Rifò-Lab: un progetto circolare tutto Made in Prato

Prato è una piccola città alle spalle di Firenze che spesso sentiamo nominare relazionata alla più grossa comunità cinese che l’ha “invasa” e che ha “rubato” il lavoro alle storiche aziende italiane. Non affronterò l’argomento, oggi mi voglio concentrare sul bello. 😉 Prato è soprattutto la città dove c’è il Pecci, Museo di Arte Contemporanea (che a Firenze non c’è, faccio per dire), dove c’è il bellissimo Museo del Tessuto e dove la tradizione tessile si respira in ogni angolo della strada. Tradizione e anche innovazione, perché Prato è la sede di Ri-fò Lab, un progetto di economia circolare legato al tessile veramente a Km0. Approfittando della vicinanza sono andata a trovare Niccolò e tutto il Team negli spazi di Agorà, in piazza Giovanni Ciardi.

Agorà è una piccola piazza nella piazza, un po’ negozio, un po’ showroom e ufficio dove, ad un lungo tavolo, il team di Rifò lavora insieme, gomito a gomito, sovrastato da una lavagna di sughero piena di post-it colorati, scadenze, foto e disegni. Sbircio un po’ tra i capi appesi, dove posso finalmente toccare con mano le maglie e le sciarpe, mentre un gomitolo e una pecorella fanno capolino da una mensola. Poi mi viene incontro Niccolò, la giovane testa dietro a questo progetto nato a novembre del 2017. Ci sediamo in fondo, intorno ad un tavolo dove si impacchettano maglie in scatole di cartone: dopotutto siamo sotto Natale e “fortunatamente le vendite stanno andando bene“; e comincia a raccontarmi la storia. Niccolò è laureato in economia (niente a che vedere con il mondo della moda, anche se grazie alle esperienze dei suoi familiari tintori e lavoratori nel campo della lana è cresciuto indirettamente in mezzo ai tessuti); a smuovere la sua coscienza e far maturare questo progetto è stata un’esperienza in Vietnam durante la quale ha lavorato per l’Agenzia Italiana di Cooperazione e Sviluppo. “Ad Hanoi le strade sono piene di negozi che vendono capi “Made in Vietnam”, esportarti in Occidente ma che, invenduti, ritornano alla base (per non abbassare i prezzi del mercato). Quello che non si vende finisce in discarica o inceneritore.” Incupito dalla storia della moda usa&getta, ha pensato a come poter proporre un modello più sostenibile, meno impattante…circolare.

La risposta c’era già, a pochi passi da casa e risiede in una vecchia tradizione cara ai tessutai pratesi, ovvero quella dei “cenciaioli“. Il mestiere del cenciaiolo si trova già nel XII secolo, ma è solo nel secondo Dopoguerra che raggiunge numeri importanti; un lavoro manuale, con il quale si riconoscevano i tessuti, si separavano per colore e consistenza e poi venivano strappati a mani nude. Dai quegli stracci fatti a brandelli, i “cenci”, si ricavava una nuova materia prima con la quale andare a creare un nuovo tessuto. Un lavoro semplice e spesso considerato “sfigato”; in realtà è un’arte nobile e raffinata, una preziosa operazione di recupero e rigenerazione capace di dare vita al nuovo partendo dal vecchio, in tempi non sospetti in cui di riciclo manco se ne parlava ma il buonsenso era ben presente (altro che consumismo)! Ridare lustro a questa attività, partire a creare dalla materia e non dall’idea di collezione, utilizzare filati rigenerati nell’ottica di un’economia circolare: 3 amici, un fortunato crowdfunding (novembre 2017) con 290 pre-ordini e l’incubazione come start-up all’interno di Nana Bianca. Questa la partenza del progetto di Rifò-Lab, un nome dal suono tipicamente toscano per rivendicare territorialità, appartenenza e identificare il tipo di attività (rifò, ovvero rifaccio).

Maglioni, accessori e teli mare sono le produzioni principali con le quali hanno iniziato, tutte realizzate rigorosamente con materiali rigenerati come lana, cachemire e anche denim tutti provenienti da aziende locali medie/piccole. “Tutto è prodotto nel raggio di 30 Km“, mi racconta, con tutti i limiti del caso. “Lavorare con materiali rigenerati vuol dire essere limitato nella scelta della finezza (i filati extra fini non ci sono) e anche dei colori (*i rigenerati non vengono tinti, ma il colore proviene direttamente dal colore originale della materia prima che viene sfilacciata, ora con macchine meccaniche). Ecco perché il processo creativo parte dalla materia prima con la quale il design viene sviluppato in seguito. Con la nostra produzione non solo si riciclano i vecchi indumenti, ma si riducono notevolmente i consumi di acqua, di pesticidi e di prodotti chimici utilizzati normalmente durante la produzione!” Perché usare nuove fibre quando si possono usare quelle già esistenti?

