Biotecnologie: la scienza al servizio della circolarità!

Ciao, sono tornata. Mi sono presa un mese per osservare, leggere, documentarmi e raccogliere informazioni. Ed eccomi qui, pronta ad inaugurare una nuova stagione #sfashionista in cui si parla dell’ “altra moda” e tutto quello che le gira intorno. L’idea è quella di guardare alla moda con occhio critico e curioso, di vagliare e conoscere alternative ed instillare la voglia di prendere quest’industria meno sul serio, lasciandosi ispirare da modelli e suggestioni che non sono certo quelli che vediamo sui media tradizionali (figurati). Accomodatevi quindi e, qualunque curiosità, dubbio, perplessità, approfondimento desiderato…CHIEDETEMI! Sono qui per voi… 😉

Fonte: Red Carpet Green Dress Instagram Profile

Ormai sappiamo bene che lo sfruttamento delle risorse naturali da parte dell’uomo è arrivato ad un momento critico per cui le stiamo riducendo all’osso, impoverendo l’ambiente anno dopo anno con una pericolosa costanza. Per questo sentiamo parlare spesso di economia circolare, dove con questa circolarità si intende una catena produttiva in grado di riassorbire e riciclare quello che produce o che rimetta in gioco i materiali senza dover utilizzare nuove materie prime. La faccio semplice: il maglione fatto con il filato ottenuto da lana riciclata non deve andare a spennare un’altra pecora per realizzare filato nuovo. Spiegazione rapida ma efficace, no? 😉 Mentre da una parte le tecnologie si stanno attivando per riciclare il riciclabile (ma ancora siamo lontani dal poter riciclare tutto, per esempio se un capo è fatto di cotone misto lino già non si può riciclare più), le bio-tecnologie sono attive già da parecchi anni per alleviare la nostra impronta chimica di approvvigionamento e produzione eliminando gli sprechi. Bio che?!? Andiamo con ordine…

Le preoccupazioni legate all’ambiente non sono una storia dei giorni nostri, ma già negli anni 90 ci stavamo accorgendo che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Bioneer – pioniere biologico – è un termine coniato proprio all’inizio degli anni novanta; le bio-tecnologie sono messe al servizio della società per sviluppare materiali biodegradabili coltivati ​​in laboratorio utilizzati principalmente nella moda, nel design e nell’architettura. Esiste una fitta comunità di biologi, scienziati dei materiali e ingegneri che impiegano batteri, funghi, alghe, tè fermentato, lievito e altri microrganismi, per produrre indumenti, imballaggi ed elementi di interior design. Sembra fantascienza e a tratti moralmente discutibile, ma in questo caso meglio mettere da parte i pregiudizi e pensare al risultato finale che si vuole ottenere. Questo tipo di progressi biotecnologici hanno il potenziale per ridurre l’uso eccessivo del suolo, dell’acqua e del degrado ambientale in generale; così come la riduzione dell’allevamento del bestiame, dei rifiuti e dell’uso di sostanze chimiche tossiche (la nostra impronta ambientale pesante si alleggerirebbe notevolmente).

Foto credits: Biofabricate Instagram Profile

Anche in questo caso la pioniera visionaria è una donna, Suzanne Lee, che dal 2003 insieme al collega scienziato David Hepworth, usavano bagni e giardini per “coltivare” materiali. Come? Utilizzando gli stessi ingredienti che si usano per preparare la Kombucha (so bene di cosa si tratta perché la mia amica Erika è esperta di questa materia, solo in cucina), come zucchero, aceto di sidro di mele e tè verde. Così Suzanne Lee ha dato vita a capi realizzati con cellulosa batterica. C’è voluta una quantità industriale di esperimenti con la fermentazione per avere un un materiale simile alla pelle che può essere gettato nel bidone del compostaggio poiché è sia biodegradabile che compostabile. Oggi Suzanne è capo della BioFabricate, prima società di consulenza al mondo dedicata al bio design, e di Modern Meadow Inc, una rete di sviluppatori di materiali il cui scopo è fondere design, biologia e tecnologia ed il cui motto è “creare, non distruggere“!

From BoltThreads Website

Stesso motto e stesso concept utilizzati dalla Bolt Threads, azienda dedicata alla ricerca sui materiali e della quale vi avevo parlato in merito alla creazione della Seta biologica: Il Microsilk, progettato da DNA spider, lievito e acqua, è una seta di ragno sintetica, elastica e morbida. Con la quale Stella McCartney ha realizzato una prima collezione nel 2017. Ma non si sono fermati qui. Da una recente sperimentazione è uscito fuori anche MyloTM, un materiale simile alla pelle realizzato con micelio, la radice batterica dei funghi. Il micelio viene coltivato e monitorato nei laboratori, evitando l’allevamento del bestiame, gli sprechi di materiale e i gas serra dispersi nell’aria per produrre pelle. Tutte queste sono alternative pratiche, ecologiche e realizzate in un’ottica circolare. Oltre tutto, questi processi abbattono anche le emissioni di CO2 o quanto meno provano a controllarle e ridurle con un’accurata osservazione del lavoro in corso.

Pic From BoltThreads Website

Moda ma non solo. Le applicazioni di questi materiali spaziano dal design all’architettura, dal packaging agli imballaggi fino ai mobili e ai pannelli isolanti. Le alternative sono molte, così come le sperimentazioni che si stanno facendo per rendere queste soluzioni riproducibili non su scala immensa, ma almeno in quantità sufficienti per essere davvero un’alternativa alla sintetizzazione di materie prime naturali. Non so cosa ne pensate, ma a me questo connubio tra biologia e design mi sembra quasi magia…

Pic From BoltThreads Website

Che questa sia parte della giusta direzione da prendere? Ditemi che ve ne pare. A breve approfondimento su questi materiali…