Lei ha successo, lui comincia a sudare freddo!

Ho conosciuto svariati uomini che mi hanno detto che il loro “sogno” era fare i mantenuti, trovare una donna di successo in grado di provvedere al loro sostentamento. Senza necessariamente rinunciare al loro lavoro, non volevano proprio fare i casalinghi (oddio, qualcuno sì), ma potendo rilassarsi senza essere loro gli incaricati del “peso” della gestione della famiglia. Peccato che quando questa cosa accade sul serio, soprattutto se lui&lei lavorano nello stesso ambito, le cose non vanno propriamente lisce perché lui si sente minacciato. Quando lei è in carriera,  guadagna bene, passa più tempo in ufficio che in casa, si afferma nel lavoro e ha una sua indipendenza economica, LUI comincia a sudare freddo…quando va bene, quando va male arrivano anche i segni di intolleranza palese, le ritorsioni, le ripicche ed una massiccia dose di stronzaggine all’apparenza non giustificata condita da un bel po’ di gelosia!!! Carini, no?

No, per niente! Ricordo, fin da quando ero giovincella, i moniti di mia madre che mi ha sempre detto “Trova il tuo lavoro e abbi sempre la tua indipendenza economica“; io l’ho presa parecchio in parola, l’indipendenza economica non mi è mai mancata e non ho mai pensato ad un fidanzato come uno che potesse “mantenermi“, anzi…Inflessibile su questa posizione, mamma disperata ora ci prova a rilanciare con un “Trovati uno ricco che ti mantiene“, ma sa benissimo che questa cosa non funzionerà mai per me. E sembra non funzionare nemmeno per gli uomini di turno, che apprezzano le loro signorine che raggiungono successi, soddisfazioni ed avanzamenti di carriera nella loro vita professionale, ma sotto sotto rosicano!!! Sì, nel 2018, ancora. A parole gli uomini sembrano tutti per la libertà, ma “quando si confidano, negli studi dei loro terapeuti, in molti confessano di avere difficoltà a sopportare i risultati positivi delle mogli”. Negano assolutamente il fatto di volere una donna che stia a casa a ramazzare, pulire e cucinare tutto il giorno, però la frustrazione è dietro l’angolo quando LEI comincia ad ottenere qualcosa in più. Il motivo è tanto semplice quanto orribile: più lei fa successo più lui si sente fallito. Questo perché la cosa più difficile del mondo credo sia quella di essere SINCERAMENTE felici per il successo del prossimo. Ed anche perché nella loro testa si cominciano a sentire inutili: com’è possibile che una donna non sia dipendente da me, che non sta insieme a me per soldi, che non richiede costanti attenzioni e che mi offre la cena? Obiettivamente il mondo crolla sotto i loro piedi…Che fare quindi?

Anche a questo proposito mia mamma aveva un suggerimento (che a mio parere contrastava con il precedente e quindi non ho mai preso in considerazione) “Tu non fare la super donna, ammorbidisciti, fai vedere che un po’ sei dipendente e non lo far mai sentire inferiore“. Lungi dal far sentire inferiori i propri compagni, ma davvero una donna deve rimanere sottotono e non sentirsi libera di festeggiare o gioire per un successo perché il partner non è in grado di accettare questa cosa? Io dico di no. Tanto più che sarebbe bello poter scambiare opinioni, pareri, poter parlare liberamente per ricevere e dare consigli sul da farsi senza prenderla sul personale, mettendo per una volta da parte l’ego. C’è chi ce la fa e chi no, ed in questo caso l’unica soluzione possibile, per chi non è capace di gestire relazioni paritarie facendo danni a suon di sensi di colpa, è quella di girarsi da un’altra parte e lasciare la propria donna a qualcuno realmente in grado di sostenerla, apprezzarla ed essere felice per ogni successo ottenuto. E perché no, farsi offrire una cena senza andare in paranoia…O_o

Momento outing: a voi è mai capitato di avere un uomo geloso del vostro lavoro? Come ve la siete gestita? Ne parliamo stasera insieme a LaMario su radio m2o alle 18.30. Buon weekend…

Letteratura Sfashionista

Di Sfashion ce n’è uno (in realtà un libro omonimo esiste, ma è un romanzetto che non ha nulla a che vedere con il mio libricino al vetriolo), ma di volumi interessanti che parlano “dell’altra moda” ne stanno uscendo diversi…anche in italiano. In inglese ne esistono decisamente di più, ma oggi volevo suggerire alcuni titoli per chi vuole approfondire l’argomento, di quelli che mi sono passati sotto mano e che posso consigliare con cognizione di causa 😉 Iniziando da “Fashion Change“…

