Fashion Reboot: le mie impressioni della prima edizione del WSM

Lo scorso fine settimana sono stata al primo salone italiano dedicato “all’altra moda“, quella sensibile al cambiamento climatico, quella che pensa all’ambiente, alle persone e che si adopera per essere meno impattante ed accattivante allo stesso tempo (grazie Signore, in Italia, come sempre, c’abbiamo tempi lunghi). Un percorso che si è snodato su due pieni di alcuni locali del Base Milano (Ex Ansaldo), in piena zona Tortona. Ad aprire il percorso alcuni pezzi della mostra Sustainable Thinking direttamente dal Museo Ferragamo (noi ve ne avevamo parlato qui); al piano superiore, allestito con piccoli corner, esponevamo vari marchi, selezionati in basi a criteri di sostenibilità, innovazione, etica, recupero dei materiali e upcycling. I miei occhi sono caduti immediatamente qui:

INSANE IN THE RAIN

Una carrellata di colori e fantasie alla quale non ho resistito: gli impermeabili super pop di Insane in the rain sono il perfetto esempio di un’estetica streetwear e contemporanea che si combina alla ricerca di materiali innovativi e performanti. Gli impermeabili sono realizzati con RPET, un tessuto ottenuto con il riciclo delle bottigliette di plastica (PET, appunto), il che contribuisce a ridurre la quantità di plastica in discarica (circa 17-23 bottiglie per ogni giacca) oltre al fatto di non utilizzare il petrolio per produrre nuovo poliestere. Evitano inoltre di utilizzare plastica aggiuntiva o di nuova provenienza in tutte le procedure industriali, come  produzione, spedizione o distribuzione. Sani principi, coerenza, allegria nello stile e soprattutto una comunicazione fatta bene, cosa che ho apprezzato moltissimo perché solitamente c’è una grossa carenza (i marchi “etici” pensano che l’estetica non sia importante, ed è lì che si tirano la zappa sui piedi)! 😉

Qualche passo più in là sono inciampata negli occhiali di NEUBAU

Ad attirare la mia attenzione sono stati prima i modelli dalle forme interessanti, poi un cartello nel quale si leggeva che gli occhiali erano prodotti dalla pianta di ricino! Ed effettivamente, come ci hanno spiegato, questi occhiali sono stati sviluppati con il natural3D, un materiale 100% bio-based utilizzabile per la stampa 3d. Dai semi di ricino si estrae un olio che viene successivamente polverizzato e reso utilizzabile dalla stampante 3d che, strato dopo strato, realizza la montatura senza alcun tipo di scarto. La finitura è perfetta e gli occhiali sono tutti leggerissimi e comodi  (non segnano, non stringono, non molestano); oltre al fatto di proporre un sacco di modelli e colori dalle forme più disparate. Una sintesi perfetta di stile, sofisticatezza tecnologica e sostenibilità. L’azienda madre, viennese, supporta un sacco di iniziative legate all’ambiente e al riciclo. Io e LaMario ce ne siamo provate parecchi 😉

Decisamente più artistico, minuzioso e materico il lavoro di Sofia Lerner, una designer metà tedesca e metà peruviana che dal 2016 ha fondato l’omonimo brand in quel di Lima (Perù) collaborando con artigiani locali e lavorando sul recupero dei materiali, denim in primis, per creare capi nuovi ed unici. Vecchi jeans vengono smontati, scomposti e ricomposti sotto forma di cappotti, trench, jeans e giubbotti; un lavoro certosino dove l’abilità manuale degli artigiani locali si mette al servizio della creatività per dare vita a nuovi tessuti con i quali verranno poi tagliati e realizzati i capi. Santa pazienza, risultato interessante.

BGBL BOUNCING BAGS

Avevano attirato la mia attenzione già al Pitti Uomo; ritrovarla anche a Milano è stata una conferma ed una piacevole sorpresa. La particolarità di queste borse e zaini sta nell’uso (o meglio nel ri-uso) di palloni da basket provenienti da varie società sportive che vengono poi abbinati con la pelle per comporre accessori dal design unico. “Vogliamo unire una sensibilità ecologica a una passione per il design italiano, prendendo come concept le varie anime dello sport“. Anima sportiva, anima ecologia e passione per il bello: queste le fondamenta del marchio che ha visto la luce un paio di anni fa, come mi racconta la sua fondatrice; i palloni vengono lavati, tagliati ed assemblati con pelle di alta qualità direttamente nel distretto di Como, a pochi Km da casa. Il risultato è una combinazione che rimbalza tra lo streetwear ed il contemporaneo, adatta per gli amanti dello sport, perfetta per chi vuole distinguersi in modo originale (siamo in zona lusso, però, ve lo dico già)! Per questa edizione di Pitti è stata presentata una collaborazione speciale con i Da Move, crew italiana di riferimento in Europa per i suoi spettacolari show freestyle di basket, calcio, bike; per festeggiare i 20 anni dalla nascita dei Da Move, BGBL ha realizzato una collezione speciale che che ripercorre alcune tra le tappe fondamentali della storia del collettivo, utilizzando per un modello di zaino unisex i palloni che hanno “coreografato” le più importanti esibizioni del team nel mondo.

Uno spazio è stato dedicato anche ad un concorso aperto a nuovi progetti sia di design sia di servizi, dove è stato un piacere ritrovare Zero Barra Cento (uno dei primi marchi che avevo presentato in questa rubrica) con la sua linea di capi spalla unisex e concepiti per non avere sprechi al momento del taglio (zero waste design, vi avevo parlato anche di questo ;P ); ed anche Vic, Very Important Choice, la piattaforma italiana dove è possibile noleggiare abiti  e accessori dei migliori brand eco-fashion, in uno spazio dove si connettono produttori e consumatori consapevoli, una piazza virtuale dove trovare informazioni e condividere saperi ed esperienze. Presente anche Orange Fiber, idea e brevetto italiano dei primi tessuti realizzati dai prodotti degli agrumi (ma di loro vi parlerò a breve in modo approfondito). Una panoramica ampia e curata delle nuove opzioni della Moda, corredata anche da workshop e talk durante i quali sono stati affrontati argomenti legati al futuro del fashion (io sono ancora molto perplessa al momento, vedo ancora tanta strada davanti, ma almeno c’è una direzione). Tutto sommato è stato un inizio, soprattutto per quanto riguarda l’inserimento di nuovi contenuti in Saloni “ufficiali”.

Io, nella mia visione utopica in cui tutto il sistemata vada in qualche modo rinnovato, avrei optato per un formato diverso, fuori dalle logiche stantie di fiere-espositori-compratori-stampa (che poi questi compratori ci saranno arrivati fino? Avranno fatto ordini? Troveremo questo tipo di prodotti nei negozi davvero? Boh…). E’ stata comunque una buona fonte di spunti e ispirazione.

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