Nel giro di appena tre anni il progetto è cresciuto, i capi sono distribuiti in circa 80 negozi tra Italia e Germania, sono presenti sul portale di Yoox e il loro negozio online funziona benissimo. “Ora vorremmo provare ad entrare nel mercato giapponese ed americano, ma con calma. Anche ridurre i ritmi fa parte del processo legato alla sostenibilità“. Va bene fare i numeri, ma senza diventare folli produttori seriali 😉 Inoltre hanno ideato un programma di “recupero cachemire” grazie al quale è possibile inviare a Rifò i propri maglioni/accessori usati/sciupati o infeltriti che verranno o riparati o riciclati completamente. (La prossima volta che volete liberarvi di un maglione che non usate più ricordatevi di questa iniziativa).

Nuovissimo il progetto Re-think Your Jeans, realizzato in collaborazione con Natura Sì, Recooper e Pinori, attraverso il quale è possibile contribuire a rimettere i propri jeans in circolazione nel processo di rigenerazione (sono compatibili con la raccolta tutti i capi da 95 a 100% cotone denim, con una tolleranza fino al 5% di altre fibre ed elastene). Si possono portare i capi usati nei negozi Natura sì  (per adesso a Parma, Lucca, Pistoia e Prato) che successivamente verranno selezionati, sfilacciati e successivamente trasformati in un nuovo filato che darò vita ad un nuovo tessuto. Un progetto di collaborazione dove più realtà insieme lavorano per una moda (e un mondo) migliore e dove anche noi possiamo dare il nostro contributo!

Non resta che farsi un giro nello shop online (dove mi fanno morire i nomi dei colori, dal beige cantuccino al rosso montalcino, passando per il grigio lampredotto) o nel piccolo Agorà, dove si possono trovare anche capi di altri marchi e piccoli accessori che seguono la stessa filosofia di Rifò. Cambiando mentalità e con piccoli passi anche la Moda può diventare un posto migliore. Ecco perché realtà come questa vanno sostenute. 😉

Buccia di Banana/Campagne Fashion: WHY? #22

Le sfilate per il prossimo prossimo autunno inverno si susseguono in giro per le capitali della moda di tutto il mondo. Io, invece, sfoglio le riviste pregustando quello che ci aspetta per la prossima estate. Torna l’appuntamento con le stravaganze delle campagne fashion, quelle che le guardi e ti fai dei gran film su cosa c’è dietro…(almeno, io me li faccio e li condivido con voi, per iniziare il lunedì in leggerezza)! 😉

brand: gucci / campagna: mille modi per convincere un cavallo a lavarsi

La manutenzione del compagno equino è fondamentale. Portarlo in giro è ok, ma per entrare in certi ambienti è necessaria pulizia ed un certo stile. Per chi ha l’animo street il car-wash dice sia una soluzione divertente, non sappiamo bene per il padrone o l’animale. Per chi invece ha un approccio più chic e soft il vecchio tuffo in piscina sia il suo, per rilassare e pulire senza essere troppo aggressivi. Spugna e spruzzino per cavalli che vogliono ottenere massimo risultato con minimo sforzo. In tutti i casi non dimenticate il frustino, un tocco di rosso ed un look elegante per mantenere l’impostazione e non sfigurare. Animali sì, ma con classe! 😉

brand: FERRAGAMO / campagna: NON CI VOGLIO VENI’

Quando la tua compagna di avventure si rifiuta di scalare la montagna (per colpa tua che le hai detto di mettersi i sandali con il tacco, maledetta!) c’è un unico modo per convincerla ad arrivare fino in cima: dirle che ad aspettarla al rifugio c’è Jhonny Depp. Se non si lascia convincere bisogna usare le maniere forti: catena umana e via, trascinarla! (I sandali di plastica trasparente in ogni caso sono inguardabili…e anche no)!

brand: tom browne / campagna: a mollo come i pesci rossi (disappunto)

Andare a pesca? No, questo è un esperimento diverso. Mettersi nei panni dei pesci. Sì, proprio quelli che porta al posto della pochette in una bolla di plastica.  Un ribaltamento dei ruoli, dove l’umano interpreta il pesce strisce-rosse, famosa specie dei fiumi del nord europa. Se vi state chiedendo se anche i pesci hanno i calzini, no; lui li ha messi perché odia i sassi scivolosi ricoperti di alghette. In ogni caso, non sembra felice di questo scambio… 😉

brand: isabel marant / campagna: crescere funghi in PIENA ESTATE

Voglia di funghi in piena stagione estiva? Non c’è nessun problema! Grazie ad Isabel Marant adesso abbiamo le indicazioni e lo strumento per crescerli anche ad agosto. La tuta in questione, maniche lunghe ed accollata, portata a ferragosto sotto al sole per almeno 3/4 ore garantisce una crescita immediata di funghi e funghetti di tutte le specie. Non so quanto sarete gradevoli dopo l’esposizione prolungata in questo stato (e chi vi si avvicina), ma il materiale per la cena è garantito! 😛 Soddisfatti o rimborsati…

brand: Maje / campagna: vedo non vedo…

…ecco, era meglio rimanere nell’ombra!

E comunque, come ci ricorda Celeste Baber, fare la modella di questi tempi è un mestiere pericolosissimo…;) 

Buon lunedì!