Fashion Change è il volume pensato, scritto e pubblicato dalla Community di Out of Fashion. Un lavoro durato tre anni al quale hanno collaborato i docenti del corso, oltre che  imprenditori, studiosi, tecnici, intellettuali, fashion designer e personalità di riferimento internazionale della moda sostenibile. Il risultato è una guida che conduce, attraverso 7 capitoli tematici, in un percorso verso una moda alternativa,  focalizzando su quelli che sono gli aspetti non più sostenibili del sistema attuale e come poter svoltare perché ci sia un effettivo cambiamento. Il libro affronta i temi chiave della scelta delle fibre e dei trattamenti, dell’importanza dell’etica e del rispetto delle persone, andando a focalizzare su esempi positivi che possono essere presi come modello per imprese innovative e in grado di fare la differenza. La moda è un prezioso termometro sociale, divertente mondo dell’effimero, che deve essere mantenuto vivo e attivo nei suoi contenuti positivi. La creatività e l’ingegno sono la chiave per uscire dalla dimensione consumistica di massa e per entrare in una nuova epoca dove la moda sarà davvero qualcosa di unico ed originale. Gli spunti, in queste 250 pagine, ci sono tutti; così come immagini evocative, testi curati (pochi tecnicismi, tanti contenuti) ed interviste a personaggi in grado di ispirare chiunque voglia accogliere la sfida di essere parte di questo cambiamento la cui chiave è la consapevolezza.

Decisamente più tecnico ma ugualmente affascinante è il mondo che si apre sfogliando il libro “Neomateriali nell’economia circolare Moda” a cura di Marco Ricchetti. Lo so, il titolo incute già del terrore, ma la copertina, arancione a pois colorati riempiti di pattern e fibre tessili, stempera il tutto e conferisce un’aria più allegra al matto…ehm, al libro! 😉 Guscio a parte, il libro è scritto in maniera accessibile, chiaramente con riferimenti tecnici e scientifici ben precisi, ma scorrevole e comprensibile (ok, non ne consiglio la lettura prima di andare a letto, ma in treno o sotto all’ombrellone funziona lo stesso). Illuminante, fa il focus su vari aspetti che riguardano le fibre tessili, facendo chiarezza su punti spesso oscuri sui quali ci sono mille voci e mille versioni, e anche sulla filiera produttiva. Le innovazioni tecnologiche, punto sul quale il nostro Paese pare essere all’avanguardia, sono spiegate bene, così come i materiali innovativi ottenuti riciclando fibre che prima non avremmo mai immaginato (si riescono a tirare fuori tessuti anche dalle bucce di banana…per dirne una)! 😛 Insomma, io lo metterei come libro di testo nei corsi di Fashion Design, ma non solo…

L’impresa Moda Responsabile“, invece, è il testo redatto da Francesca Romana Rinaldi (docenti alla Bocconi di Milano) e Salvo Testa, che fornisce una chiara panoramica della teoria, delle sfide e delle opportunità di sostenibilità nel settore e dimostra come le aziende della moda possano ottenere un vantaggio competitivo attraverso l’innovazione sostenibile. In questo campo, oltre a piccole realtà e a nuovi designer, ci sono esempi di grandi aziende che, in maniera pionieristica, hanno iniziato ad attuare cambiamenti in questo senso (tra gli esempi troviamo anche Gucci, Levi’s, Timberland e Brunello Cucinelli). Chiaramente alcune questioni e riflessioni mi lasciano sempre perplessa, soprattutto quando si parla di grandi aziende, fatturati milionari e profitto, ma effettivamente dei segnali di presa di coscienza anche da parte di questi “mostri” si intravedono. Una lettura illuminante per il consumatore socialmente consapevole e chiunque abbia un interesse professionale o personale in questo settore.

Sì, lo so, non sono proprio letture da spiaggia, ma tra un giallo ed un libro di avventure qualcosa che apre la mente ed informa ci sta, no?!? Se poi volete anche fare due risate Sfashion lo trovate sempre in libreria…;)

Buccia di Banana/Se le unghie avessero i denti…

Ogni tanto mi perdo nel fantastico mondo della nail art, non perché sono una grande appassionata di unghie&co. , quanto perché è un mondo in continua evoluzione (o involuzione) che non smetterà mai di stupirmi. Anche quando pensi di averne viste di tutti i colori, arriva qualcosa di nuovo ed incredibile per farti capire che alla fantasia e alla creatività non c’è limite. Come le unghie dentate

C’è chi si mangia le unghie e chi mangia CON le unghie…o almeno ci prova!!! Forse pensare di avere i denti al posto delle unghie è uno stratagemma per mettersi a dieta masticando il cibo con le mani e perdendo effettivamente peso…questo non lo sapremo mai, ma possiamo immaginarci di tutto di più! 😉 Quello che sappiamo è che i signori di Nail Sunny (russi) hanno lanciato sul mercato questa deliziosissima variante di arte applicata all’artiglio trasformandolo, con un lavoro certosino che può competere tranquillamente con quelli dei laboratori odontoiatrici, una serie di lucidissimi denti. Dai premolari ai morali, cariati, otturati o ancora perfettamente sani, una riproduzione della dentatura…su mano! Non stiamo qui a chiederci il perché di questa cosa, con il tempo ho imparato che certe domande non ha più senso farsele. E’ solo inquietante il tutto e posso solo immaginare l’effetto che potrebbero fare quando porgi la mano a qualcuno per fare la conoscenza: stretta di mano o morso?!?

