Biotecnologie: la scienza al servizio della circolarità!

Ciao, sono tornata. Mi sono presa un mese per osservare, leggere, documentarmi e raccogliere informazioni. Ed eccomi qui, pronta ad inaugurare una nuova stagione #sfashionista in cui si parla dell’ “altra moda” e tutto quello che le gira intorno. L’idea è quella di guardare alla moda con occhio critico e curioso, di vagliare e conoscere alternative ed instillare la voglia di prendere quest’industria meno sul serio, lasciandosi ispirare da modelli e suggestioni che non sono certo quelli che vediamo sui media tradizionali (figurati). Accomodatevi quindi e, qualunque curiosità, dubbio, perplessità, approfondimento desiderato…CHIEDETEMI! Sono qui per voi… 😉

Fonte: Red Carpet Green Dress Instagram Profile

Ormai sappiamo bene che lo sfruttamento delle risorse naturali da parte dell’uomo è arrivato ad un momento critico per cui le stiamo riducendo all’osso, impoverendo l’ambiente anno dopo anno con una pericolosa costanza. Per questo sentiamo parlare spesso di economia circolare, dove con questa circolarità si intende una catena produttiva in grado di riassorbire e riciclare quello che produce o che rimetta in gioco i materiali senza dover utilizzare nuove materie prime. La faccio semplice: il maglione fatto con il filato ottenuto da lana riciclata non deve andare a spennare un’altra pecora per realizzare filato nuovo. Spiegazione rapida ma efficace, no? 😉 Mentre da una parte le tecnologie si stanno attivando per riciclare il riciclabile (ma ancora siamo lontani dal poter riciclare tutto, per esempio se un capo è fatto di cotone misto lino già non si può riciclare più), le bio-tecnologie sono attive già da parecchi anni per alleviare la nostra impronta chimica di approvvigionamento e produzione eliminando gli sprechi. Bio che?!? Andiamo con ordine…

Le preoccupazioni legate all’ambiente non sono una storia dei giorni nostri, ma già negli anni 90 ci stavamo accorgendo che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Bioneer – pioniere biologico – è un termine coniato proprio all’inizio degli anni novanta; le bio-tecnologie sono messe al servizio della società per sviluppare materiali biodegradabili coltivati ​​in laboratorio utilizzati principalmente nella moda, nel design e nell’architettura. Esiste una fitta comunità di biologi, scienziati dei materiali e ingegneri che impiegano batteri, funghi, alghe, tè fermentato, lievito e altri microrganismi, per produrre indumenti, imballaggi ed elementi di interior design. Sembra fantascienza e a tratti moralmente discutibile, ma in questo caso meglio mettere da parte i pregiudizi e pensare al risultato finale che si vuole ottenere. Questo tipo di progressi biotecnologici hanno il potenziale per ridurre l’uso eccessivo del suolo, dell’acqua e del degrado ambientale in generale; così come la riduzione dell’allevamento del bestiame, dei rifiuti e dell’uso di sostanze chimiche tossiche (la nostra impronta ambientale pesante si alleggerirebbe notevolmente).

Foto credits: Biofabricate Instagram Profile

Anche in questo caso la pioniera visionaria è una donna, Suzanne Lee, che dal 2003 insieme al collega scienziato David Hepworth, usavano bagni e giardini per “coltivare” materiali. Come? Utilizzando gli stessi ingredienti che si usano per preparare la Kombucha (so bene di cosa si tratta perché la mia amica Erika è esperta di questa materia, solo in cucina), come zucchero, aceto di sidro di mele e tè verde. Così Suzanne Lee ha dato vita a capi realizzati con cellulosa batterica. C’è voluta una quantità industriale di esperimenti con la fermentazione per avere un un materiale simile alla pelle che può essere gettato nel bidone del compostaggio poiché è sia biodegradabile che compostabile. Oggi Suzanne è capo della BioFabricate, prima società di consulenza al mondo dedicata al bio design, e di Modern Meadow Inc, una rete di sviluppatori di materiali il cui scopo è fondere design, biologia e tecnologia ed il cui motto è “creare, non distruggere“!

From BoltThreads Website

Stesso motto e stesso concept utilizzati dalla Bolt Threads, azienda dedicata alla ricerca sui materiali e della quale vi avevo parlato in merito alla creazione della Seta biologica: Il Microsilk, progettato da DNA spider, lievito e acqua, è una seta di ragno sintetica, elastica e morbida. Con la quale Stella McCartney ha realizzato una prima collezione nel 2017. Ma non si sono fermati qui. Da una recente sperimentazione è uscito fuori anche MyloTM, un materiale simile alla pelle realizzato con micelio, la radice batterica dei funghi. Il micelio viene coltivato e monitorato nei laboratori, evitando l’allevamento del bestiame, gli sprechi di materiale e i gas serra dispersi nell’aria per produrre pelle. Tutte queste sono alternative pratiche, ecologiche e realizzate in un’ottica circolare. Oltre tutto, questi processi abbattono anche le emissioni di CO2 o quanto meno provano a controllarle e ridurle con un’accurata osservazione del lavoro in corso.

