Fashion, Business, Spirituality: un caffè con Farah

Ci sono libri che arrivano al momento giusto e ci sono incontri che non si possono non fare. Questo nello specifico lo vidi per caso su Instagram, in una storia di un profilo che seguo dedicato alla moda sostenibile, diversi mesi fa; feci una foto allo schermo come promemoria, ma sono andata a cercarlo solo qualche settimana fa, dai miei spacciatori di libri di moda preferiti, Fashion Room Bookshop a Firenze. Loro avevano venduto delle copie di “Sfashion” e praticamente ho barattato la mia ricompensa con il libro “Fashion, Business, Spirituality“; non ho nemmeno dovuto chiederlo perché appena ho girato lo sguardo per cercarlo era già lì, sullo scaffale che mi attendeva.

Il titolo già mi aveva incuriosito: come si potrà mai combinare il mondo della moda (con tutte le sue magagne), il business (con l’ottica dei numeri e del profitto) e la spiritualità?!? Ho cominciato il viaggio di Farah tra le pagine di questo libro e ho immediatamente percepito similitudini e punti in comune con il mio, di viaggio nel fantastico universo della moda: la scelta della scuola, le aspettative, l’ingresso traumatico del mondo del lavoro, lo sclero, l’insofferenza, la scelta di chiudere con un tipo di ambiente ma nello stesso tempo la volontà di voler rimanere nel giro perché fermamente convinta che si possa fare moda anche in un altro modo. Ho divorato le pagine emozionandomi quasi nel sapere che nel mondo fashion (ed accademico, Farah ha insegnato in tantissime scuole del settore) potesse esistere una persona che la pensava esattamente come me, che ha avuto il coraggio di mettere tutto nero su bianco e che ha saputo integrare in maniera intelligente e non retorica il tema della spiritualità tra i lustrini e le contraddizioni del fashion. L’ho cercata, l’ho contattata per complimentarmi e ieri ci siamo incontrate per un caffè a Firenze.

Farah è bionda, super disponibile ed emana un’energica tranquillità; mi dà immediatamente l’idea di una persona che non te le manda a dire, ma (a differenza della sottoscritta), lo fa con decisione e senza bisogno di fare casino. Italiana di nascita, ha vissuto molto all’estero, dove ha intrapreso il suo cammino nel mondo della moda studiando in diversi istituti e proseguendo lavorando per diversi marchi, dai meno noti a quelli “TOP”, da Madrid a Milano. Ed è proprio nella capitale della moda nostrana che ha raggiunto l’apice di insofferenza ma, prima di crollare del tutto sotto il peso delle follie di queste aziende, ha scelto di staccare, cambiare città, trasferirsi a Firenze ed iniziare a scrivere questo libro. Un libro che evidenzia sì le problematiche dell’ambiente, ma che propone pratiche soluzioni per non venire sopraffatti dall’ombra oscura del Fashion System, riassumibili in un punto chiave: il ritorno all’umanità!

Quello che Farah ha rilevato nelle aziende, così come nelle scuole dove ha insegnato, è che spesso ci si dimentica di avere a che fare con le persone, con le loro aspettative, emozioni, frustrazioni, ambizioni. E’ necessario e fondamentale ripartire dal fattore umano e per farlo bisogna iniziare a connettersi con se stessi e prendere realmente consapevolezza, prima del sé e poi del perché. 😉 Essere veramente centrati è un lavoro lungo che nessuno ci spinge a fare se non noi stessi quando ci ritroviamo ormai invischiati nell’ansia, nella depressione o nel casino; cosa succederebbe se invece ce lo insegnassero a fare PRIMA del tracollo? A capirci e capire fornendoci gli strumenti giusti ed adatti così come ci impartiscono lezioni di storia del costume o di merceologia tessile? Succederebbero cose meravigliose: direttori creativi illuminati, ego smisurati si ridimensionerebbero, manager frustrati non avrebbero più bisogno di sfogare la loro insoddisfazione sulla stagista di turno e gli studenti smetterebbero di lamentarsi perché devono consegnare due progetti in una settimana. Insomma, il mondo della moda potrebbe diventare davvero un posto migliore…;) E se non si inizia da nessuna parte, di sicuro non cambia niente!

