro. Era un fiero sostenitore delle teorie cospirazioniste, convinto che qualcuno dietro le quinte stesse manovrando l’intero pianeta per…ecco, sulla motivazione aveva ancora dei dubbi, ma sulle azioni ed intenzioni assolutamente no. Questo avocado l’aveva insospettito da tempo: troppi, troppo massiccia la distribuzione, troppo rumore dietro ad un frutto che sua nonna non sapeva nemmeno cosa fosse. Aprì google e cominciò la sua pazza ricerca a tema avocado: proprietà benefiche, origine, controindicazioni e addirittura “Forse non ci avete mai fatto caso ma la forma dell’avocado ricorda inequivocabilmente quella dell’utero, arrotondata e un po’ a pera. Inoltre dentro la “pancia” è presente un gran seme e per completare la maturazione impiega 9 mesi.. strano no? Non troppo se pensiamo che questo frutto è ricco di folati, sostanze nutritive che promuovono la sviluppo dei tessuti e di nuove cellule, particolarmente importanti in alcune fasi della vita come la gravidanza, l’allattamento e i primissimi anni di vita.” “Ah, però…questa non la sapevo“, gli sfuggì ad alta voce. “Cosa, che il viagra che produciamo potrebbe farti comodo?“. Angelo, il suo collega di ufficio, si alzò e gli piombò dietro al computer, ridendo con forza; chiuse subito la pagina, si unì alla risata “Certo, prima o poi mi servirà. Per ora credo di potermela cavare“. Avocado, viagra, gravidanze, case farmaceutiche…un sacco di pensieri si stavano affacciando alla sua mente. Riaprì il computer e si rimise a cercare…[Continua]