Buccia di Banana/ Fashion Campaign: why #24

Prima del Covid, prima di essere bloccati nelle nostre case, prima che ci passasse la voglia delle vacanze, insomma prima di tutto il casino, molti marchi avevano già scattato le loro campagne per questa primavera-estate. Invitanti suggestioni visive che dovrebbero in qualche modo animarci e farci sognare…O_o

brand: charles and keith / campagna: distanza sociale versione spiaggia

Distanza sì, distanza no! Mascherine sì, mascherine no! La verità è che con le dritte della “nuova normalità” (che già fa paura come termine) non ci si capisce un gran che; ed è anche vero che se negli stabilimenti la distanza è stabilita dagli ombrelloni, nelle spiagge libere diventa più complicato. Ecco un suggerimento decisamente fashion e molto concettuale per prendere le distanze dal vicino di asciugamano 😉 Mi raccomando però, vestiti di tutto punto, accessoriati e con l’espressione depressa!

brand: PINKO / campagna: Il toro si prende per le corna

E’ noto che in certe situazioni il toro vada preso per le corna! Ma Pinko preferisce prenderlo alla vecchia maniera, redini e via, tentare la sorte. Fondamentale il completino da cow boy completamente pieno di glitter e frange: serve per stordire l’animale in questione, che con il rosso si agita, ma con gli sbrilluccichi va completamente nel pallone.

brand: LOUIS VUITTON / campagna: distanza fLOREALE

Chi non riesce a mantenere la distanza sociale e ha bisogno di una dose di tenerezza e vicinanza, può optare per un piano B che prevede un contatto stretto con la natura, che sempre aiuta nei momenti di difficoltà, ma comunque una distanza dal prossimo. Ora la domanda è: potevano abbracciare una palma e non estirpare quintalate di rose?!? O_o

brand: louis vuitton / campagna: ladri di banani

L’invidia è una brutta bestia! Ma anche camminare con scarponi e giaccone sulla spiaggia non deve essere simpatico per niente. Eppure questo è òutfit consigliato per passeggiate in solitaria (sempre per la questione post-pandemica), dove i volumi del soprabito e  la borsa da mare (!?!) sono perfetti per raccogliere conchiglie, sassi, legnetti e per imboscare caschi di banane sottratti al giardino del vicino. Attenzione alle foglie, quelle nasconderle del tutto è decisamente più difficile…

brand: SAINT LAURENT / campagna: STRISCIA LA BISCIA

In realtà il serpentello pare chiamarsi Charlie Brown, amico del fotografo che l’ha selezionato per questo lavoro degno di nota in cui la sua presenza è fondamentale per ravvivare questa combinazione leggings/top (della misura sbagliata) di un’originalità sbalorditiva. Ecco che il piccolo Charlie arrotolato diventa un punto focale di attrazione che rende questo scatto una patinata immagine di vita degli animali. Da apprezzare il fatto che la signorina non abbia usato l’appuntita punta di metallo della scarpa per scacciare Charlie…

brand: VIVIENNE WESTWOOD / campagna: IL peso della solitudine

La solitudine pesa come una sardina gigante riempita di sabbia che schiaccia la testa! L’espressione non poteva essere più triste…

Buon lunedì 😉

La belle(zza) e la bestia: un giro nel mondo del beauty

La moda non si esaurisce certo con i vestiti. C’è un altro settore al quale, se vogliamo essere coerenti e rallentare i ritmi consumistici a largo spettro, bisogna dare uno sguardo e prestare un po’ di attenzione: accomodiamoci nel fantastico mondo del beauty!!!

