Grucce, cartellini e packaging: i dettagli che possono fare la differenza

Quando si sente parlare di “impatto ambientale” della moda la mente va subito ai materiali, ai tessuti, ai coloranti e molto raramente alle minuterie metalliche. Ma quasi mai si pensa a tutto il resto: cartellini, grucce, packaging ed imballaggi. Eh, lo so che già stavamo facendo fatica a destreggiarci tra la scelta del cotone bio e quello tradizionale, però per completare il quadro bisogna aggiungere gli ultimi tasselli. Dettagli, sì, ma che se scelti nella maniera giusta possono fare la differenza per il tanto amato Ambiente! Quindi pure per noi…

Etichette e cartellini fanno parte dell’identità del capo e dell’immagine del brand. Piccoli stendardi recanti il logo o il nome del marchio, hanno anche una funzione informativa (etichette composizione, Paese di provenienza, istruzioni di lavaggio, ecc), oltre che estetica. Inutile dire che sono in pochi a guardare le etichette, ma sono tantissimi quelli che le staccano immediatamenteperché graffiano o danno fastidio“, così come i cartellini vanno subito a finire nella spazzatura (mi auguro sempre almeno nel cestino della carta). Questi preziosi dettagli di branding, che indubbiamente rifiniscono il capo e conferiscono un’immagine più gradevole,  durano il tempo del tragitto dal negozio a casa. Lo stesso trattamento è riservato a tutti quegli imballaggi nei quali oggetti più o meno preziosi vengono avvolti per essere spediti ai negozi, ma anche per confezioni regalo o quando vengono acquistati online e spediti (in questo caso abbiamo un imballo in più, quello della spedizione, spesso sotto forma di busta di plastica). La funzione del packaging non è semplicemente quella di proteggere il prodotto (ne basterebbe molto meno ve lo assicuro): è legata all’immagine, alla differenziazione dagli altri marchi e di rendere il prodotto attraente rispetto alla concorrenza. Si va dalla semplice busta di plastica dentro alla quale vengono messe t-shirt e maglioni per farli arrivare al punto vendita, il sacchettino di plastica dove si infilano i bottoni di riserva, la gruccia, fino alla velina, scatola, carta regalo, nastro, busta, adesivo chiudi busta e altro nastro ancora per confezionare un pacchetto…quando non c’è un packaging apposito anche per il singolo oggetto. POI?!? Tutte cose che vengono buttate appena arrivati a casa…

A tutto ciò che succede nel punto vendita si aggiunge quello che ha comportato l’aumento delle vendite online: qui, oltre al packaging del capo, vanno sommati gli imballi, la carta bollicina (divertente da strizzare ma sempre plastica è), i supporti di polistirolo, i lacci rigidi…insomma, l’effetto spazzatura post-spacchettamento dei regali di Natale lo abbiamo presente un po’ tutti, no? O_o Per farla breve i problemi sono 3: #1 Il packaging eccessivo; #2 L’uso di materiali non biodegradabili e nemmeno riciclabili; #3 Green washing anche per quanto riguarda certi materiali ritenuti “bio” ma che in realtà sono bioplastiche che si suddividono semplicemente in pezzi sempre più piccoli, causando microplastiche o pezzi simili alla plastica che sono forse più distruttivi e persino più difficili da pulire dalle nostre terre e corsi d’acqua rispetto a interi prodotti di plastica.  Quindi? Quindi, lungi dal privare la Moda dei sui preziosi “gusci“, forse avrebbe senso ridimensionare il tutto ed affrontare anche questo argomento con un occhio alla Natura, una mano sulla coscienza e l’altro occhio alle tecnologie ed innovazioni per quanto riguarda il Biodesign ed il Packaging Sostenibile!

Le alternative sono molte, basta conoscerle e scegliere con cura il “guscio” più adatto e meno impattante, magari ri-pensandolo in maniera utile, trasformabile a sua volta in un altro oggetto di facile uso o in ogni caso semplice da smaltire…

Carta batte plastica: imballi e gusci di plastica ANCHE BASTA! La carta rimane una soluzione migliore se non altro perché è rinnovabile e naturalmente biodegradabile. Quando si sceglie la carta, meglio accertarsi che ci sia la certificazione FSC: Il Forest Stewardship Council (FSC) certifica che qualsiasi prodotto proveniente da una foresta è stato acquistato in modo ecologico, socialmente responsabile ed economicamente sostenibile. Senza danni e abusi. Nel panorama dei “cartai” un occhio speciale merita il nostrano FAVINI, che ha sviluppato diverse gamme di prodotti ottenute con scarti agro industriali (bucce di arancia, caffè, uva, nocciole, olive, ecc), con  i residui del tessile e con fibre totalmente riciclate. Qui tutte le specifiche.

Coloranti sicuri e non tossici: l’imballaggio è spesso sbiancato e tinto con sostanze chimiche dannose non solo per l’ambiente, ma anche per chi maneggia il prodotto. Cerca coloranti naturali e non tossici come la soia invece del tradizionale inchiostro a base di petrolio. Ma anche coloranti ad acqua. La carta tinta o stampata in questo modo è anche più facile da riciclare. Stessa storia per quanto riguarda acidi&co:

Alternative sintetiche veramente compostabili: anche se la “plastica biodegradabile” non è effettivamente biodegradabile, esistono comunque alcune opzioni naturali e realmente biodegradabili. Per sostituire il polistirolo si può usare la schiuma di mais, che è biodegradabile, compostabile nel cortile, si dissolve in acqua ed persino commestibile (ora io non mi starei a mangiare gli imballi, ma è buono a sapersi in caso di carestie improvvise) 😉 . Per i prodotti fragili esiste un’opzione di imballaggio chiamata MycoComposite, realizzata da Ecovative Design, che è composta da funghi e non è solo biodegradabile ma è anche certificata C2C, resistente alla fiamma e all’acqua e può essere modellata su misura per adattarsi al prodotto.