Pic From BoltThreads Website

Moda ma non solo. Le applicazioni di questi materiali spaziano dal design all’architettura, dal packaging agli imballaggi fino ai mobili e ai pannelli isolanti. Le alternative sono molte, così come le sperimentazioni che si stanno facendo per rendere queste soluzioni riproducibili non su scala immensa, ma almeno in quantità sufficienti per essere davvero un’alternativa alla sintetizzazione di materie prime naturali. Non so cosa ne pensate, ma a me questo connubio tra biologia e design mi sembra quasi magia…

Pic From BoltThreads Website

Che questa sia parte della giusta direzione da prendere? Ditemi che ve ne pare. A breve approfondimento su questi materiali…

 

Buccia di Banana/ Fashion Campaign: why #24

Prima del Covid, prima di essere bloccati nelle nostre case, prima che ci passasse la voglia delle vacanze, insomma prima di tutto il casino, molti marchi avevano già scattato le loro campagne per questa primavera-estate. Invitanti suggestioni visive che dovrebbero in qualche modo animarci e farci sognare…O_o

brand: charles and keith / campagna: distanza sociale versione spiaggia

Distanza sì, distanza no! Mascherine sì, mascherine no! La verità è che con le dritte della “nuova normalità” (che già fa paura come termine) non ci si capisce un gran che; ed è anche vero che se negli stabilimenti la distanza è stabilita dagli ombrelloni, nelle spiagge libere diventa più complicato. Ecco un suggerimento decisamente fashion e molto concettuale per prendere le distanze dal vicino di asciugamano 😉 Mi raccomando però, vestiti di tutto punto, accessoriati e con l’espressione depressa!

brand: PINKO / campagna: Il toro si prende per le corna

E’ noto che in certe situazioni il toro vada preso per le corna! Ma Pinko preferisce prenderlo alla vecchia maniera, redini e via, tentare la sorte. Fondamentale il completino da cow boy completamente pieno di glitter e frange: serve per stordire l’animale in questione, che con il rosso si agita, ma con gli sbrilluccichi va completamente nel pallone.

brand: LOUIS VUITTON / campagna: distanza fLOREALE

Chi non riesce a mantenere la distanza sociale e ha bisogno di una dose di tenerezza e vicinanza, può optare per un piano B che prevede un contatto stretto con la natura, che sempre aiuta nei momenti di difficoltà, ma comunque una distanza dal prossimo. Ora la domanda è: potevano abbracciare una palma e non estirpare quintalate di rose?!? O_o

brand: louis vuitton / campagna: ladri di banani

L’invidia è una brutta bestia! Ma anche camminare con scarponi e giaccone sulla spiaggia non deve essere simpatico per niente. Eppure questo è òutfit consigliato per passeggiate in solitaria (sempre per la questione post-pandemica), dove i volumi del soprabito e  la borsa da mare (!?!) sono perfetti per raccogliere conchiglie, sassi, legnetti e per imboscare caschi di banane sottratti al giardino del vicino. Attenzione alle foglie, quelle nasconderle del tutto è decisamente più difficile…

brand: SAINT LAURENT / campagna: STRISCIA LA BISCIA

In realtà il serpentello pare chiamarsi Charlie Brown, amico del fotografo che l’ha selezionato per questo lavoro degno di nota in cui la sua presenza è fondamentale per ravvivare questa combinazione leggings/top (della misura sbagliata) di un’originalità sbalorditiva. Ecco che il piccolo Charlie arrotolato diventa un punto focale di attrazione che rende questo scatto una patinata immagine di vita degli animali. Da apprezzare il fatto che la signorina non abbia usato l’appuntita punta di metallo della scarpa per scacciare Charlie…

brand: VIVIENNE WESTWOOD / campagna: IL peso della solitudine

La solitudine pesa come una sardina gigante riempita di sabbia che schiaccia la testa! L’espressione non poteva essere più triste…

Buon lunedì 😉

Vintage Revolution Playlist

di federica pizzato – VESTITI AL VENTO 

La musica e la moda (quelle belle). Non so per voi ma sono tra le pietre miliari della mia vita. Due passioni che sono anche spesso felicemente interconnesse ed è proprio riflettendo su questo e anche sulla mia tristezza per il fatto che molto probabilmente quest’anno non vedrò nessun concerto, che ho pensato che a molti di voi avrebbe fatto piacere avere una vintage playlist. Ho pensato di associare un capo iconico per ogni decennio del ‘900 ad una canzone altrettanto iconica. Ovviamente l’argomento è talmente vasto che ridurlo ad un solo esemplare per categoria è davvero tosto e riduttivo. Per questo mi sono semplicemente lasciata trascinare dall’emozione del momento. Ed ecco qui la prima Vintage Revolution Playlist.

Anni ’20 JOSEPHINE BAKER – I’VE FOUND A NEW BABY

Josephine Baker, una delle icone dei Roaring Twenties che preferisco. Simbolo di riscatto, forza e creatività. Con la sua danza a seno nudo, nella Parigi degli anni ’20, divenne un vero e proprio idolo esotico. Qui vi propongo uno dei suoi successi e vi mostro direttamente lei, che molti saranno abituati a vedere immortalata con il gonnellino di banane, in uno bell’abito da giorno con tanto di cloche e tacco a rocchetto.

Anni ’30 FRED ASTAIRE – PUTTIN ON THE RITZ + Madleine Vionnet

Un inno all’eleganza e al vivere la giornata, una canzone della spensieratezza di cui uno dei maggiori interpreti è stato Fred Astaire. E se esiste un nome dei super glamour anni ’30 che fa rima con eleganza è quello di Madeleine Vionnet con i suoi bellissimi abiti dal taglio a sbieco che ci ricordano le divinità greche. Eccone uno.

Anni ’40 TRIO LESCANO – TULIPAN + il look androgino di Marlene Dietrich

Arrivate qui vi direte: “Ma cosa c’azzeccano il Trio Lescano con i look forte ed androgino sfoggiato magistralmente da Marlene Dietrich?!” Forse non sapete che le tre clandesine che cantavano in italiano hanno una storia particolare che ha proprio a che fare con le loro origini e la loro musica. Alexandrina, Judith, Catharina Leschan erano donne emancipate nell’Italia fascista degli anni ’30 abituata ad un’ideale di donna molta diverso. Inoltre le tre sorelle erano ebree e non ebbero vita particolarmente facile con l’inasprirsi del secondo conflitto mondiale. Per questo per me incarnano un’ideale di forza femminile che ho collegato ad un’estetica altrettanto forte.

