Vita da mercante/Elogio dell’itineranza

C’è chi cerca la stabilità una vita intera e c’è chi si sente stabile solo in movimento. Nomadi, itineranti, costantemente in moto, si spostano da una parte all’altra con il proprio mondo dietro. Che poi non è mai un grande mondo appesantito da quintali di cose, ma un piccolo universo leggero, facilmente trasportabile ed essenziale. Il mercante viene dal passato, inventore delle primordiali forme di commercio prima che le botteghe e poi i negozi prendessero il sopravvento, ma ormai fa parte del presente, dove mercati e mercanti sono diffusi ovunque. Un salto indietro che è anche un salto in avanti, perché con l’itineranza del mercante si imparano un sacco di cose

Sono a Ibiza da un mese e mezzo ormai e sto facendo la mercante. Dopo aver avuto un meraviglioso Concept Store in centro a Firenze, dopo i temporary store più leggeri e rapidi, approdare ai mercati mi sembra un’evoluzione, un andare avanti verso uno stile di vita che più si adatta alla me di adesso. Con la meraviglia e gli sbattimenti del caso. C’è la sveglia che suona sempre troppo presto, c’è il movimento fisico del carica e scarica ogni giorno, c’è allestire e disallestire ogni giorno che suona ripetitivo ma non se ogni volta diventa un nuovo spazio, un nuovo “mini negozio” che nasce e muore nel giro di poco tempo e che non è mai uguale a se stesso. Può destabilizzare o può stimolare, dipende da come lo prendi 😉 

La vera cosa bella dei mercati sono le persone, dai vicini di banco che incontri la mattina presto e con cui scambiare parole ancor prima di aver preso il caffè, fino all’ultimo cliente che ti racconta vita, morte e miracoli. Osservare i passanti distratti, le coppie che camminano, interloquire con gli ammiratori, raccontarsi e farsi raccontare, scoprire connessioni vicine e conoscenze comuni con impensabili avventori, segno che il mondo non è poi così grande come sembra (o anche segno che Ibiza fa buca e che da qui ci passano tutti). Ci sono vecchi e giovani mercanti, signore e signori, ma l’età non è un limite, anzi, tutti si confrontano con tutti, i veterani che si prendono cura dei nuovi entrati, che abbiano 20 anni come 60…e vi assicuro che ho conosciuto più “sciure” mercanti in questo mese che giovani. Ci sono i pirati e quelli in regola, quelli con il posto fisso e quelli che sono settimanalmente appesi al filo del “sì, c’è posto” o “no, torna a casa“, quelli che lo fanno per hobby e quelli che lo fanno per buscarsi la vida, così, ingegnandosi, creando, lavorando con le mani e con la creatività portata dal loro essere nomadi, dal viaggiare, spesso solo a bordo di una macchina trasformata in una casa su 4 ruote. 

E quando stai a contatto con queste persone in questi contesti si impara. Si impara la leggerezza e l’essenzialità. Il mercante deve avere tutto, ma non deve essere pesante. Agile e versatile, perché ogni posto in cui si reca ha delle peculiarità che lo spingono ad adattarsi in ogni situazione. Si impara a parlare con tutti, a mescolare le lingue ad ascoltare le storie degli altri mercanti e quelle dei clienti che si incontrano in giro. Si impara a sorridere, ad uscire dal proprio guscio e a fare gruppo, così che ogni mercato diventa una piccola famiglia allargata dove ci si può aiutare gli uni con gli altri (con alcuni, altri fanno i mercanti come se fossero negozianti…chiusi nelle loro pareti fatte di tende). A volte penso che vorrei avere di nuovo uno spazio mio, stabile, dove progettare e condividere; poi immediatamente mi passa la voglia e penso che vorrei muovermi ancora di più. Forse mi serve una stabilità dinamica, che in fondo la vita è movimento. O forse dovrei ricercare la stabilità al di fuori di ogni luogo fisico. Nel frattempo sto dove sono e mi godo l’itineranza del mercante…

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