Per i curiosi c’è anche un video con il procedimento esecutivo (tante volte a qualcuno venisse voglia), ma chi non ha molto in simpatia il dentista è meglio che si lanci su un altro genere. Per rimanere in ambito “umano” si può andare su occhi, nasi, nasi con baffi o una tradizionale ma deliziosa combinazione di tette&culi. Basta scegliere…

E con queste perle di finezza, io vi auguro uno stilosissimo inizio settimana! 😉

 

Femminilità: ribaltiamola!

Le donne del sud hanno un tocco in più” – mi ha detto un mio amico qualche giorno fa di ritorno da Ischia (e io, in quanto terrona, ho cominciato a gongolare) – “Sì, sono sempre tutte sistemate, vestite bene, truccate…sono super femminili!“. Ho smesso immediatamente di gongolare, mi è spuntato un punto interrogativo sulla fronte (e si è gonfiata anche la vena centrale che ogni tanto viene fuori), ho cominciato a pensare a quando da piccola mi chiamavano sempre maschiaccio perché portavo i pantaloni spessi e mi sono chiesta: “ma chi l’ha detto che la femminilità risiede nel trucco, nell’essere sempre sistemate, nelle gonne, nei tacchi e in tutte quelle cose che fondamentalmente fanno piacere alla vista maschile?“. Probabilmente un maschio…o una serie di maschi!!! Ecco perché mi sembra il caso di riparlarne…

La femminilità può essere definita come l’insieme delle caratteristiche fisiche, psichiche e comportamentali giudicate da una specifica cultura come idealmente associate alla donna, e che la distinguono dall’uomo.” Così mi recita la wikipedia della situazione. Sulla differenza tra uomo e donna siamo tutti d’accordo, soprattutto per quanto riguarda la conformazione fisica differente e visibile ad occhio nudo, ma non è quella a fare la differenza: la fanno gli ormoni. Sì, quelli che a noi ci vanno in su e giù ogni mese, ma che possiedono anche i nostri amici maschi, motivo per cui anche se nasci con il pene ti puoi sentire femminile lo stesso, e viceversa! La parte comportamentale e psicologica, invece,  è frutto di condizionamenti millenari che hanno attribuito all’essere femminile tutta una serie di caratteristiche “più consone” a quei preziosi gioielli dotati della capacità riproduttiva chiamate donne. Ecco che la femminilità fa rima con maternità e a questa corrispondono caratteristiche come l’accoglienza, l’altruismo, la tenerezza, l’empatia, la sensibilità, la delicatezza, la pazienza, la comprensione, la collaborazione, l’amore incondizionato, la compassione, la generosità…poi?!? Tutte cose nobili e meravigliose, per carità, ma perché una donna non può essere femminile con la sua forza, impazienza, insensibilità e scarsa voglia di comprendere ed accettare incondizionatamente? Ecco, già qui ci sono le premesse per capire che questa storia degli attributi femminili è stata frutto di una costruzione fatta a tavolino da un bel circolo di uomini.

Per riuscire nell’impresa, fin dai secoli dei secoli, si sono inventati escamotage e trucchi per distrarre le donne e farle concentrare su altro. Basta citare pochi e conosciuti esempi, come i maledetti corsetti che hanno strizzato (e causato notevoli problemi) le vite di molte donne rendendole eroticamente attraenti (punto vita stretto=non incinta=vergine o comunque disponibile); i piedi piccoli della Cina Imperiale, deformati tramite apposita fasciatura affinché le donne fossero desiderabili, sottomesse e traballanti in favore dei loro uomini; i giganteschi anelli da collo di alcune tribù di Asia e Africa e pure le mutilazioni genitali alle quali si lega il concetto di femminilità in alcune zone dell’Africa subsahariana. Tutte situazioni in cui la donna è scomoda, legata, mutilata, sottomessa e resa “carina” per compiacere gli uomini. Puppa!!! “Sì, vabbè, ma adesso non è più così” – mi direte voi. Bugia. La cosa ha continuato negli anni a venire ed ecco che la femminilità si lega all’avere un seno grande, meglio se messo in mostra da scolli pronunciati, dalle gonne che si indossano, perché lasciano vedere le gambe (altra parte del corpo fortemente sessualizzata, perché è la via che conduce al triangolino dell’amore), dai tacchi che allungano le gambe, mettono il culo su un piedistallo facendolo sporgere magicamente in fuori e danno quel tocco erotico , da un corpo magro e tonico, il trucco che esalta il volto ed i morbidi capelli fluenti che fanno tanto femmina. Sì, ancora oggi la femminilità, purtroppo, è legata a fattori estetici che determinano il grado di percezione del nostro essere femmine. MA TI PARE?!?!