Anni ’50 BILL HALEY – ROCK AROUND THE CLOCK + il New Look interpretato da Brigitte Bardot

Uno dei manifesti della cultura rock’n’roll che spopola tra i giovani degli anni ’50 e spazza via le brutture della guerra. Ho voluto affiancarla alla bellezza, per nulla convenzionale se rapportata a quegli anni, di Brigitte Bardot che sfoggia un abito da mare con gonna a ruota nelle iconiche righe portate alla ribalta qualche decennio prima da Coco Chanel che prese ispirazione dalle divise dei marinai francesi.

Anni ’60 BEATLES – YOU’RE GOING TO LOSE THAT GIRL + Twiggy in giallo

I miei amati tra i tanti amati. I Beatles hanno accompagnato parecchie giornate, ore, attimi della mia vita: dal cominciare con grinta a pulire casa in una giornata di sole, alla malinconia di amori incompleti. Sono nell’immaginario di tanti (se non di tutti) per svariati motivi ma oggi li voglio abbinare come un fondamentale accessorio del look sbarazzino e vitaminico di Twiggy in questa foto. Amata e odiata per essere stata la prima modella dall’estetica “alta e stecca” che ci ha rovinato la vita negli anni successivi eheheheh… nonché super indossatrice della minigonna di Mary Quant. Eccola qui in tutto il suo splendore.

Anni ’70 JANIS JOPLIN – PIECE OF MY HEART + Hippie by Patty Smith

Un grido d’amore da chi d’amore sente di averne dato troppo ma mai abbastanza. Non è la sede per raccontarvi tutti i tormenti interiori di quella che è stata una delle prime vere rock star donna di tutti i tempi ma la storia di Janis Joplin e la sua estetica mi hanno sempre affascinata. Per omaggiarla ho scelto il look etereo e malinconico di una sua collega Patty Smith che si presentava così, come una principessa urbana con i fiori in testa la pelle chiara e i capelli scurissimi quasi a creare un contrasto alla Biancaneve.

Anni ’80 MADONNA – PAPA DON’T PREACH + Madonna in rosso e nero

Il pop quello verace e le storie che racconta. Nel mio immaginario gli anni ’80 sono così e nella mia testa di piccola bimba vorace di musica questa canzone risuona nella testa. Insomma c’è un po’ di nostalgia dell’infanzia per me in questa canzone. C’è però anche, per quanto ci riguarda, uno dei tanti e repentini cambi di stile di Madonna che da ragazzaccia diventa la bionda raffinata sosia di Marilyn Monroe. Iper glamour. Qui ve la propongo in versione sportiva, total black, con qualche nota di rosso.

Anni ’90 PEARL JAM – BLACK + Jean Paul Gautier

Avrei potuto scegliere tra centinaia di band e canzoni grunge e rock per questa sezione. Ho scelto loro. Perché? Non lo so bene, forse perché ho sempre trovato Eddie Vedder molto più concreto, rassicurante e reale della leggenda Kurt Cobain per esempio. Perché quella voce calda ti entra dentro e non ti abbandona facilmente…
L’abbinamento non è stato facile ma poi è arrivato lui: Jean Paul Gautier che a fine anni ’90 ha proposto tra gli altri questo abito che io trovo meraviglioso ed estremamente contemporaneo per avere oltre 20 anni.

Ed eccoci arrivati in fondo. La playlist è terminata ma spero che vi abbia lasciato con la voglia di scoprire altra musica e altro vintage. Per quanto mi riguarda quando mi metto in ascolto è difficile smettere! La musica apre strade, immagini e sogni. Ora che molte strade ancora ci sono precluse spero che la Vintage Revolution Playlist vi sia di conforto e vi supporti in uno dei viaggi più belli che ci sia: .

Buccia di Banana/L’ignoranza è una brutta bestia

Offuscati dal Corona e Company, è facile perdere di vista tutto il resto del mondo (e delle problematiche che nel frattempo vanno avanti). E mentre la rete si riempie di tante voci e facce che si sentono in dovere di intrattenere (a volte sì, ma a volte anche no, ecco), ecco che pur di acchiappare like e qualche seguace in più si legge e si sente di tutto. Quello in cui sono incappata ieri, grazie alla segnalazione di una mia amica, mi ha fatto dapprima far uscire gli occhi dalle orbite, poi innervosire e infine cascare le palle! Normalmente ciò che accade online me lo tengo online, ma in questo caso l’occasione mi offre preziosa testimonianza per alcuni spunti. Ovviamente sono una signora e non farò nomi…;) Andiamo con ordine…

1-il post O_o

 

L’idea geniale: mettere accanto modelli del lusso con modelli simili di catene di pronto moda…come se non si sapesse che in questo mondo (e non solo) tutti scopiazzano tutto. Ammirabile il fatto che sia contraria ai falsi. Un po’ meno ammirabile il concetto che “meglio essere alla moda comprando fast fashion piuttosto che non esserlo affatto“! Il danno numero uno della Moda: instillare il senso di inadeguatezza quando non allineati alle tendenze! Fino a che ci saranno persone/personaggi che foraggiano queste credenze siamo fritti! Dopo amletici dubbi se lasciare o meno un mio pensiero sotto questo post, mi dico: “perché no, magari c’è spazio per un dialogo. Sia mai che la gente sia disposta a ragionare o semplicemente a valutare altri punti di vista“…

2-un paio di risposte illuminanti…

Niente, sembra che “essere alla moda” sia un questione di vitale importanza! Nel nostro scambio, in cui mi si va sempre di più tappando la vena, si inserisce una terza persona, fortunatamente in accordo con la sottoscritta! A questo punto arrivano due risposte sensazionali