 

Buccia di Banana: Campagne Fashion: why? #21

Mentre i miei allievi del master di Fashion Styling sviluppano concetti interessanti con un contenuto sociale ed un’estetica accattivante, in giro i marchi di moda spacciano ancora pubblicità di dubbio gusto, banali, monotone e all’apparenza vuote. Io mi impegno, però, per leggerci qualcosa di buono lo stesso…;)

BRAND: BARBOUR / CAMPAGNA: FELICITA’ E’ UN PEZZO DI LEGNO

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La felicità è nelle piccole cose. O insomma, anche se non sono piccole, almeno sono semplici. Come una tazza di caffè la mattina, come un tramonto, come una giornata di pioggia passata sotto le coperte con un bel libro in mano, come abbracciare un tronco di legno…eh, sì, avete mai sentito parlare della tree therapy? Pare che abbracciare gli alberi sia un toccasana contro lo stress. Abbracciare i tronchi tagliati non lo so, ma in ogni caso fa figo! Lei comunque è felice perché il tronco lo sta portando dal Geppetto del paese che lo trasformerà nel suo Pinocchio personale. E non avrà solo il naso lungo… 😛 #happinessisapieceofwood

BRAND: MICHAEL KORS / CAMPAGNA: GLAM & PLASTIC

Il camino, il tappeto, i quadri, i fiori…tutto perfetto per raccontare la storia di questa strega di Biancaneve moderna che ha rinunciato al mantello nero in favore di un total look color cammello caramellato. Ma quella bottiglia di plastica a terra stona come un gruppo di amiche ubriache che tentano di emulare Beyoncé al karaoke in un sabato sera piovoso. Il dubbio è se l’hanno lasciata lì di proposito o se la sono dimenticata…#comerovinareunoscattoconunadistrazione

BRAND: KATE SPADE / CAMPAGNA: NON HO NIENTE DA METTERMI

Il vuoto spaventa. L’armadio vuoto spaventa di più e non solo: può causare attacchi improvvisi di panico e depressione! Ma se l’armadio è colorato la situazione sembra più rosea. La ragazza in questione è triste ma è consapevole che, in caso di estrema necessità, potrà usare il rivestimento dell’armadio per creare almeno un altro paio di look…chissà se si è accorta che ha ancora una borsa e un paio di scarpe sopravvissute alla razzia! 😉 #c’èsemprequalcosadamettersi

BRAND: BRUNO MAGLI / CAMPAGNA: TELENOVELA STYLE

Ciak, si gira! La vita reale non è mai stata tanto fashion, fotografata, ripresa e condivisa in ogni singolo momento. Se aggiungiamo un po’ di glamour, una posa plastica ed uno stacco di coscia nuda (che non fa mai male), ecco che otteniamo la pubblicità perfetta. Già vista e rivista. Io a questo punto riporterei in auge il fotoromanzo come forma di comunicazione moderna. Ma la posa naturale e coinvolta di lui, ne vogliamo parlare?!? #menoposeplastiche

BRAND: J WANDERSON / CAMPAGNA: DA SOTTO SEMBRIAMO TUTTI VESTITI MEGLIO

Il cambio di prospettiva cambia tutto. E’ il segreto della vita, guardare le cose da un’altra ottica perché assumano un significato diverso. Rivelazioni, dal basso in questo giro! Ed effettivamente visto da qua sotto questo completo sembra quasi bellino, perché si percepisce l’insieme ma in realtà non si vede un cazzo! Fotografia ad effetto senza andare nel dettaglio. Ottimo trucco 😉 #vistidasottosiamotuttivestitimeglio

Buon lunedì, da qualsiasi prospettiva lo stiate guardando…

Buccia di Banana/Di nostalgiche praterie, arsenico e vecchi merletti

Sono un po’ assente e distratta in questo periodo, ma fortunatamente ho degli informatori che mi tengono aggiornata su quanto c’è in giro e quali sono le proposte dei negozi per l’imminente autunno/inverno 2019. E non negozi di nicchia o d’avanguardia, assolutamente: queste sono le proposte di quei pronto moda che tanto fanno gola e soprattutto tendenza. Oggi vi illuminerò (dopo aver studiato l’argomento) su una nostalgico ritorno alle praterie, arsenico e vecchi merletti (probabilmente i trend setter non l’avranno nominato in maniera così poetica, ma io sì 😉 ).

Ora potete iniziare a cantare la sigla, se ve la ricordate, oppure metterla in sottofondo chiedendo aiuto a Youtube mentre scorrete le immagini di quanto suggerito da alcuni marchi per affrontare l’autunno. L’atmosfera in cui ci chiedono di calarci è quella della prateria, quella dei lunghi vestiti a fiori (che a dire la verità stiamo vedendo già da diverse stagioni o insomma, io a Ibiza il boho chic fiorato lo vedo da sempre), quella dello stile da zia un po’ castigato dove gli scolli sono solo un ricordo delle canottiere dell’estate, quello dove i centrini vengono rubati dai tavolini tondi e lanciati direttamente al posto dei colli dei maglioni

