Firenze non ce la fa…

Ci vivo da 12 lunghi anni. Ci lavoro da altrettanti. Ci ho aperto la mia prima attività imprenditoriale e ce l’ho pure chiusa dopo 4 anni. Ci ho creduto. E forse un pochino ci credo ancora, complici le numerose e meravigliose persone che ho incontrato, piene di talento, energia e voglia di fare. Voglia di fare che si schianta sempre con la realtà. La realtà di una città vecchia, adagiata sul Rinascimento, sulla Cupola del Duomo, su Piazza della Signoria e sugli Uffizi. Una città che campa di rendita da anni. Una città che non ha un museo d’Arte Contemporanea, che non ha spazi per giovani, che fa organizzare cose innovative da gente che l’innovazione non ha capito nemmeno a che pagina cercarla nel vocabolario. Povera Firenze! Tanto bella quanto dormiente. Tanto ricca d’arte quanto povera di novità. Persa dietro ad un Sindaco-Giovane che di giovane ha solo l’età anagrafica, per il resto trattasi di politicante in piena regola, sovversivo nei modi e nelle parole quanto poco nei fatti…

Come mai questo sfogo oggi? Due eventi in due giorni che mi hanno fatto pensare che Firenze non ce la fa…

La chiusura di numerosi locali nella zona di S.Croce, con tanto di sigilli alle pedane, e apertura concessa fino alle 22.00 (Fino alle dieci di sera??? E chi esce a quell’ora dal lavoro e vuole farsi una bevuta in tranquillità??? Le dieci è un orario improponibile). Vero che la confusione che si crea nella strada è fastidiosa. E’ vero che il caos non piace ai residenti. Ma è anche vero che quei locali coincidono con il lavoro (lavoro=soldi=mantenere se stessi e la propria “famiglia”) di diverse persone. Persone che ho visto arrabbiarsi, inveire e piangere. Perchè già la situazione è quella che è, se poi si ostacola chi lavora…che nessuno si lamenti poi delle “fughe” dal Paese. Per questo utilizzo questo spazio per sostenere un piccolo gesto per far sì che si trovi una soluzione civile ed adeguata per tutti. Stasera. In via dei Benci.

Il secondo e ancor più assurdo è stato questo: progetto finale dei miei studenti di Visual, vetrina di un negozio “boudoir” di intimo erotico (che vi presenterò qui domani), scenario da spiaggia rock’n'roll con signorina in costume e calze a rete. Sul fondo un telo viola con fiori e borchie. Il prete di turno passa lamentandosi del look troppo “hard” e dell’uso improprio del colore viola  perchè “è il colore dei cardinali” (???), quindi sembra una presa di giro della Chiesa………..Lascio un minuto di silenzio per pensare. Non ci volevo credere. Non ci posso credere. Mi viene da ridere&piangere insieme. Ma come stiamo messi?

Il decoro, il buongusto, il rispetto per la città, per chi la vive e per chi la visita sono innegabili valori da perseguire. Ma l’appiattimento forzato di creatività e vita notturna…ANCHE NO! Può esistere una sana via di mezzo? In preda ad attacco di ottimismo direi di sì…Eddai Firenze, Svegliaaaaaaaa ;)

Green Like…

Il verde non è tra i miei colori preferiti, a meno che non sia un verde di foglie/vegetazione mixato a pappagalli dalle piume variopinte o fiori color fiore che spuntano qua e là. O a meno che il verde in questione non sia quello dei prati, delle colline, degli alberi che circondano un posto magico, rilassante, isolato dal caos della città. Fortunatamente la Toscana di questi “rifugi” ne offre parecchi, ma io oggi vi racconto questo…

Scendete fino a Follonica, arrampicatevi verso Massa Marittima, fate una piccola deviazione per il Lago Accesa e appena superato lo specchietto d’acqua, in località Forni Accesa, appare un cartello: Agriletizia! (con tanto di coccinella rossa a salutarvi)

Un paradiso verde tra colline e cascate, un complesso in pieno stile-toscano-classico, con casette mono e bi.locali in pietra immerse nel prato. Verde. Ma anche azzurro. Quello della piscina che trionfa silenziosa circondata dagli ombrelloni. E quella delle cascate naturali che scappano veloci tra i sassi…

Quando avete voglia di rilassarvi, di non pensare a niente, di meditare cercando un riavvicinamento al cosmo, di esplorare borghi dispersi con 3 case e una chiesa, fare passeggiate a cavallo o lanciarvi da una collina con la mountainbike, un weekend romantico in due o un’escursione multifamiliare con prole al seguito, questo posticino saprà accogliervi e coccolarvi al meglio.

