Agenda Sfashion: appuntamenti per conoscere, toccare e capire!

C’è del fermento nell’aria. Un fermento creativo, un fermento informativo, un movimento attivo che nel mese di aprile si risveglia e dà vita ad un sacco di eventi, iniziative, talk e mostre dedicate all’ “altra moda“. Aprile, come ormai sapete da 6 anni, è il mese dedicato alla Fashion Revolution Week (se ignorate di cosa sto parlando, potete rileggere questo articolo), eppure gli appuntamenti interessanti non aspettano la settimana che va dal 22 al 28, ma sono già iniziati. Ecco perché mi sembra doveroso citarvene alcuni. Ieri c’è stato da C.L.A.S.S. il “Class Action“, ovvero delle presentazioni gratuite introduttive sul mondo dell’innovazione responsabile (sì, lo so che è già passato ma sul sito ci sono anche altri appuntamenti, per cui se siete interessati andate a controllare). E’ iniziato ieri, ma durerà fino al 14 aprile, il progetto Isola Critical Lab in quel di Milano.

ISOLA CRITICAL LAB – 9/14 aprile – milano

Una settimana, quella del Salone del Mobile, in cui lo spazio di un ex ristorante abbandonato situato in Via Pepe 38 nel Quartiere Isola prende vita e si rianima per ospitare un temporary store completamente dedicato alla moda sostenibile ed al pensiero critico. Marchi, designer, sarti, stilisti si ritrovano uniti per questa occasione per mostrare, parlare e “fare” praticamente attraverso una serie di workshop dedicati a quelle che sono le tecniche che stanno dietro alla realizzazione dei capi finiti. Un programma di eventi ricco dove poter apprendere in maniera empirica quelle che sono le tecniche di tintura, batik, patchwork e sartoria base, adatti sia ad un pubblico adulto sia di bambini. Ad esporre le loro creazioni, poi, una selezioni di marchi italiani che hanno fatto della sostenibilità e del recupero la base del loro processo creativo: Laboratorio Lavgon, Sassi, Emina Batik, Bottega Gazpacho, Kiyoko Hosoda, Sartoria Ismara, Nicoletta Fasani, Serigne, Heka Couture di Madame Ilary e Djamil Tarou Urban Style. Il tutto è corredato anche da una piccola area espositiva dedicata al lavoro del duo artisticoNabla&Zible, street artist della scena milanese fin dagli anni 2000, conosciuti per il loro “Pensiero Fluido”, che esporranno in questa sede insieme ad altre opere pensate per l’occasione. Insomma, in mezzo al design del Fuori Salone, questo è uno spazio che merita attenzione…e che invoglia anche all’azione! 😉

Sustainable Thinking – 12 aprile 2019/8 marzo 2020 – Museo Ferragamo, Firenze

Quella che si inaugurerà domani 11 aprile a Firenze e che aprirà al pubblico il giorno successivo è una mostra unica nel suo genere. Sustainable Thinking è un progetto che parla di arte, artigianalità, di saper fare, di nuovi materiali, di design circolare e soprattutto della bellezza che si cela dietro alla sostenibilità. E’ un percorso narrativo che parte dalle pionieristiche intuizioni di Salvatore Ferragamo nella ricerca sui materiali naturali, di riciclo e innovativi, fino alle più recenti innovazioni a tema green. La mostra ospita opere di artisti e fashion designer nazionali ed internazionali che presentano la propria chiave di lettura sul recupero di un rapporto  con la natura e la sua profonda relazione con l’artigianalità, l’impiego di materie organiche e il riuso creativo, per valorizzare l’importanza di un impegno collettivo ed invitare ad un un modo di pensare più consapevole e decisamente condivisibile. Un racconto visivo fatto di storia, scoperte, innovazioni e tecniche antiche rimesse in auge per raggiungere un obiettivo comune: quello di pensare alla sostenibilità non come un valore aggiunto, ma come un valore imprescindibile legato al bello. Il progetto è stato ideato da Stefania Ricci (direttrice del Museo Ferragamo) e sviluppato con l’aiuto di Giusy Bettoni (che è la meravigliosa mente dietro a C.L.A.S.S.), Arabella Natalini, Sara Sozzani (Vogue Talents) e Marina Spadafora (responsabile, tra l’altro, di Fashion Revolution Italia). Un progetto importante per contenuti e valore artistico ma anche educativo e sociale, al quale tengo molto perché all’interno della mostra è presente l’opera di un brand toscano con il quale collaboro da due anni: Verdura Shoes è parte di questa esposizione con una creazione speciale che ho avuto il piacere di seguire dall’idea alla sua realizzazione finale, comprese un paio di direttive su come esporre l’opera (e a dire il vero l’ho pure testata indossandola quando era ancora un prototipo 😉 ). Insomma, avete un anno di tempo per vederla, ma io fossi in voi non me la farei scappare…

