Il corsetto virtuale: strette nella morsa mediatica che non ci dà pace!

Donne, diffidate degli stilisti: detestano il corpo femminile e vogliono costringerlo a somigliare a quello dei giovani maschi da loro prediletti!”- Brigitte Bardot – Non so se il vero motivo di accanimento verso le donne sia la predilezione del maschio da parte dei signori Stilisti, ma di certo è innegabile che, nel corso dei secoli, i guru dello stile hanno sempre cercato di modellare il corpo femminile affinché raggiungesse degli ideali estetici, come dire, innaturali. Basta pensare ai simpatici bustini di stecche di balena usati dalle donne del Settecento e Ottocento per strizzarsi le membra fino a spezzarsi le costole pur di avere il vitino di vespa tanto in voga a quei tempi; oppure ai vertiginosi tacchi a spillo di epoca più recente indossati per rendere le gambe più lunghe e slanciate spesso a discapito di postura e legamenti vari. O, ancora, le graziose donne cinesi alle quali veniva spezzato l’arco plantare e tenuto il piede in bende strettissime per poter sfoggiare un’andatura aggraziata, mentre le loro amiche giapponesi si sono lavate la faccia per anni con polvere di riso per avere il colorito bianco come la porcellana. ” (Dal libro “Sfashion”)

I corsetti fatti di lacci e stecche di balena ce li siamo levati, in alcuni casi qualcuna ha pensato bene di dare fuoco ai reggiseni per protesta, ma nonostante tutto, dopo anni di grandi lotte e piccole conquiste, siamo ancora strette in un corsetto. E’ un corsetto virtuale che si avvolge subdolo sul nostro essere e che ci costringe ad una schiavitù silenziosa, la nostra, quella che viviamo in questo momento in cui più mezzi abbiamo per usare la nostra voce, più siamo esposte e più siamo martellate da tutti i punti di vista. Siamo nel 2020 e ancora sulle riviste trovano spazio articoli che parlano di come affrontare i problemi dell’età e come combattere gli inestetismi!

L’estate effettivamente deve essere una stagione tremenda, giornalisticamente parlando (questa nello specifico poi)! Diciamo che non ricadere sempre sui soliti argomenti e consigli scontati è alquanto difficile, quindi faremo finta di non dare troppa importanza agli ennesimi articoli sui solari o sulle indicazioni per affrontare il caldo. Ci sono stati però una raffica di articoli che hanno attirato la mia attenzione e causato la mia indignazione:

Dalla criolipolisi alla radiofrequenza: i trattamenti d’urto in vista delle vacanze” (eh sì, perché fa brutto presentarsi nella hall dell’albergo con un po’ di cellulite, pare ci sia una sovrattassa)

Oggi è il Bikini Day, e il tema “depilazione” si fa quanto mai scottante. Peli superflui: sì o no?” (che due palle questi peli)

Comunemente dette braccia «a tendina», si presentano solitamente superati i 40 anni. Abbiamo chiesto consiglio all’esperto“ (perché non chiediamo direttamente all’esorcista?!?)

Potrei andare all’infinito, ma mi fermo qui. Le domande, però, mi sorgono spontanee: possibile che debbano sempre dire a noi donne che normali segni di avanzamento anagrafico debbano essere trattati come difetti da curare? Possibile che a 40 anni ci si debba adoperare in qualsiasi modo per avere ancora il corpo e la faccia di quando avevamo 20 anni? E come mai non c’è nessun giornalista che spacci articoli sui rimedi miracolosi per il gravissimo problema delle palle calanti dopo i 40? No? Solo difetti femminili? Vi piace vincere facile…

Foto dal profilo di Danae Mercer

Pensavamo di esserci tolte il corsetto, eppure con questa serie di messaggi molto diretti e poco mascherati il giornalismo contemporaneo  (come anche i media, sia social che tradizionali) cerca sempre di instillare un senso di inadeguatezza, stringe i lacci del dover lottare sempre e costantemente contro il tempo e  far di tutto per essere sempre splendenti e perfette. Non è necessariamente un problema di contenuto, ma di forma e modi. Un certo tipo di terminologia e di parole sono come una costante doccia cinese che agisce sull’inconscio e, volenti o nolenti, qualcosa a livello profondo e subliminale innescano. E così impazzano diete, trattamenti urto, punturine e chirurgia a profusione. Le motivazione come il “lo faccio per me“, “è che mi piaccio di più” si raccontano agli altri e pure a se stessi, ma sono convinta che il martellamento costante è complice di queste azioni. Se fosse venduto come naturale il trascorrere del tempo e la bellezza che deriva dal prendersi cura del proprio guscio senza essere schiavi di modelli impossibili, sarebbe tutta un’altra storia. 

Invece la storia ci racconta che questo tipo di manipolazione ha origine fin dai tempi dei tempi; esistono ancora tracce evidenti e preziose testimonianze vintage in testate degli anni 60/70, dove i titoli erano ancora più raccapriccianti, dove la cellulite era un “mostro da combattere” e “guai ad andare in giro con i peli, vuoi che tuo marito pensi di avere in casa una scimmia?”. Insomma, anche allora ci andavano giù pesante e il gioco non è cambiato. Non solo grazie alle riviste, femminili e non, ma anche grazie alle immagini patinate che ci regalano quotidianamente i social media e dove filtri e pose studiate ad hoc dettano i nuovi standard di un’apparenza che non esiste (a questo proposito ho incontrato e mi sono innamorata del profilo di Danae Mercer, che svela trucchi per pose e scatti perfetti). 

Insomma, nonostante un sacco di discorsi sull’emancipazione e sull’empowerment femminile, ancora tocca leggere certi articoli (spesso scritti da donne), dove si intravede di tutto meno la libertà di essere quello che si vuole…e di invecchiare serenamente!!!

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