Mia madre mi ha martoriato per anni con la storia del dovermi vestire un po’ più “da femmina” e tutt’ora quando mi vede con una gonna o con un vestito mi dice “ah, lo vedi come stai bene un po’ più aggraziatella!“. Ora, lungi dal me l’additare il tacco, la gonna, chi si trucca o chi ha piacere a stare sempre sistemata ed in ordine, solo constatare quanto l’essere femminili non è davvero collegato a quello che indossi o a che tagli di reggiseno porti ma a come ti senti! Ci sono giorni in cui la femminilità viene fuori, altri in cui si fa i fatti suoi e giorni in cui vestita da gattara sei la più femminile delle donne. Tanto più che la femminilità è uno stato mentale, non necessariamente uno strumento per attirare partner! Il gioco dell’attrazione uomo/donna c’è, è divertente, ma non è il fine. E non credo nemmeno sia il nostro scopo in quanto donne su questo pianeta. Tutto questo farci pensare all’estetica, al dover essere sempre perfette ed impeccabili, femminili, aggraziate, carine e sessualmente invitanti è un subdolo metodo per distrarci da questioni più importanti, come la conquista del Mondo! 😉 Oltre a farci entrare in competizione l’una con l’altra. Mire espansionistiche a parte, a volte ho davvero la sensazione che il lavoro fatto per acuire la distanza tra femminile e maschile, relegando le donne a ruoli specifici con comportamenti consoni sia stata davvero una cospirazione a regola d’arte per rendere l’universo pene-centrico. Indubbiamente gli è andata bene per un po’, ora è il momento di dire basta e di essere veramente le persone che vogliamo essere, lottando per la parità e per la nostra libertà. Dopotutto anche la femminilità ha a che fare con l’autostima e con la consapevolezza. E se voglio posso essere femminile pure in pigiama e senza trucco mentre aggiusto il rubinetto della cucina. 😉 O no?

E per voi cos’è la femminilità? Sono curiosa di leggere le vostre opinioni in merito e di sentirvi stasera in diretta alle 18.30 con LaMario su radio m2o! Stay tuned perché secondo me sarà una puntata…interessante! 😉 Buon weekend

 

Vestire consapevole: immagine, colore e lifestyle

Quando è entrata in classe con la sua pelliccia (finta) di pelo giallo senape ed il suo look particolare ho subito pensato “Guarda che ragazza estrosa”. Dopo qualche settimana di corso, avendo già appurato il suo essere brillante ed intelligente, mi disse qualcosa a proposito di me, della mia “aura”, dei miei colori e della mia personalità. Sul momento mi lasciò parecchio spiazzata, poi abbiamo approfondito l’argomento e la conoscenza e ho avuto l’opportunità di scoprire una persona con una sensibilità non comune, un’intelligenza vivace ed una grande profondità. L’ho subito ingaggiata per “Sfashion” e chi l’ha letto sa che dietro alla parte sul colore c’è lei, Valentina Mancuso, e chi l’ha letto so (perché me lo avete scritto e detto in tanti) che l’ha apprezzata tantissimo. Ecco perché per me oggi è un piacere tornare a parlare di lei e del suo nuovo percorso/progetto al quale a dato vita unendo le sue passioni e le sue competenze in ambito moda e colore per farle diventare il suo lavoro.

Valentina è una consulente d’immagine specializzata in linguaggio del colore e psicologa dell’abbigliamento. No, niente a che vedere con quelle che rifanno il look nei tristissimi programmi televisivi e nemmeno con approcci fashionisti che tanto vanno di moda. Il lavoro di Valentina ha un approccio decisamente olistico, la cui chiave è la consapevolezza.

Ogni essere umano attraverso la propria Immagine racconta una storia diversa e sono gli abiti e i colori a svelare silenziosamente gli stati d’animo del presente. Molto spesso l’immagine riflette all’esterno pensieri relativi a desideri, blocchi, ambizioni o paure ma è difficile accorgersene quando avviene nell’inconscio. La consapevolezza gioca un ruolo fondamentale nel senso di libertà mentale e corporea di ognuno di noi. Conoscersi sotto più aspetti è la chiave per avere “successo” nella vita.

Conoscersi e capirsi meglio per essere più liberi di esprimersi anche attraverso l’abbigliamento. Una modalità #sfashionista che non tiene presente le mode e le tendenze del momento (non solo) ma soprattutto la persona, quello che vuole esprimere e la sua unicità.

Il lavoro che Valentina propone è un percorso integrato, dove il lavoro su se stessi è la partenza fondamentale, al quale segue un’analisi del rapporto emotivo che si ha con i colori indossati e la scoperta delle sfumature più in armonia con il proprio essere. Il mondo dei colori è un’universo che Vale ha studiato alla Central Saint Martin durante il corso di Consulenza d’Immagine e Colore, Celebrity Styling, Psicologia del Colore (Colour Affects) ed approfondito alla scuola di Bologna Ailight, Scuola sull’Energia del Colore. I colori per lei non hanno più segreti 😉 Una volta capito il cromatismo personale si passa a definire lo stile, quell’entità spesso oscura o alla quale non diamo mai davvero sfogo per non essere troppo esuberanti o per accontentare mariti/familiari/parenti/datori di lavoro, rispettando convenzioni sociali che non ci rappresentano per niente. Invece, più ti conosci e più la tua immagine prende forma in uno stile coerente ai tuoi valori interiori. I condizionamenti e le strutture mentali che impediscono di esprimersi liberamente devono cadere per far spazio ad una nuova consapevolezza…e alla libertà!!!