Fashion Revolution Week – Italia

La Fashion Revolution Week si avvicina. Il movimento è globale, internet e la rete sono i mezzi più diretti per dialogare con i marchi e chiedere trasparenza con il tag #whomademysclothes, ma le attività offline sono comunque tantissime. Anche in Italia. Sono sempre di più le iniziative che vengono proposte durante questa settimana e anche il nostro Paese si dà da fare per diffondere, far conoscere e parlare di questa rivoluzione in atto tramite eventi di varia natura. Proiezioni di film, swap party, mercati e residenze artistiche: quest’anno ce n’è davvero per tutti i gusti (la lista completa degli eventi nazionali ed internazionali sono visionabili sul sito fashionrevolution.org).

LottoZero a Prato offre una residenza per un designer / marchio di moda per venire nel distretto produttivo di Prato a conoscere il quartiere, la storia, i principali attori della produzione tessile e della moda; constatare con mano chi fa i loro vestiti con l’obiettivo di procurarsi almeno un materiale o di produrre almeno un nuovo oggetto in zona. (Qui tutte le informazioni sul bando e come partecipare). Il 23 aprile ci sarà la proiezione del film “Fashion Victims” di Chiara Cattaneo e Alessandro Brasile al Cinema Mexico in via Savona a Milano. Il documentario è la fotografia delle vere vittime della moda, lavoratrici indiane del mondo Fashion, che sono costrette a lavorare in condizioni pessime, senza contatti con il mondo esterno, senza stipendio mensile e lontane dalle loro famiglie. Le storie vere di vite-non vite di chi quotidianamente lavora per produrre quello che indossiamo ogni giorno. In quel di Brescia, invece, sabato 27 aprile in Piazza Mercato,  Hopificio Associazione Culturale ospiterà BENE MI FA PIACERE Green&Revolution Market, un evento che ospiterà artigiani, workshop, talk e laboratori. Un’occasione per scoprire prodotti fatti a mano nati dalla creativitá e dal riuso intelligente, per conoscere meglio l’abbigliamento sostenibile e valorizzare gli oggetti che entrano nelle case riconoscendone la storia. Appuntamenti diversi con un unico scopo: quello di far conoscere le alternative ad un sistema ormai obsoleto e non al passo con le esigenze dei tempi!

Altri eventi vengono aggiunti giornalmente QUI…

Insomma, io due dritte ve le ho date. Adesso tocca voi muovervi…o seguire le mie stories di questi giorni, che in un paio di posti volendo vi ci posso portare pure io virtualmente 😉

(Ah…se vi capita oggi comprate “il giornale” o “la nazione” che nell’inserto speciale c’è una mini intervista sull’argomento alla sottoscritta!

Verdura: una storia di reti, scarpe e sostenibilità

Quando capita che una scarpa si rompa, a quanti verrebbe in mente di costruirsene una da soli? Probabilmente a nessuno. A lui invece sì. Nel cuore dell’Australia un sandalo si rompe e, magicamente, da un vecchio pneumatico ecco che Andrea fabbrica il suo primo paio di scarpe, completamente da autodidatta. In quell’istante era nata una passione, che si è poi trasformata in un lavoro. E’ dal 1997, infatti, che Andrea Verdura produce in maniera artigianale scarpe di qualità, realizzate con materiali naturali ed ispirati a modelli antichi resi contemporanei grazie al suo tocco originale. Un percorso in movimento costante, dove passato e futuro si incontrano dando vita ad un prodotto che va oltre i trend e le mode del momento. Come i “Net Sandals“, la sua ultima collezione realizzata interamente con materiali riciclati.