E poi è vicno al mare, al lago, e a tutta la Maremma…Martina&Daniele vi accoglieranno al meglio. Voi e i vostri animalini (cani, amanti, fidanzati, amici e parenti)! ;)

Che aspettate, quest’anno il verde è tanto faSCIOn!

More info qui e qui.

Retrò Beach…

Chi non ama il mare per me è come chi non ama la cioccolata: un pazzo o una pazza! L’aria, gli odori, il caldo, il sale, il vento…e la libertà di stare poco vestiti, con la pelle che finalmente respira dopo mesi di copertura forzata. Non ha prezzo. Al primo raggio di sole (che sia a novembre o ad aprile) un paio d’ore al mare sono un must. Sarà il mio nome, sarà la provenienza, sarà l’essere nata, vissuta e cresciuta con l’orizzonte blu davanti, ma io al mare gli voglio bene…

Oggi però mi sento un po’ retrò, complici vecchie storie di “famigglia”, cartoline degli anni 50-60-70, un viaggio nel baule dei ricordi dei miei, in un passato talmente simile a quello che vorrei fosse il mio futuro che a tratti mi spaventa, guardando con un sorriso lo style beachwear&marina di quei tempi (molto più fantasioso e divertente di adesso).

Tutti sanno che fatica hanno fatto le nostre nonne a mettere la pelle al vento! La storia del costume da bagno parte negli Anni ’30, quando il corpo incominciò a scoprirsi con i modelli disegnati da Elsa Schiapparelli, la prima a creare profonde scollature sulla schiena (che ganza); passando poi per gli Anni ’40 e il fascino delle dive di Hollywood, fino all’esplosivo avvento del primo “due pezzi” della storia, negli Anni ’50. La consacrazione del bikini arriva con i ’60, ’70 e ’80, grazie anche a nuovi materiali tecnici e versatili come la lycra.

Fantasie, colori, fiocchi, pallini, tutine che strizzavano il punto vita…

Vi ho fatto venire un po’ voglia di mare anche a voi?!? ;)

Le “navi” nelle foto sono della Navigazione F.lli Savarese. Foto dello Stabilimento cartoline “old school” per gentile concessione di famiglia. Illustrazioni Gil Elvgren. E questa canzoncina retrò è un’ottimo (e malinconico) sottofondo…Enjoy the Sea, and be Free! :)

Hippie PoP

Ogni volta è come tornare “a casa”, ma ogni volta anche i posti conosciuti riservano delle sorprese. E’ la loro magia. Dopo il mio 6° pellegrinaggio ibizenco, angoli, persone, oggetti e luoghi hanno sempre qualcosa di nuovo da raccontare…

Non vi annoierò con il mio amore per questo posto (tanto chi lo sa mi capisce, chi non lo sa…non lo saprà mai)! :) Oggi si parla di moda…(wow, una cosa nuova)! Quella ibizenca. O meglio, quella che si trova nei famosi&famigerati mercatini hippie. Quella nata dalla mescolanza dei viaggi di personaggi di ogni provenienza (tedeschi, inglesi, argentini, italiani) che hanno scelto questo ombelico del mondo per la loro attività. L’influenza dell’isola, dei viaggi a Bali, in Messico, in India e la cultura della loro città d’origine, danno vita ad un mix varipinto e originale nel quale perdersi è un attimo (e lasciarsi sfuggire 50 euro dal portafoglio anche).

Due sono i mercatini “top”, quello più “fashion” (e alto) de “Las Dalias” e quello più caciarone di “Es Canar”. Sono molto molto grandi e molto molto pieni…di tutto! Il rischio è quello di perdersi, il bello è che ricevi un’ondata di colori, suoni, sapori e ispirazioni. Ecco perchè un giretto da queste parti è indispensabile!!!

Così come meritano una fermata dei negozi che sono simili a miraggi: in una strada deserta, tra un campo e un negozio di ceramiche da giardino, appaiono loro. Ti accorgi che sono fighi perchè fuori hanno delle cose che catturano la tua attenzione (tipo un elefantino rosa o una corona…sempre rosa) e non puoi non accostare la macchina e scendere a vedere cosa nascondono. Non vi dico come si chiamano, in questi posti non ci vai se sai, ma solo se loro si fanno trovare…;)

Anche qui pattern&colori sono invadenti…Dopotutto, anche gli hippie sono POP!

Anche i muri dell’isola mi chiAmano…;) E se vi piace il vestito dell’ultima foto (by Francesca Riccioni) , tornate da queste parti che vi presento una delle designer ibizenche che adoro…

Wild&Free

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Maggio=viaggio! Qui ho fatto i “30″…e da allora è meta fissa in questo periodo. Il mio auto-regalo per il compleanno (ogni tanto qualche gratificazione ce la dobbiamo dare, no?). Il momento di respiro, fisico e mentale. I giorni in cui mi sento così vicina allo stile di vita che vorrei. Ore in cui lo sguardo è rapito da ogni dettaglio, dai colori, dai sapori. Il cuore si riempie e l’anima si rigenera.