Romanticismo, voglia di cose semplici, ritorno alla natura, omaggio alle cose di una volta perché se ci guardiamo attorno ci prende il panico. Nei momenti di delirio presente più che al futuro si preferisce guardare al passato; invece di azzardare si vanno a ripescare certezze nel baule impolverato della nonna nascosto nella soffitta, sperando che il conforto arrivi a coccolare animi persi ed inquieti.  Come un maglione annodato in vita che fa tanto yuppi anni 90 ma che fa anche tanto bene ai reni, soprattutto se fuori è umido ;P

L’ispirazione della campagna si mescola con quella delle principesse, con il risultato di abiti “semplici” con i volumi delle maniche di Biancaneve che non sono poi le cose più pratiche da indossare in inverno: vi immaginate un bel cappottino con le maniche strette sopra che crea un effetto ingorgo di tessuto proprio lì, sotto al giro manica, dove suda l’ascella nel passaggio metro-ufficio di corsa il lunedì mattina? O_o

Immagini belle, sensazioni ancora di più. Come quella che ho io quando vedo abiti chiusi fino al collo, ermeticamente, come buste da mettere nel surgelatore. Un inverno castigato, per punire gli eccessi estivi a base di selfie in topless sulle spiagge azzurre di tutto il globo. Un inverno monacale, quello dove i ricami ad uncinetto imparati durante le elementari a scuola dalle suore oggi possono essere finalmente rispolverati e diventare un prezioso tocco di stile. Da provare anche in versione toppa sui gomiti o taschino applicato…sai che figata?!?

Insomma, l’input è chiaro e la direzione ormai segnata. Ora la sfida definitiva per essere veramente AVANTI è completare il tutto con la cuffietta…

Laura Angels ringrazia, ovviamente insieme a tutta la famiglia. Io con questi presupposti (e con tutto il resto che sta passando nel nostro Paese) ho una grande e improvvisa voglia di fermarmi sulla isla anche in inverno. Che i vestiti a fiori ce li hanno anche qui, ma almeno sono scollati e con le frange 😛 Buon luned…ops, è martedì!

Buccia di Banana/Campagne Fashion: Why? #20

L’autunno bussa alle porte (o forse non ancora?) e le riviste di moda pullulano di sensazionali consigli per gli acquisti sotto forma di articoli, editoriali ma soprattutto campagne pubblicitarie. Tra creatività ed assurdità, espressioni funeree e pose che sfidano la forza di gravità, andiamo a sbirciare alcune delle pubblicità di moda del prossimo autunno…

BRAND: STUART WEITZMAN / CAMPAGNA: OMAGGIO ALLA TORRE DI PISA

L’equilibrio è una questione di addominali, concentrazione e fisica. Ora, anche la Torre di Pisa è lì che pende e non cade da diversi secoli e tutti si domandano come faccia a stare ancora in piedi. Più o meno la domanda che mi sono posta io guardando questo scatto con lunghi stivali. La seconda è stata: “sarà caduta? Avrà ancora la caviglia intera o le è partito il malleolo?“. Non ci voglio pensare, ma la citazione dell’architettura pisana lo prendiamo come un gradito omaggio…

BRAND: BRANDON MAXWELL / CAMPAGNA: MIMETIZZIAMOCI!

Il suggerimento più saggio della stagione per sopravvivere ai tempi che corrono, non lasciarsi catturare dai cattivi e confondere i predatori (di tutti i tipi): MIMETIZZARSI! In natura funziona, potrebbe funzionare anche per noi umani 😛

BRAND: BURBERRY / CAMPAGNA: TACCHI A MARE

Un caldo invito ad andare al mare anche in inverno. Ovviamente coperte con tutta l’attrezzatura…no, niente mute in neoprene e calzari palmati (che non sono fashion)! Molto meglio sciarpa, cappotti e trench-piumini (trench piumino non ce la posso fare). Ma soprattutto TACCHI. Che se mancano quelli il bagno non sa di niente. Questo dei tacchi in spiaggia tenetelo bene a mente che sarà un trend che passerà direttamente dall’inverno all’estate, con grandissimo piacere delle scarpe in pelle che dopo i bagni a mare non so in che stato escano. E comunque le modelle di Burberry sono sempre incazzose…aiuto!

BRAND: BOTTEGA VENETA / CAMPAGNA: NAKED & THE CITY

Il nudo versione città. La piscina urbana vista metropoli. Il corpo svestito che evidenzia le scarpe cioccolatino (ve ne parlo la prossima settimana) ma sono giustamente prese dalla distanza così non si vedono bene. In ogni caso il trucco è vecchio come il mondo: per mettere in evidenza un oggetto, togliete tutto il resto. Il rischio raffreddore c’è, ma di sicuro non passate inosservate 😉

BRAND: BALMAIN / CAMPAGNA: Aqquattatevill’

Quando si scippa una borsa l’importante è andare via quatti quatti senza farsi notare. Se poi si viene colti in fragrante perché vestiti come il presentatore del circo di Moira Orfei ricordarsi di sfoderare l’espressione più innocente che avete a disposizione! 😉 (Lei, ovviamente, è stata arrestata)!