3-l’apice


I dati esilaranti in queste risposte sono ben due: 1-il mass market non usa pellicce ma usa derivati del petrolio, poliestere&co. Quindi tutt’apposto!!! O_o 2-Tutta l’industria della moda fa schifo, quindi la consapevolezza ci salverà! Sì, ma quale? Perché se il grado di consapevolezza auspicabile è questo…io vado a vendere piadine in spiaggia SUBITO! A questo punto decido di lasciare il post pubblico e condividere, dopo una serie di respirazioni profonde e prolungare, una riflessione strutturata, motivata, aperta e gentile (lo giuro, anche perché diverse volte ha funzionato, quindi mi sono riproposta di essere accogliente e non tagliente…almeno per un paio di volte). Una risposta nella quale facevo presente che tra pronto moda e lusso ci sono mille declinazioni possibili di fashion a portata di tutte le tasche; che la consapevolezza nella scelta passa anche dal capire ed informarsi rispetto al cosa c’è dietro certi prezzi bassi e che seguire le tendenze non è così vitale (da tenere presente che il personaggio in questione fa la personal stylist).

4-la risposta che mi ha fatto cascare le palle e decidere di scrivere il post

Eh, già, perché non farlo? Indubbiamente più facile far seguire alla “massa” (quando scrive mass market mi prende male, mi immagino greggi di persone ammassate dentro ai negozi) i modelli di consumo finora suggeriti dal sistema. Farli ragionare mi sembra eccessivo, in effetti! Così come anche informarli su altre modalità. (vintage e seconda mano belle ma troppo personali?!? Cazzo vuol dire?) Quando poi ho letto che “il prezzo non è così piacevole” per quanto riguarda piccoli brand e artigiani mi si è palesata l’ignoranza ed il poco rispetto del lavoro altrui di questa persona.

Lei non SFORZERA’ la gente a comprare (meno male) e continuerà a pubblicare post di questo tipo, farciti di ignoranza, pressappochismo, consigli utili quanto le istruzioni sul rotolo della carta igienica e con messaggi che a tutto sono orientati meno che alla consapevolezza.

5-morale della favola

A questo punto non mi sono presa la briga di risponderle. Ho solo ragionato su quanto ancora siamo arenati su sistemi vecchi come quello dei trend e del sentirsi alla moda PER FORZA; su quanto la visione sia ottusa e limitata ad un sistema binario anche per quanto riguarda i consumi (o il lusso se te lo puoi permettere, FIGO, o il pronto moda, SFIGATO ma comunque TRENDY); su quanto non ci sia ancora attenzione all’esterno della propria visione (fotte sega se chi cuce mangia, io almeno ho il capo di tendenza); e su come in rete influencer o presunte tali (fortunatamente costei ha un seguito di 1500 persone, che non sono poche) appoggino gratuitamente marchi di grossi colossi e multinazionali nonostante non ne abbiano decisamente bisogno. E, naturalmente, su quanta ignoranza c’è in giro. Quella sì che è un bello scivolone…sempre e in ogni campo!

Buona Pasquetta…domani tutti a comprare borse dei mass market…online però eh! 😛

 

Buccia di Banana/Fashion Campaign: WHY #23

La scorsa settimana ho fatto un’immersione di ben 48 ore nella settimana della moda milanese. Ne sono uscita viva, ma provata negli occhi e nello spirito: già online mi sembrano tutti matti, dal vivo è ancora peggio! In mezzo a questo carrozzone ben vestito c’era di tutto, dalle PR alle signore attempate della moda che fanno il brutto ed il cattivo tempo delle tendenze da almeno 40 anni (possiamo fare largo ai giovani?!?), le fashion blogger arrivate con 10 anni di ritardo (dai ragazze, evolviamoci) e i nuovi influencer da prima fila che non sanno nemmeno la differenza tra seta e satin. Fotografi, stylist e modelle dalle gambe lunghe (arrivata al Principe di Savoia per una lezione il primo essere umano che ho visto è stata Bianca Balti, giusto per mettersi a proprio agio). Comunque, nonostante abbia raccolto una serie di immagini di tutto rispetto, oggi divago sulle immagini proposte, pensate e concepite da direttori creativi e pubblicitari illuminati.

BRAND: BURBERRY / CAMPAGNA: SOSTEGNO PIUMATO

Il metano ti dà una mano…anche la tua amica se ne hai bisogno. Anche se sei uscita con il costume di carnevale da struzzo piumato, copiandola senza ritegno (lei te lo aveva detto un mese prima), al momento che il tacco della scarpa comprata a poco prezzo al mercato sotto casa si è scollato, lei non ha esitato a prenderti sulle spalle! Incredibile l’espressione di rassicurante sorellanza, quasi un sorriso: solitamente nelle campagne di Burberry le modelle sono sempre impalate&incazzate. Stiamo facendo passi in avanti. Meno male.

BRAND: DIESEL / CAMPAGNA: SUPEREROI

Per volare non servono i super poteri e tanto meno un aereo (a meno che non sia un jet privato extra lusso 😛 ): basta indossare un paio di jeans della Diesel e la capacità di levitare nell’aria s’impossesserà di voi senza nemmeno chiedere il permesso. Il problema è che nessuno ha capito ancora come fare a tornare con i piedi per terra! 😉 Scena surreale realizzata (a caso) a Photoshop dall’ultimo stagista accolto nell’azienda per il periodo di carnevale. Praticamente uno scherzo!!!