C’è chi è in grado di fare questo lavoro da solo, chi ci arriva dopo anni di cambi di armadi esasperati, chi pensa di non averne bisogno e mai e chi invece sente la necessità di una mano perché qualcuno l’aiuti a capire meglio come sentirsi a proprio agio negli abiti più adatti. Ecco che si può scegliere se optare per una Consulenza Cromatica, l’Analisi del Guardaroba (io avrei paura di farle vedere il mio 😛 )​, Creare il proprio look e addirittura il Personal Shopping Online. O scegliere l’intero percorso che affronta tutte le tematiche con una grande session di shopping (mirato) finale. Non ho una grossa passione per le consulenti d’immagine in generale, ma ho una grossa stima di Valentina e so che il suo è un lavoro diverso, il cui scopo è quello di aprire la mente e il cuore prima ancora che il guardaroba. E poi a me il mondo dei colori fa impazzire, quindi appena torno una session cromatica tocca farmela anche a me 😉

L’ho conosciuta durante il mio corso di Visual Merchandising, l’ho lasciata confusa sul da farsi, l’ho seguita su instagram nel suo viaggio in oriente tra templi e luoghi incontaminati e adesso me la ritrovo con un progetto completo e complesso che la rappresenta a 360° e dove è stata in grado di far confluire armonicamente tutte le sue passioni. Lo so, mi sento un po’ “mamma” in questo momento, ma vedere la mia allieva raggiungere questo obiettivo mi ha riempito di fierezza ed orgoglio. Adesso tocca a voi: qui c’è il suo sito, qui la sua pagina FB (per instagram ha detto che ci studia ancora un attimo). Se siete curiosi e volete approfondire, seguitela. Scrive pure articoli molto interessanti nella sezione BLOG. 😉

V.A.L.E. è l’acronimo di Verità, Accettazione, Love (Amore) e Esistenza che ritengo essere punti saldi per vivere la Vita nella felicità e nella coscienza oltre che una sintesi di ciò che bisogna integrare per Vestirsi Consapevolmente.

Io la penso esattamente come lei. Ci vorrebbe un po’ di V.A.L.E. per tutti 😉

Buccia di Banana/Il buco con il jeans intorno

Ci sono i jeans bucati, quelli con gli strappi volontari, quelli con grosse aperture e poi ci sono i buchi con “quel che rimane di un jeans” intorno! Quando me li hanno fatti vedere (perché grazie anche alle vostre segnalazioni io scopro mondi e oggetti allucinanti) pensavo ad una costruzione ad hoc studiata per diventare virale sul web; poi ho indagato come al solito per verificare l’informazione ed ho scoperto che ESISTONO sul serio, che c’è un brand che li produce e che c’è pure chi se li mette. Si chiamano EXTEME CUT e sono fatti così…

La foto scattata dall’utente chrzzl e condivisa su Reddit

Foto dal sito Carmar

Le cuciture ci sono, il cinturino anche e addirittura le tasche. Cosa vogliamo di più da un paio di pantaloni? Quando una tendenza viene esasperata, questo è quello che succede: perché portare i jeans con gli strappi quando possiamo portare direttamente gli strappi senza i jeans? L’idea geniale è di un’azienda californiana, Carmar, specializzata in denim che se n’è uscita con questa fresca proposta per la nuova stagione, dove il tasso di originalità è garantito, così come sono garantiti i segni delle sedie di paglia sulle chiappe se vi fermate a prendere il caffè al bar (e non voglio sottolineare cosa succede invece seduti sulle sedie di metallo o plastica con il sudore d’estate…rabbrividiamo)!

Foto Instagram Carmar

Su come si portano non ci dovrebbero essere dubbi: nonchalance è la parola chiave, intimo decente (o anche shorts), anche se le mutande bucate potrebbero far pan-dan con tutto il resto ed un grosso sorriso, soprattutto quello del lato B!!! 😛

I jeans-fantasma non hanno un prezzo leggero come la loro composizione; i signori se li fanno pagare 140 €…una cifra onesta per un cinturino e delle cuciture. Ora, in quanto tecnica del mestiere mi rimane solo un dubbio: se quest’idea viene fuori da jeans di vecchie collezioni, quindi già prodotti, che sono stati tagliati e resi “nuovi” in una maniera sostenibile anche se di dubbio gusto, mi può anche andare bene; se li fabbricano ex novo…NO!!! Mettere su una catena produttiva per questi pezzi di pantalone mi sembra un tantino sprecato, no?!? (anche se loro il loro guadagno ce lo fanno senza dubbio)

Insomma, se quest’estate volete “osare ed esporre”, questi sono i non-pantaloni che fanno per voi! 😉 Bonjour…

Cupido scansate: accoppiare gli amici o farsi gli affari propri?