BRAND: ALEXANDER MCQUEEN / CAMPAGNA: CAPPUCCETTO NEW STYLE

La versione di cappuccetto rosso riveduta e corretta, con un  aggiornamento stilistico notevole dal quale prendere esempio. Via quello stupido mantello, via il cappuccio (che non è più di moda) e spazio libero all’improvvisazione con le lenzuola del letto.  Sì, Cappuccetto, svegliata presto dalla mamma matta, è uscita di casa arrotolandosi a caso nel piumone. Un paio di scarpette ed eccola pronta a saltellare nel bosco. Con questo look e questi capelli scombinati state sicuri che il lupo non si avvicina nemmeno 😉

…non finisce qui! Buon lunedì

Buccia di Banana/Campagne Fashion: why? #19

Quando la bella stagione arriva (QUANDO ARRIVA?!?) le riviste femminili appaiono come le creme solari sotto all’ombrellone per darci tutte  le dritte sulla stagione in arrivo e la giusta quantità di gossip e leggerezza. Tra una crema miracolosa e il pezzo immancabile su come conquistarlo in 3 minuti stando comodamente sdraiate in spiaggia ci sono sempre loro, le fantastiche campagne di moda. Quelle che fanno sognare, quelle belle e quelle che lasciano con un punto interrogativo in testa. Io oggi vi segnalo queste…;)

Brand: Stuart Weitzman / Campagna: Affondi comodi

Stuart ci ricorda che mantenersi in forma è una buona regola e che non dobbiamo perdere le buone abitudini anche d’estate. Anche con i tacchi. E vai giù di affondi frontali come se non ci fosse un domani…O_o (ma perché queste poste scomode? Perchéééé?)

Brand: FABerge’ / Campagna: nel dubbio prendi la rossa

In quelle serate confusionarie, quelle in cui hai voglia di fare casino e di spegnere il cervello, non indugiare su quale pillola prendere: la rossa è sempre quella giusta! 😛 Sembra voler dire questo, in realtà questo braccio slim e photoshoppato (ma è mai possibile che si piallino digitalmente anche le braccia?!?) tiene tra le dita un anello…ma direi che lo scatto non è venuto un gran che bene…

Brand: cavallI / Campagna: come animali in gabbia

Come animali in gabbia, inquieti e con lo sguardo tra lo spaventato e l’arrabbiato, i ragazzi Cavalli girano in cerchio con i loro animalier addosso e rigorosi calzini bianchi ricordandoci che rimanere chiusi in bagno non è simpatico. Nemmeno se in tre!!!

Brand: coach / Campagna: zingarate boho chic

I luna park fanno sempre tanto estate e quelli smontati e dismessi sono ottimi scenari per servizi fotografici. Sopratutto quando lo stile ricorda quello un po’ gitano, ribattezzato dalla moda “boho chic“, ma sempre con quel tocco di “cenci appesi“. Importante, anche in questo caso, lo sguardo incazzoso da “cosa vuoi? Questo è il nostro territorio“. Dall’infelicità delle campagne fashion non ne usciremo mai…

Brand: ferragamo / Campagna: matrimoni combinati

I matrimoni sono una piaga della bella stagione tanto quanto le zanzare. Si sprecano un sacco di tempo e risorse per sincerarsi di avere un look adeguato e che non passi inosservato, ma nemmeno troppo estroso. Ferragamo consiglia il classico combinato…con le amiche. Vestirsi con il coordinato di gruppo è il nuovo must. Consigliato per gruppetti di amiche single, si può rivedere anche con le coppie, chiamando in gioco i propri compagni. 😉

Brand: GUCCI / Campagna: LIFE IS A SHOW

Il messaggio positivo ce lo invia Gucci, con questa campagna che somiglia più ad uno show in piena regola dove l’invito è quello a divertirsi, ad interpretare il nostro personaggio, a giocare con i ruoli e anche con lustrini e piume senza paura. Che in fondo la vita è uno spettacolo 😛

Buon lunedì! (Comunque faccio la sportiva con le campagne degli altri, ma tra una settimana dovrò fare la mia…poi sarete voi a commentarla 😛)

Fashion, Business, Spirituality: un caffè con Farah

Ci sono libri che arrivano al momento giusto e ci sono incontri che non si possono non fare. Questo nello specifico lo vidi per caso su Instagram, in una storia di un profilo che seguo dedicato alla moda sostenibile, diversi mesi fa; feci una foto allo schermo come promemoria, ma sono andata a cercarlo solo qualche settimana fa, dai miei spacciatori di libri di moda preferiti, Fashion Room Bookshop a Firenze. Loro avevano venduto delle copie di “Sfashion” e praticamente ho barattato la mia ricompensa con il libro “Fashion, Business, Spirituality“; non ho nemmeno dovuto chiederlo perché appena ho girato lo sguardo per cercarlo era già lì, sullo scaffale che mi attendeva.

