Colorati sì, ma a modino!!! (Parte 1)

Quando si parla di impatto ambientale della moda si casca sempre sul tessuto e su quanto la sua dispersione sul suolo non sia favorevole al respiro di madre natura. Ed i colori?!? Inutile negare quanto io sia cromofila e anche un po’ cromo-dipendente, così come è inutile negare che i colori fanno parte del gioco della moda da sempre, con le storie di certe nuance che sorgono proprio da stili e tendenze divenuti iconici nel tempo (azzurro Tiffany, rosso Valentino, ecc). Eppure anche le tinture si portano dietro macchie che spesso sono difficili da lavare via (a questo proposito consiglio sempre il documentario “The Blue River” per avere un’idea di quanto stiamo colorando la natura in maniera impropria). Non c’è bisogno di rinunciare al colore (morirei), solo capire quali sono le problematiche e cercare soluzioni alternative per ridurre i danni o evitare di farne!

1. Problema: spreco d’acqua

A livello mondiale, l’industria tessile consuma tra i sei e i nove trilioni di litri d’acqua all’anno, e questo solo per la tintura dei tessuti. TRILIONI…io riesco ad immaginarmeli veramente male, ma per darvi un’idea è come riempire più di due milioni di piscine olimpioniche con acqua dolce ogni anno! Insomma, per un mondo dove l’acqua scarseggia buttarne così tanta mi sembra uno schiaffo alla Natura (che poi, come ben vedete, si ribella).

2. Problema: sostanze chimiche

Circa tre-quarti di tutta l’acqua consumata dagli stabilimenti di tintura finisce col diventare acqua di scarto non potabile: una sorta di miscuglio tossico composto da tinture, alcali, metalli pesanti e le sostanze chimiche utilizzate per fissare il colore sui nostri capi. Ora, non demonizziamo la chimica, che esiste in qualsiasi processo vitale; diciamo che trovare il modo di controllarla e di fare le cose “pulite” agevolerebbe il tutto! Purtroppo in alcuni stabilimenti indiani certe sostanze chimiche proibite in Europa vengono ancora usate; oltre al fatto che non vengono installati appropriati impianti di depurazione e le acqua vengono scaricate direttamente nei fiumi così come sono: colorate e piene di sostanze tossiche! Sostanze chimiche che hanno ripercussioni sull’ecosistema locale e sulle persone che utilizzano quell’acqua, con ovvie ripercussioni su flora, fauna e tutta la catena alimentare! 

3. Problema: il rischio disoccupazione

Nel bene e nel male, le tintorie rappresentano un’importante fonte di occupazione e reddito: circa l’81% dell’economia d’esportazione del Bangladeshper dirne unaè costituita da capi di abbigliamento. Le donne sono l’80% della manodopera mondiale impiegata nell’industria tessile e sono la fascia più a rischio (oltre che quella più sottopagata e con turni più stressanti al limite dell’umano). Nel valutare alternative ai sistemi inquinanti di tintura è di fondamentale importanza evitare una disoccupazione massiccia!

4. Problema: il consumismo innato

Lo abbiamo detto molte volte e lo continuerò a ripetere: è il sistema che va ripensato a 360°.  L’approccio lineare basato sul “prendi, consuma, distruggi” è la base dell’insostenibilità. Ed è quello che andrebbe scardinato prima di pensare a tutte le possibili alternative tessili e chimiche! Insomma, tutto bene se i marchi usano tessuti riciclati e tingono con i micro-organismi, ma  lo sforzo è inutile se poi i capi vengono gettati via senza pensarci due volte o se la filiera produttiva sfrutta la manodopera. Questo sia sempre chiaro e ben stampato in mente!

5. Problema: tinture naturali su ampia scala?

Le tinture naturali sono la variante ecologica della storia ma, come i tessuti naturali, non sono certo la bacchetta magica! Anche i pigmenti naturali spesso sono difficili da reperire, necessitano terra arabile per la produzione (il che vuol dire levare terra per la coltivazione di cibo) e hanno bisogno di metalli pesanti per fissare il colore. Insomma, su larga scala non vanno benissimo nemmeno questi…(forse è il caso di ridurre la scala?!?)

soluzioni: tecniche artigianali e nuove tecnologie nell’ottica di un’economia circolare

Tradizione e tecnologia se fuse insieme in una nuova ottica possono dare risultati inaspettati e funzionali. I processi di tintura sintetica sono stati introdotti negli Anni 60, scalzando quasi completamente le conoscenze di tintura naturale. Ma non sono mai scomparse, anzi, le colorazioni che derivano dalle piante continuano a sopravvivere e non solo; le tinture di questo genere sono legate ad una creatura vivente, ad una conoscenza e una saggezza più elevate; tecniche veramente millenarie come la cocciniglia per produrre il rosso, il muschio degli alberi per creare toni color oro e la melagrana per il nero. Le tinte naturali, però, non sono fatte per il consumo di massa ma per capi individuali e l’espressione personale…o piccole produzioni. In sostegno arriva il crescente movimento del biodesign (vedi Faber Future) che integra organismi viventi come i batteri all’interno di nuovi materiali, facendo collaborare in sinergia design e scienza! E’ del 2011 la scoperta di un microbo produttore di pigmenti che poteva essere usato per tingere i tessuti. Il micro organismo in questione è in grado di produrre un colore che oscilla tra il rosa e il blu a seconda del pH del terreno in cui si trova il microbo, e crea una splendida gamma di effetti sul tessuto. Questa tecnica consuma 500 volte meno acqua rispetto ai procedimenti di tintura standard ed elimina completamente le sostanze chimiche dannose. Giusto per dirne una…Altre soluzioni possibili arrivano da sottoprodotti dell’industria alimentare; ad esempio l’azienda Colorfix ha convertito la melassa, un sottoprodotto dello zucchero, in coloranti che possono essere utilizzati nel settore delle tinture tessili, sostituendo le sostanze chimiche per il fissaggio del colore con i sottoprodotti dei biocarburanti. Anche in questo caso riutilizzare i materiali di scarto significa  consumare 10 volte meno acqua e il 20% in meno di energia. Se poi a tutte le alternative e le innovazioni aggiungiamo un po’ di sano buon senso e la voglia di far durare di più i capi, direi che forse ce la possiamo cavare 😉

Per la parte due vi aspetto la prossima settimana! Stasera #sfashiontalkshow in diretta alle 19.30 sul mio profilo instagram. Domani invece sarò ospite del TSH The student hotel per un webinar in compagnia di Susanna Nicoletti sul “Future of Fashion e Curiosità“! 😉