A cena da solo Pt. 1

tegamiescarpette

Andare al ristorante da soli è da sfigati

STORIA IN 3 PIATTI E 3 PUNTATE: A CENA DA SOLO PT. 1

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Buonasera“.

Buonasera. Si può ancora cenare?” – “Ma certo, quanti siete?” Carlo si guardò velocemente ai lati e dietro, come ad accertarsi di non essere stato seguito da qualcuno che malauguratamente si voleva unire a cena con lui; fece un sorriso al capo sala che gli era così premurosamente venuto incontro e risposte “Credo di essere solo“. “Ah, non si preoccupi, la sistemo in quel tavolo vicino alla finestra, così può guardare il mare“. -Guarda caro che io non sono affatto preoccupato…comunque – pensò senza proferire parola mentre seguiva quell’uomo alto e dinoccolato. “Prego” – “Gentilissimo“. – Questa cosa che per andare al ristorante bisogna essere come minimo in due è insopportabile. Eppure di questi tempi ci dovrebbero essere abituati, no? – Arrivò quasi immediatamente una giovane ragazza, con lunghi capelli biondi tirati su da una coda di cavallo di chiara rivisitazione anni 90, a rimuovere con solerzia il coperto in più; dopotutto stava occupando un tavolo da due “Non aspetta nessuno, vero?” – “No, sono uscito con me stesso stasera, grazie“. La ragazza lo scrutò con fare sospetto, mentre liberava il posto. “Gradisce dell’acqua?” – “Direi di no. Un bicchiere di Pinot Grigio, per favore.” Annuì, guardandolo ancora di traverso, come se qualcosa non le tornasse. Uomo discreto, sulla quarantina, vestito in maniera casual ma con dello stile, sacca morbida in spalla, cena da solo, dieci e mezzo di sera, bicchiere di bianco, niente acqua…doveva esserci qualcosa di oscuro sotto. Soprattutto perché non aveva ancora tirato fuori il cellulare dalla tasca, ma se ne stava lì seduto a scrutare un po’ la sala, un po’ il paesaggio scuro fuori dalla grande vetrata, senza nemmeno dare uno sguardo alla lista. La ragazza tornò con il calice, seguita a pochi passi dal pennellone che lo aveva ricevuto all’ingresso: “E’ pronto per ordinare?” – “Guardi, non ho nemmeno aperto il menù. Ho una gran voglia di spaghetti ai frutti di mare. Mi dica che si possono avere?” – “Ma certo“. Formalità, accondiscendenza, gentilezza, il tutto su una figura simile a quella di Pippo, glielo stavano rendendo quasi simpatico. Questa era una delle cose che gli piaceva di più fare quando andava a cena da solo, cosa che capitava quasi tutte le settimane: guardare, osservare il prossimo, sia gli altri presenti che quelli che lavoravano. Il ristorante è un ottimo palcoscenico dove poter osservare l’umanità che si relaziona a tavola. E questi spettacoli li puoi godere a pieno solo quando esci a cena da solo. Carlo rovistò nella sacca e tirò fuori un piccolo blocco ricoperto di pelle nera ed un astuccio di tessuto a righe gialle e nere. Dall’altra parte della sala la cameriera lo guardava con occhi sempre più sospetti. [continua]

SPAGHETTI AI FRUTTI DI MARE DI CUCINAMO

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