Il titolo già mi aveva incuriosito: come si potrà mai combinare il mondo della moda (con tutte le sue magagne), il business (con l’ottica dei numeri e del profitto) e la spiritualità?!? Ho cominciato il viaggio di Farah tra le pagine di questo libro e ho immediatamente percepito similitudini e punti in comune con il mio, di viaggio nel fantastico universo della moda: la scelta della scuola, le aspettative, l’ingresso traumatico del mondo del lavoro, lo sclero, l’insofferenza, la scelta di chiudere con un tipo di ambiente ma nello stesso tempo la volontà di voler rimanere nel giro perché fermamente convinta che si possa fare moda anche in un altro modo. Ho divorato le pagine emozionandomi quasi nel sapere che nel mondo fashion (ed accademico, Farah ha insegnato in tantissime scuole del settore) potesse esistere una persona che la pensava esattamente come me, che ha avuto il coraggio di mettere tutto nero su bianco e che ha saputo integrare in maniera intelligente e non retorica il tema della spiritualità tra i lustrini e le contraddizioni del fashion. L’ho cercata, l’ho contattata per complimentarmi e ieri ci siamo incontrate per un caffè a Firenze.

Farah è bionda, super disponibile ed emana un’energica tranquillità; mi dà immediatamente l’idea di una persona che non te le manda a dire, ma (a differenza della sottoscritta), lo fa con decisione e senza bisogno di fare casino. Italiana di nascita, ha vissuto molto all’estero, dove ha intrapreso il suo cammino nel mondo della moda studiando in diversi istituti e proseguendo lavorando per diversi marchi, dai meno noti a quelli “TOP”, da Madrid a Milano. Ed è proprio nella capitale della moda nostrana che ha raggiunto l’apice di insofferenza ma, prima di crollare del tutto sotto il peso delle follie di queste aziende, ha scelto di staccare, cambiare città, trasferirsi a Firenze ed iniziare a scrivere questo libro. Un libro che evidenzia sì le problematiche dell’ambiente, ma che propone pratiche soluzioni per non venire sopraffatti dall’ombra oscura del Fashion System, riassumibili in un punto chiave: il ritorno all’umanità!

Quello che Farah ha rilevato nelle aziende, così come nelle scuole dove ha insegnato, è che spesso ci si dimentica di avere a che fare con le persone, con le loro aspettative, emozioni, frustrazioni, ambizioni. E’ necessario e fondamentale ripartire dal fattore umano e per farlo bisogna iniziare a connettersi con se stessi e prendere realmente consapevolezza, prima del sé e poi del perché. 😉 Essere veramente centrati è un lavoro lungo che nessuno ci spinge a fare se non noi stessi quando ci ritroviamo ormai invischiati nell’ansia, nella depressione o nel casino; cosa succederebbe se invece ce lo insegnassero a fare PRIMA del tracollo? A capirci e capire fornendoci gli strumenti giusti ed adatti così come ci impartiscono lezioni di storia del costume o di merceologia tessile? Succederebbero cose meravigliose: direttori creativi illuminati, ego smisurati si ridimensionerebbero, manager frustrati non avrebbero più bisogno di sfogare la loro insoddisfazione sulla stagista di turno e gli studenti smetterebbero di lamentarsi perché devono consegnare due progetti in una settimana. Insomma, il mondo della moda potrebbe diventare davvero un posto migliore…;) E se non si inizia da nessuna parte, di sicuro non cambia niente!

Questo è quello che crede Farah (e pure io) e che ha scritto in maniera accessibile fornendo strumenti pratici sui quali lavorare, in un excursus che parte dalla scelta della scuola fino a quella del lavoro, passando in rassegna i vari stadi della vita di un fashion worker, tre generazioni (studenti, junior e senior) che con le loro scelte e le loro azioni creano l’industria della Moda così come la vediamo ora.  A tutti i livelli esistono problematiche, noie, gioie, dolori, frustrazioni, delusioni, attimi di euforia ed è lì che può entrare in scena la spiritualità come strumento di crescita personale in grado di aiutare le persone a cambiare la realtà nella quale vivono. Certo, non si cambia un sistema così radicato in due minuti, ma le nostre scelte ed il nostro approccio possono fare la differenza. Il libro è solo il primo passo di un progetto molto più vasto che ha lo scopo di illuminare i lavoratori del mondo della moda e di creare una tribù sempre più ampia di addetti ai lavori capaci di far evolvere, cambiare e rendere più umano questo sistema. Ecco, se questi principi si estendessero a qualsiasi ambito professionale, politica compresa, avremmo un mondo sano. Ma andiamo un passo per volta…;)

Farah mi racconta che da quando il libro è uscito, ad ottobre del 2018, lo sta portando in giro il suo progetto, tramite presentazioni, talk e guest lecture nelle scuole; nel frattempo continua le sue consulenze ed attività di mentoring. Durante la chiacchierata sono emersi altri punti in comune, tra i quali l’amore per Ibiza, un’isola che ha cominciato a frequentare quando era studente a Madrid e che sulla quale continua a tornare (chissà che non si riesca ad imbastire qualcosa…)! Nell’oretta che abbiamo passato intorno al tavolino della libreria Todo Modo ci siamo scambiate pareri, opinioni, visioni, contatti e idee (e piccoli gossip “del giro” con nomi e cognomi che non farò 😛 ). Il suo esercito della luce ed il mio di sfashionisti in fondo lottano per lo stesso scopo e, proprio come accade nel corpo quando i globuli bianchi si uniscono per curare una ferita, così si sta creando un prezioso network di persone che hanno voglia e che si stanno impegnando, ognuna a modo loro, di riscrivere le regole del gioco. Ed è così che ci siamo salutate, con una dedica bellissima sulla mia copia del libro e con la promessa di rimanere in contatto. Perché insieme si rischia di andare più lontano.