Prima dei siti di incontri, prima ancora delle app per trovare l’anima gemella dietro l’angolo e sdraiarla alla velocità della luce e prima ancora del “gioco delle coppie” televisivo, esistevano gli amici-cupido. Sì, quelli che un bel giorno ti guardavano sorridendo e ti dicevano “Devo proprio presentarti questo mio amico, secondo me sareste perfetti insieme“. Il 90% delle volte sapevi che la cosa non sarebbe andata oltre al primo appuntamento opportunamente combinato a tavolino dall’amico/a di turno, in quel 10% rimanente c’era un’alta possibilità che non vi sareste rivolti nemmeno una parola e forse una coppia su 100 di quelle combinate più o meno secondo gli incroci strategici degli amici sarebbe andata avanti. Le buone intenzioni degli amici non si mettono in dubbio, ma a volte certi incontri vanno a finire in tragedia, si trasformano in situazioni imbarazzanti o non partono proprio. Questo perché anche per fare i “cupidi” ci sono delle accortezze da tenere presenti…;)

Forse non tutti sanno che: “Fare i “cupido, aiutando gli amici a trovare un partner, rende felici. Secondo quattro studi americani, della Duke’s University e della Harvard Medical School, pubblicati sulla rivista Journal Social, Psychological and Personality Science, far conoscere tra loro le persone ci fa stare meglio. Questa sensazione aumenta sulla base dell‘impegno che mettiamo nel promuovere gli “accoppiamenti”.Quindi prima regola fondamentale è scegliere con accuratezza le persone da accoppiare, sulla base di elementi di possibile compatibilità. Nel senso, è molto facile cercare di appioppare l’amica single da una vita a tutti i conoscenti ancora scoppiati che uno ha nella rubrica, ma questo terno al lotto senza logica se non quella di trovarle finalmente uno straccio di uomo, non porta sempre al risultato sperato, anzi…quasi mai!!! Altra regola imprescindibile è quella di creare la situazione adatta all’incontro: beccare il famoso momento giusto, il posto giusto, il contesto che si riesca ad adattare nella maniera migliore alle due personalità: chi conosce entrambi  dovrebbe essere in grado di sapere cosa fa sentire a proprio agio l’uno e pure l’altra. Perché si compia il primo incontro ci vuole un incontro pre-meditato, organizzato ma non dichiarato: meglio lasciare i due amici nell’ignoranza dell’incontro a fini accoppianti escogitato a tavolino. Quando si dichiarano gli intenti, a uno, all’altra o a entrambi, si creano già delle aspettative ed un fondo di imbarazzo che rende il tutto più artefatto. Meglio che sembri “un caso“, fortuito, casuale, improvviso e studiatissimo…:P Una volta che i due si sono conosciuti, farsi da parte è indispensabile. L’ultimo gesto del perfetto cupido è quello di parlare con l’uno e con l’altra indagando su come si è evoluto l’incontro, esaltando i pregi e facendo un lieve pressing psicologico, ma senza esagerare. Se la cosa va, bene, sarete la meravigliosa amica che le ha fatto incontrare l’uomo perfetto per lei; nel caso finisca male, vi verrà rinfacciato a vita con un “Maledetto il giorno in cui me l’hai presentato!“. Volete davvero questa responsabilità?!?

Sempre dalle solite ricerca sembra emergere che chi riesce a far accoppiare serenamente due amici ai quali aveva pensato intensamente è più felice degli altri. Questo perché si diventa orgogliosi di avere un certo acume sociale nel riconoscere un possibile legame tra due persone. E questo pare generi un’improvvisa ondata di felicità. Quindi…vedete un po’ voi. In ogni caso…

E a voi, piace mettere in connessioni amici che potrebbero diventare una futura coppia o vi fate allegramente gli affari vostri lasciando che si incontri chi si deve incontrare e chi no…sticazzi?!? Fateci sapere, anche in diretta alle 18.30 su radio m2o con LaMario! Buon weekend…a me domani mi aspetta un matrimonio, ma giuro che in questo non ci ho proprio messo lo zampino! 😉

Buccia di Banana/Campagne Fashion: why? #14

Oggi non ho scelto un tema, sono andata a suggestioni visive, lasciando correre la mia immaginazione davanti a queste immagini che i marchi hanno proposto per la prossima primavera/estate 2018. Diciamo che non c’è ripetitività, ma una sana originalità espressiva che a volte si incarna in una pagina di giornale davanti alla quale l’unico commento possibile è: perché?!? Dateci un occhio anche voi…