Questo è quello che crede Farah (e pure io) e che ha scritto in maniera accessibile fornendo strumenti pratici sui quali lavorare, in un excursus che parte dalla scelta della scuola fino a quella del lavoro, passando in rassegna i vari stadi della vita di un fashion worker, tre generazioni (studenti, junior e senior) che con le loro scelte e le loro azioni creano l’industria della Moda così come la vediamo ora.  A tutti i livelli esistono problematiche, noie, gioie, dolori, frustrazioni, delusioni, attimi di euforia ed è lì che può entrare in scena la spiritualità come strumento di crescita personale in grado di aiutare le persone a cambiare la realtà nella quale vivono. Certo, non si cambia un sistema così radicato in due minuti, ma le nostre scelte ed il nostro approccio possono fare la differenza. Il libro è solo il primo passo di un progetto molto più vasto che ha lo scopo di illuminare i lavoratori del mondo della moda e di creare una tribù sempre più ampia di addetti ai lavori capaci di far evolvere, cambiare e rendere più umano questo sistema. Ecco, se questi principi si estendessero a qualsiasi ambito professionale, politica compresa, avremmo un mondo sano. Ma andiamo un passo per volta…;)

Farah mi racconta che da quando il libro è uscito, ad ottobre del 2018, lo sta portando in giro il suo progetto, tramite presentazioni, talk e guest lecture nelle scuole; nel frattempo continua le sue consulenze ed attività di mentoring. Durante la chiacchierata sono emersi altri punti in comune, tra i quali l’amore per Ibiza, un’isola che ha cominciato a frequentare quando era studente a Madrid e che sulla quale continua a tornare (chissà che non si riesca ad imbastire qualcosa…)! Nell’oretta che abbiamo passato intorno al tavolino della libreria Todo Modo ci siamo scambiate pareri, opinioni, visioni, contatti e idee (e piccoli gossip “del giro” con nomi e cognomi che non farò 😛 ). Il suo esercito della luce ed il mio di sfashionisti in fondo lottano per lo stesso scopo e, proprio come accade nel corpo quando i globuli bianchi si uniscono per curare una ferita, così si sta creando un prezioso network di persone che hanno voglia e che si stanno impegnando, ognuna a modo loro, di riscrivere le regole del gioco. Ed è così che ci siamo salutate, con una dedica bellissima sulla mia copia del libro e con la promessa di rimanere in contatto. Perché insieme si rischia di andare più lontano.

Inutile dire che è stato un incontro prezioso. Inutile dirvi che è un libro da leggere, da chi è già nel turbine della moda, da chi sta pensando di entrarci e anche da chi pensa di essere “arrivato” proprio in questo ambiente. Forse è utile dirvi che è scritto in inglese, ma si legge benissimo 🙂

Per conoscere meglio Farah —-> https://farahlizpallaro.com/

 

C’è bisogno di ribelli…

Bimbe, sveglia! I principi sono finiti perché c’è crisi e i regni hanno cominciato a traballare, le principesse non potevano più essere mantenute e sono state costrette a trovarsi un lavoro, naturalmente precario; streghe e cattivi, invece, ormai soddisfatti dei loro magheggi, si sono trasferiti a Tenerife ad invecchiare al sole e con il 7% di tasse. E finalmente anche nelle favole per bambini possono entrare nuovi personaggi a raccontarci altre versioni della storia. 😉 Ho ceduto anche io alla seduzione delle Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli: un po’ per la vicenda che ha accompagnato queste due autrici, ovvero aver aperto la loro attività a S.Francisco, essersi sovvenzionate il volume con una colletta online, averlo tradotto in millemila lingue e poi, finalmente, vedersi riconosciute in patria ed essere prime in classifica con una ristampa di 40.000 copie in meno di un mese; un po’ perché questa cosa della bambina ribelle me la sento vicina, un po’ perché mia nipote (a cui il libro è stato regalato dopo mia accurata lettura) si ribella pure troppo e magari le storie potevano esserle d’ispirazione. L’ho letto in una sera in compagnia dei miei A-MICI…

Si parla di donne di tutte le età e provenienze, donne dell’antichità e donne contemporanee, regine, scienziate, attiviste, sportive, intellettuali, modelle e politiche. Donne che hanno scelto cosa e chi essere, con forza, coraggio e determinazione. Libere dagli stereotipi e libere dagli schemi, soprattutto libere da tutte quelle imposizioni sociali che le avrebbero volute in tutt’altro ruolo rispetto a quello che poi hanno effettivamente interpretato, sfidando la famiglia, i mariti ed addirittura i governi. Insomma, 100 donne con carattere! Non ci sono solo le solite note, è stato bello scoprire personaggi di cui non ero a conoscenza, eppure mi rimane oscuro il criterio con cui sono state scelte, visto che sono molte quelle che sono restate fuori da questo volume (forse è una tattica per poi pubblicare una seconda parte?).