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Le reti da pesca, quelle ormai proibite dall’Unione Europea e delle quali Andrea si è fatto affascinare vedendole abbandonate sul molo di Piombino, sono l’anima di questa scarpa unica e decisamente comoda. Le reti vengono lavate più volte e successivamente tinte con pigmenti naturali; la suola è di sughero e gomma riciclata, così come i pezzi di pelle che ne rifiniscono i dettagli sono scarti di vecchie produzioni. L’impatto ambientale per la produzione di queste calzature è praticamente assente, il che le rende assolutamente sostenibili (oltre che meravigliose ed originali “Made in Tuscany). Segno che fare moda con un occhio alla salvaguardia del pianeta non è un’utopia, ma un’opzione realmente possibile.

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Sandali e “boots” sono sia da uomo che da donna (ed i sandali anche per piccole zampe di bambino); si avvolgono gentilmente al piede, fasciandolo senza stringerlo, grazie ad una forma studiata in ogni minimo dettaglio. Praticamente è come indossare un guanto (e no, non fatto effetto salame-nella-rete, giuro, li porto spesso ed il segno della rete sui piedi non mi è mai venuto, nemmeno dopo camminate di ore…in fin dei conti sono aperte, la suola è anatomica ed il piede respira). E stanno bene con tutto: abiti, shorts, gambe corte, lunghe, vestiti da sera o con quelli da giorno per andare a fare la spesa. Finalmente un’alternativa stilosa all’ormai obsoleta ortopedia birkenstockkiana 😉

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I progetti di Andrea non finiscono qui: la collaborazione con i ragazzi di Sea Shepherd, società no profit per la conservazione degli oceani nata nel 19777, è un passo in più verso il reale impegno per la salvaguardia dell’ambiente. Sea Shepherd da anni combatte per la protezione dei mari, delle specie che li abitano e per limitare le attività illegali a danno delle acque salate. L’operazione di “pulizia” è solo una delle loro attività, fatto sta che moltissime delle reti utilizzate per realizzare le scarpe Verdura sono state proprio recuperate dalle navi pirata di Sea Shepherd. E se questi sono i risultati, più pirati per tutti! 😉

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La “net collection” si può pre-ordinare supportando la campagna di Kickstarter o direttamente sul sito. O cercando di acchiappare Andrea durante i suoi pellegrinaggi. E’ passato da Ibiza qualche settimana fa per far sfilare le sue scarpe sulla passerella della moda Adlib e ne ha lasciate diverse paia nel negozio di Beatrice San Francisco!

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Se guardate questo video poi, non potete non innamorarvi…;) Io apprezzo davvero la creatività, il genio e l’impegno concreto per una moda alternativa verso un mondo migliore! Per tutto il resto c’è il pronto moda.

Le donne hanno bisogno di scarpe, non di abiti. Perché una scarpa rappresenta tutto: vanità, potere, seduzione. Sesso.” 

Più Verdura nei vostri armadi! http://www.verdurashoes.com/

Adlib: vestiti come ti pare!

IMG_0757Quest’anno niente Pitti per me. In alternativa alla Sagra dei Cloni (della quale per una volta faccio volentieri a meno) mi sono deliziata con le sfilate di moda ibizenche. La moda Adlib, dal Latino “Ad Líbitum”, a piacere, è un modo di vestire tipicamente legato a l’isola di Ibiza, conosciuto anche come “stile Ibizenco“; agli inizi degli anni 70 fu la principessa jugoslava Smilja Mihailovitch a farsi promotrice e prima testimonial di questa moda, fatta di cappelli di paglia, bianco, influenze hippy, comodità ed eclettismo, il cui motto ispiratore è “Vestiti come ti pare, ma con gusto“. Praticamente l’opposto di quello che dice la moda 😉 Uno stile trasversale, senza tempo, originale, che inneggia (veramente) alla libertà di espressione.

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Nella cornice del Recinto Ferial di Ibiza si è svolta la 45°esima edizione di questa manifestazione, con una tre giorni di sfilate: una serata dedicata ai talenti emergenti e due nelle quali ben 26 designer hanno presentato le loro collezioni per il 2017. L’atmosfera non ha niente a che vedere con le nostre settimane della moda: il nero funereo dei parterre nostrani lascia il posto al bianco, ai colori, ai cappelli, ai fiori, agli accessori sgargianti ma soprattutto ai sorrisi. Sono monotona, ma qui la gente ride, si saluta, non si lancia sguardi d’invidia ma di genuina ammirazione; non c’è nessun “personaggio” perché ognuno lo è a modo suo, meravigliosi e stravaganti nei loro abiti variopinti. Un altro punto a favore è stata la colonna sonora: niente “musica da semi-trombo lounge” (come una volta disse il mio vecchio Prof. mentre assistevamo ad una sfilata), ma sottofondi felici, ritmati, da ballare e cantare; quando la cantante dalla voce nera si è esibita dal vivo accompagnando i passi delle modelle…volevo piangere dalla gioia!

