OPEN: Ripartiamo dall’apertura (mentale e non solo)

Nel 2004 ho aperto il mio primo negozio, un Concept Store in zona Santa Croce a Firenze; avevo 24 anni e quello era un sogno che si realizzava. Quel sogno aveva un nome, un nome che racchiudeva una filosofia ben precisa non sono legata a quel progetto ma alla vita stessa: OPEN! Open come l’apertura mentale, qualità per me indispensabile; Open come una piazza all’aria aperta che potesse funzionare da punto di riferimento senza barriere; Open come l’accoglienza, era il nostro salotto dove tutti erano i benvenuti; Open, come una scatola senza coperchio pronta a dare e ricevere, senza nessun vincolo. No, non vi inonderò di nostalgiche memorie. Solo fare un focus sull’apertura, necessaria per far entrare l’aria del cambiamento. Apertura che, ahimé, nonostante parole e discorsi farciti di buone intenzioni, non vedo ancora. Nella Moda, così come nei circoli chiusi della Moda Sostenibile.

Ho letto molti articoli, ascoltato podcast e seguito le affermazioni di personaggi più o meno illustri ed autorevoli del mondo della moda, nei quali il succo del discorso era riassumibile in “Meno male c’è stata questa pausa forzata, perché la moda ha bisogno di essere ripensata“! Poi l’articolo successivo titolava: “Come faremo senza sfilate per un anno?” e quello dopo ancora “Spostate le fiere milanesi a settembre 2020“! Insomma, ripensarla sì, ma senza rinunciare a niente di ciò che c’è stato fino ad ora. Parlare bene é facile, rimettersi in gioco essendo disposti a rinunciare a qualcosa un po’ meno. Quando penso al RIPENSARE immagino scenari diversi, immagino nuovi modi di presentare prodotti, immagino collezioni che non seguono un calendario imposto, immagino il ritorno ai Creativi con la “C” maiuscola, quelli che non pensano solo fuori dalla scatola…ma quelli che la scatola non la vedono nemmeno, immagino nuove forme di comunicazione, distribuzione e vendita. Una Moda che sia in grado di produrre senso, oltre che prodotti, che parli alle persone e non ai “consumatori” (che mi sembra che abbiamo già consumato il consumabile), che torni ad essere un mezzo per l’espressione della libertà individuale lontana dai giudizi e dai modelli imposti…e non un subdolo gioco psicologico orientato al senso di inadeguatezza generato dal non avere il must have di stagione! E alla fine di tutto ciò mi immagino un universo collaborativo dove non ci sono Guru illuminati diffusori di verità effimere, né seguaci obbedienti come cagnolini e nemmeno fashion victim; dove non ci sono gelosie e preziosi contatti da custodire, dove non esistono “quelli fighi” e “quelli sfigati” ma quelli che fanno e che sono in grado di fare rete in nome di un obiettivo comune e dove, per una volta, la Moda possa fare a meno della sua autoreferenzialità che la contraddistingue da secoli. Sì, quando faccio i miei viaggi mentali immagino scenari al limite dell’utopia…dopotutto almeno con la testa sarà libera di dare forma al mondo che vorrei, no? 😉

Quando iniziai a sentir parlare di Fashion Revolution in qualche modo mi sono sentita meno sola: finalmente un gruppo (folto, poi diventato numerosissimo) di persone che condividono i miei stessi valori e che si adoperano per un cambiamento nella Moda. Finalmente un movimento in grado di dare una scossa a tutti quegli aspetti discutibili del sistema, da quelli legati all’etica passando per il rispetto per l’ambiente fino all’atteggiamento tipico dei lavoratori della Moda. Ecco, su questo punto mi sono dovuta ricredere, con mio sgomento e disillusione! La rete di rivoluzionari del sistema intrecciata a livello globale ha fatto numerosi passi in avanti, riversando una buona dose di consapevolezza sull’utenza finale così come una bella pressione sui brand per spronarli alla trasparenza e alla sostenibilità come valore base. Ma per quanto riguarda atteggiamento ed apertura…la storia dei circoli e delle preziose torri d’avorio si ripete, come il copione dello stesso film al quale hanno solo cambiato il nome!!! Che peccato. Un peccato che invece di riunire ed essere tutti più forti a lavorare per un obiettivo comune, ognuno faccia il suo tirando l’acqua al suo piccolo orticello. Un peccato che si cerchino di replicare le dinamiche e le occasioni della Moda, idealizzandoli come obiettivi imprescindibili (se non finisci su Vogue comunque non sei nessuno O_o)! Un peccato che invece di dare vita a qualcosa di grande e dirompente si vada avanti con piccoli passi che si disperdono nel vuoto. Un peccato che non si riesca a parlare, confrontarsi e coordinarsi (soprattutto in un Paese relativamente contenuto come l’Italia) e che ad avere voce siano sempre gli stessi. Un peccato che non si veda un’opportunità nel fare rete ma solo una rottura di coglioni o comunque una perdita di energie che vengono meno al proprio business. Un grande peccato che si debba fare a gara a chi è arrivato per primo (una volta che sei arrivato primo, se la tua motivazione è forte, l’interesse dovrebbe essere la diffusione, non il riconoscimento) e che si continui a sgomitare. Nella Moda quasi peggio che in politica…

Quando dividi invece di unire l’entropia diminuisce!

Il momento di disillusione iniziale ha lasciato spazio ad uno sdegno composto (almeno nelle espressioni pubbliche, poi in privato sbrocco senza ritegno 😛 ) e la consapevolezza che il mio impegno sarà sempre orientato verso etica e sostenibilità, ma corredato da una dimensione umana orientata all’apertura e alla collaborazione. Se è vero che sbagliando si impara è vero pure che si impara anche guardando le cazzate degli altri (o almeno sono chiari i modelli che non si ha intenzione di replicare). Ed in questo senso io mi sono riproposta di non voler assolutamente aderire a queste dinamiche “chiuse”. Mai! Non fanno parte di me e nemmeno della mia visione del mondo. “Sarà difficile, la Moda è sempre stata così” – mi ha detto qualche giorno fa un’amica. Ha ragione. Sarà difficile. Magari sarà l’ennesima lotta contro i mulini a vento. E non sarà certo l’ultima impresa “difficile” e poco digeribile in cui mi imbarco. Ma questi sono i valori in cui credo e quelli che mi spingono quotidianamente a proseguire. Fortunatamente in questi anni ho incontrato menti altrettanto aperte e illuminate, collaborative ed entusiaste; fortunatamente siamo in tanti. Insomma, io al creare connessioni ci credo ancora. Al potere dell’unione per cercare di tessere qualcosa di più grande di un singolo nodo. Credo ancora alle persone, ai progetti, ai sogni e agli obiettivi comuni e condivisi. Credo meno alle promesse di cambiamenti di questi giorni, ma mi piacerebbe essere smentita ;). In ogni caso a breve SFASHION-NET vedrà la luce. Per quanto mi riguarda, tutto il resto, sostenibile e non, è sempre moda…

Stasera in diretta alle 19 sul mio profilo instagram ve ne parlo meglio in diretta con Guya!

 

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