Andrà come deve andare (bene universale)

Andrà tutto bene. Bene per chi? Bene. Cos’è il bene? Una parola, un’entità astratta, un’idea, il rovescio di una medaglia. Quello che è bene per me non è bene per qualcun altro. L’idea che tutto torni alla normalità è una boccata d’aria in questi giorni di fiato sospeso…eppure anche la normalità, come il bene, è un dato relativo. Normale andare al lavoro almeno 8 ore al giorno con capi e colleghi che spesso rendono la vita pesante; normale rientrare a casa stanchi e dare le giuste attenzioni alla prole; normale uscire il fine settimana, bere, mangiare, consumare come sempre. Tutto normale. Normale che i governi facciano i loro sporchi giochi senza pensare al BENE comune, normale che per trarre profitto da ogni situazione si passi sopra alle persone e alla natura, normale che il Dio Denaro sia quello che guida ogni azione, normale che chiari segnali vengano ignorati perché fa comodo così, normale che i privilegi stiano sempre dalla stessa parte. Davvero vogliamo tornare ad una normalità subdolamente imposta dall’alto? A quella normalità che ci ha condotto allo stato in cui siamo adesso?

Virus a parte, c’erano già stati in precedenza chiari segnali di intolleranza da parte del Pianeta che  dovevano far presagire cose non proprio belle: collassi ambientali, sbalzi climatici importanti, scosse sociali. Insomma, l’estinzione già ce la stavamo meritando prima. Ora abbiamo l’opportunità di redimerci e di ripensare a tutto quello che è stato fatto. Ad ampio raggio. Partendo da una base che ci è sfuggita di mente: siamo tutti parte dello stesso universo! Un concetto molto ampio da visualizzare, a volte totalmente distante dal nostro micro-cosmo che non da non entrare a far parte nemmeno nel più remoto dei pensieri. Universo. Universo, se usato come aggettivo, indica un’unità coerente, un intero, riferibile anche ad un ambito specifico (l’universo della politica, dello sport o dell’istruzione, da cui deriva anche il concetto di università). Quando l’idea di universo è stata estesa geograficamente a tutto lo spazio astronomico, mondo compreso, ecco che l’universo diventa davvero IL Tutto, quello dove è racchiusa ogni cosa. Non solo è racchiusa, ma il senso è quello che tutto è rivolto all’ “uno”, un’unica direzione verso la quale l’esistente dovrebbe volgere. Tutti sotto lo stesso cielo. Tutti con un destino comune. Tutti accomunati dalla stessa sorte. Di cui tutti siamo, in parte, responsabili.

Penso che diversi problemi siano derivati dalla disconnessione con l’Universo. Da quel far finta che che se il dito mignolo riceve una martellata e si rompe non fa parte del mio stesso corpo. E chi se ne frega, io manco lo vedo il dito! Poi però quel mignolo ignorato può diventare una mano che non si muove, un braccio che va in cancrena, un busto paralizzato ed una persona, intera, che non si riesce più a muovere. Ferma…con tutte le conseguenze che la stasi prolungata porta. E solo a quel punto, nella stasi totale e forzata, ci accorgiamo che FORSE il mignolo non se la passava benissimo e se FORSE avessimo dato retta ai primi segnali alla paralisi non ci saremo nemmeno arrivati! O_o Ecco, a volte ho come la sensazione che questo schiaffo gigante che l’Universo (o chi per Lui) ci sta dando non sia arrivato a caso, ma  al momento giusto (o forse appena un po’ in ritardo) per ricordarci che il mignolo esiste ed è parte di noi. Che siamo tutti parte di un UNO. E che è la disconnessione totale che ci ha portato fino a qui. L’Australia brucia…e chi se ne frega, tanto è laggiù! Guerre civili in oriente…vabbè, se la vedano tra di loro. Rialzo della temperatura terreste…meglio, così l’estate dura più a lungo! I lavoratori del Bangladesh che muoiono per il crollo delle aziende in cui prestano servizio sottopagati…pazienza, andiamo a fare un giro di shopping? Farsi paralizzare dal malessere globale no, ma nemmeno essere totalmente isolati nella propria bolla. E comunque sempre consci del fatto che ogni maledettissimo singolo gesto ha delle conseguenze. Di tutti. E su tutto.

In queste settimane sono stata sopraffatta dallo Sconforto, sono stata soffocata dai pensieri e dall’ansia globale per la situazione di apnea ed incertezza in cui stiamo vivendo; poi è arrivata una ventata di Speranza, dove sì, c’è voluto uno schiaffo sonoro ma forse la tanto auspicata Consapevolezza corredata dalla sua amica Empatia è giunta alle orecchie e alle coscienze dei più. E forse si potrà ricominciare davvero in maniera diversa: ripensando alle persone, al pianeta, al rispetto, alla politica orientata al bene comune e non alle tasche di pochi privilegiati. Sull’ondata di ottimismo utopico e a tratti naif è arrivato a surfare il Dubbio: post e frasi di circostanza, pensieri frutto della clausura forzata che in realtà potrebbero trasformarsi in bolle d’aria, pronte ad esplodere dopo il primo via libera che ci autorizza ad uscire. La paura fa fare cose strane, ma quando poi la paura scompare le nuove convinzioni reggeranno? Le cose possono andare molto peggio, come abbiamo potuto notare la solidarietà iniziale in alcune circostanze ha lasciato spazio all’aggressività e alla rabbia. I tanto desiderati abbracci non li vuole più nessuno per ora, ma forse nemmeno dopo perché “chissà dove e con chi sei stato“. Mah…speranza e dubbio ballano, insieme, su un bel pavimento di Rabbia. Sì, a tratti sono incazzata nera, con tutto: con chi ci governa e non ce la racconta giusta, con chi non rinuncia ai propri privilegi nemmeno nel caos più totale, con chi punta sempre il dito, con chi cavalca l’onda senza un minimo di empatia, con chi guarda solo al suo orto, con chi si lamenta sempre e comunque, con chi polemizza gratis, con chi non vede l’ora che torni tutto normale. Normale, normale per chi?

Poi guardo fuori dalla finestra e vedo la poesia. L’orizzonte, il mare ed i colori di un tramonto che nessun pittore riuscirà mai a riprodurre. Faccio un respiro profondo. Io non lo so come andrà. Spero sempre nell’evoluzione della specie, ma alle brutte contemplo anche l’invasione aliena! 😉 Se tutti volgessimo lo sguardo nella stessa direzione, chissà, forse vivremo in un mondo migliore. Se al “bene” personale sostituissimo il “bene” universale forse potrebbe andare tutto bene davvero. In ogni caso andrà come deve andare…