Ad Lib 2016. Pasarela viernes.

Ad Lib 2016. Pasarela viernes.

Ad aprire lo show una delle mie designer preferite (praticamente ad ogni mio pellegrinaggio ibizenco corrispondeva l’acquisto di un suo capo), Beatrice San Francisco, con le sue guerriere vestite di provocanti abiti in maglieria. Attiva dal 1997, le sue creazioni, tutte realizzate in cotone ecologico e prodotte in Spagna, hanno scavalcato i confini dell’isola, conquistando spazi e venendo apprezzata anche in Europa. Asimmetrie, incroci, piume, catene, fili dorati che si intrecciato nelle trame della maglieria calata, creano dei preziosi abiti di un’eleganza inusuale, per combattenti moderne che vogliono sentirsi sexy senza rinunciare alla comodità. Nell’ultimo anno si è andata affermando anche la linea uomo, BSF, creata insieme al marito: anche i guerrieri semi nudi piumati fanno il loro sporco effetto, con le maglie e pantaloni morbidi, portati in scioltezza (e senza risvolto).

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PASARELA ADLIB MODA IBIZA 2016

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Altro marchio che ha attirato la mia attenzione è stato Nanou Couture, con i suoi kimoni, ponchi e cardigan scivolati e leggeri. La filosofia è quella dello “slow fashion“, di una moda etica, consapevole ed unica; ogni capo è realizzato con cotone organico garantito, colorato con tinture 100% naturali ottenute con l’utilizzo di fiori e piante. Nanou realizza piccole quantità, ma soprattutto produce su misura per il cliente, con un approccio personale e personalizzato, in aperta contraddizione con quello che il “fast fashion” propone quotidianamente. Ai piedi dei loro modelli, poi, hanno sfilato le scarpe di un toscanissimo Andrea Verdura (nostro amico, lo ammetto con una punta di orgoglio): ciabatte, stivaletti corti e alti realizzati interamente con reti da pesca;  super comode e stilose, hanno subito stregato gli abitanti e avventori dell’isola (e non solo, anche le fashion blogger più attente stanno facendo a gara per accaparrarsi un suo paio di scarpe…poi non dite che non vi avevo avvisato)! 😉

PASARELA ADLIB MODA IBIZA 2016

PASARELA ADLIB MODA IBIZA 2016

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A chiudere la serata un’altra icona dell’Isola: loro non sono semplicemente un “brand”, sono un’istituzione formato famiglia che da anni porta avanti vita e lavoro sotto forma di accessori e capi che uniscono artigianalità, tradizione e materiali provenienti da tutto il mondo, World Family Ibiza. L’energia positiva sprigionata da questa famiglia, la cui storia mi prometto di raccontarvela in un post a parte, è incredibile: sono uniti, sempre sorridenti e circondati da un’aura di positività che riescono a trasmettere a qualunque prodotto facciano. Specializzati in borse ed accessori pieni di colori, nappe, patch e ricche lavorazioni (minimal non è un aggettivo utilizzabile in questo caso), sono riusciti a trasferire il loro stile e gusto anche all’abbigliamento presentando, in questa sede, una collezione tribal rock con chiari riferimenti alle cerimonie tribali ed anche un piccolo omaggio all’Ibiza rocker degli anni 80.

Ad Lib 2016. Pasarela viernes.

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PASARELA ADLIB MODA IBIZA 2016

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Io in questo clima di colori, musica e libertà mi sono sentita profondamente a mio agio. Tanto che mi sono lasciata perfino immortalare sul “black carpet” (cosa alla quale solitamente rifuggo)…13413612_10153916376908557_3034620178201344495_n

Tanto che mi è tornata quasi voglia di rimettermi a fare la stilista…;)

Foto di Sergio Cañizares