BRAND: LOUIS VUITTON / CAMPAGNA: CHE (H)Orror(e)

La paura farà 90? Ma 90, che? 90 anni di galera? 90 milioni di euro? 90 borse vendute? Sicuramente l’ispirazione horror di Vuitton per questa campagna pre-fall dedicata agli accessori ci fa un po’ spavento, soprattutto perché non ce l’aspettavamo (e l’ignoto spaventa, da sempre). Per la prima volta non è protagonista il glamour patinato, ma un mostro spaventoso che attenta alla povera fanciulla ignara di tutto…ed anche noi. Il fastidioso essere con gli occhi rossi è la versione arrabbiata ed incompresa di Alessandro Michele quando si è sentito infamare a gran voce per via delle modelle usate nell’ultima sfilata. Che paura! Si salvi chi può…

BRAND: rodarte / CAMPAGNA: come una principessa

Dai mostri alle principesse il passo è breve: basta aggiungere un sacco di tulle, una modella bionda con la faccia da brava ragazza, cristalli a profusione, un fondo surreale comprato nel negozio cinese sotto casa ed un piccolo cucciolo, che fa sempre la sua figura! Non so, ma forse mi spaventa più questa campagna rispetto a quella horror:  mi ricorda una delle concorrenti di quei concorsi di bellezza trash americani per bambine. Rabbrividiamo…

BRAND: SAINT laurent / CAMPAGNA: sole, cuore, amore

Ebbene sì, le tre parole magiche tornano ad incarnarsi fotograficamente per questa campagna speciale di Saint Laurent pensata per celebrare il giorno degli innamorati. Il sole c’è, gli occhiali da sole pure, il cuore è il nuovo must have (ovviamente sotto forma di occhiale di cui non voglio sapere il prezzo) e l’amore…l’amore è nell’aria, si respira, amore passionale e sentito tra questi due esseri immacolati e filiformi. Tra i suggerimenti sottili di questa campagna c’è l’invito a non lasciare a casa la protezione 50, mentre si può tranquillamente fare a meno del sorriso. Tanto è inutile… O_o

BRAND: GUCCI / CAMPAGNA: THe good life

Icona di stile, un esempio da seguire per invecchiare senza perdere un capello, il ritratto di chi se l’è goduta e continua a godersela alla grande. Da questa campagna c’è solo da imparare. La bella vita, dove i soldi (rappresentati in questo caso dall’interno di una limousine più grande ed accessoriata della mia cucina) sono solo un contorno, è rappresentata dalla libertà di fare, di essere e di esprimersi. L’espressione di Iggy parla chiaro e sembra dirci “Se ancora non l’avete capito siete dei duri“.

E con questa, buon lunedì. E buona bella vita 😉

Rifò-Lab: un progetto circolare tutto Made in Prato

Prato è una piccola città alle spalle di Firenze che spesso sentiamo nominare relazionata alla più grossa comunità cinese che l’ha “invasa” e che ha “rubato” il lavoro alle storiche aziende italiane. Non affronterò l’argomento, oggi mi voglio concentrare sul bello. 😉 Prato è soprattutto la città dove c’è il Pecci, Museo di Arte Contemporanea (che a Firenze non c’è, faccio per dire), dove c’è il bellissimo Museo del Tessuto e dove la tradizione tessile si respira in ogni angolo della strada. Tradizione e anche innovazione, perché Prato è la sede di Ri-fò Lab, un progetto di economia circolare legato al tessile veramente a Km0. Approfittando della vicinanza sono andata a trovare Niccolò e tutto il Team negli spazi di Agorà, in piazza Giovanni Ciardi.

Agorà è una piccola piazza nella piazza, un po’ negozio, un po’ showroom e ufficio dove, ad un lungo tavolo, il team di Rifò lavora insieme, gomito a gomito, sovrastato da una lavagna di sughero piena di post-it colorati, scadenze, foto e disegni. Sbircio un po’ tra i capi appesi, dove posso finalmente toccare con mano le maglie e le sciarpe, mentre un gomitolo e una pecorella fanno capolino da una mensola. Poi mi viene incontro Niccolò, la giovane testa dietro a questo progetto nato a novembre del 2017. Ci sediamo in fondo, intorno ad un tavolo dove si impacchettano maglie in scatole di cartone: dopotutto siamo sotto Natale e “fortunatamente le vendite stanno andando bene“; e comincia a raccontarmi la storia. Niccolò è laureato in economia (niente a che vedere con il mondo della moda, anche se grazie alle esperienze dei suoi familiari tintori e lavoratori nel campo della lana è cresciuto indirettamente in mezzo ai tessuti); a smuovere la sua coscienza e far maturare questo progetto è stata un’esperienza in Vietnam durante la quale ha lavorato per l’Agenzia Italiana di Cooperazione e Sviluppo. “Ad Hanoi le strade sono piene di negozi che vendono capi “Made in Vietnam”, esportarti in Occidente ma che, invenduti, ritornano alla base (per non abbassare i prezzi del mercato). Quello che non si vende finisce in discarica o inceneritore.” Incupito dalla storia della moda usa&getta, ha pensato a come poter proporre un modello più sostenibile, meno impattante…circolare.

La risposta c’era già, a pochi passi da casa e risiede in una vecchia tradizione cara ai tessutai pratesi, ovvero quella dei “cenciaioli“. Il mestiere del cenciaiolo si trova già nel XII secolo, ma è solo nel secondo Dopoguerra che raggiunge numeri importanti; un lavoro manuale, con il quale si riconoscevano i tessuti, si separavano per colore e consistenza e poi venivano strappati a mani nude. Dai quegli stracci fatti a brandelli, i “cenci”, si ricavava una nuova materia prima con la quale andare a creare un nuovo tessuto. Un lavoro semplice e spesso considerato “sfigato”; in realtà è un’arte nobile e raffinata, una preziosa operazione di recupero e rigenerazione capace di dare vita al nuovo partendo dal vecchio, in tempi non sospetti in cui di riciclo manco se ne parlava ma il buonsenso era ben presente (altro che consumismo)! Ridare lustro a questa attività, partire a creare dalla materia e non dall’idea di collezione, utilizzare filati rigenerati nell’ottica di un’economia circolare: 3 amici, un fortunato crowdfunding (novembre 2017) con 290 pre-ordini e l’incubazione come start-up all’interno di Nana Bianca. Questa la partenza del progetto di Rifò-Lab, un nome dal suono tipicamente toscano per rivendicare territorialità, appartenenza e identificare il tipo di attività (rifò, ovvero rifaccio).