L’industria della bellezza non è bellissima: avvelena la fauna selvatica con microplastiche (quelle che di sovente si trovano in scrub e peeling) e glitter (sì, pure quelli finiscono in mare), rovina gli oceani con contenitori non riciclabili e rappresenta un terzo di tutti i rifiuti di discarica (120 miliardi di unità di imballaggi non riciclabili ogni anno, la maggior parte dei quali impiega fino a 1000 anni per decomporsi). Abbiamo tutti diversi barattolini in bagno, a tutti piace prendersi cura del proprio corpo e della propria pelle (ed è una cosa buona e giusta), ma come al solito gli eccessi fanno danni. Eccessi che negli ultimi anni sono stati fomentati dalla rete e dalla grande quantità di beauty-guru che si sono affollati sugli schermi di Youtube! Tutorial di trucco e di routine al bagno hanno creato un circolo vizioso (e competitivo) nel quale l’influencer di turno cerca, grazie a codici sconto e contratti con grosse aziende, di far comprare di più. Insomma, il meccanismo poco si differenzia da quello del fast fashion, tanto che c’è chi parla anche di fast beauty. Il creare delle necessità laddove non ci sono è una vecchia legge del marketing in fondo, ma c’è bisogno di avere rossetti con 10 sfumature di rosso o mille prodotti per il contouring (Il contouring è una tecnica di trucco che consiste nel disegnare con appositi correttori zone di luce o di ombra sul viso, in modo da ridefinire i volumi. Nata in ambito teatrale, e più specificatamente nel mondo del drag per emulare i tratti femminili, è stata portata alla ribalta dalla signora Kardashian), inutili a meno che non si debba fare show in teatro? Anche in questo caso l’idea è quella di spingere il consumatore a comprare infinite quantità di prodotti dei quali non c’è bisogno (ovviamente con la scusa della bellezza e del divertimento travestito da empowerment e affermazione di sè…una leva sulla quale si spinge sempre troppo spesso e che è anche diventata retorica) e che verranno utilizzati molto poco.

Un peccato, considerato che i cosmetici non hanno una vita poi così lunga (mascara un paio di mesi, rossetti al massimo due anni, creme anche meno), e accumularli senza usarli è decisamente insostenibile. A questo c’è da aggiungere che moltissimi produttori di cosmetici hanno dislocato le loro produzioni in Cina e nel Sud Est Asiatico, con un cambio non tanto nella composizione dei prodotti, quanto nelle condizioni di lavoro e nella possibilità di fare test su animali (cosa che in Europa è vietata dal 2013). Quello che poi ci mettiamo a contatto con la pelle dovrebbe avere la nostra attenzione, imparando a leggere gli INCI(International Nomenclature for Cosmetic Ingredients), ovvero la famosa lista degli ingredienti. Insomma, ben vengano creme e cosmetici, ma senza accumulare in maniera compulsiva in un nome di una società basata ancora sulla bellezza a tutti i costi; e sopratutto senza compromettere il benessere del pianeta e del prossimo.

sostenibilità, cosmetica E routine

Anche per quanto riguarda i prodotti per la cura della pelle esistono alternative valide create tenendo conto della responsabilità sociale e ambientale. Queste comprendono la scelta delle materie prime prevalentemente naturali e biologiche, l’approvvigionamento etico,  gli imballaggi biodegradabili o riciclabili. Attenzione e cura, dall’inizio alla fine, per il cliente e tutto l’ambiente circostante. Sono sempre più le aziende orientate in questa direzione e prestare un po’ di attenzione anche a cosa ci mettiamo sulla pelle, oltre ai vestiti, fa parte di un processo verso una consapevolezza maggiore a 360°. Quindi, ben venga la beauty routine, ma con i prodotti giusti (domanda: esattamente, quanti prodotti usate la mattina?!?) e senza farsi prendere da bulimia e fascino dell’ennesimo barattolino che promette miracoli formato crema. Prima finite sempre quella che c’è già sulla mensola del bagno…o no? 😉

Io da piccola piccola avevo una passione per le creme di mia mamma (e della mamma della mia migliore amica), che puntualmente mettevamo per gioco chiuse in bagno (e non vi dico gli urli quando ci scoprivano)! Il prendersi cura del proprio corpo è un insegnamento che la Mamy mi ha passato in maniera sana ed equilibrata (almeno credo :P), ma non ho mai avuto un ordine disciplinato e regolare per la beauty routine…poi sono arrivate le rughe, si sono avvicinati i 40 e sono diventata più disciplinata! Vediamo quanto duro…;)