Eppure c’è qualcosa che mi ha lasciata perplessa. Prima fra tutte la scrittura: troppo complicata per dei bambini e troppo semplice per gli adulti; le biografie sono state ridotte ad una pagina e va bene, ma sia il lessico sia la costruzione non lo rendono, a mio avviso, fruibile dal bambino in solitaria e nello stesso tempo estremamente semplicistico per i grandi. A parte il “C’era una volta iniziale” non ho trovato nessun accorgimento fiabesco in grado di intrappolare i giovani lettori. Che poi quelli li intrappoli con i colori e le figuri a lato nessuno lo mette in dubbio, anche se anche alcune illustrazioni sono fin troppo fotografiche e adulte. Diciamo che secondo me funziona per i bambini se c’è un papà, una zia o una nonna fantasiosa che ci ricama qualche dettaglio extra in più…;)

Mentre sicuramente funziona per gli adulti che, leggendolo, ricordano a loro stessi quanto sia davvero importante seguire la propria strada, fare quello che piace, credere in se stessi e nelle proprie capacità e cercare di fare qualcosa di utile anche per il mondo che ci circonda. Una volta ripresa coscienza di ciò, passarlo ai propri cuccioli viene quasi in automatico. Cuccioli, sia maschi che femmine, perché sebbene le storie siano quelle di donne, credo vivamente che la lettura sia appropriata anche per i bambini; ecco perché avrei apportato una modifica anche al titolo, non limitandolo alle “bambine ribelli” ma estendendolo un po’ a tutti. Insomma, per fare dei passi in avanti su questo argomento è bene educare entrambi…o no?

Penso che in questo caso l’idea del libro sia superiore alla qualità del libro stesso, corredata da un’ottima campagna di marketing. In ogni caso tanto di cappello alle due autrici per il successo! 😉 Voi lo avete letto? Che ne pensate? Parliamone…

Libri a caso: principesse, principi e lieto fine (ma non il solito)

Lo stesso giorno che in aeroporto comprai il famoso “libro al buio“, mi scapparono in borsa altri due volumetti: uno lo volevo, “Terroni“, copertina rossa, Italia a testa in giù, saggio sul perché il “sud” è il “sud” (no, non vi parlerò di questo libro, promesso, ma chi volesse approfondire l’argomento con cose che NON si trovano sui libri di storia, si può accomodare); l’altro, siccome c’era un fantastico 2*1, è stata una scelta dettata dall’istinto e dal fatto che il volo sarebbe partito da lì a poco. Quindi ho acciuffato a caso questo…
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Lo so, il titolo non era un gran che, la storia dei principi e principesse poi (due palle), ma forse quel micro sottotitolo “Come liberarsi del proprio principe azzurro” mi ha leggermente invogliato. Ma non così tanto da leggerlo subito, così da luglio l’ho ripreso in mano qualche settimana fa. Perché il libro SENTE quando è il momento di essere letto e si palesa nel momento OPPORTUNO. La forma, in effetti, è quella di una favola in pieno stile Disney dei tempi che furono: re severo, regina impostata con paletto sotto alla gonna, principessa scalpitante ma con amichetta immaginaria che la fanno sembrare pazza agli occhi dei più (parla anche con gli alberi, i gufi e gli uccelli…e qui mi ricorda la sua compare biondo Cenere…); ci sono castelli, regole da rispettare, un principe perfetto con cui scatta un colpo di fulmine (ma dai?!?), un matrimonio, dei successi di lavoro ed è tutto molto bello…PrincipessaRanocchio2

Stavo per lanciarlo direttamente nel vuoto quando è arrivato il tracollo (che non vi svelo), ma qualcosa nella perfezione si rompe (non è che se nasci principessa deve andare per forza tutto bene, o no?): scleri, confusione, dubbi, tristezza, senso di inadeguatezza si avvolgono intorno alla Principessa che è invitata dal suo amico Gufo a cercare se stessa ed iniziare il suo percorso per raggiungere la verità, passando attraverso le emozioni, le illusioni, camminando nel Viale dei Ricordi, indagando nel futuro con un certo senso di smarrimento, fino a raggiungere il Tempio della Verità. Verità che, come al solito, sono banali e scontate. Verità che, quando siamo annebbiati dalla vita e dalle rotture di coglioni, vengono chiuse nel dimenticatoio. Ed invece sarebbe opportuno tirare fuori, giusto per ricordare che l’unità della vita viene dal doppio: bene/male, amore/odio, salute/malattia e tutte queste belle cose qua. Accettandolo, si vive più sereni. Forse… 😉

E poi, finalmente, nel contesto fiabesco arriva il finale che ci avrebbero sempre dovuto raccontare fin da piccole:

“Ma nelle favole non dovrebbe esserci un principe azzurro?”
“Sì, certo, lo trovi nelle storie che si leggono la sera prima ai bambini. In quelle che si svolgono nella vita reale il lieto fine c’è anche se manca il principe!

Amen! Ed il libro si chiude magicamente con…

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perché quello che sembra la “fine”, in realtà, è tranquillamente un nuovo inizio. Che di fine vera ne esiste solo una 😛

Sfashion è in libreria!