Inutile dire che è stato un incontro prezioso. Inutile dirvi che è un libro da leggere, da chi è già nel turbine della moda, da chi sta pensando di entrarci e anche da chi pensa di essere “arrivato” proprio in questo ambiente. Forse è utile dirvi che è scritto in inglese, ma si legge benissimo 🙂

Per conoscere meglio Farah —-> https://farahlizpallaro.com/

 

Buccia di Banana/Campagne Fashion: Why? #18

Le fiere sono finite, le sfilate pure, le campagne vendite NO, ma questo a noi comuni utenti ci interessa poco. Più interessante, invece, sfogliare giornali, alzare gli occhi al cielo per guardare i grandi annunci pubblicitari affissi a grandezza immensa sui palazzi o sulle fiancate degli autobus e capire come si stanno evolvendo le campagne dei marchi del mondo della moda. Ammesso che di evoluzione si stia parlando…;)

brand: renè Caovilla/ Campagna: barbie style

Qui più che evoluzione parliamo di grandi classici della pubblicità: prendi una gnocca, mettila in posa plastica, lasciale una buona porzione di culo&cosce di fuori levigate con photoshop, espressione vacua come quella di una bambola ed il gioco è fatto. Innovativa ed elegante quanto basta. Indubbiamente adatta al sandalo arrampicato alla caviglia che sta bene a 1 donna su 100, ovviamente meglio se con un km di gamba a disposizione! #innovazioneportamivia

Brand: Swarovski / campgna: laguna blu

Anche in questo caso i signori di Swarowski hanno giocato su un’immagine tremendamente simile a quelle che usavano negli anni 90: donne vestite da sera con trucco perfetto e gioelli scintillanti che escono fuori modello ippopotamo a pelo d’acqua nella savana da acque scure e giungle rigogliose. Giuro che mi sembra di vedere un film già visto! #originalitàquestasconosciuta

brand: Santoni / Campagna: equilibrismi

Quando dalla produzione dovevano fornirti una panchina e invece, causa tagli al budget (che guarda caso finisce sempre nel momento sbagliato), se ne escono con un panchetto Ikea. L’unica soluzione possibile per replicare la posa scelta in precedenza è quella di immaginare, puntellarsi, tenere gli addominali serrati e fare finta di stare comode! 😉 #lequilibrioètutto

brand: bcbg rosie / campagna: letargia

Quando chiedi alla modella un’espressione sognante ma a lei parte un improvviso attacco di sonnolenza perché a pranzo, invece della solita insalata, si è lasciata conquistare da una schiacciata alla mortadella. Meno male è rimasta in piedi, anche se con la bocca in questa posizione poco naturale (ragazze continuate a gonfiarvi che così tra un po’ non la riuscite a chiudere nemmeno per mangiare)! #naturalissima 

brand: burberry / campagna: l’odio!

L’odio, il fastidio, l’immenso senso di sfavamento che trapela da questo scatto è immediato; ci sentiamo quasi sotto accusa da queste tre signorine incazzate che ci guardano con sguardo inquisitorio/minaccioso. I motivi di questo astio possono essere: A) Perché ci avete messo ‘sti completi da hostess; B) Queste mille sfumature di marrone fanno caa’; C) Non hai buttato giù la tavoletta del cesso nemmeno a questo giro? #cattiveriapura

brand: j brand / Campagna: culo in pole position

Ecco, io davanti a questa cosa la guardo e dico “boh”!!! Già i pantaloni BIANCHI con quel modello non si possono vedere e non si dovrebbero nemmeno commercializzare…ma messi così a cazzo in primo piano ma fuori fuoco con queste chiappe che occupano 3/4 della foto davanti…io…boh! #diciamochetièscappato

brand: gucci / campagna: le tre zie

Come al solito Gucci vince. Ma per un motivo ben preciso: fa un mescolone madornale di qualsiasi cosa, dove ogni dettaglio ammicca ad una fascia diversa, per cui risulta simpatico a tutti anche nell’orrore di certe sue composizioni. Io, di questo quadro surreale dove la cosa più bella è il body di lui, amo le tre zie sfuocate sul fondo, vere protagoniste di questa lite casalinga dove lei si è indignata per lo scippo del body ed è corsa ai ripari fregandogli la giacca a lui. Le tre zie li stanno sbeffeggiando entrambi…#meglioziachearpia

E con questa dose di fashion styling direi che possiamo aprire questa nuova settimana! Buon lunedì 😉

 

Buccia di Banana/Campagne Fashion: Why? #17

Dopo le varie Fashion Week, fiere e sfilate è ora di sfogliare un po’ le nuove campagne pubblicitarie che ci parlano della prossima primavera estate 2019. Sempre più sgargianti, colorate e creative…a volte pure troppo! 😉 Accomodatevi…

brand: dior / campagna: questo toy non mi piace!

