Dirty Dancing…30 anni dopo!

La tv nazionale ogni tanto si diverte a spolverare antichi cimeli cinematografici e riproporli con cadenza regolare, certi che uno sguardo nostalgico ricordando i “vecchi tempi” glielo daremo comunque. Perché con certi film il “che palle, lo stanno dando per centounesima volta” viene soppiantato dall’amore per quelle incredibili storie d’amore che tanto ci hanno fatto sognare da ragazzine o da adolescenti e che adesso, nonostante siamo adulte, ciniche e vaccinate, ci fanno lo stesso emozionare. Capita con quel disgraziato di un miliardario in Pretty Woman così come con l’impertinente maestro di danza in perenne divisa nera in Dirty Dancing. Chi di voi ieri sera non ha segretamente invidiato Baby in quel micro-istante in cui…

Ancora un principe che va a salvare una principessa, ancora una mano di un uomo che sfida quella di un altro uomo (il padre severo) e questa volta tu la guardi e pensi: Baby, ma da quel minchia di angolo non ci potevi uscire da sola? Anzi, potevi non fartici mettere ed andare in vacanza con i tuoi amici? Perché insomma, nonostante la semplicissima dinamica degli archetipi emotivi e dei personaggi (sesso, musica, danza, senso di rivalsa, la bruttina sfigata ma intelligente, il bellone impenetrabile ma che penetra volentieri le clienti per soldi, il padre padrone, la sorella invidiosa…manca solo la strega cattiva e siamo a posto), ad un’attenta (e postuma) analisi la storia potrebbe farci cascare le palle.

Estate 1963, in vacanza con mamma e papà a 17 anni (ancora? Ma non si prende la patente a 16 negli Stati Uniti? Eh, e non sapevi prendere la macchina e camminare da sola?). Baby non solo ha un soprannome vergognoso, ma sembra anche una sciura, forse per colpa del tempo passato a studiare snobbano parrucchiere ed estetista in nome della formazione (povera pazza 😉 ). Prima della classe, bruttarella, che si veste alla cieca (ha delle mise allucinanti), però con l’occhio lungo: perché appena entra il figone nella sala da ballo mica guardava per aria! Anzi. Subito a “portare i cocomeri” per entrare nel luogo proibito, dove ballare significa strusciarsi: lì capiamo subito che Baby non è una ragazzina asessuata come la dipingono, ma gli ormoni le saltellano pure a lei tra quei riccioli gonfi. Come abbia fatto il ballerino a fissarsi su di lei è ancora un mistero legato alla fantasia dello sceneggiatore; oppure è il classico i poli opposti si attraggono, o ancora frutto di una scommessa fatta con il portiere di notte del Villaggio Vacanze che l’aveva data 10 a 1 che non avrebbe mai imparato a muovere un passo. E si sa, quando un uomo del genere viene sfidato, deve accettare…ne va del suo orgoglio! 😛

©Globe Photos/LaPresse

Dopo la scommessa la beffa, e la sfiga della povera Penny che rimane incinta (che cattiveria, ma non le potevano far rompere una gamba?) e della cara Baby che guarda un po’ è “l’unica” che può sostituirla nonostante non sia in grado di ballare nemmeno il Ballo del Qua Qua. Ma la magia è proprio quella delle missioni impossibili, della musica che unisce, del ballo che porta fuori dal guscio anche gli anatroccoli profondamente incastrati in se stessi e nelle loro insicurezze. (Stesso concetto ripreso dagli autori di Ballando con le stelle, suppongo). Una coppia improbabile che si va consolidando a passi di mambo, con notevole disappunto del padre, che ha perso la figlia intelligente per uno scapestrato senza soldi (e dopotutto quale genitore vorrebbe un disperato in famiglia?…povero Jhonny); ma lei non ha nessuna intenzione di tornare indietro: una volta assaggiato il puparuolo…tutta vita!

E mentre tutto sembra rose&balli arriva l’ennesimo imprevisto: la cacciata del ladrone! Dopotutto uno così non poteva essere un lavoratore onesto, quindi via, non prima dell’ennesimo tristissimo tentativo di ribellione con il padre della “ragazzina innocente”. I meccanismi che hanno riportato alla luce la verità sul portafoglio rubato si possono etichettare  rapidamente sotto la voce “botta di culo a caso“, ma la cosa importante è che alla fine quel maledetto ritorna a testa alta, lei finalmente esce da quell’angolo e riesce a completare decentemente una coreografia; e tutti vissero felici e contenti. Con la benedizione del padre, del figlio e del direttore del Villaggio. Il bene trionfa sul male, la personalità vince sulle maschere, mai arrendersi che prima o poi tutto è possibile, la musica spacca e i ballerini, come al solito, trombano più dei camerieri! Amen e Fine. 

Potremmo svalutarlo all’infinito, etichettarlo come film “improbabile e poco realistico” frutto di uno sceneggiatore decisamente fantasioso. E invece no, questo filmino di 30 anni fa (sì signore e signore, potete sentirvi vecchi), con i suoi stereotipi e con la magia tipica delle storie magiche, ci fa ancora sognare…che lo sceneggiatore della nostra di vita un giorno ci faccia cascare dal cielo un Giovanni Castello per fare almeno un paio di giri di ballo! 😉

Ed una sola domanda rimarrà irrisolta: ma la mamma di Baby…cosa ha fatto in tutto il film?!?

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