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Stay wild, Be free! More coming soon…when I’ll be back ;) intanto un po’ di colori…

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Fashion Dish…dalla cucina araba!

Il cibo è parte integrante della cultura di ogni luogo. Quando sono in trasferta o in visita in altri paesi mi piace giocare con la cucina “locale”. La settimana scorsa ho assaggiato, guidata e assistita da “indigeni”, i sapori della cucina araba/giordana…Come al solito, ecco i miei abbinamenti moda/cucina (per la moda mi sono servita delle sfilate della prima Mercedes-Benz Amman FashionWeek che si è svolta lo scorso aprile).

Invertendo l’ordine del menù, partirò da quello che a me piace di più: i dolci!!!

Dolcini e dolcetti…dolcissimi. Miele, cocco, mandorle, caramello e cose altamente zuccherine si sprecano tra i dessert arabi. Alcuni scendono facilmente, altri si attaccano alla gola (e alle pareti dello stomaco). Il mix di queste piccole perle golose bene si abbina alla borsa ottenuta con mix multicolor di pezzetti di pelle…

Il Kebab (che tutti vediamo quotidianamente sotto forma di panino arrotolato con pezzettini di carne) in realtà qui è sotto forma di spiedino; pollo&co. sono speziati, marinati e cotti sulla griglia. Servito con riso (speziato anche quello), verdure grigliate e una salsina allo yoghurt niente male. Nei posti “seri” ti portano anche l’Hummus accanto. Ad esaltare il sapore un abito in seta stampata, una fantasia di colori che mi rimanda alla ricchezza di questo piatto (outfit realizzato da Dina Maqdah) ;)

Non posso descrivere questo mattone di cioccolato. Il sigillo regale esalta l’importanza del momento. I pantaloni, sportivi ma eleganti, sono un perfetto outifit per un pomeriggio in un caffè in città (con dolcino annesso).

Il Tabuleh l’ho mangiato a colazione! Pensavo che non avrei mai digerito. Invece sì. Trattasi di una insalatina sminuzzatissima di prezzemolo, menta, cipolla (a du’ mani), pomodori affogati nel limone. Colorato. Fresco. Divertente. Come i pantaloni realizzati con 5 pattern differenti e la maglia doppio colore semi-trasparente. Anche per la mattina….

Sembra uno sformatino, invece è un dolce dalla consistenza simile alla malta che si sbriciola in bocca e poi si ricompone. Dolcissimissimo. Il colore verde è dato dalla presenza del pistacchio. Il resto era indecifrabile. Più di un cucchiaino a fine pasto è impossibile. In scala di colore l’abito in seta verde con decori, fantasie, ricami (anche questo da digerire è impegnativo)…

Gli antipasti sono belli da vedere. E buoni. L’ Hummus è onnipresente, affiancato da un’altra simil-salsina fatta con melanzane grigliate e non so che altro (da mangiare rigorosamente con pane arabo). Insalatina per gradire e involtini di foglia di limone con dentro il riso. Sono passate altre cose, ma ovviamente…le ho mangiate prima di riuscire a fotografarle! ;) In una cena al ristorante l’abito da sera ben si accompagna con la tavola (e con la tovaglia). I colori si sommano ai sapori (e viceversa quando qualcosa vi casca inaspettatamente addosso)…

Inizio e finisco con un dolce. Non è niente di tradizionale, ma è stata la mia “ultima cena”, presentata elegantemente nel piatto, così come eleganti sono questi pantaloni e gli abiti decorati con disegni tipici…

Da Amman è tutto…Fashion People Eat!!! ;)

Banana in Amman Part.3: The Funky Desert

C’è qualcosa di magico nei paesaggi della Giordania. Qualcosa che ti prende e ti incanta, anche nel più desolato degli scenari. Gli ultimi giorni sono stati un rush di lezioni e giri “turistici” (sono curiosa, dovevo vedere e respirare tutto il possibile).

