L’altro lato dei saldi

I saldi sono un momento tristissimo per la moda. Lo so che non siete assolutamente d’accordo con questa mia affermazione e lo capisco; da consumatori piace un po’ a tutti fare affari vantaggiosi e avere capi belli spendendo poco. So anche che siamo in un momento storico dove di soldi ne girano pochissimi, la capacità d’acquisto è ridotta e visto il gran giramento di palle quotidiano di voglia di far girare l’economia ce n’è sempre meno. I saldi, quindi, sembrano il momento giusto per approfittarne e rifarsi l’armadio, spesso riempiendolo di cose inutili sull’onda entusiasta del “tanto costa poco“. Pro e contro sui quali possiamo spendere qualche parola…

Uno stilista di moda lavora su una collezione diversi mesi: fa una ricerca tendenze più o meno accurata, fa svariate riunione con quelli del marketing che gli mettono paletti da tutte le parti incenerendo qualsiasi input creativo sul nascere, fa quintali di progetti e disegni con proposte che verranno limate e contenute e sulle quali dovrà poi lavorare altrettante ore, fa le schede tecniche, si relaziona con i fornitori, sdifetta il primo campione, poi anche il secondo, poi anche il terzo. Insomma, prima che quel maledetto capo arrivi ai rappresentati o ai distributori passano mesi, poi ci sono campagne vendite che coinvolgono numerosi attori, poi c’è la produzione, poi finalmente quella collezione arriva in negozio. Una mole di lavoro e sudore che rimane in gruccia per mesi, un oggetto del desiderio guardato ma non toccato per via del suo prezzo, fino a che, 4/5 mesi dopo al massimo, ecco che il suo valore viene dimezzato. ZAC! Decapitato, privato di ogni poesia, annientato nella ricerca, distrutto nell’essenza e portato al rango di straccio ormai “vecchio“. Un vecchio di 6 mesi che non vale più niente. Anche un designer che lavora in proprio si fa un gran mazzo, spesso doppio perché deve anche pensare a farsi la rete vendita da solo; dover AUTO-SVALUTARE il proprio lavoro dopo pochi mesi è di una tristezza allucinante, un piccolo suicidio professionale. 😦

Un negoziante che decide di investire nel suo punto vendita è un imprenditore che si prende dei rischi e che ha delle spese. Anche il negoziante di fatica un po’ ne fa: fiere, showroom, ordini, rendere accattivante il proprio store, avere un rapporto diretto con il cliente (che non sempre è affabile e carino), intercettarne i gusti e fare le proposte giuste. Un lavoro giornaliero e certosino, dove i risultati non sono garantiti o arrivano solo duranti i SALDI.  “Se per gli assessori al commercio delle varie regioni d’Italia questa è una notizia positiva, e per i commercianti una speranza di riguadagnare il passo perduto, per l’Adiconsum si tratta di un falso grido di vittoria in quanto i commercianti acquistano le merci molti mesi prima e si indebitano per farlo, poi, per riuscire a venderle tutte, si devono inventare vari escamotage durante il resto dell’anno”.  Saldi che sono appollaiati sempre più a ridosso delle feste natalizie, con la controindicazione che se un tempo dicembre era il mese dove si incassava di più, adesso gli acquisti dicembrini sono rimandati ai primi giorni di gennaio…appena iniziano i saldi! E se con i saldi è vero che si vende di più, è anche vero che spesso gli incassi vanno a ricoprire meramente i costi. Ed è così che i negozi, soprattutto di privati, chiudono le serrande lasciando fondi vuoti per grandi catene o franchising. Tristino…

Ma non è l’unico scenario commerciale possibile. Quello che sta accadendo spesso è che i negozi non si indebitano più facendo ordini alle aziende con un anno in anticipo; per riempire i negozi vanno direttamente ai grandi spacci di pronto moda (Centergross di Bologna, Cis di Nola, ecc) a rifornirsi settimanalmente con i contanti in mano. Un sistema che potrebbe sembrare più moderato e con meno spreco, visto che i negozi riforniscono quello che gli manca durante il corso dei mesi, ma che sta comportando anche la chiusura di storiche aziende che non possono competere con questo sistema che ha un ciclo produttivo al massimo di 3 settimane (pronto moda=moda bella e pronta, rapida, veloce, pensata e fatta). Un cane che si rincorre la coda? Parrebbe di sì…

L’estetica dei saldi, poi, è di una tristezza disarmante. I negozi diventano brutti, poco curati, vetrine inesistenti, grandi cartelli rossi che strillano a gran voce la svalutazione di tutto quando fino a pochi mesi prima un valore l’aveva, stand strizzati di grucce che a fine giornata sembrano un ammasso di cadaveri scomposti a conclusione della battaglia (perché purtroppo le battaglie durante i saldi i clienti incivili le fanno, leggere il post di un paio di anni fa per ricordarci come i saldi siano in grado di tirare fuori il peggio dalle persone)!!! Spendo diverse parole durante le mie classi di Visual Merchandising sul fatto che durante i saldi i negozi dovrebbero essere comunque curati ed accattivanti, ma ad oggi posso solo constatare che durante i saldi i negozi sono veramente TRISTI (e brutti). Ed i clienti, sono sempre soddisfatti? Prima di tutto il cliente parte già prevenuto e sospettoso, con l’idea che il commerciante sta tentando di fregarlo, perché gonfia il prezzo, perché non mette la percentuale di sconto, perché non inserisce il prezzo iniziale, perché parte subito con il 50% o perché mette fuori cose di due/tre anni fa (o mi stavi fregando prima o mi stai fregando ora, maledetto truffatore…poverelli, questi mettono il 50% per non finire la stagione con il magazzino pieno e le pezze ‘ar culo). Poi non trovano la taglia, a volte nemmeno il colore, spesso non riescono a provare le cose perché i negozi sono pieni di gente e così tornano a casa con cose che non stanno bene addosso e finiscono nell’armadio con il cartellino attaccato fino al prossimo cambio di stagione. Alcuni gli affari li fanno davvero e tornano a casa sorridenti e soddisfatti, meno male.

Insomma, rispetto ai saldi massicci ho sempre preferito delle promozioni oneste, magari in periodi dell’anno meno scontati o su capi datati più di 6 mesi, dove in quel caso tutto prende un senso diverso. Svalutare un oggetto dopo pochi mesi mi sembra una presa di culo per il cliente e un atto poco rispettoso verso chi ha effettuato l’acquisto a prezzo pieno a inizio stagione; per quanto mi riguarda vanno bene i saldi sui capi di campionario, sui campioni e sulle collezioni datate. Chiaramente meglio capi che escono dai negozi in saldo che capi che finiscono nell’inceneritore, ma anche in questo caso la parola chiave per tutto è MODERAZIONE! Insomma saldi sì, ma non fate le abbuffate di cose inutili che poi vi scoppia l’armadio (e vi si prosciuga il conto); meno è meglio! Ricordiamoci di comportarci bene (non c’è bisogno di fare a mazzate con gli altri) e soprattutto NON fate esaurire le commesse, che poi se vogliono sanno essere  veramente stronze! 😉 E ora voglio sapere cosa ne pensate voi dei saldi…

…buon 2019 #sfashionisti miei! 

5 pensieri su “L’altro lato dei saldi

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