Oggi è IL giorno! Dopo slittamenti, imprevisti, macchine da stampa inceppate e movimenti astrali non identificati, finalmente SFASHION da oggi vedrà la luce delle librerie, reali e virtuali (se poi gli fate percepire anche il calore delle vostre case o il casino delle vostre borse lui sarà ancora più contento)! 😛

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Foto di Enrica Mannari

La presentazione di sabato scorso è stato il battesimo perfetto di un progetto che mi sta molto a cuore. E’ stato meraviglioso vedere la sala piena, di amici (ok, giocavo in casa) ma anche di perfetti sconosciuti, di occhi curiosi, interessati, divertiti, di mani alzate, di partecipazione viva e attiva. Io ho sempre il terrore delle presentazioni dei libri: ho paura che la gente si annoi (forse perché sono io la prima che mi rompo le palle durante certi incontri), che la sala lentamente si svuoti e che la pila dei libri rimanga pressoché intatta. Sabato non è successo niente di tutto ciò: ho visto sguardi attenti, ho sentito risate piene, sono stata piacevolmente stupita dalle domande (di solito nessuno chiede niente) e dalla richiesta del bis del booktrailer. Io mi sono divertita (dopo i primi 10 minuti di panico totale, la solita ansia da prestazione maledetta che non è perché è il terzo libro che non si presenta), chi c’era si è divertito ed i libri tornati a casa con me erano davvero pochi. Grande soddisfazione, quest’ultima, quella di aver suscitato interesse reale per i contenuti del libro. Ovviamente tutto è stato possibile grazie alle meravigliose compagne di palco che hanno condiviso questa esperienza con me, supportando e stimolando la discussione con intelligenti e brillanti riflessioni: LaMario, Enrica, Sara, Valentina ed Erika. GRAZIE!!!14563491_1386682118023665_6760629217119167557_n

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Insomma, non la faccio troppo lunga e non faccio nemmeno troppo pressing, le informazioni sul libro le avete già (se no potete ripescarle da queste parti), la pagina da seguire su FB è questa e per i curiosi c’è anche un profilo INSTAGRAM sfashionissimo. Chi si lancia nella lettura del libro ed ha voglia di condividere il suo parere, una foto o la sua massima espressione sfashionista come me, lo può fare scrivendo una recensione, mandandomi una mail a marina@morgatta.com o utilizzando l’hashtag #sfashion #sfashionthebook o #sfashionista sui santissimi social! Io vi verrò a pescare…in fin dei conti, Sfashion non è solo un libro, è uno stile di vita. Ed io sono convinta che di sfashionisti in giro ce ne sono un sacco…o no? 😉

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Prima di passare da H&M, passate in libreria!—> Marina “Morgatta” Savarese, SFASHION, Morellini Editore

Sfashion: anteprima sabato 29 a Firenze

Ci siamo. O meglio, ci siamo quasi. Il libro nuovo, SFASHION, che doveva già essere in libreria da almeno 5 giorni, in realtà è ancora a decantare dal distributore (macchine editoriali, io ci provo a capirle, ma non è che sia facilissimo), il che ha fatto slittare l’uscita al 3 novembre (sì, lo stesso giorno in cui esce la collezione di Kenzo per H&M, ora decidete voi se andare in libreria a sostenere una non-più-giovane autrice o ad alimentare il conto in banca di una megamultinazionale del fast fashion). Qualcuno mi ha saggiamente raccomandato, mentre ero in preda ad una sclerata da “non controllo sulle cose a causa di agenti esterni“, di stare tranquilla e di “sfruttare gli imprevisti come opportunità“. Ho respirato. E ho trasformato la prima presentazione, in una super ANTEPRIMA (insomma, sto cercando di vendermela così, giusto per farmi passare l’incazzatura)! 😉

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#Sfashion è un progetto a più mani e a più teste, un po’ come un mostro ma più simpatico! Ho fortemente voluto l’intervento di altre penne, oltre la mia, dei contributi autorevoli e con esperienza sul campo in grado di dare un valore aggiunto a tutto il progetto. Ecco, in occasione del 29, le potrete vedere (quasi) tutte. A presentare, direttamente da Roma, la mia compare del venerdì di m2o: ebbene sì, LaMario sarà con me, non solo perché mi vuole bene, ma perché è stata lei a scrivere la prefazione del libro (vi dico solo che io appena l’ho ricevuta mi sono messa a piangere). Enrica Mannari, colei che ha illustrato il libro cogliendone in pieno lo stile e rendendo l’atmosfera attraverso i disegni perfettamente in linea con lo spirito sfashionista, sarà con me (non solo perché è da 22 anni che mi sopporta) armata di penne e pennarelli a disegnare live su libri/segnalibri/manifesti/addominali scolpiti…fullsizerender-4