Maglioni, accessori e teli mare sono le produzioni principali con le quali hanno iniziato, tutte realizzate rigorosamente con materiali rigenerati come lana, cachemire e anche denim tutti provenienti da aziende locali medie/piccole. “Tutto è prodotto nel raggio di 30 Km“, mi racconta, con tutti i limiti del caso. “Lavorare con materiali rigenerati vuol dire essere limitato nella scelta della finezza (i filati extra fini non ci sono) e anche dei colori (*i rigenerati non vengono tinti, ma il colore proviene direttamente dal colore originale della materia prima che viene sfilacciata, ora con macchine meccaniche). Ecco perché il processo creativo parte dalla materia prima con la quale il design viene sviluppato in seguito. Con la nostra produzione non solo si riciclano i vecchi indumenti, ma si riducono notevolmente i consumi di acqua, di pesticidi e di prodotti chimici utilizzati normalmente durante la produzione!” Perché usare nuove fibre quando si possono usare quelle già esistenti?

Nel giro di appena tre anni il progetto è cresciuto, i capi sono distribuiti in circa 80 negozi tra Italia e Germania, sono presenti sul portale di Yoox e il loro negozio online funziona benissimo. “Ora vorremmo provare ad entrare nel mercato giapponese ed americano, ma con calma. Anche ridurre i ritmi fa parte del processo legato alla sostenibilità“. Va bene fare i numeri, ma senza diventare folli produttori seriali 😉 Inoltre hanno ideato un programma di “recupero cachemire” grazie al quale è possibile inviare a Rifò i propri maglioni/accessori usati/sciupati o infeltriti che verranno o riparati o riciclati completamente. (La prossima volta che volete liberarvi di un maglione che non usate più ricordatevi di questa iniziativa).

Nuovissimo il progetto Re-think Your Jeans, realizzato in collaborazione con Natura Sì, Recooper e Pinori, attraverso il quale è possibile contribuire a rimettere i propri jeans in circolazione nel processo di rigenerazione (sono compatibili con la raccolta tutti i capi da 95 a 100% cotone denim, con una tolleranza fino al 5% di altre fibre ed elastene). Si possono portare i capi usati nei negozi Natura sì  (per adesso a Parma, Lucca, Pistoia e Prato) che successivamente verranno selezionati, sfilacciati e successivamente trasformati in un nuovo filato che darò vita ad un nuovo tessuto. Un progetto di collaborazione dove più realtà insieme lavorano per una moda (e un mondo) migliore e dove anche noi possiamo dare il nostro contributo!

Non resta che farsi un giro nello shop online (dove mi fanno morire i nomi dei colori, dal beige cantuccino al rosso montalcino, passando per il grigio lampredotto) o nel piccolo Agorà, dove si possono trovare anche capi di altri marchi e piccoli accessori che seguono la stessa filosofia di Rifò. Cambiando mentalità e con piccoli passi anche la Moda può diventare un posto migliore. Ecco perché realtà come questa vanno sostenute. 😉

Buccia di Banana/Campagne Fashion: WHY? #22

Le sfilate per il prossimo prossimo autunno inverno si susseguono in giro per le capitali della moda di tutto il mondo. Io, invece, sfoglio le riviste pregustando quello che ci aspetta per la prossima estate. Torna l’appuntamento con le stravaganze delle campagne fashion, quelle che le guardi e ti fai dei gran film su cosa c’è dietro…(almeno, io me li faccio e li condivido con voi, per iniziare il lunedì in leggerezza)! 😉

brand: gucci / campagna: mille modi per convincere un cavallo a lavarsi

La manutenzione del compagno equino è fondamentale. Portarlo in giro è ok, ma per entrare in certi ambienti è necessaria pulizia ed un certo stile. Per chi ha l’animo street il car-wash dice sia una soluzione divertente, non sappiamo bene per il padrone o l’animale. Per chi invece ha un approccio più chic e soft il vecchio tuffo in piscina sia il suo, per rilassare e pulire senza essere troppo aggressivi. Spugna e spruzzino per cavalli che vogliono ottenere massimo risultato con minimo sforzo. In tutti i casi non dimenticate il frustino, un tocco di rosso ed un look elegante per mantenere l’impostazione e non sfigurare. Animali sì, ma con classe! 😉

brand: FERRAGAMO / campagna: NON CI VOGLIO VENI’

Quando la tua compagna di avventure si rifiuta di scalare la montagna (per colpa tua che le hai detto di mettersi i sandali con il tacco, maledetta!) c’è un unico modo per convincerla ad arrivare fino in cima: dirle che ad aspettarla al rifugio c’è Jhonny Depp. Se non si lascia convincere bisogna usare le maniere forti: catena umana e via, trascinarla! (I sandali di plastica trasparente in ogni caso sono inguardabili…e anche no)!

brand: tom browne / campagna: a mollo come i pesci rossi (disappunto)

Andare a pesca? No, questo è un esperimento diverso. Mettersi nei panni dei pesci. Sì, proprio quelli che porta al posto della pochette in una bolla di plastica.  Un ribaltamento dei ruoli, dove l’umano interpreta il pesce strisce-rosse, famosa specie dei fiumi del nord europa. Se vi state chiedendo se anche i pesci hanno i calzini, no; lui li ha messi perché odia i sassi scivolosi ricoperti di alghette. In ogni caso, non sembra felice di questo scambio… 😉

brand: isabel marant / campagna: crescere funghi in PIENA ESTATE

Voglia di funghi in piena stagione estiva? Non c’è nessun problema! Grazie ad Isabel Marant adesso abbiamo le indicazioni e lo strumento per crescerli anche ad agosto. La tuta in questione, maniche lunghe ed accollata, portata a ferragosto sotto al sole per almeno 3/4 ore garantisce una crescita immediata di funghi e funghetti di tutte le specie. Non so quanto sarete gradevoli dopo l’esposizione prolungata in questo stato (e chi vi si avvicina), ma il materiale per la cena è garantito! 😛 Soddisfatti o rimborsati…

brand: Maje / campagna: vedo non vedo…

…ecco, era meglio rimanere nell’ombra!