Partendo da “Downtown”, ovvero la parte vecchia di Amman. Pochi passi e mi è subito venuta in mente una zona di Napoli: vicoli stretti in salita, confusione, gente che urla, mercatini nascosti tra i palazzi, vuoti e pieni, musica arabeggiante a tutto volume e la vita che si svolge “in strada”…veramente in mezzo di strada. No Rules. Il freestyle regna sovrano, dal parcheggio alle insegne dei negozi…Ma tutta questa confusione non mi ha spaventato, anzi, percepivo qualcosa di familiare (dopotutto nell’albero genealogico della famiglia si narra di un certo “saraceno”, come canta anche nota canzone napoletana).
Immancabile il tuffo nel Mar Morto. Il punto più basso della Terra (più in basso di così non ci potevo andare). Uno scenario incredibile. Desolato. Silenzioso. Circondato dai monti. Caldo. L’acqua non è solo salata.  E’ amara. E se per caso ti va una gocciolina in un occhio, rimani cecato per 10 minuti. E poi è caldina. E oleosa. Lo so, detta così non va venire voglia di immergersi. Ma è buffo: ti butti…e torni su. Io che non riesco a fare “il morto”, in acque marine, mi sono ritrovata a galleggiare serenamente, senza pesciolini invadenti a solleticarti i piedi (ho un’avversione per questi animaletti, in amicizia, ma non li gradisco accanto quando nuoto). E quando esci ti senti liscia e soffice come un bambino. Se poi hai il coraggio di spalmarti anche di fango NERO e resistere per 10 minuti sotto ai 40 gradi e sole a picco, allora la tua pelle ti ringrazierà.

Le strade sono un’altra cosa caratteristica. A partire dalle buche. In confronto la FI-PI-LI è un’autostrada di prima classe. Non esistono strisce per terra, e quelle che ci sono si intravedono appena. In quella che dovrebbe essere la corsi di emergenza si vedono spesso banchi di frutta. Invitanti e colorati. Ma tu li guardi e ti chiedi: “Cosa ci fai qui? In mezzo al nulla?”. Le “gas station” sembrano quelle dei film horror, dove i 4 ragazzi in gita si fermano e vengono rapiti dal matto di turno. Intorno, a pascolare tra le gomme delle macchine, caprette, pecorelle e cammelli….E poi, i baracchini del caffè&tè! Li adoro. Colorati, pieni di insegne e lucine, sono dei mini-bar disseminati lungo le strade. Ce ne sono tantissimi. Perchè il caffè è un rito. Una parte importante di questa cultura (non a caso spesso la macinatura è arabica). Il sapore è diverso, ci mettono dentro il cardamomo. Così come nel tè galleggiano sempre le foglie di menta. Ho anche scoperto perchè: sono digestivi (e con le spezie, aglio e cipolla che mettono nei loro piatti, almeno sei sicuro di digerire)!
Il deserto. Wadi Rum è a quasi 4 ore di distanza da Amman, ma ne è valsa la pena. Sabbia e Rocce. Tende beduine e Canion con tanto di eco. Cammelli e Jeep che sfrecciano indisturbate (e quando dico sfrecciano intendo che nei primi 3 minuti ho pensato di morire nel nulla, visto che la nostra giovane guida sembrava un pilota di rally). I colori sono impressionanti: la sabbia passa dal giallo al rosa, con sfumature d’arancio e delle punte di nero. Punto turistico che dà lavoro a molti beduini, ma anche casa e rifugio di intere famiglie. Che nascono e vivono nel deserto. Le tende sono l’abitazione scelta, e lo stile di vita prevede anche lo spostarsi da una parte all’altra, senza sostare “a vita” nello stesso posto. Mangiano bene e vivono a lungo.  Wild life make you stronger…(questa mi è uscita così). E pensare che noi se non “costruiamo” qualcosa e non ci “fermiamo” ci sentiamo spersi….
Next Stop: Petra. “Se vai in Giordania non puoi non andare a Petra”. Confermo. Il sito è immenso ed incredibile. Una vera città tra le montagne altissime, che a volte sono talmente vicine da formare un sottile corridoio dove il cielo è solo un filo azzuro che si intravede appena. I beduini residenti hanno l’eyeliner sugli occhi, sopra e sotto, (nemmeno io sono capace di mettermelo così bene), indossano il classico abito lungo e la sciarpetta arrotolata in testa ma lasciano intravedere il lungo capello scuro (si dice che sia un nuovo trend, vogliono assomigliare a jhonny nei pirati dei caraibi…e alcuni ci riescono davvero). Ti guardano e ti catturano. E poi cominciano a parlare all’infinito, in tutte le lingue che vuoi. Se ti offrono il famoso “tè nel deserto”, non puoi rifiutare. Fa parte della loro ospitalità. Se poi vedono due signorine un po’ discrete…ti lasciano anche il numero di telefono (telefono?). E hanno anche sito web e FB…Beduini 2.0. Tanta Stima! =)

Nel tono su tono gli accenti di colore spezzano la monotonia…it’s like a funky desert….

Un ultimo appuntamento con i Fashion Dish dalla cucina araba a breve…Stay Hungry, Stay Tuned!