Provocazioni a fin di bene: #sfashionmagazine #0

Qualche giorno fa, mentre riprogrammavo il nuovo anno lavorativo, ho avuto un lampo, ovviamente fuori programma: tira fuori Sfashion Magazine per Pitti! L’idea di una rivista Sfashion é nella mia mente da diversi anni, ma la cosa non si é mai concretizzata su cartaceo; ci sono gli articoli qui sul blog e ci sono stati su I Like It Magazine per quasi due anni. La rivista come la immagino io é ancora lontana, ma ho pensato tra me e me “perché non iniziare da qualcosa di piccolo, provocante, esplosivo e nello stesso tempo illuminante da spargere in giro durante il Pitti?” Ed é così che nel giro di due giorni é nato lui…

Un quartino, un foglio in bianco e nero alla vecchia maniera con un impostazione da quotidiano ed i titoli acchiappa-attenzione e messaggi chiari e forti, comprensibili ai più senza troppi filtri. La missione di questo oggetto é duplice: da una parte provocare apertamente gli addetti ai lavori e nello stesso tempo invitare alla riflessione su come il fashion business vada ripensato in un’ottica di apertura, umanità, etica e leggerezza. La notizia choc in apertura riguarda il sorriso, quello che manca sempre a chi lavora nella Moda, perché per essere davvero fashion si deve essere imbronciati, seri, scuri, al massimo malinconici come un grigio topo, ma illuminati dal sorriso no! É un affronto a glitter&pailettes: solo loro hanno il diritto di luccicare! 😉 É intervenuto sul tema per l’illustrazione di copertina Francesco Ripoli…

Dall’altra parte ho voluto puntare il dito sulla sostenibilità come tendenza, che in molti casi diventa solo un’operazione di marketing risciacquato nell’eco. Un invito a non lasciarsi convincere da belle parole o azioni di facciata, ma controllare e domandare chiarezza ai marchi preferiti. Uno spiraglio sui fatti positivi e sulla domanda in crescita di prodotti rispettosi dell’ambiente e delle persone mi sembrava doverosa, anche solo per incoraggiare a fare sempre meglio…

Gli eventi parlano chiaro, Greta si è sgolata per un anno intero facendo scendere in piazza milioni di persone, il movimento della Fashion Revolution e la Campagna Abiti Puliti hanno portato alla luce numeri e fatti che non si possono più ignorare, a patto di tenere volontaria- mente occhi e orecchie chiusi, limitandosi a vivere nella propria bolla dorata. Emergenza climatica, inquinamento ai massimi livelli e schiavitù contemporanea sono temi caldi verso i quali siamo stati chiamati a prendere misure immediate a partire dalla vita quotidiana di ognuno (che se aspettiamo i governi facciamo prima ad esplodere)! Picchia e mena, insisti per convinzione o semplicemente per omologazione, le coscienze si sono cominciate a smuovere; in fin dei conti noi siamo la domanda, noi possiamo fare la differenza. In questo modo anche le aziende e le organizzazioni hanno dovuto prendere atto di varie questioni e regolarsi di conseguenza. La notizia positiva è che i numeri sono in crescita: grazie al Transparency Index il 70% delle aziende ha reso nota la filiera produttiva ed in generale c’è stato un incremento medio del 9% dei punteggi (si stanno impegnando di più per fare meglio); i consumatori vogliono più informazioni e sono più orientati all’acquisto di marchi che sono veramente sostenibili, sempre più consci del fatto che allungare la vita dei propri capi di alcuni mesi o anni può ridurre emissioni di Co2, evita spazzatura inutile e salva l’acqua dal massiccio inquinamento. La strada è aperta. Possiamo decidere se percorrerla o girarci dall’altra parte…

Da ieri é in giro alla Fortezza, fuori e dentro, grazie agli amici di Fashion Room, book store di fiducia specializzato in libri legati a moda, costume, design e comunicazione. Questo weekend verrà con me a Milano e a breve, sperando di farvi cosa gradita, il PDF sarà disponibile gratuitamente sul mio sito 🙂

Il vero #sfashionista non molla mai. E di sicuro non sarò io la prima 😉

Stasera, in diretta su Instagram, riprendono gli #Sfashiontalk in versione rinnovata. Iniziamo l’anno alla grande. Che ne dite?

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