—>In foto la linea di prodotti che sto usando al momento: sono naturali “Eden-Energia della Natura“, senza parabeni, paraffine, siliconi e profumi aggiunti; formulati con estratti vegetali, oli essenziali e sostanze provenienti da agricoltura biologica…che si vedono! (L’olio iodato con il sale e le alghe marine nella bottiglia è il mio preferito in assoluto). E poi sono completamente Made in Tuscany, un altro modo per sostenere l’economia locale e far crescere aziende di zona che si impegnano in maniera etica e sostenibile. Con piccoli accorgimenti si può fare tutto senza 😉

Con il codice —> P006/20 un piccolo sconto per provarli andando sullo shop https://www.edenshop.store/ <—

Buccia di Banana/Manipolazioni pubblicitarie e articoli inutili

La Moda, si sa, ha uno stuolo di servitori al suo servizio. Tra questi chi scrive di Lei sicuramente ha un posto di prestigio, perché volenti o nolenti è grazie ai mezzi di comunicazione che ci arrivano tutte le scintillanti news su abbigliamento&Co. Accessori, colori, tendenze e stili dettati da personaggi più o meno illustri ed autorevoli. Il “come” se ne parla e se ne scrive FA LA DIFFERENZA. Ecco perché, in questo momento in cui tutto sembra scuotersi in nome di un ribaltamento di valori e modalità produttive, vedere che chi scrive di moda lo fa sempre in maniera manipolatoria, vuota, ed approssimata mi fa veramente cascare le…:) Buon lunedì!

Ma cos’è il “TUNING” spensierato? E soprattutto siamo sicuri che c’è questa valanga di spensieratezza in giro? Mah…Ancora una volta l’abuso degli inglesismi genera perplessità ed il solito vecchio pensiero “ma parla come magni”!!!

MANIPOLAZIONE e PUBBLICITA’ (nemmeno troppo occulta) di uno dei colossi che non avrebbero più bisogno di essere menzionati dalle testate giornalistiche da qui all’eternità. La costruzione della frase mostra: 1-Un’affermazione di dubbia provenienza (chi te lo ha detto che è il più venduto?!?); 2-Pubblicità al Signor Amazon; 3-Spinta sulla questione tutta al femminile legata alle paranoie curve-costume-nudità, una cagata pazzesca che ci rivendono costantemente per alimentare le insicurezza; 4-Rush finale con accento sul prezzo che incentiva all’acquisto di beni che costano poco (sì, ma a che prezzo)?

Il simpatico pezzo prosegue con un’altra affermazione appetitosa FIGHISSIMO-COSTATO POCHISSIMO. E l’altra interessante notizia che per fare ricerca sulle tendenze stagionali si va su Amazon…ma davvero? Sono rimasta mooolto indietro…

Le banalità non finiscono qui. A quel punto dobbiamo scoprire cosa c’è di così figo in questo costume e apprendiamo che: 1-è NERO, che come è noto, STA BENE A TUTTE (!!!); 2-“ha le caratteristiche giuste per avvolgere alla perfezione tutte le curve“…la vacuità di questa affermazione che non fornisce nessun tipo di dettaglio o precisazione tecnica su quali siano queste caratteristiche mi lascia intendere che non c’è nessuna competenza tecnica dietro a chi scrive o che c’è semplicemente la necessità di proporre molti contenuti senza nessun tipo di cura. MA DAVVERO noi vogliamo leggere queste cose? IO, sicuro che NO! 3- la vestibiltà regolare è un altro concetto che andrebbe approfondito, ma vabbè…

Finalmente siamo arrivati in fondo a questo articolo in cui ho appreso che questo famigerato marchio del costume più cool e venduto di questa stagione è di proprietà di Amazon (cosa che non depone a suo favore a mio avviso); ma soprattutto che “tendenze principali per i costumi da bagno nell’estate 2020: la conferma che il pezzo unico è un must a cui non rinunciare assolutamente!“. E ora la mia puntigliosa penna rossa si chiede: come fa il costume più venduto su Amazon ad essere UN PEZZO UNICO?!?! C’è evidentemente ancora moltissima strada da fare…

L’analisi del testo è finita. Andiamo in pace. (Pretendendo di leggere meglio, perché di questi articoli vuoti dai titoli altisonanti non se ne può più…sembra che ci prendano per scemi e noi scemi non siamo)! #slowriting