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Sara Paci, storica del costume, nonché mia ex. prof ai tempi in cui ero una giovane e speranzosa studente, ha deciso di supportare questo progetto e sarà con me per dispensare perle di saggezza e cenni storici che io ormai non ricordo più. Valentina Mancuso è una mia ex-allieva, invece (guarda te che casino di incroci), ed è una super-esperta del colore, specializzata nel linguaggio e psicologia dei colori nella moda; il suo contributo al libro è interessantissimo e mi ha comunicato ieri che ci sarà. Lei purtroppo non ci sarà questa volta, ma Anna Venere,body shape consultant“, ovvero esperta di forme del corpo che insegna le donne a vestire per come sono fatte e non necessariamente con quello che suggeriscono le riviste di moda, è presente nel  libro su un argomento veramente caro a tante donne: “Perché sta bene a tutte e a me no?“…ma non svelo niente di più. Se siete curiose c’è solo un modo…;)

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Ci sarà, invece, la proiezione su maxi schermo del booktrailer più figo dell’anno e presente in sala anche Erika Bastogi, la videomaker che lo ha magistralmente realizzato. Insomma, se non volete venire per me, ci sono altre 5 meravigliose donne con le quale poter interagire. O anche con Tony W, che selezionerà la musica post-chiacchierata. O se volete vi lascio parlare con mia mamma 😉

Vi aspetto (chi c’è) SABATO 29 OTTOBRE, al Caffè Letterario Le Murate, a Firenze, dalle ore 20.00! Dalle 19.00 aperitivo, per chi ha bisogno di avere un paio di drink in circolo prima di sentirmi parlare per un’ora 😛

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Sfashion: the (book) trailer

Da qualche anno a questa parte “usa” realizzare i trailer dei libri. Esattamente come quello che anticipa l’uscita di un film, il booktrailer è un video-clip che racconta la storia del libro, che ne suggerisce l’atmosfera, che ne cita parti, che lo fa intravedere attraverso immagini, suoni, personaggi e colori (e che dovrebbe farti venire voglia di leggerlo). Fino a che si parla di romanzi, realizzare questi spot è abbastanza semplice (dove c’è una trama ed una storia l’immagine arriva di conseguenza). Peccato che io ho scritto un saggio (mannaggia a me), ma desideravo tantissimo avere un booktrailer che potesse aiutarmi a diffondere lo Sfashionismo in giro per la rete. sfashion-book-trailer-foto34

Mi sono arrotolata nei miei pensieri per un po’, ho guardato cosa c’era in giro, mi sono fatta dei film da sola (ve lo dico, volevo rifare la sigla di Beautiful in versione sfashion, giusto per rimanere sul trash andante); poi fortunatamente sono arrivate altre due teste matte, Erika (videomaker professionista) ed Enrica (illustratrice del libro) a salvarmi dalle mie trappole, a darmi suggerimenti, a confrontarsi, a mescolare le idee; con delle ore di chiacchiere, rigorosamente vista mare, siamo arrivate ad una conclusione che incarna perfettamente lo spirito del librosfashion-book-trailer-foto29

La cosa meravigliosa e sorprendente è stata la semplicità di incastri del tutto: nonostante il pochissimo tempo a disposizione, le riprese sono state rapide e perfette grazie alla super-direzione di Erika, il sole ci ha accompagnato quando doveva, le porte dei teatri si sono aperte per farci intrufolare nei camerini, la voce è arrivata professionale al momento giusto ed io non sono morta sgusciando sulle pietre del tunnel buio…(sì, ci ho messo pure la mia, di faccia). Lavorare con professionisti che sono anche anime affini produce risultati sorprendenti: basta una parola, uno sguardo, un suggerimento ed è subito intesa. Motivo per cui i grazie non saranno mai abbastanza, ma GRAZIE davvero a tutti quelli che hanno lavorato e prestato il proprio tempo, professionalità e faccia a questo progettoschermata-2016-10-11-alle-20-33-36

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Sono felice ed emozionata, ma la faccio corta (che è pronto da dieci giorni e non vedevo l’ora di metterlo on line). Eccolo, il booktrailer di SFASHION:

Video di Erika Bastogihttp://www.erikabastogi.com/

Con: Enrica Mannari, Riccardo Ciliberti, Anna Maria Vannini, Marina Savarese

Voce di: Mariolina Simone

Adesso potete darmi feedback, commenti e anche andare a pre-ordinare il libro dal vostro libraio di fiducia! O anche online 😉

#sfashion is coming…really soon! (Anzi, per il bello della diretta e per la sagra dell’imprevisto mi hanno or ora comunicato che la data di uscita è gentilmente slittata al 27 OTTOBRE…come dire, le cose belle si fanno attendere…meglio che me la racconto così che sennò vado direttamente ad azzannare al collo lo stampatore).