E comunque, come ci ricorda Celeste Baber, fare la modella di questi tempi è un mestiere pericolosissimo…;) 

Buon lunedì!

 

Buccia di Banana: Campagne Fashion: why? #21

Mentre i miei allievi del master di Fashion Styling sviluppano concetti interessanti con un contenuto sociale ed un’estetica accattivante, in giro i marchi di moda spacciano ancora pubblicità di dubbio gusto, banali, monotone e all’apparenza vuote. Io mi impegno, però, per leggerci qualcosa di buono lo stesso…;)

BRAND: BARBOUR / CAMPAGNA: FELICITA’ E’ UN PEZZO DI LEGNO

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La felicità è nelle piccole cose. O insomma, anche se non sono piccole, almeno sono semplici. Come una tazza di caffè la mattina, come un tramonto, come una giornata di pioggia passata sotto le coperte con un bel libro in mano, come abbracciare un tronco di legno…eh, sì, avete mai sentito parlare della tree therapy? Pare che abbracciare gli alberi sia un toccasana contro lo stress. Abbracciare i tronchi tagliati non lo so, ma in ogni caso fa figo! Lei comunque è felice perché il tronco lo sta portando dal Geppetto del paese che lo trasformerà nel suo Pinocchio personale. E non avrà solo il naso lungo… 😛 #happinessisapieceofwood

BRAND: MICHAEL KORS / CAMPAGNA: GLAM & PLASTIC

Il camino, il tappeto, i quadri, i fiori…tutto perfetto per raccontare la storia di questa strega di Biancaneve moderna che ha rinunciato al mantello nero in favore di un total look color cammello caramellato. Ma quella bottiglia di plastica a terra stona come un gruppo di amiche ubriache che tentano di emulare Beyoncé al karaoke in un sabato sera piovoso. Il dubbio è se l’hanno lasciata lì di proposito o se la sono dimenticata…#comerovinareunoscattoconunadistrazione

BRAND: KATE SPADE / CAMPAGNA: NON HO NIENTE DA METTERMI

Il vuoto spaventa. L’armadio vuoto spaventa di più e non solo: può causare attacchi improvvisi di panico e depressione! Ma se l’armadio è colorato la situazione sembra più rosea. La ragazza in questione è triste ma è consapevole che, in caso di estrema necessità, potrà usare il rivestimento dell’armadio per creare almeno un altro paio di look…chissà se si è accorta che ha ancora una borsa e un paio di scarpe sopravvissute alla razzia! 😉 #c’èsemprequalcosadamettersi

BRAND: BRUNO MAGLI / CAMPAGNA: TELENOVELA STYLE

Ciak, si gira! La vita reale non è mai stata tanto fashion, fotografata, ripresa e condivisa in ogni singolo momento. Se aggiungiamo un po’ di glamour, una posa plastica ed uno stacco di coscia nuda (che non fa mai male), ecco che otteniamo la pubblicità perfetta. Già vista e rivista. Io a questo punto riporterei in auge il fotoromanzo come forma di comunicazione moderna. Ma la posa naturale e coinvolta di lui, ne vogliamo parlare?!? #menoposeplastiche

BRAND: J WANDERSON / CAMPAGNA: DA SOTTO SEMBRIAMO TUTTI VESTITI MEGLIO

Il cambio di prospettiva cambia tutto. E’ il segreto della vita, guardare le cose da un’altra ottica perché assumano un significato diverso. Rivelazioni, dal basso in questo giro! Ed effettivamente visto da qua sotto questo completo sembra quasi bellino, perché si percepisce l’insieme ma in realtà non si vede un cazzo! Fotografia ad effetto senza andare nel dettaglio. Ottimo trucco 😉 #vistidasottosiamotuttivestitimeglio

Buon lunedì, da qualsiasi prospettiva lo stiate guardando…

Buccia di Banana/Di nostalgiche praterie, arsenico e vecchi merletti

Sono un po’ assente e distratta in questo periodo, ma fortunatamente ho degli informatori che mi tengono aggiornata su quanto c’è in giro e quali sono le proposte dei negozi per l’imminente autunno/inverno 2019. E non negozi di nicchia o d’avanguardia, assolutamente: queste sono le proposte di quei pronto moda che tanto fanno gola e soprattutto tendenza. Oggi vi illuminerò (dopo aver studiato l’argomento) su una nostalgico ritorno alle praterie, arsenico e vecchi merletti (probabilmente i trend setter non l’avranno nominato in maniera così poetica, ma io sì 😉 ).