BRAND: versace / campagna: mimetismo

Versace ci ricorda che il total look è un concetto ormai superato. Così come gli abbinamenti studiati e i coordinati. La cosa veramente di tendenza al giorno d’oggi è il MIMETISMO che si attua scegliendo un unica fantasia e applicandola ovunque, dal calzino al cappello. Con il MONOPATTERN esteso siete sicuri di passare inosservati…ma solo vicino ad una tappezzeria di un certo tipo!!!

brand: blugirl / campagna: monoespressività

Già sappiamo che il sorriso non va di moda nemmeno per la prossima estate. Come si fa a fare sempre la solita espressione inespressiva in tutte le foto, però, questo me lo devono spiegare…tanto più con tutti questi fiori meravigliosi addosso e intorno. Secondo me fanno dei corsi. In ogni caso ricordate, quando state per farvi delle foto, di sorridere un po’ meno! #monoespressivoisthenewtrend

brand: loewe / campagna: tappati la bocca!

Un omaggio alla frutta ed un inno al viver sano o l’ennesimo tentativo di far stare zitte le donne tappando le bocche in una maniera originale ma che fa un po’ impressione?!? Non lo sapremo mai…di sicuro una campagna che non passa inosservata, uscita dall’obiettivo fotografico di Steven Meisel, ma proprio uno di quelle che ti fanno rimanere a fissare la pagina a chiederti: PERCHE’?!?

BRAND: roger vivier / CAMPAGNA: sempre più in altooo

Puntare in alto va bene, stare sui tetti come i gatti va benissimo, l’importante è non lasciare a casa le scarpe. Che siano tacchi o ciabatte raso terra non fa differenza, basta averle altrimenti il gioco non funziona. Qual è il gioco? Riuscire a non scivolare di sotto… 😉

brand: guess / campagna: avevamo detto culo?

I testimonial funzionano ancora? In questo caso credo di sì…;) Chi meglio della Jenniferona poteva dare un tocco di classe e una botta di vita all’immagine di questo noto marchio di denim che solitamente immortala signorine molto magre e con coscia lunga dentro pantaloni taglia 38? Almeno Jennifer (come canta in una sua nota canzone) è reale e se gambe e chiappe sue entrano nei jeans è un buon segno per tutte! O no?!? 😉

Buon lunedì…

Viziarsi (e farsi viziare) fa bene

Da piccoli quando ci dicevano “sei viziata!” non era per farci un complimento, anzi. Ci hanno fatto crescere con la paranoia che concedersi dei piccoli vizi era il male, che era molto più producente pensare allo studio, alla scuola, alla carriera, eventualmente ad uno sport e successivamente al lavoro…ma niente vizi (sarà per colpa di queste costanti negazioni che i ragazzini cominciano poi a fumare a 12 anni e farsi le canne a 14?!? Mah…)!!! Ora esagerare non fa benissimo, ma non abbandonarsi ai piaceri della vita e a ciò che amiamo cedendo alle nostre tentazioni è altrettanto controproducente. Il vigile interno, armato di bacchetta e di un potente autocontrollo, ci fa sentire responsabili perché sappiamo porci dei limiti ed in un certo qual modo più meritevoli, ma dall’altro lato arriva il diavolo a ricordarci che l’insoddisfazione è nemica della vita e che forse è il caso i lasciarsi anche andare ad alcuni vizi. In fin dei conti…

Fior fiori di ricerche scientifiche hanno concluso, dopo aver intervistato campioni di uomini&donne, che chi si concede dei piccoli “lussi”, siano essi peccati di gola o uno shopping fuori programma, è decisamente più felice di chi sta continuamente attento. Resistere alle tentazioni alla lunga ci fa sentire frustrati perché, sotto sotto, sono quello che in realtà vogliamo davvero! Ecco perché passata l’età dei capricci, dovremmo essere  in grado di concederci qualche peccato senza sentirci in colpa. Già, il maledetto senso di colpa che è sempre lì in agguato quando facciamo qualcosa che non stava proprio bene fare, soprattutto se pensiamo ai 7 vizi capitali e al famoso film “Seven” dove tutti coloro che si lasciavano andare ai propri vizi hanno fatto una grandissima fine di merda!!! 😉

«I vizi capitali non sono altro che un elenco d’inclinazioni morali e comportamentali della nostra anima. Li abbiamo sempre condannati come i peccati che ci spediranno tutti all’inferno, ma da una più attenta analisi alle evidenze scientifiche risulta il contrario: se controllati, possono farci bene»