Dior ci ha provato a rendere il tutto più giocoso e divertente. Il maxi pupazzo rosa realizzato di fiori (o sono palline di carta?!?) gentilmente appoggiato sullo sfondo sembra però non suscitare nessuna simpatia ai tre paletti vestiti di nero. Le facce serie tradiscono un disappunto esagerato! E fatevela ‘na risata…

brand: dolce e gabbana / campagna: gente comune in mezzo a noi

I look sgargianti non passano certo inosservati, sopratutto se a fare da fondo e comparse in questa nuova campagna sono luoghi comuni e gente comunissima. Ebbene sì, sciure al supermercato, donne, uomini e pure bambini sono stati raccattati per strada per accompagnare modelle e modelli in questi scatti all’aria aperta. Realismo assicurato. Perché Stefano & Domenico amano la gente comune (un po’ meno i cinesi, ma questi sono dettagli)! 😛

brand: Jil Sander / Campagna: la vasca armadio

Io mi cambio QUI! Una presa di posizione decisa e radicale, dove la vasca non è più un momento di relax da dedicarsi a fine giornata, ma diventa il nuovo armadio, location privilegiata dove svestirsi e vestirsi allo stesso tempo. Perché il tutto funzioni si consiglia di eseguire il cambio con le finestre aperte, affinché tutti possano vedere e magari condividere sui social. Dalla distanza porta-vasca, poi, una domanda sorge spontanea: ma in questo bagno il bidet ci sarà o no?!? (Luke, direttore creativo del brand, era mio compagno di classe: sono fiera di te…comunque)!

brand: Kate Spade / Campagna: cambiamo il parato?

brand: Cavalli / Campagna: Sexy Safari

L’animalier è di casa. E fin qui tutto nella norma. Ambientare un animalier in un safari? Ideona! Dopotutto è un po’ come riportare le bestiole nel loro habitat naturale…anche se in questo caso sotto forma di vestitino svolazzante. Andare in un safari con tacchi e capelli rileccati? Perché no, anche questo ci sta. Prendere la posizione della tigre scosciata per emulare la fauna locale? Un simpatico modo per integrarsi con l’ambiente. (E meno male non è a 4 zampe…) O_o

brand: gucci / campagna: fanculo le crociere!

Le collezioni “Cruise” sono quelle piccole uscite tra invernale ed estivo che i brand di lusso si possono permettere di tirare fuori per invogliare i loro clienti a fare shopping per le vacanze che si fanno a febbraio. Ancora una volta il genio dietro all’ultima campagna di Gucci ci riporta alla realtà con un nuovo motto: “crociera bagnata, crociera fortunata“. Ma soprattutto ci ricorda che a febbraio meglio andare in vacanza in un posto caldo dove al massimo ti porti pareo e costume, facendo a meno di tanti vestiti. In particolare calzini&stivali. La piccola mucca è sempre un ottimo animale da compagnia (e più gestibile della tigre, almeno fino a che non cresce troppo)! 😉

Ah, che bella la moda! Buon lunedì…

Buccia di Banana/Campagne Fashion: why? #16

Un tempo eravamo ironici, un tempo anche la moda non si prendeva troppo sul serio, un tempo (forse per scarsità di mezzi o semplicemente per stile in voga in quel momento) le campagne pubblicitarie erano più divertenti. Ok, in alcuni casi anche misogene e terrificanti (le tratterò prossimamente), ma alcune, nella loro acerba semplicità ed assenza di glamour, avevano il loro perché…Una carrellata di immagini pescate in rete negli archivi storici, le vecchie campagne fashion erano dei racconti per immagini di situazioni comuni, di modi di vivere, modi di essere, narrative ma anche pratiche, dirette al punto spesso senza troppi fronzoli e condite da testi che non lasciavano spazio all’immaginazione. Assurde ma divertenti 😉

brand: vari / campagne vintage assortite (perché si stava meglio quando si stava peggio)

Citazione di Arancia Meccanica in versione pantera rosa. Adoro! Anche se non capisco quei pilloloni rosa che cosa sono…O_o

Ai tropici in camicia…questo sì che è stile! 😉

I coordinati, sopra e sotto, li ho sempre amati…Campagne pubblicitarie dirette, pratiche, con contrasti di colore coordinati e addirittura abbinate a quelle della pagina successiva. Questo sì che funziona! 😉

Anche in questo caso la citazione cinematografica è importante, così come lo stile, la posa, lo scatto…insomma, a volte basta poco… 😉

Pubblicizzare capi e dare lezioni di ballo: almeno qualcosa di utile, no?!? 😉

I sorrisi mancano dalla pubblicità almeno dalla fine degli anni 80. Come mai abbiamo smesso di ridere?!? (forse perché al momento da ridere c’è poco?!?)

Curvy non è una rivoluzione, è la realtà che esiste da anni. Andava solo rispolverata…;)

Meglio le campagne vintage o quelle attuali? Buon lunedì di fine giugno…(siamo già a fine giugno? Aiuto!)