Ora potete iniziare a cantare la sigla, se ve la ricordate, oppure metterla in sottofondo chiedendo aiuto a Youtube mentre scorrete le immagini di quanto suggerito da alcuni marchi per affrontare l’autunno. L’atmosfera in cui ci chiedono di calarci è quella della prateria, quella dei lunghi vestiti a fiori (che a dire la verità stiamo vedendo già da diverse stagioni o insomma, io a Ibiza il boho chic fiorato lo vedo da sempre), quella dello stile da zia un po’ castigato dove gli scolli sono solo un ricordo delle canottiere dell’estate, quello dove i centrini vengono rubati dai tavolini tondi e lanciati direttamente al posto dei colli dei maglioni

Romanticismo, voglia di cose semplici, ritorno alla natura, omaggio alle cose di una volta perché se ci guardiamo attorno ci prende il panico. Nei momenti di delirio presente più che al futuro si preferisce guardare al passato; invece di azzardare si vanno a ripescare certezze nel baule impolverato della nonna nascosto nella soffitta, sperando che il conforto arrivi a coccolare animi persi ed inquieti.  Come un maglione annodato in vita che fa tanto yuppi anni 90 ma che fa anche tanto bene ai reni, soprattutto se fuori è umido ;P

L’ispirazione della campagna si mescola con quella delle principesse, con il risultato di abiti “semplici” con i volumi delle maniche di Biancaneve che non sono poi le cose più pratiche da indossare in inverno: vi immaginate un bel cappottino con le maniche strette sopra che crea un effetto ingorgo di tessuto proprio lì, sotto al giro manica, dove suda l’ascella nel passaggio metro-ufficio di corsa il lunedì mattina? O_o

Immagini belle, sensazioni ancora di più. Come quella che ho io quando vedo abiti chiusi fino al collo, ermeticamente, come buste da mettere nel surgelatore. Un inverno castigato, per punire gli eccessi estivi a base di selfie in topless sulle spiagge azzurre di tutto il globo. Un inverno monacale, quello dove i ricami ad uncinetto imparati durante le elementari a scuola dalle suore oggi possono essere finalmente rispolverati e diventare un prezioso tocco di stile. Da provare anche in versione toppa sui gomiti o taschino applicato…sai che figata?!?

Insomma, l’input è chiaro e la direzione ormai segnata. Ora la sfida definitiva per essere veramente AVANTI è completare il tutto con la cuffietta…

Laura Angels ringrazia, ovviamente insieme a tutta la famiglia. Io con questi presupposti (e con tutto il resto che sta passando nel nostro Paese) ho una grande e improvvisa voglia di fermarmi sulla isla anche in inverno. Che i vestiti a fiori ce li hanno anche qui, ma almeno sono scollati e con le frange 😛 Buon luned…ops, è martedì!

Buccia di Banana/Campagne Fashion: Why? #20

L’autunno bussa alle porte (o forse non ancora?) e le riviste di moda pullulano di sensazionali consigli per gli acquisti sotto forma di articoli, editoriali ma soprattutto campagne pubblicitarie. Tra creatività ed assurdità, espressioni funeree e pose che sfidano la forza di gravità, andiamo a sbirciare alcune delle pubblicità di moda del prossimo autunno…

BRAND: STUART WEITZMAN / CAMPAGNA: OMAGGIO ALLA TORRE DI PISA

L’equilibrio è una questione di addominali, concentrazione e fisica. Ora, anche la Torre di Pisa è lì che pende e non cade da diversi secoli e tutti si domandano come faccia a stare ancora in piedi. Più o meno la domanda che mi sono posta io guardando questo scatto con lunghi stivali. La seconda è stata: “sarà caduta? Avrà ancora la caviglia intera o le è partito il malleolo?“. Non ci voglio pensare, ma la citazione dell’architettura pisana lo prendiamo come un gradito omaggio…

BRAND: BRANDON MAXWELL / CAMPAGNA: MIMETIZZIAMOCI!

Il suggerimento più saggio della stagione per sopravvivere ai tempi che corrono, non lasciarsi catturare dai cattivi e confondere i predatori (di tutti i tipi): MIMETIZZARSI! In natura funziona, potrebbe funzionare anche per noi umani 😛

BRAND: BURBERRY / CAMPAGNA: TACCHI A MARE

Un caldo invito ad andare al mare anche in inverno. Ovviamente coperte con tutta l’attrezzatura…no, niente mute in neoprene e calzari palmati (che non sono fashion)! Molto meglio sciarpa, cappotti e trench-piumini (trench piumino non ce la posso fare). Ma soprattutto TACCHI. Che se mancano quelli il bagno non sa di niente. Questo dei tacchi in spiaggia tenetelo bene a mente che sarà un trend che passerà direttamente dall’inverno all’estate, con grandissimo piacere delle scarpe in pelle che dopo i bagni a mare non so in che stato escano. E comunque le modelle di Burberry sono sempre incazzose…aiuto!

BRAND: BOTTEGA VENETA / CAMPAGNA: NAKED & THE CITY

Il nudo versione città. La piscina urbana vista metropoli. Il corpo svestito che evidenzia le scarpe cioccolatino (ve ne parlo la prossima settimana) ma sono giustamente prese dalla distanza così non si vedono bene. In ogni caso il trucco è vecchio come il mondo: per mettere in evidenza un oggetto, togliete tutto il resto. Il rischio raffreddore c’è, ma di sicuro non passate inosservate 😉

BRAND: BALMAIN / CAMPAGNA: Aqquattatevill’

Quando si scippa una borsa l’importante è andare via quatti quatti senza farsi notare. Se poi si viene colti in fragrante perché vestiti come il presentatore del circo di Moira Orfei ricordarsi di sfoderare l’espressione più innocente che avete a disposizione! 😉 (Lei, ovviamente, è stata arrestata)!

BRAND: ALEXANDER MCQUEEN / CAMPAGNA: CAPPUCCETTO NEW STYLE

La versione di cappuccetto rosso riveduta e corretta, con un  aggiornamento stilistico notevole dal quale prendere esempio. Via quello stupido mantello, via il cappuccio (che non è più di moda) e spazio libero all’improvvisazione con le lenzuola del letto.  Sì, Cappuccetto, svegliata presto dalla mamma matta, è uscita di casa arrotolandosi a caso nel piumone. Un paio di scarpette ed eccola pronta a saltellare nel bosco. Con questo look e questi capelli scombinati state sicuri che il lupo non si avvicina nemmeno 😉

…non finisce qui! Buon lunedì