Usare quello che c’è già: mai sottovalutare ciò che è già intorno!!! Esistono un sacco di materiali che si possono usare come packaging dei prodotti; avanzi di tessuto si possono trasformare in borse o carta da regalo; il vecchio giornale è un ottima carta da regali, e gli imballaggi di altri possono diventare i tuoi, semplicemente. Sia su piccola che su larga scala, a volte basta usare l’ingegno. Chiaro che te la devi menare un po’ di più (ordinare ex novo è semplice), ma ne vale la pena. Punti assicurati, anche in originalità (pensateci anche voi per i pacchetti natalizi, la carta lucida fa scena, ma fa anche male al Pianeta)!

Fortunatamente sono tanti i marchi che stanno intraprendendo la via di un packaging con un minor impatto ambientale: da Stella McCartney a Reformation passando per Patagonia&Co fino ad Armani. Fortunatamente le aziende produttrici stanno facendo passi in avanti nella ricerca di alternative alla plastica. In quanto marchi dovremmo prestare davvero attenzione a questi dettagli, non solo in termini estetici ma anche etici (e in ogni caso impacchettare meno va bene lo stesso, eh ;). In quanto consumatori dovremmo premiare anche questi piccoli, importantissimi, dettagli. O no?!?

 

 

 

 

Buccia di banana/Tendenze pericolose

I trend non sono per tutti! Questo punto dovrebbe essere inserito nel mio manifesto sfashionista e appeso nel bagno di ogni uomo/donna per ricordarsi che la moda dà dei suggerimenti, non delle imposizioni e anche quello che sembra fare molta gola e adatto a tutti in realtà non lo è. La storia delle tendenze è un linguaggio preciso al quale il mondo della moda non può affatto rinunciare, ma bisogna andare con cautela. Perché ci sono trend accettabili, trend sibillini e trend pericolosi. Tipo…

Il velato l’ho sempre ricondotto a quello delle suore da cui andavo all’asilo. E anche a qualche look di mia sorella al principio degli anni 90 (scusa sister, ma momenti bui li abbiamo attraversati tutti). Insomma, non ho bei ricordi legati a questo tipo di calza…men che meno al GAMBALETTO VELATO. Insomma, apprezzo lo sforzo di Prada nell’ambientarlo in maniera molto fashion  e con accenti di metallizzato, che pure sono di moda, ma il ricordo della vecchia monaca che mi rincorre nei corridoi perché non ho voluto fare il riposino pomeridiano bussa prepotentemente alla mia mente. E insomma, mi fa pure un po’ paura!!!

Come pure mi dà del pensiero questa nuova libertà espressiva nel make up. Peter Philips, creative e image director del maquillage Dior, parla di “spensieratezza creativa” e propone eye liner libero per tutte! Linee che danzano sul volto, con o senza senso,  ma soprattutto con il colore e l’immaginazione che fluttuano così, a cazzo di cane! La nota positiva di tutto ciò è l’essere tutelate in caso di matita per occhi sfuggente quando ci si trucca in macchina o in evidente stato di ubriachezza. “L’ha detto Peter” è la scusa dell’inverno 2019/2020… 😛

Questa non l’ha detta Peter, ma svariate influencer della rete: le mollette non devono più essere nascoste, ma vanno mostrate. Sono loro le protagoniste indiscusse delle acconciature del prossimo autunno/inverno. Se prima erano i sostegni segreti di improbabili architetture capillari, adesso possono uscire allo scoperto e rivendicare il loro momento di gloria. FORCINA LIBERA, FORCINA PRIDE! Lasciatele esprimere e prendere spazio sulla testa; meglio se in gruppo e sovrapposte in modo casuale.

Luccicante! Il mondo del beauty ci invita a brillare, metaforicamente ma anche fisicamente “Un invito estetico ma anche un augurio, quello di riuscire a proiettare all’esterno la propria luce, energia, vitalità.” I modi per raggiungere questo scopo sono due: o andare in giro con una lampadina attaccata sopra la testa, indubbiamente originale ma un tantino scomoda; o giocare con i punti luce sul volto. No, non con piccoli led adesivi, ma con “smokey eye gioiello, piccoli ritagli di plexiglass utlizzati come inediti punti luce 3.0 sullo sguardo, labbra vestite di foglie metalliche.” Quindi, riportando il tutto ad un essenziale linguaggio pratico: ombretto grigio sfumato con brillantini appiccicati intorno all’occhio; il plexiglass in faccia in punti strategici e fogli di metallo per farsi le labbra al cartoccio modello pesce all’isolana. In assenza dei fogli di metallo si può sempre utilizzare la carta argentata da forno. Siete pregati poi di non baciare nessuno…

Perché usare i reggiseni in cotone quando si possono avere quelli di lana? Sembra scientificamente dimostrato che tenere le tette al caldo faccia lo stesso effetto del tenere i piedi al caldo: termoregolatore! Praticamente non senti più freddo dalle altre parti. Così ti puoi divertire ad andare in giro mezza nuda anche in inverno…O_o Ora, anche a me l’inverno non sta simpaticissimo, ma siamo proprio sicuri sicuri che poi la broncopolmonite non ci colga di sorpresa?!? Io per ora mi astengo…

Guardiamoci bene dalle tendenze pericolose. Rimanerci secchi è un attimo 😉 Buon primo lunedì di dicembre.