Libri al buio

Ho sempre detestato gli incontri al buio: ho sempre sospettato che invece della “sorpresa” ci fosse dietro l’incu…ehm, la fregatura! Motivo per cui sto lontana dalle app e dai siti di incontri: hai voglia a mettere foto fuffa e scrivere frasi copiate dagli aforismari, io non mi fido! Mi sono fatta tentare, invece, dai “libri al buio”, ovvero volumi avvolti con carta da pacchi e spago dal contenuto nascosto, il cui unico indizio erano tre aggettivi e dieci righe appuntate a penna sul davanti.img_1349

Troppo spesso si giudicano i libri dalla copertina, io spesso li scelgo solo per quello (manco per il titolo), ecco perché l’intero scaffale di libri-nascosti mi ha solleticato immediatamente. Quando non hai una libraia di fiducia, quando non sai cosa scegliere, quando i best seller ti sembrano delle emerite cagate, quando non hai voglia dei classici, quando sei in un momento particolare della vita, ogni tanto abbandonarsi al caso letterario può dare divertenti soddisfazioni. Così mi sono avvicinata allo scaffale della libreria dell’Aeroporto di Napoli e ho cominciato a scorrere le tre parole appuntate in alto, quando ho incrociato le mie:

femminista, singolare, profetico

MIO! Ho letto poi gli appunti, sorridendo “Come ho fatto a diventare una di quelle persone che restano tutto il giorno in pantaloni da yoga? Prima le trovavo ridicole, con le loro mappe della felicità e i loro fiori della gratitudine e le borse di copertoni riciclati“. Ecco, questo per me già era profetico: avevo passato già due mesi a Ibiza, nei quali avevo iniziato a fare yoga, a passare le mie giornate in shorts e canotta e sulle mappe della felicità ci stavo lavorando. Ho deciso che sarebbe venuto via con me. L’ho aperto sull’aereo ed è spuntato lui:fullsizerender-6

Non era profetico, sembrava quasi una maledizione: “L’eroina della Offill è una giovane scrittrice che vorrebbe diventare un mostro di scrittura. (trovo delle affinità con la sottoscritta) E’ una donna che non si vuole sposare (ok, sono io), e che invece s’innamora, si sposa e ha una figlia (o cazzo, speriamo di no). Col tempo vede le proprie ambizioni andare in stallo, la maternità trasformarsi in una nuova forma di solitudine ed il matrimonio vacillare per un tradimento” (puppa). Appena finito di leggere ho pensato che certe volte sono i libri a scegliere te e non tu loro. Mi sono buttata dentro la storia di questa donna, con un filo d’ansia, non lo nascondo, ma lo stile narrativo, a metà tra diario e flusso di coscienza condito da un’ironia brillante e pure un po’ stronza, me lo hanno fatto divorare nel tempo di un volo Napoli-Ibiza. image12

Pensa al lavoro, non all’amore” era il post it che la protagonista teneva sulla scrivania. Ma i mantra giornalieri non le hanno impedito di cedere al sentimento, alla famiglia, alla maternità e di farsi sgretolare l’estro creativo in poco tempo. Una storia di ambizioni e di sentimenti, condita da citazioni letterarie e cinematografiche, di consigli per casalinghe recuperati dal 1800, come quello che dice “La lettura indiscriminata dei romanzi è una delle abitudini più nocive alle quali una donna possa sottoporsi. Oltre a trasmettere una visione mendace della natura umana porterà ad un’apatia nell’assolvimento dei lavori domestici e a uno sprezzo della realtà quotidiana“. Una vita “normale”, nella sua naturale imperfezione, che alterna drammi a momenti di felicità ed il cui finale non è sicuramente quello delle fiabe, ma quello che lascia dentro un senso di agitazione, mista a malinconia, angoscia ed un grosso punto interrogativo. Io, nel frattempo, il  famoso post it me lo sono attaccato sull’agenda…nonostante ciò, il libro al buio era quello giusto per me. Che faccio, provo anche con gli uomini adesso?!? 😉

Avete mai preso un libro-al-buio? Cosa vi è uscito?