Beh, la chiave per non fare una fine allucinante è l’equilibrio: il peccato di gola con il dolce maialissimo a metà pomeriggio va bene, basta poi non mangiarsene un altro dopo cena e una stecca di cioccolato prima di andare a letto. Cedere all’ira ogni tanto, con un bello sfogo fatto in piena regola, invece di implodere distruggendo se stessi, sembra che riduca della metà la possibilità di attacchi cardiaci; se però sbrocchi di continuo ci sta che l’infarto di venga lo stesso! 😉 Crogiolarsi nei piaceri del sesso, divertendosi, sembra accrescere del 50% le possibilità di concepimento, oltre che ad avere tutta una serie di effetti collaterali particolarmente positivi per la mente ed il corpo. Insomma, che sia un bicchiere di vino al tramonto, passare un paio d’ore di nullafacenza godendosi il sole o quel caffè di cui potevamo fare a meno “però mi andava tantissimo“, non fa differenza, ogni tanto bisogna dare retta a noi stessi, ai nostri bisogni e desideri, fregandocene altamente di ciò che dicono gli altri, la morale o il maledetto vigile interno. Siamo composti anche da difetti e debolezze, che non sempre ha senso ostacolare, e che se lasciati fluire più spesso possono diventare grande fonte di forza, serenità e benessere.

Quindi ben venga concedersi qualche vizio…e anche farsi viziare. Che con questa storia che i “no, i vizi no“, nemmeno i rispettivi compagni viziano più, rimandando coccole, sorprese e iniziative degne di nota sotto la bandiera del “No dai, se no ti vizio troppo“. Ecco, io questa cosa non la tollero: di vizi non mi pare sia morto mai nessuno. Oddio, forse qualcuno sì, ma sempre perché ha esagerato. 😉

Adesso momento outing: quali sono i vostri vizi? Ve li concedete? E ogni tanto viziate anche il vostro compagno o la vostra compagna? Ne parliamo anche in diretta con LaMario su radio m2o alle 18.30 circa. E questo fine settimana viziatevi, mi raccomando…;)

Fashion Revolution…Ibiza!

Anche Ibiza quest’anno ha la sua settimana dedicata alla Fashion Revolution. Grazie alla passione e all’interesse di Luca Criscuolo e Nadege Seguin, fondatori del brand Nanou Couture ed Etikology, nonché attivissimi nel campo della moda sostenibile in Spagna, al Conseill de Ibiza e alla Moda Adlib, quest’anno Ibiza veste i panni della rivoluzione dal 23 al 27 aprile.

Una serie di eventi sono stati organizzati all’interno della galleria d’arte B12 per sensibilizzare il pubblico ed orientarlo verso una moda diversa, più sostenibile, meno impattante e con contenuti estetici accattivanti grazie anche alla scelta dei materiali e dei trattamenti. Nella cornice di questo spazio moderno dedicato alle arti esporranno le loro creazioni brand dell’isola come Etikology, Tanit Dreams e Espardenyes Torres, marchi provenienti dalle altre isole Baleari come Brisas Ibiza, Recitrans, Natural Felt e Cartonpia, ma anche altri espositori invitati direttamente dalla penisola spagnola come Ammisi, Cleoveo, Anuscas, Cris B e Ray Musgo. Un bel mix di abbigliamento ed accessori innovativi, originali ed artigianali.

Oltre all’esposizione si alterneranno numerose attività ed iniziative, tra cui una tavola rotonda sull’argomento “slow fashion”, la proiezione del documentario “Machine”, lo spettacolo interattivo del gruppo Fantasia Show, oltre a sostenere con scatti fotografici la campagna tanto cara alla Fashion Revolution con la quale si chiede ai brand “Who Made my Clothes”, per invitare i marchi ad una maggiore trasparenza sulla filiera produttiva. Questa sera poi, alle 19, spunterò anche io per un insolito #sfashiontalk durante il quale si parlerà dell’ “altra moda”…in che lingua ancora non lo so, ma chi è nei paraggi dovrebbe venire anche solo come sostegno psicologico e morale per la sottoscritta (che ha deciso di improvvisare ma è già in agitazione da un paio di giorni)!

A chiudere la settimana, venerdì 27 aprile alle 18.30, il porto di Ibiza ospiterà la prima “Pasarela Natural Adlib”, un evento aperto al pubblico durante il quale sfileranno le creazioni di otto disegnatori della Moda Adlib che si caratterizzano per la loro creatività, l’uso di materiali organici, processi sostenibili ed artigianali: La Brisa Ibiza, Etikology, Tanit Jeans Ibiza, Monica Maxim Ibiza, K de Kose-Kose Privée, Trinidades Ibiza, BSF e BSF Man, accompagnate dagli accessori di Ana Martin Shoes, Ibizarium, Eco Wear Tribe, Espardenyes Torres e S72Hat. Una sfilata esclusiva che si concluderà con il concerto di Project Mut, un gruppo folk-rock catalano che da una decina d’anni hanno fatto innamorare gli avventori dell’isola con i loro strumenti e suoni tipici delle Baleari.

Una settimana ricca di eventi e di argomenti anche da queste parti, dove non sono solo il lusso ed il consumismo a farla da padrone, ma dove è vivo ed attivo un movimento di sensibilizzazione ed innovazione legato al bello ed anche al rispetto. Fiera di farne parte, anche solo con un piccolo contributo. Chi è in zona si faccia vivo…;) E chi no, mi segua su insagram che proverò a documentare tutto al meglio.