Inciampare nel principe azzurro? Mah…

Qualche tempo fa una mia amica mi ha lanciato sul letto questo dicendomi “L’ho visto in cantina e ho pensato a te. Leggilo vai.FullSizeRender

SGRUNT. E’ stata la prima reazione. Il secondo pensiero: perché mai ha pensato a me, che io ho intitolato un intero capito del mio secondo libroIl principe azzurro non esiste“? E a seguire: e poi io non inciampo nel principe, al massimo ci casco sopra e lo schiaccio con il mio culone, così lui muore e siamo di nuovo punto e d’accapo. L’ho messo da una parte e mi sono rifiutata di leggerlo per un po’. Dopotutto stavo leggendo “La Donna Perfetta, storia di Barbie“…che mi sembrava molto più interessante. Però quel libro ha continuato a guardarmi, infastidendomi. Oltre al titolo a destare la mia curiosità è stata anche la scritta “vincitrice del premio Bancarella” (e non posso negare che sono professionalmente incuriosita da chi vince premi, così, giusto per capire COSA viene premiato e tentare di capire anche il perché) e anche “Autrice del Bestseller Ti prego lasciati odiare“, che già il titolo me la fa prendere male. Lo so, libri con proto-storie d’amore e con titoli smielati e zuccherosi vendono. Ma sticazzi, io non li scriverò MAI. 😉 Quindi qualche settimana fa l’ho preso in mano…e l’ho letto.reading-mood-free-desktop-wallpaper-1920x1080

Dunque, il libro si fa leggere, la scrittura scorre facile come quella di un libro per bambini. Niente paroloni, niente esercizi di stile, nessun tipo di prodezza estetica della lingua. Tutto tranquillo, molto semplice e funzionale alla storia. Già, la storia (perdonate la sintesi estrema). Una figa single che fa un lavoro che a lei apparentemente non piace viene trasferita a Seul; il caso vuole che il capo non sia un coreano sfigato, ma un bel mix coreano-statunitense gnocco, di potere, enigmatico, pieno di soldi, con l’aria da stronzo ma in fondo buono. E indovina un po’? Entrambi si innamorano l’uno dell’altra. Ovviamente questo verrà dichiarato alla fine del libro (200 e passa pagine), ma si evinceva chiaramente fin dal loro primo incontro (descritto a pagina 30). E vissero felici e contenti.large

Pausa. Ah, e questo sarebbe inciampare nel Principe Azzurro? Queste a casa mia si chiamano Botte di Culo per Privilegiate (che se lavorava alle poste vedrai 1-che a Seul non ce la mandavano; 2-al massimo il superiore è un brianzolo con la panza, una moglie terrona e 3 figlie, Femmine.) In più LUI sembra una rivisitazione di Mr Gray, ovviamente con meno perversioni (in fin dei conti è mezzo coreano), ma ugualmente “perfettino” e “comandino”. LEI ti rimane subito sulle palle: ha tutto e si lamenta troppo per i miei gusti.  In più fa la dura finta indipendente ed in certi frangenti anche eccessivamente paranoica. Insomma, ti sei trombata il capo che è palesemente innamorato di te, cosa fai te la tiri anche? E fai quella “No, forse stiamo sbagliando…“. Dai bimba, non sei credibile! 😉

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Quindi, come si farebbe ad inciampare in questo principe? Il segreto è lavorare, vivere, uscire, rischiare e magari qualcuno di decente lo incontri. FINE. Premio Bancarella…forse volevano scrivere Premio Banco del Mercato delle Cascine, perché di così innovativo o stilisticamente brillante, io, non ci ho trovato niente! E non c’ho nemmeno trovato il Principe dentro. Ora posso tornare ai miei Saggi Impegnati 😉

Book Vs Ebook?

geekgirlL’automobile ha sostituito la carrozza, ma non ha mai sostituito la bicicletta“. Ha esordito più o meno così Teresa Porcella, docente di Progettazione editoriale presso la Scuola Internazionale di Comix, libraia e autrice di libri per bambini, ad una delle lezioni di politica editoriale organizzate da Nardini Bookstore a Firenze. Si parlava dell’ormai aperta lotta tra cartaceo e digitale.

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Devo ammetterlo, amo la tecnologia, vivo sui social, lavoro nel web, ma per quanto riguarda i libri sono ancora una maledetta nostalgica. A me piace la carta, piacciono i libri, il loro essere massicci o super-fini, il profumo, il rumore delle pagine che si girano, le copertine, l’averli in giro disposti per casa e poterli guardare, prendere, rileggere e rileggere quante volte voglio. Io ai libri gli voglio bene. L’oggetto libro mi incanta, ancora di più da quando ho capito e scoperto il reale sbattimento per metterlo al mondo…e sul mercato. Ma il mondo va avanti, la tecnologia avanza e se gli ebook reader e le edizioni digitali stanno conquistando parte di questo mercato editoriale un motivo ci sarà: sono pratici, spesso interattivi (ebook 3.0) e ne puoi avere tantissimi a portata di mano. Sempre. Grande comodità, quindi, soprattutto quando si viaggia o si sta via per molto tempo. Come se ci fosse bisogno di portarsi 30 libri per forza…o come se non si potesse approfittare di un’escursione in una libreria locale per acquistare una nuova lettura all’occorrenza…457c37cbc4fee3572cbabe331d626908Ma il marketing regna sovrano sopra ad ogni cosa e ci ha inculcato questa necessità in mente, giocando anche su argomenti degni di una riflessione: ridurre il consumo di carta, che è cosa buona e giusta (cosa che, secondo me, si potrebbe agilmente risolvere semplicemente producendo meno libri), la praticità, onesto valore aggiunto, la possibile fruizione di contenuti multimediali all’interno di un e-book, tipo ingrandire immagini, cliccare su un QR code e fruire di ulteriori contenuti: ed io mi domando, è sempre un libro o è diventato altro, tipo una App o un sito web interattivo? E soprattutto, cos’è oggi un libro?!?f0082aa16be8378a5664d28bf3cf3836

Marzullianesimo a parte, credo che questa lotta sia senza senso.Sono gusti ed abitudini, e sui gusti non si discute (e non si lotta, o almeno non si dovrebbe)! Credo che le librerie non moriranno mai e che il cartaceo non sparirà mai del tutto. Questo perché certi tipi di libri sono come le biciclette: sono esperienze che vanno oltre il loro scopo, che hanno il compito di farti apprezzare il percorso invece che la destinazione, che creano interazione e soprattutto relazione. Certi libri sono dei potenti strumenti di relazione: provate a sostituire i libri per bambini con degli ipad. Dove va a finire la scoperta, il tatto, il gioco, l’essere affezionato alla mamma che sfoglia le pagine e legge una storia all’infinito, all’inventare ogni volta un racconto diverso solo guardando le figure? fad64da7f457387ef93998f6d0950bbf

Non si può. E se convivono serenamente auto e bici, possono tranquillamente coesistere libri & ebook. Che ne dite?76d4bdb981a195e9f2b2fa4146ddc100

Come capire se il tuo gatto sta cercando di ucciderti

Amo i gatti. Ma questo temo si fosse intuito. Snoop&Nuri sono i miei inseparabili pelosi, ma ogni bestiola a forma di micio che incontro è un potenziale essere da strizzare e disturbare. E’ più forte di me, non ce la faccio a resistere. Li amo talmente tanto che la Mimo mi ha regalato questo meraviglioso e buffo libro…IMG_7861

In questo volumetto tutti i comportamenti ben noti dei nostri amici-pellicciotti vengono caricati di nuovi ed inaspettati significati: una rivoluzione felina in piena regola! Stando al libro, i miei mi vorrebbero ammazzare…e sono convinta che anche i vostri! Prendete nota…;)Schermata 2014-01-15 a 19.00.14

Ti massaggia con le zampine (quale gatto non lo fa?): Quello che in realtà potrebbe sembrare un gesto d’affetto in realtà è un metodo accurato per studiare i tuoi organi interni in cerca di punti deboli.

-Scava ossessivamente nella lettiera (è un incubo!!!): dopo averla usata, spargendo sabbia ovunque. Si sta allenando a seppellirti!

-Ti sfida con lo sguardo (i miei mi fissano spesso con la faccia a scemi): quando accade, non voltarti per nessuna ragione. Lo prenderebbe come un segno di debolezza e ti attaccherebbe all’istante.Nurionthemoon RomantiSnoop

(Visti così non sembrano così male intenzionati, no?)Schermata 2014-01-15 a 19.07.45

-Porta in casa animali morti (i miei li lasciano sparsi nel giardino): Non cascarci: non è un regalo. E’ un avvertimento.

-Vomita erbacce (e non solo…e soprattutto di notte): attraverso questo doloroso processo di nutrimento e purificazione prepara mente e corpo alla lotta.

-Ti osserva nascosto nel buio (mi osservano sempre, al buio, alla luce e spesso nei momenti meno opportuni): tutti sanno che studiare la vittima nel suo habitat è fondamentale.CIMG8150

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(buste, scatole, armadi…ogni posto è buono per spiare la vittima)

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-Finge di dormire sui dispositivi elettronici (sempre, ogni volta che mi distraggo li trovo appollaiati sulla tastiera): gli umani hanno a disposizione tecnologie avanzate. Lui ne è consapevole. Il primo passo per neutralizzare la vittima è sabotare ogni comunicazione con il mondo esterno.

-Ti mette le zampe in faccia mentre dormi (zampe, code, muso…cercano di soffocarmi come possono): probabilmente non sarà in grado di soffocarti, ma ciò non significa che smetterà di provarci.

-Schizza via da qualsiasi stanza in cui entri alla velocità della luce (no, i miei sono troppo pigri per schizzare via, al massimo trottolano parlottando tra di loro): ecco l’epilogo di un’imboscata fallita.

CIMG7215.JPGSiete anche voi potenziali vittime del vostro micetto?!? Io avrei riscontrato altri possibili segnali di “guerra”, ma ve li racconto la prossima volta! 😉 Miao

Per sbirciare negli altri aneddoti del libro basta andare qui http://theoatmeal.com/